La credibilità del sistema bancario italiano è morta

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di MoVimento 5 Stelle

Il giorno dei ballottaggi il governo vara in 19 minuti un decreto per regalare a 1 Euro gli asset buoni delle due banche venete, elargendo al contempo quasi 5 miliardi di euro per garantire a Banca Intesa, che procederà all’acquisto, di pagare dividendi ai suoi azionisti negli anni successivi oltre a non veder diminuire il suo Cet1 (indice per indicare la patrimonializzazione delle banche).

In sostanza Banca Intesa replica un’operazione già vista fare a Ubi Banca – che ad 1€ ha comprato solo pochi mesi fa CariChieti, Banca Etruria e Banca Marche – strappando al governo italiano anche le risorse necessarie per non veder diluito il proprio patrimonio sociale nonché il supporto per la riduzione del personale. Il governo italiano continua a pagare, sull’altare di Bruxelles, la propria incapacità e poca lungimiranza.

I problemi del sistema bancario nazionale andavano affrontati per tempo, proprio nei giorni in cui ci auto incensavamo dicendo “le nostre banche sono solide”.
La situazione di Mps langue, a riflettori spenti il problema non è stato affatto risolto; il Fondo Atlante sta chiudendo in questi giorni la cartolarizzazione di circa 1,5 miliardi di Npl della banca senese esaurendo di conseguenza le proprie disponibilità.
Con il fantomatico Fondo Atlante si era provato ad arginare una voragine; lo strumento aveva permesso di posticipare parzialmente le difficoltà che oggi vengono messe all’incasso per i privati ed a spese dei cittadini. Quello stesso Fondo Atlante, nato per aiutare le banche italiane per la loro ricapitalizzazioni, è diventato il salvagente da far annegare.

Veneto Banca e Popolare di Vicenza sono oggi di proprietà del Fondo Atlante,
gestito da Quaestio Sgr, che si è fatto carico della loro ricapitalizzazione e che ha in mano il 99,33% della Vicentina e il 97, 64% dell’istituto di Montebelluna. Le perdite dell’azionista saranno ingenti, potenzialmente pari all’intero capitale versato, circa 3,5 miliardi.

Lo Stato mette a disposizione risorse per Banca Intesa per 4,7 miliardi di euro
relativi alle operazioni necessarie per mantenete la capitalizzazione e il rafforzamento patrimoniale a fronte dell’acquisizione delle due banche
Tra crediti di imposta, dotazione finanziaria iniziale di più di 4 miliardi di euro e copertura degli NPL si prevedono costi per i cittadini superiori ai 15 miliardi, molto vicino ai 17. L’importo esatto lo si potrà conoscere solo tra tre anni.
Non vanno dimenticate le molteplici deroghe al Testo Unico Bancario, alla legge Antitrust, persino alle norme urbanistiche (trasferimenti immobiliari dalle venete a Intesa): una sospensione del diritto, un arbitrio pesantissimo nel decreto del #PD. Nonché i costi sociali per gli esuberi e la già annunciata riduzione di personale.

E’ l’ennesimo, clamoroso regalo alle banche da parte di questi governi fatti da “competenti” che hanno silentemente accettato ed approvato il “bail-in” che oggi ha messo il Paese sotto scacco della Banca Centrale Europea.
La certificazione della politica liberale dove gli asset vengono regalati, pardon venduti ad 1€, ai privati ed i costi miliardari rimangono a spese dei cittadini. Siamo tutti grandi imprenditori così.

E’ la morte della credibilità del sistema bancario italiano, un sistema che la politica del Centrodestra e del Centrosinistra non ha messo in sicurezza quando si poteva e doveva; un sistema che andava difeso per tempo per evitare che venisse innescata una crisi di sfiducia a cascata rovinosa per l’intero sistema bancario.
Che credibilità può avere un governo che per posticipare a dopo i ballottaggi il “cadeau” di danaro pubblico ai privati, crea un pericoloso precedente, posticipando per decreto la scadenza di un’obbligazione di Veneto Banca? Come si può pensare di avere credibilità internazionale se si svendono gli interessi pubblici agli interessi elettorali del partito di governo?
Il governo ha sempre temporeggiato, ha tamponato le falle prendendo tempo sperando che il peggio passasse; hanno nascosto la testa sotto la sabbia come gli struzzi sperando che il peggio passasse, pensando più ai ritorni elettorali che non a garantire affidabilità al sistema, mettendo in sicurezza i risparmi degli italiani – risparmi che fanno gola a tanti burocrati europei – e prevenendo ciò che oggi sta legittimando: l’azzardo morale.
Cos’è l’azzardo morale? E’ la condizione in cui un soggetto, esentato dalle eventuali conseguenze economiche negative di un rischio, si comporta in modo diverso da come farebbe se invece dovesse subirle.

