No al decreto salva-corrotti

di Alfonso Bonafede

Diciamolo chiaramente: un ministro della giustizia, certe cose non dovrebbe nemmeno pensarle. Circa dieci giorni fa è stato smascherato il tentativo del Ministro della Giustizia Orlando di emettere un decreto che può essere definito “salva-corrotti” .

Il decreto del governo Gentiloni cancellerebbe le intercettazioni dagli atti dei magistrati che, secondo la geniale idea del Ministro, non potranno più riportare i virgolettati: i magistrati dovranno fare la sintesi dell’intercettazione. Insomma, una norma che in un colpo solo rende gravoso e impossibile il lavoro dei magistrati, lede i diritti dell’imputato e imbavaglia la stampa.

Inoltre, il Trojan, lo strumento che serve per intercettare le persone tramite il loro cellulare (che diventa un registratore mobile), non potrebbe essere più utilizzato dai magistrati per i reati di corruzione. Sei un politico corrotto e vuoi incontrare qualche imprenditore intenzionato a pagarti una mazzetta? Hai paura che la magistratura ti intercetti trasformando il tuo cellulare in un registratore? Non ti preoccupare. Con la bozza di decreto di Orlando, la registrazione tramite Trojan verrebbe vietata per legge. Insomma, una vera e propria “istigazione a delinquere di stampo legislativo”.

Per non parlare del fatto, naturalmente del tutto casuale, che un decreto del genere cancellerebbe l’inchiesta Consip.

Se invece sei un cittadino onesto e con il tuo cellulare vuoi riprendere o registrare un politico che sta assumendo un comportamento scorretto che potrebbe configurare reato, allora se lo diffondi rischi 4 anni di carcere.

In questi giorni, mentre tutti gli addetti ai lavori stanno (ovviamente) bocciando la bozza di decreto, Orlando sta andando avanti con mezze smentite e timidi cenni di retromarcia. Da parte di Gentiloni nemmeno una parola. Renzi fa finta di nulla. Sono tutti compatti quando si parla di leggi “salva-corrotti”. I cittadini onesti di questo paese meritano rispetto: Orlando si rassegni e dichiari immediatamente che la bozza di decreto verrà interamente cancellata.

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Consip, l’ipocrisia di Renzi e l’inchiesta che fa tremare il giglio magico

di MoVimento 5 Stelle

Nell’inchiesta Consip c’è tutto il doppiopesismo e l’ipocrisia di Matteo Renzi e del PD. Renzi prima ha piazzato uno dei suoi uomini a capo della Consip, Luigi Marroni, e poi lo ha scaricato quando questo è diventato il principale accusatore del suo braccio destro Luca Lotti e del padre Tiziano e testimone scomodo di un’inchiesta che sta facendo tremare l’intero Giglio Magico.

Ma non basta: mentre per mano del PD e del governo manda a casa l’Ad della Consip che non è indagato e che ha raccontato la verità di fronte ai magistrati, contemporaneamente difende e tiene incollato alla poltrona un ministro, Luca Lotti, indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio, accusato di aver di fatto ostacolato le indagini dei magistrati. E’ sintetizzato tutto qui il rispetto che Renzi ha per la giustizia.

All’ipocrisia si è aggiunta anche la vigliaccata: pur di salvare la faccia, e la poltrona del ministro Lotti, hanno tentato in tutti i modi di fermare la discussione in Aula al Senato delle mozioni dei vari partiti che chiedevano l’azzeramento dei vertici Consip, facendo dimettere il Cda della centrale di acquisti per la Pa di fatto dimissionando in anticipo Marroni. Un patetico tentativo, l’ennesimo, di salvarsi la faccia dinanzi al Paese, di togliere di mezzo il testimone scomodo e insabbiare l’affaire Lotti, e di evitare di andare sotto nelle votazioni.

Tutto accade mentre Renzi continua a difendere il padre e il suo ministro, dimenticando che le accuse su di loro restano ancora in piedi.

Sono sei mesi che la Procura di Roma e Napoli indagano sulla corruzione intorno al mega appalto Consip da oltre due miliardi e mezzo di euro. In carcere è finito l’imprenditore Alfredo Romeo, ma sotto accusa ci sono anche nomi eccellenti del ‘sistema renziano’: il padre Tiziano, accusato di traffico di influenze illecite, cioè di aver brigato e di essersi speso per favorire negli appalti proprio l’imprenditore Alfredo Romeo, e il ministro Luca Lotti.

