Nell’#Italia5Stelle lotta dura all’azzardopatia

di Giovanni Endrizzi

L’azzardo è una rovina economica, ma anche sociale. Porta degrado e passività per questo il Movimento 5 Stelle lo contrasta fermamente. I giovani non devono essere attirati in un paese dei balocchi in attesa di un jackpot ma trovare un Paese che offre spazio alle idee, all’innovazione, al merito. Ti aspettiamo dal 22 al 24 settembre a Rimini a Italia 5 Stelle per disegnare insieme questo futuro diverso. Puoi far parte di questo progetto anche con una piccola donazione: DONA ORA! È importante, pensaci.

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Vogliamo i dati sull’azzardo

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di MoVimento 5 Stelle

Mentre è miseramente fallito il blitz d’agosto del governo per cercare di favorire “azzardopoli” (attenzione ci riproveranno nuovamente ai primi di settembre), è arrivata l’ora di alzare il velo sui numeri reali di questo fenomeno.

Stiamo parlando di decine di miliardi di euro di risorse, importantissime per lo sviluppo e l’innovazione del nostro Paese, che si disperdono nell’illusione del ‘tentar la sorte’. I Monopoli di Stato detengono dati importantissimi sui flussi di denaro provenienti dall’azzardo, scomposti per tipologia di gioco, che investono ogni singolo quartiere e comune italiano. Amministratori locali, consiglieri, operatori dei servizi, cittadini hanno diritto all’accesso a quei dati.

Il MoVimento 5 Stelle ha deciso di far piena luce attraverso i suoi amministratori e consiglieri comunali. Fino ad oggi è avvenuto un vergognoso silenzio su dati pubblici. I Monopoli di Stato hanno alzato un muro invalicabile a tutti – ma non ai lobbysti – sui dati reali e non manipolati della spesa degli italiani in azzardo “legale“. Quei dati sono necessari a amministratori locali, operatori sanitari, associazioni, cittadini per capire quanto denaro – e sono miliardi di euro – invade i territori e distrugge relazioni e legami e l’economia sana e produttiva.

Il Comune di Dello, in Provincia di Brescia, è riuscito a ottenere quei dati inviando un formulario di accesso agli atti generalizzato (FOIA). Pensate, solo in questo piccolo Comune di 5.625 abitanti, nel 2015 risulta una spesa in azzardo di 5 milioni e 971 mila euro, ovvero una spesa pro capite di 1.043,88 euro.

SCARICA QUI IL MODULO ATTRAVERSO IL QUALE SINDACI, ASSESSORI, CONSIGLIERI POSSONO RICHIEDERE I DATI PER COMUNE E PROVINCIA!

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Il Tar ci dà ragione: l’ordinanza contro le slot machine è legittima

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Ogni euro gettato nel ‘buco nero’ dell’azzardo, è un euro sottratto alle famiglie e all’ economia sana e produttiva del commercio e della piccola impresa. La sentenza del Tar del Piemonte che ripristina l’ordinanza ‘anti-slot’ di Torino è una grande vittoria. Come prevedono già le nostre proposte di legge il MoVimento 5 Stelle al Governo tutelerà e rafforzerà il potere di Comuni e Regioni per contrastare questa piaga. Non solo, come votato su Rousseau metteremo in campo tantissime altre azioni. Al primo punto l’abolizione di ogni forma di pubblicità. L’azzardo è come il fumo. Non si può promuovere ciò che è dannoso.

di Chiara Appendino

È notizia di ieri sera che il Tribunale Amministrativo Regionale ha respinto il ricorso di alcuni esercenti che si erano opposti ai limiti per gli orari delle sale gioco e delle VLT, definiti da un’ordinanza firmata da me lo scorso ottobre – la quale recepiva una direttiva della Regione – e che nel frattempo era stata sospesa dal Consiglio di Stato.

Personalmente ho accolto questa notizia con grande soddisfazione. Quella contro il gioco d’azzardo patologico è una piaga contro cui il Movimento 5 Stelle si batte da anni e che ha un impatto devastante sul territorio.

