Presentazione del #ProgrammaScuola del MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

La scuola a 5 Stelle è una scuola pubblica e statale, gratuita, democratica, aperta, inclusiva e innovativa, una scuola che viene messa al centro delle politiche del governo. E’ questa la scuola contenuta nel programma del M5S, votato dagli iscritti, e che presentiamo oggi.

Hanno partecipato alle votazioni sulla Piattaforma Rousseau 19.040 iscritti certificati, che hanno espresso 128.320 preferenze su cinque punti principali: qualità della scuola e offerta formativa per gli studenti, finanziamenti alle scuole statali, scuola pubblica e scuola privata, smantellamento della ‘Buona Scuola’ di Renzi e didattica innovativa.

L’obiettivo principale del programma M5S è alzare la spesa pubblica per l’istruzione, portandola nel medio termine dal 7,9% di oggi al 10,2% della media europea, e reinvestire queste risorse per avere: edifici sicuri e spazi adeguati, insegnanti valorizzati e motivati, un’offerta formativa più ampia per gli studenti, più ricerca e più innovazione didattica.

Il primo punto del programma è riparare i danni provocati dai tagli lineari all’istruzione che hanno massacrato la scuola italiana e impoverito l’offerta formativa.
Se oggi la scuola italiana non è più un’eccellenza è a causa dei governi che nel corso di questi anni, con i loro tagli, hanno drasticamente sottratto ore a discipline fondamentali e hanno portato alla scomparsa di oltre 90mila cattedre.

Il M5S, per migliorare la qualità della scuola, punta a:

– diminuire il numero di alunni per classe, prevedendo un massimo di 22 studenti per classe (opzione votata da 8080 iscritti)
– diffondere il tempo pieno e le compresenze di docenti nelle classi (opzione votata da 5308 iscritti)
– ripristinare gli insegnamenti ridotti dalla “riforma Gelmini” e inserirne di nuovi (opzione votata da 5156 iscritti).

Totale Votanti: 18544.

Il secondo punto è ridare priorità alla scuola statale, che oggi versa in uno stato di sofferenza non più tollerabile. Una scuola che non ha i soldi per comprare i fogli di carta e altri materiali didattici, ed è costretta a chiedere alle famiglie degli studenti un contributo ‘volontario’ all’atto dell’iscrizione, non è più una scuola mgratuita.
Per questo lo Stato deve fare il possibile per cancellare questa odiosa ‘tassa’, investendo prioritariamente sulle scuole statali. (Questo punto ha ricevuto 19040 preferenze, di cui 17937 voti favorevoli.)

In questa priorità restano i nidi e le scuole dell’infanzia privati, che in molti territori costituiscono l’unica possibilità per le famiglie a causa dell’assenza di strutture pubbliche, comunali o statali. L’obiettivo del M5S resta comunque quello di incrementare il più possibile la presenza di strutture statali nella fascia d’età 0-6 anni (asili nido e scuole dell’infanzia) su tutto il territorio nazionale e in particolar modo laddove il servizio è carente.

Il terzo punto ci porta direttamente alle Legge 62/2000 che ha parificato scuole statali e scuole private. E’ nostra intenzione ridiscuterla, per arrivare a una chiara e netta distinzione tra scuole statali e scuole private e combattere il fenomeno dei diplomifici.
(Questo punto ha ricevuto 18618 preferenze, di cui 15697 voti favorevoli.)

Il quarto punto del programma prevede lo smantellamento della ‘Buona scuola’ di Renzi
, la riforma che ha definitivamente distrutto la nostra scuola a colpi di bonus e mancette, introducendo nel sistema scolastico logiche aziendali che nulla hanno a che vedere con la scuola. Per farlo vogliamo:

– Rendere obbligatorie e retribuite le ore di formazione dei docenti, cancellando la “Card” da 500 euro (opzione votata da 10847 iscritti)
– Promuovere la collaborazione tra docenti, eliminando la chiamata diretta e il bonus del merito assegnato dal dirigente (opzione votata da 10422 iscritti)
– Promuovere la cooperazione tra studenti, eliminando o modificando i test INVALSI (opzione votata da 5514 iscritti)
– Aumentare gli strumenti di partecipazione degli studenti e delle famiglie (opzione votata da 5269 iscritti)
– Ridurre le ore di alternanza scuola-lavoro e migliorarne la qualità (opzione votata da 4101 iscritti)

Totale Votanti: 18261, Totale Preferenze: 36153.