L’accusa su quest’ultimo è pesantissima: avrebbe rivelato l’esistenza dell’inchiesta ai vertici Consip, proprio nel momento in cui le indagini stavano arrivando a Tiziano Renzi. A spifferare l’operato dei magistrati oltre a Lotti, sarebbero stati anche il Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, il comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia e il presidente di Publiacqua Firenze Filippo Vannoni.

In un Paese normale Lotti sarebbe già fuori dal governo. Invece è ancora lì, confermato anche da Gentiloni. Così come sarebbero stati mandati a casa i vertici dell’Arma accusati di aver rivelato l’inchiesta. Anche loro sono tutti al loro posto. Intanto, però, è scattata la ritorsione contro Marroni.

Che anche Marroni e i vertici Consip debbano andare a casa non c’è dubbio. Ma l’ipocrisia di Renzi e del PD è vergognosa. Per mesi hanno preso in giro il Paese tenendo al loro posto due uomini – Lotti e Marroni – le cui verità erano in contrasto: uno dei due necessariamente è un bugiardo che sta mentendo ai magistrati, alle istituzioni e ai cittadini. Ma in attesa che la giustizia faccia il suo corso, Renzi e il PD hanno deciso da che parte stare: via il testimone non indagato che parla ai magistrati, dentro l’indagato.

Sarà interessante vedere che fine farà l’altro testimone chiave dell’inchiesta, il presidente Consip Luigi Ferrara, che a differenza di Marroni prima ha ammesso di essere stato informato dell’inchiesta in corso e delle cimici messe negli uffici, poi ha ritrattato le sue accuse finendo indagato per falsa testimonianza. Per ora è fuori da Consip, ma chissà…

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Memento Renzi

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di MoVimento 5 Stelle

Ricordiamo a tutto il PD ed in particolare a Matteo Renzi, che babbo Tiziano, resta saldamente indagato nell’inchiesta per corruzione negli appalti miliardari in Consip per il grave reato di traffico di influenze.

Ciò nonostante la Procura abbia aperto una indagine sul Comandante dei carabinieri del Noe che avrebbe attribuito a Romeo, piuttosto che a Bocchino, la frase “…. Renzi, l’ultima volta che l’ho incontrato …”.

Dunque, gli elementi probatori e gli indizi a carico di Tiziano Renzi restano sostanzialmente invariati. Anche perché per commettere il reato contestato a Tiziano Renzi non è necessario alcun incontro fisico tra le parti.

In ogni caso, ed a prescindere dall’esito della nuova indagine, a confermare l’incontro che sarebbe avvenuto tra Romeo (oggi agli arresti), Carlo Russo (amico dei Renzi e indagato) e lo stesso Tiziano Renzi, sarebbe stato anche Alfredo Mazzei, commercialista del PD. E a raccontarglielo fu proprio Romeo. Questa è una testimonianza agli atti del processo, confermata ai PM e riconfermata pubblicamente dallo stesso Mazzei e che racconta anche della “spregiudicatezza” di Russo e Tiziano Renzi.

Ma non è tutto.

Ci sarebbe anche il racconto di Daniele Lorenzini, sindaco del PD di Rignano e medico di Tiziano, secondo il quale nell’ottobre 2016 Tiziano Renzi gli disse di essere terrorizzato da una inchiesta a Napoli che riguardava una persona che (lo stesso Tiziano) avrebbe visto una volta. (Romeo? può essere). Lo stesso Lorenzini, sostiene che mentre era a casa di Tiziano Renzi, sentì il generale Saltalamacchia (indagato per rivelazione di segreto e favoreggiamento nella stessa inchiesta) dirgli di stare lontano da quella persona di Napoli (Romeo? può essere).

Poi restano sempre in piedi i pizzini rinvenuti nell’Ufficio di Romeo con le iniziali “T.” e “C.R.” e con le cifre di “30.000” e “5.000” per mese. Altri pizzini che descriverebbero gli incontri tenuti da “T.” con M. e L.

Poi ci sono gli incontri avvenuti tra Tiziano Renzi e Marroni. Poi ci sono le testimonianze di quest’ultimo, gli incontri con Carlo Russo, che sosteneva essere stato mandato proprio da Tiziano Renzi.

Poi c’è la rivelazione dell’indagine, andata a buon fine con il ritrovamento delle cimici ambientali. Ci sono le paure di parlare al telefono da parte di Tiziano Renzi e quelle di non incontrare più all’improvviso alcune persone che aveva frequentato fino a quel momento. Tutto invariato, dunque. L’indagine resta aperta. Le accuse a Tiziano Renzi restano le stesse. Il silenzio del PD e quello di Matteo Renzi, anche.

