Il Commissario tedesco alleato di Berlusconi ordina: tagliate 5 miliardi di fondi europei all’Italia

di Rosa D’Amato e Marco Zullo, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Il Commissario europeo al Bilancio, il tedesco Gunther Oettinger, ha annunciato le linee guida della riforma della politica di coesione che verrà presentata a maggio: ci saranno tagli p… Continua a leggere Il Commissario tedesco alleato di Berlusconi ordina: tagliate 5 miliardi di fondi europei all’Italia

Terremoto: commissario o parlamentare? De Micheli molli una poltrona (04-10-2017)

ROMA, 4 ottobre – "Il governo e il Pd si stanno goffamente rimpallando la praticasull’incompatibilità di Paola De Micheli che, in base alla legge 60 del ’53 non può contemporaneamente ricoprire le cariche di parlamentare e di Commissario alla… Continua a leggere Terremoto: commissario o parlamentare? De Micheli molli una poltrona (04-10-2017)

Il condannato Matteoli non può fare il Presidente ai Lavori Pubblici

matteoli.jpg

di MoVimento 5 Stelle

Altero Matteoli, ex ministro dei Trasporti in quota Berlusconi, ieri è stato condannato a 4 anni di reclusione e a oltre 9,5 milioni di euro di multa per corruzione nell’inchiesta Mose. L’inchiesta ha rivelato come il Mose sia una “Grande Opera” davvero paradigmatica: uno spreco di 5 miliardi di soldi pubblici e un danno erariale per 37 milioni di euro; lavori che proseguono imperterriti malgrado scandalose irregolarità (come le paratoie addirittura già arrugginite ancor prima di entrare in funzione) e senza neppure le dovute verifiche tecniche.

Come purtroppo accade spesso, la magistratura arriva prima della politica. Non tutta la politica, però: fin dal 2013, appena arrivato in Parlamento, il MoVimento 5 Stelle ha avviato la propria attività di denuncia con un sfilza di atti parlamentari sul giro di malaffare sul Mose. Si va da un’interrogazione a prima firma Spessotto presentata subito dopo lo scandalo delle commesse truccate, a quella sull’assenza di trasparenza dei collaudi, passando per la denuncia sulla mancata realizzazione delle opere di compensazione alla richiesta di verifica sull’adeguamento alla normativa antimafia da parte delle imprese coinvolte nei lavori fino addirittura ai presunti intrecci con la Massoneria.

Malgrado la condanna sia al primo grado di giudizio, siamo costretti a chiederci come sia possibile che un personaggio gravato da simili accuse possa ricoprire una carica istituzionale importante come quella di Presidente della Commissione Lavori Pubblici al Senato. Matteoli ai Lavori Pubblici è oggi solo il “presidente del cattivo esempio“: per questo pretendiamo le sue dimissioni immediate, quale atto dovuto di dignità e di evidente responsabilità politica.

Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it

Continua a leggere Il condannato Matteoli non può fare il Presidente ai Lavori Pubblici

Terremoto: per diventare commissario alla ricostruzione conta solo essere del Pd (06-09-2017)

ROMA, 6 settembre – "Con la nomina del sottosegretario De Micheli a commissario per il terremoto il governo applica lo stesso principio che aveva portato alla scelta del suo predecessore, Vasco Errani, quello della fedeltà al partito. L’unico requisito fondamentale… Continua a leggere Terremoto: per diventare commissario alla ricostruzione conta solo essere del Pd (06-09-2017)

Un commissario per il Sole 24 Ore

sole24oresole.jpg

Se siete curiosi di sapere quanto sono bravi gli imprenditori che guidano Confindustria dovete prima leggere i bilanci del Sole 24 Ore. Il giornale di proprietà dell’associazione degli imprenditori è in crisi nera, sull’orlo di un baratro. In otto anni ha bruciato 350 milioni di euro, ha subito un’emorragia di copie e ha quasi azzerato il suo patrimonio netto. Il nuovo amministratore delegato Gabriele Del Torchio – che appena arrivato ha realizzato un’operazione di pulizia dei conti – si è dimesso venerdì scorso per contrasti con i vertici di Confindustria dopo soli cinque mesi e oggi l’assemblea degli azionisti eleggerà il nuovo consiglio di amministrazione che dovrà varare un piano di “lacrime e sangue” e gestire una difficile ricapitalizzazione.

