CAMERA UNICA: OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE RISPETTANDO ACCORDI E TEMPI GIÀ STABILITI

Il vicepresidente della Regione Bolzonello ha deciso di imprimere una forte accelerazione al processo che dovrebbe portare a una sola camera di commercio per il Friuli Venezia Giulia. Siamo favorevoli alla nascita di una sola camera di commercio, ma questo obiettivo deve essere raggiunto rispettando gli accordi presi fin qui e i tempi concordati. Siamo […]

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I finanziamenti (nascosti) degli ospedali privati al partito del ministro della Salute Lorenzin

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di Ulisse Spinnato Vega, giornalista

Con 60mila euro gentilmente regalati tra il 2014 e il 2015, le cliniche private affiliate all’Aiop (Associazione italiana ospedalità privata) di Lazio, Toscana e Lombardia rappresentano il primo donatore del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano e del ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Sì, avete capito bene: i centri medici privati e il partito che occupa il dicastero responsabile del sistema sanitario.

Il MoVimento 5 Stelle lo ha scoperto analizzando le tabelle sulle erogazioni liberali superiori a 5mila euro da parte di persone fisiche e giuridiche alle formazioni politiche. Dati in teoria pubblici, ma che, almeno nel caso di Ncd, non appaiono in dettaglio nel rendiconto 2014, mentre nella relazione del tesoriere sul 2015 vengono sì riportati in elenco, ma con gli opportuni omissis, giustificati da esigenze di privacy del donatore. E vengono esposti in modo parziale pure nella relazione del tesoriere al bilancio 2016, con Aiop che non compare affatto (malgrado i contributi dell’associazione siano stati registrati a Montecitorio proprio l’anno scorso). Insomma, si tratta di informazioni formalmente disponibili, eppure spesso difficilissime da reperire in concreto.

Inoltre Aiop, raggiunta al telefono sotto mentite spoglie (un cronista freelance) per non destare sospetti, a domanda esplicita ha negato di aver mai rigirato fondi ad alcun partito. Dunque, gli ospedali privati hanno finanziato la formazione politica del ministro della Salute con ben 60mila euro sugli 810mila incassati complessivamente da Ncd nel biennio 2014-2015 (e protocollati in Parlamento nel 2016). Una cifra importante, se si considera che gran parte degli altri fondi arriva dagli stessi esponenti del partito di Alfano. Ne deriva che le cliniche private fanno molto affidamento su un partito che naturalmente non amministra in solitudine nessuna regione (è nelle coalizioni di governatori importanti come Maroni o Toti), quindi non ha le mani in modo diretto su pezzi del Servizio sanitario nazionale. Tuttavia ha posti importanti di governo, a partire proprio dal ministero della Salute.

Peraltro, i legami tra Ncd e Aiop sono vari e ramificati, dato che, per dirne una, la presidente dell’associazione in Sicilia e vicepresidente nazionale, Barbara Cittadini, “regina” delle cliniche private nell’Isola, è sposata con il deputato alfaniano Dore Misuraca. Aiop, che aderisce a Confindustria, è la più importante sigla di settore. Rappresenta circa 500 case di cura sparse in tutta Italia, con oltre 53mila posti letto di cui 45mila immancabilmente accreditati presso il Ssn. I 60mila euro erogati in due anni a Ncd non sono esattamente “argent de poche”, visto che i consuntivi associativi 2015 e 2016 della sede nazionale riportano avanzi cumulati inferiori a 27mila euro. Però sono soldi ben spesi, data la tendenza degli ultimi governi (Lorenzin è al dicastero della Salute già dai tempi di Enrico Letta) a depauperare la sanità pubblica in favore di quella convenzionata e privata tout court.

