Agricoltura e Trattati commerciali: difendiamo l’interesse nazionale

Tiziana Beghin è intervenuta a Cernobbio al XVI Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione organizzato da Coldiretti. Il futuro dell’agricoltura italiana è minacciato dai trattati di libero scambio come il Ceta e dalle politiche scell… Continua a leggere Agricoltura e Trattati commerciali: difendiamo l’interesse nazionale

CETA: PRO E CONTRO. COME CAMBIERÀ LA NOSTRA REGIONE?

Lo scorso 21 settembre il CETA (“Comprehensive Economic and Trade Agreement”, letteralmente “Accordo economico e commerciale globale”), l’accordo di liberalizzazione tra Canada e Europa è entrato in vigore in modalità provvisoria, abbattendo quindi dazi e dogane tra Canada e Europa e mettendo in piedi le commissioni bilaterali che modificheranno – solo per citare alcuni temi […]

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Ceta: slittamento ratifica del trattato è vittoria ma premeremo per stop definitivo (27-09-2017)

Roma, 27 sett. "Il Ceta non sarà ratificato in Senato, ed è slittato sino a data da destinarsi. Siamo molto contenti di questo risultato che abbiamo perseguito con grande impegno negli ultimi mesi. Ma non ci fermeremo qui, lavoreremo… Continua a leggere Ceta: slittamento ratifica del trattato è vittoria ma premeremo per stop definitivo (27-09-2017)

Fermiamo il CETA, siamo ancora in tempo!

di MoVimento 5 Stelle

Il CETA si può ancora fermare, basta che il Parlamento voti no alla sua ratifica per l’Italia. Il trattato è entrato in vigore solo parzialmente, in attesa di essere ratificato dai parlamenti nazionali, e basta che uno Stato non lo approvi perché salti tutto. Possiamo essere i primi in Europa a ottenere questo risultato.

In questi giorni il Senato può votare no alla ratifica del CETA e l’Italia può essere il primo Paese a non approvare questo trattato che danneggia il nostro made in Italy. Il MoVimento 5 Stelle si sta battendo in tutte le sedi, e partecipa alla campagna di opposizione al CETA che va avanti in tutta Europa e in Italia dove oltre venti comuni, tra cui la capitale, hanno approvato delle mozioni di contrasto al trattato.

I politici in Senato voteranno avendo a cuore i nostri interessi, o quelli delle lobby?

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Fermiamo il CETA, siamo ancora in tempo! (26-09-2017)

Il CETA si può ancora fermare, basta che il Parlamento voti no alla sua ratifica per l’Italia. Il trattato è entrato in vigore solo parzialmente, in attesa di essere ratificato dai parlamenti nazionali, e basta che uno Stato non… Continua a leggere Fermiamo il CETA, siamo ancora in tempo! (26-09-2017)

L’entrata in vigore del CETA è uno scandalo per la democrazia

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traduzione da vocidallestero.it

di Jacques Sapir, 22 settembre 2017

Il CETA, trattato di libero scambio con il Canada, è infine entrato in vigore giovedì 21 settembre, ad eclatante dimostrazione di come gli Stati abbiano rinunciato alla loro sovranità, lasciando spazio ad un nuovo diritto, indipendente dal diritto degli stessi Stati e non soggetto ad alcun controllo democratico.

Il CETA sarebbe, sulla carta, un “trattato di libero scambio”. In realtà però prende di mira le normative non-tariffarie che alcuni Stati potrebbero adottare, in particolare in materia di protezione ambientale. A questo riguardo, c’è da temere che il CETA possa dare l’avvio a una corsa a smantellare le norme di protezione. A ciò si aggiungono i pericoli che scaturiscono dal meccanismo di protezione degli investimenti contenuto nel trattato. Il CETA crea infatti un sistema di protezione per gli investitori tra l’Unione Europea e il Canada che, grazie all’istituzione di un tribunale arbitrale, permetterà loro di citare in giudizio uno Stato (o a una decisione dell’Unione Europea) nel caso in cui un provvedimento pubblico adottato da tale Stato possa compromettere “le legittime aspettative di guadagno dall’investimento”. In altre parole, la cosiddetta clausola ISDS (o RDIE) è in pratica un meccanismo di protezione dei guadagni futuri. E si tratta di un meccanismo unilaterale: nel quadro di questa disciplina, nessuno Stato può, da parte sua, citare in giudizio un’impresa privata. È chiaro quindi che il CETA metterà gli investitori in condizione di opporsi ai provvedimenti politici ritenuti contrari ai loro interessi. Questa procedura, che rischia di essere molto dispendiosa per gli Stati, avrà certamente effetti dissuasivi già con una semplice minaccia di processo. Al riguardo, non dimentichiamo che, a seguito della dichiarazione della Dow Chemical di voler portare la causa in tribunale, il Québec fu costretto a fare marcia indietro sul divieto di una sostanza, sospettata di essere cancerogena, contenuta in un diserbante commercializzato da questa impresa.

