Giustizia per i risparmiatori siciliani truffati

di David Borrelli e Gaetano Roberto Filograno

Lo scandalo che ha coinvolto le ormai tristemente celebri banche venete non ha confini. Banca Popolare di Vicenza acquisì nel 2002 Banca Nuova – istituto di credito con sede a Palermo -, trascinandola ne… Continua a leggere Giustizia per i risparmiatori siciliani truffati

Vogliono affossare e svendere il sistema bancario

di Daniele Pesco

Prima con le regole di Basilea, poi con il Bail In e ora con le nuove regole sulle sofferenze bancarie. Più che mettere al sicuro il nostro sistema bancario sembra che l’intento sia quello di affossarlo e svenderlo. Bce ha emanato d… Continua a leggere Vogliono affossare e svendere il sistema bancario

Mediocredito, ecco la nuova banca spolpata dal PD

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di Marco Zullo, EFDD – M5S Europa

L’anno scorso, effettuando un accesso agli atti della Procura di Udine a seguito dei vari tentativi dei nostri portavoce regionali che avevano sollevato il caso, abbiamo trovato una relazione di Banca d’Italia che evidenziava ipotesi di reato pesanti da parte di Mediocredito, una banca pubblica del Friuli Venezia Giulia. Scorrettezze confermate anche da altre relazioni della polizia tributaria, documenti sconcertanti abbandonati lì, in archivio. Da allora ho coinvolto diversi portavoce sia in Europa, sia in Italia. Con Giorgio Sorial, Barbara Lezzi e Nicola Morra siamo andati avanti a livello nazionale, portando un’interrogazione al Parlamento che non ha avuto risposte.

Una recente sentenza della Corte di Cassazione sul principio di continuità dei valori di bilancio, però, ci ha dato l’aggancio ideale per andare avanti. Se una falla all’interno di un bilancio non è sanata in quelli successivi, infatti, allora tutto è riconducibile al primo dei bilanci incriminati, anche se sono decorsi i canonici 5 anni per la responsabilità degli amministratori. Da qui abbiamo deciso di costruire un esposto per la stessa procura di Udine che dimostra (attraverso un incrocio tra fallimenti di aziende, prestiti non onorabili, interpretazioni creative dei bilanci e molto altro) il concorso esterno in bancarotta fraudolenta.

Un reato che potrebbe risalire addirittura ai tempi dell’amministrazione regionale di Riccardo Illy e arrivare fino a quella di Debora Serracchiani. Ieri, finalmente, la Guardia di Finanza ha irrotto nell’istituto bancario e ha sequestrato documenti inerenti ai movimenti bancari degli ultimi 7-8 anni. Mentre noi chiediamo di fare luce sulla vicenda, l’amministrazione PD a firma Serracchiani effettua un aumento di capitale con relativa cartolarizzazione dei debiti. Estremo tentativo per insabbiare il tutto, nella speranza che anche questa vicenda passi nel dimenticatoio?

Il Partito Democratico, se le evidenze dovessero essere certificate dalla giustizia, si confermerebbe un partito spolpa banche, capace di creare buchi e debiti ovunque passa. Salvo poi farli pagare, nella peggiore delle ipotesi, direttamente ai piccoli risparmiatori. Il tutto grazie a provvedimenti europei che loro stessi hanno sottoscritto. Insomma, si preannuncia l’ennesimo disastro clientelistico dei dinosauri della vecchia politica.

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Casini, il becchino dei risparmiatori truffati #CommissioneInchiestaBanche

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di MoVimento 5 Stelle

Pier Ferdinando Casini, il simbolo della vecchia politica legata a doppio filo con le banche, è stato appena eletto Presidente della commissione d’inchiesta sul sistema bancario. Proprio lui, amico di lunga data di Cesare Geronzi e genero del banchiere Francesco Gaetano Caltagirone, indirizzerà i lavori di una commissione fondamentale che dovrebbe rendere giustizia alle decine di migliaia di risparmiatori truffati in questi anni, dalle quattro banche popolari alle due venete, passando per il Monte dei Paschi di Siena.

È un atto di guerra che il Pd e la maggioranza del Parlamento pronunciano nei confronti del paese reale. Il M5S aveva preteso una commissione d’inchiesta per passare dalle parole dei partiti ai fatti, chiarendo le responsabilità dei recenti crac bancari e rendendo fruibili al pubblico i risultati dell’indagine. Con il senatore Enrico Cappelletti avevamo anche presentato un emendamento per impedire ai parlamentari in conflitto di interessi con le banche di partecipare ai lavori di commissione. Il Pd lo ha bocciato. Oggi sappiamo il perché.

La maggioranza a guida Pd prima ha ritardato per mesi l’approvazione della commissione, poi l’ha istituita a pochi mesi dalla fine della legislatura, e infine ha eletto presidente un conflitto di interessi vivente come Casini, che farà di tutto per ostacolare i lavori e insabbiare quanto riusciremo comunque a far emergere con i nostri commissari Alessio Villarosa, Carlo Sibilia, Carla Ruocco, Gianni Girotto e Carlo Martelli.

