Eni ammette di non controllare perdite in Basilicata

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di MoVimento 5 Stelle

«L’Eni ha saputo dell’immane perdita di idrocarburi derivata dal serbatoio C di Viggiano solo quando c’è stata la denuncia del proprietario del depuratore di Viggiano e a seguito della visita dei Noe. E solo a quel punto hanno dato avvio agli accertamenti. Insomma hanno detto che una perdita di 400 tonnellate di idrocarburi corrisponde a pochi millimetri nei serbatoi che sono da 12 mila tonnellate l’uno. Per cui un disastro ambientale può passare inosservato. E potrebbe essere anche accaduto in passato. Questa dichiarazione choc è arrivata direttamente dall’Eni nel corso dell’audizione di ieri in Commissione ecomafie»: lo denuncia la senatrice M5S Paola Nugnes componente della commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

«E non basta certo sapere che ora stanno correndo ai ripari rafforzando col doppio fondo le cisterne e rispondendo alle prescrizioni dell’Aia regionale che in un primo tempo avevano anche impugnato. “Nessuno può escludere che incidenti ci siano stati”. È un’ammissione che non possiamo tollerare anche a fronte di controlli sulle tubazioni che avvengono con cadenza decennale, e quindi in maniera assolutamente insufficiente. Una perdita di queste dimensioni può accadere senza che nessuno se ne accorga. È davvero incredibile», commenta la senatrice Nugnes.

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Petrolio in Basilicata, bugie dell’Eni sullo sversamento nei fiumi

di Gianni Girotto

Sversamento di petrolio e altri agenti chimici inquinanti nelle acque attorno all’area industriale di Viggiano in Basilicata hanno portato a tre mesi di chiusura del Centro Olio Val D’Agri (Cova) dell’Eni. Uno stop tardivo – ma benvenuto – da parte dei vertici regionali, che si sono fidati troppo delle rassicurazioni della multinazionale dell’energia. Lo stesso Ad Eni Claudio Descalzi ha più volte mentito sul reale stato delle perdite. Arrivando ad affermare l’8 marzo di fronte alla Commissione Industria del Senato che lo “sversamento è minimo“.

Una bugia clamorosa, smentita dai fatti poco più di un mese dopo anche dai tecnici dell’Arpab, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. I risultati dicono che l’inquinamento è significativo e l’impianto va chiuso. Ma andiamo con ordine.

Già a febbraio ci sono i primi segni evidenti di sversamento di sostanze inquinanti. Si tratta – scopriranno i tecnici più tardi – di petrolio, manganese, ferro – definito “molto cospicuo” – e idrocarburi policiclici aromatici fuori dal recinto del Centro Olio. La situazione è perciò critica. Il Movimento 5 Stelle presenta un’interrogazione parlamentare chiedendo immediata verifica ed eventuale bonifica. Eni continua a rassicurare: la situazione è sotto controllo.

La stessa versione viene ribadita da Descalzi l’8 marzo in audizione al Senato. Il M5S chiede ulteriori chiarimenti. Quanto è concreto il rischio di chiusura dell’impianto? L’Ad Eni minimizza: “è un’ipotesi sfortunatissima” da escludere. E poi azzarda: “lo sversamento è minimo“. Ma il 15 aprile, poco più di un mese dopo, la Regione Basilicata delibera la sospensione di tutte le attività del Centro Olio di Viggiano.

Nemmeno l’annuncio basta a Eni per fermare lo stabilimento. Passano ancora tre giorni. Il 18 aprile i vertici della multinazionale si arrendono all’evidenza e bloccano ogni attività. Lo stesso giorno la magistratura di Potenza rinvia a giudizio 47 persone e dieci società, tra cui anche Eni, nell’ambito dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata del 2016.

Quante bugie deve ancora sopportare chi vive il territorio? Non c’è più tempo da perdere, è necessario avviare subito la messa in sicurezza, la bonifica del territorio e l’accertamento delle responsabilità. Il 19 aprile il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti non ha ancora risposto alla nostra interrogazione parlamentare.