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La fine dei partiti è vicina

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di Luigi Di Maio

Nel 1993 dopo un anno di inchieste su Tangentopoli, il Governo di Giuliano Amato provò a salvare i politici dai processi con un decreto che riduceva la gravità del reato di “finanziamento illecito ai partiti”. Il Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro si rifiutò di firmarlo, impedendo ai partiti di sabotare l’inchiesta “Mani Pulite”. Ci penseranno poi i governi dopo il 1994 a salvare dalla condanna molti “amici degli amici” grazie alla prescrizione e leggi ad personam.

Nel 2017, dopo 3 anni di scandali che hanno travolto il Pd di Matteo Renzi, dall’inchiesta Mafia Capitale, a Trivellopoli fino allo scandalo Consip
, il Governo di Gentiloni sta provando a salvare un’intera classe politica con la riforma del codice penale e di procedura penale approvato dal Senato e che adesso passa alla Camera.
Nella Legge che Pd, Alfano e Verdini vogliono approvare, si dimezzano le risorse alle forze dell’ordine per le intercettazioni telefoniche e si impedisce ai magistrati l’uso degli intrusori informatici per le inchieste sulla corruzione (cosiddetti virus trojan).
Oggi come 25 anni fa, qualcuno forse si salverà, qualcun altro proverà a riciclarsi, ma è chiaro che siamo alla fine di una stagione politica in cui i partiti protagonisti sono al collasso e provano a salvare se stessi.

Per fortuna questa volta non ci sarà un “finto nuovo” come nel 1994. Questa volta l’alternativa siamo noi, una comunità di cittadini liberi che non vede l’ora di iniziare a cambiare le cose. Sono gli ultimi mesi prima della caduta del loro impero. Stringiamo i denti e non molliamo!

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Renzi mette le mani sulle nomine nelle società dello Stato

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di MoVimento 5 Stelle

Lo scandalo per corruzione in Consip, in cui è coinvolto anche penalmente il giglio magico di Renzi, a quanto pare è come se non esistesse per Renzi. Adesso si sta dedicando, senza avere alcun titolo, a gestire le nomine e a piazzare i suoi uomini, molti chiaramente di origine toscana, nelle società cassaforti dello Stato, quelle che gestiscono miliardi di soldi pubblici, come Poste Italiane. E tutto ciò a pochi mesi dal voto.

Questo è grave, intollerabile e pericoloso!

Mettere il fiorentino De Falte come a.d. di Poste, rappresenta, tra l’altro un chiaro conflitto di interessi con la famiglia Renzi ed in particolare con Tiziano, l’indagato di Consip, che ha appena detto di operare, attraverso società private, proprio nel mondo della distribuzione dei servizi postali. Le Poste italiane, inoltre, hanno oltre 600 mila postini in giro per il Paese, che potrebbero essere strumentalmente e politicamente utilizzati per fare propaganda elettorale su indicazione del loro futuro capo renziano. Stesso discorso vale per Michele Anzaldi. Attualmente il suo ruolo di componente e segretario della commissione di Vigilanza Rai è politicamente incompatibile con quello di responsabile comunicazione che Renzi vorrebbe affidargli. Come è pensabile, infatti, che da un lato Anzaldi bastoni conduttori e giornalisti e dall’altro sia colui il quale deve curare il rapporto con quei stessi soggetti per conto dell’ex premier. Tutto questo è assurdo.

Renzi stia lontano dalle nomine nelle società dello Stato. L’inchiesta Consip insegna.

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Dopo Consip il governo arresta i magistrati #IoVoglioGiustizia

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di MoVimento 5 Stelle

Adesso che l’inchiesta per corruzione in Consip sta travolgendo sia il PD che il “sistema” Renzi, il Governo, con la complicità di Alfano e Verdini, accelerano, guarda caso, l’approvazione del ddl penale (fermo in Commissione da quasi 2 anni) con l’ennesimo voto di fiducia per legare definitivamente le mani ai Magistrati e alle forze dell’ordine. Il messaggio del governo a chi lavora per scoprire tangenti e corrotti è semplice: “Tu fatti i cazzi toi” (copyright Cetto La Qualunque). Garantismo per i tangentari, bastoni tra le ruote della giustizia e carcere per i cittadini che fanno informazione. Ecco cosa prevede in dettaglio.

