F35 e Corte dei Conti: quello che nessuno ha mai detto

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di Enrico Piovesana, giornalista e analista dell’Osservatorio MIL€X sulle spese militari italiane

Della relazione della Corte dei Conti sul programma F-35 tutti hanno evidenziato i problemi già noti (costi raddoppiati, ritardi di anni, ricadute occupazionali minime) denunciati da anni dalle campagne pacifiste e disarmiste, senza soffermarsi sul dato politicamente più eclatante: la critica dei magistrati contabili alla Difesa per aver disatteso la decisione parlamentare di dimezzare il costo di questo programma.

La Corte certifica infatti che con la rimodulazione delle acquisizioni operata dal Ministero della Difesa in risposta alla mozione votata dal Parlamento nel settembre 2014 “non vi saranno effetti di risparmio nel lungo periodo, considerata l’invarianza, almeno per il momento, del numero di velivoli da acquisire. (90 ndr).

Non solo: la relazione svela l’interpretazione distorta quanto surreale che la Difesa ha voluto dare alla decisione parlamentare: non un obbligo a dimezzare il budget originario (18,2 miliardi di dollari del 2008 ndr) ma a spendere non oltre la metà di quella cifra per le acquisizioni in corso (fino al lotto 14, cioè una trentina di aerei), attualmente stimate in 7,8 miliardi di dollari. Come se di fronte alla richiesta di un committente di costruire una casa spendendo 50mila euro invece di 100mila, l’impresa rispondesse con un preventivo da 50mila euro per la costruzione delle fondamenta: un nonsenso che sa di presa in giro.

Anche l’altra fantasiosa argomentazione cara alla ministra Pinotti, quella dei ritorni economici del programma che ne compenseranno i costi, viene diplomaticamente ma chiaramente smontata dalla Corte parlando di “illogicità concettuale di una compensazione della spesa a carico del bilancio Difesa con poste attive in favore dell’industria”. I ricavi del programma – non più di 10 miliardi di dollari secondo Leonardo – finiranno nelle casse dell’azienda, non in quelle dello Stato.

Il resto della reazione della Corte dei Conti, come già detto, conferma e ufficializza le critiche da tempo mosse al programma F35: la lunga lista di gravi e imbarazzanti difetti di progettazione non facilmente correggibili (dalla vulnerabilità ai fulmini al casco che acceca i politi), i conseguenti ritardi del programma (almeno 5 anni) e l’esplosione dei costi (da 70 a 130 milioni di dollari ad aereo), senza contare gli imprevedibili costi dei futuri upgrade e retrofit – con questi si superano i 190 milioni ad aereo, il che farebbe lievitare il costo dei 90 F35 italiani dai previsti 14 miliardi a circa 19 miliardi.

E ancora: ricadute occupazionali molto inferiori rispetto a quelle propagandate dalla Difesa (1.500 occupati oggi che potranno diventare 3.500, la metà di quelli previsti), ricadute industriali molto scarse e addirittura dannose per il futuro dell’industria aeronautica italiana (in passato denunciate dagli stessi vertici di Finmeccanica) e problemi di sovranità nazionale legati alla gestione solo americana dei software (ALIS e Mission Data File).

Un quadro che porta la Corte dei Conti a giudicare “rischioso, oltre che contrario alle indicazioni parlamentari, impegnarsi fin d’ora in un “block buy” anche limitato”, cioè ad acquisti in blocco per il futuro. Peccato che, come denunciato dall’Osservatorio MIL€X sulle spese militari italiane, ​l’Italia abbia già sottoscritto a giugno un accordo preliminare per un block buy per altri 17 aerei da qui al 2020.​

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Incendi: in Sicilia situazione grave, servono mezzi aerei (13-07-2017)

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Delrio differisce sciopero di domani. Negato un diritto (20-04-2017)

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Voli di Stato per tornare a casa: il MoVimento ha denunciato Alfano

di MoVimento 5 Stelle

L’avevamo detto qualche giorno fa. E abbiamo mantenuto la nostra promessa: questa mattina abbiamo querelato il ministro Angelino Alfano per peculato. L’attuale ministro degli Esteri ha il record assoluto di voli blu presi da agosto a oggi. Siamo a quota 68, un numero enorme. Ancora di più se si pensa che molti voli non erano nemmeno legati a eventi istituzionali.