I magistrati indagano per falso in bilancio

I grandi capi di Confindustria, così efficienti nello schierarsi al fianco di Matteo Renzi e ad appoggiare il fronte del Sì nel referendum costituzionale del 4 dicembre, hanno gestito in questi anni il Sole 24 Ore peggio della più lottizzata delle municipalizzate. Se volevano dare l’esempio di come si predica bene e razzola male ci sono riusciti alla perfezione. Nel frattempo dovranno spiegare agli uomini della Guardia di Finanza in che modo hanno bruciato così tanti soldi in pochi anni proprio mentre annunciavano strabilianti record di vendite del giornale. La procura della Repubblica di Milano, infatti, ha aperto un’inchiesta sui conti del Sole 24 Ore per falso in bilancio, dopo che un esposto del presidente dell’Adusbef, Ennio Lannutti, aveva posto ai magistrati il seguente quesito: come è possibile che le copie salgano e i ricavi scendano?

Già, come è possibile? Lo hanno chiesto al governo in un’interpellanza urgente alla Camera anche i parlamentari del M5S Daniele Pesco e Alessio Villarosa ma dall’esecutivo sono arrivate solo vaghe risposte. Il mistero resta e solo i magistrati potranno risolverlo.

I conti in profondo rosso e l’ipotesi commissariamento

Venerdì scorso il gruppo editoriale ha annunciato una perdita di 61,6 milioni di euro nei primi nove mesi dell’anno mentre il patrimonio netto si è ridotto a 16,4 milioni. Nel 2007 era di 347 milioni: in meno di nove anni i manager scelti da Confindustria sono riusciti a far evaporare nel nulla più di 330 milioni di euro di capitale. Il giornale non è fallito solo perché Confindustria si è impegnata a immettere altri soldi nella società attraverso un aumento di capitale di cui per ora non si vede traccia.

Nel frattempo Confindustria è dilaniata da lotte intestine
che si consumano proprio sulla pelle del Sole 24 Ore. Lo si è capito dopo la fuga di notizie sulla riunione del Consiglio generale dell’associazione degli imprenditori del 12 ottobre. Per la prima volta nella storia di Confindustria il resoconto di un incontro riservato è finito sui giornali rivelando gli scontri di potere che stanno minando dall’interno la stessa organizzazione.

In questo scenario di caos totale, con l’azionista del giornale paralizzato, i conti che precipitano, il patrimonio che tende allo zero e le dimissioni dell’amministratore delegato, una possibilità che si delinea per i magistrati di Milano è quella di applicare il codice civile e di decidere il commissariamento del gruppo editoriale con la nomina di un amministratore giudiziario che ne assicuri il risanamento e ne eviti il fallimento.

Le copie gonfiate

Alla base della crisi del giornale c’è la vertiginosa crescita delle copie che non trova riscontro nei ricavi del gruppo. Il numero di abbonamenti digitali che il Sole 24 Ore vendeva a banche e società varie (le cosiddette copie digitali multiple) era sproporzionato rispetto a quello degli altri giornali. Nel marzo del 2016 questi abbonamenti erano 109.500, contro i poco meno di seimila del Corriere e i duemila di Repubblica. Ad aprile l’Ads (Accertamento diffusione stampa) l’organismo che certifica la diffusione e la vendite dei giornali, ha deciso di non diffondere più i numeri delle copie digitali multiple in attesa di cambiare il regolamento per la gestione di questo tipo di abbonamento. A ottobre 2015 – prima della decisione dell’Ads – il Sole 24 Ore era arrivato a un passo dal diventare il primo quotidiano italiano: dichiarava complessivamente 374mila copie diffuse contro le 379mila del Corriere della Sera. Nell’ultima rilevazione Ads, quella di settembre 2016, la diffusione del Sole 24 Ore è precipitata a 203mila copie, ben 171mila in meno di un anno fa, anche per effetto della decisione di Del Torchio di eliminare le copie “promozionali”. La bolla si è sgonfiata.

Il direttore del giornale, Roberto Napoletano, si autocelebrava così solo pochi mesi fa: «Il sistema multimediale carta-web integrato e il sito in formula paywall varati tre anni fa, un sistema unico nel panorama nazionale ed internazionale, non solo ci hanno portato a essere il primo quotidiano digitale in Italia e il secondo per diffusione totale carta+web, ma ci hanno anche consentito il sorpasso nel 2015 dei ricavi digitali da contenuto informativo sui ricavi da contenuto in versione cartacea». Napoletano era il vero dominus della società, più potente del suo presidente e dell’amministratore delegato, come sanno bene i dipendenti e i manager del Sole 24 Ore.

