Nell’#Italia5Stelle non c’è spazio per la corruzione

di Paola Taverna

22, 23 e 24 settembre. Non dimenticate questa data. Si va a Rimini. C’è di nuovo Italia 5 Stelle. Il momento d’incontro con il quale facciamo una panoramica su tutto quello che abbiamo fatto, ma quest’anno è particolarmente importante perché ci avviciniamo finalmente alle elezioni nazionali e sarà un momento per raccontarvi come immaginiamo la nostra Italia. Molti parleranno di quelli che sono stati i problemi legati alle banche, legati principalmente alla sanità.

Ecco, questo sarà uno dei punti dei quali mi occuperò anche io per raccontarvi quello che è stato lo sfacelo di un governo che ha fatto tagli indiscriminati. Abbiamo proposto un programma che prevede quelle che dovrebbero essere ovviamente le prime cose da fare, compressa la lotta alla corruzione.

Nella sanità la corruzione è una piaga inimmaginabile che ha trascinato il nostro sistema sanitario nazionale che è stato un modello all’avanguardia per tantissimi anni ad essere probabilmente qualcosa che rimarrà solamente un ricordo. Io vi chiedo, innanzitutto la vostra presenza. Dopodiché come sapete sono tutte iniziative che noi ci autofinanziamo quindi anche un aiuto sotto il profilo economico sarà sicuramente una cosa che ci aiuterà a realizzare insieme a voi un’Italia che sogniamo e un’Italia che può diventare una realtà grazie al MoVimento 5 Stelle. Ci vediamo a Rimini.

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Nell’#Italia5Stelle non c’è spazio per la corruzione

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Ecco, questo sarà uno dei punti dei quali mi occuperò anche io per raccontarvi quello che è stato lo sfacelo di un governo che ha fatto tagli indiscriminati. Abbiamo proposto un programma che prevede quelle che dovrebbero essere ovviamente le prime cose da fare, compressa la lotta alla corruzione.

Nella sanità la corruzione è una piaga inimmaginabile che ha trascinato il nostro sistema sanitario nazionale che è stato un modello all’avanguardia per tantissimi anni ad essere probabilmente qualcosa che rimarrà solamente un ricordo. Io vi chiedo, innanzitutto la vostra presenza. Dopodiché come sapete sono tutte iniziative che noi ci autofinanziamo quindi anche un aiuto sotto il profilo economico sarà sicuramente una cosa che ci aiuterà a realizzare insieme a voi un’Italia che sogniamo e un’Italia che può diventare una realtà grazie al MoVimento 5 Stelle. Ci vediamo a Rimini.

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Come il #SistemaAlitalia insabbia il conflitto d’interessi

di MoVimento 5 Stelle

Era il 18 maggio quando abbiamo presentato all’Anac, l’Autorità Nazionale Anticorruzione, l’esposto per segnalare il conflitto d’interessi di Enrico Lagni, uno dei commissari straordinari nominati dal Governo per gestire la crisi economica di Alitalia. Laghi è incompatibile con il ruolo di commissario Alitalia perché ha già ricoperto in precedenza dei ruoli nella gestione, poi rivelatasi disastrosa, della ex compagnia di bandiera. In particolare Laghi è stato il Presidente del Consiglio di amministrazione della società Mindco, proprietaria del 51% di Alitalia, che per conto di CAI autorizzava tutte le decisioni di carattere finanziario, ed è stato membro del collegio sindacale del primo creditore, cioè Unicredit.

Di recente l’Anac ci ha dato ragione, affermando che il conflitto d’interessi di Laghi esiste, eccome. Ma dov’è la beffa? Che Laghi, in base al regolamento del Ministero dello Sviluppo Economico, può garantire per se stesso. Come? Con una semplice autocertificazione che dice che il suo conflitto d’interessi non esiste.

Abbiamo quindi presentato una richiesta d’accesso agli atti al Ministero dello Sviluppo Economico. Abbiamo chiesto di poter leggere, e diffondere ai cittadini, il documento con cui Enrico Laghi dichiarava di non essere in conflitto d’interessi con la nomina di commissario. Ma il ministero dello Sviluppo Economico ce l’ha negato, affermando che ad opporsi è stato lo stesso Laghi. Eppure Laghi ricopre un ruolo pubblico attraverso il quale, dopo aver contribuito ad una precedente gestione fallimentare, dovrà decidere delle sorti di Alitalia, dei suoi lavoratori e dei soldi dei cittadini usati per salvarla. Non solo: il Governo ci ha risposto che non ci sono irregolarità sulla nomina di Laghi. Senza però mostrarci uno stralcio di documento. Ecco il sistema Alitalia: la politica che copre l’inefficienza di un’azienda che è stata un bancomat pubblico per generazioni di supermanager.