Ricordiamo, tra le altre cose, che Casini pochi mesi fa è entrato come socio nella fondazione bancaria Carisbo, azionista di Intesa San Paolo. Celebre è poi il suo legame famigliare e politico con Caltagirone. Quest’ultimo è ancora oggi il principale finanziatore dell’Udc, ed è stato fino al 26 gennaio 2012 vicepresidente e azionista di Mps, cioè la banca che il Governo Monti sostenuto dallo stesso Casini ha ricapitalizzato con un prestito ponte da oltre 4 miliardi di euro. Come se non bastasse, nel 2009 il Monte dei Paschi, attraverso Antonveneta, successivamente incorporata in Mps Immobiliare, ha venduto alcuni immobili proprio alla Immo 2006 srl, società controllata indirettamente dallo stesso Caltagirone. Costo dell’operazione: 37,58 milioni di euro.

Oltre al conflitto di interessi, poi, c’è la vergognosa ipocrisia dei partiti e dello stesso Casini, neo-presidente di una commissione che il 5 aprile 2017, dal suo blog personale, definiva così: “un impasto di demagogia e pressapochismo che, al di là delle migliori intenzioni, non produrrà nulla di buono per le istituzioni”.

Che dire? Se il buongiorno si vede dal mattino, possiamo stare certi che anche questa volta i risparmiatori truffati non avranno giustizia.

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Perché la commissione d’inchiesta sulle banche tarda a partire

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di Alessio Villarosa

La commissione d’inchiesta sulle banche tarda a partire. Vi chiedete il perché? Ve lo spiego in poche righe. Vi sarà noto, nonostante Renzi e il PD vanno in giro a raccontare che vogliono questa commissione d’inchiesta, facendosi beffa di tutti gli italiani, che ci siano degli intrecci tra questi partiti e il sistema bancario, e come abbiano distrutto non gli amministratori che gestiscono quelle banche, ma i risparmiatori che avevano investito; molti di questi investitori erano stati abbindolati con dei MIFID (un documento a tutela degli investitori) che spesso presentavano dichiarazioni false e mai firmate dai clienti.

Detto ciò, siamo andati ad indagare sul perché di questo ritardo, e abbiamo scoperto che la commissione non è stata ancora convocata perché alcuni partiti devono ancora fornire i nomi dei membri. Quali partiti? Provate a immaginare. Ebbene sì. Il PD in primis è il motivo di questo ritardo. Quali hanno già consegnato i nomi?

MoVimento 5 Stelle, Forza Italia, SI-SEL, il gruppo misto, e la Lega Nord solo al Senato.
Quindi perché non parte la commissione? Perché Renzi non la vuole. Perché chissà cosa si verrà a scoprire su di lui e su tutti i suoi amichetti. Continuate a votare PD, mi raccomando!

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Perché la commissione d’inchiesta sulle banche tarda a partire

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di Alessio Villarosa

La commissione d’inchiesta sulle banche tarda a partire. Vi chiedete il perché? Ve lo spiego in poche righe. Vi sarà noto, nonostante Renzi e il PD vanno in giro a raccontare che vogliono questa commissione d’inchiesta, facendosi beffa di tutti gli italiani, che ci siano degli intrecci tra questi partiti e il sistema bancario, e come abbiano distrutto non gli amministratori che gestiscono quelle banche, ma i risparmiatori che avevano investito; molti di questi investitori erano stati abbindolati con dei MIFID (un documento a tutela degli investitori) che spesso presentavano dichiarazioni false e mai firmate dai clienti.

Detto ciò, siamo andati ad indagare sul perché di questo ritardo, e abbiamo scoperto che la commissione non è stata ancora convocata perché alcuni partiti devono ancora fornire i nomi dei membri. Quali partiti? Provate a immaginare. Ebbene sì. Il PD in primis è il motivo di questo ritardo. Quali hanno già consegnato i nomi?

MoVimento 5 Stelle, Forza Italia, SI-SEL, il gruppo misto, e la Lega Nord solo al Senato.
Quindi perché non parte la commissione? Perché Renzi non la vuole. Perché chissà cosa si verrà a scoprire su di lui e su tutti i suoi amichetti. Continuate a votare PD, mi raccomando!

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Banca Popolare di Bari, l’ennesimo disastro bancario

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di Rosa D’Amato, EFDD – M5S Europa

La Banca Popolare di Bari non “può crollare”, altrimenti sarebbe un disastro per l’intero territorio, i 70mila azionisti e i 3500 dipendenti. Così dicono negli ambienti della finanza e della politica dopo che la magistratura ha aperto una inchiesta su presunte voragini nascoste nei bilanci di questa banca. Voragini che, stando alle accuse dei giudici, sarebbero frutto di gestioni irregolari, prestiti anomali, acquisizioni di altri istituti decotti. Se fosse così, saremmo di fronte a un nuovo caso Monte Paschi (o popolari venete).

