#ProgrammaImmigrazione: le Commissioni territoriali

Più caos c’è, più la mafia prospera. Per il MoVimento 5 Stelle è fondamentale rendere certe e veloci le procedure per il riconoscimento dello status di rifugiato. Dobbiamo rimediare alla situazione caotica che i partiti hanno creato per ingrassare le cooperative amiche. Il Ministero dell’Interno è l’autorità responsabile per l’esame del merito delle domande di protezione internazionale e le analizza per il tramite delle Commissioni Territoriali. Le Commissioni territoriali devono essere potenziate e messe nella condizione di lavorare al meglio. In Italia una procedura per il riconoscimento della protezione internazionale dura mediamente 18 mesi. Nel resto d’Europa 6 mesi. La permanenza di un singolo richiedente asilo per 18 mesi costa circa 19.000 euro. I “famosi” 35 euro al giorno vanno alle cooperative e alle associazioni che gestiscono i centri di accoglienza, per l’erogazione di beni e servizi. I richiedenti asilo ricevono invece un pocket money giornaliero pari a circa 2,50 euro. I consistenti flussi di denaro che riguardano il sistema di accoglienza costituiscono un elemento di attrazione per la criminalità organizzata che, come dimostrato dal caso Mafia Capitale ma non solo, ha individuato nella gestione dei flussi un redditivo business. Le recenti disposizioni del Decreto Minniti non incidono in maniera sostanziale sui tempi delle procedure. Poiché nessun verbale o trascrizione potrà mai essere più veritiero delle parole stesse della persona, chiediamo la videoregistrazione dei colloqui con i richiedenti asilo. La tecnologia odierna permette un esame veloce ed efficiente della registrazione di cui la trascrizione sarebbe solo un inutile duplicato. Questo renderebbe possibile una velocizzazione dei tempi della procedura e ne ridurrebbe notevolmente i costi senza nulla togliere alle garanzie procedurali dei richiedenti asilo.

di Guido Savio, avvocato e membro dell’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione.

Occorre chiarire fin da subito il ruolo e la natura delle Commissioni territoriali. La premessa è questa: in Italia tutte le domande di protezione internazionale devono essere valutate caso per caso. Lo impone la legge e tutte le normativa europea. La valutazione è affidata all’organismo amministrativo che è istituito presso il Ministero dell’Interno. Si tratta della Commissione nazionale asilo, che poi si articola sul territorio nazionale con 20 Commissioni territoriali e 30 sezioni distaccate.

Ciascuna Commissione è composta da un presidente, che è un viceprefetto, da un rappresentante del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, da un rappresentante di un ente locale, in genere del Comune, e da un rappresentante dell’UNHCR, cioè Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Anche se all’audizione, di norma, interviene un solo commissario, in realtà poi la decisione è collegiale e, siccome i membri sono quattro, in caso di parità di voti il voto del presidente vale doppio. Questo meccanismo che cosa ci consente di osservare? Che le Commissioni territoriali sono istituite in seno al Ministero dell’Interno, che hanno una composizione ministeriale nella misura del 50% e che il voto del Presidente è privilegiato.

Questi sono tutti elementi oggettivi che ci consentono di ritenere che queste Commissioni territoriali siano solo parzialmente indipendenti, avendo uno stretto legame con il Ministero dell’Interno. Occorre ancora precisare, per completezza, che i membri di queste Commissioni territoriali, che operano a tempo pieno, sono soltanto i presidenti, cioè i viceprefetti, e i rappresentanti dell’UNHCR. Gli altri invece non sono impiegati a tempo pieno. Quindi il membro del Comune che oggi si occupa di bilancio, domani può entrare a far parte della Commissione territoriale. La procedura per la domanda di asilo è una procedura obbligatoria che consiste in un’audizione personale alla presenza dell’interprete, una figura fondamentale perché serve per valutare la fondatezza o l’infondatezza della domanda e quindi se si ha diritto al riconoscimento dello status, della protezione sussidiaria o di quella umanitaria.