Si potrebbe parlare a lungo, ad esempio, delle prestazioni considerate “inappropriate” dal ministero e dunque a rischio tagli per far cassa. Ma restando all’attualità, l’inquilina centrista di Lungotevere Ripa, spalleggiata fortemente dal Bomba, ha lanciato la crociata sulla vaccinazione a tappeto con un decreto che adesso prevede dieci trattamenti obbligatori dal prossimo settembre. Gli stanziamenti sono previsti dal nuovo Piano di prevenzione vaccinale 2017-19 e ammontano a 413 milioni per il triennio. Nel dettaglio: 100 milioni quest’anno, 127 milioni nel 2018 e 186 milioni a partire dal 2019. Secondo le stime delle Regioni, il piano dovrebbe raggiungere circa 800mila under 16 non vaccinati per 6-7 milioni di certificati e un primo impatto di spesa pari a 150 milioni per l’acquisto dei vaccini necessari.

Le strutture pubbliche ce la faranno da sole a rispondere all’enorme domanda che verosimilmente scaturirà dalle nuove norme? Oppure, oltre al ruolo delle farmacie, la sanità privata accreditata sarà chiamata a supporto dalle Asl, magari con convenzioni ad hoc? Secondo Vittorio Demicheli, epidemiologo di fama ed ex direttore della sanità piemontese, “sui destinatari in età da obbligo scolastico l’impatto maggiore del provvedimento riguarda la parte organizzativa degli ambulatori, con la gestione dell’anagrafe vaccinale, delle informazioni sugli inadempienti e delle chiamate per gli appuntamenti. Un’incombenza che ricade sul pubblico, sulle Asl”. “Mentre in merito alla immunizzazione degli adulti – spiega Demicheli – il piano introduce due vaccini negli over 65, pneumococco ed herpes zoster, che andranno a ricadere soprattutto sulla medicina convenzionata. E oltre ai costi di acquisto, ci saranno, a parità di accordi, circa 6 euro per ogni vaccino. Il conto è facile se si considera che avremo grossomodo un milione di vaccinazioni aggiuntive sugli adulti, facendo una previsione un po’ a spanne”, dice il manager della sanità piemontese.

E’ chiaro che siamo di fronte a mere stime predittive. E in linea generale, ovviamente, non tutta la sanità convenzionata fa capo ad Aiop. Tuttavia, quest’ultima rimane l’associazione più rappresentativa del comparto. L’interesse delle cliniche private per il dossier immunizzazioni è comunque evidente e l’offerta è già sul mercato. Bisogna allora cavalcare il clima di presunta emergenza sanitaria creatosi attorno al tema. Una delle tante strutture associate Aiop, la romana Villa Mafalda, parla sul suo blog di “rischio alto per il morbillo e la rosolia” e aggiunge: “Nel nostro Paese i bambini vengono vaccinati sempre meno: riguardo a molte patologie siamo sotto la soglia di sicurezza, quella che assicura la protezione anche di coloro che non possono vaccinarsi per motivi sanitari. Di conseguenza salterebbe l’immunità della popolazione riguardo le stesse malattie”. Mentre la stessa Aiop Lazio, presente tra i finanziatori di Ncd, aveva preso posizione contro la trasmissione Rai Report per la sua recente inchiesta sulle immunizzazioni.

Naturalmente, non c’è nulla di illegale. Si tratta di erogazioni regolarmente registrate, benché stranamente negate dal donatore e ignote al grande pubblico. Né si evince la prova di un “do ut des” diretto. Tuttavia, è chiaro che imprese private non fanno nulla per nulla. I cittadini, comunque, possono mettere in fila i fatti per farsi un’idea su cosa muova davvero i partiti che scrivono le leggi in questo Paese.

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Stress test, dal 2018 anche sui titoli tossici: il muro del silenzio si sta sgretolando

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di Marco Valli, EFDD – M5S Europa

Derivati e i titoli tossici, classificati come asset Level 3 e Level 2, rappresentano chiaramente la più grave minaccia alla stabilità finanziaria. Eppure la vigilanza europea, ossessionata dal rischio di credito, ha sinora preferito ignorare l’impatto di questi strumenti rischiosi e opachi nei bilanci delle banche. Si tratta di una inaccettabile disparità di trattamento tra rischi bancari che provoca una enorme distorsione della concorrenza, penalizzando le banche italiane focalizzate sulle attività tradizionali di finanziamento di famiglie e PMI.