Dai conti di Alitalia è inoltre evidente che gli sperperi non sono per nulla legati al costo del lavoro, che è in linea o più basso di quello dei maggiori vettori concorrenti. Per questo un nuovo piano industriale e il rilancio futuro della compagnia non possono prescindere da un pieno mantenimento dei livelli occupazionali, visto che i dipendenti sono la ricchezza principale, l’asset più prezioso dell’azienda. Nella manovra correttiva il MoVimento 5 Stelle ha proposto, non a caso, di impegnare gli amministratori a garantire i livelli occupazionali. E abbiamo anche chiesto di mettere un tetto agli stipendi dei manager in ragione del prestito ponte erogato dallo Stato. Proposte bocciate dalla maggioranza di Governo.

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#ProgrammaGiustizia: L’introduzione del whistleblowing con un premio per chi denuncia

Il whistleblowing è uno strumento fondamentale per la lotta alla corruzione. Consiste nel dare tutela a tutti coloro che segnalano illeciti e punisce chi abusa del proprio potere per scoraggiare ingiustamente i lavoratori più onesti e coraggiosi. Vogliamo che questo strumento venga previsto sia nel contesto lavorativo pubblico che nel settore privato, come prevede già la proposta di legge depositata in Parlamento dal MoVimento 5 Stelle. Ma quanto costa denunciare? Quali sono i vantaggi per chi denuncia? Le spese legali e sanitarie per i whistleblower sono tante e non c’è nessun incentivo a segnalare. Valutiamo la possibilità di ricompensare i whistleblower con un vero e proprio premio, quando la denuncia sia fondata e porti beneficio alla comunità, o tramite un fondo a sostegno delle spese sostenute a seguito della segnalazione, nell’obiettivo di promuovere la buona prassi di segnalare gli illeciti e combattere la corruzione ed il malaffare.

di Daniele Piva

Oggi parliamo di whistleblowing, una parola difficile che viene dall’inglese e che in realtà è piuttosto semplice da tradurre. Whistle significa fischietto, blowing soffiare, quindi in sostanza si traduce come soffiata. È un po’ come l’arbitro di calcio che rileva un fallo, fischia perché appunto vuole denunciare che quel fallo, quella violazione c’è stata. Allo stesso modo, nell’ambito delle pubbliche amministrazioni o anche delle imprese private, un qualsiasi dipendente si può accorgere che è stato commesso un abuso, una violazione, un fatto illecito.

E allora questo istituto che è già regolato ed è introdotto solo per le amministrazioni pubbliche dalla legge 190 del 2012, la cosiddetta legge Severino, oggi si propone di inserirlo anche nell’impresa privata. È appunto un istituto che esprime questa denuncia, questa segnalazione da parte di un qualsiasi dipendente di un abuso, di un fatto illecito, che lui ritiene essersi realizzato nell’ambito della propria amministrazione o del proprio ente di appartenenza. La segnalazione viene fatta ad un soggetto che può essere il superiore gerarchico, può essere l’Anac, può essere l’autorità giudiziaria, l’autorità contabile, o può essere il cosiddetto responsabile per la prevenzione della corruzione.

È evidente che, soprattutto in materia di corruzione, è importante che si si segnalino fatti illeciti perché i due soggetti della corruzione (corrotto e corruttore) hanno un interesse al silenzio. Quindi a non diffondere l’accordo corruttivo.

Vi è quindi una segnalazione ad un soggetto, un’autorità a un superiore gerarchico, che poi accerterà se questo fatto si sia davvero realizzato oppure no, e nel caso in cui accerti che il fatto si è realizzato stabilisca una adeguata sanzione. Che può essere una sanzione soltanto disciplinare oppure se il fatto illecito ha una rilevanza giuridica, una sanzione anche amministrativa, una sanzione civile, finanche una sanzione penale ove il fatto costituisca reato.

