#LaBallaDelGiorno – Corriere della Sera

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di MoVimento 5 Stelle

Questa rubrica parte oggi, ma cominciate ad abituarvici, perché, ahinoi, di balle sul MoVimento 5 Stelle e sul nostro candidato premier Luigi Di Maio ne scriveranno eccome. Lo hanno sempre fatto, è il loro modo per screditarci, quindi noi ci regoliamo di conseguenza. E saremo qui, puntuali, a dirvi ogni volta come sono andate realmente le cose. Poi sarete voi a fare le opportune valutazioni.

Cominciamo con il Corriere della Sera, e nello specifico con CorriereTv, che ieri ha pubblicato un video (potete vederlo qui) sulla visita di Luigi Di Maio a Milano mistificando completamente la realtà.

Il titolo recita: “Di Maio, debutto a Milano: «Incontro gli startupper». E loro: «Abbiamo da lavorare»”, lasciando intendere che il candidato sia stato snobbato in occasione della sua prima uscita. Falso, balla colossale, e questa volta non serve nemmeno specificare che Luigi Di Maio, ovviamente, è andato al Talent Garden di Milano Calabiana, uno spazio di coworking all’avanguardia e tra i migliori in Europa, dietro un preciso invito degli startupper. Tant’è che ha pranzato anche con loro. Non serve specificare nulla questa volta perché basta vedere lo stesso video del CorriereTv, a firma Nino Luca, per capire come vi stanno prendendo in giro. Il giornalista, o pseudo-tale, raccoglie una serie di voci di persone in strada, persone che quindi nulla c’entrano con l’incontro con Di Maio, ignorando invece i veri partecipanti, ovvero i country manager delle principali start up presenti al Talent Garden. Tra queste voci ce ne sono due che Nino Luca prende a pretesto per fare il suo titolo-balla. La prima voce potete ascoltarla al minuto 1:19. Poi ce n’è un’altra, al minuto 3:14 in cui un signore si rivolge al giornalista (senza alcun riferimento a Di Maio) e dice: “Io c’ho da lavorare, non sto in giro a cazzeggiare come voi”.

Ora giudicate voi!

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Smontiamo le balle renziane sull’immigrazione con questo video


di Laura Ferrara, M5s Europa

Matteo Renzi continua a raccontare balle sull’immigrazione. Proprio qualche giorno fa intervistato da Enrico Mentana su La7 ha cercato di confondere nuovamente le acque sull’immigrazione con una marea di inesattezze.

Non gli è bastato vendere il paese per un pugno di spiccioli e trasformare l’Italia nel più grande campo profughi d’Europa. Ma tutti i nodi vengono al pettine. Smontiamo le sue balle sull’immigrazione. Facciamo arrivare questo video a Matteo Renzi!

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I lettori di Repubblica si rivoltano contro le balle del giornale #IoStoConDiMaio

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di MoVimento 5 Stelle

Questa volta Repubblica l’ha sparata talmente grossa da farsi male da sola. Carlo Bonini, con le sue accuse platealmente false su Luigi Di Maio, è riuscito a far indignare migliaia di lettori e a scatenare una pioggia di critiche e commenti di fuoco al suo articolo. Non bisogna essere iscritti all’Ordine dei giornalisti per sapere che le notizie vanno verificate e che prima di accusare una persona di aver mentito – come ha fatto oggi Repubblica con Di Maio -, questa persona deve essere ascoltata per riportare anche la sua versione. Il giornale di Carlo De Benedetti non lo ha fatto e sbugiardato dal Blog, invece di chiedere scusa a Luigi Di Maio, ha ribadito le sue balle, dimostrando che delle regole deontologiche se ne infischia. Se ne infischieranno anche domani quando i lettori, stanchi di essere presi in giro, smetteranno di comprare Repubblica?

Una breve selezione dei commenti dei lettori contro l’informazione di Repubblica:

“No stavolta non siete molto convincenti nella vostra difesa. Carlo Bonini consapevolmente o meno, non ha citato la prima parte della risposta di Di Maio a Raggi, quella in cui diceva che secondo lui Marra non doveva ricoprire quella carica”.

“Siete senza vergogna, pensate veramente che i lettori siano stupidi? Chi fomenta insofferenza e odio siete Voi, assumetevene la responsabilità’. Il Karma non e’ acqua”.

“Un quotidiano “serio ed indipendente” dovrebbe verificare una notizia prima di pubblicarla in prima pagina. Repubblica si è stranamente dimenticata di verificarla. Serio ed indipendente… appunto”.

“Vergognatevi, vi hanno preso con le mani nella marmellata e adesso vi arrampicate sugli specchi. State rovinando la reputazione di tutti i giornalisti onesti che ci sono ancora in giro”

“Cara Repubblica, invece di fare l’indignata perchè non ti vai a rileggere quello che ha scritto Bonini stamani? Non era un articolo di un giornalista ma un invettiva contro un politico, basata su notizie incomplete, sfottendo e dando del bugiardo a Di Maio.
Se questo è giornalismo, io sono Bill Gates”.

