Il direttore del quotidiano Il Tempo e i rapporti con Mafia Capitale

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di MoVimento 5 Stelle

Gian Marco Chiocci, direttore de “Il Tempo”, quotidiano romano dedito al fango quotidiano contro il MoVimento 5 Stelle e l’amministrazione di Virginia Raggi, va verso il processo nell’inchiesta “Mafia Capitale” con l’accusa di favoreggiamento.

Secondo gli inquirenti che hanno chiuso le indagini, il direttore de “Il Tempo” avrebbe aiutato Massimo Carminati “a eludere le investigazioni dell’autorità giudiziaria che procedeva nei suoi confronti per i delitti di associazione a delinquere di stampo mafioso e di corruzione, comunicandogli, per il tramite di Salvatore Buzzi, di avere appreso in ambienti giudiziari della indagine a suo carico e di attività di intercettazione e di riprese video in corso”.

Proprietario de Il Tempo è il parlamentare super assenteista (99,5% di assenze) Antonio Angelucci (Forza Italia) , nonché imprenditore plurindagato nel settore della sanità privata romana.

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Non è mafia, è una montagna di merda

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Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Peppino Impastato

di Beppe Grillo

La sentenza che ha comminato 250 anni di galera al gruppo di malviventi, politici e pubblici amministratori compenetrati da anni con l’amministrazione di Roma capitale ha escluso l’associazione mafiosa. Verrebbe da sentirsi rasserenati da questa notizia, la band di bravi ragazzi coordinata da Carminati non sembra che abbia mai esplicitamente ucciso o minacciato nessuno. Che bella prospettiva! Non è stata la mafia, ma una semplice associazione a delinquere a prosciugare dignità e casse di Roma Capitale in quegli anni. Che bel sogno, non è vero? Però un diavoletto suggerirebbe che probabilmente non era necessario minacciare nessuno e/o che si tratta della più volte preconizzata mafia dei colletti bianchi.

Il fatto incontrovertibile è che sono state comminate condanne durissime a tutti gli imputati del processo: ben 41 colpevoli e solo 5 assolti. Condanne durissime per un totale di 287 anni mentre la procura ne aveva chiesti ben 515 di anni. Nell’aula bunker si festeggia perché è stato dimostrato che la mafia non esiste a Roma. Ma il municipio di Ostia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Non c’è la mafia a Roma, eppure l’Osservatorio sulla legalità della regione Lazio a gennaio 2017 indicava il Lazio come la terza regione per investimento delle mafie e Roma ha il primato di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Non c’è mafia a Roma, poi una volta c’è un sequestro del valore di 80 milioni di euro, ma questo succede nel 2016, perché nel 2017 la Dda sequestra invece beni per 280 milioni di euro. A Roma non c’è la mafia e neanche le piazze di spaccio come a Scampia, poi succede che fanno le retate come a Scampia e Roma è la Capitale d’Italia ma forse anche della coca.
Ma a Roma non ci sono le mafie, a Roma le mafie investono: ristoranti, pizzerie, pub, bar, gestiscono sale slot, vlt, fanno affari immobiliari.

A Roma non c’è la mafia, ma tutte le mafie fanno affari a Roma. Quindi, in definitiva, non è mafia, ma è comunque una montagna di merda. Che faceva estorsioni, danneggiamenti, pestaggi per far valere la propria forza. Che si infiltrava in tutti i gangli dell’amministrazione, a partire dal Comune. Che esercitava un capillare controllo del territorio. Che stringeva e manteneva forti relazioni col mondo imprenditoriale, cooperativistico e, soprattutto, politico. Perché, diciamocelo, ci sono condanne e condanne. Un “delinquente abituale”, come è stato definito Massimo Carminati, che viene condannato per aver fatto il delinquente non sorprende nessuno. Ma un politico che viene condannato per aver fatto il delinquente, invece del bene della cosa pubblica, dovrebbe sorprendere.

