#UnaViaPerDarioFo a Milano, Craxi lasciamolo ad Hammamet

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di Stefano Buffagni

Intitolare una via di Milano a Craxi, l’uomo simbolo di Tangentopoli, condannato per corruzione, scappato ad Hammamet in Tunisia per non finire in carcere, è un insulto ai milanesi, alla città e al suo futuro.

Intitolare una via a una persona serve per preservarne la memoria, valorizzarne le gesta, ricordare quel che la persona ha fatto di bene per la città o per il Paese affinchè sia da esempio e guida per le generazioni future.

Milano non ha bisogno di continuare nel solco della corruzione e delle tangenti (non vi sono bastati Expo e lo scandalo della Fiera?), ma di risplendere e investire nella cultura e nella conoscenza.

Bisogna prendere come esempio i personaggi che hanno scritto pagine luminose della storia della nostra città. Dario Fo, premio Nobel per la letteratura e grande artista che ha dato lustro alla città di Milano è l’uomo a cui dovremmo dedicare una via. Un uomo di cui i milanesi sono fieri e orgogliosi.

Non sono ancora passati dieci anni dalla sua morte, ma la legge prevede deroghe in casi eccezionali, per persone che abbiano benemeritato della nazione. Dario Fo per noi, per l’Italia e per Milano è un vanto mondiale. Celebrarlo e ricordarlo è un dovere civico e morale. Una via per Dario Fo a Milano! Craxi lasciamolo ad Hammamet.

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Ferrovie Nord, i conti non tornano

di MoVimento 5 Stelle Lombardia

Fnm, la partecipata del trasporto pubblico di Regione Lombardia, ha deciso di investire in Atv, l’azienda che gestisce gli autobus della provincia di Verona. La notizia è positiva, dimostra che l’azienda regionale protagonista solo due anni fa dello scandalo spese pazze, per cui il M5S chiese una pulizia e un reset totale, sta lavorando ora per l’interesse della comunità, puntando a consolidare il posizionamento dell’azienda nel settore del trasporto pubblico nel nord Italia.

E infatti il problema non è nella strategia, ma nel modo in cui la si vuole perseguire. Perché acquistare a 21 milioni di euro il 50% di un’azienda stimata 20 milioni di euro? Siamo molto preoccupati: sembra l’ennesimo caso Antonveneta o Serravalle dove furono fatti acquisti di aziende tramite la politica a valori fuori mercato che hanno poi portato a dissesti finanziari. Lo scenario non è chiaro e bisogna tenere gli occhi ben aperti.

Non vorremo che questa operazione venisse strumentalizzata da Maroni su Tosi, con il quale è oramai ai ferri corti, per tornaconti politici leghisti. Se Maroni sta alzando la posta in gioco per mantenere un suo avamposto in un’azienda partecipata per metà dal comune di Tosi, che a questo punto ha tempo un mese per presentare una nuova offerta almeno pari a quella di Fnm, non ha fatto i conti con il M5S. Qui si tratta di soldi pubblici e di servizi ai cittadini di un territorio che va dalla Lombardia alla provincia di Verona; vogliamo vederci chiaro, l’offerta per un acquisto che non garantisce neppure il premio di maggioranza è spropositata.

Siamo pronti a chiedere l’intervento della CONSOB per verificare l’attendibilità dell’offerta nella tutela del valore azionario e nel rispetto dei terzi. Non vorremmo trovarci tra qualche anno a dover assistere l’ennesimo scandalo italiano.

Stefano Buffagni (M5S Lombardia)
Gianni Benciolini, Riccardo Saurini e Francesca Businarolo (M5S Veneto)

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Frontalieri, una guerra insensata e il silenzio di Renzi

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di Stefano Buffagni, portavoce M5S Regione Lombardia

Sono quasi 70 mila i lavoratori frontalieri italiani che ogni giorno attraversano il confine per lavorare in Svizzera, 62 mila solo nella zona del Canton Ticino, principalmente cittadini lombardi delle province di Como e Varese.
Davanti a certe dinamiche sociali ed economiche, la politica di casa nostra non ha mai saputo dare risposte preventive, e ora ci troviamo di fronte al referendum svizzero “Prima i nostri”, sostenuto dal partito nazionalista elvetico e dalla Lega dei ticinesi, che con il 54% dei Sì ha sancito che i residenti del Cantone Ticino devono avere la precedenza nell’assegnazione dei posti di lavoro. Ma la questione dei lavoratori frontalieri esiste da tantissimi anni e il dialogo che ora chiede Maroni con il Ticino arriva in gravissimo ritardo, mettendo a rischio il lavoro e le vite di migliaia di cittadini lombardi.
La realtà è molto più complessa e non può essere ridotta, come da propaganda svizzera, al solo problema dell’abbassamento dei salari di alcuni lavoratori italiani in Ticino (i dati dicono che gli stipendi degli italiani sono inferiori dell’8% rispetto ai colleghi svizzeri – fonte Ustat).

Il cuore del problema, in realtà, è che tantissime grandi aziende ricercano in Italia professionalità che in casa non riescono a trovare e formare. Ma sappiamo che il nostro governo non è in grado di prendersi cura delle nostre eccellenze.
Se il referendum svizzero è, da un lato, uno splendido esempio di democrazia e partecipazione dei cittadini, dall’altro mette a nudo l’inerzia politica di Maroni e del governo, sia sul tema frontalieri, sia sulla gestione dell’emergenza immigrati a Como, che di certo ha acuito il sentimento svizzero anti-italiano. Inoltre non dimentichiamoci di come sia stata la stessa Svizzera, con il bando Copernico del Cantone Ticino, a tentare di portare sul suo territorio le aziende italiane. L’imprenditoria italiana è straordinaria, gli svizzeri lo hanno capito bene, mentre il nostro governo non sa fare altro che aumentare la pressione fiscale. Gli svizzeri vorrebbero acquisire il know-how italiano, accogliendo le nostre PMI sul loro territorio e garantendogli importanti vantaggi fiscali e certezze per il futuro.
E noi, come al solito, ci ritroviamo a curare invece che prevenire. Senza la presenza di un’amministrazione lungimirante, italiani e svizzeri finiranno per farsi una guerra insensata, un scontro campanilista e ideologico che può solo peggiorare le cose e che sicuramente non sarà la soluzione a una dinamica economico-sociale che riguarda entrambe le parti.
Ora chiediamo che il Governo intervenga immediatamente per sanare una crisi di cui sono corresponsabili e si attivi subito per tutelare i nostri connazionali, lavoratori che hanno sempre operato con professionalità arricchendo, economicamente e culturalmente, la Svizzera, Paese in cui tra l’altro hanno pagato regolarmente le imposte.

Ieri Renzi era a Milano ma non ha degnato i lavoratori frontalieri di una risposta. In compenso ha annunciato la realizzazione di una opera faraonica miliardaria, mentre era ospite – guarda caso – di in azienda privata di costruzioni.

La politica non è la fiera degli annunci, non è la difesa di interessi particolari, ma il prendersi cura del bene comune e saper dare risposte concrete alle esigenze dei cittadini.

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