Vi sono inoltre dubbi in merito alla reciprocità: si fa presto a dire che il trattato apre i mercati canadesi alle imprese europee, tanto più che il mercato dell’Unione Europea è già adesso aperto alle imprese canadesi. Ma basta solo guardare alla sproporzione tra le popolazioni per capire chi ci guadagnerà. Al di là di questo, c’è il problema più ampio del libero scambio, in particolare dell’interpretazione del libero scambio che si evince dal trattato. Al centro si trovano gli interessi delle multinazionali, che di certo non coincidono con quelli dei consumatori né dei lavoratori.

I rischi rappresentati dal CETA riguardano quindi la salute pubblica e, senz’ombra di dubbio, la sovranità. Ma ancora più grave è anche la minaccia posta dal trattato alla democrazia. Al momento della sua votazione finale nel Parlamento Europeo, tra i rappresentanti francesi sono stati quattro i gruppi a votare contro: il Fronte di Sinistra, gli ambientalisti dell’EELV, il Partito Socialista e il Front National. Un’alleanza forse meno anomala di quanto sembri, se si prendono in considerazione i problemi sollevati dal trattato. È indicativo il fatto che sia stato rigettato dalle delegazioni di tre dei cinque paesi fondatori della Comunità Economica Europea, e dalle seconda e terza maggiori economie dell’Eurozona. Ciononostante è stato ratificato dal Parlamento Europeo il 15 febbraio 2017, e deve adesso passare la ratifica dei singoli parlamenti nazionali. Nondimeno, è già considerato parzialmente in vigore prima della ratifica da parte degli organi rappresentativi nazionali. Il CETA è quindi entrato in vigore provvisoriamente e parzialmente il 21 settembre 2017 per gli aspetti riguardanti le competenze esclusive dell’UE, ad esclusione, per il momento, di certi aspetti di competenza concorrente che necessitano di votazione da parte dei paesi membri dell’UE, in particolare le parti riguardanti i tribunali arbitrali e la proprietà intellettuale. Ma anche così, circa il 90% delle disposizioni dell’accordo vengono già applicate. Ciò rappresenta un grave problema politico di democrazia. Come se non bastasse, anche nel caso in cui un paese dovesse rigettare la ratifica del CETA, quest’ultimo resterebbe comunque in vigore per tre anni. È evidente che è stato fatto di tutto perché il trattato fosse formulato ed applicato al di fuori del controllo della volontà popolare.

In effetti questo non è affatto ciò che normalmente si definirebbe un trattato di “libero scambio”. Si tratta di un trattato il cui scopo è essenzialmente imporre norme decise dalle multinazionali ai singoli parlamenti degli Stati membri dell’Unione Europea. Se ciò che si voleva dare era una dimostrazione della natura profondamente anti-democratica dall’UE, non si poteva certamente fare di meglio.

