Il futuro dell’Italia passa per il turismo #Turismo2030

di Domenico De Masi

Per 200 anni, dalla metà del Settecento alla metà del Novecento, noi abbiamo attraversato un periodo -che chiamiamo per comodità “società industriale”-, in cui l’elemento principale, il centro della società era la produzione in … Continua a leggere Il futuro dell’Italia passa per il turismo #Turismo2030

Turismo2030: come sarà il turismo del futuro

di MoVimento 5 Stelle

Appuntamento mercoledì, 20 dicembre, alle ore 9, a Milano, presso la Fondazione Stelline in Corso Magenta, 61, per la presentazione di “Turismo 2030 – Come evolverà il turismo nel prossimo decennio”, la ricerca commissionata da… Continua a leggere Turismo2030: come sarà il turismo del futuro

Turismo 2030: L’Italia una Repubblica fondata sulla Bellezza

di MoVimento 5 Stelle

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla Bellezza. Potrebbe essere questo, entro il 2030, il motto del turismo italiano grazie alla grande e diversificata capacità di attrazione del nostro Paese, se solo si riusciss… Continua a leggere Turismo 2030: L’Italia una Repubblica fondata sulla Bellezza

Il futuro del lavoro e del reddito

di Domenico De Masi

Il futuro passa attraverso una ridistribuzione del lavoro, della ricchezza, del sapere, del potere, delle opportunità, delle tutele e attraverso la possibilità anche per chi non lavora, nelle fasi in cui non lavora, di percepire un reddito di cittadinanza.

La nostra evoluzione sociale ha attraversato tre fasi molto diverse l’una dall’altra. Una lunghissima, dalla Mesopotamia fino alla metà del 1700 dopo Cristo, dominata praticamente dal modo di produzione agricolo e artigianale. E’ stata una lunga fase in cui però non c’è stato grande sviluppo tecnologico. Pensate ad esempio se Hammurabi, Giulio Cesare, Napoleone a tanti secoli di distanza l’uno dall’altro avessero voluto coprire il tratto Roma Parigi avrebbero impiegato lo stesso tempo, perché la tecnologia non ha avuto grande sviluppo.

Poi alla fine del Settecento c’è stata una grande rivoluzione dovuta allo sviluppo tecnologico, lo sfruttamento dell’energia a vapore, poi subito dopo l’energia elettrica, e poi i soldi, le ricchezze, le materie prime che arrivavano dal terzo mondo, e poi idee nuove portate avanti dai filosofi illuministi. L’insieme di tutto questo crea una grande rivoluzione che noi oggi chiamiamo “rivoluzione industriale”. In che cosa si distingueva la società industriale che poi è durata dalla metà del Settecento alla metà del Novecento, in che cosa si distingueva dalla società preindustriale? Per il fatto che al centro del sistema non c’era più la produzione agricola: si continuavano a consumare prodotti agricoli, anzi se ne producevano molti di più, però con meno contadini che erano sostituiti dai trattori automatici e dai concimi chimici.

La nuova società invece aveva al suo centro la produzione in grandi serie di beni materiali, i beni materiali sono i frigoriferi, i televisori, le automobili, tutto l’apparato ferroviario e così di seguito. Questa seconda società invece è vissuta sulla base di principi completamente diversi: la specializzazione spinta, la gerarchia nei luoghi di lavoro, la creazione di grandi fabbriche, la creazione di grandi città, pensate che New York nel 1801 aveva 70000 abitanti, nel 1901 aveva 7 milioni di abitanti, e questo è avvenuto anche a Parigi, a Londra in tutte le grandi città. E poi il consumismo: produrre molto per consumare molto, consumare molto in modo che si possa produrre sempre di più. Ma anche questa seconda tipologia di società dal suo stesso interno, dopo la seconda guerra mondiale, ha partorito una terza fase che io per comodità chiamo “società postindustriale”. Che significa? Significa qualcosa che continua a consumare molti beni agricoli, facendo riprodurre in gran parte da sistemi automatici, continua a consumare ancora di più prodotti industriali: automobili, frigoriferi e così di seguito, però il suo epicentro non è più la produzione di beni materiali ma la produzione di beni immateriali.

Cosa sono i beni immateriali? Sono i servizi, sono le informazioni, sono i simboli, sono i valori, sono l’estetica. Ora parallelamente a questa grande triplice trasformazione anche il lavoro si è trasformato. Per lunghi secoli è stato prevalentemente un lavoro fisico, nella metà dell’Ottocento quando Marx scrive il Capitale, la città più avanzata del mondo la più industrializzata è Manchester. Ebbene a Manchester 94 lavoratori su 100 sono operai, solo 6 sono impiegati o dirigenti o imprenditori. La evoluzione che c’è stata successivamente ha portato ad avere bisogno sempre meno di operai, sostituiti con sistemi meccanici, sempre meno di impiegati, sostituiti con gli elaboratori elettronici, sempre più invece di creativi.

