#ProgrammaAgricoltura: Etichettatura e tutela del “Made in Italy”


di MoVimento 5 Stelle

Oggi discutiamo il secondo quesito del programma Agricoltura del MoVimento 5 Stelle. La votazione si terrà la prossima settimana. Una corretta e trasparente etichettatura si traduce in una maggiore tutela dei consumatori e in una salvaguardia più accurata delle eccellenze, con il mantenimento della libertà di una scelta consapevole. In materia di etichettatura la UE fa la voce grossa e la linea politico legislativa è lontana dalle esigenze dei paesi dalle eccellenze produttive in campo agricolo, sottostando a logiche lobbistiche a livello aziendale e di potere a livello politico in un’ottica di standardizzazione che fa maggiore gioco ai paesi del Nord Europa.
In particolare il codice doganale prevede che il paese di origine dei prodotti si debba considerare quello di ultima trasformazione, senza obbligo di apporre in etichetta la provenienza delle materie prime. Per questo motivo la UE ha sostanzialmente parcheggiato la legge 4/2011 con tanto di minaccia di infrazione proprio perché prevedeva l’indicazione in etichetta dell’origine delle materie prime.

di Antonello Paparella, Ordinario di microbiologia alimentare Univ. Teramo

Il 96% dei consumatori italiani ritiene fondamentale disporre di una informazione chiara sull’origine dei prodotti alimentari. Questo è il risultato di una recente indagine svolta dal nostro Ministero delle Politiche Agricole: ebbene 8 consumatori su 10 in Italia decidono di acquistare un alimento soprattutto perché, oltre ad essere stato realizzato in uno stabilimento italiano, è prodotto con materie prime italiane.

La posizione dell’Unione Europea è diversa
: nonostante il made in Italy sia uno strumento formidabile di marketing e spesso condizioni il prezzo dei prodotti, la UE limita l’obbligo di informazione sulla provenienza a casi molto specifici, che vanno decisi di volta in volta. Invece è realmente importante conoscere, oltre all’origine dello stabilimento, se veramente le materie prime provengono da un paese anziché da un altro.

L’Italia ha una normativa molto severa, per esempio dispone di una normativa diversa sui prodotti di salumeria, sui prodotti da ricorrenza come la colomba o il panettone. Non chiede deroghe in relazione a molti prodotti utilizzati nell’agricoltura.

Ciò nonostante l’obbligo di informazione sulla provenienza vige in Europa solo quando l’omissione possa indurre in errore il consumatore, per esempio il pesto ligure realizzato con materie prime non liguri. Oppure in alcuni settori merceologici: in Italia è obbligatorio per le carni bovine, suine e ovicaprine, per il pesce e i prodotti di acquacoltura, per il miele, le uova e i prodotti ortofrutticoli freschi, la passata di pomodoro, il latte e i prodotti lattiero caseari confezionati, e per l’olio extravergine di oliva. Quindi sono settori molto specifici. Per tutti gli altri non esiste l’obbligo di informazione sulla provenienza.

In questi ultimi anni l’esperienza italiana ha dimostrato
che esiste un reale vantaggio non solo per i consumatori, ma anche per l’industria e il produttore, se viene indicata la provenienza. Per esempio nel latte di alta qualità si è avvantaggiato il latte italiano. Oggi quasi tutto il latte di alta qualità è italiano ed esistono anche produzioni regionali e provinciali che in questo modo possono essere valorizzate. Nel miele noi abbiamo una normativa più severa di quella europea perché siamo obbligati ad indicare la provenienza esatta, e non soltanto paesi UE o paesi non UE, e questo ha creato condizioni di trasparenza e di vantaggio in un settore che sta soffrendo particolarmente per una contrazione della produzione in Italia.

Questo significa che l’indicazione obbligatoria della provenienza non soddisfa solo un’esigenza di trasparenza del consumatore ma porta vantaggio al produttore perché alimenta un percorso virtuoso di valorizzazione delle produzioni di qualità. Una cosa di cui veramente abbiamo bisogno in questo momento in tutta l’Unione Europea. È importante quindi che il produttore possa conoscere non solo dove è stata realizzata l’ultima trasformazione, ma da dove provengono le materie prime, almeno le materie caratterizzanti, quelle principali nella lista degli ingredienti.

Poiché l’obiettivo dell’Unione Europea non può che essere quello di tutelare gli interessi e il diritto alla salute e all’informazione del consumatore, è importante che quanto prima venga con reso obbligatoria l’indicazione di provenienza su tutte le materie prime o perlomeno su quelle caratterizzanti. Certo questa informazione potrebbe non essere gradita ai produttori che hanno interesse ad aiutarla, perché magari si approvvigionano di materie prime a basso costo nel mercato globale, ma non è sicuramente questo l’obiettivo della Commissione Europea.