Il problema di questo istituto, il whistleblowing, è che naturalmente va tutelato il soggetto che segnala in buona fede, e nell’interesse della collettività un fatto illecito. Sia sotto forma di tutela dell’anonimato, nel senso che la sua identità rimane segreta, salvo che non sia assolutamente necessario diffonderla, per esempio perché c’è un consenso del segnalante alla diffusione della propria identità, oppure perché vi è un’esigenza assoluta di chi si deve difendere da quella angolazione nel sapere chi lo ha denunciato, chi lo ha segnalato. Ma, salvo casi straordinari (soprattutto se c’è un procedimento penale il magistrato può chiedere chi è il segnalante) questi viene tutelato attraverso la garanzia dell’anonimato.

L’altra tutela, naturalmente stabilita dalla legge, è il divieto di subire delle discriminazioni, per esempio un demansionamento, un trasferimento, ho delle sanzioni disciplinari, al soggetto che, lo ripetiamo non in malafede a vantaggio suo ma in buona fede a vantaggio di tutti dove ritiene che una certa violazione si sia realizzata, la denuncia.

Questo è uno strumento molto importante che è valorizzato anche a livello europeo.
Oggi si pensa di inserire una direttiva europea sul whistleblowing proprio per armonizzare le legislazioni della Comunità Europea, perché ci sono differenze tra i vari stati, sulla base delle esperienze molto fruttuose dei paesi anglosassoni. Molti procedimenti penali, anche molti casi famosi, poi sono arrivati a giudizio e sono stati puniti proprio perché all’inizio c’era stata una segnalazione di questo tipo.

Il problema è che anche come denuncia l’ultimo rapporto dell’Anac di qualche giorno fa, giugno 2017, queste denunce anche nelle amministrazioni pubbliche arrivano, ma non in quantità soddisfacente, perché ancora la cultura della segnalazione non è permeata tra i cittadini, e probabilmente c’è il timore di subire delle discriminazioni, di subire delle angherie, delle offese, di essere mobbizzati sul luogo di lavoro, anche per la semplice denuncia in buona fede.

Si ritiene quindi di introdurre da più parti degli strumenti, e gli istituti di incoraggiamento per il whistleblowing. Uno di questi può essere, nel caso in cui la segnalazione porti ad un procedimento e quindi a sostenere delle spese, il rimborso delle spese per il soggetto segnalante. L’altro può essere quello invece di stabilire il premio, come nei paesi anglosassoni, per il segnalante. Specie quando il fatto che lui ha denunciato si accerti come davvero commesso, e tale sia anche la violazione.

Pensiamo alla corruzione, si scopre e magari lo Stato riesce anche a recuperare un mal tolto. In questo caso si propone di attribuire un premio al soggetto segnalante, in modo che si senta più protetto, più incoraggiato se ha notizie di questi fatti, a portarli in evidenza delle autorità che possano accertarli e sanzionarli.

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Riforme pasticciate: corruzione devastante

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di MoVimento 5 Stelle

La Corte dei Conti, nella sua relazione sul rendiconto generale dello Stato 2016, parla di corruzione “devastante” e di riforme pasticciate da parte del Governo. Critiche che arrivano a distanza di pochi giorni da quando la DDA nella sua relazione annuale aveva raccontato di un controllo delle istituzioni a tutti i livelli e degli appalti pubblici dalle organizzazioni criminali.

Questo Governo, così come il Governo Renzi, hanno, dunque, fallito la battaglia contro la corruzione e il malaffare. Questa classe politica non ha alcun interesse ad adottare misure efficienti e rivoluzionarie come l’introduzione dell’agente provocatore, il wistleblowing, l’interdizione perpetua per tutti coloro, imprenditori, politici e funzionari pubblici, condannati per reati contro la PA, la confisca ed il sequestro preventivo del patrimonio e dei beni dei corrotti, l’incremento dei mezzi investigativi per gli inquirenti.

Anzi hanno sempre bocciato queste proposte quando sono state presentate in Parlamento dal MoVimento 5 Stelle. Hanno limitato le intercettazioni riducendone anche le risorse ad esse destinate, hanno aggravato la posizione dei magistrati ed agevolato quella dei delinquenti, hanno fatto finti aumenti di pena ma poi hanno legittimato condotte prima ritenute illecite.