Così, siamo andati alla Polizia e abbiamo depositato il nostro esposto. Questo è un abuso ignobile su cui la magistratura deve indagare e verificare se sono stati commessi reati come quello di peculato. I voli blu ci costano 50 milioni di euro l’anno, mentre abbiamo il settore dei trasporti pubblici ridotto al collasso da tagli continui.

Sul tema c’è anche una proposta di legge del MoVimento 5 Stelle a firma Paolo Romano. La proposta permette di mettere regole chiare sull’utilizzo dei voli di Stato con paletti più stringenti rispetto agli attuali.

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#DenunciamoAlfano

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di MoVimento 5 Stelle

Angelino Alfano pare sia detentore di un record su cui c’è poco da vantarsi: secondo gli ultimi scoop giornalistici, è il ministro che fa un maggior uso dell’aereo blu di Stato. Da agosto 2016 ad oggi il ministro degli Esteri si sarebbe imbarcato 68 volte sugli aerei messi a disposizione dalla presidenza del Consiglio, e 27 volte su 68 l’aereo pare sia stato utilizzato per viaggi verso la Sicilia, dove il ministro risiede, e in particolare che in otto occasioni su 27 pare si sia trattato di voli fatti in periodi che non comprendevano impegni pubblici: tutto riportato dai giornali.

Non è possibile che queste storie continuino ad emergere periodicamente, si facciano scoop, ma poi nessuno vada fino in fondo. Lo fa il M5S: la nostra Commissione Trasporti, che ha già presentato un’interrogazione parlamentare in proposito, nei prossimi giorni presenterà in Procura una denuncia contro il Ministro.

Vogliamo chiarire una buona volta se quanto riportato dai giornali è vero, e in particolare se sono stati autorizzati per Alfano voli di Stato non destinati a missioni istituzionali. Se il Ministro è sottoposto al regime di “protezione 1”, che prevede l’uso di mezzi di sicurezza in ogni occasione, vogliamo sapere se le ragioni tuttora sussistono.

Perché diciamola tutta: in un’epoca di spending review non ci sono ragioni di sicurezza e di protocollo tali da giustificare un abuso di tale modalità di trasporto che rappresenta la più costosa in assoluto per il contribuente. I dati parlano chiaro: i voli blu ci costano in media 50 milioni di euro l’anno. Per risolvere il problema basterebbe approvare la nostra proposta di legge a prima firma Paolo Niccolò Romano, e che prevede le consuete misure di buon senso come nello stile M5S:

1. I voli di Stato sono concessi unicamente per finalità istituzionali e limitati alle cinque figure apicali dei nostri vertici istituzionali (Presidente della Repubblica, Presidenti di Camera e Senato, Presidente del Consiglio dei Ministri e Presidente della Corte Costituzionale);

2. Per i membri del governo e delle delegazioni ufficiali degli organi costituzionali i voli di Stato sono concessi unicamente per le missioni istituzionali all’estero in quanto l’attuale rete aeroportuale e l’alta velocità ferroviaria possono già oggi garantire spostamenti in tempi celeri e ragionevoli;

3. In tutti i casi i voli di stato sono vietati laddove sussistono valide alternative di trasporto e in occasione di operazioni di addestramento;

4. I voli di Stato dettati da ragioni di sicurezza devono riguardare pericoli e minacce insorgenti e persistenti in concreto e non presunti;

5. Tutti i voli di Stato devono essere resi pubblici mediante pubblicazione nei siti internet istituzionali di tutti gli organi costituzionali interessati insieme alle informazioni sulle ragioni del loro utilizzo.

6. Infine a controllare l’effettiva applicazione di tali disposizioni sarà la Corte dei Conti a cui l’ufficio preposto alla concessione dei voli di Stato, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dovrà trasmettere le informazioni amministrative, tecniche e finanziarie dei voli effettuati per gli accertamenti sulla loro legittimità e appropriatezza. 



Mentre attendiamo l’esito delle indagini della Procura, ci attiveremo per far calendarizzare la discussione della legge in aula. Basta con gli aerotaxi di Stato a spese dei cittadini.

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