Il M5S vuole costruire una scuola che guarda al futuro, capace di superare la lezione frontale e di attivare strategie didattiche e pedagogiche innovative, che introduca insegnamenti nuovi come l’educazione alimentare, ambientale e quella all’affettività. Per farlo intendiamo:

– Diffondere l’utilizzo di strumenti tecnologici e di libri digitali (opzione votata da 8175 iscritti)
– Investire su ambienti di apprendimento innovativi (opzione votata da 7849 iscritti)
– Promuovere maggiori esperienze all’esterno dell’ambiente scolastico con pieno protagonismo degli studenti (opzione votata da 7764 iscritti)
– Costituire equipe di esperti territoriali con educatori, pedagogisti, ricercatori ed esperti nel campo della didattica a supporto dei docenti (opzione votata da 6915 iscritti)
– Istituire un fondo strutturale per l’innovazione didattica (opzione votata da 5262 iscritti)

Totale Votanti: 18109, Totale Preferenze: 35965.

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#ProgrammaScuola: Perché non è una Buona Scuola

di MoVimento 5 Stelle

La legge 107/2015, cosiddetta Buona Scuola, ha minato le fondamenta democratiche, cooperative e formative della scuola, trasformandola in un’azienda e asservendola a logiche competitive e di profitto. Nel quesito che vi sarà proposto, chiederemo di esprimere le due priorità tra una serie di scelte, premesso che i punti al voto sono tutti obiettivi da realizzare.

di Matteo Saudino, docente di Filosofia

A due anni ormai dalla sua entrata in vigore possiamo affermare che la “Buona Scuola” renziana è tutto tranne che una scuola buona. Per tanti motivi. Innanzitutto perché la buona scuola mette al centro una logica di tagli e di risparmio, non si distacca questa forma dalle vecchie riforme che consideravano la scuola, il sistema dell’istruzione, non una risorsa su cui investire, non un albero da far crescere, ma un albero da potare. E dunque rimane dentro la logica del risparmio, della potatura, e dunque dentro una logica di restrizione delle risorse. In quest’ottica ecco l’idea degli sponsor: le scuole devono andare a cercare sul territorio degli sponsor privati, affinché le possano alimentare e sostenere.

Tutto ciò, ovviamente, nel medio e lungo periodo creerà delle scuole di Serie A, cioè le scuole che riescono a trovare più sponsor, più fondi e le scuole di serie B, quelle di territori più poveri che non riusciranno a recuperare fondi ed investimenti privati. Senza dimenticare che gli investimenti privati, nel lungo periodo, rischiano seriamente di minare l’autonomia dell’istruzione, del sapere e l’autonomia degli insegnanti che spesso dovranno portare avanti progetti voluti da questi finanziatori esterni.

Inoltre la buona scuola non è una scuola buona perché diventa Invalso-centrica, cioè fa ruotare l’apprendimento intorno al sistema valutativo degli Invalsi. Questo determina una mutazione culturale, o addirittura antropologia, dell’insegnante che si trasforma da educatore a vero e proprio allenatore, in vista della performance dei test Invalsi. Una sorta di personal trainer finalizzato alla compilazione dei test.

Questo non è insegnare, perché l’insegnamento è mettere al centro la crescita del ragazzo. E un ragazzo cresce attorno alla molteplicità dei saperi e delle intelligenze. La scuola dell’Invalsi invece uccide la didattica laboratoriale, quella sperimentale, teatrale, tutte le didattiche che sono avulse dal sistema Invalsi. Inoltre stimola la competizione negativa tra studenti, i quali vogliono primeggiare per un quiz e non crescere insieme attraverso un percorso formativo di qualità. Stimola anche la competizione negativa fra gli insegnanti, che vogliono avere i propri allievi tra i migliori nei test Invalsi o addirittura fra tutte le scuole, in maniera tale che un domani quelle con i test migliori possano avere più finanziamenti, o possano essere più rinomate nel panorama di un mercato scolastico.

Inoltre la buona scuola non è una scuola buona, perché crea una alternanza scuola-lavoro pessima in quanto è estremamente ideologica. In un’epoca di grande disoccupazione, illude i ragazzi che attraverso degli stage si possa un domani ottenere un lavoro in quelle stesse aziende, in quelle cooperative. Ma un paese che ha una scarsa crescita economica, con alti tassi di disoccupazione, non sono degli stage non retribuiti o spesso improvvisati, a creare nuova occupazione e di qualità.

