#ProgrammaGiustizia: L’introduzione del whistleblowing con un premio per chi denuncia

Il whistleblowing è uno strumento fondamentale per la lotta alla corruzione. Consiste nel dare tutela a tutti coloro che segnalano illeciti e punisce chi abusa del proprio potere per scoraggiare ingiustamente i lavoratori più onesti e coraggiosi. Vogliamo che questo strumento venga previsto sia nel contesto lavorativo pubblico che nel settore privato, come prevede già la proposta di legge depositata in Parlamento dal MoVimento 5 Stelle. Ma quanto costa denunciare? Quali sono i vantaggi per chi denuncia? Le spese legali e sanitarie per i whistleblower sono tante e non c’è nessun incentivo a segnalare. Valutiamo la possibilità di ricompensare i whistleblower con un vero e proprio premio, quando la denuncia sia fondata e porti beneficio alla comunità, o tramite un fondo a sostegno delle spese sostenute a seguito della segnalazione, nell’obiettivo di promuovere la buona prassi di segnalare gli illeciti e combattere la corruzione ed il malaffare.

di Daniele Piva

Oggi parliamo di whistleblowing, una parola difficile che viene dall’inglese e che in realtà è piuttosto semplice da tradurre. Whistle significa fischietto, blowing soffiare, quindi in sostanza si traduce come soffiata. È un po’ come l’arbitro di calcio che rileva un fallo, fischia perché appunto vuole denunciare che quel fallo, quella violazione c’è stata. Allo stesso modo, nell’ambito delle pubbliche amministrazioni o anche delle imprese private, un qualsiasi dipendente si può accorgere che è stato commesso un abuso, una violazione, un fatto illecito.

E allora questo istituto che è già regolato ed è introdotto solo per le amministrazioni pubbliche dalla legge 190 del 2012, la cosiddetta legge Severino, oggi si propone di inserirlo anche nell’impresa privata. È appunto un istituto che esprime questa denuncia, questa segnalazione da parte di un qualsiasi dipendente di un abuso, di un fatto illecito, che lui ritiene essersi realizzato nell’ambito della propria amministrazione o del proprio ente di appartenenza. La segnalazione viene fatta ad un soggetto che può essere il superiore gerarchico, può essere l’Anac, può essere l’autorità giudiziaria, l’autorità contabile, o può essere il cosiddetto responsabile per la prevenzione della corruzione.

È evidente che, soprattutto in materia di corruzione, è importante che si si segnalino fatti illeciti perché i due soggetti della corruzione (corrotto e corruttore) hanno un interesse al silenzio. Quindi a non diffondere l’accordo corruttivo.

Vi è quindi una segnalazione ad un soggetto, un’autorità a un superiore gerarchico, che poi accerterà se questo fatto si sia davvero realizzato oppure no, e nel caso in cui accerti che il fatto si è realizzato stabilisca una adeguata sanzione. Che può essere una sanzione soltanto disciplinare oppure se il fatto illecito ha una rilevanza giuridica, una sanzione anche amministrativa, una sanzione civile, finanche una sanzione penale ove il fatto costituisca reato.

Il problema di questo istituto, il whistleblowing, è che naturalmente va tutelato il soggetto che segnala in buona fede, e nell’interesse della collettività un fatto illecito. Sia sotto forma di tutela dell’anonimato, nel senso che la sua identità rimane segreta, salvo che non sia assolutamente necessario diffonderla, per esempio perché c’è un consenso del segnalante alla diffusione della propria identità, oppure perché vi è un’esigenza assoluta di chi si deve difendere da quella angolazione nel sapere chi lo ha denunciato, chi lo ha segnalato. Ma, salvo casi straordinari (soprattutto se c’è un procedimento penale il magistrato può chiedere chi è il segnalante) questi viene tutelato attraverso la garanzia dell’anonimato.

L’altra tutela, naturalmente stabilita dalla legge, è il divieto di subire delle discriminazioni, per esempio un demansionamento, un trasferimento, ho delle sanzioni disciplinari, al soggetto che, lo ripetiamo non in malafede a vantaggio suo ma in buona fede a vantaggio di tutti dove ritiene che una certa violazione si sia realizzata, la denuncia.

Questo è uno strumento molto importante che è valorizzato anche a livello europeo.
Oggi si pensa di inserire una direttiva europea sul whistleblowing proprio per armonizzare le legislazioni della Comunità Europea, perché ci sono differenze tra i vari stati, sulla base delle esperienze molto fruttuose dei paesi anglosassoni. Molti procedimenti penali, anche molti casi famosi, poi sono arrivati a giudizio e sono stati puniti proprio perché all’inizio c’era stata una segnalazione di questo tipo.

Il problema è che anche come denuncia l’ultimo rapporto dell’Anac di qualche giorno fa, giugno 2017, queste denunce anche nelle amministrazioni pubbliche arrivano, ma non in quantità soddisfacente, perché ancora la cultura della segnalazione non è permeata tra i cittadini, e probabilmente c’è il timore di subire delle discriminazioni, di subire delle angherie, delle offese, di essere mobbizzati sul luogo di lavoro, anche per la semplice denuncia in buona fede.