È importante sottolineare che, poiché contro le decisioni delle Commissioni territoriali si può far ricorso in tribunale, tanto più la decisione della Commissione sarà approfondita e ben motivata e tanto meno ci sarà la possibilità di vederla riformata in sede giudiziale. Quindi, l’elevata qualità e l’elevata professionalità del lavoro delle Commissioni costituisce una garanzia sia nei confronti del richiedente, sia per il sistema giustizia perché avrà un effetto sui contenziosi giudiziari e noi sappiamo quanto i tribunali siano intasati da questo tipo di cause. Il problema principale è che il numero delle domande è molto elevato: la durata media di ogni audizione è di un’ora e mezza, due ore nei casi di particolare complessità. Ogni commissario è tenuto a svolgere almeno quattro audizioni al giorno e questo incide inevitabilmente sui tempi di attesa della decisione finale che, in Italia, si aggirano attorno ai 18 mesi.

Dal momento in cui l’immigrato presenta domanda di protezione al momento in cui c’è la decisione amministrativa della Commissione territoriale, c’è una attesa di un anno e mezzo. La media europea è di 6 mesi. Questi tempi lunghi hanno un ruolo non positivo anche perché, nel frattempo, il richiedente asilo viene accolto nei centri di accoglienza straordinari, ovvero nei centri SPRAR dei Comuni che aderiscono al sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati. Secondo alcune stime, i costi di permanenza di un singolo richiedente asilo per 18 mesi su territorio italiano, sono di costa circa 19.000 euro. Questi 19.000 euro non vanno nella tasca del richiedente asilo, perché i “famosi” 35 euro al giorno vengono erogati alle cooperative e alle associazioni che gestiscono i centri d’accoglienza che, a loro volta, devono erogare beni e servizi. Al richiedente viene rilasciato soltanto un “pocket money” giornaliero di 2,50 euro. I consistenti flussi di denaro che girano attorno a questo affare, fa sì che questo sia diventato un business per molti e persino per la criminalità organizzata. Il caso di “Mafia Capitale” lo dimostra, quando addirittura Buzzi diceva che si guadagna di più con gli immigrati che con gli stupefacenti. Lo dimostrano anche recenti inchieste che, in Calabria e in altre regioni, hanno messo sotto inchiesta i gestori di questi centri di accoglienza.

E allora la proposta potrebbe essere questa: al fine di smaltire il gravoso lavoro delle Commissioni territoriali e per abbattere i tempi di esame delle domande, è possibile l’assunzione di 15.000 giovani laureati in materie sociali, giuridiche e umanistiche, formati adeguatamente e gratuitamente con il supporto di enti e organizzazioni anche internazionali come l’UNHCR, la Croce Rossa, oppure agenzie europee come l’EASO? Questa proposta potrebbe abbassare sostanzialmente il costo perché, per formare 15.000 nuovi commissari, servono 540 milioni di euro annui, l’equivalente di circa tre mesi e mezzo di accoglienza per 150.000 richiedenti asilo. Ridurre il tempo di attesa per l’approvazione e il respingimento della domanda di richiesta d’asilo agendo sul ruolo delle Commissioni territoriali, garantisce un enorme risparmio economico e contribuisce al tempo stesso al contrasto agli illeciti business della criminalità organizzata.

Chiariti i termini della questione, elenco i pro e i contro del quesito proposto. Sicuramente l’incremento del numero delle Commissioni territoriali, addirittura l’ideale sarebbe una in ogni provincia, e del numero dei componenti di ciascuna Commissione territoriale, sarebbe utilissimo per sveltire i tempi di definizione delle domande di protezione internazionale. Questa proposta non presenta alcun inconveniente, infatti:
1) Tutela i richiedenti perché non li espone a tempi biblici di attesa.
2) Tutela l’interesse pubblico, con una più rapida definizione delle posizioni dei migranti come titolari di una misura di protezione o da avviare alle procedure di allontanamento.
3) Consente di impiegare in modo più proficuo e trasparente le risorse pubbliche.

Occorre, però, una certa cautela perché il lavoro delle Commissioni territoriali è un lavoro assai più complesso di quanto comunemente si possa immaginare. Occorrono specifiche competenze giuridiche specialistiche, sul diritto dell’Unione Europea, sul diritto nazionale, sull’evoluzione giurisprudenziale delle corti europee. Servono competenze sociologiche, geopolitiche aggiornate, storiche dei Paesi di terzi, antropologiche e geografiche. Se un richiedente afferma di venire dal mare del sud e che là c’è un problema, occorre verificare concretamente, facendo ricorso alle cosiddette COI (country origin information), che sono tutte in lingua inglese, per andare a vedere se effettivamente è vero quello che il richiedente afferma. Ebbene, queste competenze non si acquisiscono da un giorno all’altro. Occorre formare adeguatamente i membri delle Commissioni, occorre che i membri delle Commissioni svolgano questo lavoro a tempo pieno e non a tempo parziale.

