Forza Italia e Pd votano l’invasione cinese: un suicidio per le imprese italiane

di MoVimento 5 Stelle Europa

L’Europa ha scelto il suicidio. Il nuovo regolamento antidumping approvato dal Parlamento europeo con i voti favorevoli di Forza Italia e Partito Democratico è un boomerang per le imprese italiane, soprattutto per quelle… Continua a leggere Forza Italia e Pd votano l’invasione cinese: un suicidio per le imprese italiane

Il suicidio dell’Europa: trovato l’accordo sull’invasione cinese

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di David Borrelli, Efdd – MoVimento 5 Stelle

Le Istituzioni europee hanno trovato un compromesso sul nuovo sistema di calcolo dei dazi antidumping che si applicherà alla Cina. Questa riforma è un riconoscimento mascherato dello status di economia di mercato alla Cina.

Con queste nuove norme antidumping il futuro delle imprese entra in un territorio ambiguo, oscuro e privo di chiarezza giuridica. Non ci saranno più regole certe e vincolanti, ma “dichiarazioni” della Commissione, una novità sul piano giuridico il cui valore in concreto resta tutto da vedere. Quel che sappiamo è che da oggi si cambia pagina e che per migliaia di imprese il futuro potrebbe essere molto difficile. Dobbiamo essere pronti a nuovi scenari: se gli Stati Uniti dovessero confermare la loro linea protezionista, inevitabilmente le merci cinesi si riverseranno in Europa, dove le porte ormai sono spalancate.

Con questa decisione perde il Parlamento europeo che ha ceduto sul punto più cruciale, l’onere della prova. Vincono gli eurocrati preoccupati unicamente di non irritare la Cina. Noi ci siamo opposti sin dal primo momento. Adesso, alla luce di questi risultati, ci batteremo affinché il Parlamento almeno vigili in maniera forte e incisiva sull’attuazione della nuova normativa, ponendo un argine all’eccessivo potere discrezionale di cui da oggi dispone questa Commissione, cui viene affidato il compito di monitorare settori economici e singoli Paesi, per mettere in luce eventuali distorsioni.

Noi abbiamo sempre sostenuto che bisognava attendere la decisione del WTO, allinearsi alla posizione degli USA e mantenere in piedi – con fermezza – quanto restava in vigore del Protocollo di adesione della Cina al WTO. Stiamo facendo di tutto per salvare l’Italia e il suo tessuto produttivo.

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Un milione di auto elettriche in 5 anni #ItaliaSmartNation

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L’obbiettivo del MoVimento 5 Stelle è un milione di auto elettriche in 5 anni. L’Italia deve diventare una Smart Nation

da Il Fatto Quotidiano

Lo ha fatto la Francia, e anche l’Inghilterra. Non la Germania, che ha interessi ancora troppo forti nello sviluppo e nella vendita di motori endotermici. Si è, timidamente, accodata pure l’Italia dove all’inizio del mese scorso nelle commissioni Ambiente e Lavori pubblici del Senato è stata approvata una risoluzione che vincola il governo a valutare il divieto di vendita per auto e motoveicoli diesel e benzina a partire dal 2040. Ma che ora anche la Cina abbia messo nel mirino la messa al bando dei combustibili fossili, è senza dubbio una notizia.

O forse non dovrebbe esserlo, visto che i cieli cinesi sono da sempre tra i più inquinati al mondo a causa di una deregulation selvaggia sulle emissioni, soprattutto quelle industriali. Ma qualcosa è cambiato nella testa del colosso asiatico riguardo all’ambiente. A sottolinearlo è stato il viceministro dell’industria Xin Guobin, che a margine di un incontro sull’automotive ha dichiarato che la nuova strategia di Pechino sulla mobilità comprende anche la possibilità concreta di vietare la produzione e la vendita di auto a benzina e diesel.