Stop alle intercettazioni per beccare i sospetti
Saranno escluse le intercettazioni informatiche – ambientali tra soggetti presenti nei luoghi come l’abitazione principale (una casa, un ufficio, una semplice dimora, ecc.), a meno che il Magistrato non abbia la certezza che in quel luogo si stanno compiendo attività criminose. Fino ad oggi il Magistrato poteva usare le intercettazioni davanti al “solo” fondato motivo del compimento di attività criminose, per il futuro occorrerà avere la certezza che si stanno compiendo attività illecite. Ovvero se il Pm non ha sviluppato doti telepatiche si arrangia. Tutte le volte in cui i criminali organizzano una cena a casa di qualcuno di loro per parlare di mazzette e appalti truccati (come è successo nei colloqui tra l’imprenditore Alfredo Romeo, agli arresti per mazzette, e l’amico di famiglia Renzi, Carlo Russo) non potranno più essere intercettati, perchè nessuno avrà la certezza che i loro discorsi siano di carattere illecito. Garantismo per i tangentari! Questo perverso meccanismo varrà per i reati di corruzione e associazione a delinquere. Gravissimo.

Il potere politico sopra quello giudiziario
Il Governo prevede, anche, che i Magistrati non potranno più essere liberi di utilizzare i sistemi informatici che ritengono più idonei per procedere con le intercettazioni ambientali informatiche, ma dovranno attenersi scrupolosamente alle indicazioni che dovrà fornire il Ministero della Giustizia (dunque un politico nominato dalla politica che invade un campo non suo, ovvero quello del Potere Giudiziario). Cioè sarà il Ministero a comunicare (ogni anno con una circolare) l’applicazione informatica che deve essere utilizzata dai Magistrati, dando così modo ai delinquenti, corrotti e corruttori di dotarsi preventivamente delle giuste contromisure in grado di annullare l’effetto delle indagini a loro carico. E poi se il Ministero tarda ad emanare la circolare con l’indicazione del sistema informatico individuato, i Magistrati non potranno procedere alle intercettazioni, ponendo fine alle loro indagini e, dunque, a perseguire i responsabili.

Tagli alle intercettazioni
Non contenti, PD e Governo, con la complicità di Alfano e Verdini, hanno addirittura previsto un taglio netto di 80 milioni per i prossimi tre anni per ricorrere all’uso delle intercettazioni. Anzichè potenziarle e incrementarle, le affossano definitivamente.

Meno inchieste per corruzione
L’altro scempio presente nel testo governativo, è rappresentato dalla forte riduzione dei tempi delle indagini preliminari. Il Magistrato inquirente avrà solo il termine di 3 mesi, prorogabile una sola volta, per decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale attraverso il rinvio a giudizio. Questa misura, contenente tempi ristrettissimi per i PM, comporterà inevitabilmente che la maggior parte delle inchieste per corruzione e tangenti non abbiano mai inizio. Basti considerare che solo per ottenere una rogatoria internazionale sui conti correnti detenuti all’estero (come quelli riconducibili sempre all’imprenditore Alfredo Romeo, giusto per fare un altro esempio) occorrono a volte mesi per ottenere informazioni utili, è chiaro a tutti che porre questo limite di tempo, riduce ogni possibilità di svolgere qualsiasi tipo di indagine. Bastoni tra le ruote della giustizia!

Carcere per i cittadini che parlano dei corrotti
Il Governo, infine, ha previsto, il carcere addirittura fino a 4 anni per tutti coloro (giornalisti esclusi) che diffondono riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte – addirittura – in presenza del soggetto ripreso ed eseguite fraudolentemente (avverbio troppo generico, pieno di incertezze e dubbi interpretativi). Ossia carcere per chi fa informazione visto che, come ha dimostrato lo scandalo Consip, la stragrande maggioranza dei giornali si guardano bene dall’affrontare argomenti scottanti per il governo. Questa norma rappresenta davvero un bavaglio per tutti i cittadini (come i nostri attivisti) che non potranno più compiere registrazioni di incontri, riunioni, consigli comunali, ecc. considerato che potrebbero essere incarcerati, limitando di fatto la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese e al controllo delle istituzioni. Inoltre, non sarà più consentito la divulgazione, la pubblicazione o rendere conoscibili i risultati di intercettazioni che coinvolgono soggetti estranei alle indagini. In questo modo dunque i casi Lupi (rolex), Guidi (Trivellopoli), molto probabilmente non potranno più emergere e resteranno un lontano ricordo.