Si ritiene quindi di introdurre da più parti degli strumenti, e gli istituti di incoraggiamento per il whistleblowing. Uno di questi può essere, nel caso in cui la segnalazione porti ad un procedimento e quindi a sostenere delle spese, il rimborso delle spese per il soggetto segnalante. L’altro può essere quello invece di stabilire il premio, come nei paesi anglosassoni, per il segnalante. Specie quando il fatto che lui ha denunciato si accerti come davvero commesso, e tale sia anche la violazione.

Pensiamo alla corruzione, si scopre e magari lo Stato riesce anche a recuperare un mal tolto. In questo caso si propone di attribuire un premio al soggetto segnalante, in modo che si senta più protetto, più incoraggiato se ha notizie di questi fatti, a portarli in evidenza delle autorità che possano accertarli e sanzionarli.

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Riforme pasticciate: corruzione devastante

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di MoVimento 5 Stelle

La Corte dei Conti, nella sua relazione sul rendiconto generale dello Stato 2016, parla di corruzione “devastante” e di riforme pasticciate da parte del Governo. Critiche che arrivano a distanza di pochi giorni da quando la DDA nella sua relazione annuale aveva raccontato di un controllo delle istituzioni a tutti i livelli e degli appalti pubblici dalle organizzazioni criminali.

Questo Governo, così come il Governo Renzi, hanno, dunque, fallito la battaglia contro la corruzione e il malaffare. Questa classe politica non ha alcun interesse ad adottare misure efficienti e rivoluzionarie come l’introduzione dell’agente provocatore, il wistleblowing, l’interdizione perpetua per tutti coloro, imprenditori, politici e funzionari pubblici, condannati per reati contro la PA, la confisca ed il sequestro preventivo del patrimonio e dei beni dei corrotti, l’incremento dei mezzi investigativi per gli inquirenti.

Anzi hanno sempre bocciato queste proposte quando sono state presentate in Parlamento dal MoVimento 5 Stelle. Hanno limitato le intercettazioni riducendone anche le risorse ad esse destinate, hanno aggravato la posizione dei magistrati ed agevolato quella dei delinquenti, hanno fatto finti aumenti di pena ma poi hanno legittimato condotte prima ritenute illecite.

In questo modo stiamo consegnando il futuro del nostro Paese ed il destino dei nostri giovani nelle mani delle organizzazioni criminali che hanno occupato ormai interi settori dello Stato.
Questa classe politica si sta rendendo corresponsabile della diffusione del malaffare e della continua sottrazione di risorse pubbliche ad opera dei criminali che poi li finanziano.

O il cambiamento passa attraverso un Governo del MoVimento 5 Stelle che sia libero, rigido e autorevole nel contrasto alla corruzione o il nostro Paese sarà sempre più preda del sistema politico – mafioso che imperversa nelle istituzioni.

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Sindaci 5 Stelle: sindaci incorruttibili

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Vuoi un sindaco incorruttibile? Scegli un sindaco 5 Stelle! Nelle intercettazioni quando si parla dei sindaci 5 stelle vengono sempre descritti come incorruttibili. I malintenzionati sono arretrati dinanzi a Fucci sindaco di Pomezia e a Cinque sindaco di Bagheria.
Oggi raccontiamo la storia di un altro sindaco 5 Stelle incorruttibile, il sindaco di Chioggia Alessandro Ferro. Dove c’è il MoVimento, c’è l’onestà e non si ruba più.

di MoVimento 5 Stelle Chioggia

I due arrestati per corruzione nella provincia di Venezia si lamentavano al telefono di non poter avvicinare il Sindaco di Chioggia del MoVimento 5 Stelle Alessandro Ferro, “Stanno rivoluzionando un po’ tutto adesso”… “Purtroppo i grillini… sono così!”, dicevano.

La scorsa settimana ci sono stati 16 arresti nella provincia di Venezia, con l’accusa di corruzione. Pagavano tangenti per evadere le tasse.

Tra gli arrestati, in custodia cautelare, in questa inchiesta che nasce dopo lo scandalo Mose, ci sono imprenditori, commercialisti, ufficiali della Guardia di Finanza e dirigenti dell’Agenzia delle Entrate.

Uno di loro è Elio Borrelli, ai vertici dell’Agenzia delle Entrate a Venezia fino a poco tempo fa, ed ora in Abruzzo.

Secondo l’accusa Borrelli prendeva soldi per ‘ammorbidire’ le somme delle tasse da pagare. Anche dell’80% (nel caso di tre società del gruppo Bison).

Borrelli, insieme ad un altro funzionario, Esposito, si sono poi accordati con il commercialista di Chioggia Augusto Sartore, per ricevere 50.000 euro in cambio della promessa di “accomodare” un accertamento tributario alla Somit Srl.

Il loro piano generale però non è andato come speravano, già prima dell’arresto. Sul loro percorso hanno trovato un imprevisto che si chiama MoVimento 5 Stelle.