Se i dati ci dicono che il costo annuale per la sanità pubblica è di oltre 10 miliardi, questi numeri, per quanto grandi, non rendono comunque l’idea del dramma di famiglie che si presentano agli sportelli del comune perché la loro vita è stata letteralmente rovinata dal gioco d’azzardo patologico. Si tratta di una realtà propria di molte città e che sindaci e servizi sociali conoscono molto bene.
Non sono solo numeri: sono volti di cittadine e cittadini, con storie drammatiche alle spalle e nessun futuro davanti a loro.

Ribadisco, dunque, la necessità di una limitazione dell’attività delle sale slot e delle classiche “macchinette” che si possono trovare in molti bar e tabaccherie.
Limitazione che tuttavia da sola non porterà alla soluzione del fenomeno, la quale passa da una consapevolezza del problema e da una sensibilizzazione a tutti i livelli, in particolare in età scolastica.

Il sostegno a questa posizione è confermato dall’attività della Giunta. Pochi mesi fa infatti, abbiamo approvato una delibera, su proposta dell’assessorato al Commercio di Alberto Sacco, nella quale sono previsti sconti sulle tasse comunali per le nuove aperture che presentino determinati criteri qualitativi e, tra questi, vi è proprio l’assenza di apparecchi per il gioco d’azzardo.

Aggiungo inoltre, e credo sia un punto importante, che gli sforzi in questo senso debbano essere intentati a ogni livello di Amministrazione e di Governo. Questa è una battaglia che si vince solo collaborando.
Come tutti sanno, il gioco d’azzardo non si esaurisce alle sale slot e alle macchinette nei locali ma, purtroppo, ha uno spettro estremamente più ampio.
Penso, ad esempio, al gioco online. Oggi è sufficiente avere uno smartphone mediamente evoluto e una connessione ad internet per avere accesso a un’infinità di siti dedicati al gioco d’azzardo, con la differenza che in tantissimi casi si tratta di siti illegali dove la possibilità di essere truffati (anche dopo aver finito di “giocare”) è pressoché certa.

Il pensiero consequenziale, però, non deve essere: “Allora tanto vale non mettere divieti alle slot”, bensì incrementare gli sforzi affinché il buco nero del gioco d’azzardo venga controllato e regolamentato dalle Autorità competenti. Ripeto, a tutti i livelli.

Ringrazio infine i Giudici del TAR per il lavoro svolto, le Autorità che vigileranno sul rispetto dell’ordinanza e tutte le cittadine e i cittadini che fino ad oggi hanno dimostrato una grandissima sensibilità su questo tema. Fatti salvi i tempi tecnici, l’ordinanza tornerà subito in vigore e la nostra attenzione continuerà ad essere massima: la salute dei cittadini è una priorità.

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#ProgrammaSalute: lotta all’azzardo

L’azzardo è una industria di massa che coinvolge ormai 30 milioni di Italiani. Il boom è avvenuto per una serie di fattori: la selvaggia liberalizzazione, la crisi economica (che ha spinto molte persone a sfidare la sorte per cercare una soluzione alla perdita di reddito) e anche la massiccia pressione pubblicitaria sulle ricche vincite. Non possiamo accettare uno Stato che si comporta da biscazziere, che spinge le persone a giocare creando artificialmente la domanda di azzardo, quello stesso Stato che poi riconosce la azzardopatia come una patologia da curare. Discutiamo come invertire la rotta attraverso le soluzioni proposte.

di Marco Dotti, sociologo

La domanda di gioco d’azzardo, in Italia, è stata costruita e creata artificialmente attraverso un’offerta, un’offerta da parte dello Stato e da parte dei concessionari privati che hanno strutturato un sistema costruendolo per, appunto, indurre dipendenza, indebitamento, e fare molti affari, molti soldi sulle spalle dei cittadini. Oggi gli ultimi conti dell’azzardo legale parlano di 96 miliardi di euro di fatturato, stiamo parlando di una delle più grosse imprese, se così possiamo dire, del sistema italiano. Intervenire non solo è doveroso, etico e civile, ma ormai, vista la drammaticità della situazione, è necessario.