“Alla campagna d’odio contribuite anche voi con continui attacchi in un’unica direzione. Il giornalismo non dovrebbe essere questo. Cominciate voi per primi a fare informazione in maniera corretta, senza guardare in faccia a partiti e padroni”.

“Ormai la frittata è fatta, più la girate e più vi si rivolta contro. Pessima figura, scopiazzate gli articoli l’un l’altro senza preoccuparvi se veritieri. Grande delusione del direttore Calabresi, ora si capisce perchè Ezio Mauro è stato cacciato. Ecco perchè il movimento cresce, la gente non faziosa non è stupida e le cose le capisce. Forse avete paura che vi saranno tolti i finanziamenti pubblici. Ebbene abbiate non paura ma terrore”.

“Avete fatto una figuraccia. Ammettetelo e basta!”

“Trovatevi un lavoro , invece di vivere di agevolazioni statali”.

“La vostra difesa è peggio dell’attacco, ogni tanto un po di vergogna non guasterebbe, chiedere scusa è un atto di nobiltà…..”

“Patetici, se non si vuole ammettere di aver preso una topica colossale, almeno glissare come con la sparizione dell’articolo…oramai si sta arrivando ai livelli dell’unita’e libero”

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#GiornalismoKiller, la misura è colma

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Oggi quattro giornalisti differenti su tre giornali diversi riportano la stessa fake news su Luigi Di Maio. La faccenda è di una gravità inaudita perchè quello che hanno scritto è falso, fuorviante e non verificato: perchè le parziali informazioni in loro possesso sono state pubblicate senza compiere tutte le dovute verifiche al fine di uccidere la reputazione di Di Maio. La buona notizia è che possiamo dimostrare, prove alla mano, non solo che mentono ma che sono in mala fede.
Andiamo con ordine. I giornalisti sono Carlo Bonini su Repubblica, Valentina Errante e Sara Menafra sul Messaggero e Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera. Tutti e tre riportano un sms di Di Maio a Virginia Raggi in cui parla di Marra, il punto è che si tratta di un sms parziale e non verificato, accompagnato da una ricostruzione montata ad arte il cui fine è uccidere la reputazione di Di Maio.

La versione originale dell’sms è questa:

Quanto alle ragioni di Marra. Aspettiamo Pignatone (il MoVimento 5 Stelle aveva chiesto alla Raggi di far verificare il nominativo Marra a Pignatone, il procuratore di Roma, ndr). Poi insieme allo staff (quello che allora era chiamato mini direttorio, ndr) decidete/decidiamo. Lui non si senta umiliato. È un servitore dello Stato (Marra era della Guardia di Finanza, ndr). Sui miei (intendendo chiaramente i suoi collaboratori, ndr) il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla.

Quindi dal messaggio integrale si capisce che:
1) Il MoVimento 5 Stelle aveva chiesto di far verificare alla procura le credenziali di Marra
2) Aveva esplicitato il fatto che la decisione non era sua, ma del sindaco con il minidirettorio
3) Aveva evidenziato il fatto che Marra era della Guardia di Finanza, un servitore dello Stato visto che allora nulla era uscito sul suo conto
4) Aveva evidenziato che il MoVimento 5 Stelle fa accertamenti periodici sulle persone che lavorano per i suoi portavoce e che l’importante è non trovare nulla

Questo messaggio viene così riportato dai giornalisti che hanno omesso di verificarne la veridicità, come la loro deontologia professionale richiederebbe:
a) Bonini, Repubblica: “Quanto alle ragioni di Marra, lui non si senta umiliato. E’ un servitore dello Stato. Sui miei, il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla“. Bonini lascia intendere che con “i miei” Di Maio si riferisca a Marra, mentre nella versione originale è evidente che si riferisca appunto ai suoi collaboratori. Ancora più grave il titolo dell’articolo che è un virgolettato, attribuito a Di Maio, volutamente manipolato: “Di Maio garante di Marra la prova è nelle chat “Lui è uno dei miei un servitore dello Stato”” e in prima pagina con “Marra è uno dei miei“. Vergognoso.
b) Errante e Menafra, Il Messaggero: “Agli atti dell’inchiesta c’è una conversazione che smentisce Di Maio che anche due giorni fa ha giurato e spergiurato, intervistato da Lucia Annunziata a In mezz’ora, che si era occupato del caso Marra solo una volta, a luglio, e solo per allontanarlo. Nelle conversazioni agli atti, il vicepresidente della Camera non solo si spende in favore di Marra, ma lo fa persino tempo dopo.” In questo la conversazione viene solo evocata, ma anche qui lasciando intendere che Di Maio voglia difendere Marra, così non è.
c) Sarzanini, Corriere della Sera: “Quanto alle ragioni di Marra… lui non si senta umiliato. È un servitore dello Stato. Sui miei il Movimento fa accertamenti ogni mese. L’importante è non trovare nulla” Ancora una volta lo scopo è uccidere la reputazione di Di Maio, a costo di pubblicare una chat parziale su cui non è stata fatta alcuna verifica.

