I 16 regali dei governi PD alle banche

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di Elio Lannutti (presidente Adusbef)

I governi non eletti (Gentiloni, Renzi, Letta), facendo felici gli istituti di credito, alla ricerca di nuove terre vergini da esplorare- come profetizzava Zigmunt Bauman- hanno offerto numerosi regali ai banchieri, i cui interessi non coincidono mai con quelli di famiglie e Pmi, con l’evidente finalità di consegnare il destino degli italiani, già ipotecati da vite a rate per la perdita del potere di acquisto, dalla culla alla tomba e chiavi in mano nelle grinfie di banche e compagnie di assicurazioni.
Adusbef, che celebra a Roma (Hotel Forum) 30 anni dalla sua fondazione (13 maggio 1987), non ricorda a memoria una spudorata decretazione (spesso d’urgenza), come nell’attuale legislatura iniziata nel febbraio 2013 (ben 16 provvedimenti), ad esclusivo vantaggio di banche ed assicurazioni, con conseguenti oneri e stangate sui cittadini, costretti ad allungare l’esercito di debitori cronici, se non a fare la fila alle mense della Caritas, solo per sfamarsi.
I 16 provvedimenti a favore delle banche, i primi 4 di Letta; ben 9 del Governo Renzi, gli ultimi 3 di Gentiloni, gravano sulle spalle dei cittadini, famiglie, PMI e della fiscalità, generale, anche con l’aumento del debito pubblico, arrivato a 2.240,1 mld di euro, sono stimati da Adusbef in 56,88 mld di euro, con un costo di 2.370 euro per ogni famiglia (24 milioni). Dalla fiscalità di vantaggio sulle perdite, 23,5 mld di euro (19,8 + 3,7); alla rivalutazione delle quote di Bankitalia (7,5 mld + 1,060 mld di cedole pagate alle banche socie); all’anatocismo resuscitato (3,4 mld); al salvataggio delle banche (20 mld di aumento del debito pubblico); agli ulteriori sconti fiscali per le banche decotte, camuffati nei parametri di Aiuto alla crescita economica Ace, (1,3 mld di euro), alla Gacs (120 milioni). Poi ci sono quelli difficilmente quantificabili, come l’Ape, che costringe chi vuole anticipare la pensione a contrarre un oneroso mutuo ventennale con annessa polizza assicurativa; il mercato dei lavori appaltati alla banche, con la possibilità di aprirsi le loro società di ingegneria e monopolizzare l’intero mercato delle abitazioni private in unico pacchetto, mutuo, assicurazione, agenzia immobiliare e ristrutturazione della casa. Ecco in dettaglio i 16 provvedimenti di favore:

1) Nel 2013 il primo provvedimento a favore delle banche dal Governo di Enrico Letta, la fiscalità di vantaggio sulla deducibilità delle perdite, passate da 18 anni a 5 anni, valutato da Mediobanca 19,8 miliardi di euro; (portato da Renzi ad 1 anno, con ulteriori 3,7 mld di euro);
2) Le garanzie sulle obbligazioni tossiche appioppate dalle banche allo Stato per un valore di 161 miliardi di euro, che hanno generato esborsi alle banche di affari (Fonte Eurostat) di 24 miliardi di euro dal 2013 al 2016;
3) La pubblica malleva sulla Cassa Depositi e Prestiti per consentire alle banche di pagare i dividendi alle Fondazioni bancarie;
4) La rivalutazione delle quote di Banca d’Italia, da 156.000 euro a 7,5 miliardi di euro per offrire dividendi pari a 1,060 mld di euro alle banche socie, con la durissima battaglia in Parlamento dei portavoce del M5S, espulsi dall’aula perché gridavano ‘onestà’;
5) Il recepimento della direttiva BRRD (bail-in) per l’esproprio criminale del risparmio approvato in Europa all’insaputa del Governatore di Bankitalia Ignazio Visco, del Ministro Pier Carlo Padoan, infine di Vegas (Consob), che ne hanno chiesto la successiva revisione;
6) Il decreto salva-banche del 22 novembre 2015, che ha azzerato i risparmi di una vita a 130.000 famiglie, truffate e prese in giro da Governo e ministri ostili, che provano odio feroce verso le vittime che reclamano i propri diritti, con manifestazioni, presidi e sit-in;
7) L’esproprio delle case in assenza di 7 rate (portate a 18 dopo le proteste) di mutuo non pagate direttamente dalla banca, senza passare per la legittimità di un giudice terzo;
8) Lo sconto per i trasferimenti immobiliari nell’ambito di vendite giudiziarie con l’imposta di registro, ipotecaria e catastale, non più assoggettata da un’aliquota del 9%, ma nella misura fissa di 200 euro;
9) La riforma delle banche popolari (bocciata dal Consiglio di Stato), varata dal governo Renzi nel 2015, in ossequio ai desideri di banche di affari, grandi fondi e finanza internazionale, per mettere le mani sul risparmio degli italiani, rimuovendo gli ostacoli rappresentati dal voto capitario, che intralciava il far west dei mercati senza regole, che si nutrono di denaro dal nulla, di swap e derivati tossici, per alimentare l’avidità della finanza speculativa;
10) Il prestito vitalizio ipotecario a tassi esagerati e ricapitalizzati per sottrarre agli eredi i risparmi immobiliari, costati sacrifici, sudori ad intere generazioni e dure vite di lavoro;
11) La Bad Bank con la garanzia statale sulle cartolarizzazioni dei crediti morosi (la Gacs), concessa alle banche ed altri intermediari, con dotazione iniziale del Tesoro di 120 milioni;
12) La ricapitalizzazione degli interessi, che genera 3,4 miliardi di euro l’anno a favore delle banche, disposto dal nuovo art.120 del Tub (Testo Unico Bancario) entrato con legge dello Stato nella prassi bancaria, trionfalmente figurata dalla stampa di regime, come norma che ha determinato “la fine dell’anatocismo”, prima vietato nel 2014 e poi resuscitato a cadenza annuale, in pieno spregio della Giurisprudenza unanime;
13) L’anticipo pensionistico (Ape), la cui concessione di forme creditizie per 43 mesi di anticipo, nasconde l’ennesimo regalo a banche ed assicurazioni, con onerosi costi assicurativi per i richiedenti e ricchi introiti per le banche che non rischiano alcunché. Ipotizzando un tasso del 3%, per una pensione da 1.000 euro al mese (con 3 anni e 7 mesi di anticipo), si paga una rata di circa 200 euro al mese per 20 anni; per una pensione di 2.500 euro al mese, l’utilizzo dell’APE porta la decurtazione del 20% della pensione, con rata di 500 al mese;
14) Il Governo Gentiloni, arrivato a Palazzo Chigi il 12 dicembre 2016 col governo ‘fotocopia’ dopo le dimissioni di Renzi per la dura batosta al referendum JPMorgan del 4 dicembre, non poteva sfatare la tradizione di fedele maggiordomo dei banchieri, infilando ulteriori regali, il primo da 20 miliardi nel Cdm de 19 dicembre 2016, spacciato per decreto “salvarisparmio” per salvare le banche e l’omessa vigilanza di Bankitalia e Consob;
15) Nella ‘manovrina’, per completare l’opera, il secondo ulteriore regalo di sconti fiscali per gli istituti di credito che navigano in cattive acque, camuffate nei parametri di Aiuto alla crescita economica (Ace), meccanismo fiscale nato nel 2012 per premiare gli imprenditori che fanno investimenti attraverso sgravi sugli apporti di capitale effettuati. Ulteriori soldi pubblici (stimati in circa 1,3 mld di euro), per favorire banche decotte, che per evitare la bancarotta hanno bisogno di soldi pubblici, come MPS che ha già appostato 891 milioni di euro di minori tasse nel prossimo trimestre. Con le Banche Venete che potrebbero usufruire di oltre 400 milioni di euro di sconti fiscali, come premialità di vantaggio per i crac addossati a 210 mila famiglie truffate da una gestione criminale del credito e del risparmio.
16) Ultimo regalo, il DDL Concorrenza (oltre al Telemarketing selvaggio ed alla fine del mercato tutelato, per offrire sotto le mentite spoglie della competizione ai predoni elettrici e del gas la minore concorrenza ed un aumento delle bollette sulla luce, circa 42 euro l’anno, ben 68 euro per il gas, con l’intento di aggiustare i conti delle aziende energetiche a spese dei consumatori domestici e delle piccolissime imprese), apre il mercato dei lavori privati alle società di ingegneria, costituite in forma di società di capitali o cooperative (finora potevano lavorare solo nel pubblico), offrendo alle banche la possibilità di aprirsi le loro società di ingegneria e monopolizzare l’intero mercato delle abitazioni private, in un unico pacchetto (mutuo, assicurazione, agenzia immobiliare, ristrutturazione della casa).

