Banche salvate, risparmiatori truffati #DecretoBancheVenete

di MoVimento 5 Stelle

Che a Palazzo Chigi ci sia Gentiloni o Renzi non cambia nulla, a gestire i salvataggi bancari è sempre Pier Carlo Padoan, l’uomo della grande finanza italiana e internazionale. Il decreto banche venete approvato oggi in Senato è solo l’ultimo capitolo di una sporca storia iniziata con la risoluzione delle quattro banche popolari durante il Governo Renzi-Boschi.
Le banche italiane hanno finanziato per anni gli amici degli amici e gli stessi partiti, poi quando il bubbone è scoppiato i partiti si sono sentiti in dovere di intervenire salvandole dal fallimento. Ora, le banche risanate con i soldi dei contribuenti e dei risparmiatori, rimaste in mano ai privati, torneranno a finanziare il sistema, in un circuito perverso in cui cittadini e risparmiatori sono solo vittime da spremere.

Sia durante il governo Renzi che oggi il Pd ci ha detto che le banche devono essere salvate, altrimenti salta in aria l’intero sistema del credito. Il problema, però, è come salvarle. Il MoVimento 5 Stelle si oppone con forza al metodo Pd-Padoan, che consiste nel salvare gli istituti sia con miliardi di euro di soldi pubblici che con i sacrifici degli azionisti e degli risparmiatori, lasciando il controllo delle banche risanate ai privati.

Nel caso delle due banche venete, addirittura, i due istituti sono stati regalati ad una grande banca, Intesa, la quale ha dettato le sue condizioni sin dalla presentazione del decreto. Intesa ha poi respinto ogni mozione ed emendamento delle opposizioni servendosi dei parlamentari del Pd, compresi quelli veneti. I numeri del salvataggio gridano vendetta: oltre 17 miliardi di euro di nuovo debito pubblico, 5 dei quali girati a Banca Intesa per acquistare la parte sana di Veneto Banca e di Banca Popolare di Vicenza. Intesa si è presa quindi 30 miliardi di crediti a basso rischio e 500 milioni di patrimonio immobiliare, lasciando allo Stato le macerie, ovvero 10 miliardi di obbligazioni subordinate e i crediti più a rischio o irrecuperabili.

Oltre al danno immenso per risparmiatori, azionisti e contribuenti, c’è anche la beffa: gli amministratori indagati per il crac non potranno essere interdetti perpetuamente dai pubblici uffici, dato che il Pd si è rifiutato persino di discutere la nostra mozione, la quale avrebbe rafforzato i poteri dei giudici e garantito quella giustizia che a causa della prescrizione non arriverà mai. Un intero territorio produttivo è a rischio disgregazione e 210 mila risparmiatori hanno perso del tutto o in parte i soldi messi da parte per i figli. Le associazioni delle vittime colpite da questo indegno piano del Governo ci hanno assicurato che decine di persone stanno pensando, proprio in queste ore, a gesti estremi, proprio perché non solo hanno perso tutto, ma immaginano un futuro in cui i banchieri oggi indagati la faranno comunque franca, anche se verrà accertata la loro responsabilità nel crac. La prescrizione corre veloce, e le armi dei giudici sono spuntate, anche perché le procure venete soffrono da tempo di una pesante carenza di organico.

La situazione è tragica, e siamo solo all’antipasto. Non finirà con le due banche venete, anche perché gli accordi europei di Basilea sul patrimonio delle banche sembrano disegnati apposta per far saltare in aria il nostro sistema del credito. In un futuro così fosco, solo il metodo 5 Stelle può funzionare: interdizione perpetua per i banchieri colpevoli, tutela completa dei risparmiatori e intervento pubblico finalizzato a prendere il controllo delle banche fallite, così da risanarle pazientemente e riattivare un circuito del credito sano, legato ai territori e slegato dalla politica.