Il funzionario dell’agenzia delle Entrate Borrelli in un’intercettazione si lamenta col commercialista Sartore del fatto che non sia possibile contattare persone nel Comune di Chioggia, amministrato dal MoVimento 5 Stelle.

Come riporta il Gazzettino di oggi, il nostro sindaco Alessandro Ferro è inavvicinabile per loro. Quelli del MoVimento 5 Stelle “Stanno rivoluzionando un po’ tutto adesso, sai”, spiega Sartore. “Tutto, cazzo”, replica Borrelli. “Purtroppo i grillini… sono così!” sbotta il commercialista.

E sì, “purtroppo” per voi siamo così.

Porte aperte per gli onesti, porte chiuse per i furbi e i corrotti.

Ancora una volta, dalle cronache emerge la differenza nel modo di fare politica fra noi e i partiti. Con sindaci come Alessandro Ferro a Chioggia, Fabio Fucci a Pomezia (“incorruttibile” nelle intercettazioni di Buzzi) e molti altri, che lavorano ogni giorno tenendo alla larga il malaffare dalle nostre città.

Siamo orgogliosi dei nostri sindaci!

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Il governo elimina l’Anac e facilità la corruzione

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di MoVimento 5 Stelle

Il Governo Renzi – Gentiloni si è reso gravemente responsabile di un atto clamoroso che va nella direzione di alimentare la già dilagante corruzione negli appalti pubblici. Ha infatti soppresso il secondo comma dell’art. 211 del D.Lgs n. 50 del 2016, che prevedeva il ruolo “deterrente” dell’ANAC al fine di arginare sul nascere le fonti della corruzione. Una norma che prevedeva, inoltre, non solo di eliminare tutti quei vizi di legittimità degli atti nelle gare pubbliche, a seguito di pareri vincolanti emanati dall’ANAC, ma anche l’emanazione di sanzioni pecuniarie e segnalazioni sulla reputazione e sulla valutazione delle stazioni appaltanti.

In questo modo, dunque, il Governo, disattendendo la volontà del Parlamento, che solo 1 anno fa’ ha approvato il nuovo Codice degli Appalti, elimina il controllo preventivo e cautelativo dell’ANAC sugli atti illegittimi e rimette tutto nelle mani della giustizia ordinaria.

Questo significa che i soldi pubblici, anche nei casi di illegittimità delle gare, continueranno ad essere gestiti da chi si rende responsabile di queste condotte riprovevoli e che gli appalti pubblici, anche laddove siano inficiati da atti di corruzione in corso, non potranno essere fermati in via preventiva ed in autotutela, ma verranno rimessi alla successiva valutazione della giustizia ordinaria: cioè lasciati alla lentezza dei processi civili e alla conseguente prescrizione dei processi penali. Senza, dunque, alcuna conseguenza per i responsabili del malaffare.

Un atto grave da parte del Governo. L’ennesimo dopo la riduzione e la limitazione dell’utilizzo delle intercettazioni come mezzo di ricerca della prova che va in un’unica direzione: coprire corrotti e corruttori. Questa volta anche alla faccia dell’ANAC!

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Il salvataggio de L’Unità e #Renzopoli in tribunale

di Luigi Di Maio

Oggi portiamo in tribunale l’Italia che non sopportiamo più. Non è solo una questione di Renzi, di Partito Democratico, qui è un modello culturale che c’è, che ci sta asfissiando, e che dobbiamo fermare prima che sia troppo tardi.

25 anni fa nell’Italia di Tangentopoli esistevano le mazzette: pagavi la mazzetta e ottenevi l’appalto pubblico. Poi, dopo le tante inchieste, il sistema è diventato molto più complesso, e ce lo ha spiegato proprio Report una settimana fa con la vicenda del salvataggio dell’Unità. Il Pd deve salvare il suo giornale di partito, e quindi riesce a creare delle relazioni con un imprenditore, che guarda caso non appena salva l’Unita dalla disgrazia inizia ad ottenere appalti in Iran, in Kazakistan, e diventa l’unico vincitore con un ribasso dello 0,01% della gara dell’ospedale di La Spezia. Tutte azioni che vedono protagonisti governi regionali del Pd o addirittura lo stesso Matteo Renzi, che porta l’imprenditore che gli ha salvato l’Unità in Iran, a prendere commesse a prendere appalti.
Come funziona questo sistema politico, che poi vedremo se sarà un sistema di corruzione, ce lo spiega anche Italo Bocchino in un’intercettazione del caso Consip, mentre parla con l’imprenditore arrestato Romeo tratta dalla puntata di Report:

Voce Fuori Campo: A registrare la conversazione ci sono le microspie degli investigatori. I due parlano dell’Unità, lo storico giornale della sinistra italiana.
Russo: Sono 8/9 mesi che i giornalisti non riescono a prendere lo stipendio perché l’editore non ci mette i soldi. Gli introiti del giornale ancora non riescono a far fronte a tutte le spese.
VFC: L’editore è Massimo Pessina, costruttore milanese entrato nell’azionariato dell’Unità nel 2014.
Romeo: Chi lo ha portato Pessina?
Russo: Ehhh… Bonifazi
VFC: Francesco Bonifazi è il tesoriere del Pd. Le finanze del giornale sono in rosso e Carlo Russo consiglia a Romeo di sfruttare l’occasione: gettare il salvagente al Partito Democratico finanziando l’Unità.
Romeo: Qual è il costo dell’operazione?
Russo: Beh penso un paio di milioni non lo so, però vediamo.
VFC: Russo spiega a Romeo l’importanza di acquisire l’Unità.
Russo: E’ come se lei riuscisse a fare l’operazione, via, a quel punto lei si è fatto un amico per tutta la vita, quindi…
VFC: Salvare l’Unità secondo Russo significa aprire un credito con il nuovo gruppo dirigente del Pd. Romeo avrebbe voluto diventare socio dell’Unità, ne parla con Italo Bocchino, l’ex parlamentare diventato il responsabile delle relazioni esterne proprio della Romeo Gestioni. Unità
Romeo: Ci sta chi dice che quello fa affari, Pessina.
Bocchino Si, Pessina, lo so bene, infatti gli stanno facendo costruire gli ospedali in Iran.
VFC: La loro conversazione viene ascoltata dai carabinieri che indagano per conto della Procura di Napoli sugli appalti Consip. Romeo e Bocchino, annotano gli investigatori, parlano di Pessina e Stefanelli che hanno salvato dal fallimento il quotidiano l’Unità.

Renzi non potrà più parlare di onestà finché lui e il suo partito non avranno chiarito il caso del salvataggio dell’Unità. Lo voglio ripetere: il Partito Democratico doveva salvare il proprio giornale, l’Unità, che vende meno di una copia per comune italiano, vende meno copie degli eletti del Pd, e quindi è un progetto in perdita. La Pessina Costruzioni decide di entrare nel giornale e rimetterci soldi, ci rimette centinaia di migliaia di euro, perché non sta in piedi. Qual è l’interesse di un’azienda che già stava perdendo utili nel fare un’operazione così ad alto rischio a perdere? Forse la coincidenza che dopo il salvataggio dell’Unità ottiene appalti in Iran, ottiene appalti in Kazakistan grazie all’ENI, ottiene l’appalto dell’ospedale di La Spezia con un ribasso ridicolo dello 0,01%. Questa è la Repubblica degli amici degli amici a cui ci hanno abituato Renzi e i suoi predecessori. Lui incarna perfettamente lo stile di tutta la seconda Repubblica e di parte della Prima Repubblica, in cui l’obiettivo era sempre lo stesso: ho un interesse personale? Me lo risolvo facendomi dare una mano da qualcuno a cui poi prometto soldi degli italiani. Allora, noi oggi questo sistema che chiamiamo “Renzopoli” lo portiamo in tribunale con questo espost, un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e di Napoli, in cui chiediamo di fare chiarezza sul fatto che questo salvataggio dell’Unità possa configurare reati come corruzione, turbativa d’asta, traffico di influenze. Questo lo decideranno i magistrati, ma il nostro dovere è denunciare questo scandaloso modo di amministrare l’Italia per interessi personali.

Un altro nostro dovere è necessariamente quello di creare un’alternativa per questo Paese, di dare un’alternativa anche nel mondo delle imprese. Perché in Italia ci sono i prenditori e poi gli imprenditori onesti, che sono la maggioranza e sono quelli con cui noi lavoriamo ogni giorno. Sono quelli a cui abbiamo destinato 20 milioni di euro dei tagli dei nostri stipendi, tutti gli stipendi che abbiamo tagliato come parlamentari del Movimento 5 Stelle li abbiamo destinati ad un fondo per le piccole e medie imprese. Sono nate 5000 imprese in 4 anni, che hanno dato lavoro a diecimila italiani, grazie agli stipendi tagliati.

E quando aprono queste imprese, piccoli negozi, studi professionali, piccole imprese agricole e tecnologiche, quando aprono possono anche difendersi per esempio dal fisco italiano, dall’aggressività di Equitalia, grazie ai nostri centri SOS Equitalia che sono in tutte le regioni italiane, e dove il Movimento 5 Stelle mette a disposizione dei cittadini italiani professionisti che gratuitamente hanno la possibilità di difendere da cartelle pazze o spese da non pagare, i cittadini che sono aggrediti dal gigante Equitalia. Questa è un’idea di Paese. Noi adesso lo facciamo come opposizione, ma dateci l’opportunità di governare questo Paese e diventeranno leggi dello Stato, taglieremo quello che non serve e lo investiremo dove serve, nel mondo dell’impresa, nel mondo dei giovani che cercano occupazione, nei nuovi settori del lavoro. Avremo la possibilità di abolire Equitalia, di creare un fisco amico, uno Stato amico. Noi questo lo possiamo promettere perché abbiamo la credibilità per farlo. Dateci l’opportunità di governare, e quello che abbiamo fatto dall’opposizione diventerà legge dello Stato, diventeranno riforme che finalmente fonderanno di nuovo questo Paese sulla meritocrazia.