Luca Gramazio, ex consigliere comunale e regionale PDL, 11 anni;
Daniele Ozzimo, ex Assessore alla Casa Giunta Marino, 2 anni e 2 mesi;
Franco Panzironi, ex AD AMA, 10 anni;
Mirko Coratti, ex Presidente Assemblea Capitolina PD, 6 anni;
Giordano Tredicine, ex Vice coordinatore regionale Forza Italia per il Lazio, 3 anni;
Luca Odevaine, ex componente Tavolo coordinamento Immigrati del Viminale e ex Vice capo Gabinetto Giunta Veltroni, 6 anni e 6 mesi;
Andrea Tassone, ex Presidente X Municipio, Pd, 5 anni;
Pierpaolo Pedetti, consigliere PD, 7 anni.
La sentenza ha sancito che tanti soldi hanno girato tra Buzzi, Carminati, il PD, Forza Italia e gli altri partiti. Soldi dei cittadini che hanno pagato e che pagano ancora oggi. Un debito da 16 miliardi di euro non nasce dal nulla.

Adesso l’associazione a delinquere è una cosa nuova: c’è il politico, due ingegneri, un banchiere, un avvocato e un cardinale… spesso non c’è neppure il mafioso, pardon il delinquente! Massimo Carminati era una sorta di consulente in questa parte della storia del saccheggio di Roma. PD e Forza Italia (cose che cambiano identità come i virus più veloci cambiano gli antigeni per sfuggire al sistema immunitario) sono ampiamente coinvolti, non c’è dubbio. Personaggi che facevano parte dell’assemblea capitolina, amministrativi-politici sempre appartenenti o nominati da quei partiti “politici”, erano di fatto “coordinati a delinquere” da Carminati e Buzzi.

Un’organizzazione fintamente, eppure necessariamente, bipartisan. Fintamente perché si tratta di due facce della stessa moneta da un euro; necessariamente perché potesse continuare la mungitura di Roma indipendentemente da quale delle due “parti politiche” vincesse le elezioni. L’altra sera a Bersaglio Mobile abbiamo potuto vedere in diretta quello che mancava per capirci qualcosa: Esposito, PD, rivolgendosi al portavoce 5 Stelle Di Stefano, si è assunto la responsabilità politica come PD scaricandola contemporaneamente alla “precedente gestione Bersani”. In sostanza: non avendo cambiato ancora nome delcarrozzone cambiamo il pupazzo. Questa è esattamente la cultura del “non esiste”: noi non centriamo nulla ma ci assumiamo la responsabilità che è di Bersani e non di Renzi. Eppure Buzzi (che ha preso 19 anni) ha finanziato la campagna di Renzi.Si, ma vabbeh: sono pochi soldi…” in questa nuvola di aria bollita il chi ed il cosa non esistono più, quello che conta è essere veloci a scaricare i pesi morti, come Bersani.

Hanno messo in ginocchio un’intera città. Questo dice la sentenza. Questi sono i fatti. Una città lasciata in macerie perché una banda organizzata di criminali con l’appoggio e la connivenza dei politici ha lucrato sulle spalle e i soldi dei romani. Questa verità è oggi una sentenza. D’altra parte Borsellino diceva: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Abbandoniamo noi cittadini questi camaleontici pesi morti per un popolo che non li merita davvero! Lasciamoli ai loro regolamenti di conti ma fuori dalla scena politica.

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Buzzi canta e i giornali muti – GUARDA IL VIDEO

di Paola Taverna

Nessuno parla più di mafia capitale proprio adesso che Buzzi canta. Soldi per le campagna elettorali dei partiti. Cene tra mafia e politica. Mancette e tangenti in cambio di appalti truccati e delibere a favore di chi pagava. Questa era la politica a Roma. Buzzi canta e i giornali muti.

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#RenziCantaTu

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di Luigi Di Maio

L’inchiesta per corruzione negli appalti Consip si è nutrita di altri elementi, dopo l’interrogatorio di Emiliano davanti ai PM e cioè che l’amico di famiglia Renzi, Carlo Russo, indagato per traffico di influenze, non era un semplice millantatore come vogliono far credere, ma un uomo ben conosciuto nel cerchio del giglio magico e, addirittura, raccomandato e sponsorizzato a Emiliano direttamente dal Ministro Lotti, indagato per rivelazione del segreto e favoreggiamento personale. Non solo. Starebbe emergendo anche che Russo avrebbe ricevuto un mandato ufficiale proprio da Matteo Renzi per farsi una chiacchierata informale con il Governatore Emiliano finalizzata a trovare una quadra.

Ricordiamo, inoltre, che Carlo Russo è stato mandato negli uffici dell’a.d. di Consip Marroni, direttamente da Tiziano Renzi, il babbo di Matteo, il quale avrebbe anche detto a Marroni di assecondare le sue richieste aventi ad oggetto la partecipazione ad appalti pubblici Consip.