Il rischio morale è presente anche in macroeconomia, laddove gli operatori economici possono sentirsi incentivati a intraprendere comportamenti eccessivamente pericolosi, qualora essi possano contare una significativa probabilità che i costi associati a un eventuale esito negativo delle loro azioni ricadano sulla collettività o su altri operatori o categorie di operatori.
Ad esempio, una politica di intervento delle autorità per salvare imprese a rischio di fallimento potrebbe indurre gli operatori a finanziare progetti eccessivamente rischiosi, nell’ottica di realizzare i benefici in caso di successo, e di affidarsi all’intervento dello stato in caso contrario. Vi ricorda qualcosa?
Esattamente ciò che hanno messo in pratica: i Mussari, gli Zonin e i Consoli aiutati dai loro manager e da un sistema di revisione dei bilanci e di controlli pubblici incapaci o conniventi.

Il primo comandamento è autoassolversi sempre e comunque; senza comprendere nulla di questa gigantesca distruzione di valore economico, capitale sociale, fiducia e reputazione per il Nord Est e per il Paese intero.
Cosa ha fatto Bankitalia per prevenire questi scandali?
Oggi gli italiani pagano un conto miliardario per coprire i disastri fatti dai manager pubblici e privati che si sono arricchiti e che oggi non si vedono messi in condizione di dover rispondere seriamente ed in maniera forte ed inequivocabile rispetto ai disastri che hanno causato.

Dobbiamo avere la forza di punire severamente i responsabili, a tutti i livelli, in primis i regolatori pubblici di Bankitalia che invece si crogiolano in questa calda estate, al sole, con le tasche piene dei loro emolumenti e dei loro bonus.
Che ne sarà ora dei prossimi casi Alitalia o Banca Carige?

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I risparmiatori non devono più essere lasciati soli

di MoVimento 5 Stelle Europa

La situazione di Veneto Banca, di Banca Popolare di Vicenza, di Monte Paschi di Siena e ancor prima delle quattro banche che sono ormai in bail-in, ha evidenziato, a mio modo di vedere, la presenza di una crisi di sistema, quello che fino a oggi si è voluto negare, ma che in realtà viviamo quotidianamente nella disperazione, nelle difficoltà delle persone, in coloro che hanno perso tutto e che hanno, più che altro, smarrito la fiducia in un sistema pubblico del risparmio, in un sistema pubblico di vigilanza sull’operato di chi doveva assicurare e proteggere i legittimi interessi dei cittadini.

La dimensione italiana è una dimensione riduttiva, ormai il sistema di vigilanza è europeo, il mercato bancario è sovranazionale e dunque limitarlo all’Italia sarebbe anche ingeneroso verso la nostra economia: la consapevolezza dev’essere quella che il risparmiatore deve avere una tutela, deve essere protetto. I diritti fondamentali, il risparmio popolare, quel risparmio che è ancorato ai bisogni della persona ancor prima che ai rapporti economici e patrimoniali non può rimanere senza protezione nel nostro ordinamento e nell’Unione Europea e in questo senso noi abbiamo ritenuto di assumere un’iniziativa sovranazionale, al di fuori delle beghe locali di questa situazione conflittuale, anche di interessi tra interessi pubblici e privati, pensiamo soltanto che la nostra autorità di vigilanza vive questa contraddizione di fondo tra un management, una governance sicuramente di nomina pubblica, una natura giuridica di ente pubblico, ma una proprietà delle banche private controllate e, se questo magari può essere formalmente in linea con i principi, diciamo, del nostro ordinamento, in realtà crea un’aporia nel sistema e rafforza quel senso di sfiducia che viviamo e che è vissuto dalle persone nel dramma di questi giorni.