I punti su cui siete chiamati a esprimervi in termini di priorità per l’azione sono 9:

il primo riguarda il divieto di pubblicità e sponsorizzazione diretta e indiretta. Il tema è importante perché non solo la pubblicità e le sponsorizzazioni stanno, in qualche modo, invadendo lo spazio mediatico ma la vita quotidiana di tutti ma, in qualche modo, veicolano e legano, veicolano un messaggio negativo e legano anche la stampa, l’informazione, la comunicazione perché, appunto, dei 96 miliardi di euro di fatturato del gioco d’azzardo, gran parte va in pubblicità, non solo per alimentare quel business ma per impedire in qualche modo che la critica, che le reazioni civili escano allo scoperto e abbiano, appunto, la rilevanza che devono avere all’interno dei media.

Un secondo punto riguarda le campagne informative e di prevenzione soprattutto nelle scuole. Questo è importante perché è importante, e quindi è il punto pro, prevenire più che curare.

Un terzo, un terzo punto è quello di obbligare, per la prevenzione, appunto, la cura e il controllo, chi gioca d’azzardo a utilizzare una tessera, una tessera specifica, in molti paesi europei ci sono queste tessere, le tessere giocatore addirittura sono le tessere sanitarie fiscali e il pro è che ci sarebbe tracciabilità del denaro, tracciabilità dei redditi di chi gioca, perché oggi abbiamo il redditometro che controlla pressoché tutto tranne le spese del gioco d’azzardo.

Un quarto punto riguarda la trasparenza finanziaria delle società che, in concessione, operano per conto dello Stato nel settore dell’azzardo di massa, legale. Oggi questa tracciabilità non esiste di fatto perché le grandi concessionarie fanno capo a fondi d’investimento con sede in Lussemburgo piuttosto che a Londra e via discorrendo. I pro quindi sono la tracciabilità, anche qui, finanziaria dei flussi, impedire il riciclaggio e impedire che, come concessionari di Stato, vi siano soggetti che lo Stato, e il cittadino, di conseguenza, realmente non conosce

C’è poi un quinto punto che è la registrazione delle somme giocate per ogni comune e in ogni tipo di forma d’azzardo e dare massima pubblicità e consultabilità dei dati per i cittadini. Il pro in questo caso permette ad amministratori locali e cittadini di capire qual è il reale flusso di denaro che investe le loro comunità, i loro territori, e le vite stesse dei giocatori.

Il sesto punto riguarda quello di dare più risorse alle forze dell’ordine, alla magistratura e all’istituzione di nuclei specializzati per l’illegalità del gioco d’azzardo. Anche questo punto, come gli altri, è molto importante perché oggi, chiaramente, le forze dell’ordine intervengono ma, per quanto riguarda il gioco legale, l’azzardo legale, il controllo rischia di essere esclusivamente formale trattandosi di azzardo mediato da tecnologia, non si tratta semplicemente di guardare un libretto delle istruzioni o un timbro su un libretto di conformità o un prototipo della macchina o via discorrendo, si tratta di capirne di microelettronica, di capirne di algoritmica, di capirne di sistemi finanziari e di flussi mediati, appunto, in termini digitali e digitali complessi e quindi il pro è l’istituzione di veri e propri nuclei operativi specializzati, esperti in microelettronica ed esperti, appunto, in algoritmica che possano controllare, appunto, il territorio e il gioco d’azzardo sul territorio.

Il settimo punto riguarda l’abolizione dei concessionari. Oggi il gioco d’azzardo è strutturato attraverso lo Stato che detiene a tutt’oggi il monopolio e dà in concessione a dei privati, appunto, privati concessionari, lobbies, in sostanza, la gestione di questo immenso apparato. A loro volta loro, in qualche modo, esternalizzano con i piccoli padroncini, il famoso problema dei padroncini. Abolire i concessionari significherebbe tornare a qualcosa che in Italia c’è già stato all’inizio, appunto, degli anni ’90 quando a gestire era, appunto, lo Stato direttamente. I pro, quali sono? Che lo Stato si deve far carico del problema che ha creato e deve farsi carico, come avviene in Paesi europei, come la Norvegia, la Finlandia, etc. di prendere questo mega business e orientarlo verso l’estinzione.

