Il nuovo regolamento per i campi Rom a Torino che ripristina la legalità

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di Chiara Appendino

Quello dei campi nomadi a Torino è un tema che si protrae da diversi anni e che, ad oggi, non ha mai visto una reale soluzione. In Città si stimano circa 1.500 persone appartenenti alle comunità Rom e Sinti che vivono in quelle che – anche recependo una mozione del Consiglio Comunale – sarebbe più opportuno definire “baraccopoli” piuttosto che campi. La situazione di questi luoghi è tristemente nota per i livelli di degrado in cui versano e per le difficoltà di convivenza con i cittadini delle zone limitrofe all’area. In realtà, negli ultimi anni, a subire i danni di quanto avviene nelle baraccopoli sono cittadine e cittadini che risiedono anche a diversi chilometri dalle baraccopoli, e ciò è dovuto all’accensione di roghi, fuochi illegali alimentati con materiale di varia natura che creano fumi tossici, provocando danni ambientali e sanitari.

È evidente che la situazione – per questi ed altri episodi di illegalità – è insostenibile e che, per quanto difficile sia, è necessario mettere in campo tutte le risorse possibili per affrontarla e arrivare quanto prima possibile al definitivo superamento delle baraccopoli Rom.
Si tratta innanzitutto di un obiettivo di civiltà. Per questo motivo gli assessorati e gli uffici del Comune si sono messi al lavoro per realizzare un nuovo regolamento, nel contesto più ampio di un Progetto Speciale. Il regolamento è stato illustrato nelle sue linee salienti ieri sera in Circoscrizione 6 in occasione di un Consiglio aperto. Colgo qui l’occasione per ringraziare la Presidente Carlotta Salerno e tutti i Consiglieri per averci ospitato.
L’evento è stato partecipato, intenso, a tratti teso, ma considero sia stato fondamentale per avere un confronto franco con la cittadinanza e con i suoi rappresentanti. Trovate qui sotto le slide che abbiamo illustrato ieri ma, prima di scorrerle, vi chiedo ancora qualche minuto di pazienza per leggere alcune premesse e risposte a quelle che sono state le domande più frequenti.

Deve essere chiaro un punto: il principio cardine che guida questa prima fase è il ripristino della legalità. Noi non possiamo permettere che in Città esistano aree dove gli abitanti possano affrancarsi non solo dalla legge, ma anche dalle più basilari regole di civiltà che soggiacciono al vivere comune. Per questo motivo il regolamento dà una serie di norme chiare che sarà necessario rispettare per proseguire la permanenza nell’area e avviare progetti di inclusione. Credo sia importante dire che tutto è perfettibile, compreso questo testo, però da qualche parte bisogna iniziare, e bisogna farlo seriamente. Continuare a dire che “tanto non si può fare niente” non ci porterà da nessuna parte, se non a un peggioramento della situazione.

Qui arrivo dunque al secondo principio. Con questo strumento si crea una netta linea di demarcazione tra chi ha intenzione di impegnarsi per integrarsi e far parte della nostra Comunità e chi invece pensa di poter vivere ai margini abdicando alle regole che ognuno di noi rispetta (o dovrebbe rispettare). Infatti, insieme al principio di legalità di cui sopra, ve n’è un altro parallelo che è quello di inclusione. E su questo punto i Servizi Sociali sono alacremente al lavoro da diversi anni per individuare progetti, anche puntuali, che siano sostenibili.

Vi è stata un’obiezione frequente che si può sintetizzare così: “questo regolamento dice cose ovvie, esistono già leggi che prevedono sanzioni per questi comportamenti.” Vero, ma stiamo parlando di un passo ulteriore. Qui non si tratta genericamente di sanzionare un comportamento scorretto, bensì di definire attraverso il rispetto di queste regole un perimetro – anche fisico – all’interno del quale si dà la possibilità di permanere. Se non lo rispetti si dispone la revoca del permesso e l’allontanamento dal campo.

Mi spiego con altre parole. Accendere roghi è un reato. Se un cittadino assegnatario di casa popolare accende un rogo verrà giudicato secondo la legge, ma nessuno metterà in discussione il suo diritto ad abitare una casa popolare. Con questo regolamento invece è diverso. Il diritto alla sosta è vincolato al rispetto del regolamento, che in alcuni casi definisce sì quanto è già previsto dalla legge, ma associandovi delle specifiche conseguenze diventa, di fatto, uno strumento in più per intervenire.