Il tema è delicato ed è amplificato oggi dalle nuove misure. Il clima di sfiducia che ormai si è ingenerato, diffuso e che è stato rafforzato dalle nuove misure in tema di gestione delle crisi bancarie, il fenomeno del bail-in ad esempio, e oggi il sistema pretende alla fine dai risparmiatori una cultura finanziaria, una competenza che, a mio modo di vedere, va oltre quei limiti ordinari. È indispensabile un sistema pubblico di controllo e questo, tra l’altro, noi lo troviamo scolpito nella nostra costituzione all’articolo 47, in particolare al secondo comma laddove, appunto, lo stato incoraggia i risparmi nell’investimento. È dunque inammissibile che il cittadino debba essere così lasciato solo, sono stati lasciati soli tanti risparmiatori che oggi, al di là della qualificazione se truffati o meno, ma che comunque hanno perso tutto e questo, a mio parere, non è un segnale di civiltà giuridica del nostro sistema. Recuperare questa fiducia significa affermare il principio per cui le autorità pubbliche di vigilanza debbano rispondere del loro operato laddove, ovviamente, questo operato sia posto in violazione dei doveri istituzionali e funzionali e abbia creato un danno ai risparmiatori.

In questa prospettiva di sfiducia del cittadino nei confronti del sistema io credo si inserisca perfettamente l’iniziativa di questo ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo, un’iniziativa che è giuridica ma che è anche ispirata a un ideale di politica alto a difesa dei bisogni delle persone e che si ispira direttamente ai valori fondamentali della nostra costituzione, che noi ritroviamo negli articoli 2 e 3 della stessa, la centralità della persona e la prevalenza della persona rispetto al patrimonio, della categoria dell’essere su quella dell’avere, impone a tutti quanti noi la consapevolezza dell’esigenza di rendere adeguate ed effettive le misure a riparo e a tutela di questi diritti fondamentali.

Sapere che c’è un soggetto pubblico che risponde del proprio operato garantisce ancor di più il funzionamento del sistema e quindi il recupero di questa fiducia fondamentale per un corretto funzionamento del mercato bancario.

 Certo, questo ricorso credo abbia proprio la funzione di rappresentare un’iniziativa tesa a costituire una forma di spartiacque tra quello che è stato finora e quello che sarà un domani.

Il ricorso non ha precedenti specifici e, se mi è consentito, non ha nemmeno precedenti il fatto che una forza politica abbia promosso nell’interesse dei cittadini un’iniziativa che è giuridica ma che è ispirata a recuperare dei valori fondamentali del nostro, diciamo, ordinamento e della nostra comunità e in questo senso credo sia una pagina importante nella storia di quelle che sono le pagine del nostro diritto bancario e possa quindi rappresentare un momento di approfondimento necessario e di costruzione per un futuro più equo e più adeguato a quelli che sono gli interessi in gioco.



Il tema della responsabilità dei dirigenti delle aziende bancarie è un tema molto sentito e peraltro, devo dire, ci riporta anche a una giusta dimensione del problema. Teniamo presente che le banche sono anche delle aziende dove lavorano persone che si impegnano, si sacrificano e investono anche la loro dignità e la loro credibilità personale e anche queste persone sono state gravemente danneggiate da questa crisi e dall’inadeguatezza del management in molti casi e dalla mancanza totale di controllo e quindi da questa sensazione di impunità e quindi affermare il principio della responsabilità del management bancario molto spesso pronto ad abbandonare la nave in burrasca con lauti guadagni e poi a guardare dall’alto di qualche altra poltrona la crisi delle famiglie ma anche delle banche stesse ci spinge a un impegno importante, significativo, e a dare, insomma, un segnale forte alle nostre comunità in tal senso.

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Come fare ricorso per essere risarciti dalle banche popolari venete

di MoVimento 5 Stelle

La procedura è sempre la stessa. Non importa che tu sia un pensionato, uno dei pochi lavoratori che è riuscito a mettere da parte qualcosa, o un malato di Alzheimer. A loro interessa solo venderti il pattume, rifilarti con qualche formula magica della spazzatura finanziaria. Il management di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza sono un esempio di quel “loro”, l’antitesi dei cittadini che col sudore riescono ad accumulare qualche risparmio e si fidano di persone e di abitudini ereditate magari dalla passata generazione. Perché è sulla fiducia, quando si abbassano le difese o quando proprio non si ha tempo di controllare tutto, che la truffa prende forma: “Non si preoccupi, abbiamo un prodottino carino dove investire i suoi risparmi, con un ritorno sicuro. La aspettiamo domani quando vuole, le offriamo il caffè come al solito“. Oppure: “Deve iniziare a ragionare in un’ottica futura, di questi tempi non si sa mai. È d’accordo? Allora investiamo“. Queste sono solo due delle formule magiche usate per prosciugarvi i risparmi. Perché una volta che vi sarete fidati e comprerete delle azioni subordinate o altra spazzatura simile, i vostri soldi potrebbero essere polverizzati. Con il vostro consenso, preso con l’inganno. Per i pochi che ancora non lo sapessero è ciò che è successo a risparmiatori, azionisti e clienti delle due banche venete di cui sopra.