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Governo non ceda a ricatto Trump. Tuteli Made in Italy (30-03-2017)

Roma, 30 marzo – "L’annuncio di dazi da parte di Trump ai prodotti italiani ed europei è la prova che i trattati internazionali come Ttip e Ceta sono l’imposizione di un modello produttivo che danneggia le eccellenze del Made… Continua a leggere Governo non ceda a ricatto Trump. Tuteli Made in Italy (30-03-2017)

Alimenti, stop a import carne avariata dal Brasile (22-03-2017)

Roma, 22 marzo – "Il Governo blocchi immediatamente l’import di carne avariata dal Brasile, come già fatto da Cina e Corea del Sud". Così in una nota congiunta i parlamentari del M5S Mirko Busto e Matteo Mantero, rispettivamente deputati… Continua a leggere Alimenti, stop a import carne avariata dal Brasile (22-03-2017)

INVITO STAMPA – Alimenti, Stop a macelli lager e allevamenti intensivi (16-03-2017)

Roma, 16 marzo – "Come riformare macelli lager e allevamenti intensivi nel rispetto delle norme sul benessere animale e della tutela della salute pubblica, garantendo una maggiore trasparenza ai consumatori". È questo, in sintesi, il tema della conferenza stampa… Continua a leggere INVITO STAMPA – Alimenti, Stop a macelli lager e allevamenti intensivi (16-03-2017)

Olio palma, studio che lo riabilita? Una fakenews (09-02-2017)

Roma, 8 febbraio – "È giallo sullo studio dell’associazione tedesca Stiftung Warentest rilanciato nelle ultime ore in maniera del tutto ingiustificata da alcuni organi di stampa. Una nuova fakenews che riabilitare l’olio di palma. Si tratta infatti di un… Continua a leggere Olio palma, studio che lo riabilita? Una fakenews (09-02-2017)

Panettone e pandoro: occhio all’etichetta

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di MoVimento 5 Stelle Camera

In questi giorni grandi aziende dolciarie stanno facendo girare spot in cui prendono in giro abitudini alimentari sane e naturali contrapponendole alla tradizione gastronomica italiana. Nulla di più falso. Per rimanere fedeli alla tradizione dolciaria italiana non è necessario difendersi dai vegani ma è sufficiente rispettare la legge. Cosa che molte aziende non fanno. Vi siete mai chiesti infatti perché su molte confezioni sono messe in evidenza altre espressioni come “Zuppa inglese” o “Maxiciok” mentre la parola “panettone” o “pandoro” sono riportate con caratteri più piccoli?

La risposta è perché vi stanno ingannando. Vi stanno vendendo un falso. Come per tutti i prodotti, ci sono infatti delle norme precise, il cosiddetto disciplinare, che dicono a quali condizioni un produttore può riportare sulla confezione la dicitura “Panettone o pandoro“. Per farlo deve usare metodi di lavorazione e ingredienti specifici. Ad esempio, non possono però essere usati grassi diversi dal burro.

E invece cosa troviamo in molti panettoni e pandori tarocchi? L’olio di palma! Un grasso vegetale nocivo per salute e ambiente. Nocivo per la salute perché è ricco di grassi saturi, che favoriscono l’insorgere di malattie cardiovascolari, diabete, sovrappeso e obesità, ma soprattutto è nocivo per la salute perché contiene sostanze cancerogene a causa dei processi industriali di lavorazione a cui è sottoposto, come conferma l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.

E’ nocivo per l’ambiente perché per fare spazio alle coltivazioni di palma da olio le grandi lobby dell’industria alimentare stanno distruggendo le foreste tropicali del Sud Est asiatico, con gravi danni per il clima e le popolazioni indigene.

Durante le feste fate un atto rivoluzionario, guardate l’etichetta e portate a tavola un’alimentazione consapevole, a cominciare da un panettone o un pandoro ‘a norma di legge’. Solo così rispetteremo davvero la tradizione, l’ambiente e la nostra salute.