Oggi, dopo lunghe pressioni sulla questione volutamente dimenticata del rischio di mercato posto dagli asset L3 e L2, l’EBA in questa lettera ci fa sapere che finalmente inserirà questi asset nei prossimi stress test per il 2018. É una buona notizia, ma staremo a vedere in che modo. Quanto affermato dall’Autorità Bancaria Europea nella lettera non è certo molto rassicurante: la nuova metodologia sarà sviluppata in consultazione con le banche stesse.

In totale, secondo dati Bankitalia, gli asset “Level 2” e “Level 3” ammontano a ben dodici volte l’ammontare dei crediti deteriorati netti. Eppure, non è mai stato fatto alcuno screening, analisi quantitativa o stress test che tenga conto dei rischi relativi a questi strumenti. Per le istituzioni preposte a valutare la solidità delle banche europee (e decidere quali devono essere liquidate o “bailinate”) semplicemente il problema non esiste, perché l’attenzione, come denunciamo dal 2014, è totalmente riposta sul rischio di credito e il problema dei crediti deteriorati.

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Sempre più poveri: il FMI condanna Renzi, Gentiloni e anche sé stesso

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di MoVimento 5 Stelle

Ora che anche il Fondo Monetario Internazionale certifica che gli italiani si stanno impoverendo, come faranno Renzi, Gentiloni, Padoan e tutta la galassia che gravita intorno ai partiti a mascherare il loro fallimento? Nell’ultimo rapporto sull’Italia del FMI si legge letteralmente che “Gli italiani in media guadagnano ancora meno di due decenni fa“. Il reddito pro-capite, cioè il reddito nazionale diviso per il numero di abitanti, non mente. Se alla riduzione di questo parametro aggiungiamo l’aumento della diseguaglianza sociale, che è sotto gli occhi di tutti, la conclusione politica diventa chiara: i governi degli ultimi anni, da Monti a Gentiloni passando per Letta e il “rottamatore” Renzi, hanno scaricato una crisi senza precedenti sulle spalle delle classi più deboli e del ceto medio.

Secondo il FMI servirà un decennio solo per tornare ai livelli di reddito pro-capite pre-crisi (2007), ma potrebbero servirne ancora di più visto che la fragilissima crescita dell’ultimo biennio è stata trascinata da condizioni esterne favorevoli, come il basso costo del petrolio, l’abbassamento dei tassi di interesse provocato da Draghi e qualche margine di flessibilità sul deficit che la Commissione Europea è decisa a rimangiarsi nei prossimi anni.

Si sta realizzando, in pratica, ciò che abbiamo sempre detto: Renzi ha preso tempo, usando la flessibilità di bilancio per illudere i cittadini italiani e convincerli a votare la sua riforma eversiva delle istituzioni. Ha fallito, e ora Gentiloni, altro fedele esecutore dell’austerità europea, deve fare il lavoro sporco sotto dettatura di Padoan e di Bruxelles.

D’altra parte lo stesso FMI che ha distrutto la Grecia insieme a Bce e Commissione europea “suggerisce” all’Italia di fare ancora più austerità di quanto ci chiede l’Europa, portando il bilancio strutturale, cioè quello al netto del ciclo economico, in surplus dello 0,5% nei prossimi anni. E c’è di più: nello stesso rapporto sempre gli uomini del FMI rilevano che la produttività è bassa e gli investimenti sono crollati del 25% rispetto al 2007. Che sorpresa! Non sarà forse perché la cosiddetta “austerità espansiva” che la Troika ha sempre caldeggiato è una balla pazzesca, un vero scempio alla scienza economica?