Questi 16 bei ‘regali’, concessi dal 2013 e nell’attuale legislatura alle banche da governi e maggioranza, per premiare i banchieri e distratti vigilanti come Bankitalia e Consob, che non pagano mai il conto per i disastri provocati, mentre vittime ed espropriati del ‘salva banche’ attendono gli arbitrati, rappresentano generosi cadeaux che devono essere divulgati e resi pubblici, rompendo la cappa di omertà e la censura dei mass media di regime, per offrire ai cittadini vessati, strangolati, usurati e saccheggiati dal sistema bancario, materia di conoscenza e attenta riflessione sul ruolo svolto da governi ‘prediletti camerieri dei banchieri’.

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Imprese ostaggio delle banche grazie a Renzi-Padoan

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di Elio Lannuti, Presidente Adusbef

I gravissimi danni inferti dal governo Renzi-Padoan a risparmiatori espropriati col bail-in, alle famiglie saccheggiate, alle imprese con i conti in rosso taglieggiate, si manifestano tangibilmente in questi giorni dopo il ripristino dell’anatocismo bancario, una odiosa pratica di ricapitalizzare gli interessi, che era stata debellata in Cassazione e Corte Costituzionale dopo 20 anni di battaglie giudiziarie dell’Adusbef, recepita nel 2013 dall’art. 1, comma 629, della legge n. 147/2013,che modificando l’art. 120 TUB (Testo Unico Bancario), aveva reso illegittima a decorrere dal 1/1/2014, ogni prassi anatocistica nei rapporti bancari, vietando l’addebito di interessi anatocistici passivi.

La pratica di far pagare gli interessi sugli interessi, adottata dagli istituti di credito per oltre mezzo secolo, espressamente vietata dal legislatore dal 1 gennaio 2014, è diventata a tutti gli effetti consentita su base annua, da un emendamento del 7 aprile 2016, approvato al Senato dalla maggioranza di Governo con il decreto di riforma delle banche di credito cooperativo e dalla delibera 343 del Comitato interministeriale credito e risparmio, organismo presieduto dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, varata il 3 agosto 2016, in attuazione dell’articolo 120 del Testo unico bancario (Tub), che accoglie l’articolo 17-bis del decreto legge 14 febbraio 2016.

L’odiosa prassi anatocistica, consente di conteggiare al 31 dicembre di ogni anno, gli interessi passivi maturati su un prestito o un fido, dando la possibilità al debitore, di corrispondere quegli interessi maturati entro 60 giorni, quindi entro il mese di febbraio, oppure di autorizzare l’addebito sul proprio conto corrente, con gli interessi che si aggiungeranno al capitale, dando luogo alla capitalizzazione con decorrenza primo marzo successivo (alla scadenza del termine massimo di 60 giorni), con la maturazione di interessi sugli interessi e successivi interessi di mora.

Come se non bastasse la revoca dei fidi con un preavviso di 24 ore, ed il credit crunch, la restrizione del credito, che ha sottratto circa 100 miliardi di credito alle PMI (piccole e medie imprese negli ultimi 5 anni), imprenditori vessati e taglieggiati dalle banche, hanno ricevuto in questi giorni ‘pizzini’ ed intimazioni di pagare tali interessi ricapitalizzati, per evitare spiacevoli incomprensioni, in virtù del ripristino dell’anatocismo bancario, pagando l’annualità in unica soluzione entro il 1.3.2017, il cui: “mancato addebito degli interessi potrebbe portare al recupero legale degli stessi, alla sospensione o revoca degli affidamenti, al blocco dei conti correnti”.

