Programma Energia M5S: Incentivi statali ai fossili o alle rinnovabili?

Il quesito che sarà affrontato oggi riguarda lo spostamento degli incentivi statali dalle alle rinnovabili: “Sei d’accordo con lo spostamento degli incentivi statali dalle fonti fossili all’efficienza energetica e alle fonti rinnovabili?” Ce ne parla Paolo Rocco Viscontini, CEO di Enerpoint.

di Paolo Rocco Viscontini

Il Programma energetico del Movimento 5 Stelle prevede un progressivo ma deciso passaggio dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili, con una chiara attenzione all’efficienza energetica.

OBIETTIVO ITALIA: 100% RINNOVABILE
Le fonti fossili beneficiano d’incentivi molto importanti, maggiori rispetto le fonti rinnovabili, incolpate del costo elevato dell’energia in bolletta. Scarsa attenzione è data invece ai sussidi di cui beneficiano le fonti fossili. Parliamo di cifre importanti che riteniamo sia corretto trasferire allo sviluppo delle rinnovabili e dell’efficienza energetica, per perseguire quello che è l’obiettivo del Movimento 5 Stelle: 100% energia rinnovabile il prima possibile, attraverso una road map condivisa e che nel giro di pochi decenni avrà la possibilità di vedersi realizzata. Alcuni Paesi della Scandinavia hanno già questo obiettivo: entro il 2050 essere 100% rinnovabile senza contributi ai gas climalteranti.

I CAMBIAMENTI CLIMATICI
Un argomento importante riguarda il cambiamento del clima. Non si tratta più di un parere di pochi. Tutta la comunità scientifica condivide la tesi che il clima sta cambiando. Il cambiamento climatico comporta dei costi molto elevati: danni causati dagli eventi atmosferici estremi come la siccità, problemi enormi causati dall’immigrazione (solamente in un anno si stima circa che 20 milioni di popolazioni sono costrette a migrare a causa dei cambiamenti climatici). E’ importante intervenire nel modo più deciso possibile. Come? Cercando di equilibrare i numeri tra fonti fossili (che rappresentano il motivo principale del cambiamento climatico) e fonti rinnovabili.

SUSSIDI ALLE FOSSILI
Che cosa significa quando parliamo di sussidi alle fossili? Il Fondo Monetario Internazionale parla in Italia di 13 miliardi di euro, Legambiente in quasi 15 miliardi di euro. Grazie allo studio di Legambiente sono propri stati messi in luce degli esempi più significativi di cui ora vi parlo.

1. Le royalties che le società petrolifere in Italia pagano per l’estrazione del petrolio o del gas sono molto inferiori rispetto a quelle che pagano i competitor nei Paesi del Nord Europa. Se solamente ci si avvicinasse (neanche dico a raggiungere) ai valori delle Royalties degli altri Paesi, si potrebbe generare un gettito di 1,2 – 1,3 miliardi di euro all’anno.
2. Agevolazioni alle industri energivore. Sarebbe opportuno armonizzare il sistema tariffario a livello europeo, perché le tariffe di energia elettrica sono uno strumento di politica industriale. Paesi come la Germania hanno deciso di abbassare in maniera consistente il prezzo dell’energia nel settore industriale e aumentare molto il prezzo nel settore residenziale. Questo genera una competitività del settore industriale tedesco molto superiore all’Industria italiana. In un’Europa che si dice unita: non dovrebbe accadere. Il nostro obiettivo è quello di tassare l’energia in base all’inquinamento che produce, ma è importante avere una visione europea in un mondo globalizzato perché non ci sia concorrenza sleale che viene inevitabilmente generata anche da questi squilibri di prezzi dell’energia.

SUSSIDI ALLE RINNOVABILI: RICERCA, INDUSTRIA E OCCUPAZIONE
Togliere progressivamente i sussidi alle fossili, e applicare delle tassazione ben proporzionate all’impatto ambientale e sanitario delle stesse fossili genera delle risorse, come le possiamo utilizzare?
1. Rendere le energie rinnovabili e l’efficienza energetica alla portata di tutti, per agevolarne la diffusione.
2. Migliorare le tecnologie grazie alla ricerca: l’Italia purtroppo è sempre il fanalino di coda dei paesi industrializzati in quanto investimenti e ricerca. E’ importante dedicare molte più risorse alla ricerca che permetterà di raggiungere risultati migliori in termine di riduzione dei costi, di riduzione d’impatto ambientale delle tecnologie. La ricerca genera occupazione, competenza e permette a un paese di distinguersi.
E’ importante che queste azioni avvengano in un periodo medio lungo, con coerenza e senza incorrere negli errori del passato. Mi riferisco al fotovoltaico che aveva creato una cosa come 100 mila occupati che sono andati persi nel giro di un anno.