L’Italia può risollevarsi solo ripudiando tutto il pacchetto neoliberista degli ultimi 20 anni, e tornando a sviluppare una politica economica a misura di lavoratori, piccole medie imprese e risparmiatori. Basta freddi tecnici mandati da Bruxelles a liquidare le nostre ricchezze accumulate nei decenni, basta finti rinnovatori controllati a vista d’occhio da Padoan, e basta lezioncine dalle “istituzioni terze”, che in realtà sono il braccio armato degli interessi della grande finanzia nazionale e internazionale.

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Siamo alla frutta, anzi allo spezzatino

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di Roberta Lombardi

Ieri il nuovo presidente di Tim, oltre che Ceo di Vivendì, il francese Arnaud dePuyfontaine, ha dichiarato di essere pronto allo scorporo della rete Telecom. Attenzione! Perché lo spin-off non sarà fatto certo per fonderla con quella di Open Fiber, la società della rete controllata da Enel e Cdp, due colossi di Stato, ma per venderla con ogni probabilità ad Orange, ossia al governo francese, che non ha mai nascosto le sue mire sulla nostra infrastruttura e il nostro mercato. Se ne parlò anche in occasione del bilaterale italo francese dell’8 marzo 2016 quando pubblicamente Renzi se ne uscì dichiarandosi felice in una fusione di Tim in Orange. Pazzesco!

Altrettanto faranno con Tim Brazil, il secondo operatore brasiliano, che probabilmente i francesi venderanno a Telefonica a cui devono la scalata della nostra compagnia telefonica. Da qui la decisione di nominare Amos Genish, uomo di fiducia di Bollorè nelle attività sudamericane, artefice dell’affare GVT proprio con Telefonica. Ecco che ogni nodo viene al pettine. Il nostro Governo? Non pervenuto! Eppure i ceffoni presi da Macron con l’ingerenza in Libia, la prelazione dei cantieri navali STX e la chiusura di Ventimiglia avrebbero dovuto svegliarlo. Invece niente. Silenzio assoluto. Eppure ricordo, per molto meno, nel 2013 Letta, (oddio! Mi stanno facendo rimpiangere Letta) non esitò un attimo nell’inserire le nostre tlc tra gli asset della sicurezza e della difesa nazionale in occasione del tentativo di scalata di Telefonica. Quando pensa di fare altrettanto Gentiloni? Perché se non lo avesse ben capito, le intenzioni dei cugini d’Oltralpe, con l’acquisizione del pieno potere “di esercizio di direzione e coordinamento” di Telecom Italia, con tanto di nuova sede legale a Parigi, è la lampante dimostrazione che vogliono fare sul serio e siccome questa scelta comporterà quasi certamente anche l’accollo pro quota di parte del debito dell’Incumbent nazionale (25 miliardi netti) non staranno certo a guardare.

E’ vero che inserire le tlc negli asset della sicurezza e difesa nazionale farà scattare la reazione europea, ormai una tecnocrazia a guida franco tedesca, ma è l’unico immediato modo che abbiamo per bloccare lo spezzatino in atto. Dopodiché? Dopodiché Telecom Italia deve ritornare sotto egida pubblica così come lo sono tutti gli Incumbent dei nostri partner europei. Come? Di esproprio non se ne parla proprio, la rete di Telecom Italia, in buona parte in rame, è valutata sui 15 miliardi di euro e il gioco non vale la candela anche perché occorrerebbe spenderci altrettanto per modernizzarla. Al massimo si potrebbe acquistare Sparkle, la società che detiene i cavidotti sottomarini in fibra ottica (500 mila km di rete) che collega l’Europa al resto del mondo e che fattura 1,3 miliardi l’anno il cui valore si aggira, secondo gli specialisti, tra i due miliardi di euro. In ogni caso, anche per tutelare i 63 mila dipendenti del nostro Gruppo, l’unica alternativa è entrare nell’attuale azionariato tramite Cdp o altra società a controllo pubblico. Alla fine Bollorè ha conquistato Tim-Telecom Italia con appena 3 miliardi di euro ed adesso si appresterebbe a svenderla quintuplicando il suo investimento. Tutto questo grazie ai nostri professionisti della politica che siedono al Governo. Insomma: siamo alla frutta, anzi allo spezzatino.

