#ProgrammaTelecomunicazioni: Il modello di finanziamento del servizio pubblico

In Italia il servizio pubblico radiotelevisivo è finanziato in modo “ibrido”, sia con il canone sia attraverso gli introiti pubblicitari. È il modello ancora prevalente in Europa, ma ne esistono una serie di possibili declinazioni. È possibile individuare tre linee di riforma su cui siete chiamati a esprimervi. La prima è quella attuale, ovvero un contributo pubblico più pubblicità in tutti i canali, ma con limitazioni più severe rispetto ai limiti di affollamento e al divieto di pubblicizzare determinate categorie merceologiche. La seconda prevede un contributo pubblico senza pubblicità (resterebbero esclusivamente gli introiti derivanti dalla commercializzazione delle opere audiovisive Rai e da altre attività profittevoli). Il terzo modello: un contributo pubblico più un solo canale con pubblicità e con vincolo di destinazione degli introiti pubblicitari in termini di programmazione e investimenti.

di Paolo Garimberti, presidente Euronews

Il quesito che viene posto agli iscritti al MoVimento 5 Stelle è: quale modello di finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo volete che sia adottato? Il servizio pubblico può essere declinato in vari modi. Negli Stati Uniti ha sempre prevalso la logica commerciale: ci sono grandi major commerciali (CBS, ABC, NBC) a cui si sono aggiunte CNN e FOX via satellite e via cavo. Il servizio pubblico americano, la PBS, è una nicchia senza canone e viene finanziato da istituzioni pubbliche, compreso il governo, ma è di altissima qualità, come dimostrano inchieste, dibattiti e documentari.

In Europa ha prevalso il modello del servizio pubblico finanziato dal canone, a cominciare dalla mitica BBC di cui tanto si parla, a volte anche a sproposito, ma la credibilità della BBC è altissima, gli inglesi la chiamano “la zia” per dire che appunto credono a quello che la zia dice ogni giorno dai suoi teleschermi, e un motivo ci sarà. La BBC ha due elementi fondamentali che sono il finanziamento e l’indipendenza dalla politica.

La BBC è finanziata solo dal canone, un canone molto alto rispetto a quello italiano, quasi il triplo. La Rai, come tanti altri servizi pubblici in Europa, è finanziata sia dal canone sia dalla pubblicità; simbolo della Rai a viale Mazzini è un cavallo, oggi in realtà è qualcosa che è metà uomo e metà cavallo, nel senso che appunto c’è il canone e c’è la pubblicità. La Rai cerca da un lato di stare sul mercato, di competere per esempio con Mediaset e con le altre televisioni commerciali: questo però a volte fa soffrire molto la qualità dei prodotti, perché il mito diventa quello dell’audience. Per esempio in Francia e in Germania c’è il finanziamento misto (canone e pubblicità), tuttavia la pubblicità è molto minore e secondo me la qualità se ne avvantaggia.

Personalmente sono favorevole a una televisione finanziata solo dal canone, ma con una forte lotta all’evasione che finora è stata troppo alta. Certamente una televisione finanziata solo dal canone deve anche dimagrire dai 13 canali che oggi ha la Rai a un numero essenziale di canali, anche per evitare delle inutili ripetizioni: troppo spesso capita in occasione di un grande evento, oppure di un attentato – come purtroppo succede in questi ultimi tempi – di avere ben quattro canali Rai sullo stesso tema, che viene affrontato più o meno dagli stessi giornalisti; francamente credo che sia uno spreco di risorse, ma anche del tempo degli spettatori. Allora io propongo, dal mio punto di vista di osservatore indipendente, solo cinque canali: due canali generalisti, un canale all news come quello che esiste già adesso, accompagnato da un ottimo servizio internet, e poi un canale di sport e uno di cultura. È fondamentale che un servizio pubblico faccia cultura, che trasmetta la prima alla Scala, i grandi eventi nazionali, quello che oggi manca. Più una struttura a parte, che non fa parte dei canali che ho menzionato, una struttura puramente commerciale che produca fiction, cinema e film come fa la BBC. Che produca eventi culturali importanti, e questo è anche un modo per autofinanziarsi e per migliorare la qualità generale della produzione della Rai.