Questo è il ddl penale del Governo. Una vergogna per uno Stato di diritto. Il MoVimento 5 Stelle voterà contro, ma tutti dobbiamo far sentire la nostra voce, prima che ci arrestino per aver postato un’intercettazione di un politico corrotto: #IoVoglioGiustizia!

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Cimici, braciolate e donazioni: la storia del sabotaggio dell’inchiesta Consip

di Davide Vecchi

L’inchiesta Consip, che sta coinvolgendo buona parte del Giglio Magico ormai in maniera evidente, è stata avviata dalla Procura di Napoli a fine 2015 ed era finalizzata ad individuare una presunta corruzione su un appalto enorme da 2 miliardi e 700 milioni di euro sulla Consip appunto, che è la società che gestisce gli acquisti per tutta la pubblica amministrazione. La Consip era stata creata proprio per evitare eventuali corruzioni, e invece la Procura di Napoli aveva individuato in Alfredo Romeo -imprenditore già arrestato e poi archiviato comunque con reati sempre legati alla corruzione negli anni passati- il tentativo di rivolgersi alla Consip, e quindi a Marroni che era amministratore delegato, per gestire, guidare, pilotare degli appalti e delle gare ai quali lui era interessato.

Gli amici di Renzi e l’inchiesta Consip
Per attivarsi su Marroni interviene anche Carlo Russo, che fino a pochi mesi fa era una persona totalmente sconosciuta, ma è emerso fosse amico, molto amico e profondamente legato a Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier. Addirittura il legame era talmente profondo tra Carlo Russo e Tiziano Renzi, che il padre dell’ex premier è stato il padrino del secondo figlio di Carlo Russo. Stando ai primi mesi di investigazioni compiuti dalla Procura di Napoli era emerso che Russo spendesse il nome di Tiziano Renzi con Romeo fino addirittura ad accordare da parte di Romeo una mensilità nei riguardi del padre dell’ex premier, che secondo gli inquirenti ammonterebbe a 30 mila euro. In più su dei fogliettini annotati trovati durante le perquisizioni e durante le operazioni investigative, sono stati anche individuati dei nomi, cioè le indagini stavano andando avanti da quasi un anno.

Chi ha sabotato l’inchiesta Consip?
Però questa presunta corruzione e le indagini sono stata costrette a essere interrotte, e questo perché? Perché secondo alcuni degli indagati e persone coinvolte, quindi Marroni Vannoni e tutti i toscani legati in qualche modo all’universo renziano, hanno saputo di essere oggetto di questa indagine, un’indagine per corruzione, e da chi l’hanno saputo? Perché e come sono state inquinate le indagini per corruzione? Secondo quanto dicono gli stessi protagonisti, indagati e non, sono stati avvisati quasi in tempo reale, pochi mesi dopo l’invio delle indagini, da Luca Lotti che è l’ex sottosegretario e braccio destro storico di Renzi dai tempi della Provincia, quando era presidente provincia di Firenze, poi in Comune capo gabinetto, e poi infine appunto al governo con lui dal 2014 come sottosegretario con delega addirittura ai servizi segreti e all’editoria, poi da Del Sette, che è comandante generale dei carabinieri, e Saltalamacchia, un altro generale e comandante regionale della Toscana. Tutti amici di Renzi, e questa fuga di notizie tra l’altro è avvenuta proprio in casa di Tiziano Renzi secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli, durante una cena che lo stesso Tiziano Renzi definisce “una braciolata”, c’era un barbecue, durante quale Saltalamacchia avrebbe detto appunto a Tiziano Renzi di non parlare più con Carlo Russo o con quei personaggi legati alla vicenda Consip e Romeo.

Lo “Stato” contro lo Stato
La fuga di notizie ha comportato che negli uffici della Consip dove erano state messe delle cimici, e quindi quelli che erano intercettati, hanno fatto una bonifica e sono state bonificati gli uffici, quindi le cimici e quindi le indagini, sono state così interrotte. Quindi la fuga di notizie per le quali sono indagati Del Sette, Saltalamacchia, che sono i due generali dei carabinieri, e lo stesso attuale ministro dello sport Luca Lotti, è dovuta proprio a questo, cioè tre uomini, due delle forze armate e uno del governo -quindi dello Stato- sarebbero intervenuti per favorire alcuni loro amici, quindi Marroni in questo caso e altri, avvisandoli che c’era un’inchiesta da un’altra parte dello Stato, quindi dalla magistratura inquirente, che stava cercando di inquisirli e indagava su una presunta corruzione che stavano attuando. Semplicemente questo, e quindi Lotti, Saltalamacchia e Del Sette sono accusati di aver interrotto queste indagini e danneggiato in qualche modo l’inchiesta della procura di Napoli sulla corruzione.