IL RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA
Il Movimento 5 Stelle è, e lo sarà sempre, schierato dalla parte del popolo. Per questo vuole che tutti i risparmi accaparrati dai banchieri disonesti con l’inganno (e che poi hanno bruciato) tornino nelle tasche dei cittadini. Lo scorso 21 gennaio, a Castelfranco Veneto, si sono incontrati per una conferenza stampa il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, il portavoce al Parlamento europeo David Borrelli, quelli al Senato Gianni Girotto ed Enrico Cappelletti e in collegamento telefonico Alessio Villarosa (Camera dei deputati); davanti a centinaia di risparmiatori truffati. Ebbene, il Movimento 5 Stelle lancerà (grazie ai fondi derivanti dal taglio degli stipendi dei parlamentari regionali veneti) una grande azione legale presso la Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo, sia per la tutela del risparmio e dell’integrità dell’individuo, sia per la salvaguardia e il futuro delle imprese. Non sarà chiesto un solo Euro ad alcuno. L’incarico è stato affidato agli avvocati Sergio Calvetti di Treviso (che difende 4mila risparmiatori e azionisti di Veneto banca e Popolare di Vicenza) e Salvatore Patti, dello studio omonimo, ordinario di diritto privato alla Università La Sapienza.

RISARCITO FINO ALL’ULTIMO CENTESIMO
Verranno poste nero su bianco, anche a livello internazionale, le omissioni di chi doveva controllare: Bankitalia e Consob in primis. E di chi doveva tutelare, ovvero lo Stato, e non l’ha fatto. Già, lo Stato, che è riuscito a trovare in fretta e furia ben 20 miliardi di Euro (a debito, sempre dei cittadini) per salvare Monte Paschi di Siena, senza contemporaneamente ripulire il management e allontanare quei partiti che hanno creato il disastro. Ad essere polverizzati dovrebbero essere loro, questo duo inverecondo costituito da banchieri disonesti e uomini “amanti della cosa pubblica“, non i risparmi dei cittadini. Le infrazioni, sulla base di quanto previsto dalla “Convenzione europea dei diritti e delle libertà fondamentali” sono la violazione del divieto di schiavitù (art.4) – inteso come privazione della possibilità economica di sostentamento nell’ambito sociale – e la privazione della proprietà privata (art.1 del “Protocollo addizionale alla Convenzione”). Andremo fino in fondo, anche l’ultimo centesimo dovrà essere risarcito; i colpevoli istituti di credito stanno tentando di proporre, come ultimo schiaffo alla dignità, un’elemosina del 15% sul perduto. Questo affronto verrà spazzato via assieme a tutti quelli che in questi anni hanno voluto giocare con la vita e con i risparmi delle persone.

IL MODULO DA COMPILARE
Inviate a questo indirizzo (ricorsocedu@davidborrelli.it) il seguente modulo (scaricalo qui) se volete essere tutelati. Il Movimento 5 Stelle intende procedere ad una attività di verifica conoscitiva tra i risparmiatori, azionisti e clienti della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, finalizzata alla promozione di azioni presso le Corti di Giustizia Sovranazionali e, in particolare, innanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per la tutela del risparmio dei cittadini e della integrità e salvaguardia del futuro delle imprese, fortemente danneggiati dall’operato e dalle politiche dei predetti Istituti di Credito.

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Come fare ricorso per essere risarciti dalle banche popolari venete

di MoVimento 5 Stelle

La procedura è sempre la stessa. Non importa che tu sia un pensionato, uno dei pochi lavoratori che è riuscito a mettere da parte qualcosa, o un malato di Alzheimer. A loro interessa solo venderti il pattume, rifilarti con qualche formula magica della spazzatura finanziaria. Il management di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza sono un esempio di quel “loro”, l’antitesi dei cittadini che col sudore riescono ad accumulare qualche risparmio e si fidano di persone e di abitudini ereditate magari dalla passata generazione. Perché è sulla fiducia, quando si abbassano le difese o quando proprio non si ha tempo di controllare tutto, che la truffa prende forma: “Non si preoccupi, abbiamo un prodottino carino dove investire i suoi risparmi, con un ritorno sicuro. La aspettiamo domani quando vuole, le offriamo il caffè come al solito“. Oppure: “Deve iniziare a ragionare in un’ottica futura, di questi tempi non si sa mai. È d’accordo? Allora investiamo“. Queste sono solo due delle formule magiche usate per prosciugarvi i risparmi. Perché una volta che vi sarete fidati e comprerete delle azioni subordinate o altra spazzatura simile, i vostri soldi potrebbero essere polverizzati. Con il vostro consenso, preso con l’inganno. Per i pochi che ancora non lo sapessero è ciò che è successo a risparmiatori, azionisti e clienti delle due banche venete di cui sopra.