I cittadini hanno il diritto di sapere. Ora!

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Petrolio, fori nei serbatoi al centro Cova di Viggiano. "Chiuderlo subito" (30-03-2017)

Roma, 30 marzo 2017 – Subito dopo l’ennesimo sversamento al Cova, il centro oli di Viggiano in Basilicata, di cui si è occupato anche l’ultimo servizio di Striscia la Notizia, il M5S ha presentato un’interrogazione per chiedere dei chiarimenti… Continua a leggere Petrolio, fori nei serbatoi al centro Cova di Viggiano. "Chiuderlo subito" (30-03-2017)

Renzi, Pittella e gli appalti Consip

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di Mirella Liuzzi, M5S Camera

Qualche giorno fa, Renzi è passato da Matera e ha incontrato i vertici della fondazione Matera-Basilicata 2019 chiaramente accompagnato dal Presidente della Regione Marcello Pittella. Avranno parlato anche degli appalti CONSIP, dato che adesso anche il presidente Pittella è stato tirato in ballo?

Oggi un ottimo articolo di La Nuova del Sud racconta di una intercettazione tra un ex parlamentare di AN (Italo Bocchino) e Alfredo Romeo l’imprenditore e immobiliarista, arrestato il 1° marzo con l’accusa di associazione per delinquere e corruzione di un alto dirigente Consip.

L’ex parlamentare dice a Romeo che le gare erano oggetto di vendita da parte del presidente della Regione Pittella ma che volendo, potevano seguire anche il canale del fratello (Gianni Pittella, europarlamentare e capogruppo S&D), meno costoso.
Ecco una frase dell’intercettazione di Bocchino riportata dal quotidiano: “Allora se passate con il fratello (Gianni Pittella) è più di alto livello e costa un po’ meno perché è un po’ più pulita la cosa.. Se passate per lui (Marcello Pittella) è un pochino più aggressivo!”

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Quella drammatica routine lucana

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di MoVimento 5 Stelle Basilicata

Nell’ultimo anno si è fatto di tutto e di più per nascondere e lasciar cadere nel dimenticatoio scandali e disastri dell’indotto petrolifero lucano. La vecchia strategia di spazzare la polvere e riporla sotto il tappeto, però, non incanta più nessuno: il cumulo è ormai visibile anche agli occhi di chi non vuol vedere. Quelli che il Governo regionale ha definito “episodi” sono diventati drammatica “routine”: in principio erano le fiammate al Centro Oli di Viggiano (COVA), poi le fumate nere ed infine l’insopportabile olezzo di uova marce.

A questo mosaico agghiacciante si è aggiunto un altro tassello: qualche giorno fa un cittadino ha diffuso sui social network delle immagini aeree scattate da un drone, immagini che hanno immediatamente fatto il giro del web, scatenando l’indignazione di migliaia di cittadini. Le foto ritraggono le acque dell’invaso del Pertusillo – il lago artificiale situato nel territorio dei comuni di Grumento Nova, Montemurro e Spinoso, nel cuore della Val D’Agri (a poca distanza dal COVA) – colorate da macchie marrone scuro sparse su tutta la superficie del lago. La sollevazione popolare è stata immediata e la stragrande maggioranza dei commentatori dei social hanno collegato l’inquietante fenomeno di pigmentazione delle acque del Pertusillo alla possibile contaminazione da idrocarburi rivenienti dall’attività estrattiva in atto a pochi chilometri dal lago artificiale, anche in ragione del fatto che, pochi giorni fa, alcuni operatori del consorzio ASI della provincia di Potenza hanno lanciato l’allarme sulla presenza di idrocarburi in un pozzetto a poca distanza dal COVA.