I soldi di Romeo alla fondazione di Renzi
L’inchiesta Consip, per la prima parte, è stata inquinata in questo modo da questa fuga di notizie, però in quei dieci mesi di indagine che la Procura di Napoli è riuscita a compiere cosa è emerso? Prima di tutto una cosa fondamentale: è un dato politico enorme, almeno a mio avviso, e cioè che Romeo aveva versato anche 60 mila euro alla Fondazione Open di Matteo Renzi. La formazione Open è la cassaforte attraverso la quale -l’ultima, perché c’è stata un’evoluzione, prima erano due associazioni che si chiamavano Festina Lente e Noi Link, e poi Fondazione Big Bang e infine Fondazione Open- attraverso la quale Renzi ha raccolto almeno 4 milioni di euro per finanziare la sua campagna elettorale dal 2007 in poi, 4 milioni di euro dei quali pochissimi si sa da dove arrivino, tant’è che ogni tanto salta fuori qualche inchiesta e si scopre che avevano dato i soldi alla Fondazione. Era già successo con Buzzi di Mafia Capitale, lui addirittura aveva dato 15 mila euro alle cene elettorali del Pd, nelle quali Renzi aveva sempre promesso trasparenza e non c’è mai stata perché si è appellato alla privacy, e 5 mila euro alla Fondazione Open, che però Bianchi che è tesoriere e anche lui è in qualche modo coinvolto in questa inchiesta perché ha consulenze esterne alla Consip da 300 mila euro, ed è appunto tesoriere delle fondazioni di Matteo Renzi, avvocato di fiducia legatissimo a Renzi sin dal 2007 -tant’è che nella campagna elettorale per diventare sindaco nel 2009 c’erano 40 mila euro che ballavano nella rendicontazione, e non si sapeva come poterli giustificare, e fu Bianchi a firmare un mutuo per coprire questo buco delle spese elettorali di Renzi in campagna elettorale per diventare sindaco di Firenze- quindi il legame è profondo. Bianchi è uno di quelli che viene intercettato perché ha rapporti con Marroni, viene intercettato mentre parla con Marroni e anche lui perché è interessato a degli appalti a degli interventi.

Lotti e Marroni devono dimettersi
Poi non so e non sappiamo a cosa arriverà questa inchiesta, se si aprirà un processo, però il punto etico e morale è tutto qui, ed è per questo che probabilmente sia il ministro Lotti sia Marroni, che comunque è ancora a capo della Consip, dovrebbero lasciare entrambi i loro incarichi, perché così potrebbero togliere ogni dubbio sul fatto che il loro comportamento sia stato lecito è corretto, o comunque di non influenzare ulteriormente gli approfondimenti che stanno cercando di fare con difficoltà dopo l’inquinamento delle indagini, sia la Procura di Roma che quella di Napoli. La Fondazione Open è fondamentale perché ci sono tutti gli elenchi, che noi avevamo pubblicato in due libri (“L’intoccabile Matteo Renzi” e “Matteo Renzi, il prezzo del potere“), ci sono tantissime persone che hanno finanziato ile società, ad esempio c’è anche BAT che è una società che distribuisce sigarette, la British American Tobacco, e che ha versato oltre 100 mila euro alle fondazioni, e il governo poi è dovuto intervenire con delle leggi per moderare o comunque intervenire sul settore che riguarda la BAT. Sono tutti ipotetici conflitti d’interessi che però, grazie alla legge sulla privacy dietro la quale Renzi e altri politici che hanno le fondazioni si nascondono, non sappiamo mai, salvo appunto qualche rara inchiesta, chi c’è e chi dà i soldi, e se quelli che danno i soldi hanno poi qualcosa in cambio dal governo.

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Consip: tutti gli intrecci (spiegati bene) dell’inchiesta che inguaia Renzi e i suoi amici

di MoVimento 5 Stelle Parlamento

La Consip è la società dello Stato che assegna gli appalti pubblici per i beni e i servizi della pubblica amministrazione. Gestisce appalti per 14 miliardi di euro di soldi pubblici. Ai vertici della Consip c’è Luigi Marroni, amministratore delegato nominato da Matteo Renzi. Ex Assessore alla Salute della Regione Toscana, da sempre vicino al PD, è amico del padre di Matteo Renzi, Tiziano.