L’ottavo punto è fissare un tetto massimo all’azzardo per dare maggior potere a regioni, comuni e ulteriori azioni di tutela dei cittadini. In questo senso, il punto andrebbe fatto esplodere in due direzioni. Da un lato il tetto massimo della giocata. Dall’altro lato, però, c’è anche un tetto da imporre alle entrate: se lo Stato è, come dire, vuole sempre più entrate, ricordiamo che sui 96 miliardi di euro dello scorso anno, lo Stato ne hai incassati 9, quasi 10, e ogni anno queste entrate aumentano. Se lo Stato, quindi, non si pone un freno, nemmeno i privati si porranno un freno. Il pro quindi è mettere, nero su bianco, che va limitata la capacità di spesa dei cittadini in questo settore.

Il nono punto prevede l’eliminazione totale del machine gambling e le forti limitazioni alle forme d’azzardo con puntate ripetute. Che cos’è il machine gambling? È il gioco d’azzardo attraverso macchine, attraverso algoritmi, attraverso macchinette. Oggi metà, più della metà, di quei 96 miliardi di euro di cui ho parlato prima sono generati da macchine che al loro interno, ovviamente, funzionano secondo logiche algoritmiche. Non c’è più nulla nemmeno della macchina, non c’è una leva, non c’è un ingranaggio, non sono, in sostanza, i vecchi flipper, sono schede di microelettronica e algoritmi. Oggi metà, più della metà, quasi 53 miliardi di euro di fatturato sono generati da slot machines, quelle che vediamo nei bar, nelle tabaccherie e via discorrendo e video lotteries.

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La lotta all’azzardo nelle città 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Comune dopo comune la nostra battaglia contro la minaccia dell’azzardo in difesa dei cittadini continua con grande determinazione. Il nostro scopo è chiaro: limitare la diffusione delle slot, Vlt e scommesse in tutte le città amministrate dal Movimento 5 Stelle. E ci stiamo riuscendo.

In ogni città dove amministriamo abbiamo avviato politiche che si concluderanno con la difesa dei luoghi sensibili (scuole, chiese, centri anziani…) e con la limitazione degli orari di accensione delle macchine “mangiasoldi”.

Ieri è stato il turno di Roma. La capitale d’Italia e dell’azzardo per la prima volta nella sua storia avrà un regolamento in materia e questo grazie al lavoro della Giunta Raggi.

Serviva il Movimento 5 Stelle per farlo? Per forza. I partiti nella loro azione di governo hanno fatto sì che il fenomeno proliferasse fino al record di 95 miliardi “giocati” in tutta Italia. E il fatto che vengano finanziati da queste realtà sembra più un indizio che una semplice coincidenza.

Per questo i nostri sindaci attuali e quelli che verranno non si fermeranno nel contrastare un fenomeno che sta portando degrado, povertà e disoccupazione.

Il Professor Maurizio Fiasco, della Consulta anti-usura, già nel 2012 denunciava come le perdite effettive dei cittadini in scommesse portassero una sottrazione alla crescita economica di almeno 20 miliardi di euro annui con una dissipazione di posti di lavoro tradotta in almeno 115.000 impiegati tra commercio e industria.

Lo scopo di un vero amministratore pubblico è portare i ragazzi ed i propri cittadini a scommettere su se stessi e non in una slot, ad investire in attività sportive, cultura e relazioni sociali tutto il contrario degli effetti che provoca l’azzardo, ecco perché per noi tutto questo non è un “gioco” .

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Azzardo: Emiliano e Maroni battano un colpo contro il governo pro-slot (23-05-2017)

ROMA, 23 maggio 2016 – "Giù le mani dagli enti locali e dagli strumenti che hanno a disposizione per contrastare il dilagare dell’azzardo. Il governo torna a convocare giovedì 25 maggio la conferenza Stato-Regioni mettendo all’ordine del giorno il riordino… Continua a leggere Azzardo: Emiliano e Maroni battano un colpo contro il governo pro-slot (23-05-2017)

Azzardo: il tar boccia la bozza sui giochi del governo (09-05-2017)

"La sentenza appena emessa TAR della Campania azzera la bozza Baretta. Si tratta di una bocciatura inequivocabile rispetto alla proposta di riordino del settore che il governo vuole portare in conferenza Stato Regioni per raggiungere un’intesa. Il Tribunale amministrativo lo… Continua a leggere Azzardo: il tar boccia la bozza sui giochi del governo (09-05-2017)

