Fassino stroncato dalla Corte dei Conti: ha lasciato un disastro economico

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di Chiara Appendino

La giunta Piero Fassino ha lasciato al 31/12/2015 il bilancio della Città di Torino in una situazione di squilibrio strutturale: lo sancisce la Corte dei Conti nelle proprie conclusioni a termine della fase istruttoria.

Cade così, definitivamente, il falso mito di aver lasciato a me e alla mia squadra una città con i conti in ordine. La realtà dei fatti si dimostra molto distante da quanto propagandato fino ad oggi.

Ora toccherà a noi l’onere di rimettere i conti in equilibrio. Come prescritto dalla Corte dei Conti, entro il 30/9 illustreremo il piano con i provvedimenti che dovremo adottare.

Qui il testo integrale della Pronuncia

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La battaglia di civiltà contro il gioco d’azzardo dei sindaci 5 Stelle

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Lettera aperta dei sindaci del MoVimento 5 Stelle

L’azzardo di massa sta segnando sempre di più il volto delle nostre città: negozi e botteghe artigiane chiudono per mancanza di clienti e al loro posto proliferano sale da azzardo con il loro contorno di finanziarie e “compro oro”; bar e tabaccherie sono diventati mini-casinò -dove di fatto azzardano anche preadolescenti- e una delle cause principali di indebitamento di famiglie e imprese. Accanto a questi luoghi si è diffusa l’usura, dove non sia la criminalità stessa ad infiltrarsi nella gestione delle sale.
Nel 2016 in Italia, si sono “giocati” 95 miliardi, infrangendo ogni record: 7,9 miliardi al mese, 260 milioni al giorno, quasi 11 milioni l’ora; una somma pari al 4,75% del PIL, al 12% della spesa delle nostre famiglie, su cui ricadono i drammi umani, aggravati da indebitamento ed usura.

Per chi come noi, riveste il ruolo di Sindaco è un dovere morale
, prima ancora che politico, intervenire su questa nuova alienazione che spesso porta una pesante dipendenza patologica e danni al tessuto economico e sociale.
In questi anni molte amministrazioni comunali hanno disposto, attraverso regolamenti e ordinanze, limitazioni di orari e distanze dai luoghi sensibili (scuole, chiese, luoghi di socializzazione) a tutela della salute delle fasce deboli, anziani e minorenni su tutti, e per ridare un volto più umano alla città. Lo hanno fatto affrontando i ricorsi dei gestori, supportati dai colossi finanziari della filiera. E la loro costanza ha vinto: negli anni le sentenze dei TAR, del Consiglio di Stato e della Corte Costituzionale hanno sancito che le norme regionali e le prescrizioni comunali in questo ambito sono legittime, anzi doverose.

Sappiamo bene che un fenomeno di questa portata non si combatte solo con misure restrittive, ma anche promuovendo spazi sociali, sportivi e culturali, dove le persone possono sviluppare relazioni umane e coltivare quegli interessi che sono alla base di una società sana e consapevole. Ma è imprescindibile fronteggiare un mercato di massa che va a cercare le vittime nei contesti di vita e che porta solitudine, passività e degrado.

Le comunità locali, insieme alle autorità di pubblica sicurezza e alle forze di polizia dislocate sul territorio, sono i primi sensori in grado di percepire i rischi per la salute, il degrado urbano e il diffondersi delle illegalità, dovremmo dunque riconoscere ai sindaci poteri autorizzativi e di diniego oltre che di regolamentazione.
In Conferenza Unificata Stato/Regioni si cerca dunque di convincere gli Enti Locali a rinunciare alle loro prerogative e ad accettare un compromesso sulla pelle viva delle persone.

Il Governo propone una riduzione formale dei luoghi di azzardo, che diverrebbero però mini casinò non soggetti alle norme locali: dei porti franchi liberi di piazzarsi accanto ad una chiesa una scuola o un centro giovanile, divenendo più efficaci nell’andare a catturare nuove vittime.