Marroni è il testimone chiave di un’inchiesta per corruzione su un appalto Consip, il più grande d’Europa, del valore di 2,7 miliardi di euro. Quello che vi raccontiamo è tutto scritto sui verbali dei magistrati e reso noto dalla stampa. Sarà la Procura a decidere se le accuse sono vere o false, ma intanto questo è ciò che Marroni racconta ai magistrati. E la rilevanza politica è enorme.

L’Ad Consip svela ai pm fatti e nomi che fanno tremare i palazzi della politica e l’intero Giglio magico renziano. Marroni racconta che subito dopo essere stato nominato a capo della Consip, Tiziano Renzi gli chiede di ricevere l’imprenditore Carlo Russo, suo amico interessato alle gare del mega appalto Consip, e di assecondare le sue richieste.

Ma chi è Carlo Russo?
Imprenditore del settore farmaceutico, di Scandicci (a 31 km da Rignano sull’Arno), intimo amico della famiglia Renzi. Intimo amico del padre di Renzi, Tiziano, che ha battezzato uno dei suoi figli.

A QUALE TITOLO IL PADRE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO CHIAMA L’AD DELLA CONSIP NOMINATO DA SUO FIGLIO?

E PERCHE’ ‘RACCOMANDA’ UN SUO AMICO IMPRENDITORE INTERESSATO AGLI APPALTI CONSIP?

NON TROVA INOPPORTUNO telefonare e incontrare IL CAPO DELLA SOCIETA’ CHE GESTISCE APPALTI PUBBLICI PER MILIARDI DI EURO, messo in quel ruolo PROPRIO da suo figlio?

Marroni racconta ancora ai pm: “L’imprenditore Carlo Russo mi ha chiesto di intervenire su un appalto da 2,7 miliardi di euro per conto del babbo di Matteo e di Verdini. Mi disse che erano gli arbitri del mio destino professionale”. È credibile che un uomo che politicamente deve tutto a Renzi racconti falsità che mettono nei guai lo stesso Renzi e i suoi familiari?

I magistrati scoprono che Carlo Russo ha rapporti con l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo, altra figura chiave dell’inchiesta. Alfredo Romeo è accusato di aver corrotto il dirigente della Consip Marco Gasparri: 100mila euro in tre anni per essere agevolato ad accaparrarsi una parte del mega appalto Consip. Marco Gasparri confessa il passaggio di denaro e la corruzione. Romeo dal 1° marzo è in carcere a Regina Coeli.

Cosa c’entrano Carlo Russo e Tiziano Renzi con Alfredo Romeo?

Secondo i pm c’entrano eccome! Secondo i magistrati, Alfredo Romeo, tramite Russo e Tiziano Renzi, voleva arrivare all’amministratore delegato della Consip Luigi Marroni. I pm sospettano che Russo abbia chiesto e ottenuto da Romeo soldi per la sua attività di faccendiere. Romeo vuole pagarlo in contanti, Russo invece reclama un contratto di consulenza e pagamenti attraverso società e trasferimenti estero su estero. Perché le banconote possono diventare un problema: «Avvocato io le ho a casa mia ovviamente, ma ne ho un cassetto pieno, non so che cazzo farci…».

Agli atti dell’inchiesta ci sono anche i ‘pizzini’ di Alfredo Romeo: bigliettini scritti mentre Romeo parlava con Russo, poi strappati e recuperati dai carabinieri. In uno dei pizzini c’è scritto ‘30mila al mese a T.”: secondo i pm quella T sta per Tiziano Renzi. In un secondo biglietto c’è scritto ‘5mila ogni due mesi a R.C’: per i pm R.C. è Carlo Russo.

In una conversazione captata dai carabinieri, Carlo Russo dice ad Alfredo Romeo: “Tiziano…dice che lui è a disposizione”. Si fa fatica a credere che Carlo Russo, così vicino alla famiglia Renzi, sponsorizzato addirittura da Tiziano Renzi, padrino di battesimo del figlio, sia solo un semplice millantatore….

Persino il ministro Luca Lotti si spende per lui e manda dei messaggi al governatore della Puglia Michele Emiliano dicendogli “ha un buon giro, è inserito nel mondo della farmaceutica, se lo incontri per 10 minuti non perdi il tuo tempo”.

Secondo un testimone, il commercialista Alfredo Mazzei, vicino al Pd, Romeo, Russo e Tiziano Renzi si sarebbero incontrati in una bettola romana. Tiziano Renzi nega di conoscere Romeo, di averlo mai incontrato e di aver preso soldi. Carlo Russo e Tiziani Renzi vengono indagati per traffico di influenze.