In questo modo stiamo consegnando il futuro del nostro Paese ed il destino dei nostri giovani nelle mani delle organizzazioni criminali che hanno occupato ormai interi settori dello Stato.
Questa classe politica si sta rendendo corresponsabile della diffusione del malaffare e della continua sottrazione di risorse pubbliche ad opera dei criminali che poi li finanziano.

O il cambiamento passa attraverso un Governo del MoVimento 5 Stelle che sia libero, rigido e autorevole nel contrasto alla corruzione o il nostro Paese sarà sempre più preda del sistema politico – mafioso che imperversa nelle istituzioni.

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Sindaci 5 Stelle: sindaci incorruttibili

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Vuoi un sindaco incorruttibile? Scegli un sindaco 5 Stelle! Nelle intercettazioni quando si parla dei sindaci 5 stelle vengono sempre descritti come incorruttibili. I malintenzionati sono arretrati dinanzi a Fucci sindaco di Pomezia e a Cinque sindaco di Bagheria.
Oggi raccontiamo la storia di un altro sindaco 5 Stelle incorruttibile, il sindaco di Chioggia Alessandro Ferro. Dove c’è il MoVimento, c’è l’onestà e non si ruba più.

di MoVimento 5 Stelle Chioggia

I due arrestati per corruzione nella provincia di Venezia si lamentavano al telefono di non poter avvicinare il Sindaco di Chioggia del MoVimento 5 Stelle Alessandro Ferro, “Stanno rivoluzionando un po’ tutto adesso”… “Purtroppo i grillini… sono così!”, dicevano.

La scorsa settimana ci sono stati 16 arresti nella provincia di Venezia, con l’accusa di corruzione. Pagavano tangenti per evadere le tasse.

Tra gli arrestati, in custodia cautelare, in questa inchiesta che nasce dopo lo scandalo Mose, ci sono imprenditori, commercialisti, ufficiali della Guardia di Finanza e dirigenti dell’Agenzia delle Entrate.

Uno di loro è Elio Borrelli, ai vertici dell’Agenzia delle Entrate a Venezia fino a poco tempo fa, ed ora in Abruzzo.

Secondo l’accusa Borrelli prendeva soldi per ‘ammorbidire’ le somme delle tasse da pagare. Anche dell’80% (nel caso di tre società del gruppo Bison).

Borrelli, insieme ad un altro funzionario, Esposito, si sono poi accordati con il commercialista di Chioggia Augusto Sartore, per ricevere 50.000 euro in cambio della promessa di “accomodare” un accertamento tributario alla Somit Srl.

Il loro piano generale però non è andato come speravano, già prima dell’arresto. Sul loro percorso hanno trovato un imprevisto che si chiama MoVimento 5 Stelle.

Il funzionario dell’agenzia delle Entrate Borrelli in un’intercettazione si lamenta col commercialista Sartore del fatto che non sia possibile contattare persone nel Comune di Chioggia, amministrato dal MoVimento 5 Stelle.

Come riporta il Gazzettino di oggi, il nostro sindaco Alessandro Ferro è inavvicinabile per loro. Quelli del MoVimento 5 Stelle “Stanno rivoluzionando un po’ tutto adesso, sai”, spiega Sartore. “Tutto, cazzo”, replica Borrelli. “Purtroppo i grillini… sono così!” sbotta il commercialista.

E sì, “purtroppo” per voi siamo così.

Porte aperte per gli onesti, porte chiuse per i furbi e i corrotti.

Ancora una volta, dalle cronache emerge la differenza nel modo di fare politica fra noi e i partiti. Con sindaci come Alessandro Ferro a Chioggia, Fabio Fucci a Pomezia (“incorruttibile” nelle intercettazioni di Buzzi) e molti altri, che lavorano ogni giorno tenendo alla larga il malaffare dalle nostre città.

Siamo orgogliosi dei nostri sindaci!

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Il governo elimina l’Anac e facilità la corruzione

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di MoVimento 5 Stelle

Il Governo Renzi – Gentiloni si è reso gravemente responsabile di un atto clamoroso che va nella direzione di alimentare la già dilagante corruzione negli appalti pubblici. Ha infatti soppresso il secondo comma dell’art. 211 del D.Lgs n. 50 del 2016, che prevedeva il ruolo “deterrente” dell’ANAC al fine di arginare sul nascere le fonti della corruzione. Una norma che prevedeva, inoltre, non solo di eliminare tutti quei vizi di legittimità degli atti nelle gare pubbliche, a seguito di pareri vincolanti emanati dall’ANAC, ma anche l’emanazione di sanzioni pecuniarie e segnalazioni sulla reputazione e sulla valutazione delle stazioni appaltanti.