La favola, però, è durata poco. E l’amara verità – portata a galla da Del Torchio – ha spinto la redazione del Sole 24 Ore a sfiduciare Napoletano per aver mentito ai giornalisti ed essersi fatto concedere una buonuscita di 2,250 milioni di euro aggiuntiva a quella prevista dal contratto dei giornalisti proprio mentre i giornalisti subivano la cassa integrazione. Napoletano è stato sfiduciato con il 75% dei voti, una percentuale di gran lunga superiore a quella che aveva mandato a casa il precedente direttore Gianni Riotta.

Le acquisizioni fallimentari

La bolla delle copie improvvisamente sgonfiatasi si è aggiunta alle operazioni industriali realizzate negli ultimi anni che hanno contribuito a dissanguare il Sole 24 Ore. Esemplare è il caso della Gpp, società editoriale venduta da Telecom Italia nel 2004 al fondo Wyse Equity che fa capo alla De Agostini, per 14,6 milioni di euro. Nel 2006 il Sole 24 Ore compra la Gpp – che pubblica riviste specializzate – per 40 milioni di euro ma la venderà alcuni anni più tardi per un euro simbolico alla società Tecniche Nuove, che riceve anche una “dote” finanziaria di 12 milioni. E chi stampa oggi alcune delle riviste di Tecniche Nuove? Una società di Salerno: la Arti Grafiche Boccia, il cui proprietario è guarda caso l’attuale presidente di Confindustria.

Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it

Continua a leggere Un commissario per il Sole 24 Ore

Sfrutta il terremoto per ricucire il Pd

renzi_errani_va.jpg

di Luigi Di Maio

Mi lascia sgomento un Presidente del Consiglio, che poche ore fa ha guardato negli occhi i sopravvissuti dell’ennesimo terremoto, e adesso pensa di sfruttare la tragedia per ricucire il #Pd affidando l’incarico di Commissario per la ricostruzione a Vasco Errani. Gestisce un’emergenza con le logiche del congresso di partito. Incredibile!
E farebbe sorridere se non facesse incazzare che Renzi prima lascia trapelare il nome di Errani e poi dopo fa appello all’unità. L’unità dovrebbe esserci sulle scelte.
Qualcuno mi ha criticato perché nelle ore successive al terremoto ho subito dichiarato che avremmo controllato euro su euro, carta su carta per evitare una seconda L’Aquila o una seconda Emilia.
Preferisco essere criticato oggi per aver messo in dubbio la scelta di chi gestirà i fondi, piuttosto che pentirmi quando i nodi verranno al pettine.
Non abbassiamo la guardia.
I due sciacalli, che erano contenti per il sisma de L’Aquila, ridevano al telefono qualche ora dopo il terremoto, non qualche mese dopo.
I cittadini che incontro in questi giorni per strada mi dicono tutti la stessa cosa: “Controllate! Non ci fidiamo di loro”. Ed hanno ragione.
Gli sciacalli sono in agguato, sono quelli che hanno lucrato sulla ristrutturazione degli ospedali e delle scuole che si sono sbriciolati.
Nel Paese più corrotto d’Europa, un Governo dovrebbe prendere le migliori decisioni nell’interesse di tutti, invece non ce la fanno: anche questa volta cercano di trarne un vantaggio politico.
Vasco Errani non può essere il commissario al terremoto del Centro Italia. È in politica dal 1983, è stato governatore dell’Emilia Romagna per ben 3 volte (nonostante la legge ponesse un limite di due mandati) ed è già stato commissario per il terremoto in Emilia nel 2012.
Ora serve un profilo al di fuori del sistema dei partiti. Una persona scelta per competenze, non per appartenenza politica. Renzi hai già perso la prima occasione di fare le cose per bene!

Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it

Continua a leggere Sfrutta il terremoto per ricucire il Pd

Ilva, M5S: Gravissimo lo scudo al commissario per gli incidenti sul lavoro

"Non bastassero tutte le nefandezze in tema ambientale che il decreto Ilva contiene, rischiamo persino una pericolosa deriva sul terreno della sicurezza sul lavoro". Lo denunciano i deputati M5S in merito al comma 6 dell’articolo 2 del provvedimento in discussione… Continua a leggere Ilva, M5S: Gravissimo lo scudo al commissario per gli incidenti sul lavoro