Bombe Usa in Siria: l’Italia rimanga fuori da questo risiko

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di MoVimento 5 Stelle

Gli attacchi scanditi nella notte dall’aeronautica Usa contro il territorio siriano rischiano di costituire una chiara violazione del diritto internazionale. Non solo, dimostrano per l’ennesima volta il reale valore che le potenze del mondo attribuiscono alle Nazioni Unite: un valore nullo.

Si è preferito bombardare ancor prima di incaricare l’Onu di avviare una inchiesta indipendente per accertare i responsabili dell’uso di armi chimiche. Le bombe, a quanto pare, vengono prima di tutto. La soluzione a una guerra non può essere un’altra guerra.
Dopo 20 anni di errori non sembra essere cambiato nulla, purtroppo. No a un’altra Libia, a un’altra Iraq o a un’altra Afghanistan. L’Italia resti fuori da questo risiko e rispetti articolo 11 della Costituzione.

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Bombe italiane ai sauditi, portiamo le carte in procura

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di MoVimento 5 Stelle

Ne discute da mesi la Rete, ne parla la TV, lo hanno accennato persino i giornalisti: che l’Italia venda bombe ed armi all’Arabia Saudita è ormai un sospetto più che fondato. Bombe ed armi usate poi sull’inerme popolo yemenita, in una guerra taciuta dai tanti pacifisti a corrente alternata.

C’è ad esempio un’inchiesta de Le Iene che mostra una bomba inesplosa, ritrovata in Yemen, i cui codici identificativi corrispondono alla fabbrica RWM Italia Srl; i servizi della trasmissione hanno denunciato il transito presso l’aeroporto di Bologna di aerei militari britannici ma con la dicitura Royal Saudi Air Force.

Naturalmente abbiamo chiesto conto ai ministri di questi eventi gravissimi. La Pinotti ci ha risposto di non essere al corrente della situazione (ci chiediamo in che ignare mani sia la Difesa nazionale); il Ministro degli Esteri Gentiloni, invece, è stato almeno sincero: ha ammesso con la massima nonchalance che sì, l’Italia esporta armi in Arabia Saudita.

Se lui non ci trova nulla di strano, male fa: l’Italia starebbe infatti violando la legge n.185 del 1990, che vieta l’esportazione e il transito di armi verso quegli Stati coinvolti in guerre che non rispettano le convenzioni internazionali in materia di diritti umani.

Al M5S non piace chi viola la legge, ma soprattutto non piace chi fa guerre e viola diritti umani. Per questo stamattina abbiamo preso le carte in nostro possesso, con numerose testimonianze sul campo e inchieste giornalistiche, e le abbiamo consegnate alla Procura di Roma. E’ ora che la magistratura, e auspicabilmente anche il tribunale dei Ministri, prendano in mano la questione, visto che il Governo continua a fare finta di niente e ad avallare traffici di bombe.

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Bombe italiane sullo Yemen. E la Pinotti che fa?

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di Commissione Difesa M5S Camera

Una MK82 è una bomba. Quando sull’involucro si legge “inert” significa che è “inerte”, vale a dire che non esplode. Dunque l’involucro resta intatto e rivela chiaramente codici e numeri che, in questo caso, parlano italiano.

In una MK82 ritrovata in Yemen, l’identificativo “Ncage Code” (Nato, Commercial And Government Entity ) ci dice tre cose:

-chi ha prodotto l’involucro dell’ordigno: la IMZ spa di Vicenza;
-che la bomba è passata per la Direzione Generale degli Armamenti Aeronautici, quindi per il nostro ministero della Difesa;
-che poi il ministero della Difesa italiano deve averla inviata a una terza società, con base in Germania, la Rwm, che a sua volta avrebbe come ultimo passaggio venduto l’ordino all’Arabia Saudita.

In sostanza, questa bomba prima di essere sganciata da Riad sullo Yemen (seppure come involucro vuoto) era del nostro ministero della Difesa. Se la notizia fosse confermata sarebbe gravissimo, perché evidenzierebbe una chiara violazione da parte del governo della legge 185 del 1990, che vieta la vendita di armi a Paesi in guerra.

Su questo il ministro Pinotti deve dare immediate risposte!

1. Com’è infatti possibile che bombe con codice del nostro ministero della Difesa-Direzione generale degli armamenti siano finite sulla testa della popolazione yemenita?
2. E perché il ministero dell Difesa italiano ha ceduto l’ordigno a una società tedesca, che ora tra l’altro ha aperto una filiale anche a Brescia…?
3. Lo ha fatto forse per aggirare il divieto della legge 185 del 1990?

La Pinotti non creda di poter fare l’indiano anche in questa circostanza. Non può e non poteva non sapere.