Ciò pone un problema sia democratico che di legittimità di chi si è fatto fautore del trattato. In Francia uno solo dei candidati alle elezioni presidenziali, Emmanuel Macron, si era dichiarato apertamente a favore del CETA. Anche uno dei suoi principali sostenitori, Jean-Marie Cavada, aveva votato al Parlamento europeo per l’adozione del trattato. Si profila quindi nelle elezioni presidenziali, e non per la prima volta nella nostra storia, il famigerato “partito dall’esterno” che a suo tempo (per l’esattezza il 6 dicembre 1978) era stato denunciato da Jacques Chirac dall’ospedale di Cochin…[1]

Prima della sua nomina a ministro del governo di Edouard Philippe, Nicolas Hulot aveva preso nettamente posizione contro il CETA. La sua permanenza al governo, a queste condizioni, ha il valore di un voltafaccia. Come ministro della Transizione Ambientale (sic), non ha sicuramente finto un certo rammarico lo scorso venerdì mattina su Europe 1. Ha riconosciuto che la commissione di valutazione nominata da Edouard Philippe lo sorso luglio aveva identificato diversi potenziali pericoli contenuti nel trattato. Ma ha anche aggiunto: “…i negoziati erano ormai arrivati a un punto tale che, a meno di non rischiare un incidente diplomatico con il Canada, che certamente vorremmo evitare a tutti i costi, sarebbe stato difficile bloccarne la ratifica”. Questa è una perfetta descrizione dei meccanismi di irreversibilità deliberatamente incorporati nel trattato. Non dimentichiamo inoltre che, prima di essere nominato ministro della Transizione Ambientale, l’ex-presentatore televisivo aveva più volte dichiarato che il CETA non era “compatibile con il clima”. Si può qui immaginare quanto fosse grande la spada che ha dovuto ingoiare: praticamente una sciabola.

Da parte sua, fin dalla sua elezione Emmanuel Macron si è presentato come difensore allo stesso tempo dell’ecologia e del pianeta riprendendo, capovolgendolo, lo slogan di Donald Trump “Make the Planet Great Again”. Ha spesso ribadito questo concetto, sia alle Nazioni Unite che in occasione del suo viaggio alle Antille dopo l’uragano “Irma”. Ma non si può ignorare che il suo impegno a favore del CETA e la sua sottomissione alle regole dell’Unione Europea, che ha comunque registrato un terribile ritardo sulla questione degli interferenti endocrini, dimostrino come non sia decisamente l’ecologia a motivarlo, e che al massimo questa non sia che un pretesto per una comunicazione di pessimo gusto e di bassa lega.

È dunque necessario avere ben chiare le conseguenze dell’applicazione del CETA, oltre alla minaccia che esso rappresenta per la sovranità nazionale, la democrazia e la sicurezza del paese.

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Il Ceta entra in vigore senza essere stato votato: paradossi della democrazia in Europa

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Domani muore la democrazia. Il trattato di libero scambio fra Europa e Canada – il Ceta – entrerà provvisoriamente in vigore senza aspettare il sì definitivo degli Stati membri. Il Ceta è un accordo misto e le regole europee prevedono che tutti i Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri debbano ratificarlo prima della sua entrata in vigore. Ma – come si sa – l’Europa è debole con i forti e forte con i deboli e dunque, pur di accontentare le multinazionali, non si aspetta nessuno e si calpestano le regole.

Finora fra i 28 Stati membri solo Lettonia e Danimarca hanno dato il via libera definitivo. In Italia, Pd e Forza Italia hanno riesumato il patto del Nazareno e sul Ceta volano spediti verso l’approvazione. Il Senato discuterà il testo il prossimo 26 settembre. Il Belgio ha chiesto alla Corte Europea di Giustizia un parere sulla compatibilità del Ceta con i principi costitutivi dell’Unione Europea. In Francia è bufera su Macron perché una Commissione di nove super esperti, nominata per valutare in maniera imparziale il Trattato, ha bocciato senza appello l’accordo con il Canada (ecco il link al documento). La Commissione di saggi ha sottolineato i rischi per la nascita delle Corti arbitrati e nel campo della agricoltura su protezione animale, mangimi e antibiotici, chiedendo anche maggiore vigilanza sull’utilizzo di biotecnologie e OGM.

Qui di seguito, trovate riassunte le raccomandazioni degli esperti:

– Maggiore trasparenza sulla creazione e funzionalità del forum per la cooperazione regolamentativa.

– Creazione di un Comitato nazionale per controllare l’implementazione del CETA e l’impatto che avrebbe in ambito ambientale e sanitario

– Richiesta di una dichiarazione interpretativa per la Francia da includere al testo del CETA per quanto riguarda il preciso significato che la Francia intende dare alle clausole ambientali e sanitarie presenti nell’accordo.