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Su edilizia scolastica il gioco delle tre carte di Boschi e Fedeli (18-07-2017)

ROMA, 18 luglio – "Numeri trionfalistici dietro ai quali manca una sola cosa, la più importante: come siano state impiegate (e se davvero siano state impiegate),nel dettaglio, le risorse destinate all’edilizia scolastica. Perché senza questi elementi, la conferenza stampa… Continua a leggere Su edilizia scolastica il gioco delle tre carte di Boschi e Fedeli (18-07-2017)

I contratti fuorilegge negli Outlet e centri commerciali

di Movimento 5 Stelle Friuli Venezia-Giulia & Emilia-Romagna

Molti dei contratti che regolano le attività negli outlet e nei centri commerciali sono fuori legge. In molte città italiane, infatti vengono fatti stipulare contratti di affitto di ramo d’azienda e si obbligano i piccoli imprenditori a sbarazzarsi dei lavoratori prima della loro risoluzione.

Una pratica che oltre a mettere a repentaglio migliaia di posti di lavoro, sta costando milioni, per non dire miliardi di euro alle casse dello Stato e dell’INPS. Risorse che se ne vanno per gli ammortizzatori sociali che vengono avviati, per le mancate contribuzioni previdenziali dei lavoratori licenziati e anche per gli incentivi che lo Stato e le Regioni mettono a disposizione per tornare ad assumere i lavoratori del commercio.

Come previsto dall’art. 2112 del Codice Civile i licenziamenti dei dipendenti imposti per contratto agli imprenditori che lavorano nei centri commerciali e negli outlet sono illegittimi. Per questo non devono essere accettati dai lavoratori, che, seguendo il codice civile, devono continuare a svolgere la loro attività nel centro commerciale. È incredibile come chi gestisce questi spazi pensi di utilizzare i lavoratori come pacchi postali, cercando di scrollarsi di dosso ogni responsabilità.

A ritenere questa pratica illegittima non è solo il MoVimento 5 Stelle
, che da mesi ormai cerca di seguire la vicenda accanto a piccoli imprenditori e lavoratori coinvolti, ma a dirlo è lo stesso Ministero del Lavoro. Recentemente rispondendo ad un’interrogazione del portavoce 5 Stelle alla Camera Claudio Cominardi con la quale si chiedeva la tutela delle posizioni lavorative del personale dipendente della “Saldarini Srl”, il Ministero ha confermato che ci sono già state tre sentenze che riguardano licenziamenti illegittimi imposti dall’Outlet Fidenza Village in provincia di Parma. In base a più pronunciamenti della Cassazione, ha ribadito come i rapporti di lavoro debbano proseguire con il cessionario ed i lavoratori conservino tutti i diritti acquisiti. Nonostante tutto ciò i grandi centri commerciali continuano a non prendersi in carico i dipendenti che verrebbero retrocessi col ramo d’azienda.

Alcune di queste perplessità erano state avanzate anche dalla Procura della Repubblica di Gorizia. Al termine delle indagini svolte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Gorizia per una causa tra gli imprenditori del negozio “Nadale Fashion n. 1” e il Centro Commerciale Tiare Shopping Center di Villesse (Gorizia) , la Procura aveva concluso le proprie indagini affermando che “certamente il contratto in questione è un contratto capestro e che numerose clausole del contratto hanno contenuto estremamente pesante” e che “il contratto di affitto di ramo d’azienda stipulato possa ragionevolmente ricondursi ad un contratto di locazione non finanziaria di fabbricato ad uso commerciale” e sia pertanto connotato da una falsa qualificazione giuridica.

Il MoVimento 5 Stelle con una serie di azioni sia in Parlamento con i portavoce Camera e Senato Claudio Cominardi e Gianni Girotto che nei Consigli Regionali di Friuli Venezia-Giulia ed Emilia-Romagna, chiede alle istituzioni di fare chiarezza una volta per tutte. Chiarezza sul rispetto della legge anche da parte di questi grandi gruppi finanziari che troppo spesso con il commercio hanno poco a che fare. Purtroppo quando l’imprenditore Saldarini ha cercato di coinvolgere anche l’ex Premier Matteo Renzi sul problema del cosiddetto “Sistema Outlet” non ha mai ricevuto alcuna considerazione. Forse perchè dietro agli Outlet ci sono anche gli interessi delle Cooperative, Banca Etruria e papà Renzi?

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Il gioco sporco del Pd sulle adozioni

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di Vito Crimi, Emanuele Scagliusi, Nicola Morra

Quel che sta emergendo sulla Commissione Adozioni Internazionali e l’ex presidente Della Monica (anche ex senatrice Pd) è scandaloso. A prescindere dall’esistenza o meno di condotte penalmente rilevanti, la situazione è del tutto agghiacciante e il ministro Boschi, così come tutto il governo, hanno delle precise responsabilità.

