Zero fondi per i trasporti: così i partiti massacrano la Sicilia

di MoVimento 5 Stelle Europa

I politici bussano alla porta dei siciliani solo per chiedere il voto durante la campagna elettorale. Poi, una volta chiuse le urne, di loro se ne fregano. Un esempio? Dei 24 miliardi stanziati per i trasporti europei, z… Continua a leggere Zero fondi per i trasporti: così i partiti massacrano la Sicilia

La nuova etichettatura energetica 5 Stelle approda in Europa!

di Dario Tamburrano

Dopo vent’anni di onorato servizio, le etichette che indicano l’efficienza energetica di prodotti come frigo e lavatrici passano alla versione 2.0 e aggiungono alla loro funzione tradizionale quella di essere una sorta di ponte verso un universo digitale che contiene informazioni impossibili da stipare in un pezzetto di carta. Le etichette relative all’efficienza energetica e l’ecodesign, ossia all’introduzione progressiva di criteri più severi di produzione, consentono un risparmio energetico stimato dalla Commissione europea in 175 Mtep all’anno (si tratta di 175 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) entro il 2020: all’incirca la quantità di energia consumata in un anno dall’Italia. Il regolamento produrrà risparmi aggiuntivi pari a 17 Mtep annui, che rappresentano il consumo (annuale) complessivo dei tre Paesi baltici: Estonia, Lituania e Lettonia.

Questo regolamento porta all’interno delle normative europee alcuni concetti relativi all’efficienza energetica delle apparecchiature elettriche intelligenti e della loro potenziale interazione dinamica con le reti elettriche. Queste nozioni le andavo apprendendo dieci anni fa quando esercitavo la professione odontoiatrica e per pura passione divulgativa traducevo in italiano saggi di sostenibilità ambientale.

Mai avrei potuto immaginare di trovarmi qui un giorno a rappresentare milioni di cittadini ed avere l’onore di traslare all’interno della legislazione europea quelle che erano all’epoca alcune proposte sperimentali di Lester Brown e di altri. Le “smart appliances” sono le apparecchiature – ad esempio le lavastoviglie e le lavatrici – programmabili dall’utente affinché entrino in funzione nei momenti in cui l’energia elettrica è disponibile in quantità più abbondante e costa meno.

L’impiego diffuso delle “smart appliances” sarà in grado non solo di far risparmiare denaro agli utilizzatori, ma fornirà un contributo non indifferente al bilanciamento di un sistema elettrico alimentato da fonti rinnovabili in misura sempre più crescente. Immaginate un cittadino produttore di energia eolica o fotovoltaica, alcune apparecchiature nella sua casa potranno entrare in funzione e svolgere la loro funzione quando l’autoproduzione sarà più abbondante.

Immaginate il vecchio antiquato scaldabagno elettrico che di sua natura non è particolarmente efficiente in termini puramente termodinamici. Ma se lo scaldabagno scalderà l’acqua quando l’energia elettrica sarà più economica e più abbondante, il calore accumulato sarà una forma di storage energetico a basso costo. Gli apparecchi intelligenti segnano un nuovo traguardo nell’efficienza energetica, non solo di tipo quantitativo, ma anche di tipo qualitativo, non solo di quanta energia si consuma, ma di quando essa viene utilizzata.

Ecco perché sono emozionato, perché dietro questo testo vi è un piccolo pezzo di utopia che si va trasformando in realtà per 500 milioni di cittadini. La dimostrazione che si può credere in un’idea per quanto possa sembrare lontana, e pezzo dopo pezzo, con la costanza e la determinazione, arrivare a realizzarla. Questo regolamento per la prima volta da infatti ai produttori la possibilità di indicare sull’etichetta la capacità di un’apparecchiatura di essere energy smart.

Questa piccola cosa permette al nuovo regolamento sull’etichettatura di essere al passo con i tempi e di entrare a pieno titolo all’interno del nuovo modello energetico dinamico, decentrato e rinnovabile che vogliamo perseguire con l’Unione dell’energia. Un’Unione dell’energia che ha tra gli obiettivi dichiarati anche quello di avere il cittadino al suo centro.

Ebbene, insieme alle nuove etichette nascerà un database in open data cui sarà possibile collegarsi direttamente attraverso un telefonino ed un QR code, un link o simili presente sull’etichetta e potrà fornire agli acquirenti nelle 24 lingue dell’Unione non solo una serie di informazioni impossibili da stipare su un pezzo di carta, ma consentirà anche di sviluppare applicazioni per smartphone che permetteranno a cittadini e imprese di fare confronti immediati fra i diversi modelli e di scegliere quello che offre il miglior risultato tra l’investimento iniziale e il risparmio nel tempo rispetto non ad una media generica ma in rapporto alle abitudini personali di utilizzo.