In realtà, a leggere tra le righe saremmo ben oltre la “possibilità”. Perché il piano del ministero dell’industria cinese, ammesso che sia confermato, seguirà una linea ben precisa che tira dritta verso l’elettrificazione della trazione: dal prossimo anno i costruttori dovranno annoverare tra le proprie vendite almeno l’8% di veicoli ibridi o elettrici. Nel 2019, poi, questi dovranno essere il 10% e nel 2020 il 12%, fino ad arrivare al 20% nel 2025. Una road map che intorno al 2040 (la stessa data indicata da Francia e Inghilterra), dovrebbe portare a quella che non sembra inapproriato definire mobilità “a elettroni”.

Ma la Cina, se possibile, sta andando anche oltre. Come dimostra uno studio della Alix Partners, il paese della Grande Muraglia già produce praticamente la metà dei modelli elettrici venduti nel mondo (49 su 103) e lo scorso anno ne ha immatricolati 330 mila sul mercato domestico. Certo, non nomi altisonanti e costosi come quelli a cui siamo abituati (Tesla, Renault-Nissan, General Motors etc.), ma marchi locali (BYD, Baic, etc.) molto meno pretenziosi a livello di listini. E soprattutto autosufficienti: si fanno tutto in casa, dalle batterie alla componentistica, senza più bisogno di rivolgersi a noi “evoluti” europei e americani.

Insomma, mentre in Europa dibattiamo sui vari dieselgate (ormai sono parecchi, purtroppo) senza mettere in piedi una vera e propria exit strategy, dall’altra parte del mondo già lavorano allo step successivo della mobilità. E stavolta siamo noi quelli che rischiano di dover imparare qualcosa, a caro prezzo.

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La Cina blocca l’import di Gorgonzola e Taleggio. Decisone grave e politica

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di MoVimento 5 Stelle Lombardia

La Cina, come denunciato nei giorni scorso da Assolatte, ha fermato alle dogane diversi carichi di formaggio italiano, precisamente di Gorgonzola e Taleggio Dop, a causa della presenza di fermenti e muffe nei prodotti che non sono previste nelle restrettive norme cinesi.
Mentre il nostro Ministero sta prendendo la cosa con eccessiva calma e diplomazia, c’è un intero settore in agitazione, dato che parliamo di un eccellenza italiana che produce un giro di affari di oltre 500 milioni di euro.
I cinesi non hanno il diritto di “giudicare” un prodotto che evidentemente non conosce. Parliamo di due Dop che devono sottostare per definizione a determinati standard geografici e qualitativi.
Qui si mette in dubbio la cultura e la storia del nostro paese che in questo settore è, non a caso, leader mondiale. Fa un po’ ridere che questo “stop” arrivi dalla Cina, dove perversa la contraffazione alimentare dei nostri marchi. Non vorremo che questa possa essere una strategia della Cina per acquisire “potere” contrattuale in vista di futuri negoziati. Oppure una ricatto in vista per l’Italia dopo le ultime decisioni prese a Bruxelles. L’Europa infatti deve prendere una posizione importante sul riconoscimento dello status di economia di mercato alla Cina. L’Italia, grazie alla dura presa di posizione del MoVimento 5 Stelle al Parlamento europeo, si è schierata per il No, nonostante le aperture di Calenda.

Alla luce di questa decisione fermare i nostri formaggi diretti in Cina appare un vero e proprio ricatto per ammorbidire la posizione italiana.
Ma nei fatti quella della Cina è una misura totalmente ingiustificata e senza senso che sa di beffa, e ancora una volta mette in evidenza quanto il nostro Governo, da cui ora aspettiamo una reazione forte in difesa del nostro formaggio, sia debole nel mondo. Non dobbiamo cedere. L’obiettivo ultimo è fermare la contraffazione alimentare che danneggia l’agricoltura e l’economia del nostro Paese. Vogliamo criteri trasparenti che diano la possibilità a tutti i produttori di essere tutelati dal plagio e dalla truffa dell’imitazione.