Andiamo per ordine. Nei giorni scorsi c’è stato infatti un cambio di guardia ai vertici Cai. Dopo tre anni è uscita di scena Silvia Della Monica e al suo posto si è insediato il giudice minorile Laura Laera. L’uscita però non è proprio delle migliori. Secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, dalle carte di un’indagine per truffa a carico di una onlus savonese emerge infatti il ruolo a dir poco singolare di Della Monica, che “nel cuore della notte si sincerava di far sparire dal suo ufficio “documenti pericolosi” poi finiti in un cassonetto della spazzatura”. Sempre secondo il il giornale, “ai titolari di enti sotto indagine l’ex magistrato e senatore consigliava poi di “non usare il cellulare”. E a questo punto sembra che i pm liguri vogliano sentirla come persona informata dei fatti.
Per impedire la sua sostituzione si è mobilitato tutto il Pd, il che indica perfettamente il livello di coinvolgimento del partito in questa storia. Ma non solo. Dopo queste rivelazioni sconvolgenti su Della Monica ne sono emerse delle altre. Come ad esempio la totale inadempienza dell’ex presidente Cai nell’ambito delle sue funzioni. Sul sito ufficiale della Cai, tra le comunicazioni, si legge che “in data 20 giugno 2017 si è rilevato che la casella di posta elettronica istituzionale risultava piena con restituzione al mittente delle email in arrivo. E’ emerso che tale situazione si protraeva da tempo e precisamente dal agosto 2016; tale casella di posta poteva essere visionata esclusivamente dalla ex Vice Presidente dott.ssa Silvia Della Monica con password riservata. Si è provveduto pertanto a svuotare la relativa casella che ora è pienamente operativa”.

Tradotto significa che la Della Monica per quasi un anno non solo non ha letto una sola mail di quelle inviatele da migliaia di famiglie in attesa, ma non le ha nemmeno scaricate dala posta elettronica della Commissione di cui lei sola deteneva l’accesso. E’ scandaloso e, a prescindere se sussistano o meno elementi penalmente rilevanti, è evidente che ci troviamo di fronte a una situazione agghiacciante. In questo momento il nostro pensiero va alle famiglie che non hanno un supporto dallo Stato italiano, totalmente assente all’interno del sistema delle adozioni internazionali.
Ora vogliamo sapere cosa ne pensa il premier Gentiloni, ma soprattutto cosa ne pensa Maria Elena Boschi, pronta a farsi fotografare in un viaggio di ritorno dal Congo giusto per prendersi qualche titolo dei tg ed ora, nel momento della verità, se ne sta in silenzio stampa, nascosta dietro la sua stessa vergogna. Chiediamo chiarezza su una gestione che andiamo denunciando da tempo, attraverso atti parlamentari di ogni genere. Aspettiamo che qualcuno dal Pd si degni di fare un mea culpa e si assuma quanto meno la responsabilità di chiedere scusa a tutte quelle famiglie che ancora oggi lottano con la speranza di adottare un bimbo. Ma, soprattutto, aspettiamo che il caso sia trattato anche da quei quotidiani impegnati a riempire pagine e pagine di fake news sul M5S e poco attenti, però, a fatti di questo genere che coinvolgono tantissime famiglie italiane in difficoltà.

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Il Pd sta insabbiando lo #scandaloBoschi

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di MoVimento 5 Stelle

Il Pd sta insabbiando lo scandalo Boschi, come volevasi dimostrare. Ne eravamo certi. In Commissione Finanze alla Camera prosegue l’opera discreta e silenziosa di insabbiamento della verità sul caso Boschi-Etruria-Unicredit.

Dato il rifiuto dell’altro giorno, da parte della maggioranza, di accettare la richiesta del MoVimento 5 Stelle di inversione dell’ordine dei lavori e di dare priorità in aula alla legge istitutiva della Commissione d’inchiesta sulle banche, ieri siamo tornati alla carica e abbiamo chiesto al presidente della Finanze, Maurizio Bernardo, se non fosse il caso di far partire una indagine conoscitiva per poter audire a stretto giro Federico Ghizzoni (ex ad di Unicredit), Maria Elena Boschi e Ferruccio De Bortoli. Con molta cordialità, Bernardo ci ha risposto che la sede più opportuna rimane la nascitura Commissione d’inchiesta.