Per evitare tutto questo, basta che una sola regione resista e il Governo non potrebbe più procedere con decreto legislativo: sarebbe necessario passare per il Parlamento dove, lo sappiamo, esiste una sensibilità contraria all’azzardo.

Chiediamo dunque ai presidenti di Regione, soprattutto a quelli che in questi anni si sono dimostrati più sensibili al problema, di essere coerenti con l’impegno di tutelare sempre e comunque i propri cittadini, garantendo la facoltà di Comuni e Regioni di regolamentare il fenomeno dell’azzardo. Ai nostri colleghi sindaci, invece, chiediamo di condividere il presente appello a sostegno di una battaglia di civiltà per il benessere delle comunità.

È un appello che ci sentiamo di rivolgere anche pensando alle famiglie delle vittime dell’azzardo, ai volontari dei centri anti-usura e dei giocatori anonimi, alle tante persone che hanno messo a disposizione il loro tempo per organizzare gli SlotMob.

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Boschi, ma cosa mi dici mai?

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di MoVimento 5 Stelle

Maria “Etruria” Boschi, la ministra riscaldata dal governo Gentiloni nonostante avesse spergiurato che in caso di vittoria del NO al referendum se ne sarebbe tornata a casa, ieri ha dimostrato la sua incompetenza e pochezza istituzionale. Ha snobbato le legittime richieste dei torinesi, come fossero figli di un dio minore solo perchè hanno democraticamente eletto a sindaco la portavoce del MoVimento 5 Stelle Chiara Appendino. Secondo leiLa sindaca Appendino sa che il governo ha un confronto con il comune e che i 61 milioni non sono dovuti“.

Boschi, ma cosa mi dici mai? Non lo sai che ci sono due sentenze, una del Tar e l’altra del Consiglio di Stato, che danno ragione ai torinesi? Persino il profeta Fassino ha dovuto ammettere che la ragione è di Chiara Appendino. I torinesi hanno diritto a quei soldi e lo Stato li deve sganciare, punto. I rappresentanti del governo non possono permettersi di discriminare una comunità cittadina solo perchè il sindaco che amministra non è del loro partito. Basta con l’arroganza. Il governo faccia quello che deve fare e restituisca i soldi ai cittadini. La Boschi chieda scusa ai torinesi e si dimetta. La sua spocchia la rende indegna di continuare a ricoprire un ruolo istituzionale.

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Corto circuito in salsa PD

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di Laura Castelli

Non c’è nulla di peggio di un partito che si incarta e si contraddice da solo.

I fatti:

– Chiara Appendino chiede al Governo ciò che deve al Comune di Torino. 61 milioni così come da sentenze del Tar e del Consiglio di Stato.
– Piero Fassino comincia a scalpitare perché se oggi Torino vanta questo credito è grazie a lui. E quindi chiede riconoscenza.
– Maria Elena Boschi in TV dichiara che a Torino non spettano questi soldi, che non sono dovuti.

Ammetto di essere un po’ confusa. Sarà mica questione di colore politico? Chissà cosa risponderà Fassino alla sua compagna Boschi.

Noi rispondiamo così:

“Non lo dice Chiara Appendino che quei 60 milioni spettano a Torino, ma due sentenze, una del Tar e l’altra del Consiglio di Stato – ha dichiarato la Sindaca di Torino – Il Governo dovrebbe avere con le amministrazioni locali un rapporto istituzionale e non legato all’appartenenza politica, cosa che dalle dichiarazioni di Boschi mi sembra che non avvenga per Torino.
Faccio appello affinchè tutta Torino si unisca a noi in questa battaglia che è una battaglia per la nostra comunità e per tutti i torinesi”.
E ancora: “Gli esiti delle due sentenze dei giudici amministrativi certificano la correttezza dei calcoli effettuati dai nostri uffici. Per questa ragione abbiamo deciso di rimettere la questione al Consiglio di Stato con un ricorso di ottemperanza che sarà notificato nei prossimi giorni ai ministeri. Come sono state trovate soluzioni transattive per altri comuni come Lecce, tramite l’inserimento di un emendamento specifico nella finanziaria, ci saremmo aspettati lo stesso trattamento per Torino. Chiediamo niente di più e niente di meno di ció che ci è dovuto.” ha concluso Chiara Appendino.