Ho elencato due cose per le quali mi sono battuto e delle quali sono orgoglioso, molte altre ce ne sarebbero. Ma se devo essere intellettualmente onesto come è mia abitudine, sento anche il dovere di condividere con voi un cruccio. All’inizio di questo processo legislativo feci infatti una promessa, che mi sarei fatto guidare da tre parole chiave: smart, paperless e trust. Senza dubbio siamo di fronte a un regolamento smart e nel quale l’impiego e l’importanza del supporto cartaceo viene ridotta in favore di un più fruttuoso utilizzo delle tecnologie digitali, di documenti e database online.

Vero è che questo regolamento indubbiamente rafforza le autorità nazionali di sorveglianza del mercato. Ma avremmo voluto di più. Avremmo voluto che fosse previsto un indennizzo da parte dei fabbricanti nel caso si venga a scoprire che le prestazioni energetiche di un prodotto sono inferiori a quelle dichiarate. Il Parlamento lo voleva compattamente, ma purtroppo abbiamo trovato davanti un muro. Il muro del Consiglio, che lo ha impedito. Ha impedito che i cittadini europei avessero lo stesso diritto del quale hanno ad esempio potuto godere i cittadini statunitensi frodati dalla Volkswagen.

Abbiamo ottenuto dalla Commissione Europea un impegno scritto, allegato a questo regolamento, a studiare le possibilità per cancellare questa assurdo vuoto legislativo che riteniamo sia un vero scandalo. Sono certo che i cittadini europei si aspettino che venga posta fine a questa assurdità. Quanto prima sia possibile.

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#CETA, un silenzioso colpo di Stato?

Settimana prossima a Strasburgo il Parlamento europeo voterà la ratifica del Ceta, il trattato di libero scambio fra Europa e Canada. Sono a rischio la democrazia, l’ambiente, la salute dei cittadini, la sopravvivenza delle piccole e medie imprese e persino i nostri risparmi, eppure la stampa italiana censura tutte le notizie sul Ceta. Il gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle Europa darà battaglia in aula per contrastare l’approvazione finale di questo Trattato.

di Kristien Pottie, regista del documentario “Ceta, un silenzioso colpo di Stato?”

“Solo le persone che sanno davvero cosa è ne parlano ed è incredibile come possano mettere una specie di velo tutt’intorno: “Non parlarne, sarà molto buono per le nostre imprese“. Non è vero, sarà buono per il business dell’1% della popolazione e non per tutti. Non sarà buono per gli aspetti economici, non sarà buono per la protezione delle norme, non sarà buono per i servizi, per i servizi pubblici. Quasi per niente. E neanche per la democrazia.

Il CETA è il trattato di libero scambio tra l’Europa e il Canada. Allora, la mia prima idea è stata quella di parlare con gli “specialisti“, le persone che lavorano nelle associazioni e che stavano studiando il CETA. Quando ho iniziato le mie prime interviste, il testo del CETA era appena stato pubblicato – era lo scorso mese di marzo 2016 – e poi ho pensato che con queste informazioni potevo andare dai politici, porgli delle domande e vedere quanto ne sapevano su di esso. Quando ho parlato con loro, ho notato che quelli che erano contro il Trattato conoscevano abbastanza di che cosa si trattava, ma quelli che erano generalmente a favore quasi non ne sapevano nulla e non erano realmente interessati a conoscere il contenuto del Trattato.

Questi Trattati sono creati su misura per le multinazionali, per le grandi aziende e le grandi industrie perché mettono molto di più in concorrenza i vari Paesi. Questo significa che l’Europa sarà messa in concorrenza con il Canada e se la gente viene messa in concorrenza, i più forti tendono a vincere. Questo significa che le piccole e medie imprese e le entità locali, come quelle agricole, avranno molta difficoltà a competere contro le grandi multinazionali e la fortissima industria agricola in Canada. Questa è la parte economica, e poi ci sono, naturalmente, gli ICS: una corte privata grazie alla quale le multinazionali possono attaccare, usando un metodo unilaterale, i governi quando vengono modificate le leggi che vanno contro i loro profitti. Di solito, qui in Europa, i governi provano a proteggere i consumatori, i cittadini, la salute, l’ambiente, il lavoro, eccetera, ma quello che sta succedendo adesso è che questa politica neoliberista sta cercando di mettere il più possibile tutto ciò che ha a che fare con il pubblico nelle mani private. Ciò significa che i privati proveranno a fare nuovi profitti. Questo comporta che non tutti avranno più il diritto all’educazione, alla salute, a un ambiente sano, eccetera, e questo è una catastrofe.

Per me, uno dei temi più importanti è quello della finanza. Abbiamo avuto la crisi del 2008 e stavano dicendo che dovevamo mettere delle regole. È stata la Commissione di Stiglitz che affermava: bisogna regolamentare, dobbiamo fare in modo che ci sia una divisione tra i due diversi tipi di banche di investimento e le banche in cui i cittadini mettono i loro soldi e ciò che vediamo col CETA è che ci sarà anche una deregolamentazione ancora più grande. Stanno dicendo che non possiamo più dividere una banca, non possiamo limitare la forza di una banca. Questa è una pazzia. Quando ho sentito questo, ho pensato: “Oh mio dio, è ancora peggio. Tutto quello che ho imparato era ancora peggio di quanto potessi immaginare“. Quindi, il CETA è davvero un grande colpo ma nessuno ne parla.