Peccato che su quest’ultimo organismo la maggioranza, come abbiamo visto, stia tergiversando più che può. Siamo di fronte a una bicamerale che avrà pochissimo tempo per lavorare, probabilmente dall’autunno in poi, o che addirittura nascerebbe già morta se si andasse a elezioni anticipate. L’indagine conoscitiva invece potrebbe essere l’unico strumento in grado di regalare un po’ di verità agli italiani. Quella verità che il sistema dei partiti non vuole far venire a galla. Le chiacchiere di Renzi stanno a zero. Stanno insabbiando volontariamente tutto!

Ps: ma la querela della Boschi a De Bortoli che fine ha fatto?

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Boschi – Unicredit: vogliono insabbiare tutto

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di MoVimento 5 Stelle

Non hanno nemmeno avuto il coraggio di dirci no in modo esplicito. Ma è evidente che la maggioranza non vuole arrivare a un rapido chiarimento sul caso Boschi-Unicredit. E’ lampante che si vuole nascondere il più a lungo possibile la verità a tutti gli italiani.
Il M5S, in commissione Finanze, aveva chiesto di arrivare ad audizioni rapide dei protagonisti dell’affaire Etruria. Ma l’Ufficio di presidenza ha preferito buttare la palla in calcio d’angolo.

Ci rimandano alla Commissione parlamentare d’inchiesta che però, nel frattempo, deve ancora partire e su cui stanno facendo melina. Le testimonianze di Ghizzoni, Boschi e De Bortoli potrebbero essere tenute fra due mesi o anche più tardi, magari dopo l’estate. E con il rischio che siano secretate fino alle relazioni finali della bicamerale, ammesso che mai ci si arrivi.

E’ una vergogna. Non pensano che a garantire loro stessi e a preservare quel silenzio che tiene in piedi il sistema e puntella le loro poltrone.

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La banca dei Boschi: tutto quello che bisogna sapere

di MoVimento 5 Stelle

Febbraio 2014: il governo Renzi entra in carica. Maria Elena Boschi diventa ministra per le Riforme.

Marzo 2014: i banchieri di Veneto Banca e Banca Etruria, due istituti in crisi per avere prestato soldi agli amici degli amici, si riuniscono nella villa di papà Boschi, membro del Consiglio di amministrazione della banca di Arezzo. La neo-ministra è presente. Parlano di come salvare le banche dalle conseguenze delle ispezioni di Banca d’Italia.

Maggio 2014: Pier Luigi Boschi diventa vicepresidente di banca Etruria.

Pochi mesi dopo, Boschi padre incontra il faccendiere Flavio Carboni, sotto processo per avere fondato la loggia P3. Gli chiede aiuto per individuare un direttore generale e trovare nuovi investitori che possano salvare la banca in crisi

Gennaio 2015: la condizione di Banca Etruria è gravissima. Per salvarla il governo Renzi tira fuori dal cilindro un decreto che trasforma le maggiori banche Popolari in Spa e rende, in teoria, la banca di Arezzo più appetibile per nuovi partner.

Gennaio 2015: la ministra Boschi parla con l’ex Amministratore delegato di Unicredit, una grande banca quotata. A Federico Ghizzoni la Boschi propone di acquistare Banca Etruria

Febbraio 2015: la banca dei Boschi viene commissariata

Novembre 2015: arriva il bagno di sangue con il decreto che azzera i risparmi di piccoli azionisti e obbligazionisti di quattro banche, tra cui proprio Banca Etruria. Decine di migliaia di persone lasciate sul lastrico e depredate dei risparmi di una vita.

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Ghizzoni, Bortoli e la Boschi in commissione Finanze: #VogliamoLaVerità

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di MoVimento 5 Stelle

Visto che Renzi accelera a chiacchiere e il Pd frena nei fatti con la Commissione d’inchiesta sulle banche, intanto il MoVimento 5 Stelle ha chiesto al presidente della commissione Finanze della Camera, Maurizio Bernardo, di audire l’ex amministratore delegato di Unicredit Federico Ghizzoni, Ferruccio De Bortoli e la sottosegretaria Maria Elena Boschi. Abbiamo avvisato pure la presidente Laura Boldrini: comunque non molliamo e ancora oggi torniamo alla carica in ufficio di presidenza della stessa commissione per sveltire l’iter della legge istitutiva della Bicamerale che dovrà indagare sui banchieri.