Ci spieghi inoltre perché, nella sua recente visita in Arabia Saudita, ha pensato di farsi accompagnare dal segretario generale della Difesa e direttore nazionale degli armamenti Carlo Magrassi, cosa del tutto inusuale e che fa pensare a nuove commesse di armi italiane ad un paese in guerra.

Negli ultimi anni l’export di armi da guerra italiane è triplicato, con un giro d’affari passato dai 2,9 miliardi di euro del 2014 agli 8,2 miliardi nel 2015. In particolare a giovarne è stata propria l’Arabia Saudita, accusata – tra le altre cose – di finanziare indirettamente organizzazioni terroristiche. Il valore dell’export di armi ‘made in Italy’ verso Riad autorizzato nel 2015 è salito a 257 milioni dai 163 milioni del 2014.

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Le bombe nucleari Usa in Italia

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di Manlio Dinucci – Il manifesto, 13 settembre 2016

La B61-12, la nuova bomba nucleare Usa destinata a sostituire la B-61 schierata in Italia e altri paesi europei, è stata «ufficialmente autorizzata» dalla National Nuclear Security Administration (Nnsa), l’agenzia del Dipartimento dell’Energia addetta a «rafforzare la sicurezza nazionale attraverso l’applicazione militare della scienza nucleare».

Dopo quattro anni di progettazione e sperimentazione, la Nnsa ha dato luce verde alla fase di ingegnerizzazione che prepara la produzione in serie. I molti componenti della B61-12 vengono progettati e testati nei laboratori nazionali di Los Alamos e Albuquerque (Nuovo Messico), di Livermore (California), e prodotti (utilizzando in parte quelli della B-61) in una serie di impianti in Missouri, Texas, Carolina del sud, Tennessee. Si aggiunge a questi la sezione di coda per la guida di precisione, fornita dalla Boeing.

Le B61-12, il cui costo è previsto in 8-12 miliardi di dollari per 400-500 bombe, cominceranno ad essere fabbricate in serie nell’anno fiscale 2020, che inizia il 1° ottobre 2019. Da allora cominceranno ad essere sostituite alle B-61.

Secondo le stime della Federazione degli scienziati americani (Fas), gli Usa mantengono oggi 70 bombe nucleari B-61 in Italia (50 ad Aviano e 20 a Ghedi-Torre), 50 in Turchia, 20 rispettivamente in Germania, Belgio e Olanda, per un totale di 180. Nessuno sa però con esattezza quante effettivamente siano: ad Aviano ci sono 18 bunker in grado di stoccarne oltre 70. In questa base e a Ghedi sono già state effettuate modifiche, come mostrano foto satellitari pubblicate dalla Fas. Analoghi preparativi sono in corso nelle altre basi in Europa e Turchia.

La Nnsa conferma ufficialmente che la B61-12, definita «elemento fondamentale della triade nucleare Usa» (terrestre, navale e aerea), sostituirà le attuali B61-3, -4, -7 e -10. Conferma quindi quanto abbiamo già documentato.
La B61-12 non è una semplice versione ammodernata della precedente, ma una nuova arma: ha una testata nucleare a quattro opzioni di potenza selezionabili, con una potenza media pari a quella di quattro bombe di Hiroshima; un sistema di guida che permette di sganciarla a distanza dall’obiettivo; la capacità di penetrare nel terreno per distruggere i bunker dei centri di comando in un attacco nucleare di sorpresa.

Le nuove bombe, che gli Usa si preparano a installare in Italia e altri paesi europei nel quadro della escalation contro la Russia, sono armi che abbassano la soglia nucleare, ossia rendono più probabile il lancio di un attacco nucleare. La 31st Fighter Wing, la squadriglia di cacciabombardieri Usa F-16 dislocata ad Aviano, è pronta all’attacco nucleare ventiquattr’ore su ventiquattro. Anche piloti italiani, dimostra la Fas, vengono addestrati all’attacco nucleare sotto comando Usa con i cacciabombardieri Tornado schierati a Ghedi.

In attesa che arrivino anche all’aeronautica italiana i caccia F-35 nei quali, annuncia la U.S. Air Force, «sarà integrata la B61-12». La prima squadriglia di F-35, di stanza nella base Hill nello Utah, è stata ufficialmente dichiarata «combat ready» (pronta al combattimento). La U.S. Air Force dice di non prevedere quando la squadriglia di F-35 sarà «combat proven» (provata in combattimento), ma che è «probabile un suo schieramento oltremare agli inizi del 2017».

La ministra Pinotti spera che venga schierata in Italia, già «scelta» dagli Usa per l’installazione del Muos che «avrebbero voluto altre nazioni». Con le B61-12, gli F-35 e il Muos sul proprio territorio, l’Italia sarà anche scelta, dal paese attaccato, quale bersaglio prioritario della rappresaglia nucleare.

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