In questo modo, dunque, il Governo, disattendendo la volontà del Parlamento, che solo 1 anno fa’ ha approvato il nuovo Codice degli Appalti, elimina il controllo preventivo e cautelativo dell’ANAC sugli atti illegittimi e rimette tutto nelle mani della giustizia ordinaria.

Questo significa che i soldi pubblici, anche nei casi di illegittimità delle gare, continueranno ad essere gestiti da chi si rende responsabile di queste condotte riprovevoli e che gli appalti pubblici, anche laddove siano inficiati da atti di corruzione in corso, non potranno essere fermati in via preventiva ed in autotutela, ma verranno rimessi alla successiva valutazione della giustizia ordinaria: cioè lasciati alla lentezza dei processi civili e alla conseguente prescrizione dei processi penali. Senza, dunque, alcuna conseguenza per i responsabili del malaffare.

Un atto grave da parte del Governo. L’ennesimo dopo la riduzione e la limitazione dell’utilizzo delle intercettazioni come mezzo di ricerca della prova che va in un’unica direzione: coprire corrotti e corruttori. Questa volta anche alla faccia dell’ANAC!

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Il salvataggio de L’Unità e #Renzopoli in tribunale

di Luigi Di Maio

Oggi portiamo in tribunale l’Italia che non sopportiamo più. Non è solo una questione di Renzi, di Partito Democratico, qui è un modello culturale che c’è, che ci sta asfissiando, e che dobbiamo fermare prima che sia troppo tardi.

25 anni fa nell’Italia di Tangentopoli esistevano le mazzette: pagavi la mazzetta e ottenevi l’appalto pubblico. Poi, dopo le tante inchieste, il sistema è diventato molto più complesso, e ce lo ha spiegato proprio Report una settimana fa con la vicenda del salvataggio dell’Unità. Il Pd deve salvare il suo giornale di partito, e quindi riesce a creare delle relazioni con un imprenditore, che guarda caso non appena salva l’Unita dalla disgrazia inizia ad ottenere appalti in Iran, in Kazakistan, e diventa l’unico vincitore con un ribasso dello 0,01% della gara dell’ospedale di La Spezia. Tutte azioni che vedono protagonisti governi regionali del Pd o addirittura lo stesso Matteo Renzi, che porta l’imprenditore che gli ha salvato l’Unità in Iran, a prendere commesse a prendere appalti.
Come funziona questo sistema politico, che poi vedremo se sarà un sistema di corruzione, ce lo spiega anche Italo Bocchino in un’intercettazione del caso Consip, mentre parla con l’imprenditore arrestato Romeo tratta dalla puntata di Report:

Voce Fuori Campo: A registrare la conversazione ci sono le microspie degli investigatori. I due parlano dell’Unità, lo storico giornale della sinistra italiana.
Russo: Sono 8/9 mesi che i giornalisti non riescono a prendere lo stipendio perché l’editore non ci mette i soldi. Gli introiti del giornale ancora non riescono a far fronte a tutte le spese.
VFC: L’editore è Massimo Pessina, costruttore milanese entrato nell’azionariato dell’Unità nel 2014.
Romeo: Chi lo ha portato Pessina?
Russo: Ehhh… Bonifazi
VFC: Francesco Bonifazi è il tesoriere del Pd. Le finanze del giornale sono in rosso e Carlo Russo consiglia a Romeo di sfruttare l’occasione: gettare il salvagente al Partito Democratico finanziando l’Unità.
Romeo: Qual è il costo dell’operazione?
Russo: Beh penso un paio di milioni non lo so, però vediamo.
VFC: Russo spiega a Romeo l’importanza di acquisire l’Unità.
Russo: E’ come se lei riuscisse a fare l’operazione, via, a quel punto lei si è fatto un amico per tutta la vita, quindi…
VFC: Salvare l’Unità secondo Russo significa aprire un credito con il nuovo gruppo dirigente del Pd. Romeo avrebbe voluto diventare socio dell’Unità, ne parla con Italo Bocchino, l’ex parlamentare diventato il responsabile delle relazioni esterne proprio della Romeo Gestioni. Unità
Romeo: Ci sta chi dice che quello fa affari, Pessina.
Bocchino Si, Pessina, lo so bene, infatti gli stanno facendo costruire gli ospedali in Iran.
VFC: La loro conversazione viene ascoltata dai carabinieri che indagano per conto della Procura di Napoli sugli appalti Consip. Romeo e Bocchino, annotano gli investigatori, parlano di Pessina e Stefanelli che hanno salvato dal fallimento il quotidiano l’Unità.