Quello che vediamo, prima di tutto, è che nei media mainstream nessuno quasi mai ne parla. E in secondo luogo, le istituzioni stanno cercando di spingere questi Trattati senza discuterne troppo. Per esempio, abbiamo avuto tre milioni e trecento mila firme di cittadini europei che erano contro il CETA e il TTIP. Questo è immenso, enorme e non ne hanno mai parlato, non hanno mai parlato di quelle 3.300.000 firme e questo è sbalorditivo.

Notiamo che i media sono diretti anche dalle stesse persone che stanno dirigendo l’Europa, in un certo modo. Vediamo, ogni volta, che se siete veramente per la strada, se state veramente vedendo quello che sta succedendo, vi ripetono sempre sui media e in TV, “non vi preoccupate, prenderemmo cura di voi. Tutto andrà bene“. E questo non è vero. Tutto ciò non andrà bene.

APPROFONDISCI! Guarda il documentario di Kristien Pottie: “Ceta, un silenzioso colpo di Stato?”.

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Chi vuole impedire la pace fra Russia e Usa

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Donald Trump s’insedierà alla Casa Bianca il 20 gennaio 2017. Fino a quella data ci saranno colpi di coda di ogni genere per impedire che questo accada: accuse di manipolazione del voto attuate da hacker russi, tentativi di destabilizzare la Russia a livello militare e altro ancora. Il fine? Quello di impedire una riappacificazione tra gli USA e Putin. È questa la visione di Marcello Foa, giornalista, scrittore ed esperto di politica estera.

L’intervista a Marcello Foa:

Hacker russi, alcuni sostengono che abbiano pilotato il voto statunitense. C’è qualcosa di vero?
È veramente una barzelletta. È iniziata con Hillary Clinton che in campagna elettorale ha iniziato a dire e additare gli hacker russi come possibili autori d’interferenze nel processo elettorale. Poi la cosa è andata avanti anche dopo l’elezione, perché l’establishment attuale sta cercando un pretesto per mettere in difficoltà o addirittura per impedire le elezioni di Trump. Però il punto è che questa accusa è inconsistente, per due ragioni: la prima – la più evidente – è che lo stesso Julian Assange ha dichiarato che i russi non c’entrano. L’uomo che ha fatto uscire i leaks e le mail intercettate dallo staff della Clinton dice che non sono stati i russi a fornirglielo. Poi leggendo la stampa americana, non quella convenzionale, ma andando sui siti più informati, la versione che oggi circola è che la fuga di notizie sia avvenuta da dentro le istituzioni americane, da dentro il partito democratico da parte di funzionari che non hanno mai avuto in simpatia la Clinton e speravano in un successo di Sanders. Quindi, un po’ per ragioni ideologiche, un po’ per preoccupazione per quello che sarebbe stata l’America con Hillary presidente, hanno deciso di far vedere al mondo quello che stava accadendo davvero. La CIA e il Governo americano continuano a parlare d’interferenza, ma non riescono a produrre una sola prova che possa dimostrare la loro denuncia. Su queste basi si può dire tutto e il contrario di tutto. Non accade nulla perché loro stessi sanno che gli autori delle fughe non sono russi ma all’interno degli Stati Uniti. Se ci mettiamo nei panni di Putin, l’ultima cosa che un leader accorto come Putin farebbe sarebbe quella di andare a istigare gli Stati Uniti su un punto come questo. Sapeva che non aspettavano altro che rinfacciargli qualunque interferenza. Secondo me tutto indica che le accuse americane alla Russia sono strumentali e sono inconsistenti, ci sono evidenti indizi che lo certificano“.

Assassinio di Andrey Karlov. Come sta cambiando ora lo scacchiere geopolitico?
Questo fatto non cambierà gli equilibri geopolitici. Mi spiego: quello a cui Putin sta puntando in maniera netta è una pacificazione con gli Stati Uniti. Putin ha avuto i nervi molto saldi fino ad oggi, non ha mai risposto alle provocazioni e non risponderà in maniera irresponsabile a quest’ultima. Il suo obiettivo è più alto e strategico, vuole la pace con gli Stati Uniti. Sa bene che Trump vuole a sua volta questo e tutto quello che accade in questo periodo è perché si tratta di una fase molto delicata, ci sono dei colpi di coda da parte delle amministrazioni uscenti, anche di forze terroristiche e di tutte le persone e i gruppi che non hanno interesse a una pacificazione tra Stati Uniti e Russia. Hanno fatto di tutto anche per impedire le elezioni di Trump come sappiamo, anche dopo il voto. In altri tempi l’omicidio dell’ambasciatore era una ragione sufficiente per dichiarare una guerra. Se noi vediamo tutta la retorica della NATO, questa è volta a dimostrare che la Russia è un Paese imperialista e aggressivo. Mentre un’analisi pacata dimostra che la Russia non ha mai svolto un ruolo aggressivo, bensì ha solo cercato di preservare le proprie aree d’influenza. Questo è un punto fondamentale che una certa retorica vuole negare“.