Quindi allo stato attuale non abbiamo più il lavoro, dove per lavoro si intendeva il lavoro operaio prevalentemente metalmeccanico, ma abbiamo “i lavori”, cioè un lavoro di tipo lavoro fisico che è quello dell’operaio, c’è un lavoro intellettuale ma ripetitivo proprio come se fosse una catena di montaggio, in effetti è la catena burocratica quella dell’impiegato, e poi c’è il lavoro creativo vero e proprio. La situazione oggi è un terzo, un terzo e un terzo: cioè un terzo di lavoro operaio, un terzo il lavoro impiegatizio, un terzo di lavoro creativo. Però le leggi hanno tutte come punto di riferimento ancora l’operaio metalmeccanico, per cui alla fine poi non ci si ritrova con i conti. Per esempio che un minatore, un giornalista, un professore di università, un artista, un poeta vadano in pensione tutti allo stesso tempo, lo stesso anno, la stessa data, questo capiamo subito che è un’ingiustizia perché alcuni lavori sono usuranti altri no, alcuni lavori è bene non farli dopo una certa età e altri è invece necessario. Come evolverà tutto questo? Beh l’evoluzione principale, quella che costituirà il problema grande per i prossimi decenni, è che noi avremo sempre meno bisogno di lavoro umano per produrre sempre più beni e sempre più servizi.

Però questa è una bellissima notizia, da sempre abbiamo sognato di avere beni e servizi senza fatica, questo ora è possibile. Però come lo si risolve il problema poi della distribuzione del lavoro? In effetti mentre il comunismo sapeva
distribuire i beni ma non li sapeva produrre, noi sappiamo produrre beni ma non li sappiamo distribuire, e uno di questi è proprio il lavoro. Per cui il padre lavora 10 ore al giorno e il figlio è completamente disoccupato. Come si capisce, il futuro passa attraverso una ridistribuzione del lavoro, della ricchezza, del sapere, del potere, delle opportunità, delle tutele e attraverso la possibilità anche per chi non lavora, nelle fasi in cui non lavora, di percepire un reddito di cittadinanza.

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Come cambierà il lavoro nei prossimi 10 anni

di Tiziana Ciprini e Claudio Cominardi

Il lavoro rappresenta per l’individuo una delle dimensioni più importanti del suo rapporto col mondo. Secondo Aris Accornero “un uomo che ha perso il suo lavoro ha perso il suo passaporto per la società”.

Oggi ci troviamo nel bel mezzo di un’epoca di grandi trasformazioni dettate dall’innovazione tecnologica, dalla globalizzazione, dai nuovi media e dalla scolarizzazione di massa; cambiamenti che la politica tende ad ignorare perché incapace a proiettarsi oltre la scadenza della legislatura.

In un contesto drammatico come è quello italiano, dove la povertà dilaga con 4,6 milioni di cittadini che vivono sotto la soglia di povertà assoluta e un tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti in Europa (36,4% Fonte ISTAT) il tema del lavoro deve essere sempre più centrale.

E’ quindi doveroso porsi delle domande su quelli che saranno gli scenari futuri.

Come evolverà il mercato del lavoro? Quali saranno le professioni del futuro? I posti di lavoro aumenteranno o diminuiranno in rapporto alla popolazione attiva? Quali settori saranno carenti, quali adeguati e quali esuberanti di occupati? Come evolverà il mix tra lavoro fisico, lavoro intellettuale di tipo esecutivo e lavoro intellettuale di tipo creativo? La globalizzazione, lo sviluppo dei metodi organizzativi, il progresso tecnologico, la longevità, i flussi migratori come influiranno sulla creazione e sulla distruzione dei posti di lavoro?

Il MoVimento 5 Stelle le risposte ce le ha, grazie a un’inedita ricerca previsionale su come evolverà il mondo del lavoro da qui al 2025.

Il noto sociologo Domenico De Masi, professore emerito di Sociologia del Lavoro ha coordinato questo studio grazie alla collaborazione di 11 tra i maggiori esperti in vari ambiti: dall’economia al diritto, dalla tecnologia alla psicologia.

Mercoledì 18 e giovedì 19, per la prima volta, ne discuteremo insieme in due intere giornate alla Camera dei Deputati.

L’evento sarà trasmesso in streaming sulla pagina Facebook del MoVimento 5 Stelle.

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