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Sulle ONG ha ragione il MoVimento 5 Stelle: ora lo ammette anche il Pd

di Alfonso Bonafede

Dopo mille polemiche assurde e ipocrite, la commissione di indagine ha praticamente confermato che il M5S aveva ragione!
Vi chiedo di ascoltare Latorre (PD, Presidente della commissione di indagine) che ammette che:

1) è necessario formare una white-list delle ONG che mettono in totale trasparenza i loro bilanci e finanziamenti… praticamente quello che dice Luigi Di Maio da settimane;
2) bisogna avere agenti di polizia giudiziaria in mare: è la proposta, a mia prima firma, presentata dal M5S più di due settimane fa… chissà se il PD voterà a favore?!?!?

Nel frattempo, immagino che qualcuno vorrà chiedere scusa a Luigi Di Maio e al MoVimento 5 Stelle.

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#VeritàSulleONG

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di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Vogliamo tutta la verità sul ruolo delle Ong nelle operazioni di salvataggio dei migranti nel Mar Mediterraneo. Non vogliamo fare di tutt’erba un fascio, vogliamo chiarezza e trasparenza, anche a tutela del lavoro di quelle ONG che da anni contribuiscono con sacrificio e dedizione a salvare vite umane nel Mediterraneo. Durante una audizione presso la Commissione schengen, il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro, ha detto: “a partire dal settembre-ottobre del 2016, abbiamo registrato un improvviso proliferare di unità navali di queste ONG, che hanno fatto il lavoro che prima gli organizzatori svolgevano, cioè quello di accompagnare fino al nostro territorio i barconi dei migranti (…) Abbiamo cercato di capire come si potessero affrontare costi così elevati senza disporre di un ritorno in termine di profitto economico“.

Secondo il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, alcune ONG sarebbero direttamente in contatto con uomini libici in uniforme che non sono però Guardie di Frontiera libiche. Vogliamo sapere chi sono? Chi le finanzia? Se collaborano con gli scafisti, se il loro lavoro, anche indirettamente, alimenta il business dei trafficanti di esseri umani, perché scelgono sempre le coste italiane come approdo finale e non le più vicine coste maltesi o tunisine.

La Commissione europea deve rispondere all’interrogazione prioritaria che abbiamo presentato. Il rapporto “Risk Analysis for 2017“, curato dall’agenzia europea Frontex, parla chiaro: tutte le parti coinvolte nelle operazioni SAR nel Mediterraneo Centrale (navi EUNAVFOR Med /Frontex/ONG,/Guardia Costiera) “apparentemente aiutano, anche se involontariamente, i criminalidediti al traffico di esseri umani a realizzare con successo il loro modello di business. Secondo i dati di UNHCR e dell’OIM i morti in mare negli ultimi anni sono aumentati e questo nonostante la loro presenza.

Queste le domande che abbiamo posto alla Commissione europea nell’interrogazione:

1) se le ONG coinvolte nelle operazioni Sar nel Mediterraneo, vicino alle coste libiche, rispettano le norme internazionali e perchè scelgono sempre le coste italiane come approdo finale.

2) se il lavoro delle ONG favorisce anche indirettamente il business dei trafficanti di esseri umani.

3) quali sono le fonti che consentono il finanziamento delle attivitá di salvataggio delle ONG.

L’Europa è un fantasma. Se vi fossero vie legali d’accesso all’UE, così come il MoVimento 5 Stelle ha sempre chiesto, questi dubbi e queste problematiche non si porrebbero neppure. Il salvataggio, l’assistenza e il soccorso dei migranti che attraversano il Mar Mediterraneo non può essere delegato a privati, tanto più se le loro operazioni di coordinamento e le loro fonti di finanziamento restano poco trasparenti. Il MoVimento 5 Stelle vuole INASPRIRE LE PENE PER I MERCANTI DI UOMINI e considerare gli scafisti al pari degli omicidi con arresto immediato e sequestro dei mezzi di trasporto, imbarcazioni o tir.