INCENTIVARE RINNOVABILI ED EFFICIENZA: COSA SIGNIFICA?
Cosa significa in concreto, incentivare rinnovabili ed efficienza? Significa creare le condizioni perché le fonti rinnovabili si diffondano in maniera incisiva sul territorio. Perché questo possa avvenire, non è sufficiente avere solo dei pannelli solari o delle turbine eoliche che producono energia. Bisogna accumulare questa energia, e gestirla. Siamo nell’era della smart grid: a livello locale è doveroso gestire i flussi di energia in maniera più ottimale possibile, dando priorità alle fonti pulite in primis, poi un giorno saranno solo fonti pulite ma ci vorrà del tempo. Ecco quindi che con dei software adeguati è possibile già adesso dare delle priorità: prima di tutto si utilizza dell’energia prodotta dal fotovoltaico nel momento in cui serve. Quando questa energia non può essere utilizzata laddove viene prodotta perché è week end (ad esempio) questa energia può essere accumulata oppure può essere utilizzata nella zona. Quando questa energia non c’è perché c’è brutto tempo oppure è notte, si utilizza l’energia dagli accumuli che hanno bisogno ancora di aiuti in modo che nei prossimi anni possano diffondersi in maniera più importante. Quando anche l’energia accumulata nelle batterie non è sufficienza, si utilizzerà l’energia idroelettrica, che a sua volta proviene dai bacini che possono essere gestiti, caricati anche dall’energia solare diurna e così via anche con un utilizzo di energia da biomassa, nel momento in cui le fonti che abbiamo visto prima non sono disponibili. E’ necessaria un’intelligenza, un cervellino, che alla fine gestisce questi flussi di energia.

Mi auguro che grazie a queste informazioni siate in grado ora di poter esprimere un parere con consapevolezza: siete d’accordo o meno sullo spostamento degli incentivi dalle fonti fossili alle fonti rinnovabili e all’efficienza energetica?

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Programma Energia M5S: Scoraggiare l’uso della benzina e del gasolio

Oggi si discute il primo quesito del programma Energia del MoVimento 5 Stelle: “Sei d’accordo con lo sviluppo di politiche che scoraggiano l’uso della benzina e del gasolio?“. La settimana prossima si terrà la votazione online. Avete il tempo per informarvi e fare una scelta consapevole. Iniziamo con il contributo di Valerio Rossi Albertini, chimico fisico. Potete vedere il video sopra o leggere le sue considerazioni qui sotto. Utilizzate i commenti per discutere e segnalare link e video di approfondimento.

di Valerio Rossi Albertini

Nel Programma Energetico del Movimento 5 Stelle si parla del progressivo abbandono dei combustibili fossi, in favore di altre forme di energia più sostenibili. Le forme di energia rinnovabili.
Sappiamo che una grande quantità di energia viene consumata sia per i trasporti che per l’agricoltura. E’ il momento di capire come i singoli cittadini possano intervenire, come le politiche individuali possano consentire una progressiva transizione dalle forme energetiche convenzionali alle nuove forme energetiche rinnovabili e sostenibili. Che cosa può fare ognuno di noi per favorire questa transizione?