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Chi vuole impedire la pace fra Russia e Usa

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Donald Trump s’insedierà alla Casa Bianca il 20 gennaio 2017. Fino a quella data ci saranno colpi di coda di ogni genere per impedire che questo accada: accuse di manipolazione del voto attuate da hacker russi, tentativi di destabilizzare la Russia a livello militare e altro ancora. Il fine? Quello di impedire una riappacificazione tra gli USA e Putin. È questa la visione di Marcello Foa, giornalista, scrittore ed esperto di politica estera.

L’intervista a Marcello Foa:

Hacker russi, alcuni sostengono che abbiano pilotato il voto statunitense. C’è qualcosa di vero?
È veramente una barzelletta. È iniziata con Hillary Clinton che in campagna elettorale ha iniziato a dire e additare gli hacker russi come possibili autori d’interferenze nel processo elettorale. Poi la cosa è andata avanti anche dopo l’elezione, perché l’establishment attuale sta cercando un pretesto per mettere in difficoltà o addirittura per impedire le elezioni di Trump. Però il punto è che questa accusa è inconsistente, per due ragioni: la prima – la più evidente – è che lo stesso Julian Assange ha dichiarato che i russi non c’entrano. L’uomo che ha fatto uscire i leaks e le mail intercettate dallo staff della Clinton dice che non sono stati i russi a fornirglielo. Poi leggendo la stampa americana, non quella convenzionale, ma andando sui siti più informati, la versione che oggi circola è che la fuga di notizie sia avvenuta da dentro le istituzioni americane, da dentro il partito democratico da parte di funzionari che non hanno mai avuto in simpatia la Clinton e speravano in un successo di Sanders. Quindi, un po’ per ragioni ideologiche, un po’ per preoccupazione per quello che sarebbe stata l’America con Hillary presidente, hanno deciso di far vedere al mondo quello che stava accadendo davvero. La CIA e il Governo americano continuano a parlare d’interferenza, ma non riescono a produrre una sola prova che possa dimostrare la loro denuncia. Su queste basi si può dire tutto e il contrario di tutto. Non accade nulla perché loro stessi sanno che gli autori delle fughe non sono russi ma all’interno degli Stati Uniti. Se ci mettiamo nei panni di Putin, l’ultima cosa che un leader accorto come Putin farebbe sarebbe quella di andare a istigare gli Stati Uniti su un punto come questo. Sapeva che non aspettavano altro che rinfacciargli qualunque interferenza. Secondo me tutto indica che le accuse americane alla Russia sono strumentali e sono inconsistenti, ci sono evidenti indizi che lo certificano“.

Assassinio di Andrey Karlov. Come sta cambiando ora lo scacchiere geopolitico?
Questo fatto non cambierà gli equilibri geopolitici. Mi spiego: quello a cui Putin sta puntando in maniera netta è una pacificazione con gli Stati Uniti. Putin ha avuto i nervi molto saldi fino ad oggi, non ha mai risposto alle provocazioni e non risponderà in maniera irresponsabile a quest’ultima. Il suo obiettivo è più alto e strategico, vuole la pace con gli Stati Uniti. Sa bene che Trump vuole a sua volta questo e tutto quello che accade in questo periodo è perché si tratta di una fase molto delicata, ci sono dei colpi di coda da parte delle amministrazioni uscenti, anche di forze terroristiche e di tutte le persone e i gruppi che non hanno interesse a una pacificazione tra Stati Uniti e Russia. Hanno fatto di tutto anche per impedire le elezioni di Trump come sappiamo, anche dopo il voto. In altri tempi l’omicidio dell’ambasciatore era una ragione sufficiente per dichiarare una guerra. Se noi vediamo tutta la retorica della NATO, questa è volta a dimostrare che la Russia è un Paese imperialista e aggressivo. Mentre un’analisi pacata dimostra che la Russia non ha mai svolto un ruolo aggressivo, bensì ha solo cercato di preservare le proprie aree d’influenza. Questo è un punto fondamentale che una certa retorica vuole negare“.

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Vicini al popolo greco

di Laura Agea, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

Siamo vicini al popolo greco. È vergognosa la decisione dell’Eurogruppo di sospendere gli aiuti alla Grecia in risposta all’introduzione di una tredicesima alle pensioni sotto gli 850 euro. Tutti devono sapere da chi arriva questa nuova scudisciata al popolo greco che da anni sopporta grandissimi sacrifici. I due registi di questa operazione sono il socialista Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, e il Ministro delle Finanze tedesco il popolare Wolfgang Schaeuble, lo stesso che auspicava la vittoria del SI al referendum costituzionale in Italia. PPE e S&D governano in tandem tutte le Istituzioni europee. Sono loro i responsabili di queste politiche sbagliate che si accaniscono sui cittadini senza portare a casa nessun risultato.