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Più di 8mila sbarchi in 3 giorni: l’oscuro ruolo delle ONG private

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di MoVimento 5 Stelle

Negli ultimi giorni l’Italia ha registrato un record di sbarchi senza precedenti. In poco più di 72 ore circa 8mila migranti sono approdati in Sicilia dopo una lunga traversata in mare. Numeri impressionanti, sopratutto se si considera che nel 2016 c’è stato un vero e proprio boom di arrivi sulle nostre coste: secondo i dati del Viminale, l’anno si è infatti chiuso con 181.436 arrivi. Nel 2017, con questi numeri, gli sbarchi potrebbero raddoppiare.

Con l’aumento degli sbarchi aumenta ovviamente anche la spesa interna dell’Italia. Nel Def (Documento di programmazione economica finanziaria) il governo ha indicato per quest’anno una spesa pari a 4,6 miliardi, vale a dire ben 1 miliardo in più rispetto al 2016. In pratica i flussi migratori ci costerebbero più della manovra e tutto questo mentre Padoan smentisce proprio Matteo Renzi, lasciando intendere che sì, anche quest’anno il Pd aumenterà le tasse agli italiani.

E’ la solita solfa, con un’Europa che ci è totalmente estranea e indifferente, capace però di stringere un accordo di circa 10 miliardi con un apprendista rais come Erdogan per fermare la rotta balcanica. E l’Italia? E il Mediterraneo? Silenzio assoluto. L’unica voce ad oggi si è alzata da Vienna, che si è già detta pronta sigillare il Brennero nel giro di qualche ora nel caso di un nuovo boom di arrivi sulle coste siciliane.

Ma c’è un nuovo capitolo che sta emergendo in queste ore e che merita attenzione. Perché a quanto pare l’escalation di arrivi negli ultimi giorni potrebbe non essere casuale. Insomma, potrebbe esserci dietro una regia e a dirlo non è il M5S, bensì anche un’inchiesta aperta dalla Procura di Catania. Oltre ai trafficanti di esseri umani in Libia, sta emergendo la questione delle navi di alcune Ong private che soccorrono in mare sistemandosi al limite delle acque territoriali libiche (o spingendosi addirittura all’interno). Parliamo di circa una dozzina di ONG tedesche, francesi, spagnole, olandesi, e molte di queste battono bandiere panamensi o altre “bandiere ombra”. Se ne starebbero “parcheggiate” a Malta, per poi avvicinarsi a poche miglia dalle coste libiche, e sempre nella stessa area molto circoscritta in prossimità di Tripoli. Caricano i migranti -salpati su gommoncini economici adatti a percorrere quelle poche miglia-, e poi li consegnano ai porti italiani prima di ritornare alla loro base maltese.

Un meccanismo assai controverso, di cui si sa poco e nulla. Ad esempio non si capisce chi sono i finanziatori di queste Ong, il che non è certo un dato marginale. Se si pensa che l’operazione Mare Nostrum ci costava 10 milioni di euro al mese possiamo immaginare quanto sia alta la spesa di queste organizzazioni, in grado di armare navi da milioni di euro e persino di servirsi di droni. Da dove arrivano questi soldi? In base a quale accordo queste Ong se ne stanno a ridosso delle coste libiche per fare il pieno di migranti e portarli in Italia? Con chi si relazionano in Libia?

E il governo, in tutto questo caos, cosa sta facendo? Se pensavano di sfangarla con la pseudo-intesa firmata da Minniti ed al-Sarraj si sono fatti male i conti. Ci avevano detto che l’accordo avrebbe messo un freno ai flussi migratori. Il risultato, invece, è che gli sbarchi sono aumentati del 46%…

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Immigrazione: 2016 anno con più sbarchi nella storia d’italia