– Labelling del modello di produzione di prodotti d’origine animale. Il rapporto non è chiaro se tale labelling si debba applicare solo ai prodotti canadesi. In realtà, gli esperti dicono che vi è necessita di includere informazioni sull’uso di antibiotici e prodotti che aiutano la crescita, standard sul benessere animale e eventuali OGM.

– Rafforzare le procedure di certificazione e controllo per i prodotti canadesi, ad esempio il programma che certifica la carne ractopamine free.

– Maggiore reciprocità nell’accesso al mercato agricolo soprattutto in campo di autorizzazioni di vendita da parte di paesi terzi per i prodotti europei.

– Un “climate veto” per la protezione degli investimenti.

– Un accordo sul clima con il Canada, a latere dell’accordo CETA, per promuovere la “neutralità delle emissioni ad effetto serra” del CETA.

I saggi francesi hanno ragione. Il Ceta è una schifezza e va rigettato.
Basta un solo no da parte di un Parlamento di uno Stato membro e il Ceta si blocca anche se è già entrato in vigore provvisoriamente.

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Il ciclone CETA spazzerà l’agricoltura italiana

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di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Il Ceta entrerà provvisoriamente in vigore il 21 settembre senza aspettare il sì definitivo dei Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri. E questo dice già tutto di quanto democratico sia questo Trattato commerciale firmato da Europa e Canada. Il Ceta è un pericolo soprattutto per la nostra agricoltura, nonostante la disinformazione di alcune associazioni di categoria che lo difendono. Questa è la verità sul Ceta. Ci dispiace che la Confederazione italiana agricoltori (Cia) nasconda la testa sotto la sabbia. Anche Coldiretti ha definito l’accordo con il Canada “un regalo alle lobby industriali”. Ecco punto per punto un po’ di chiarezza sulle conseguenze del Ceta:

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
Il principio di precauzione stabilisce che qualora vi sia un ragionevole dubbio sulla pericolosità di un prodotto, le autorità possono comunque limitarne la circolazione o richiedere modifiche nella sua produzione anche in assenza di una inconfutabile prova scientifica.

L’idea di base è che la scienza non debba essere il solo ed unico fattore da considerare quando si valuta la pericolosità potenziale di un bene. In Canada, invece, solo un rischio scientificamente dimostrabile comporta la messa al bando di un prodotto. La CIA afferma, erroneamente che il principio di precauzione non sarà intaccato dal CETA. Questa affermazione, tuttavia, è falsa per i seguenti motivi:

1) Il campo di applicazione del CETA si estende ad ambiti in cui l’UE applica normalmente il principio di precauzione.

2) Il CETA, ad esempio, incorpora le norme sanitarie e fitosanitarie (SPS) dell’organizzazione mondiale del commercio (OMC), che pur prevedendo alcune flessibilità non hanno impedito all’Europa di perdere le dispute relative agli OGM e all’importazione di carne trattata con ormoni.

3) Lo stesso vale per il capitolo relativo alle barriere tecniche al commercio (TBT). Anche qui sono state incorporate le norme dell’OMC, senza però risolvere l’ambiguità che sta alla base di queste disposizioni riguardo il principio di precauzione.

Il principio di precauzione si è già mostrato inservibile in dispute avvenute secondo gli stessi principi giuridici su cui è stato basato il CETA. E’ ragionevole pensare che la medesima situazione possa riprodursi.

MISURE SANITARIE E FITOSANITARIE
La CIA afferma che, poiché il principio di precauzione è contenuto nei trattati costituitivi dell’UE e difeso nelle dichiarazioni di accompagnamento al CETA, esso non può essere disatteso. Purtroppo anche questa affermazione può essere facilmente confutata dal momento che tramite le procedure di reciproco riconoscimento (per quanto riguarda il capitolo TBT) e equivalenza degli standard (per il capitolo SPS) un prodotto commercializzabile in Canada ed approvato secondo regolamentazioni canadesi sarà vendibile anche sul mercato europeo senza essere prima stato sottoposto a un processo di approvazione basato sul principio di precauzione.