Renzi non potrà più parlare di onestà finché lui e il suo partito non avranno chiarito il caso del salvataggio dell’Unità. Lo voglio ripetere: il Partito Democratico doveva salvare il proprio giornale, l’Unità, che vende meno di una copia per comune italiano, vende meno copie degli eletti del Pd, e quindi è un progetto in perdita. La Pessina Costruzioni decide di entrare nel giornale e rimetterci soldi, ci rimette centinaia di migliaia di euro, perché non sta in piedi. Qual è l’interesse di un’azienda che già stava perdendo utili nel fare un’operazione così ad alto rischio a perdere? Forse la coincidenza che dopo il salvataggio dell’Unità ottiene appalti in Iran, ottiene appalti in Kazakistan grazie all’ENI, ottiene l’appalto dell’ospedale di La Spezia con un ribasso ridicolo dello 0,01%. Questa è la Repubblica degli amici degli amici a cui ci hanno abituato Renzi e i suoi predecessori. Lui incarna perfettamente lo stile di tutta la seconda Repubblica e di parte della Prima Repubblica, in cui l’obiettivo era sempre lo stesso: ho un interesse personale? Me lo risolvo facendomi dare una mano da qualcuno a cui poi prometto soldi degli italiani. Allora, noi oggi questo sistema che chiamiamo “Renzopoli” lo portiamo in tribunale con questo espost, un esposto alla Procura della Repubblica di Roma e di Napoli, in cui chiediamo di fare chiarezza sul fatto che questo salvataggio dell’Unità possa configurare reati come corruzione, turbativa d’asta, traffico di influenze. Questo lo decideranno i magistrati, ma il nostro dovere è denunciare questo scandaloso modo di amministrare l’Italia per interessi personali.

Un altro nostro dovere è necessariamente quello di creare un’alternativa per questo Paese, di dare un’alternativa anche nel mondo delle imprese. Perché in Italia ci sono i prenditori e poi gli imprenditori onesti, che sono la maggioranza e sono quelli con cui noi lavoriamo ogni giorno. Sono quelli a cui abbiamo destinato 20 milioni di euro dei tagli dei nostri stipendi, tutti gli stipendi che abbiamo tagliato come parlamentari del Movimento 5 Stelle li abbiamo destinati ad un fondo per le piccole e medie imprese. Sono nate 5000 imprese in 4 anni, che hanno dato lavoro a diecimila italiani, grazie agli stipendi tagliati.

E quando aprono queste imprese, piccoli negozi, studi professionali, piccole imprese agricole e tecnologiche, quando aprono possono anche difendersi per esempio dal fisco italiano, dall’aggressività di Equitalia, grazie ai nostri centri SOS Equitalia che sono in tutte le regioni italiane, e dove il Movimento 5 Stelle mette a disposizione dei cittadini italiani professionisti che gratuitamente hanno la possibilità di difendere da cartelle pazze o spese da non pagare, i cittadini che sono aggrediti dal gigante Equitalia. Questa è un’idea di Paese. Noi adesso lo facciamo come opposizione, ma dateci l’opportunità di governare questo Paese e diventeranno leggi dello Stato, taglieremo quello che non serve e lo investiremo dove serve, nel mondo dell’impresa, nel mondo dei giovani che cercano occupazione, nei nuovi settori del lavoro. Avremo la possibilità di abolire Equitalia, di creare un fisco amico, uno Stato amico. Noi questo lo possiamo promettere perché abbiamo la credibilità per farlo. Dateci l’opportunità di governare, e quello che abbiamo fatto dall’opposizione diventerà legge dello Stato, diventeranno riforme che finalmente fonderanno di nuovo questo Paese sulla meritocrazia.