Il 5 dicembre, in occasione della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles, il Ministro delle Finanze francese annunciava con fiducia e determinazione che il governo greco aveva fatto grandi passi per implementare le riforme chieste dalla Troika. Senz’altro l’accordo era alle porte, e sarebbe stato chiuso prima di Natale. Era tempo, diceva il Ministro, di ricompensare gli sforzi della Grecia con un abbassamento del debito, perché: la Grecia ha mantenuto la parola. E’ ora che l’Europa mantenga la sua.

Queste, Signor Commissario, sono state anche le Sue parole in occasione di quella riunione. Incitava Lei stesso i creditori della Grecia a prendere in considerazione l’impegno mostrato dal governo greco. Ma ecco che, ancora una volta, ci ha pensato il governo tedesco a chiudere subito il rubinetto, per impedire alla Grecia di ricevere quel poco respiro che l’Europa era disposta ad offrire.

La Germania, la stessa che da anni viola le regole sul surplus. La stessa che danneggia tutta l’area euro non investendo quanto invece dovrebbe. Per il Ministro tedesco Schäuble, niente è mai abbastanza. La Grecia non ha fatto abbastanza: “ci vuole più austerità, bisogna implementare nuove riforme strutturali”. Da che pulpito! Il Ministro tedesco dovrebbe spiegarci quali sono le “riforme strutturali” messe in campo dalla Germania per evitare un nuovo dieselgate o per aumentare i salari dei minijob!

Vi chiedo, cari colleghi, di interrogarvi con sincerità sulle ragioni di tanta rigidità. Diventa sempre più difficile allontanare il pensiero che l’inflessibile rigidità del Ministro Schäuble e del suo governo nasconda ben altre intenzioni, che nulla hanno a che fare il reale stato di attuazione delle riforme implementate in Grecia: piuttosto, non saranno forse le elezioni in Germania previste per il prossimo anno a rendere il Ministro Schäuble così rigido e inflessibile? Una campagna elettorale vissuta sulla fame di quei genitori che non riescono più a nutrire i loro figli, sulla pelle di quelle madri che si danno alla prostituzione per riuscire a comprare almeno la colazione per i loro bambini. La prostituzione è aumentata del 150%, i casi di HiV del 200%.

Questa, caro Ministro Schäuble, è solo una delle agghiaccianti conseguenze della squallida dimostrazione di forza che Lei sta cercando di vendere ai Suoi elettori. Gli elettori che non vengono ascoltati, ma solo suggestionati. Gli elettori che non sono stati ascoltati in Grecia con il referendum voluto da Alexīs Tsipras. Gli elettori che non vengono ascoltati in Italia, che hanno detto NO alla riforma della Costituzione, NO a Renzi e al governo delle banche, ma si ritrovano, dopo pochi giorni, un premier telecomandato da Renzi stesso.

Che dire poi dell’altrettanto squallido teatro dello “scarica-barile” a cui i cittadini greci, l’Europa, e il Mondo intero stanno assistendo dopo che l’Eurogruppo ha fallito nel suo intento di abbassare il debito? Questo, cari colleghi, è infatti quello che stiamo osservando: uno “scarica-barile” in cui persino gli Artefici dell’austerità vogliono ora negare la propria Responsabilità, dipingendosi come vittime di accuse infondate, e aggiungendo così ulteriori insulti alle uniche vere vittime di questo teatro: i cittadini greci. Su un fronte, il Fondo Monetario Internazionale, e sull’altro fronte il Meccanismo Europeo di Stabilità: coinvolti in un grottesco scambio di accuse in cui il FMI si affretta a dipingersi come difensore del popolo greco, “avvertendo” che quella soglia del 3,5% per il surplus dopo il 2018 richiederà nuove misure di austerità, dannose per la ripresa economica.

Colleghi, rendiamoci conto che persino il FMI si vergogna dell’Austerità che sta schiacciando la Grecia! E se ne vergognano persino le istituzioni europee, che si affrettano subito a denunciare il FMI, per potersi liberare a loro volta dell’infausta “macchia dell’aguzzino” che è ormai divenuta ingombrante per tutti.

Per tutti, tranne che per il Ministro Schauble e per il governo tedesco, che sembrano quasi vantarsi della propria spietatezza. Colleghi, mentre il FMI gioca a palla con il Meccanismo Europeo di Stabilità per determinare “chi è il Cattivo”, nel frattempo nessun accordo è stato trovato dai Ministri dell’Eurozona, mentre il governo greco valuta nuove riforme del lavoro che toglieranno qualsiasi protezione ai dipendenti del settore privato, e lasceranno per strada chi non riesce a pagare la casa.