Ovviamente, questo non significa che le norme europee che vietano un prodotto diventino automaticamente inutili e come afferma correttamente la CIA, “prodotti trattati con additivi attualmente vietati nell’UE non potranno essere importati”. Tuttavia le norme europee che limitano questi prodotti potranno essere più facilmente indebolite, anche grazie alle procedure di cooperazione regolamentare incluse nel trattato.

Un possibile spunto per capire come il CETA possa indebolire nella pratica il principio di precauzione può essere individuato nel caso del regolamento sugli interferenti endocrini. Per facilitare l’entrata in vigore di CETA e (possibilmente) TTIP la Commissione Europea nel 2015 ha posposto l’entrata in vigore di criteri basati sul principio di precauzione per rendere operativa la legislazione europea in materia di interferenti endocrini.

UTILIZZO DEGLI ORMONI
Il CETA non comporta automaticamente l’entrata in commercio di carne trattata con ormoni, ma potrebbe renderla più facile. Esso non rinforza la posizione europea di blocco alla carne trattata con ormoni, ma anzi assume come riferimento il quadro normativo secondo cui la posizione europea è stata ritenuta non conforme alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e per cui l’UE ha dovuto compensare Stati Uniti e Canada importando quote senza dazi di carne americana e canadese.

INDICAZIONI GEOGRAFICHE
La CIA insiste sulla precedente assenza di tutela per le IG in Canada per difendere il magro risultato del trattato in termini di tutela dei nostri prodotti tipici sul mercato canadese, che non riguarda tanto la quantità delle IG protette, quanto la qualità della protezione offerta.

Se è vero che 41 IG italiane hanno ottenuto protezione, i principali prodotti canadesi che imitano formaggi italiani (Parmesan, Asiago, Fontina, Gorgonzola…) o salumi (prosciutto di Parma) potranno continuare ad essere presenti sul mercato canadesi accanto al prodotto originale italiano. E’ facile immaginare che il consumatore canadese opterà per le marche che conosce da tempo, che risulteranno anche meno care. La denominazione (-simil, -stile, -tipo) sarà obbligatoria solo per i produttori entrati nel mercato di un determinato prodotto dopo il 2013.

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Il ciclone CETA spazzerà l’agricoltura italiana

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di Tiziana Beghin, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Il Ceta entrerà provvisoriamente in vigore il 21 settembre senza aspettare il sì definitivo dei Parlamenti nazionali dei 28 Stati membri. E questo dice già tutto di quanto democratico sia questo Trattato commerciale firmato da Europa e Canada. Il Ceta è un pericolo soprattutto per la nostra agricoltura, nonostante la disinformazione di alcune associazioni di categoria che lo difendono. Questa è la verità sul Ceta. Ci dispiace che la Confederazione italiana agricoltori (Cia) nasconda la testa sotto la sabbia. Anche Coldiretti ha definito l’accordo con il Canada “un regalo alle lobby industriali”. Ecco punto per punto un po’ di chiarezza sulle conseguenze del Ceta:

PRINCIPIO DI PRECAUZIONE
Il principio di precauzione stabilisce che qualora vi sia un ragionevole dubbio sulla pericolosità di un prodotto, le autorità possono comunque limitarne la circolazione o richiedere modifiche nella sua produzione anche in assenza di una inconfutabile prova scientifica.

L’idea di base è che la scienza non debba essere il solo ed unico fattore da considerare quando si valuta la pericolosità potenziale di un bene. In Canada, invece, solo un rischio scientificamente dimostrabile comporta la messa al bando di un prodotto. La CIA afferma, erroneamente che il principio di precauzione non sarà intaccato dal CETA. Questa affermazione, tuttavia, è falsa per i seguenti motivi:

1) Il campo di applicazione del CETA si estende ad ambiti in cui l’UE applica normalmente il principio di precauzione.

2) Il CETA, ad esempio, incorpora le norme sanitarie e fitosanitarie (SPS) dell’organizzazione mondiale del commercio (OMC), che pur prevedendo alcune flessibilità non hanno impedito all’Europa di perdere le dispute relative agli OGM e all’importazione di carne trattata con ormoni.

3) Lo stesso vale per il capitolo relativo alle barriere tecniche al commercio (TBT). Anche qui sono state incorporate le norme dell’OMC, senza però risolvere l’ambiguità che sta alla base di queste disposizioni riguardo il principio di precauzione.