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Così stiamo trasformando Torino

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di Chiara Appendino, sindaco di Torino

La sfida di un’Amministrazione è quella di tradurre in azioni concrete quelle che sono le idee che sostiene, e soprattutto, dare motivo ai cittadini di crederci con la stessa forza.
È in questa direzione che va la scelta presa martedì 14 marzo dalla nostra Giunta sul tema del Commercio. Abbiamo infatti intenzione di favorire le nuove aperture commerciali che risponderanno ad alti standard qualitativi.

Tra le caratteristiche di questi standard ci saranno, ad esempio: la possibilità di accedere a una rete wi-fi gratuitamente, la disponibilità di fasciatoi per i bebè, la presenza chiara ed evidente di informazioni sugli effetti dell’abuso di alcolici, la promozione di iniziative della Città, l’apertura durante le principali festività e nelle due settimane centrali di agosto, e il rispetto della normativa per il superamento delle barriere architettoniche per l’accesso ai locali e per i servizi igienici.

Ma, più di tutto – e si tratta di un punto a cui teniamo particolarmente – la totale assenza di slot-machine in un’ottica di contrasto serrato alla piaga della ludopatia.

Tutti i nuovi locali che presenteranno queste caratteristiche qualitative avranno agevolazioni in termini di sconti sugli oneri comunali fino al 20% della somma totale, e con la possibilità di rateizzare l’importo fino a sette anni.
Questo contribuirà al rinnovamento del commercio locale in un orizzonte qualitativo con benefici per lo stesso commercio e per tutti i cittadini.

Puntiamo in questo modo a dare una spinta alle nuove aperture di locali commerciali, al lavoro e, in particolare, a stili di vita virtuosi in cui crediamo fortemente.

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A Torino arriva la rete 5G

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di Chiara Appendino, sindaco M5s Torino

Sono particolarmente orgogliosa di annunciare che la Città di Torino sarà la prima in Italia a sperimentare la rete 5G.
Internet è un mezzo potente e prezioso: attraverso la rete si uniscono mondi lontani, si scambiano emozioni e si sviluppano possibilità lavorative. Con l’accesso a una rete solida si promuovono sviluppo, tecnologia, conoscenza, informazione e trasparenza.
Ma, soprattutto, si dà la prova concreta di una volontà di Torino di investire in infrastrutture e innovazione per creare un ecosistema fertile all’insediamento di nuove imprese sul territorio.
Il protocollo d’intesa con TIM, stipulato dall’Assessora all’Innovazione e Smart City Paola Pisano e approvato stamattina in Giunta prevede la sperimentazione di una nuova infrastruttura di telecomunicazioni, basata su tecnologie e standard di quinta generazione in grado di offrire prestazioni superiori alla rete 4G.
La rete 5G infatti si traduce in una maggiore capacità e affidabilità di trasmissione dati e nella possibilità di connessione di un numero molto elevato di oggetti. Self-driving car, smart-traffic, domotica, cloud-computing e molto altro sono grandi passi avanti per la qualità della vita dei cittadini e per lo sviluppo delle imprese.
Il protocollo prevede che entro il 2018 possano usufruire di questa rete 3.000 utenti e che successivamente TIM realizzi la prima rete commerciale 5G.
È un’importante opportunità per la nostra Città, che vuole essere sempre più territorio aperto all’innovazione. E noi sapremo coglierla.