E come se non bastasse, ad Atene si è approvato da poco il budget per il 2017, che include tagli per un miliardo di euro e prevede nuove tasse per il valore di un altro miliardo: tasse sulle cose più quotidiane, dalle chiamate telefoniche al consumo di tabacco e bevande alcoliche. Colleghi, questa Unione è costituita da 28 Stati Membri, che sono ora chiamati a scegliere. Vi invito a scegliere le parole citate più sopra: “La Grecia ha mantenuto la parola. E’ ora che l’Europa mantenga la sua.

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MPS: prima i risparmiatori!

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di M5S Europa

La BCE non concede altro tempo al sistema bancario italiano. Monte Paschi di Siena può essere ora salvata solo da un aiuto dello Stato, in modo da non applicare il bail-in ai piccoli risparmiatori come successo un anno fa. Questo intervento dev’essere fatto a deficit, come da sempre ripete il Movimento 5 Stelle e come, finalmente, sembra si stia discutendo a livello istituzionale. Non è il momento di avere paura dell’Unione Europea e di una possibile procedura d’infrazione: le conseguenze di un bail-in disordinato sarebbero a dir poco disastrose, quasi apocalittiche considerando le dimensioni di MPS. Abbiamo il dovere di applicare l’articolo 47 della Costituzione italiana e di battere i pugni sul tavolo a Bruxelles, altri Paesi come Francia e Spagna lo hanno già fatto “fregandosene” dei problemi sul deficit. Un Governo legittimato dal popolo l’avrebbe fatto anche nel caso di Banca delle Marche, CariFerrara, Banca Etruria e CariChieti.

Le ipotesi nemmeno troppo remote di chiedere aiuto al meccanismo diabolico del MES – il famigerato fondo salva Stati – equivarrebbe a commissariare l’Italia e a consegnarci nelle mani della Troika. L’Italia ha impegnato quasi 60 miliardi nei piani europei di salvataggio, venire commissariati per una cifra inferiore alla metà di cui necessità oggi il nostro sistema bancario sarebbe paradossale. I cittadini italiani non se lo meritano, così come non si sono meritati 1000 giorni di propaganda di uno dei peggiori Governi della storia che, in eredità, ha lasciato solo macerie.

Il Movimento 5 Stelle al Governo applicherà concretamente l’art.47 in ogni forma possibile, affinché i risparmiatori siano finalmente protetti. Il caso delle 4 banche saltate e della successiva applicazione del bail-in è da considerarsi un tradimento della carta costituzionale messo in atto dai vecchi partiti, che prima hanno votato questa norma in Europa e poi l’hanno recepita in Italia.

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Passa emendamento M5S: dimezzate tariffe roaming all’ingrosso

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di David Borrelli, Movimento 5 Stelle Europa

Il Movimento 5 Stelle sta combattendo una battaglia per impedire che l’eliminazione del roaming si trasformi in un affare ghiotto per le grandi compagnie telefoniche. La prima proposta della Commissione europea prevedeva il pagamento del roaming indiretto per tutti: le aziende avrebbero potuto scaricare i mancati profitti del vecchio roaming su tutti i cittadini, anche su quelli che non viaggiano mai. Avevamo denunciato questa beffa per gli utenti e la Commissione europea aveva fatto dietrofront. La nuova proposta è in discussione nella Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento europeo. Grazie a un emendamento presentato da David Borrelli e Dario Tamburrano il roaming all’ingrosso viene oggi dimezzato rispetto alla proposta della Commissione. Vigileremo affinché questo importante risultato venga confermato quando inizieranno i negoziati dei triloghi.

Dal 15 giugno 2017 entrerà in vigore il roaming a costo zero in tutta Europa. Grazie al Movimento 5 Stelle la Commissione Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento europeo dimezza di fatto le tariffe all’ingrosso rispetto alla proposta della Commissione europea per il traffico dati. Da 8,5 euro per gigabyte sarà 4 euro. Il limite scenderà a 3 euro dal 1 luglio 2018, a 2 euro dal 1 luglio 2019, a 1,5 euro dal 1 luglio 2020 e a 1 euro dal 1 luglio 2021. La Commissione proponeva un massimo fisso per cinque anni, il Movimento 5 Stelle ha invece ottenuto una tariffa che decresce ogni anno.

La riduzione dei costi porterà alla totale eliminazione delle tariffe roaming per i cittadini e garantirà la concorrenza anche alle piccole compagnie telefoniche. L’approvazione del nostro emendamento è un passo in avanti fondamentale per permettere ai cittadini europei di chiamare e navigare con i propri cellulari in tutta Europa come se fossero a casa, senza nessun costo aggiuntivo! Adesso però bisognerà vigilare per approvare in via definitiva questo importante risultato. Il prossimo 14 dicembre inizieranno a Strasburgo i triloghi fra Parlamento, Commissione e Consiglio europeo e, in particolare quest’ultimo, sta lavorando dietro le quinte per alzare di nuovo queste tariffe massime. Vigileremo e faremo di tutto per difendere gli interessi di tutti i cittadini!