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Copiati e svenduti alla Cina: così muore il Made in Italy

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di Marco Zullo e Ignazio Corrao, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

Addio Pomodori di Pachino, lambrusco, arance tarocco, nocciola piemontese, sale marino di Trapani, pistacchio di Bronte e pizzoccheri della Valtellina. Europa e Cina hanno siglato un accordo suicida per il Made in Italy. Durante l’ultimo summit di Bruxelles è stata raggiunta un’intesa per proteggere appena 100 prodotti europei dalla concorrenza sleale cinese, di questi 26 sono italiani. Ci sono molti prodotti lavorati come la Mozzarella di Bufala Campana, il Parmigiano Reggiano e il Prosciutto di Parma, ne mancano tantissimi altri che sistematicamente vengono copiati e plagiati nel mondo e in particolare in Cina.

Sono 293 le eccellenze italiane tutelate dai marchi IGP e DOP, ma il protocollo d’intesa siglato con la Cina ne difende solo 26. Guarda caso nella lista ci sono i marchi dei grandi consorzi e nessuno dei piccoli produttori di eccellenze tipiche di regioni italiane. È un primo passo avanti nella lotta alla contraffazione alimentare, ma non basta. Mancano ben 267 eccellenze del Made in Italy. Mancano tutti i prodotti non lavorati, quelli che Madre Natura ha donato al nostro Paese.

Denunciamo anche una lacuna nel protocollo d’intesa siglato con la Cina. Manca un riferimento alla cosiddetta triangolazione. La Cina, infatti, importa anche falsi Made in Italy, come il prosecco australiano. Come si comporterà? Prenderà dei provvedimenti per fermare questa concorrenza sleale?

Il gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle proporrà in Commissione Agricoltura una lista aperta di eccellenze italiane da difendere in Cina. Dobbiamo fermare la contraffazione alimentare che danneggia l’agricoltura e l’economia del nostro Paese. Vogliamo criteri trasparenti che diano la possibilità a tutti i produttori di essere tutelati dal plagio e dalla truffa dell’imitazione. Il marchio di certificazione riconosciuto dalla Cina può far salire il valore del prodotto in quel mercato dal 300% al 1.200%. L’Europa si deve battere per includere il più ampio numero di prodotti possibile”.

VIDEO. Ignazio Corrao porta le arance tarocco nella plenaria di Strasburgo per denunciare la svendita delle eccellenze italiane alla Cina. Condividete il suo intervento.

ACCORDO UE-CINA: PRODOTTI ITALIANI TUTELATI
Aceto balsamico di Modena, Asiago, Asti, Barbaresco, Bardolino Superiore, Barolo, Brachetto d’Acqui, Bresaola della Valtellina, Brunello di Montalcino, Chianti, Conegliano-Valdobbiadene-Prosecco, Dolcetto d’Alba, Franciacorta, Gorgonzola, Grana Padano, Grappa, Montepulciano d’Abruzzo, Mozzarella di Bufala Campana, Parmigiano Reggiano, Prosciutto di Parma, Prosciutto S. Daniele, Soave, Taleggio, Toscano, Nobile di Montepulciano.

ACCORDO UE-CINA: PRODOTTI ITALIANI NON TUTELATI
In totale sono 267 le eccellenze italiane IGP e DOP già riconosciute ma non tutelate dall’accordo siglato con la Cina. Eccone alcune:

Abbacchio romano, Acciughe sotto sale del Mar Ligure, Aglio bianco polesano, agnello di Sardegna, amarene di Modena, arancia rossa di Sicilia, arancia del Gargano, asparago bianco di Bassano, basilico genovese, bergamotto di Reggio Calabria, bra, burrata di Andria, cantucci Toscani, cappero di Pantelleria, cappellacci di zucca ferraresi, carciofo romanesco, ciliegia dell’Etna, cipolla rossa di Tropea, coppa di Parma, cotechino di Modena, farina di castagne della lunigiana, finocchiona, fontina, limone costa d’Amalfi, lambrusco, limone di Sorrento, liquirizia di Calabria, mela Alto Adige, mela Valtellina, melone mantovano, montasio, vino nero d’avola, nocciola piemontese, pane casereccio di Genzano, pasta di Gragnano, pecorino romano, pecorino sardo, pizzoccheri della Valtellina, pistacchio verde di Bronte, pomodoro di Pachino, pomodoro San Marzano, prosciutto di Modena, porchetta di Ariccia, pizza napoletana, provolone valpadana, ricotta di bufala campana, salame piemonte, sale marino di Trapani, olio extravergine d’oliva, soppressata di Calabria, speck Alto Adige, formaggio Stelvio, olio valle del Belice, uva di Puglia, zafferano di Sardegna, zampone Modena.

Questo è il link all’elenco completo.

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Padova: stop all’invasione cinese

di Simone Borile, Candidato sindaco M5S a Padova

Sarà guerra totale contro l’invasione cinese per salvare il Made In Italy e le PMI dalla concorrenza sleale e dalla contraffazione. Padova, dopo Prato e Milano – rispettivamente polo produttivo e polo finanziario – è la terza città italiana che compone il ‘Triangolo d’Oro’ del commercio cinese e, se non si agisce immediatamente, diventerà anche il polo logistico della nuova “Via della Seta”.

La “Cittadella dell’illegalità” è stata innestata nel 2004 dal Pd di Flavio Zanonato (ex sindaco della città e poi ministro del governo Letta) ed è stata lasciata proliferare dalla Lega Nord che, come al solito, chiacchiera di azioni forti ma nei fatti poi non si è mai mossa concretamente lasciando che il CIC (Centro Ingrosso Cina) crescesse e mettesse radici solide.

Una città nella città, un groviglio di criticità, letale per Padova e per tutta l’Italia: evasione fiscale sistematica; Contraffazione e finto Made in Italy (a oggi siamo già a circa 200mila articoli sequestrati senza etichetta o con finto marchio CE); distribuzione sul territorio nazionale di prodotti pericolosi e tossici, tra cui articoli di bigiotteria contenenti metalli pesanti oltre i limiti di legge e addirittura 135mila giocattoli non conformi destinati ai bambini; emergenza sanitaria e abuso edilizio dovuti alla scoperta di capannoni con dormitori per i lavoratori e le loro famiglie; infiltrazioni mafiose, spaccio di droghe ed episodi di violenza; riciclaggio di soldi con il trucco dei Money transfer (truffa scoperta dalla DIA di Firenze che dal 2006 al 2011 ha visto uscire 4 miliardi mezzo di euro dall’Italia verso la Cina).

Le uniche forze al lavoro per contrastare questo disastro sono la Guardia di finanza, la Camera di Commercio di Padova (Ascom) e il Movimento 5 Stelle che, a livello nazionale, da ormai quattro anni, pressa il governo perché smetta di favorire il mostro cinese a discapito delle nostre imprese. Come sindaco a cinque stelle della città di Padova avrò i poteri per agire fin da subito e due sono le opzioni: il ripristino immediato della legalità oppure la chiusura totale.

Abbiamo già tracciato la via e le prime azioni sono già pronte: obbligo di adeguamento dell’area commerciale alla normativa di legge. Uno su tutti, per esempio, è l’adeguamento del parcheggio che dovrà essere di 2/3 più grande dell’attuale. Se manca lo spazio per il parcheggio o si smantella una parte del Centro Ingrosso Cina oppure chiusura totale. Piantonamento fisso delle forze dell’ordine davanti al CIC, attivazione di un tavolo di lavoro permanente con Ascom e il Prefetto di Padova.

Tre azioni piuttosto semplici che potevano essere implementate anni fa, ma che nessuno ha avuto il coraggio o, peggio ancora, l’intenzione di mettere in campo. Per il Movimento 5 Stelle la legalità è il primo pilastro su cui fondare il governo di una città e non daremo tregua a nessuno.