Scarica l’esposto che Luigi Di Maio ha depositato in procura

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#RenziCantaTu

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di Luigi Di Maio

L’inchiesta per corruzione negli appalti Consip si è nutrita di altri elementi, dopo l’interrogatorio di Emiliano davanti ai PM e cioè che l’amico di famiglia Renzi, Carlo Russo, indagato per traffico di influenze, non era un semplice millantatore come vogliono far credere, ma un uomo ben conosciuto nel cerchio del giglio magico e, addirittura, raccomandato e sponsorizzato a Emiliano direttamente dal Ministro Lotti, indagato per rivelazione del segreto e favoreggiamento personale. Non solo. Starebbe emergendo anche che Russo avrebbe ricevuto un mandato ufficiale proprio da Matteo Renzi per farsi una chiacchierata informale con il Governatore Emiliano finalizzata a trovare una quadra.

Ricordiamo, inoltre, che Carlo Russo è stato mandato negli uffici dell’a.d. di Consip Marroni, direttamente da Tiziano Renzi, il babbo di Matteo, il quale avrebbe anche detto a Marroni di assecondare le sue richieste aventi ad oggetto la partecipazione ad appalti pubblici Consip.

Insomma, una situazione processuale che va prendendo forma e che sta facendo emergere ogni giorno che passa il coinvolgimento penale e politico di tutto il mondo del PD renziano. Una vera e propria ragnatela. Adesso però la smettano con questo silenzio assordante, omertoso. Rappresentano le istituzioni e, dunque, hanno il dovere, l’obbligo di parlare e dare le dovute spiegazioni ai cittadini, che vogliono evidentemente tenere all’oscuro.

Parlino e dicano tutto quello che sanno. Iniziando da Matteo Renzi, tirato prima direttamente in ballo dall’altro suo compagno Vannoni, che davanti ai PM ha ufficialmente dichiarato come fu lo stesso Matteo a dirgli di stare attento a Consip, prima dello spiffero dell’indagine, e che adesso viene tirato in ballo anche dallo staff del Governatore Emiliano, il quale sostiene che Russo avrebbe detto di aver ricevuto un mandato direttamente da Renzi per fare una chiacchierata con Emiliano e trovare una quadra. Una quadra di che? Di cosa si tratta? Renzi, si accomodi!

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Bologna piomba nella corruzione

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di Max Bugani

45 persone denunciate, 23 per abuso d’ufficio, 11 per corruzione e 3 per peculato. Una persona, invece, è stata arrestata.
Ahi ahi ahi Bologna! Qualche nodo inizia a venire al pettine. L’impero scricchiola.
Non sappiamo ancora i nomi, ma nei prossimi giorni vi terremo informati con tutti gli aggiornamenti.

(DIRE) Bologna, 22 mar. – Appalti pubblici irregolari, truffe alla sanita’ e danni all’erario per diversi milioni di euro sono stati scoperti, nel 2016, dalla Guardia di Finanza di Bologna. In particolare, il corpo ha individuato Appalti pubblici irregolari per oltre 3 milioni di euro e ha denunciato per questo otto persone. Altre 45 hanno subito una denuncia per reati o illeciti contro la pubblica amministrazione nell’ambito di 63 indagini e di 18 interventi conclusi nel 2016. Sui 45 denunciati, 23 per abuso d’ufficio, 11 per corruzione e tre per peculato. Una persona, invece, e’ stata arrestata. E’ solo uno dei paragrafi del capitolo del report 2016 della Gdf bolognese, dedicato al contrasto alle truffe sui fondi pubblici e all’illegalita’ nella pubblica amministrazione. Le Fiamme gialle, in questo ambito, grazie a 58 accertamenti svolti su delega della Corte dei conti, hanno segnalato sprechi o irregolari gestioni di fondi pubblici “che hanno cagionato danni patrimoniali allo Stato per piu’ di 211 milioni di euro”. E qui sono 58 i soggetti segnalati alla magistratura contabile per connesse ipotesi di responsabilita’ erariale. Sono stati scoperti anche casi di illegittima percezione o richiesta di finanziamenti pubblici, comunitari e nazionali, per oltre 4 milioni di euro, con la denuncia all’autorita’ giudiziaria di 25 persone.
Ma c’e’ un altro settore pubblico fonte di truffe e illeciti sul quale le Fiamme gialle hanno trovato riscontro, quello sanitario: la Finanza, sempre nel territorio bolognese, ha infatti individuato truffe nel settore previdenziale e al Sistema sanitario nazionale per circa 2,2 milioni di euro, con la denuncia di sei soggetti.

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Renzi mette le mani sulle nomine nelle società dello Stato

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di MoVimento 5 Stelle

Lo scandalo per corruzione in Consip, in cui è coinvolto anche penalmente il giglio magico di Renzi, a quanto pare è come se non esistesse per Renzi. Adesso si sta dedicando, senza avere alcun titolo, a gestire le nomine e a piazzare i suoi uomini, molti chiaramente di origine toscana, nelle società cassaforti dello Stato, quelle che gestiscono miliardi di soldi pubblici, come Poste Italiane. E tutto ciò a pochi mesi dal voto.