IL RICORSO ALLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA
Il Movimento 5 Stelle è, e lo sarà sempre, schierato dalla parte del popolo. Per questo vuole che tutti i risparmi accaparrati dai banchieri disonesti con l’inganno (e che poi hanno bruciato) tornino nelle tasche dei cittadini. Lo scorso 21 gennaio, a Castelfranco Veneto, si sono incontrati per una conferenza stampa il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio, il portavoce al Parlamento europeo David Borrelli, quelli al Senato Gianni Girotto ed Enrico Cappelletti e in collegamento telefonico Alessio Villarosa (Camera dei deputati); davanti a centinaia di risparmiatori truffati. Ebbene, il Movimento 5 Stelle lancerà (grazie ai fondi derivanti dal taglio degli stipendi dei parlamentari regionali veneti) una grande azione legale presso la Corte di Giustizia Europea dei Diritti dell’Uomo, sia per la tutela del risparmio e dell’integrità dell’individuo, sia per la salvaguardia e il futuro delle imprese. Non sarà chiesto un solo Euro ad alcuno. L’incarico è stato affidato agli avvocati Sergio Calvetti di Treviso (che difende 4mila risparmiatori e azionisti di Veneto banca e Popolare di Vicenza) e Salvatore Patti, dello studio omonimo, ordinario di diritto privato alla Università La Sapienza.

RISARCITO FINO ALL’ULTIMO CENTESIMO
Verranno poste nero su bianco, anche a livello internazionale, le omissioni di chi doveva controllare: Bankitalia e Consob in primis. E di chi doveva tutelare, ovvero lo Stato, e non l’ha fatto. Già, lo Stato, che è riuscito a trovare in fretta e furia ben 20 miliardi di Euro (a debito, sempre dei cittadini) per salvare Monte Paschi di Siena, senza contemporaneamente ripulire il management e allontanare quei partiti che hanno creato il disastro. Ad essere polverizzati dovrebbero essere loro, questo duo inverecondo costituito da banchieri disonesti e uomini “amanti della cosa pubblica“, non i risparmi dei cittadini. Le infrazioni, sulla base di quanto previsto dalla “Convenzione europea dei diritti e delle libertà fondamentali” sono la violazione del divieto di schiavitù (art.4) – inteso come privazione della possibilità economica di sostentamento nell’ambito sociale – e la privazione della proprietà privata (art.1 del “Protocollo addizionale alla Convenzione”). Andremo fino in fondo, anche l’ultimo centesimo dovrà essere risarcito; i colpevoli istituti di credito stanno tentando di proporre, come ultimo schiaffo alla dignità, un’elemosina del 15% sul perduto. Questo affronto verrà spazzato via assieme a tutti quelli che in questi anni hanno voluto giocare con la vita e con i risparmi delle persone.

IL MODULO DA COMPILARE
Inviate a questo indirizzo (ricorsocedu@davidborrelli.it) il seguente modulo (scaricalo qui) se volete essere tutelati. Il Movimento 5 Stelle intende procedere ad una attività di verifica conoscitiva tra i risparmiatori, azionisti e clienti della Banca Popolare di Vicenza e di Veneto Banca, finalizzata alla promozione di azioni presso le Corti di Giustizia Sovranazionali e, in particolare, innanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, per la tutela del risparmio dei cittadini e della integrità e salvaguardia del futuro delle imprese, fortemente danneggiati dall’operato e dalle politiche dei predetti Istituti di Credito.

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Rimborso totale per gli azionisti delle banche popolari venete

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di David Borrelli (M5S Europa) e MoVimento 5 Stelle Veneto

Rimborso totale per gli azionisti di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza. Questo è ciò che vogliamo ottenere attraverso l’importante iniziativa che abbiamo organizzato.

Stiamo ricorrendo alla Corte Europea per tutelare i risparmiatori danneggiati dal dissesto di queste banche, ed evidenziare le omissioni dello Stato italiano in loro difesa.