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Svenduti e mazziati

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Svenduti e Mazziati. Se qualcuno ha ancora dubbi sulle conseguenze catastrofiche dell’apertura commerciale alla Cina si legga l’ultimo report della Deutsche Bank Research. Lo abbiamo tradotto per voi. Scaricatelo. Mentre l’Europa svende il posto di lavoro di 3,5 milioni di suoi cittadini, per Stati Uniti, Canada, Giappone e India la Cina non è una economia di mercato e come tale viene trattata.

Lo scorso 11 dicembre la Commissione europea doveva scegliere se concedere o meno lo status di economia di mercato alla Cina. Ha vinto un ipocrita compromesso che fa cadere la distinzione tra i Paesi considerati economia di mercato e quelli che non lo sono, aprendo quindi alla Cina. La contestuale riforma degli strumenti di difesa commerciale presentata dal Consiglio europeo è una ulteriore beffa per le piccole e medie imprese perché sarà più difficile imporre i dazi a chi fa concorrenza sleale. L’effetto sarà devastante: un’immediata invasione di merci verso l’Europa, così come documentato dal report della Deutsche Bank Research. Secondo i dati della Commissione, oltre il 40% delle imprese europee difese finora dai dazi antidumping sono italiane. Imprese che adesso vengono lasciate sole.

INVASIONE CINESE: L’ESEMPIO DELL’ACCIAIO

La Cina è il più grande produttore di acciaio al mondo. L’anno scorso le esportazioni di acciaio della Cina hanno raggiunto un record per quantità anche se il loro valore è sceso del 10,5% a seguito del calo dei prezzi. Ciò ha portato a un eccesso di produzione che ha messo in crisi i produttori europei. Nel Regno Unito la società Indiana Tata ha messo in vendita le sue fabbriche mettendo 40.000 di posti di lavoro a rischio in tutto il Paese. Nel 2015 circa l’85% delle indagini antidumping dell’UE riguardano la Cina. Il 67% delle misure antidumping adottate colpiscono settori come il tessile, ceramica e vetro, metalli di base, plastica, macchinari e apparecchiature elettriche e prodotti petrolchimici.

LA CINA NON È UNA ECONOMIA DI MERCATO

Un report della “Deutsche Bank Research” dimostra per la prima volta in maniera analitica e circostanziata che la Cina non è una economia di mercato. La Cina deve ancora rispettare tutti i cinque criteri che sono:

1) Basso grado di influenza del governo nell’allocazione delle risorse e nelle decisioni delle imprese.
2) Assenza di distorsioni nel funzionamento dell’economia privatizzata.
3) Attuazione effettiva del diritto societario incluse le regole di governance delle imprese.
4) Efficace quadro giuridico di diritto privato e il corretto funzionamento di una libera economia di mercato.
5) Esistenza di un settore finanziario che opera in modo indipendente dallo Stato.

LA CINA NON È UNA ECONOMIA DI MERCATO. SCARICA E LEGGI LA TRADUZIONE IN ITALIANO DEL RAPPORTO DELLA Deutsche Bank Research.

L’APOCALISSE PER L’OCCUPAZIONE

Ci sono due scenari sulle conseguenze di queste politiche commerciali europee: uno scenario a basso impatto assume che la concessione dello status MES alla Cina farebbe aumentare le importazioni del 25% nei prossimi tre-cinque anni rispetto al loro livello di base nel 2011; lo scenario di grande impatto presuppone un aumento del 50% delle importazioni dalla Cina. Tra 2 e 4 milioni di persone perderebbero il posto di lavoro.