Questo è grave, intollerabile e pericoloso!

Mettere il fiorentino De Falte come a.d. di Poste, rappresenta, tra l’altro un chiaro conflitto di interessi con la famiglia Renzi ed in particolare con Tiziano, l’indagato di Consip, che ha appena detto di operare, attraverso società private, proprio nel mondo della distribuzione dei servizi postali. Le Poste italiane, inoltre, hanno oltre 600 mila postini in giro per il Paese, che potrebbero essere strumentalmente e politicamente utilizzati per fare propaganda elettorale su indicazione del loro futuro capo renziano. Stesso discorso vale per Michele Anzaldi. Attualmente il suo ruolo di componente e segretario della commissione di Vigilanza Rai è politicamente incompatibile con quello di responsabile comunicazione che Renzi vorrebbe affidargli. Come è pensabile, infatti, che da un lato Anzaldi bastoni conduttori e giornalisti e dall’altro sia colui il quale deve curare il rapporto con quei stessi soggetti per conto dell’ex premier. Tutto questo è assurdo.

Renzi stia lontano dalle nomine nelle società dello Stato. L’inchiesta Consip insegna.

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Dopo Consip il governo arresta i magistrati #IoVoglioGiustizia

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di MoVimento 5 Stelle

Adesso che l’inchiesta per corruzione in Consip sta travolgendo sia il PD che il “sistema” Renzi, il Governo, con la complicità di Alfano e Verdini, accelerano, guarda caso, l’approvazione del ddl penale (fermo in Commissione da quasi 2 anni) con l’ennesimo voto di fiducia per legare definitivamente le mani ai Magistrati e alle forze dell’ordine. Il messaggio del governo a chi lavora per scoprire tangenti e corrotti è semplice: “Tu fatti i cazzi toi” (copyright Cetto La Qualunque). Garantismo per i tangentari, bastoni tra le ruote della giustizia e carcere per i cittadini che fanno informazione. Ecco cosa prevede in dettaglio.

Stop alle intercettazioni per beccare i sospetti
Saranno escluse le intercettazioni informatiche – ambientali tra soggetti presenti nei luoghi come l’abitazione principale (una casa, un ufficio, una semplice dimora, ecc.), a meno che il Magistrato non abbia la certezza che in quel luogo si stanno compiendo attività criminose. Fino ad oggi il Magistrato poteva usare le intercettazioni davanti al “solo” fondato motivo del compimento di attività criminose, per il futuro occorrerà avere la certezza che si stanno compiendo attività illecite. Ovvero se il Pm non ha sviluppato doti telepatiche si arrangia. Tutte le volte in cui i criminali organizzano una cena a casa di qualcuno di loro per parlare di mazzette e appalti truccati (come è successo nei colloqui tra l’imprenditore Alfredo Romeo, agli arresti per mazzette, e l’amico di famiglia Renzi, Carlo Russo) non potranno più essere intercettati, perchè nessuno avrà la certezza che i loro discorsi siano di carattere illecito. Garantismo per i tangentari! Questo perverso meccanismo varrà per i reati di corruzione e associazione a delinquere. Gravissimo.

Il potere politico sopra quello giudiziario
Il Governo prevede, anche, che i Magistrati non potranno più essere liberi di utilizzare i sistemi informatici che ritengono più idonei per procedere con le intercettazioni ambientali informatiche, ma dovranno attenersi scrupolosamente alle indicazioni che dovrà fornire il Ministero della Giustizia (dunque un politico nominato dalla politica che invade un campo non suo, ovvero quello del Potere Giudiziario). Cioè sarà il Ministero a comunicare (ogni anno con una circolare) l’applicazione informatica che deve essere utilizzata dai Magistrati, dando così modo ai delinquenti, corrotti e corruttori di dotarsi preventivamente delle giuste contromisure in grado di annullare l’effetto delle indagini a loro carico. E poi se il Ministero tarda ad emanare la circolare con l’indicazione del sistema informatico individuato, i Magistrati non potranno procedere alle intercettazioni, ponendo fine alle loro indagini e, dunque, a perseguire i responsabili.

Tagli alle intercettazioni
Non contenti, PD e Governo, con la complicità di Alfano e Verdini, hanno addirittura previsto un taglio netto di 80 milioni per i prossimi tre anni per ricorrere all’uso delle intercettazioni. Anzichè potenziarle e incrementarle, le affossano definitivamente.

Meno inchieste per corruzione
L’altro scempio presente nel testo governativo, è rappresentato dalla forte riduzione dei tempi delle indagini preliminari. Il Magistrato inquirente avrà solo il termine di 3 mesi, prorogabile una sola volta, per decidere se chiedere l’archiviazione o esercitare l’azione penale attraverso il rinvio a giudizio. Questa misura, contenente tempi ristrettissimi per i PM, comporterà inevitabilmente che la maggior parte delle inchieste per corruzione e tangenti non abbiano mai inizio. Basti considerare che solo per ottenere una rogatoria internazionale sui conti correnti detenuti all’estero (come quelli riconducibili sempre all’imprenditore Alfredo Romeo, giusto per fare un altro esempio) occorrono a volte mesi per ottenere informazioni utili, è chiaro a tutti che porre questo limite di tempo, riduce ogni possibilità di svolgere qualsiasi tipo di indagine. Bastoni tra le ruote della giustizia!