Una seconda obiezione pervenuta è la seguente: “che senso ha dare un permesso per stare nei campi Rom se avete dichiarato l’intenzione di superarli?
Come sempre accade processi di questo tipo, affinché siano sostenibili, richiedono un tempo di applicazione. E ci tengo a specificare il termine sostenibile perché è di fondamentale importanza. A ogni piè sospinto da varie parti si invocano soluzioni drastiche che prevedano l’uso della forza, ma il compito di un Amministratore credo sia anche quello di dire le cose come stanno e che interventi di questo tipo non solo non sono possibili, ma non sarebbero risolutivi in alcun modo perché il problema verrebbe semplicemente spostato e non risolto. Ma torniamo alla domanda. Come detto poco sopra, il regolamento segna una linea di demarcazione. Iniziando a definire chi avrà i requisiti per stare all’interno del campo, automaticamente noi abbiamo anche una base di persone con cui abbiamo una maggiore probabilità di affrontare un processo di inclusione che le porti ad uscire da questa situazione. Ripeto, non è una guerra, è un obiettivo di civiltà.

Rispondo poi a coloro che chiedono, giustamente: “il regolamento valga solo per i campi autorizzati o anche per gli altri?
Dunque, il regolamento vale per tutti i campi autorizzati. Tuttavia la sua applicazione puntuale può giovare alla situazione complessiva dei campi, autorizzati e non, la cui complessa gestione è da affrontare con la massima collaborazione ed il supporto di tutte le Istituzioni

Infine – sulla stessa falsariga – un regolamento per essere credibile deve essere fatto rispettare. Per farlo è necessario che la Città e la Prefettura collaborino nel miglior modo possibile. In questi giorni abbiamo avuto diversi confronti con il Prefetto di Torino, Renato Saccone – a cui va il nostro più profondo ringraziamento – che ci ha dato tutta la sua disponibilità e il suo sostegno per perseguire l’obiettivo del superamento delle baraccopoli..

Ora il testo del regolamento dovrà attraversare i normali passaggi istituzionali per l’approvazione, dopodiché verrà divulgato integralmente. Quello che abbiamo voluto fare ieri è illustrare i punti salienti, spiegare quali sono i principi che hanno guidato la stesura e in ultimo, ma non per importanza, far vedere che ci siamo, che questo è un tema che consideriamo prioritario e che, nel bene e nel male, continueremo a presentarci davanti alle cittadine e ai cittadini per dire in maniera chiara le cose come stanno. A volte le risposte piaceranno, altre volte no, ma è il nostro compito e ci assumiamo tutta la responsabilità delle nostre scelte.

Forse per molti avrà poco valore, ma essere presente ieri insieme a gran parte della Giunta credo sia stato un segnale importante. Per questo motivo voglio ringraziare l’assessora al Welfare, Sonia Schellino, l’assessore con deleghe alla Sicurezza, Roberto Finardi, l’assessore all’Ambiente, Alberto Unia, l’assessore alle Pari Opportunità, Marco Alessandro Giusta, l’assessora ai Servizi Educativi, Federica Patti e l’assessora all’Innovazione, Paola Pisano.
Oltre a loro voglio ringraziare tutti gli Uffici che hanno lavorato e stanno lavorando intensamente su questo progetto, in particolare gli uffici dei Servizi Sociali e della Polizia Municipale.
Un ringraziamento particolare a tutte le Autorità e le Istituzioni che stanno collaborando e che hanno dato la loro disponibilità.

Infine un ringraziamento a tutte le cittadine e i cittadini, ai Comitati e alle Associazioni che da anni si occupano di questo problema e che ieri hanno partecipato e presentato anche diverse proposte. Proposte che ascolteremo e che valuteremo attentamente al fine di trovare soluzioni che siano in linea anche con le esigenze dei residenti.

Grazie a tutte e a tutti.
L’appuntamento è per il prossimo autunno.

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Tutta la verità sui campi Rom

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di MoVimento 5 Stelle

Partiamo subito da una premessa: finora nessuno aveva messo mano al problema dei campi rom, perché per molti non era un problema, ma un affare. Vedi Mafia Capitale. Il MoVimento 5 Stelle a Roma ci ha messo la faccia e ne va fiero. E chi in questi giorni dice che regaliamo soldi ai rom, mente sapendo di mentire. Roma era l’unica capitale europea ad avere ancora campi rom. Diciamo “era” perché grazie a noi è iniziata la fine dei campi, delle roulotte e dei caravan in mezzo alle strade della città, gli incendi occasionali, i “furti” di corrente agli edifici limitrofi. In breve: stop all’illegalità e al degrado.