La vicenda Boschi – Ghizzoni – Etruria deve avere uno sbocco di verità e trasparenza, fatta salva la piena credibilità di cui gode De Bortoli. Le chiacchiere stanno a zero, ma le querele ancora non si vedono e la magistratura ha dunque le mani legate. Il Parlamento tergiversa, però il MoVimento 5 Stelle farà di tutto per arrivare a un chiarimento in sede istituzionale il prima possibile.

La verità la dobbiamo a tutti gli italiani, partendo dalle decine di migliaia di risparmiatori truffati dal decreto “salva-banchieri” del novembre 2015. E’ così che si salvaguarda il credito, che è un bene pubblico e non un affare privato del familismo bancario che attecchisce all’ombra degli ultimi governi.

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Boschi, no querela no party

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di MoVimento 5 Stelle

Che fine ha fatto l’annunciata querela del sottosegretario Maria Elena Boschi nei confronti dell’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli? Era stata annunciata subito dopo le anticipazioni del libro di De Bortoli, in cui l’ex direttore racconta che l’allora ministro Boschi chiese a Federico Ghizzoni, all’epoca amministratore delegato di Unicredit, di valutare l’acquisto di Banca Etruria, la banca del babbo. Eppure ad oggi questa querela nessuno l’ha vista. Di cosa ha paura la Boschi?

Evidentemente anche i suoi legali hanno capito che l’ex direttore De Bortoli sa quello che scrive e che prima di querelarlo bisogna pensarci due volte. Oltretutto, il diretto interessato, Ghizzoni, non ha mai smentito la notizia. Anzi, ha detto che “è normale che i politici parlino con i banchieri”, frase che anche agli avvocati della Boschi deve essere suonata come una conferma indiretta delle accuse messe nero su bianco da De Bortoli.
Senza querela, è evidente, la magistratura non potrà indagare e l’eventuale verità giudiziaria non verrà a galla: no querela, no party!

Se la sottosegretaria renziana pensa in questo modo di sfuggire alle sue responsabilità, si sbaglia. E a nulla servono i tentativi dei suoi legali di sminuire la vicenda, che è tutto fuorché “una tempesta in un bicchier d’acqua” come l’hanno definita. Se il sottosegretario deciderà di non querelare De Bortoli, la verità dovrà venire a galla comunque nella Commissione di inchiesta sulle banche, che il Parlamento deve far partire il prima possibile. E allora sarà un piacere ascoltare Federico Ghizzoni, Maria Elena Boschi e il ministro Delrio.

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Non toccate De Benedetti!

di MoVimento 5 Stelle

Perché al solo sentire il nome di Carlo De Benedetti i giornalisti vanno in cortocircuito? È successo ieri con Corrado Formigli, ma non è la prima volta. Mentre Alessandro Di Battista spiegava a Piazzapulita come è fallita la Banca Etruria legata alla famiglia Boschi, Formigli è intervenuto all’improvviso tentando di censurare una semplice verità: tra i crediti in sofferenza dell’Etruria c’era anche un finanziamento da 8 milioni di euro a Sorgenia, che fino al marzo 2015 è stata controllata dalla holding dei De Benedetti (Cir). È un fatto, che Formigli non poteva smentire, ma un fatto che riguarda De Benedetti evidentemente non merita di essere ascoltato dai telespettatori. Le banche, come ha detto Di Battista, non falliscono “perché cade un asteroide dal cielo” ma perché fanno credito a chi poi, per varie ragioni, non lo restituisce.

De Benedetti il vizietto ce l’ha. Non sono solo gli 8 milioni con Etruria a macchiare il suo curriculum, ma anche e soprattutto gli 1,8 miliardi di euro che sempre Sorgenia ha accumulato nei confronti di 21 banche italiane. Un terzo di questi soldi, 600 milioni di euro, gli sono stati prestati da un’altra banca riconducibile al Pd, la disastrata Monte dei Paschi di Siena. Lo avevamo visto proprio su questo blog, e anche al tempo fu un fiorire di smentite e di minacce più o meno velate di querela. Chi tocca De Benedetti muore? Siamo disposti a correre il rischio, per amor di verità.

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