Carcere per i cittadini che parlano dei corrotti
Il Governo, infine, ha previsto, il carcere addirittura fino a 4 anni per tutti coloro (giornalisti esclusi) che diffondono riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni, anche telefoniche, svolte – addirittura – in presenza del soggetto ripreso ed eseguite fraudolentemente (avverbio troppo generico, pieno di incertezze e dubbi interpretativi). Ossia carcere per chi fa informazione visto che, come ha dimostrato lo scandalo Consip, la stragrande maggioranza dei giornali si guardano bene dall’affrontare argomenti scottanti per il governo. Questa norma rappresenta davvero un bavaglio per tutti i cittadini (come i nostri attivisti) che non potranno più compiere registrazioni di incontri, riunioni, consigli comunali, ecc. considerato che potrebbero essere incarcerati, limitando di fatto la partecipazione dei cittadini alla vita politica del Paese e al controllo delle istituzioni. Inoltre, non sarà più consentito la divulgazione, la pubblicazione o rendere conoscibili i risultati di intercettazioni che coinvolgono soggetti estranei alle indagini. In questo modo dunque i casi Lupi (rolex), Guidi (Trivellopoli), molto probabilmente non potranno più emergere e resteranno un lontano ricordo.

Questo è il ddl penale del Governo. Una vergogna per uno Stato di diritto. Il MoVimento 5 Stelle voterà contro, ma tutti dobbiamo far sentire la nostra voce, prima che ci arrestino per aver postato un’intercettazione di un politico corrotto: #IoVoglioGiustizia!

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Cimici, braciolate e donazioni: la storia del sabotaggio dell’inchiesta Consip

di Davide Vecchi

L’inchiesta Consip, che sta coinvolgendo buona parte del Giglio Magico ormai in maniera evidente, è stata avviata dalla Procura di Napoli a fine 2015 ed era finalizzata ad individuare una presunta corruzione su un appalto enorme da 2 miliardi e 700 milioni di euro sulla Consip appunto, che è la società che gestisce gli acquisti per tutta la pubblica amministrazione. La Consip era stata creata proprio per evitare eventuali corruzioni, e invece la Procura di Napoli aveva individuato in Alfredo Romeo -imprenditore già arrestato e poi archiviato comunque con reati sempre legati alla corruzione negli anni passati- il tentativo di rivolgersi alla Consip, e quindi a Marroni che era amministratore delegato, per gestire, guidare, pilotare degli appalti e delle gare ai quali lui era interessato.

Gli amici di Renzi e l’inchiesta Consip
Per attivarsi su Marroni interviene anche Carlo Russo, che fino a pochi mesi fa era una persona totalmente sconosciuta, ma è emerso fosse amico, molto amico e profondamente legato a Tiziano Renzi, il padre dell’ex premier. Addirittura il legame era talmente profondo tra Carlo Russo e Tiziano Renzi, che il padre dell’ex premier è stato il padrino del secondo figlio di Carlo Russo. Stando ai primi mesi di investigazioni compiuti dalla Procura di Napoli era emerso che Russo spendesse il nome di Tiziano Renzi con Romeo fino addirittura ad accordare da parte di Romeo una mensilità nei riguardi del padre dell’ex premier, che secondo gli inquirenti ammonterebbe a 30 mila euro. In più su dei fogliettini annotati trovati durante le perquisizioni e durante le operazioni investigative, sono stati anche individuati dei nomi, cioè le indagini stavano andando avanti da quasi un anno.

Chi ha sabotato l’inchiesta Consip?
Però questa presunta corruzione e le indagini sono stata costrette a essere interrotte, e questo perché? Perché secondo alcuni degli indagati e persone coinvolte, quindi Marroni Vannoni e tutti i toscani legati in qualche modo all’universo renziano, hanno saputo di essere oggetto di questa indagine, un’indagine per corruzione, e da chi l’hanno saputo? Perché e come sono state inquinate le indagini per corruzione? Secondo quanto dicono gli stessi protagonisti, indagati e non, sono stati avvisati quasi in tempo reale, pochi mesi dopo l’invio delle indagini, da Luca Lotti che è l’ex sottosegretario e braccio destro storico di Renzi dai tempi della Provincia, quando era presidente provincia di Firenze, poi in Comune capo gabinetto, e poi infine appunto al governo con lui dal 2014 come sottosegretario con delega addirittura ai servizi segreti e all’editoria, poi da Del Sette, che è comandante generale dei carabinieri, e Saltalamacchia, un altro generale e comandante regionale della Toscana. Tutti amici di Renzi, e questa fuga di notizie tra l’altro è avvenuta proprio in casa di Tiziano Renzi secondo quanto ricostruito dalla Procura di Napoli, durante una cena che lo stesso Tiziano Renzi definisce “una braciolata”, c’era un barbecue, durante quale Saltalamacchia avrebbe detto appunto a Tiziano Renzi di non parlare più con Carlo Russo o con quei personaggi legati alla vicenda Consip e Romeo.