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Olio di palma, No a Olivero ‘Ministro della Nutella’ (28-10-2016)

Roma, 28.10.2016 – "Ricordiamo al vice ministro, Andrea Olivero, che il suo mandato è vincolato alla tutela degli interessi e della salute dei cittadini e non a quelli dei grandi gruppi dell’industria dolciaria e agroalimentari, come appunto la Ferrero… Continua a leggere Olio di palma, No a Olivero ‘Ministro della Nutella’ (28-10-2016)

Caporalato: M5S, ok a ddl ma solo primo passo (18-10-2016)

Roma, 18.10.2016 – "Questo provvedimento è solo il primo passo di un lungo percorso. Tanti infatti gli aspetti che andavano potenziati, dai trasporti per raggiungere il luogo di lavoro in mano ai caporali agli alloggi dignitosi, al fine di… Continua a leggere Caporalato: M5S, ok a ddl ma solo primo passo (18-10-2016)

Arriva il #ProsciuttoChimico nelle nostre tavole

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Dopo il pollo al cloro, arriva il prosciutto chimico.

dal sito della Coldiretti

Arriva il prosciutto gonfiato che contiene più acqua e anche aromi chimici, sinora vietati, a danno dei consumatori e degli allevatori italiani. A lanciare l’allarme è la Coldiretti in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio nel denunciare l’entrata in vigore del cosiddetto “decreto salumi” che recepisce norme comunitarie concernenti la disciplina della produzione e della vendita di taluni prodotti di salumeria, con la mostra “Le mani dell’Europa nel piatto“.

Vengono aumentati di un punto percentuale i tassi di umidità relativi al prosciutto cotto, a quello cotto scelto e a quello cotto di alta qualità, il che significa– denuncia la Coldiretti – che il contenuto di acqua consentito sarà pagato dagli acquirenti come se fosse carne. L’incremento del tasso di umidità previsto per le tre categorie di prosciutto andrà – precisa la Coldiretti – a minare la qualità del prodotto stesso a discapito del maiale italiano, le cui carni hanno caratteristiche qualitative superiori a quelle dei maiali importati dai paesi del nord, penalizzando i nostri allevatori.
Il decreto cancella poi il divieto di utilizzo di aromi chimici, aprendo così la strada alla possibilità di correggere gusto e sapore dei salumi fatti con materia prima scadente e di dubbia origine. Viene infatti sostituita la distinzione tra aromi artificiali e naturali identici con un riferimento generale al regolamento UE 1334/2008, relativo agli aromi e alle sostanze aromatizzanti. Ad essere abolita – sottolinea la Coldiretti – è anche la “scadenza”, il cosiddetto termine minimo di conservazione che era fissato al massimo entro 60 giorni dalla data di confezionamento del prosciutto cotto e che ora sarà invece deciso direttamente dal produttore.
Paradossalmente viene mantenuta, invece, la possibilità di utilizzare le cosce di maiale congelate per produrre il prosciutto crudo stagionato per il quale viene però ridotta a 40 giorni la fase minima di riposo (55 giorni per le cosce superiori agli 11 chili). Si tratta di norme per favorire le importazioni dall’estero di maiali più leggeri di quelli italiani in una situazione in cui – ricorda Coldiretti – due prosciutti su tre venduti oggi in Italia provengono da maiali allevati in Olanda, Danimarca, Francia, Germania e Spagna senza che questo venga evidenziato chiaramente in etichetta dove non è ancora obbligatorio indicare l’origine. Altra novità del provvedimento è l’inserimento nel decreto del Culatello, sino ad oggi assente, ma anche qui si apre a una “industrializzazione” del prodotto (uso di involucri artificiali al posto del tradizionale budello naturale, ecc.) che rischia – continua la Coldiretti – di abbassarne la qualità.
Occorre salvaguardare la tradizione artigianale della nostra salumeria che ha conquistato i mercati internazionali nel rispetto della tradizione e della qualità”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “va fermata una deriva comunitaria che punta all’omologazione verso il basso della qualità, troppo spesso con la complicità di una parte dell’industria anche nazionale”.
In Italia sono allevati – conclude la Coldiretti – meno di 8,7 milioni di maiali, destinati per il 70 per cento alla produzione dei 36 salumi che hanno ottenuto dall’Unione Europea il riconoscimento di denominazione di origine (Dop/Igp). Il settore della produzione di salumi e carne di maiale in Italia, dalla stalla alla distribuzione, vale 20 miliardi.

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Agricoltura: M5S, Olivero riferisca in Commissione (11-10-2016)

Roma, 11.10.2016 – "In base a quanto riportato nella puntata di Report sulle truffe delle certificazioni del biologico, chiediamo che il vice ministro, Andrea Olivero, sia audito al più presto in Commissione Agricoltura, per riferire sull’incontro che ha avuto,… Continua a leggere Agricoltura: M5S, Olivero riferisca in Commissione (11-10-2016)