Cosa accomuna questi tre giornalisti? Che tutti sono stati segnalati all’Ordine dei giornalisti per le loro balle sulla questione delle polizze. Anzichè chiedere scusa, come sarebbe lecito aspettarsi, schizzano ancora più veleno. Una domanda è lecita. Questa non è informazione, qui siamo davanti a un caso esemplare di informazioni sbattute in prima pagina senza aver fatto alcuna verifica e con un obbiettivo preciso: il killeraggio di Luigi Di Maio, colpevole di avere evidenziato le balle che hanno scritto e continuano a scrivere. La domanda è “Cui prodest?”. Qual è l’obiettivo? Impedirci di andare al governo? Chi è che ha interesse a mantenere lo status quo a costo di infangare la nostra immagine con la pubblicazione di informazioni parziali e non verificate? Aspettiamo la risposta.

Per chiudere definitivamente la questione, pubblichiamo anche il messaggio di Di Maio, sempre nella stessa conversazione del 10 agosto e precedente allo scambio pubblicato parzialmente dai giornalisti, che dimostra che aveva sostenuto che Marra non potesse restare nel gabinetto del sindaco:

Pignatone cosa ti ha detto dopo che gli hai inoltrato il suo nominativo (di Marra, ndr)? In ogni caso nella riunione con me, Marra non mi ha mai chiesto se andare in aspettativa o meno. Semplicemente mi ha raccontato i fatti. Io l’ho ascoltato. Perché tu me lo avevi chiesto. Sono rimasto a tua disposizione non sua. E penso che nel gabinetto non possa stare, perché ci eravamo accordati così. Nessuno si scandalizzi se facciamo le pulci prima di tutto ai nostri. Siamo il movimento 5 stelle. E certe responsabilità è meglio prendersele con contezza di causa.
Non devi sentirti accerchiata Virginia. Devi stabilire un contatto con la tua squadra(cioè il minidirettorio). Loro sono i tuoi alleati non i tuoi nemici.

Questo è il metodo del MoVimento 5 Stelle, non le balle raccontate dai giornali. Per favore direttori dei giornaloni, risparmiateci i vostri tediosi boriosi editoriali, chiedeteci scusa e iniziate a raccontare la verità.

Ps: Luigi Di Maio sta preparando richieste di risarcimento danni per centinaia di migliaia di euro. Stampa onesta, se ci sei batti un colpo.

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Il governo falsa i dati sulla crescita #NonMiFidoDiRenzi

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di MoVimento 5 Stelle

L’Ufficio parlamentare di bilancio (organismo che rappresenta tutto l’arco costituzionale) per la prima volta quest’anno non ha validato le previsioni del governo sulla crescita per il 2017. Ossia stanno sparando balle su balle e raccontando che l’Italia crescerà ma non è vero nulla: l’unica cosa che continua ad aumentare ad ogni rilevazione è il debito pubblico. Falsificano i dati sulla crescita per fare campagna elettorale per il referendum costituzionale di dicembre. Non è possibile fidarsi di questa gente. Ogni cosa che dicono è falsa.
Il Bomba, che quando va in giro per il Paese a propagandare il Sì riempie le piazze solo di polizia e scontri, ha dato mandato al ministro dell’Economia Padoan di forzare la mano sulle previsioni e così nel 2017 i dati sulla crescita si gonfiano dello 0,4% e magicamente il governo trova i soldi per elargire le solite mancette, i soliti bonus con i quali cerca disperatamente di comprare consenso.
Il Paese è fermo, la disoccupazione non scende, gli investimenti produttivi languono perché quando bisogna tagliare si tolgono solo beni e servizi per i cittadini come la sanità. Tra un po’ bisognerà pagare anche per piccoli interventi come la cataratta o le ernie che andranno a colpire soprattutto gli anziani già costretti a vivere con una pensione da fame.
Padoan deve prendere atto della bocciatura del suo piano, dire la verità ai cittadini e non azzardarsi a mettere le mani sui servizi pubblici essenziali come la sanità. Il bilancio dello stato è una cosa seria e non può essere usato per le marchette elettorali.
Il Paese può ripartire con una riforma economica come il Reddito di Cittadinanza che restituisce dignità e crea lavoro, non con una riforma costituzionale pacco che serve solo per togliere altro potere al popolo e darlo ai partiti. Tutti gli economisti seri hanno infatti smentito ogni correlazione scientifica tra le modifiche alle nostre istituzioni e le dinamiche dell’economia italiana.
Il tempo delle balle e dei trucchi è finito. All’Italia serve un governo affidabile che metta al centro il benessere, la qualità del lavoro, del welfare, delle relazioni, dell’ambiente e che abbia una parola sola. Mettiamo al centro la piccola impresa e l’innovazione.

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