Scarica l’esposto che Luigi Di Maio ha depositato in procura

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#RenziCantaTu

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di Luigi Di Maio

L’inchiesta per corruzione negli appalti Consip si è nutrita di altri elementi, dopo l’interrogatorio di Emiliano davanti ai PM e cioè che l’amico di famiglia Renzi, Carlo Russo, indagato per traffico di influenze, non era un semplice millantatore come vogliono far credere, ma un uomo ben conosciuto nel cerchio del giglio magico e, addirittura, raccomandato e sponsorizzato a Emiliano direttamente dal Ministro Lotti, indagato per rivelazione del segreto e favoreggiamento personale. Non solo. Starebbe emergendo anche che Russo avrebbe ricevuto un mandato ufficiale proprio da Matteo Renzi per farsi una chiacchierata informale con il Governatore Emiliano finalizzata a trovare una quadra.

Ricordiamo, inoltre, che Carlo Russo è stato mandato negli uffici dell’a.d. di Consip Marroni, direttamente da Tiziano Renzi, il babbo di Matteo, il quale avrebbe anche detto a Marroni di assecondare le sue richieste aventi ad oggetto la partecipazione ad appalti pubblici Consip.

Insomma, una situazione processuale che va prendendo forma e che sta facendo emergere ogni giorno che passa il coinvolgimento penale e politico di tutto il mondo del PD renziano. Una vera e propria ragnatela. Adesso però la smettano con questo silenzio assordante, omertoso. Rappresentano le istituzioni e, dunque, hanno il dovere, l’obbligo di parlare e dare le dovute spiegazioni ai cittadini, che vogliono evidentemente tenere all’oscuro.

Parlino e dicano tutto quello che sanno. Iniziando da Matteo Renzi, tirato prima direttamente in ballo dall’altro suo compagno Vannoni, che davanti ai PM ha ufficialmente dichiarato come fu lo stesso Matteo a dirgli di stare attento a Consip, prima dello spiffero dell’indagine, e che adesso viene tirato in ballo anche dallo staff del Governatore Emiliano, il quale sostiene che Russo avrebbe detto di aver ricevuto un mandato direttamente da Renzi per fare una chiacchierata con Emiliano e trovare una quadra. Una quadra di che? Di cosa si tratta? Renzi, si accomodi!

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Bologna piomba nella corruzione

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di Max Bugani

45 persone denunciate, 23 per abuso d’ufficio, 11 per corruzione e 3 per peculato. Una persona, invece, è stata arrestata.
Ahi ahi ahi Bologna! Qualche nodo inizia a venire al pettine. L’impero scricchiola.
Non sappiamo ancora i nomi, ma nei prossimi giorni vi terremo informati con tutti gli aggiornamenti.

(DIRE) Bologna, 22 mar. – Appalti pubblici irregolari, truffe alla sanita’ e danni all’erario per diversi milioni di euro sono stati scoperti, nel 2016, dalla Guardia di Finanza di Bologna. In particolare, il corpo ha individuato Appalti pubblici irregolari per oltre 3 milioni di euro e ha denunciato per questo otto persone. Altre 45 hanno subito una denuncia per reati o illeciti contro la pubblica amministrazione nell’ambito di 63 indagini e di 18 interventi conclusi nel 2016. Sui 45 denunciati, 23 per abuso d’ufficio, 11 per corruzione e tre per peculato. Una persona, invece, e’ stata arrestata. E’ solo uno dei paragrafi del capitolo del report 2016 della Gdf bolognese, dedicato al contrasto alle truffe sui fondi pubblici e all’illegalita’ nella pubblica amministrazione. Le Fiamme gialle, in questo ambito, grazie a 58 accertamenti svolti su delega della Corte dei conti, hanno segnalato sprechi o irregolari gestioni di fondi pubblici “che hanno cagionato danni patrimoniali allo Stato per piu’ di 211 milioni di euro”. E qui sono 58 i soggetti segnalati alla magistratura contabile per connesse ipotesi di responsabilita’ erariale. Sono stati scoperti anche casi di illegittima percezione o richiesta di finanziamenti pubblici, comunitari e nazionali, per oltre 4 milioni di euro, con la denuncia all’autorita’ giudiziaria di 25 persone.
Ma c’e’ un altro settore pubblico fonte di truffe e illeciti sul quale le Fiamme gialle hanno trovato riscontro, quello sanitario: la Finanza, sempre nel territorio bolognese, ha infatti individuato truffe nel settore previdenziale e al Sistema sanitario nazionale per circa 2,2 milioni di euro, con la denuncia di sei soggetti.

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