IL CASO EUROPA: NORVEGIA E OLANDA METTONO BANDISCONO VEICOLI A BENZINA E DIESEL
La prima osservazione è che non saremmo i pionieri di questa conversione.
In Nord Europa, in Norvegia e in Olanda, è stato intrapreso l’iter parlamentare per la messa al bando dei veicoli che sono alimentati dalle fonti tradizionali: veicoli a benzina e veicoli a diesel. Significa che è possibile, si può fare.
Non è un obiettivo velleitario, non è un’utopia. E’ a portata di mano. E’ un obiettivo che dobbiamo riuscire a centrare, quanto più rapidamente possibile.
E’ notizia di qualche giorno fa che l’ente europeo preposto alla sorveglianza del Pianeta e del Clima, ha sentenziato che nel 2015 abbiamo raggiunto e superato la soglia critica di concentrazione di anidride carbonica in atmosfera.
Sono le cosiddette 400 parti per milione. Possono sembrare poche, ma in realtà innescano un processo che si chiama effetto serra che sta producendo gli sconvolgimenti climatici a cui assistiamo.
Il 2016 sarà l’anno più caldo della storia (da quando nel 1880 si è iniziato a registrare con metodi scientifici la temperatura del Pianeta).
Non è un caso isolato come alcuni sostengono: 9 anni su 16 nel 21esimo secolo sono stati i più caldi della storia.

EFFETTO SERRA: LA CAUSA DEI PROCESSI CLIMATICI VIOLENTI
Che cosa è l’effetto serra? Perché è così urgente cambiare la forma di produzione di energia?
L’effetto serra noi lo sperimentiamo spesso, pur non sapendolo.
Se parcheggiamo l’automobile in una giornata invernale, fredda ma assolata, quando ritorniamo dentro l’auto, sentiamo caldo: quello è l’effetto serra. I raggi solari sono penetrati attraverso il parabrezza e i finestrini, hanno scaldato la tappezzeria dell’abitacolo e il calore che si è prodotto non è più riuscito a sfuggire dall’interno dell’abitacolo.
La stessa dinamica avviene su scala planetaria. Nella combustione delle materie fossili (petrolio e derivati, benzina e gasolio, carbone e in misura minore i gas naturali come gpl e metano), si produce un gas che è chiamato anidride carbonica o biossido di carbonio (CO2).
L’anidride carbonica svolge la stessa funzione del parabrezza per l’abitacolo: crea uno strato all’interno dell’atmosfera attraverso il quale i raggi del sole penetrano, toccano la Terra, si convertono in calore ma non consentono a questo calore di sfuggire verso lo spazio esterno. Il calore insiste al suolo, innescando una serie di processi che stanno diventando sempre più violenti.
Alle nostre latitudini si stanno verificando delle condizioni estreme come frequenti trombe d’aria e alluvioni. Perché?
Perché i fenomeni estremi hanno questa caratteristica: di passare da un estremo all’altro. A un periodo di forte siccità segue un periodo di piogge torrenziali. L’umidità che si è accumulata a causa dell’evaporazione in atmosfera tenderà a riprecipitare in forma rovinosa ed ecco le tante alluvioni.
Se aggiungiamo la vulnerabilità del nostro territorio a causa del dissesto idrogeologico ecco che in Italia la situazione può diventare particolarmente critica.
Come possiamo fermare tutto questo? Evitarlo completamente non è possibile, possiamo ridurne gli effetti.

TRASPORTI: MOBILITA’ ELETTRICA
Primo fra tutti, visto che i trasporti sono una delle voci principali, c’è la mobilità elettrica. La conversione all’auto elettrica. L’auto elettrica oggi costa ancora tanto, indubbiamente, ma solo perché non esiste una produzione industriale abbastanza sostenuta. Altrimenti, una volta innescata l’economia di scala, il prezzo dell’auto elettrica scenderebbe. Gli analisti e gli esperti ci dicono che sarebbe più economica rispetto all’auto convenzionale.
E’ necessario costruire una rete di infrastrutture: colonnine di cariche elettriche, di generazione di quella elettricità in forma rinnovabile. La mobilità elettrica non è un capriccio, ma l’ultimo tassello di un quadro complessivo.
Immaginiamo una catena, una filiera: energia rinnovabile prodotta da fonti pulite e utilizzo pulito attraverso mezzi elettrici dell’energia prodotta.
Eliminiamo lo spreco e l’inquinamento dell’ambiente.

FERMARE L’INQUINAMENTO
Nel 2013 l’ente europeo preposto alla sorveglianza della situazione ambientale e della salute dei cittadini ha confermato che in Italia ci sono state oltre 50mila morti dovute a patologie legate all’inalazione delle polveri sottili. Nei centri urbani è la prima causa di mortalità.