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Un’assessore in giro per Roma

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di Pinuccia Montanari, assessore all’Ambiente – Roma

Ho raccolto una serie di appunti per fissare nella memoria tutto il lavoro che abbiamo fatto questa settimana. Li voglio condividere con voi per raccontarvi cosa stiama facendo. Queste ultime sono state giornate davvere impegnative. Oltre all’ordinario lavoro siamo stati alle prese con l’emergenza incendi nella pineta di Castel Fusano.
Memoria del 28 luglio
La mattina era iniziata bene, quando sono stata chiamata con urgenza a Castelfusano per incendio. Ogni giorno, nonostante i nostri interventi, sono continuati gli incendi dolosi, come sostiene il nostro Servizio Giardini.
Mentre stavamo andando a Castelfusano mi viene detto che anche un altro autodemolitore è saltato per aria. L’ennesimo. In realta si tratta di rimessaggio per barche sul Tevere. Andiamo lì. La competenza è della Regione. Sono bruciate barche in resina ed è per questo che il fumo nero avvolge il Tevere. Noi chiediamo subito un sopralluogo e una valutazione delle emissioni all’Arpa. Sembra un inferno con elicotteri che ti girano sulla testa, cani che abbaiano, le sterpaglie che continuano a bruciare. L’area è demaniale e di competenza della Regione. Anche il comandante Di Maggio, accorso sul posto, vorrebbe interrogare e mettere sotto sequestro l’area, ma le carte son tutte bruciate e il tizio proprietario rivendica una autorizzazione rilasciatagli dalla Regione nel 1960. Noi procediamo comunque. È gia la sesta attività comemrciale che salta per aria. Mentre siamo lì un albero cade a Colle Oppio. Per fortuna nessuno si è fatto male. Lascio il Tevere e arrivo finalmente alla riserva naturale in fiamme. Le fiamme sono domate. Ma c’è gente che, nonostante l’ordinanza di divieto, si aggira tra i rami bruciati con il rischio di crollo, per far vedere a suo figlio come è una foresta che brucia. Alcuni passano tra il fumo facendo jogging e controllando il polso, indifferenti. Non solo pedoni ma ciclisti. Pensiamo che ci voglia l’esercito. Una baracca che mi dicono essere li da decine d”anni si è allacciata all’idrante per prendere acqua. Questa è la situazione. Rientriamo in nottata: passiamo da Piazza Vittorio. Ci sono cassonetti puliti ed uno dove un rovistatore ha tirato fuori tutto. Mentre guardiamo il disastro, scorgo pelli di gatti che erano nel cassonetto. Faccio foto subito perché è reato. Ma non riusciremo a risalire al colpevole. Ma non ci arrendiamo. Carichiamo le batterie per un altra giornata di lavoro.

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#ProgrammaUniversità: la governance dell’Università

Il sistema di governo di cui si dota un ateneo non definisce soltanto la sua gerarchia e l’organigramma, ma determina anche il come e quali scelte e politiche che quell’ateneo adotterà. Per questo è fondamentale comprendere e decidere quale sia il sistema di governance ottimale per il nostro Paese. Se sia preferibile un sistema verticistico e fortemente piramidale come quello attuale, uno più partecipato e “orizzontale”, oppure se tra questi due modelli sia più funzionale una soluzione intermedia.