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di M5S Europa

Il 2016 non è ancora terminato ma può vantare già un record: il record di sbarchi nella storia d’Italia. Con 171.000 nuovi arrivi è stato ritoccato al rialzo il precedente record stabilito nel 2014. Gli sbarchi sono un affare sicuro per le mafie e i trafficanti di uomini, che ne gestiscono l’organizzazione. Migliaia di uomini perdono la vita durante il tragitto. L’Europa dov’è? I dati aggiornati al 2 dicembre dicono che appena 1.950 richiedenti asilo arrivati in Italia sui 39.600 promessi sono stati ricollocati negli altri Paesi europei. Il Parlamento europeo, inoltre, sta discutendo la revisione del regolamento di Dublino. Il pacchetto presentato dalla Commissione europea lo ha blindato: i richiedenti asilo continueranno a presentare la loro domanda nel primo Paese di ingresso. L’Italia non ha bisogno di questa ipocrisia. Il The Guardian, in questo articolo, riassume bene quello che sta succedendo in Italia.Di seguito la traduzione dell’articolo: Immigrazione: 2016 anno con più sbarchi nella storia d’Italia, pubblicato sul The Guardian. Link.

“Il Mediterraneo Centrale è nuovamente il tragitto migratorio principale per entrare in Europa, in parte a causa del caos della guerra civile in Libia. Ci sono più richiedenti d’asilo che hanno raggiunto l’Italia nel 2016, che in qualsiasi anno precedente.

Quasi 171.000 persone sono arrivate in Italia dal nord dell’Africa dal inizio dell’anno, secondo le statistiche che sono state compilate dall’agenzia ONU per rifugiati e dal governo Italiano. A partire da Lunedì, il totale ha sorpassato il record precedente di 170,000, stabilito nel 2014.

Flussi migratori nel Mediterraneo orientale, tra la Turchia e la Grecia, sono stati drasticamente ridotti dopo miglioramenti nella polizia turca, un aumento delle minacce di deportazione dalla Grecia, e la chiusura del corridoio umanitario tra la Grecia e la Germania. Ma la strategia deterrente europea ha fallito nel tagliare la migrazione nel mediterraneo centrale tra la Libia e l’Italia, con il tragitto italiano, nuovamente, diventando l’ingresso principale migratorio per entrare in Italia.

Le Marine Europee, tra cui quella della Gran Bretagna, si sono concentrati su una risposta in stile militare, inviando le fregate per arrestare contrabbandieri in acque internazionali. Trafficanti Libici hanno risposto con l’invio dei passeggeri a bordo dei gommoni gonfiabili che sono pilotati dai migranti stessi, riducendo l’esposizione dei trafficanti all’arresto e consentendo la loro attività di continuare normalmente.

La guerra civile in Libia ha indebolito le forze dell’ordine del Paese, alcuni dei quali sono complici nel traffico, lasciando i governi europei senza partner libici, vitali nella loro lotta contro la migrazione. Il caos in Libia da gli migranti anche più incentive per partire per L’Europa; negli anni precedenti era più facile trovare lavoro e stabilità in Libia.

Pressione sui paesi transitori nel deserto Sahara, da quali un numero di migranti Africani passano attraverso prima di raggiungere la Libia, non ha avuto nessun effetto. Flussi attraverso Niger, il paese al sud della Libia, ha aumentato nel 2016, nonostante il Niger introducendo nuove leggi anti-contrabbando, su richiesta della UE. Sfollamento nel nord-est del Niger, dove 1.4 milioni di persone sono state costrette a fuggire Boko Haram, può contribuire a livelli sostenuti di migrazioni verso il futuro dell’Europa.

I numeri di ingresso in Europa sono, tuttavia, insignificanti verso i flussi che provengono dall’Africa stessa. Soltanto il 3.3% dei Africani sfollati hanno raggiunto l’Europa. Più del 93% rimangono all’interno del loro stesso continente. La maggior parte dei migranti verso l’Italia fugge dalla povertà, dalle guerre e dalla dittatura in Nigeria, Eritrea, Sudan e la Gambia. I Siriani non usano più la rotta Libica.

La ripartizione della legge e dell’ordine ha peggiorata in modo significativo le condizioni di vita per i lavoratori stranieri in Libia dal 2011. Molti riportano condizioni di lavoro equivalenti a lavori sforzati, mentre centinaia sono stati rapiti a scopo di estorsione, e talvolta torturati. Una recente indagine di nuovi arrivi in Italia dal Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha trovato che il 70% dei rispondenti sono stati sfruttati, in una certa misura, durante il loro viaggio verso l’Europa. Altre ricerche recenti dell’IOM dimostra che la maggioranza non aveva intenzione di recarsi in Europa quando hanno lasciato la loro casa, ma sono stati costretti a cambiare la loro destinazione a causa di circostanze attenuanti, come la guerra civile libica”.