Il passaggio di denaro da Alfredo Romeo a Russo e Tiziano Renzi, ipotizzato dai magistrati, non c’è mai stato. L’inchiesta, infatti, a un certo punto, viene gravemente compromessa da una fuga di notizie. L’ad della Consip Luigi Marroni viene informato che c’è un’inchiesta sul mega appalto Consip. E che nel suo ufficio sono state piazzate microspie. Marroni fa bonificare l’ufficio e le microspie vengono trovate ed eliminate.

E’ Marroni stesso a dire ai magistrati chi ha spifferato l’inchiesta:

il Comandante generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, il generale dei Carabinieri, comandante della Legione Toscana, Emanuele Saltalamacchia, e soprattutto il ministro dello Sport Luca Lotti, braccio destro di Renzi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio quando Renzi era premier.

A fare il nome del ministro Lotti non è solo Marroni. C’è anche Filippo Vannoni, presidente di Publiacqua, consigliere economico di Renzi quando era a Palazzo Chigi. Anche Vannoni dichiara ai magistrati: “è stato Lotti a dirmi dell’inchiesta Consip. Anche Renzi sapeva”. Quindi: Il ministro Lotti, e altri uomini vicinissimi a Renzi come il generale Del Sette e il comandante Saltalamacchia, avrebbero rivelato l’esistenza di un’inchiesta che stava per arrivare a toccare, come poi avvenne, il padre di Renzi. Il ministro Lotti nega, ma lui e gli altri autori della soffiata vengono indagati per favoreggiamento e rivelazione di segreto.

Il favoreggiamento è un reato gravissimo, che prevede fino a 4 anni di carcere. E’ ancora più grave se ad esserne accusato è un ministro della Repubblica come Luca Lotti. Un’ombra pesantissima non solo per lui, ma anche per le istituzioni.

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Tangenti in Consip

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di Barbara Lezzi

Adesso che l’inchiesta per corruzione in Consip riguarda il suo braccio destro (Lotti), suo padre (Tiziano) e i suoi più cari amici (vannonni, Russo, ecc.), tutti rigorosamente indagati, toscani e del PD, Renzi tutto ad un tratto è diventato garantista e muto. Attende non solo il terzo grado di giudizio, ma fosse possibile anche il quarto.

Fino all’altro ieri, quando doveva fare presa sui cittadini che ancora non lo conoscevano fino in fondo, ad ogni episodio (meno gravi rispetto a questo) che riguardava gli altri, utilizzava termini quali “oggettivamente indifendibile“, “si deve dimettere”, “una leggerezza inammissibile“, “forti zone d’ombra“, “uno stile profondamente diverso“, “gravissimo“ e chiedeva dimissioni e passi indietro per tutti.

Adesso, invece, la sua linea è solo una: zitti e tutti ai loro posti. Aspettando, addirittura, fino al terzo grado. Tanto sa perfettamente che l’inchiesta è stata pesantemente e gravemente sabotata per via della fuga di notizia che vede indagati il suo braccio destro Lotti e suo babbo e che, dunque, non si arriverà neanche al primo di grado.

Ma questa comunque sarà una inchiesta che lascerà un segno indelebile nelle istituzioni per colpa del PD e del Governo che non solo non hanno reagito allo scandalo e fanno finta come se nulla fosse accaduto, ma addirittura ha lasciato tutti ai loro posti, da Lotti a Marroni, da Del Sette a Saltalamacchia, tutti indagati.

L’inchiesta, inoltre, lascerà un altro segno e ci sta facendo conoscere un Matteo Renzi inedito: quello del garantista per sè stesso.

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Il punto sullo scandalo Consip

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di Alessandro di Battista

Il punto qui non sono le colpe dei padri che, ovviamente, non devono ricadere sui figli.

Il punto è un padre di un ex-presidente del Consiglio che, durante il governo del figlio traffica, inciucia, va a cena con un imprenditore (3 giorni fa arrestato per corruzione) interessato ad appalti pubblici concessi dalla CONSIP (il cui capo è stato nominato dal figlio).

Il punto è un padre che fa affari con Verdini (poi scelto dal figlio come padre costituente).

Il punto è un padre avvertito di essere intercettato, forse pedinato.

Il punto è una gestione del potere (lecita o meno vedremo) familistica, affaristica e profondamente immorale.

Il punto è un giglio magico di falsi rottamatori rottamato da fallimenti, inchieste e oscenità da loro commesse e trasformatosi in un crisantemo morente.

Questo è il punto.

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