L’estratto di una mail, analoga ad altre del sistema, recapitata da una primaria banca alle imprese:

“messaggio in circolarità- Buon giorno a tutti. SI RICORDA CHE IL 1 MARZO 2017 vengono addebitati gli interessi debitori relativi al trimestre 1 ottobre – 31 dicembre 2016. l’importo dell’addebito è rilevabile dagli estratti conti e dagli estratti conti a scalare inviati il 31 12 2016 contraddistinti dalla voce interessi con due asterischi. VI INVITIAMO PERTANTO A PROVVEDERE PER TEMPO ALLA COPERTURA.P.S.
SI RICORDA A TUTTI COLORO CHE NON HANNO RESTITUITO L’AUTORIZZAZIONE ALL’ADDEBITO DEGLI INTERESSI INVIATAVI IL 31 12 2016. Che gli interessi non possono essere addebitati senza l’autorizzazione, PERTANTO a partire dal 1 3 2017 DECORRONO GLI INTERESSI DI MORA.
IL MANCATO ADDEBITO DEGLI INTERESSI POTREBBE PORTARE AL RECUPERO LEGALE DEGLI STESSI ED ALLA SOSPENSIONE/REVOCA DEGLI AFFIDAMENTI/ BLOCCO DEL CONTO CORRENTE.
tanto si ricorda per evitare spiacevoli incomprensioni. cordiali saluti. Centro Imprese”.

Bankitalia, Mef e Governo, consentono alle banche di pretendere gli interessi capitalizzati e gli interessi di mora a partire da mercoledì p.v. 1 marzo 2017, in virtù del ripristino dell’anatocismo, dichiarato illegittimo da 20 anni di battaglie giudiziarie di Adusbef, ma vietano alle stesse imprese affidate, che avevano subito trattenute anatocistiche illegali, dal 2014 al 2016 in virtù della Legge n. 147/2013, il diritto alla restituzione o compensazione, di circa 7 miliardi di euro, stimati nel triennio. Come di consueto, due pesi e due misure: di estremo favore alle banche, di ordinarie ed illegali vessazioni e fortissime penalizzazioni, agli utenti ed alle imprese che hanno i conti in rosso.

Adusbef, che offrirà assistenza legale alle imprese minacciate e ricattate dalle banche con il concorso e la contiguità di Bankitalia, che avrebbe il dovere ai sensi dell’art. 128 ter del Testo Unico Bancario di ordinare la restituzione delle somme indebitamente percepite nel triennio 2014-2015-2016 e di adottare altri comportamenti conseguenti, compresi i calcoli compensativi, invita a non subire ricatti da tali comportamenti vessatori, illeciti, odiosi abusi ed ordinari soprusi intollerabili, che saranno denunciati per l’ennesima volta alle competenti Procure della Repubblica, per gli evidenti rilievi penali.

Il sistema bancario è solido, il mantra degli ultimi decenni di Bankitalia e Mef, per giustificare gli elevati tassi di interesse sui mutui più alti d’Europa, ed i costi annui di gestione dei conti correnti, pari in Italia a 318 euro, contro 114 della media UE. Oltre alla frottola di un sistema bancario pieno di buchi, spacciato per ‘stabile e solido’ dalla narrazione ingannevole della Banca d’Italia, Abi e Mef, che ha messo sul lastrico 130.000 famiglie di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara espropriate dallo Stato (le prime tre regalate da Bankitalia ad Ubi Banca al costo di 1 euro, con una dotazione fiscale di 600 milioni di euro), il dramma di 210.000 famiglie azzerate di Veneto Banca e Popolare di Vicenza, con l’intera Regione Veneto in ginocchio, il decreto che regala 20 miliardi di euro per salvare MPS ed altre banche dal crac, questa ennesima beffa ed intollerabile sopruso a danno delle imprese, deve essere penalmente sanzionato.

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Olimpiadi a Roma no grazie

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immagine: alcuni degli impianti olimpici di Atene 2004, costata 15 miliardi di euro (e 10 miliardi di rosso) – guarda altre immagini

di Elio Lannutti (Adusbef)

In un Paese divorato da corruzione ed illegalità, con il più imponente debito pubblico pari a 2.248,8 miliardi di euro, cresciuto con l’attuale Governo al ritmo di 5 miliardi al mese pari a 116.000 euro al minuto, una pesante ipoteca che grava sul futuro dei giovani, a chi e cosa servono le Olimpiadi di recente giudicate dal presidente Renzi: “fantastiche perché porterebbero soldi alle periferie“, che secondo l’analisi di Gavin Poynter, professore di scienze sociali alla East London University e direttore del centro di ricerca universitario LERI, vengono: “spesso presentate come opportunità di rigenerazione per la città che li ospita, ma finiscono invece col diventare uno spreco di risorse pubbliche e un ottimo affare solo per le speculazioni private“?