Lo “Stato” contro lo Stato
La fuga di notizie ha comportato che negli uffici della Consip dove erano state messe delle cimici, e quindi quelli che erano intercettati, hanno fatto una bonifica e sono state bonificati gli uffici, quindi le cimici e quindi le indagini, sono state così interrotte. Quindi la fuga di notizie per le quali sono indagati Del Sette, Saltalamacchia, che sono i due generali dei carabinieri, e lo stesso attuale ministro dello sport Luca Lotti, è dovuta proprio a questo, cioè tre uomini, due delle forze armate e uno del governo -quindi dello Stato- sarebbero intervenuti per favorire alcuni loro amici, quindi Marroni in questo caso e altri, avvisandoli che c’era un’inchiesta da un’altra parte dello Stato, quindi dalla magistratura inquirente, che stava cercando di inquisirli e indagava su una presunta corruzione che stavano attuando. Semplicemente questo, e quindi Lotti, Saltalamacchia e Del Sette sono accusati di aver interrotto queste indagini e danneggiato in qualche modo l’inchiesta della procura di Napoli sulla corruzione.

I soldi di Romeo alla fondazione di Renzi
L’inchiesta Consip, per la prima parte, è stata inquinata in questo modo da questa fuga di notizie, però in quei dieci mesi di indagine che la Procura di Napoli è riuscita a compiere cosa è emerso? Prima di tutto una cosa fondamentale: è un dato politico enorme, almeno a mio avviso, e cioè che Romeo aveva versato anche 60 mila euro alla Fondazione Open di Matteo Renzi. La formazione Open è la cassaforte attraverso la quale -l’ultima, perché c’è stata un’evoluzione, prima erano due associazioni che si chiamavano Festina Lente e Noi Link, e poi Fondazione Big Bang e infine Fondazione Open- attraverso la quale Renzi ha raccolto almeno 4 milioni di euro per finanziare la sua campagna elettorale dal 2007 in poi, 4 milioni di euro dei quali pochissimi si sa da dove arrivino, tant’è che ogni tanto salta fuori qualche inchiesta e si scopre che avevano dato i soldi alla Fondazione. Era già successo con Buzzi di Mafia Capitale, lui addirittura aveva dato 15 mila euro alle cene elettorali del Pd, nelle quali Renzi aveva sempre promesso trasparenza e non c’è mai stata perché si è appellato alla privacy, e 5 mila euro alla Fondazione Open, che però Bianchi che è tesoriere e anche lui è in qualche modo coinvolto in questa inchiesta perché ha consulenze esterne alla Consip da 300 mila euro, ed è appunto tesoriere delle fondazioni di Matteo Renzi, avvocato di fiducia legatissimo a Renzi sin dal 2007 -tant’è che nella campagna elettorale per diventare sindaco nel 2009 c’erano 40 mila euro che ballavano nella rendicontazione, e non si sapeva come poterli giustificare, e fu Bianchi a firmare un mutuo per coprire questo buco delle spese elettorali di Renzi in campagna elettorale per diventare sindaco di Firenze- quindi il legame è profondo. Bianchi è uno di quelli che viene intercettato perché ha rapporti con Marroni, viene intercettato mentre parla con Marroni e anche lui perché è interessato a degli appalti a degli interventi.

Lotti e Marroni devono dimettersi
Poi non so e non sappiamo a cosa arriverà questa inchiesta, se si aprirà un processo, però il punto etico e morale è tutto qui, ed è per questo che probabilmente sia il ministro Lotti sia Marroni, che comunque è ancora a capo della Consip, dovrebbero lasciare entrambi i loro incarichi, perché così potrebbero togliere ogni dubbio sul fatto che il loro comportamento sia stato lecito è corretto, o comunque di non influenzare ulteriormente gli approfondimenti che stanno cercando di fare con difficoltà dopo l’inquinamento delle indagini, sia la Procura di Roma che quella di Napoli. La Fondazione Open è fondamentale perché ci sono tutti gli elenchi, che noi avevamo pubblicato in due libri (“L’intoccabile Matteo Renzi” e “Matteo Renzi, il prezzo del potere“), ci sono tantissime persone che hanno finanziato ile società, ad esempio c’è anche BAT che è una società che distribuisce sigarette, la British American Tobacco, e che ha versato oltre 100 mila euro alle fondazioni, e il governo poi è dovuto intervenire con delle leggi per moderare o comunque intervenire sul settore che riguarda la BAT. Sono tutti ipotetici conflitti d’interessi che però, grazie alla legge sulla privacy dietro la quale Renzi e altri politici che hanno le fondazioni si nascondono, non sappiamo mai, salvo appunto qualche rara inchiesta, chi c’è e chi dà i soldi, e se quelli che danno i soldi hanno poi qualcosa in cambio dal governo.

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