È una pessima alternanza perché favorisce il lavoro con prestazioni d’opera gratuite, e prepara dunque i ragazzi a un mondo futuro di precarietà. Le aziende posso utilizzare questi ragazzi per fare le lavori scarsamente qualificati e gratuitamente. Ed è una sorta di palestra per quello che sarà il mondo del lavoro di domani, potremmo dire che la scuola prepara i lavoratori precari di domani. Ti faccio lavorare oggi gratuitamente, così capirai domani cosa ti aspetta nel mercato del lavoro, così capirai cosa vorrà dire lavorare domani senza diritti.

Inoltre è una pessima alternanza perché toglie ore di didattica, ore di discipline. In un modo complesso come il nostro, estremamente liquido come direbbe Bauman, oggi saper scegliere, dunque essere autonomi e liberi passa attraverso l’acquisizione di conoscenze e competenze. Perché essere liberi significa poter colorare la propria vita di tanti colori, ma se nel mio portapenne ho solo due colori, rosso e nero, la mia vita sarà tendenzialmente rossa e nera. Togliere ore disciplinari di matematica, di letteratura, di fisica, di latino, di laboratori di lingue, significa di fatto avere un domani meno possibilità di scelta, all’interno di un panorama liquido e precario.

La buona scuola non è una scuola buona perché conferisce troppi poteri ai presidi, i quali negli anni si sono trasformati in manager, in veri e propri capi degli istituti e hanno il potere della chiamata diretta dei professori. Ma tutto questo, in un paese come l’Italia, non sta stimolando una meritocrazia, ma forme di clientelismo. I presidi finiscono per chiamare il professore che più conoscono, i professori che sono già stati in quell’istituto, i professori a volte anche più fedeli alle linee politiche dell’Istituto, del preside.

Tutto ciò, ovviamente, indebolisce una scuola intesa come luogo di sapere critico e di orizzontalità, di libertà di insegnamento. Teniamo conto anche che tutto si unisce al fatto che i presidi hanno il potere di attribuire la premialità, cioè un aumento salariale a fine anno per gli insegnanti. In un paese come l’Italia di salari estremamente bassi, per quanto riguarda gli insegnanti, tutto ciò significa dare ai presidi un grande potere. Rischiamo di trovarci di fronte a un preside che istituisce una sorta di corte di professori di insegnanti più fedeli, più obbedienti, proprio per ottenere il bonus, la premialità.

Invece noi dovremmo stimolare una cooperazione tra gli insegnanti, non una competizione. Anche perché poi è difficile stabilire chi è l’insegnante migliore: è quello che porta avanti tutti i progetti della scuola, o che ha deciso di intraprendere il Preside; oppure l’insegnante che sa fare meglio matematica, fisica, attraverso i laboratori, esperimenti, quello che fa leggere più Platone o più Dante. Dunque, la premialità è un grandissimo potere che hai ma non Preside per direzionare proprio la scuola verso una verticalità che non convince l’apprendimento.

Perché la scuola renziana non è una scuola buona, è dato dal fatto che gli studenti sono stati praticamente ignorati da questa riforma. Questa è una riforma che li esclude. È calata dall’alto sugli studenti che non vengono interpellati perché considerati dei consumatori di sapere, degli utenti di prestazioni, dei clienti degli istituti. Devono consumare programmi, devono consumare progetti, acquistare certificazioni, e viene dunque eliminato quell’aspetto fondamentale, in un processo formativo, che è la creatività degli studenti. Hanno uno spirito collaborativo e critico che va alimentato e sostenuto, e non eliminato o tarpato sin dall’inizio.

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La buona sola di Renzie devasta i docenti

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di Gianluca Vacca, MoVimento 5 Stelle Camera

Leggete questa lettera di una docente che sta subendo i devastanti guasti della #BuonaScuola del duo Renzi/Giannini. A voi ogni giudizio.
Un abbraccio a docenti e studenti vittime di questi incapaci, distruttori della scuola.
Una sola promessa: Noi non molliamo!