L’invaso del Pertusillo è stato frequentemente al centro delle preoccupazioni di cittadini e ambientalisti: è uno dei principali serbatoi di acqua potabile non solo per la Basilicata ma anche per la vicina Puglia. Eppure in un modo o nell’altro le autorità preposte sono riuscite sempre a sviare l’attenzione dell’opinione pubblica dal problema della reale tutela della salubrità delle acque dell’invaso. Come non ricordare la notevole moria di pesci verificatasi negli ultimi anni: fenomeno che le analisi ufficiali attribuivano, alternativamente, alla presenza di alga “assassina” oppure al riscaldamento globale.

Qualche mese fa, fu il Consiglio Regionale della Puglia a sollevare forti dubbi sui controlli ambientali che venivano effettuati sull’invaso, scatenando quasi una crisi diplomatica tra le due Regioni. In una mozione presentata dal consigliere del M5S Mario Conca ed approvata dal Consiglio, si chiedevano maggiori controlli sull’invaso anche con l’ausilio di ARPA Puglia, stigmatizzando così la “leggerezza” dei controlli effettuati dai competenti organi lucani: “il silenzio (persistente) e le decisioni (tardive) del Governo lucano rischiano di apparire conferme della grave situazione instillando in tal modo la convinzione che si stia incidendo in maniera pesante sulla salute pubblica degli utenti pugliesi”. La replica dell’ex gladiatore di Lauria fu piccata e stizzita e portò il Presidente a disertare addirittura un incontro di Coldiretti in Puglia.

Il Movimento 5 Stelle, da parte sua, ha sempre evidenziato la necessità di procedere a seri e attendibili controlli ed ad un’analisi completa e accurata della situazione dell’invaso del Pertusillo. Era il mese di luglio del 2016 quando presentammo una mozione con la quale chiedevamo maggiori e più stringenti controlli su tutti gli invasi idrici lucani. Nel sottolineare l’importanza dell’acqua lucana come vera risorsa del territorio, ci siamo spinti a chiedere specifiche indagini chimiche e fisiche sulle acque del Pertusillo destinate all’uso potabile (ivi compreso lo studio fisico e chimico dei sedimenti), unitamente alla sottoscrizione di un apposito protocollo d’intesa tra Arpa Basilicata e Arpa Puglia, tra i servizi di Igiene sanitaria della Regione Basilicata e Puglia al fine di eseguire controlli congiunti e periodici. Certo, era il mese di luglio e forse il caldo, la voglia di vacanze, hanno indotto il Consiglio Regionale a liquidare la nostra mozione in 20 secondi e senza alcuna discussione.

Peccato davvero che le nostre proposte, come sovente accade, vengano snobbate da un Consiglio Regionale distratto dalle usuali lotte di riposizionamento e di accaparramento di poltrone.

Crisi e faide interne e conseguenti mal di pancia a parte, crediamo sia arrivato il momento di affrontare seriamente le tematiche ambientali innescate dall’indotto petrolifero e pensare seriamente ad una exit strategy dal petrolio: la convivenza con i processi di estrazione si sta dimostrando impossibile ed è palmare l’incompatibilità degli impianti petroliferi con la natura e la geologia del nostro delicato territorio.

Nella giornata di ieri abbiamo inoltrato una richiesta che sollecita ARPAB a rendere note, al più presto, le azioni e le iniziative di monitoraggio realizzate a seguito della diffusione delle preoccupanti immagini del Pertusillo. Difendere e tutelare in ogni modo la nostra fonte di vita, l’acqua, deve contare immensamente più di qualsiasi interesse economico anche connesso al petrolio!

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Petrolio, su fiammate a Viggiano imbarazzante risposta del governo

Roma, 15 gennaio 2015 – «Serve un’indagine che verifichi quanto accade nel Centro Olio di Viggiano, impianto industriale dove viene trattato in prima istanza il petrolio estratto in Basilicata. Bisogna verificare gli effetti dell’attività estrattiva sulla salute della popolazione… Continua a leggere Petrolio, su fiammate a Viggiano imbarazzante risposta del governo