GRAFICO. Posti di lavoro a rischio se alla Cina verrà concesso MES, per paese, (fonte: Economic Policy Institute)

Dobbiamo proteggere le nostre PMI da questa follia. Tutti gli europarlamentari del Movimento 5 Stella sono scesi in piazza a Bruxelles e hanno marciato assieme a lavoratori e imprenditori per dire #NoMesCina. C’era anche Beppe Grillo. La creazione del gruppo di interesse al Parlamento europeo, la presentazione della contro-consultazione pubblica e il tour #NoMesCina in tutta Italia sono fatti che dimostrano l’impegno FORTE del Movimento 5 Stelle nel difendere l’economia europea e, in particolare, quella italiana.

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Beppe Grillo il 9 novembre a Bruxelles #NoMesCina

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di Beppe Grillo

Mercoledì 9 novembre sarò a Bruxelles per partecipare alla manifestazione contro il Mes Cina. Entro l’11 dicembre 2016 l’Unione Europea dovrà decidere se riconoscere alla Cina lo status di economia di mercato. Le implicazioni di una tale decisione sono ENORMI e dannose per i cittadini e le imprese europee. Mercoledì migliaia di cittadini manifesteranno perchè questa deve essere una decisione del popolo, non dei burocrati. Io sarò in mezzo a loro: #NoMesCina!
Il MoVimento 5 Stelle da mesi si batte contro questo scenario che per l’Italia, così come per molti altri Paesi europei, significherebbe non poter più applicare le misure di difesa commerciale, cioè i dazi applicati alle merci cinesi che raggiungono il continente europeo e circolano liberamente senza alcun controllo. A rischio ci sono 415 mila posti di lavoro in Italia, 3 milioni in tutta Europa.
Dobbiamo proteggere le nostre PMI da questa follia che potrebbe dare a migliaia di imprenditori il colpo di grazia. I prodotti cinesi sono artificialmente più concorrenziali dei nostri, perché la Cina non segue le logiche dell’economia di mercato: produce a prezzi più bassi grazie agli aiuti di Stato e a normative “allegre” in materia di diritti di lavoratori e di standard ambientali. Vi invito a raggiungermi e a unirvi a tutti noi.
Se non potrete essere lì, seguiteci nella diretta che verrà trasmessa qui sul blog e sulla pagina facebook del MoVimento 5 Stelle e usate l’hashtag #NoMesCina per esprimere la vostra vicinanza. Le rivoluzioni partono dai cittadini, i politici devono eseguire! Fatevi sentire.

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Il Dalai Lama a Milano

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di MoVimento 5 Stelle

Il 3 maggio 2016, per iniziativa di Nicola Morra, si è tenuta presso la sala Nassyria della Camera, una conferenza stampa sul tema “Tibet: tra oppressione e rivoluzione”. Presenti tra gli altri il rappresentante del Dalai Lama a Ginevra Ngodup Dorje, il presidente della Casa del Tibet di Barcellona Lama Wangchen. La conferenza ha suscitato immancabilmente le reazioni dell’ambasciata cinese di via Bruxelles.
Per iniziativa della senatrice Daniela Donno sta inoltre nascendo (di nuovo) il “gruppo interparlamentare Italia-Tibet” che, si spera, raccoglierà parlamentari di tutti gli schieramenti e che siano sensibili al problema drammatico e irrisolto dell’occupazione del Tibet ma anche delle politiche cinesi fuori dal loro territorio. Politiche che stiamo vedendo in queste ore mentre la visita del Dalai Lama a Milano è inondata di tensioni e minacce da parte della diplomazia cinese. Dimenticano i cinesi il fatto che il Dalai Lama è cittadino onorario di Milano.
E un riconoscimento viene in qualche modo espresso dal mondo tibetano anche agli esponenti del MoVimento Nicola Morra e Daniela Donno, invitati dall’Associazione Italia-Tibet a presenziare alla lezione magistrale che il Dalai Lama terrà agli studenti universitari milanesi della Bicocca e altri atenei e al conferimento della cittadinanza onoraria da parte del Comune di Milano. Il tutto si svolgerà stamattina presso il Teatro degli Arcimboldi dalle 11,30.

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