Questa naturalmente è la mia opinione. Sarete chiamati a esprimere il vostro voto su uno di questi tre modelli: il primo è il modello del contributo pubblico più pubblicità in tutti i canali, cioè il modello attuale ma con limitazioni più severe rispetto ai limiti di affollamento e al divieto di pubblicizzare determinate categorie merceologiche; il secondo è il modello del contributo pubblico senza pubblicità; il terzo è il modello del contributo pubblico più un solo canale con pubblicità, ma con precisi obblighi di servizio pubblico sia per la programmazione sia per gli investimenti.

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#SeSospendonoReport gli italiani sospendano il pagamento del canone

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di Roberto Fico

Il MoVimento 5 Stelle è a fianco di chi fa informazione in maniera seria e indipendente, senza vivere di appartenenze e simpatie politiche. E’ questa la principale colpa di Report, che in queste ore è sotto attacco dei partiti che continuano a fare pressione per chiudere il programma. E al contempo provano a chiudere, addirittura prima del via, il portale web della Rai che dovrebbe essere affidato a Milena Gabanelli. Il partito di Renzi cerca scuse per chiudere tutti quegli spazi che non accettano il pensiero unico. Danno a Report l’etichetta del M5S ma è un’idiozia. Il MoVimento non ha programmi “suoi” o giornalisti “in quota“, queste sono cose che fanno Pd e Forza Italia, forse per questo fanno confusione.

Report è una delle pochissime trasmissioni d’inchiesta che fa servizio pubblico, se la chiudono devono fare lo stesso con tutti gli altri programmi di approfondimento. E trasformino quindi la Rai in una vetrina di soap opera. Così la Rai non sarà più servizio pubblico. Se sospendono Report gli italiani sospendano il pagamento del canone.

Chiediamo a tutti i cittadini di sostenere Report, perché l’Italia ha bisogno di un giornalismo indipendente che faccia informazione di qualità. Un giornalismo che indaga tutte le situazioni opache che hanno portato al salvataggio dell’Unità, così come agli affari di Roberto Benigni. Proprio Benigni qualche anno fa firmava un appello in favore di Report, adesso querela la stessa trasmissione perché ha fatto un’inchiesta su di lui. Questa è l’ipocrisia della sinistra salottiera che pensa solo ai propri interessi.

#SeSospendonoReport siamo pronti ad andare sotto viale Mazzini con un vero e proprio presidio se la Rai chiude Report. Sarebbe un atto eversivo inaccettabile. Gli italiani che amano la libertà d’informazione si facciano sentire: usate l’hashtag #SeSospendonoReport su Twitter per far sapere che ci siete. Difendiamo l’informazione!

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Coi soldi del canone Rai paghiamo anche Merlo di Repubblica

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di Roberto Fico

Oltre 200mila euro per un incarico in Rai, senza smettere però di fare il pensionato paperone che collabora con Repubblica. Francesco Merlo è il vice di Carlo Verdelli nella struttura che coordina l’offerta informativa  e che costa oltre un milione di euro. Tutti soldi del canone, pagati dai cittadini italiani assieme alla bolletta della luce.

Non basta. Francesco Merlo ha usato le colonne di Repubblica per attaccare direttamente esponenti politici, fra cui anche Beppe Grillo. Lui che lavora in Rai con l’incarico legato alla “Strategia offerta informativa Rai e supporto del direttore editoriale offerta informativa”. Merlo lo stratega però non si capisce esattamente cosa faccia in Rai, i suoi compiti non sono chiari e non sono tracciati. Si parla da settimane di piano dell’informazione del servizio pubblico, un piano in slide. Un piano che al momento non esiste, se non nelle generiche linee guida.

Merlo però qualcosa la fa: lavora per Repubblica, per altro da pensionato dorato con buona pace dei tantissimi giornalisti precari e sfruttati per pochi euro. E nei giorni scorsi, subito dopo il terremoto delle Marche il suo ruolo è stato quello di corrispondente per Repubblica dai luoghi del sisma. Di certo in quell’occasione non ha dato alcun contributo al servizio pubblico. L’auspicio è che almeno non sia andato in quei luoghi spesato dalla Rai, su questo presenterò un’interrogazione parlamentare. Resta però grave che Merlo lavori per la Rai senza fare servizio pubblico ma facendo servizi privati, con stipendi multipli e senza esclusiva. Ad attaccarlo anche il sindacato dei giornalisti Rai. Cosa pensa di tutto questo il direttore generale della Rai?

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