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Chiara Appendino e Virginia Raggi dicono NO!

di Chiara Appendino e Virginia Raggi

Virginia: Fare il sindaco è un compito estremamente importante, oneroso e impegnativo. Farlo di una città come Roma potete immaginare bene quanto impegno, quanta attenzione richieda.

Chiara: Ci sono le commissioni, ci sono i consigli, ci sono gli incontri con le associazioni, con i cittadini, col prefetto, insomma tutto quello che riguarda la quotidianità della città in qualche modo viene gestito anche dal sindaco.

Virginia: Ci hanno lasciato una città sicuramente in macerie, con oltre 13 miliardi di debito e con i servizi allo stremo. Io sono estremamente onorata di fare questo lavoro, che tuttavia già svolgo quasi part-time perché nel frattempo sono anche sindaco della città metropolitana di Roma Capitale. Devo dire che lì sono coadiuvata da una squadra e da un vicesindaco.

Chiara: Con questa nuova proposta di riforma, oltre all’attuale incarico di sindaco della città di Torino, di sindaco della città metropolitana, io potrei essere chiamata in causa ed essere anche senatrice.

Virginia: Chiaramente rinuncerei a questo incarico.

Chiara: Il sindaco deve fare il sindaco, deve rispondere al territorio, e io già impiego moltissima energia così. Dedicare un giorno a Roma, e poi tutto il tempo necessario per studiare gli atti e votarli in modo consapevole, credo che non sia davvero fattibile per un sindaco di una grande città.

Virginia: Per questi motivi io voto no alla riforma della Costituzione, e vi invito il 26 novembre a Roma per il cammino in difesa della nostra Costituzione, la nostra bellissima Costituzione. L’appuntamento è alle 13:30 a San Paolo Fuori le Mura, da lì cammineremo fino alla Bocca della Verità. Vi aspetto, venite, anche voi siete anche voi sindaci di questa città.

Chiara: Il 2 dicembre ci sarà un importante appuntamento qui a Torino in piazza San Carlo, “Io dico no”, e ci riuniremo in piazza, spiegheremo le ragioni del no all’attuale referendum e alla riforma costituzionale proposta dal Governo Renzi.

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Rifiuti zero a Torino

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di Chiara Appendino

“Rifiuti zero”. Sono sette anni che è iniziata l’attività politica del MoVimento 5 Stelle e sono sette anni che questa idea non è mai cambiata. Oggi che siamo al governo di questa città abbiamo la possibilità di portarla avanti con politiche concrete. Per farlo, Giunta, consiglieri e tecnici nominati nelle partecipate, si impegneranno ad attuare il nostro programma.

Insieme all’assessora all’ambiente, Stefania Giannuzzi, ai Consiglieri Comunali, al presidente di TRM, Renato Boero, e al presidente dell’AMIAT, Lorenzo Bagnacani, in ottemperanza alle indicazioni europee stiamo lavorando affinché la Città di Torino si avvii verso una forte riduzione dei rifiuti arrivando a superare in tempi utili il concetto di incenerimento.

Il ragionamento è molto semplice: meno rifiuti ci sono, meno se ne possono incenerire.
All’interno di questo quadro, un nodo importante è quello della gestione dei rifiuti per cui ci siamo riproposti l’aumento della quota di raccolta differenziata, la progressiva riduzione del rifiuto indifferenziato e l’introduzione di una tariffazione incentivante che si basa sul principio di chi più inquina, più paga.

I miracoli non si fanno da subito, ma da subito ognuno di noi può iniziare a impegnarsi per raggiungere questo obiettivo. Valgono sempre le quattro R: Riducete incarti e rifiuti inutili, Riutilizzate ciò che avete, Riparate ciò che rompete, avviate al Riciclo ciò che gettate. Per vedere cambiamenti il prima possibile dobbiamo agire tutti insieme, per il bene dell’ambiente, delle prossime generazioni, e anche del nostro portafoglio.

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