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Immigrazione: 2016 anno con più sbarchi nella storia d’italia

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di M5S Europa

Il 2016 non è ancora terminato ma può vantare già un record: il record di sbarchi nella storia d’Italia. Con 171.000 nuovi arrivi è stato ritoccato al rialzo il precedente record stabilito nel 2014. Gli sbarchi sono un affare sicuro per le mafie e i trafficanti di uomini, che ne gestiscono l’organizzazione. Migliaia di uomini perdono la vita durante il tragitto. L’Europa dov’è? I dati aggiornati al 2 dicembre dicono che appena 1.950 richiedenti asilo arrivati in Italia sui 39.600 promessi sono stati ricollocati negli altri Paesi europei. Il Parlamento europeo, inoltre, sta discutendo la revisione del regolamento di Dublino. Il pacchetto presentato dalla Commissione europea lo ha blindato: i richiedenti asilo continueranno a presentare la loro domanda nel primo Paese di ingresso. L’Italia non ha bisogno di questa ipocrisia. Il The Guardian, in questo articolo, riassume bene quello che sta succedendo in Italia.Di seguito la traduzione dell’articolo: Immigrazione: 2016 anno con più sbarchi nella storia d’Italia, pubblicato sul The Guardian. Link.

“Il Mediterraneo Centrale è nuovamente il tragitto migratorio principale per entrare in Europa, in parte a causa del caos della guerra civile in Libia. Ci sono più richiedenti d’asilo che hanno raggiunto l’Italia nel 2016, che in qualsiasi anno precedente.

Quasi 171.000 persone sono arrivate in Italia dal nord dell’Africa dal inizio dell’anno, secondo le statistiche che sono state compilate dall’agenzia ONU per rifugiati e dal governo Italiano. A partire da Lunedì, il totale ha sorpassato il record precedente di 170,000, stabilito nel 2014.

Flussi migratori nel Mediterraneo orientale, tra la Turchia e la Grecia, sono stati drasticamente ridotti dopo miglioramenti nella polizia turca, un aumento delle minacce di deportazione dalla Grecia, e la chiusura del corridoio umanitario tra la Grecia e la Germania. Ma la strategia deterrente europea ha fallito nel tagliare la migrazione nel mediterraneo centrale tra la Libia e l’Italia, con il tragitto italiano, nuovamente, diventando l’ingresso principale migratorio per entrare in Italia.

Le Marine Europee, tra cui quella della Gran Bretagna, si sono concentrati su una risposta in stile militare, inviando le fregate per arrestare contrabbandieri in acque internazionali. Trafficanti Libici hanno risposto con l’invio dei passeggeri a bordo dei gommoni gonfiabili che sono pilotati dai migranti stessi, riducendo l’esposizione dei trafficanti all’arresto e consentendo la loro attività di continuare normalmente.

La guerra civile in Libia ha indebolito le forze dell’ordine del Paese, alcuni dei quali sono complici nel traffico, lasciando i governi europei senza partner libici, vitali nella loro lotta contro la migrazione. Il caos in Libia da gli migranti anche più incentive per partire per L’Europa; negli anni precedenti era più facile trovare lavoro e stabilità in Libia.

Pressione sui paesi transitori nel deserto Sahara, da quali un numero di migranti Africani passano attraverso prima di raggiungere la Libia, non ha avuto nessun effetto. Flussi attraverso Niger, il paese al sud della Libia, ha aumentato nel 2016, nonostante il Niger introducendo nuove leggi anti-contrabbando, su richiesta della UE. Sfollamento nel nord-est del Niger, dove 1.4 milioni di persone sono state costrette a fuggire Boko Haram, può contribuire a livelli sostenuti di migrazioni verso il futuro dell’Europa.

I numeri di ingresso in Europa sono, tuttavia, insignificanti verso i flussi che provengono dall’Africa stessa. Soltanto il 3.3% dei Africani sfollati hanno raggiunto l’Europa. Più del 93% rimangono all’interno del loro stesso continente. La maggior parte dei migranti verso l’Italia fugge dalla povertà, dalle guerre e dalla dittatura in Nigeria, Eritrea, Sudan e la Gambia. I Siriani non usano più la rotta Libica.