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Immigrazione: 2016 anno con più sbarchi nella storia d’italia

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di M5S Europa

Il 2016 non è ancora terminato ma può vantare già un record: il record di sbarchi nella storia d’Italia. Con 171.000 nuovi arrivi è stato ritoccato al rialzo il precedente record stabilito nel 2014. Gli sbarchi sono un affare sicuro per le mafie e i trafficanti di uomini, che ne gestiscono l’organizzazione. Migliaia di uomini perdono la vita durante il tragitto. L’Europa dov’è? I dati aggiornati al 2 dicembre dicono che appena 1.950 richiedenti asilo arrivati in Italia sui 39.600 promessi sono stati ricollocati negli altri Paesi europei. Il Parlamento europeo, inoltre, sta discutendo la revisione del regolamento di Dublino. Il pacchetto presentato dalla Commissione europea lo ha blindato: i richiedenti asilo continueranno a presentare la loro domanda nel primo Paese di ingresso. L’Italia non ha bisogno di questa ipocrisia. Il The Guardian, in questo articolo, riassume bene quello che sta succedendo in Italia.Di seguito la traduzione dell’articolo: Immigrazione: 2016 anno con più sbarchi nella storia d’Italia, pubblicato sul The Guardian. Link.

“Il Mediterraneo Centrale è nuovamente il tragitto migratorio principale per entrare in Europa, in parte a causa del caos della guerra civile in Libia. Ci sono più richiedenti d’asilo che hanno raggiunto l’Italia nel 2016, che in qualsiasi anno precedente.

Quasi 171.000 persone sono arrivate in Italia dal nord dell’Africa dal inizio dell’anno, secondo le statistiche che sono state compilate dall’agenzia ONU per rifugiati e dal governo Italiano. A partire da Lunedì, il totale ha sorpassato il record precedente di 170,000, stabilito nel 2014.

Flussi migratori nel Mediterraneo orientale, tra la Turchia e la Grecia, sono stati drasticamente ridotti dopo miglioramenti nella polizia turca, un aumento delle minacce di deportazione dalla Grecia, e la chiusura del corridoio umanitario tra la Grecia e la Germania. Ma la strategia deterrente europea ha fallito nel tagliare la migrazione nel mediterraneo centrale tra la Libia e l’Italia, con il tragitto italiano, nuovamente, diventando l’ingresso principale migratorio per entrare in Italia.

Le Marine Europee, tra cui quella della Gran Bretagna, si sono concentrati su una risposta in stile militare, inviando le fregate per arrestare contrabbandieri in acque internazionali. Trafficanti Libici hanno risposto con l’invio dei passeggeri a bordo dei gommoni gonfiabili che sono pilotati dai migranti stessi, riducendo l’esposizione dei trafficanti all’arresto e consentendo la loro attività di continuare normalmente.

La guerra civile in Libia ha indebolito le forze dell’ordine del Paese, alcuni dei quali sono complici nel traffico, lasciando i governi europei senza partner libici, vitali nella loro lotta contro la migrazione. Il caos in Libia da gli migranti anche più incentive per partire per L’Europa; negli anni precedenti era più facile trovare lavoro e stabilità in Libia.

Pressione sui paesi transitori nel deserto Sahara, da quali un numero di migranti Africani passano attraverso prima di raggiungere la Libia, non ha avuto nessun effetto. Flussi attraverso Niger, il paese al sud della Libia, ha aumentato nel 2016, nonostante il Niger introducendo nuove leggi anti-contrabbando, su richiesta della UE. Sfollamento nel nord-est del Niger, dove 1.4 milioni di persone sono state costrette a fuggire Boko Haram, può contribuire a livelli sostenuti di migrazioni verso il futuro dell’Europa.

I numeri di ingresso in Europa sono, tuttavia, insignificanti verso i flussi che provengono dall’Africa stessa. Soltanto il 3.3% dei Africani sfollati hanno raggiunto l’Europa. Più del 93% rimangono all’interno del loro stesso continente. La maggior parte dei migranti verso l’Italia fugge dalla povertà, dalle guerre e dalla dittatura in Nigeria, Eritrea, Sudan e la Gambia. I Siriani non usano più la rotta Libica.

La ripartizione della legge e dell’ordine ha peggiorata in modo significativo le condizioni di vita per i lavoratori stranieri in Libia dal 2011. Molti riportano condizioni di lavoro equivalenti a lavori sforzati, mentre centinaia sono stati rapiti a scopo di estorsione, e talvolta torturati. Una recente indagine di nuovi arrivi in Italia dal Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha trovato che il 70% dei rispondenti sono stati sfruttati, in una certa misura, durante il loro viaggio verso l’Europa. Altre ricerche recenti dell’IOM dimostra che la maggioranza non aveva intenzione di recarsi in Europa quando hanno lasciato la loro casa, ma sono stati costretti a cambiare la loro destinazione a causa di circostanze attenuanti, come la guerra civile libica”.