La tassa sulla povertà dello Stato biscazziere

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di Beppe Grillo

Ci sono moltissime persone che mettono nelle mani del caso il loro futuro, questo comportamento è diffuso ed ha molto in comune con l’assunzione di stupefacenti. Le persone che sperperano i loro risparmi, spesso addirittura anticipi su pensioni o stipendi che devono ancora arrivare, lo fanno o rivolgendosi alla criminalità organizzata oppure allo stato (Tramite equivoche “concessionarie”). Le persone che si rovinano in questo modo, se lo accettano, sono in cura presso gli stessi servizi predisposti per le patologie psichiatriche (Servizi di Salute mentale) oppure per le dipendenze (i SERD dove vengono trattate tutte le forme di dipendenza: droga, alcool, psicofarmaci e azzardo). Nonostante queste cubitali premesse viene ancora chiamato “gioco d’azzardo” e la dipendenza “ludopatia”. Il gioco non c’entra nulla, giocare è una delle chiavi dell’apprendimento, l’unica comunanza fra l’azzardo ed il gioco è il senso di piacere. Si attivano gli stessi circuiti nel cervello dei “ludopati” ed in quello di chi gioca felicemente, è un paradosso?
Per comprendere l’entità di questo dramma sociale è necessario darvi qualche dato. Nel 2016 in Italia, si sono “giocati” 95 miliardi, praticamente 260 milioni al giorno tolti alla nostra economia reale; una somma pari al 12% della spesa delle nostre famiglie. Dal 2000 ad oggi siamo diventati il paese Europeo dove si ‘azzarda’ di più. Di un giro d’affari mondiale stimato intorno ai 380 miliardi di euro, la parte italiana rappresenta più del 22%. Una enorme tassa sulla povertà
Certamente lo stato si comporta in modo paradossale nei confronti di queste persone: le incita, le tenta, inventa sempre nuovi “giochi” facendo incassare cifre enormi alle concessionarie (lobbyes intoccabili) quasi ne volesse prendere le distanze. Allo stesso tempo il SSN, quindi lo stato stesso, considera la “ludopatia” come qualcosa da curare! Uno stato biscazziere? Un comportamento incomprensibile, corredato da tantissime foglie di fico. E’ stato dimostrato che più sei povero e più rischi di cadere vittima di questa spirale, la pubblicità è incessante e compra la miseria dilagante delle persone, non la loro volontà, a cui non può essere fatto alcun appello. La costituzione prevede che la Repubblica, unica ed indivisibile, articoli la propria azione in modo decentrato, infatti: 1) la capillarità della distribuzione delle risorse e delle attenzioni è la chiave del successo di un organismo funzionante. 2) la sua centralizzazione risponderebbe ad una visione del cittadino unica, l’essenza di ogni dittatura. Non può quindi esistere una politica unica per combattere un fenomeno come questo, tranne che per la sua definizione: non è un gioco ma una degenerazione della debolezza sociale! Chi deve combattere questo male sono gli amministratori locali, proprio secondo quel principio di decentramento amministrativo e assistenziale sancito dalla costituzione. E’ ovvio che il disagio sociale e quello mentale non seguono lo stesso copione in tutto il territorio nazionale, sono davanti agli occhi dei Sindaci, non a caso e da sempre responsabili dell’assistenza sul territorio. Questa visione, che non dovrebbe essere originale, lo diventa per una ragione tanto semplice quanto riprovevole: è uno dei tanti trucchi che permettono a governo, regioni e comuni il rimpallo delle responsabilità… insieme alla ambigua definizione di questa piaga come “gioco”. Così, responsabilizzando i sindaci e le ASL in modo obbligatorio, potremo essere efficaci non solo perché è nella natura dell’impostazione costituzionale della Repubblica ma anche perché saranno annientate le fette di salame che le istituzioni mantengono sugli occhi. L’azzardo e le sue conseguenze pestilenziali sui cittadini saranno visti, combattuti o ignorati, dai sindaci. Chiunque, semplicemente facendo un giro per la città, sarà in grado di vedere come si sta comportando quell’amministrazione locale verso questa piaga. La trasparenza può eliminarla, l’opacità la nutre… come ogni maledizione.