di Marco Rondina

La Legge 240 del 2010, la cosiddetta riforma Gelmini – dal nome dell’allora ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca – ha modificato molti aspetti funzionali ed organizzativi dei nostri atenei. Uno degli passaggi principali di tale cambiamento ha riguardato la governance delle università statali: composizione durata, funzionamento e modalità di disegnazione dei membri dei principali organi di governo. Vale a dire il rettore, il direttore generale, il consiglio di amministrazione e il senato accademico. A seguito delle modifiche apportate dalla Legge 240, il rettore viene sostanzialmente eletto tra soli i professori ordinari per un mandato di sei anni non rinnovabile ed è diventato il vero organo propulsore delle attività didattico scientifiche e dello sviluppo strategico dell’ateneo. Il rettore, infatti, oggi ha anche la funzione di proposta nella scelta del Direttore Generale ed ha potere di intervento rispetto al bilancio e alla programmazione triennale. Oggi dunque il rettore quindi ha un potere elevato e spesso privo di efficaci controlli e bilanciamenti.

Analizzando lo stato di salute del nostro sistema universitario a distanza di sette anni dall’entrata in vigore della legge Gelini, non si può dire che sia delle migliori. Il numero di studenti è ancora il più basso d’Europa, quello di docenti in forte contrazione, anche a causa del blocco del turnover che impedisce un adeguato ricambio generazionale, la didattica stenta ad innovarsi, il rapporto studenti-docenti continua a peggiorare. Queste criticità sono evidenti soprattutto nelle università del Meridione, quelle più penalizzate dal sistema di distribuzione delle scarse risorse a disposizione. In questi ultimi anni abbiamo infatti assistito a un pesante definanziamento del sistema universitario italiano: i fondi per il diritto allo studio non sono sufficienti e, mentre lo Stato procedeva alla riduzione delle risorse, la spending review ha contribuito a liberalizzare la tassazione studentesca
L’accentramento di poteri al vertice degli atenei, oltre ad aver tutt’altro che contribuito al miglioramento del sistema, ha determinato una condotta sempre più autoritaria all’interno delle università mentre altrove ci sono realtà che si sono orientate verso sistemi più aperti e partecipati.

Sarebbe quindi auspicabile una nuova e più moderna concezione dell’università, che assicuri una maggiore partecipazione ai processi decisionali da parte di tutte le componenti dell’ateneo. Un modello nel quale il rettore non sia più espressione soltanto della comunità scientifica, ma dell’intera comunità universitaria, e che, dunque, venga eletto anche dal personale tecnico-amministrativo e dagli studenti. Il rettore in caso un mandato più breve, ma rinnovabile, per una sola volta. Il senato accademico e i l consiglio di amministrazione saranno organi pienamente elettivi e la loro composizione sarà rappresentativa dell’intera comunità universitaria. Infine, sarebbe prevista la presenza di un organo rappresentativo permanente della popolazione studentesca.

A questi due modelli se ne aggiunge un terzo: quello vigente prima del 2010. Questo prevedeva un minor accentramento dei poteri in capo al rettore e i principali organi di rappresentanza delle università avevano una composizione maggiormente rappresentativa rispetto alla Riforma Gelmini. Non veniva però contemplato alcun limite di mandato, né per il rettore né per le altre cariche. Inoltre, la distribuzione delle competenze all’interno del senato accademico erano diverse, ma meno definite, rispetto a quanto previsto dalla Legge 240.

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Basta bufale su Gianroberto Casaleggio: #RenziChiediScusa