La ripartizione della legge e dell’ordine ha peggiorata in modo significativo le condizioni di vita per i lavoratori stranieri in Libia dal 2011. Molti riportano condizioni di lavoro equivalenti a lavori sforzati, mentre centinaia sono stati rapiti a scopo di estorsione, e talvolta torturati. Una recente indagine di nuovi arrivi in Italia dal Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ha trovato che il 70% dei rispondenti sono stati sfruttati, in una certa misura, durante il loro viaggio verso l’Europa. Altre ricerche recenti dell’IOM dimostra che la maggioranza non aveva intenzione di recarsi in Europa quando hanno lasciato la loro casa, ma sono stati costretti a cambiare la loro destinazione a causa di circostanze attenuanti, come la guerra civile libica”.

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La schiavitù è il terzo business illecito più redditizio al mondo

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di Fabio Massimo Castaldo, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa.

Il 2 dicembre è la Giornata internazionale per l’abolizione della schiavitù. Questa data è stata scelta per ricordare il 2 dicembre 1949, data di approvazione da parte dell’Assemblea generale della Convenzione delle Nazioni Unite per la repressione del traffico di persone e dello sfruttamento della prostituzione altrui. Tuttavia nel mondo ci sono ancora troppi schiavi. Al Parlamento europeo il Movimento 5 Stelle ha promosso una dichiarazione scritta in cui invita la Commissione europea e l’Alto Rappresentante Mogherini a intraprendere un’azione più incisiva sulla schiavitù e a sollevare la questione negli incontri bilaterali con i governi dei Paesi in cui ancora non è stata estirpata. Eccola:

Ci sono statistiche odiose, che fanno male come una frustata sulla pelle e che dovrebbero far vergognare ogni essere umano. Secondo l’Indice Globale della Schiavitù 2016, pubblicato dalla Walk Free Foundation, nel mondo ci sono 45,8 milioni di persone schiavizzate, il 28% in più rispetto ai dati dell’ultimo report.

Il concetto stesso di schiavitù rimanda a un mondo arcaico e scarsamente progredito, a un tempo in cui milioni di persone venivano trasportate da una parte all’altra dell’Oceano Atlantico, incatenate su grosse navi di legno. La schiavitù moderna, invece, si annida nei meandri della nostra società avanzata e contemporanea, si nasconde dietro le porte di milioni di cucine, fabbriche e fattorie dove la libertà di donne, uomini e bambini viene calpestata senza ritegno. Il lavoro forzato, lo sfruttamento sessuale commerciale, la servitù per espiare debiti economici, i matrimoni forzati: tutti esempi di moderna schiavitù. E l’elenco potrebbe continuare.

C’è un altro dato sul quale dobbiamo riflettere: il fenomeno della tratta di esseri umani è il terzo business illecito più redditizio, dopo il traffico di droga e quello di armi. L’Organizzazione mondiale del lavoro stima intorno a 150 miliardi di dollari l’anno il “valore” della schiavitù: sfruttamento del lavoro dei bambini, traffico di esseri umani, bambini soldato, matrimoni forzati, prostituzione coatta, ma anche aspetti culturali, come il sistema delle caste in India o l’ereditarietà della schiavitù in Mauritania. E sociali, come la povertà e la corruzione.

Venendo alle suddette statistiche odiose, l’India conta il maggior numero di persone che vivono in stato di schiavitù (18.35 milioni), seguita da Cina (3.39 milioni), Pakistan (2.13 milioni), Bangladesh (1.53 milioni) e Uzbekistan (1.23 milioni). La Mauritania è il paese con la più alta densità di popolazione ridotta in schiavitù, nonostante questa ignominiosa pratica sia stata ufficialmente abolita nel Paese dal 1981 e riconosciuta come reato dal 2007.

La schiavitù è un affronto all’umanità. Oggi i governi, la società civile e il settore privato devono unirsi per sradicare tutte le sue forme contemporanee e per restituire diritti umani e dignità a tutte le persone che ne sono state private. Ecco perché sono promotore di una dichiarazione scritta in cui invito la Commissione europea e l’Alto Rappresentante Mogherini a intraprendere un’azione più incisiva sulla schiavitù e a sollevare la questione negli incontri bilaterali con i governi dei Paesi in cui ancora non è stata estirpata.

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