Il principio di precauzione si è già mostrato inservibile in dispute avvenute secondo gli stessi principi giuridici su cui è stato basato il CETA. E’ ragionevole pensare che la medesima situazione possa riprodursi.

MISURE SANITARIE E FITOSANITARIE
La CIA afferma che, poiché il principio di precauzione è contenuto nei trattati costituitivi dell’UE e difeso nelle dichiarazioni di accompagnamento al CETA, esso non può essere disatteso. Purtroppo anche questa affermazione può essere facilmente confutata dal momento che tramite le procedure di reciproco riconoscimento (per quanto riguarda il capitolo TBT) e equivalenza degli standard (per il capitolo SPS) un prodotto commercializzabile in Canada ed approvato secondo regolamentazioni canadesi sarà vendibile anche sul mercato europeo senza essere prima stato sottoposto a un processo di approvazione basato sul principio di precauzione.

Ovviamente, questo non significa che le norme europee che vietano un prodotto diventino automaticamente inutili e come afferma correttamente la CIA, “prodotti trattati con additivi attualmente vietati nell’UE non potranno essere importati”. Tuttavia le norme europee che limitano questi prodotti potranno essere più facilmente indebolite, anche grazie alle procedure di cooperazione regolamentare incluse nel trattato.

Un possibile spunto per capire come il CETA possa indebolire nella pratica il principio di precauzione può essere individuato nel caso del regolamento sugli interferenti endocrini. Per facilitare l’entrata in vigore di CETA e (possibilmente) TTIP la Commissione Europea nel 2015 ha posposto l’entrata in vigore di criteri basati sul principio di precauzione per rendere operativa la legislazione europea in materia di interferenti endocrini.

UTILIZZO DEGLI ORMONI
Il CETA non comporta automaticamente l’entrata in commercio di carne trattata con ormoni, ma potrebbe renderla più facile. Esso non rinforza la posizione europea di blocco alla carne trattata con ormoni, ma anzi assume come riferimento il quadro normativo secondo cui la posizione europea è stata ritenuta non conforme alle regole dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e per cui l’UE ha dovuto compensare Stati Uniti e Canada importando quote senza dazi di carne americana e canadese.

INDICAZIONI GEOGRAFICHE
La CIA insiste sulla precedente assenza di tutela per le IG in Canada per difendere il magro risultato del trattato in termini di tutela dei nostri prodotti tipici sul mercato canadese, che non riguarda tanto la quantità delle IG protette, quanto la qualità della protezione offerta.

Se è vero che 41 IG italiane hanno ottenuto protezione, i principali prodotti canadesi che imitano formaggi italiani (Parmesan, Asiago, Fontina, Gorgonzola…) o salumi (prosciutto di Parma) potranno continuare ad essere presenti sul mercato canadesi accanto al prodotto originale italiano. E’ facile immaginare che il consumatore canadese opterà per le marche che conosce da tempo, che risulteranno anche meno care. La denominazione (-simil, -stile, -tipo) sarà obbligatoria solo per i produttori entrati nel mercato di un determinato prodotto dopo il 2013.

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Nell’#Italia5Stelle difendiamo la sovranità alimentare

di Elena Fattori, M5s Senato

Il comparto agricolo ha bisogno di essere valorizzato. La tutela delle eccellenze italiane e della biodiversità dovrà passare necessariamente da posizioni più forti in Europa. Pensiamo soltanto al contrasto ai trattati di libero scambio come TTIP e CETA, contro i quali ci siamo battuti in questi anni e continueremo a batterci. Pensiamo anche ad azioni volte a scongiurare l’introduzione di OGM in agricoltura che rafforzerebbero ancora di più il potere monopolistico delle multinazionali. Vogliamo, insieme a voi, difendere la democrazia e la nostra sovranità alimentare. Di questo e molto altro parleremo alla quarta edizione di Italia 5 Stelle – Rimini 22, 23, 24 settembre 2017. Vi aspettiamo. Il Movimento 5 stelle, come sapete, non prende il finanziamento pubblico ai partiti. Vi chiediamo perciò un piccolo contributo, se potete ovviamente, per aiutarci a rendere questo evento memorabile.

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