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Immigrazione: 2016 anno con più sbarchi nella storia d’italia

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di M5S Europa

Il 2016 non è ancora terminato ma può vantare già un record: il record di sbarchi nella storia d’Italia. Con 171.000 nuovi arrivi è stato ritoccato al rialzo il precedente record stabilito nel 2014. Gli sbarchi sono un affare sicuro per le mafie e i trafficanti di uomini, che ne gestiscono l’organizzazione. Migliaia di uomini perdono la vita durante il tragitto. L’Europa dov’è? I dati aggiornati al 2 dicembre dicono che appena 1.950 richiedenti asilo arrivati in Italia sui 39.600 promessi sono stati ricollocati negli altri Paesi europei. Il Parlamento europeo, inoltre, sta discutendo la revisione del regolamento di Dublino. Il pacchetto presentato dalla Commissione europea lo ha blindato: i richiedenti asilo continueranno a presentare la loro domanda nel primo Paese di ingresso. L’Italia non ha bisogno di questa ipocrisia. Il The Guardian, in questo articolo, riassume bene quello che sta succedendo in Italia.Di seguito la traduzione dell’articolo: Immigrazione: 2016 anno con più sbarchi nella storia d’Italia, pubblicato sul The Guardian. Link.

“Il Mediterraneo Centrale è nuovamente il tragitto migratorio principale per entrare in Europa, in parte a causa del caos della guerra civile in Libia. Ci sono più richiedenti d’asilo che hanno raggiunto l’Italia nel 2016, che in qualsiasi anno precedente.

Quasi 171.000 persone sono arrivate in Italia dal nord dell’Africa dal inizio dell’anno, secondo le statistiche che sono state compilate dall’agenzia ONU per rifugiati e dal governo Italiano. A partire da Lunedì, il totale ha sorpassato il record precedente di 170,000, stabilito nel 2014.

Flussi migratori nel Mediterraneo orientale, tra la Turchia e la Grecia, sono stati drasticamente ridotti dopo miglioramenti nella polizia turca, un aumento delle minacce di deportazione dalla Grecia, e la chiusura del corridoio umanitario tra la Grecia e la Germania. Ma la strategia deterrente europea ha fallito nel tagliare la migrazione nel mediterraneo centrale tra la Libia e l’Italia, con il tragitto italiano, nuovamente, diventando l’ingresso principale migratorio per entrare in Italia.

Le Marine Europee, tra cui quella della Gran Bretagna, si sono concentrati su una risposta in stile militare, inviando le fregate per arrestare contrabbandieri in acque internazionali. Trafficanti Libici hanno risposto con l’invio dei passeggeri a bordo dei gommoni gonfiabili che sono pilotati dai migranti stessi, riducendo l’esposizione dei trafficanti all’arresto e consentendo la loro attività di continuare normalmente.

La guerra civile in Libia ha indebolito le forze dell’ordine del Paese, alcuni dei quali sono complici nel traffico, lasciando i governi europei senza partner libici, vitali nella loro lotta contro la migrazione. Il caos in Libia da gli migranti anche più incentive per partire per L’Europa; negli anni precedenti era più facile trovare lavoro e stabilità in Libia.

Pressione sui paesi transitori nel deserto Sahara, da quali un numero di migranti Africani passano attraverso prima di raggiungere la Libia, non ha avuto nessun effetto. Flussi attraverso Niger, il paese al sud della Libia, ha aumentato nel 2016, nonostante il Niger introducendo nuove leggi anti-contrabbando, su richiesta della UE. Sfollamento nel nord-est del Niger, dove 1.4 milioni di persone sono state costrette a fuggire Boko Haram, può contribuire a livelli sostenuti di migrazioni verso il futuro dell’Europa.

I numeri di ingresso in Europa sono, tuttavia, insignificanti verso i flussi che provengono dall’Africa stessa. Soltanto il 3.3% dei Africani sfollati hanno raggiunto l’Europa. Più del 93% rimangono all’interno del loro stesso continente. La maggior parte dei migranti verso l’Italia fugge dalla povertà, dalle guerre e dalla dittatura in Nigeria, Eritrea, Sudan e la Gambia. I Siriani non usano più la rotta Libica.

La ripartizione della legge e dell’ordine ha peggiorata in modo significativo le condizioni di vita per i lavoratori stranieri in Libia dal 2011. Molti riportano condizioni di lavoro equivalenti a lavori sforzati, mentre centinaia sono stati rapiti a scopo di estorsione, e talvolta torturati. Una recente indagine di nuovi arrivi in Italia dal Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha trovato che il 70% dei rispondenti sono stati sfruttati, in una certa misura, durante il loro viaggio verso l’Europa. Altre ricerche recenti dell’IOM dimostra che la maggioranza non aveva intenzione di recarsi in Europa quando hanno lasciato la loro casa, ma sono stati costretti a cambiare la loro destinazione a causa di circostanze attenuanti, come la guerra civile libica”.

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