Riteniamo infatti che chi doveva controllare – come Bankitalia e Consob – non ha controllato e chi doveva tutelare il risparmio, cioè lo Stato, non lo ha fatto. Il sistema è marcio dalla testa ai piedi: manager, banchieri e organi di vigilanza. Soprattutto la politica, ovviamente, che fa continue promesse senza muovere realmente un dito ed illudendo 219mila famiglie.

Aspettiamo giustizia dal 2012, data delle prime denunce, e sappiamo di segnalazioni dirette inviate alla Banca d’Italia che si è girata dall’altra parte.

E’ stato dimostrato in modo palese, da quanto accaduto ai risparmiatori, l’assoluto disinteresse dello Stato con riferimento agli articoli 47 e 28 della Carta Costituzionale. Lo Stato è responsabile per le violazioni commesse dai funzionari e dai dipendenti degli Enti preposti al controllo del risparmio e per questo deve risarcire i risparmiatori.

Il Governo centrale ha fatto mille promesse non mantenute e il governatore del Veneto Zaia ha difeso fino all’ultimo queste banche, per poi promettere soldi che non sono mai arrivati agli azionisti.

Le vite rovinate di queste persone e i suicidi degli azionisti sono sulle loro coscienze, se ne hanno una.

L’apice di tutte le prese per i fondelli che questi uomini e donne truffati si ritrovano a subire avverà lunedì, quando (a quanto dice la stampa) le banche proporranno ai soci un rimborso del 15% del valore delle azioni precedente alla svalutazione.

Un rimborso che ovviamente è nell’interesse delle banche, perché contiene un ricatto: in caso di adesione, l’azionista dovrà firmare la rinuncia a promuovere azioni legali.

Tenetevi la vostra elemosina. Che se ne fa di un 15% chi ha perso quasi il 100% dei risparmi dei una vita?

Le azioni legali ci saranno eccome. Per il ricorso alla Corte Europea abbiamo conferito il mandato allo studio dell’avvocato Sergio Calvetti di Treviso (che difende 4mila risparmiatori e azionisti di Veneto banca e Popolare di Vicenza) e a Salvatore Patti, dello studio omonimo, ordinario di diritto privato alla Università La Sapienza.

Due sono le violazioni che ipotizziamo sulla base di quanto previsto dalla Convenzione europea dei diritti e delle libertà fondamentali: la violazione del divieto di schiavitù (art.4), inteso come privazione della possibilità economica di sostentamento nell’ambito sociale, e la privazione della proprietà privata (art. 1 del Protocollo addizionale alla Convenzione).

Siamo consapevoli di una possibile dichiarazione di inammissibilità da parte della Corte Europea, che peraltro non precluderebbe l’azione in Italia.

A pagare il risarcimento integrale devono essere i responsabili ad ogni livello, in nome di una Giustizia giusta, libera ed uguale per tutti.

Mentre i politici parlano, noi passiamo ai fatti, e lo facciamo coi nostri soldi. Il procedimento sarà infatti sostenuto economicamente dai consiglieri regionali veneti del M5S, con il taglio volontario degli stipendi.

Perché destinare i nostri soldi a questa causa? Perché non riguarda solo le migliaia di azionisti truffati, ma tutti noi. Ecco cosa dicono alcuni esperti internazionali.

“Il Veneto diventa il cuore della crisi bancaria in Italia”, scrive il Financial Times.

Questo è un disastro sociale“, afferma anche Pierre-Henri Conac, professore di diritto commerciale a Lussemburgo l’Università, membro dell’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, sempre sul Financial Times. Ma l’avvertimento che più deve preoccupare è che: “le persone che ci rimetteranno sono i giovani.”
Mentre Steve Eisman, l’uomo che aveva previsto la grande crisi economica mondiale che ci ha colpito nel 2007, intervistato dal The Guardian dice che la prossima crisi finanziaria 
arriverà dalle banche italiane, venete in particolare. (https://www.theguardian.com/money/2016/nov/19/big-short-financial-crash-steve-eisman-italy-banks-risk)

Al momento, a pagare, a differenza dei dirigenti saldamente al loro posto, che continuano a regalarsi bonus milionari per premiarsi dei loro disastri, sono i dipendenti di queste banche, i quali vanno incontro a migliaia di licenziamenti, e le famiglie, come dimostra Unioncamere.

Davanti ad uno scenario del genere, che come M5S abbiamo previsto da questo blog da anni, ci sentiamo in dovere di fare il massimo. Noi una coscienza ce l’abbiamo al contrario dei governi delle banche, quello nazionale e quello regionale.

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