di Davide Casaleggio

Renzi deve smetterla di infangare la memoria di mio padre. E’ intollerabile che continui a ripetere una bufala da lui inventata che stravolge il pensiero di mio padre. Non è la prima volta che lo dico, ma ho il dovere di ribadirlo ancora. Mio padre ha detto, e ci sono le interviste e i video che lo dimostrano, che “Un messaggio in Rete perde la sua viralità se è falso, nel tempo” e che “i nostri messaggi sono virali di per sé, dunque veri, e si diffondono da soli. Quelli degli altri, palesemente falsi, hanno bisogno di un supporto di truppe àscare, pagate magari 5 euro al giorno“. Ossia completamente il contrario di ciò che dice Renzi che “un messaggio che è virale diventa vero“. Un messaggio che è vero diventa virale, se è falso invece perde viralità. Ciò è quanto affermato da mio padre. Renzi dovrebbe saperlo sulla sua pelle viste tutte le menzogne propinate agli italiani in questi anni, compresa questa, che lo hanno portato a perdere completamente la sua credibilità. E’ inaccettabile che il segretario del Pd continui a mettere in bocca a mio padre parole che non gli sono mai appartenute. Lo invito a rettificare e chiedere scusa immediatamente per non perdere il minimo di dignità che dovrebbe contraddistinguere ogni dichiarazione politica. E se pensa che attaccando le persone scomparse non venga smentito: si sbaglia. Difenderó il pensiero di mio padre ogni volta che sarà necessario.

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Gli interessi degli italiani

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di Manlio Di Stefano

Ha vinto l’Europa!! Bellissimo essere qui in mezzo ai sostenitori di @EmmanulMacron al Louvre“. Enrico Letta da Parigi.
Evviva #Macron Presidente Una speranza si aggira per l’Europa“. Paolo Gentiloni
Emmanuel Macron ha vinto. Brinda la Francia e chi crede nell’Europa, nel libero mercato, nella solidarietà. Lo aspettiamo a Taormina nel G7“. Angelino Alfano
La vittoria di #Macron scrive una straordinaria pagina di speranza per la Francia e per l’Europa“. Matteo Renzi
Europa, libero mercato, solidarietà. Ve li ricordate il 7 maggio questi cinguettii trionfanti dopo la vittoria di Emmanuel Macron? Addirittura Renzi era arrivato, in modo abbastanza grottesco, a copiare “En Marche” con “In Cammino“.
Europa, libero mercato, solidarietà. Nei primi 100 giorni di un Presidente è sempre difficile fare analisi accurate. Ma per il mandato di Macron una eccezione si può fare: ha fatto totalmente il contrario di Europa, libero mercato e solidarietà. Il blocco totale ad ogni forma di solidarietà sul tema dell’immigrazione, l’umiliazione diplomatica all’Italia sul caso libico e, infine, la nazionalizzazione dei cantieri Stx-Saint Nazaire, acquisita al 67% da Fincantieri, trasformano l'”europeista” Macron nel peggior incubo per il Sud Europa, Italia in particolare.

Cosa dicono oggi i signori citati all’inizio, dopo esser stati umiliati e derisi in questo modo?
Tre indizi fanno una prova. E il silenzio dei governanti italiani umilia ulteriormente il nostro Paese. Con la decisione di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire, Macron ha voluto mandare un chiaro segnale. Con Hollande presidente, la Francia decise di dare il via libera alla vendita delle quote (66,7%) di STX Corporation a Fincantieri. STX non era francese, ma un’azienda sud-coreana, paese non dell’UE e non NATO, lontano geograficamente. La scelta di Emmanuel Macron è probabilmente legata a questo: l’acquisizione da parte di Fincantieri avrebbe portato il “baricentro” cantieristico europeo troppo vicino al Mediterraneo, mettendo così la parola fine al progetto di creare un grande polo cantieristico nel nord Europa, in quel triangolo che può essere individuato tra Germania, Francia e Paesi Bassi/Belgio. Tra Germania e Italia, Macron non ha avuto dubbi, ha scelto la prima.

Noi del Movimento 5 Stelle crediamo che ci sia solo un modo di modificare profondamente l’Europa: quello di un’alleanza dei paesi del Mediterraneo, oggi una vera e propria periferia trattata come colonia, al fine di rompere il cappio stretto dai paesi del Nord. Lo ribadiamo con forza proprio oggi che Macron ha mandato un messaggio chiaramente inequivocabile su quale sia la parte in cui vuole stare. Macron fa gli interessi strategici francesi e non spetta a noi commentarli, anzi, ben per i francesi. Ma Macron fa gli interessi strategici nazionali. Noi no. Questo è il punto.