Insomma, una situazione processuale che va prendendo forma e che sta facendo emergere ogni giorno che passa il coinvolgimento penale e politico di tutto il mondo del PD renziano. Una vera e propria ragnatela. Adesso però la smettano con questo silenzio assordante, omertoso. Rappresentano le istituzioni e, dunque, hanno il dovere, l’obbligo di parlare e dare le dovute spiegazioni ai cittadini, che vogliono evidentemente tenere all’oscuro.

Parlino e dicano tutto quello che sanno. Iniziando da Matteo Renzi, tirato prima direttamente in ballo dall’altro suo compagno Vannoni, che davanti ai PM ha ufficialmente dichiarato come fu lo stesso Matteo a dirgli di stare attento a Consip, prima dello spiffero dell’indagine, e che adesso viene tirato in ballo anche dallo staff del Governatore Emiliano, il quale sostiene che Russo avrebbe detto di aver ricevuto un mandato direttamente da Renzi per fare una chiacchierata con Emiliano e trovare una quadra. Una quadra di che? Di cosa si tratta? Renzi, si accomodi!

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Buzzi vuota il sacco sul Pd #DoveSonoIGiornalisti?

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di Alessandro Di Battista

In un Paese normale dovrebbe esserci la fila di giornalisti fuori dall’aula bunker di Rebibbia perché Salvatore Buzzi – a processo per Mafia capitale – sta vuotando il sacco. Sta spiegando per filo e per segno il sistema corruttivo legato al PD romano. E invece (salvo rarissime eccezioni) la stampa e i TG nazionali non se ne occupano. Però scrivono pagine su pagine su un mio abbraccio a Beppe. Ecco alcune parti della sua testimonianza:

1. “In comune (ai tempi del PD) era tutto in vendita”.

2. “Nel 2013 abbiamo tesserato 220 persone per il PD. Pagammo 140 voti a Giuntella, che era sostenuto da Umberto Marroni e Micaela Campana (deputata PD che lo scorso 19 ottobre pronunciò 39 “non ricordo” durante il processo per Mafia capitale), e 80 a Lionello Mancini, dell’area di Goffredo Bettini”.

3. “Credevo che con le mie parole avrei fatto cadere il governo e pensavo ai soldi per il Cara di Mineo del sottosegretario Castiglione (per il quale è stato chiesto il rinvio a giudizio per l’inchiesta su un maxi-appalto nel centro di accoglienza per gli immigrati) e invece non è successo nulla”.

Facciamo noi informazione che è meglio!

P.S. Venerdì il tour sulla “bancocrazia” e sul reddito di cittadinanza arriva in Toscana. Vi aspetto a Cortona!

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Come funziona il Pd lo racconta Buzzi #BonifaziFacceRide

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di MoVimento 5 Stelle

Il tesoriere del Pd Bonifazi ha detto che il funzionamento del MoVimento 5 Stelle è un’incognita. In realtà è tutto trasparente: abbiamo rinunciato a 42 milioni di soldi pubblici e finanziamo le nostre iniziative con le microdonazioni di migliaia di sostenitori, ognuna pubblicamente rendicontata.

Certo per il Pd è difficile capire che si possa fare politica così. Il funzionamento del Pd invece lo conosciamo tutti. L’ha spiegato Buzzi di Mafia Capitale con nuove rivelazioni. Leggiamo insieme alcuni passi di questo articolo pubblicato proprio oggi:

“Mazzette, assunzioni su «segnalazione» e accordi con esponenti del Pd romano. Al suo quinto giorno di esame davanti ai giudici della decima sezione penale del tribunale di Roma, Salvatore Buzzi è ancora un fiume in piena. Il «ras» delle cooperative, in collegamento video dal carcere di Tolmezzo, racconta dei suoi affari con il Campidoglio all’epoca dalla giunta Marino. «Per l’approvazione del debito fuori bilancio legato al servizio di accoglienza per i minori non accompagnati ci siamo rivolti a Coratti (uno dei più votati del PD, ndr)», ha detto Buzzi. «Coratti – ha proseguito – ci ha chiesto 100mila euro in chiaro per far approvare la delibera del debito fuori bilancio creato nel semestre gennaio-giugno 2013. Io avevo il 26%, il restante apparteneva ad altre cooperative e tutti eravamo al corrente che dovevamo dare 50mila euro a Coratti e 50mila euro a D’Ausilio: praticamente l’1% della delibera da 11 milioni». «Un accordo corruttivo», il primo di una serie di tre stretti con Coratti, che per Buzzi sembra non prendere comunque la giusta piega. «L’accordo lo prendemmo io e Francesco Ferrara con Coratti – spiega Buzzi – ma quando arrivammo a maggio 2014 lo stesso Coratti mi disse che di queste cose non ne dovevo parlare più con lui ma con D’Ausilio». La voce del pagamento dei 100mila euro in chiaro, però, comincia evidentemente a circolare. «Mi chiama Luca Giansanti, capogruppo della lista Marino e mi dice: “e noi?” Quindi, l’8 agosto, mi chiede di passare in commissione Bilancio. In giunta non c’era problema perché il sindaco Marino è onestissimo e non ci ha mai chiesto nulla. Alfredo Ferrari del Pd, presidente commissione Bilancio, e Giansanti mi dicono se non ci dai 30mila euro non va in porto. Su questa vicenda, alla fine, non abbiamo pagato nessuno perché ci hanno arrestato». Altri due episodi sui quali si dilunga Buzzi sono quelli relativi all’ex presidente del decimo municipio, Andrea Tassone. «Inizialmente Tassone mi chiamava e io evitavo di incontrarlo, perché ogni volta mi chiedeva di assumere qualcuno – ha raccontato Buzzi – Il 7 maggio 2014, comunque, mi presenta Paolo Solvi come un suo uomo. Mi disse che gli servivano un sacco di soldi per la campagna elettorale, e che mi avrebbe affidato un lavoro di potature in cambio di 30mila euro. Voleva i soldi in nero perché doveva pagare la campagna elettorale e concordai 26mila e 500 euro, il 10% di 264mila euro della gara». «Ho pagato una tangente a Tassone e a D’Ausilio anche per la gara per la pulizia delle spiagge di Ostia – ha poi aggiunto Buzzi – il 10% sui 122mila euro della gara». Un’ultima bordata, Buzzi la riserva a Matteo Orfini: «Ho fatto la Città dell’altra economia, Orfini ne beneficiava quando chiedeva la sala convegni. Nessuno pagava, solo Grillo.»”

Bonifazi, impegnato a capire come funziona il MoVimento 5 Stelle, sulle parole di Buzzi non ha nulla da dire. Né il Pd ha mai fatto sapere quanti soldi gli ha donato Buzzi. Aspettiamo con ansia. Sarà divertente. #BonifaziFacceRide!

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Campana, la smemorata di Collegno del Pd #MafiaCapitale

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di MoVimento 5 Stelle

Bacio grande capo“. Così, in un’occasione, la deputata del Pd, Michela Campana, componente della segreteria del partito, rispose a Salvatore Buzzi, arrestato nell’ambito dell’inchiesta mafia capitale e considerato uno dei presunti capi dell’organizzazione criminale.

Ma lei non ricorda. I non ricordo della delegata nazionale al welfare e al terzo settore dei dem, sentita ieri come testimone nell’ambito del processo su mafia capitale, nel quasi totale silenzio dei media, sono riecheggiati nell’aula bunker di Rebibbia ed hanno infastidito non poco il presidente del collegio giudicante, Rosanna Iannello, che l’ha esortata più volte a dire la verità “altrimenti saremo costretti a fare delle valutazioni sulla sua testimonianza”.

Ricordiamo che è stata proprio la Campana a chiedere a Salvatore Buzzi di finanziare le cene elettorali di Matteo Renzi, fornendogli l’iban del Pd. Ma veniamo ai suoi tanti vuoti di memoria. Infatti, la Campana, ieri ha sostenuto di non ricordare il motivo per cui Buzzi le aveva chiesto, a giugno del 2014, di incontrare il viceministro agli Interni, Filippo Bubbico. La Campana non si ricorda nemmeno se Buzzi le chiese di accompagnarlo. La Campana non ricorda di aver chiesto il favore alla cooperativa 29giugno, fondata da Buzzi, di eseguire gratuitamente un trasloco per conto di suo cognato. La Campana, in occasione di una cena elettorale del Pd, ricevette un sms da Buzzi: “Bonifico fatto, ho preparato una lettera al premier”, ma non ricorda se alla cena venne anche lo stesso Buzzi. Insomma la Campana non ricorda.

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