“Mi chiamo Roberta R. e sono una docente di Educazione Musicale. Dopo 17 anni di precariato svolto lavorando in giro per la provincia di Viterbo sono stata assunta in ruolo con la L. 107/2015, la cosiddetta legge della “Buona scuola”. La legge prevedeva un piano straordinario di assunzioni legato ad una mobilità nazionale, alla quale tutti i neoassunti hanno dovuto partecipare. Sia i sindacati che il premier Renzi hanno incoraggiato i precari storici a fare domanda, assicurando che non ci sarebbe stata nessuna deportazione di massa, ma così non è stato. Sono MADRE di due figli, un giovane adolescente e un bimbo di 9 anni, MOGLIE di un marito anch’egli in mobilità. Non sono più tanto giovane, ho 45 anni e ho già fatto delle scelte di vita che devo portare avanti per non destabilizzare la famiglia. La famiglia…tanto osannata dal premier e anche dal Papa! La mia famiglia ora si sta dividendo, grazie agli errori di un ALGORITMO che ha deciso le nostre vite! La sera del 3 agosto, dopo giorni di attesa snervante, è arrivato l’esito della mobilità: da Viterbo in VENETO, Cadore! Una doccia fredda, se non fosse che mi sono resa conto di lì a poche ore che tutti i miei colleghi sono rimasti nella provincia. Dei 14 immessi in ambito Viterbo, ben 9 di loro hanno PUNTEGGIO INFERIORE AL MIO! Ma come è possibile? Mi sono rivolta immediatamente al sindacato e insieme abbiamo chiesto delucidazioni all’atp di Viterbo. Risultato: nessuno dei colleghi ha titoli preferenziali, è chiaramente stato UN ERRORE DELL’ALGORITMO IMPAZZITO! O così almeno vogliono farci credere…Ho fatto immediatamente domanda di conciliazione, spiegando le mie valide motivazioni, ho atteso e atteso, i minuti le ore…Nel frattempo è arrivato il momento di prendere servizio e così sono dovuta partire il 31 agosto per firmare la presa di servizio nella scuola assegnatami di ufficio a Domegge di Cadore. Mentre ero in viaggio mi è arrivata la comunicazione dell’USR del Lazio con la quale venivo avvisata di presentarmi il giorno 1 settembre alle 15 per la conciliazione a Roma. Ma come? Alle 8 presa di servizio in Cadore e alle 15 dello stesso giorno conciliazione a Roma? Non hanno ancora inventato il teletrasporto, scusatemi, ma non ce la farò a presentarmi…Mi viene data una proroga: entro il giorno 2 settembre a Roma! Faccio la presa di servizio e mi rimetto in viaggio direzione Roma. E’ arrivato il fatidico giorno della conciliazione. La funzionaria freddamente mi propone Veneto Vicenza al posto di Veneto Cadore. E’ stata una presa in giro, ho percorso 1500 km in due giorni per sentirmi dire che mi è stata assegnata una nuova sede di ufficio senza tenere conto del mio punteggio: prendere o lasciare! Sono SCOPPIATA A PIANGERE, non mi sono mai sentita così UMILIATA in vita mia! Tutto l’amore che avevo nell’insegnamento e la passione con cui l’ho svolto sono stati calpestati! Dovrò FARE RICORSO per vedere riconosciuti i miei diritti contro gli errori di un algoritmo che ha diviso la mia famiglia. Dovrò attendere i tempi della burocrazia e nel frattempo andare lontana da casa 700 km sostenendo doppie spese di affitto, utenze e forse dovrei pure far mangiare i miei figli.
Grazie Buona Scuola, grazie per aver diviso migliaia di famiglie per un posto di lavoro che era dovuto dopo anni e anni di contratti precari reiterati!”

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LA “BUONA” SCUOLA: L’AUTONOMIA E LE COMPETENZA DELLA NOSTRA REGIONE SACRIFICATE SULL’ALTARE DELLE RIFORME IMPOSTE DA RENZI

«La Puglia, governata dal presidente Emiliano del Pd, ci sta dando una lezione di democrazia. Solo pochi giorni fa la giunta Serracchiani e il Consiglio regionale hanno voluto bocciare la nostra richiesta volta a sollevare, presso l’Avvocatura della Regione, il

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“Cosa resterà della nostra ‘Buona’ Scuola?”, oggi convegno organizzato a Palmanova dal Gruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale

Oggi, mercoledì 20 maggio 2015, alle ore 18, presso il Meeting Point San Marco (www.meetingpointsanmarco.it) che si trova in via Scamozzi 5 a Palmanova si terrà il convegno “Cosa resterà della nostra ‘Buona’ Scuola?”, organizzato dal Gruppo del MoVimento 5 Stelle in Consiglio regionale. Interverranno Gianluca Vacca, portavoce

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Scuola, Frattolin (M5S): «Anche nel Fvg subito un confronto con insegnanti, studenti e genitori contrari alla riforma del governo Renzi»

«La giunta Serracchiani deve istituire subito dei tavoli tecnici per attivare un confronto con rappresentanti degli insegnanti, dei dirigenti scolastici, degli studenti, dei genitori e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario, al fin e di revisionare il testo dell’attuale riforma

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