Anche in Libia. Nella stretta di mano a Parigi tra Haftar e Serray grande assente non era tanto Alfano o Gentiloni, ultime ruote del carro mai tenute in considerazione da nessuno, ma la Lady Pesc Mogherini, vi ricordate? Unico “trionfo” di politica estera del governo Renzi. Possibile che in un accordo di questa portata non sia stata invitata l’Europa? Possibile. Il meeting Sarraj-Haftar è servito alla Francia di Macron per rafforzare il suo prestigio non solo sulla questione libica ma come leader di riferimento per una buona parte del Nordafrica e del Sahel dove Parigi ha importanti interessi militari, economici e finanziari.

E l’Italia? Sta a guardare. Sta a guardare anche quando la Francia non si mostra solidale nella gestione di quei profughi e immigrati economici che scappano, soprattutto per quel che riguarda Siria e Libia, da guerre di cui Parigi è tra i primi responsabili. Sta a guardare quando viene umiliata diplomaticamente sul caso libico. E sta a guardare quando a Fincantieri gli viene portata via l’acquisizione dei cantieri navali…Gentiloni, hai già ringraziato Macron?

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Turismo record a Torino

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di Chiara Appendino

Ci sono le dichiarazioni politiche, ci sono i tweet, ci sono i commenti su Facebook e poi… ci sono i dati. Secondo quelli più recenti il mese di luglio è stato il migliore di sempre per il nostro aeroporto. Come potete leggere nell’articolo di La Stampa Torino, i passeggeri che si prevede atterreranno a Caselle dovrebbero superare i 390mila. “Numeri sorprendenti” (cit.).

Inutile dire che queste cifre non sono solo un mero dato statistico ma hanno un grande significato per Torino e per tutto il territorio. Significano che – al di là di qualunque opinione – nella nostra Città il turismo funziona, che Torino è capace di attrarre e lo sta facendo come mai prima d’ora. Che il turismo sia una delle principali leve di sviluppo del nostro territorio lo abbiamo sempre sostenuto ed è in tal senso che abbiamo lavorato. La Giunta in questo ultimo anno ha approvato diverse delibere proposte dall’assessore al Turismo, Alberto Sacco (ma non solo) che definiscono in maniera chiara qual è la nostra visione sul tema del Turismo.

Ad esempio ci saranno sgravi per nuovi locali di somministrazione che – tra le altre cose – sceglieranno di rimanere aperti durante i periodi in cui il flusso di turisti è più alto, è stato siglato un importante accordo con Costa per favorire l’arrivo di visitatori in città, abbiamo sottoscritto una partnership con le Langhe, il progetto sul brand della Città aumenterà il riconoscimento di Torino nel mondo, i nuovi biglietti per i mezzi pubblici favoriranno chi dovrà muoversi durante tutto il giorno e anche l’estensione prevista del wi-fi gratuito e l’ampliamento dei servizi informativi favorirà la permanenza di chi vorrà visitare Torino rendendo più accessibili le informazioni online. Infine, ma non per importanza, stiamo lavorando affinché gli interventi previsti nelle periferie rendano attrattivi tutti i quartieri di Torino incentivando i visitatori ad andare oltre il Centro e dunque allungando la permanenza in città.

Queste sono solo alcune delle iniziative portate avanti dalla Giunta. Il nostro lavoro non si ferma e, tra i prossimi obiettivi, ad esempio, c’è proprio quello di collegare meglio l’aeroporto con la Città, così come accade in tutte le grandi Capitali europee. Vorremmo che visitare Torino significhi anche viverla. Con i suoi spazi verdi, i suoi eventi, le sue eccellenze eno-gastronomiche, ma anche e soprattutto con le sue persone. Il turismo è e continuerà ad essere una risorsa per la Città di Torino.

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