Se le Olimpiadi o i mondiali, possono essere funzionali alle classi politiche ed economiche per appagare il delirio di onnipotenza di immarcescibili saltimbanchi e molti affari per gli imprenditori, i Giochi spesso vengono utilizzati per ipotecare il futuro dei giovani gonfiati di debiti e come potenti armi di distrazione di massa, con la finalità di offrire con lo spettacolo, ripreso in mondovisione da mass media e Tv che ne finanziano una minima parte dei costi, effimeri sollievi a condizioni economiche e sociali delle famiglie, che potrebbero essere momentaneamente appagate con le medaglie, prima di finanziare con le loro fatiche, i costosi apparati pubblici.

Roma, che non si è ancora ripresa dai mondiali di Nuoto del 2009 (con un deficit di 9 milioni di euro), che ha lasciato debiti e macerie ancora tutte da smaltire, dopo l’inchiesta dei magistrati sui “grandi eventi” e le “cricche degli appalti” con imprenditori e funzionari pubblici coinvolti, come il palazzetto delle vele di Calatrava a Tor Vergata, 250 milioni di euro per un cumulo di cemento e un ammasso di ferro che potrebbe costare circa 700 milioni di euro; i 26 milioni di euro per la piscina di Ostia; i 13 milioni di Valco San Paolo; o la piscina costruita su suolo pubblico con fondi privati, poi offerta in concessione al Circolo Aniene, ha veramente bisogno delle Olimpiadi ?

Come si può verificare dalle tabelle elaborate da Adusbef e da un recente studio della Oxford University, quasi tutte le edizioni dei giochi, oltre a portare debiti, hanno visto raddoppiare il budget iniziale previsto, in media di un + 176%, a partire dalle Olimpiadi di Toronto, del 1976: nonostante l’allora sindaco Jean Drapeau avesse detto che «i giochi olimpici non possono perdere soldi i costi – inizialmente stimati in 250 milioni di dollari – lievitarono fino a ben oltre i due miliardi, al punto che il governo locale fu costretto ad istituire una tassa speciale sui tabacchi per ripagare i debiti, in particolare per la costruzione dello stadio olimpico, presente trent’anni dopo la fine dei Giochi ed estinta solo a fine del 2006.

Tutte le edizioni successive a quella del 1984 sono state una perdita netta per le amministrazioni pubbliche locali e nazionali. In Spagna il governo, la città e la regione di Barcellona (sede delle Olimpiadi 1988) ci rimisero oltre 6 miliardi di dollari. Ad Atene il rosso delle casse pubbliche, dopo le Olimpiadi 2004 che batterono tutti i precedenti record di costi, è stato di oltre 10 miliardi (su spese complessive di 15) contribuendo al disastro dei conti del Paese. A Pechino – che per i giochi del 2008 batterono il record di spesa appena stabilito da Atene – il costo netto per le casse pubbliche è stato addirittura di oltre ventisei miliardi di dollari.

Adusbef, impegnata da anni a diffondere politiche economiche sostenibili ed una riduzione del debito pubblico, che non ha condiviso notoriamente alcunché del governo tecnico presieduto dal senatore Mario Monti dalla fine del 2011, ritenne (e a maggior ragione oggi) ritiene sacrosanta la decisione di far rinunciare Roma alla candidatura delle Olimpiadi, per offrire un segnale di serietà e rigore nella gestione dei conti pubblici, per evitare che si possa continuare a giocare sulla pelle dei giovani, mentre il Paese non è ancora uscito dalla gravissima crisi economica, etica e morale che da anni lo perseguita.

Ps: Le liste del MoVimento 5 Stelle sono solo quelle certificate e per il 2017 non é stato ancora iniziato il processo di certificazione. Si invitano i giornalisti a non dichiarare il falso annunciando liste del MoVimento 5 Stelle non presenti qui. Liste proponenti che dovessero dichiararsi ufficiali del MoVimento 5 Stelle prima della certificazione potrebbero essere inibite all’uso del logo.

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