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Lotta all’azzardo: sono giorni cruciali

di Giovanni Endrizzi

Il 3 e il 4 maggio saranno giorni cruciali per chi soffre il dramma dell’azzardo. In questi anni i governi di destra e di sinistra hanno inquinato le nostre città con macchinette mangiasoldi, scommesse, gratta e vinci in ogni strada. Chi ha difeso i cittadini inermi? Molte Regioni, e i sindaci no slot come Chiara Appendino a Torino e Virginia Raggi a Roma, che hanno fatto fronte con leggi e regolamenti locali. E hanno avuto effetto, perché proprio il 3 e 4 maggio il governo in Conferenza unificata chiederà alle Regioni di rinunciare alle loro leggi, di rinunciare a difendere i cittadini.

E come lo fa? In cambio di una finta riduzione, chiede di poter istituire dei mini casinò esenti dalle normative, che potranno dunque piazzarsi a cercare nuove vittime direttamente vicino a chiese, ospedali, scuole. Ora tutto è nelle mani dei Presidenti di Regione, e non voglio credere che quelli di Veneto e Lombardia, che chiedono maggiore autonomia, siano così disposti a rinunciare a quella che già hanno, seguendo il vergognoso esempio della Giunta ligure che ha rinnegato la sua stessa legge. Andate dunque sui siti delle vostre Regioni e scrivete una mail, fate sentire la vostra voce.

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No alla tassa sulla povertà: combattiamo l’azzardopatia

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La lettera di Virginia Raggi al Corriere della Sera

Gentile direttore,
le scrivo per rilanciare un dibattito – mi auguro il più ampio e partecipato possibile – sull’azzardo. Questo fenomeno è diventato una vera e propria emergenza nazionale, tale da cambiare l’aspetto delle nostre città e periferie, spesso trasformate in luccicanti e desolate “Las Vegas” dove centinaia di cittadini sperperano stipendio e risparmi. Non userò mai la parola “gioco” perché nell’azzardopatia non c’è nulla di divertente: è una tassa sulla povertà.

Noi amministratori vediamo da vicino gli effetti di questa “miseria umana”: l’azzardo rende poveri non solo economicamente ma priva l’uomo della propria dignità. Negli anni scorsi si sono moltiplicati centri scommesse e sale slot machine. Per questo con Assemblea Capitolina e Giunta abbiamo avviato un iter per limitarne l’attività: una delibera che pone limiti a nuove aperture e regola drasticamente le sale esistenti. Questo lavoro rischia di essere vanificato.
Ogni romano brucia in media all’anno oltre 1.000 euro in azzardo. Le famiglie spendono per slot, “gratta e vinci” e scommesse tanto quanto impegnano per la spesa alimentare. Spesso sono più i soldi sperperati che quelli destinati alle cure mediche. Nella Capitale ci sono centinaia di sale e decine di migliaia di slot machine. In tutta Italia proliferano i luoghi dell’azzardo. Numeri impressionanti.

Il governo punta ad avocare a sé la materia con il rischio di rendere nullo il lavoro delle amministrazioni locali. Il 3 maggio ci sarà un tavolo tecnico tra Mef, Anci e Regioni, in vista della Conferenza unificata del 4 maggio. Da sindaco di Roma lancio un appello all’Anci richiamando l’associazione alla responsabilità: faccia sentire la propria voce nel modo più chiaro e forte possibile. La dignità delle persone non è in vendita.

In questi anni il governo ha agito centralizzando le decisioni politiche a scapito delle amministrazioni locali, che sono più a contatto con le esigenze dei cittadini. La direzione in cui vanno gli ultimi governi nazionali è palese: le trivellazioni in mare, il nuovo gasdotto in Salento o l’intervento sull’area archeologica di Roma. “Politiche d’importanza strategica per l’interesse del Paese”, si legge nei dispositivi ma non c’è alcun coinvolgimento locale. E’ fortissimo il timore che questo centralismo non tenga nel giusto conto le richieste che partono dal basso. Non vorremmo che, in questo caso, ad avvantaggiarsene fossero le lobby dell’azzardo. Siamo di fronte ad una politica di governo silente che non ascolta e manovra.

Sull’azzardo è il momento di far sentire la voce nostra e quella dei più deboli.
Roma non starà a guardare.

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