Le cose da fare individualmente sono:
1) prendere coscienza che è necessario ridurre l’uso di energia
2) affidarsi al trasporto pubblico oppure privato e chi è nelle possibilità di farlo, scegliere la mobilità elettrica
3) scelte politiche: premere su tutti quelli che il potere di decidere di questa conversione energetica, che passa attraverso la politica ad intraprendere una strada che ci possa consentire di avvicinarci ai Paesi virtuosi del nord Europa.

L’Italia può essere d’esempio
La Norvegia e l’Olanda sono tra i Paesi del Nord Europa che hanno intrapreso la strada della conversione alla mobilità sostenibile, mettendo al bando, entro un periodo di tempo, tutti i quanti i veicoli a combustione interna. Come si raggiunge questo obiettivo? Nell’arco di 10 – 15 anni è possibile, attraverso una politica di incentivi e disincentivi.
Aumentando il costo del bollo e delle assicurazioni per i veicoli tradizionali e applicando sgravi fiscali per chi acquista un’auto elettrica. Possibilità per le auto elettriche di circolare all’interno dei centri urbani, nelle cosiddette zone a traffico limitato, oppure di parcheggiare sulle strisce blu gratuitamente. Esenzione permanente del bollo per i veicoli elettrici.
Il Governo centrale dovrebbe eliminare tutte quante le spese, le tasse sui veicoli elettrici. Una politica di priorità per l’auto elettrica: come esistono le strisce gialle e blu, possono esistere le strisce verdi per i veicoli elettrici. Colonnine di ricarica veloce (una volta il tempo di ricarica superava le 8 ore, oggi è possibile ricaricare un’auto in 20 minuti). Se ci fosse un accoppiamento fra i parcheggi verdi e le colonnine di ricarica, gli utenti sarebbero incoraggiati a utilizzare l’auto elettrica. Noi auspichiamo che la ricarica dell’auto elettrica possa essere gratuita.
Peserebbe sulla fiscalità generale? Sì. Ma per innescare il processo sarebbe una spesa modesta rispetto l’illuminazione pubblica, ad esempio.
Un altro grande vantaggio riguarda i costi occulti di cui non ci rendiamo conto. Mi riferisco alle patologie legate alle emissioni delle auto a combustione interna (gasolio e benzina) che incidono sulle spese sanitarie. Questi costi sono riducibili e recuperabili e potremmo utilizzare questi soldi per uno scopo più utile e nobile. Abbiamo due alternative:
1. continuare in questa maniera con i vantaggi che indubbiamente comporta: la possibilità di fare rifornimento e di poter percorre distanze lunghe (cosa che non è possibile fare oggi con l’auto elettrica perché non esistono le infrastrutture). Sapendo che tutti questi vantaggi e tutta questa comodità non saranno disponibili a lungo. Perché la situazione tenderà progressivamente a degenerare e già adesso iniziamo a patirne le conseguenze.
2. sostenere politiche che scoraggiano l’uso di benzina e gasolio a favore di di altre forme di energia più sostenibili. Le forme di energia rinnovabili.

AGRICOLTURA: SCEGLIERE GENERI AGRICOLI SOSTENIBILI
Se nel caso dei trasporti le scelte individuali possono ripercuotersi immediatamente sulle politiche di mobilità, nel caso dell’agricoltura è più difficile individuare un’azione del singolo cittadino per migliorare la situazione di produzione dei generi agricoli. Qualche cosa però si può fare: la selezione dei cibi che arrivano sulle nostre tavole. Esistono dei generi agricoli che sappiamo essere prodotti con agricoltura intensiva, con un uso massiccio di prodotti chimici come diserbanti, anticrittogamici, concimi chimici. Anche in questo caso noi possiamo orientare le scelte con un’azione collettiva che scoraggi l’utilizzo di questi prodotti chimici propendendo per altri generi agricoli. Possiamo dare un chiaro segnale alla politica e ai produttori che anche in questo caso è possibile intraprendere una strada più sostenibile e salutare.

Quelli che vi ho presentato sono dati scientifici. Ora tocca a voi decidere se volete continuare a sostenere una politica di incentivi delle fonti tradizionali oppure se fare pressione perché in tempi brevi si possa raggiungere una condizione più sostenibile per la produzione di energia e il suo utilizzo per il trasporto.

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