Lo schema sarebbe sempre lo stesso: finanza e politica che si scambiano favori con le risorse dei correntisti, banche che chiudono le porte del credito ai comuni cittadini, ma che non hanno alcuna remora ad aprire il portafoglio per finanziare i progetti fallimentari degli amici degli amici e speculazioni ardite. Tanto chi dovrebbe vigilare – Bankitalia e Consob – non vigila. E a pagare non saranno mai loro, ma i risparmiatori e i contribuenti.

La Banca Popolare di Bari “non può crollare”? Siamo di fronte a un nuovo salvataggio di un istituto italiano? Beh, se così sarà, sia chiaro: le tasche di risparmiatori e contribuenti non si toccano. E chi eventualmente ha sbagliato, dai vertici della banca a chi doveva vigilare, deve pagare.

È ora di dire basta alle nuove, famigerate regole europee sui fallimenti bancari, votate da PD e Forza Italia, che hanno dimostrato di essere controproducenti per il sistema bancario italiano e che colpiscono duramente chi colpe non ne ha: risparmiatori e contribuenti, per l’appunto. È ora di inasprire le pene per i manager che mettono in ginocchio gli istituti di credito. Sono questi i punti su cui il MoVimento 5 Stelle sta portando avanti una dura battaglia a Roma e a Bruxelles.

L’UE nei prossimi mesi affronterà le revisioni dei due provvedimenti europei che regolamentano i fallimenti bancari e i requisiti di capitale. Il M5S sta già proponendo misure per stralciare il bail-in e orientare i requisiti di capitale verso i prodotti finanziari, invece che sul credito all’economia reale.

Inoltre, il MoVimento 5 Stelle ha anche deciso di tutelare migliaia di risparmiatori danneggiati attraverso un ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, poiché ogni cittadino ha diritto al rispetto dei suoi beni e il diritto di proprietà si applica anche con riferimento alle azioni ed alle obbligazioni bancarie. Il ricorso è finanziato coi tagli degli stipendi dei portavoce.

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Nell’#Italia5Stelle c’è un sistema bancario più equo

di Enrico Cappelletti, M5s Senato

A Italia 5 Stelle – Rimini 22, 23, 24 settembre 2017 parleremo anche di banche. È un argomento caldissimo, dato che gli ultimi governi hanno speso decine di miliardi di euro dei soldi dei contribuenti per salvare o per ricapitalizzare istituti di credito. Ma secondo voi è giusto salvare le banche regalandole a soggetti privati quando potremmo renderle invece pubbliche e tutelare il risparmio come vuole la nostra Costituzione? È giusto lasciare impuniti gli amministratori che hanno prodotto i crac di questi ultimi anni? Ovviamente no.

A Italia 5 Stelle parleremo della nostra idea, di una nuova idea per un sistema bancario nazionale, che sia più equo, più giusto e a misura delle imprese e dei risparmiatori. Vi ricordo, infine, che se lo riterrete potrete versare un piccolo aiuto economico per sostenere il nostro evento. Ci vediamo a Rimini. A presto!

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Stress test, dal 2018 anche sui titoli tossici: il muro del silenzio si sta sgretolando

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di Marco Valli, EFDD – M5S Europa

Derivati e i titoli tossici, classificati come asset Level 3 e Level 2, rappresentano chiaramente la più grave minaccia alla stabilità finanziaria. Eppure la vigilanza europea, ossessionata dal rischio di credito, ha sinora preferito ignorare l’impatto di questi strumenti rischiosi e opachi nei bilanci delle banche. Si tratta di una inaccettabile disparità di trattamento tra rischi bancari che provoca una enorme distorsione della concorrenza, penalizzando le banche italiane focalizzate sulle attività tradizionali di finanziamento di famiglie e PMI.

Oggi, dopo lunghe pressioni sulla questione volutamente dimenticata del rischio di mercato posto dagli asset L3 e L2, l’EBA in questa lettera ci fa sapere che finalmente inserirà questi asset nei prossimi stress test per il 2018. É una buona notizia, ma staremo a vedere in che modo. Quanto affermato dall’Autorità Bancaria Europea nella lettera non è certo molto rassicurante: la nuova metodologia sarà sviluppata in consultazione con le banche stesse.

In totale, secondo dati Bankitalia, gli asset “Level 2” e “Level 3” ammontano a ben dodici volte l’ammontare dei crediti deteriorati netti. Eppure, non è mai stato fatto alcuno screening, analisi quantitativa o stress test che tenga conto dei rischi relativi a questi strumenti. Per le istituzioni preposte a valutare la solidità delle banche europee (e decidere quali devono essere liquidate o “bailinate”) semplicemente il problema non esiste, perché l’attenzione, come denunciamo dal 2014, è totalmente riposta sul rischio di credito e il problema dei crediti deteriorati.

Leggi qui e qui per approfondimenti.

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