Di fronte a una emergenza di questo tipo, prodotta da decenni di malgoverno di Roma, le strada è una: smantellare i campi e creare le condizioni affinché l’emergenza non si ripresenti fra qualche anno. Il M5S ha fatto entrambe le cose, senza chiedere un solo euro ai romani. I fondi ottenuti grazie a un bando che abbiamo vinto, circa 3,8 milioni di euro, sono dell’Unione europea e sono vincolati. L’Ue ci mette a disposizione questi soldi a patto che siano destinati esclusivamente all’integrazione delle popolazioni Rom. Se non li usiamo per chiudere i campi rom, li perderemo.

Questo lo vogliamo dire forte e chiaro a tutti quei partiti, Meloni in testa, che in questi anni non hanno mosso un dito e adesso si permettono di diffondere falsità, solo per trarne un debole vantaggio politico e mediatico. L’alternativa quale sarebbe? Lasciare che nascano nuovi campi a Roma? Restare fermi? Perdere i soldi che ci ha dato l’Ue? Quando si smantella un campo rom, cosa credete che farebbe la vecchia politica? Farebbe scomparire le famiglie da un momento all’altro? No, le trasferirebbero in un altro campo o un’altra area per un nuovo insediamento. E dopo aver smantellato anche quello? Ne individuerebbero un altro ancora! Sono 20 anni che va avanti questa storia e intanto l’Ue continua a farci pagare multe. Questo significa una sola cosa: che a pagare le sanzioni sono le tasse dei romani. E’ quello che hanno sempre fatto le precedenti amministrazioni, da Rutelli a Veltroni, passando per Alemanno e Marino.

Stop. Questa storia si chiude qua. Ora a Roma si cambia musica. Chiusura dei campi rom, censimento di tutte le aree abusive e le tendopoli. Chi si dichiara senza reddito e gira con auto di lusso è fuori. Chi chiede soldi in metropolitana, magari con minorenni al seguito, è fuori. In più sarà aumentata la vigilanza nelle metro contro i borseggiatori. Nessuno prima d’ora aveva mai affrontato il problema in questo modo. Il servizio applicato è capillare e copre tutta la città. Iniziamo a chiudere i primi due di nove campi ancora presenti a Roma. Lo diciamo subito: ci vorrà tempo. Queste non sono operazioni che si fanno dall’oggi al domani. Qualsiasi tecnico specializzato vi dirà che serviranno mesi. Come per tutto quello che la vecchia politica ha lasciato a Roma, anche in questo caso il MoVimento 5 Stelle non ha la bacchetta magica. Ma ha la libertà di fare le cose che dovevano essere fatte 20 anni fa. E allora iniziamo: i campi della Monachina e La Barbuta verranno chiusi. Parliamo di 700 persone che risiedevano qui.

Infine, giusto per mettere le cose in chiaro: l’obiezione secondo cui daremmo 800€ ai rom è falsa: nessun cittadino romano pagherà un centesimo. L’altra invece, secondo cui ai rom saranno assegnate case popolari è, allo stesso modo, falsa. Una pura invenzione. La procedura per l’assegnazione delle case popolari è e resta identica per tutti: anche i rom dovranno sottostare alle stesse regole di un qualunque cittadino.

Solo il buon senso, in assenza di un sistema mediatico oggettivo e imparziale, può aiutare a comprendere veramente come stanno le cose. E noi siamo certi che i romani sapranno distinguere tra le urla di un Salvini e il lavoro di un’amministrazione che per la prima volta, a Roma, ha iniziato a rimettere in ordine le cose.

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A Roma inizia il superamento dei campi rom

di Virginia Raggi

Riportiamo Roma in Europa. Oggi ho annunciato che finalmente nella Capitale saranno superati i campi rom.
Partiremo da subito intervenendo in due campi, La Barbuta e La Monachina, che ospitano oltre 700 persone.
Mettiamo così fine alla mangiatoia dei soldi dei cittadini che per anni c’è stata con Mafia Capitale: fondi pubblici finiti nelle tasche della criminalità.
Abbiamo ottenuto 3,8 milioni di euro dall’Unione Europea che investiremo in questo progetto: nessuna risorsa sarà sottratta alla cittadinanza.
Mettiamo fine all’epoca dell’assistenzialismo: il cuore del piano è rappresentato da un patto di responsabilità che definisce, in modo netto, diritti e doveri di tutti.
Si tratta di una svolta senza precedenti, che ci consente di riportare alla legalità migliaia di persone e intere aree della nostra città.

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