Un caffè con Giancarlo Cancelleri

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di Giancarlo Cancelleri

Oggi ricomincio a girare per la Sicilia per presentare il nostro programma e ascoltare i cittadini. Lo farò con Luigi Di Maio e facendo quello che forse è il miglior modo per conoscersi: bevendo un caffè insieme. Un bar, due tavolini e voglia di confrontarsi; lo potremmo chiamare “Un caffè con Cancelleri”.

Inizieremo questo nuovo viaggio dai paesi più piccoli, in quei micro universi disseminati in lungo e in largo per tutta l’isola, dove un abbraccio vale più di qualsiasi parola. Questa settimana saremo nel messinese.

Insieme agli abitanti incontreremo il primo cittadino di ogni comune che ci ospiterà. Sono comunità meno popolose e più “nascoste”, che non conosci se non ci vivi o che leggi solo in qualche cartello stradale di passaggio. Posti, però, che una volta vissuti ti restano nel cuore. E dato che in queste realtà il caffè è quasi sacro, l’appuntamento sarà proprio nei bar, seduti comodamente attorno a un tavolo, per ascoltarvi e discutere.

“Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra, c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti.” (Cesare Pavese)
Le tappe di oggi: San Fratello, Tusa e Mistretta. Passate parola; chi vuole prendere un caffè con noi è il benvenuto!

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Sicilia: si riparte

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di MoVimento 5 Stelle Sicilia

Il M5S si conferma avanti rispetto agli altri partiti e non solo nei sondaggi. Mentre a destra e sinistra tengono ancora banco accordi e alleanze il Movimento 5 stelle dà il via alla fase due della campagna elettorale dopo il tour estivo che ha visto Cancelleri, Di Maio e Di Battista in giro da un capo all’altro della Sicilia con due pulmini totalmente elettrici ad ad incontrare persone e ad animare affollati comizi.

Lunedì pomeriggio il vicepresidente della Camera e il candidato alla presidenza della Regione partiranno per un mini tour che durerà fino a giovedì in alcuni Comuni del Messinese, dove incontreranno sindaci, cittadini e categorie produttive come allevatori , pescatori e lavoratori edili.

Nella mattinata di lunedì (alle 10,30 all’Ars) è invece prevista la conferenza stampa di presentazione del primo assessore della possibile giunta M5S, quello all’Agricoltura.

“Partiamo da questo settore – dice Cancelleri – non a caso. L’Agricoltura, con il Turismo, in una terra come la Sicilia, dovrebbe essere il volano dell’economia ed invece finisce quasi per esserne la palla al piede. Vogliamo invertire la rotta, e farlo subito. Crediamo fermamente che la persona individuata sia quella giusta per poterlo fare”.

L’assessore designato, è un agronomo, e ha grande esperienza nel settore.

Intanto procede la costruzione della squadra di governo del M5S, che sarà resa pubblica per intero prima dell’appuntamento con le urne.

“È giusto che sia così – afferma Cancelleri – i cittadini devono essere messi nelle condizioni di poter decidere con il maggior numero delle indicazioni in mano. Non è giusto farli votare a scatola chiusa. Ci auguriamo che lo stesso facciano gli altri partiti. Ma non credo loro abbiamo la stessa facilità di scelta che abbiamo noi. Loro devono rendere conto delle loro scelte ad una sfilza di soggetti che cercheranno di monetizzare il loro apporto elettorale assicurato alla coalizione”.

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L’intervento di Luigi Di Maio a Cernobbio: Italia smart nation

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di Luigi DI Maio

Mi fa piacere essere qui oggi e avere l’opportunità di raccontare anche dinanzi a questa platea l’idea di Paese che il M5S ha in cantiere, il programma e le idee che abbiamo in mente per l’Italia. E’ stato detto tanto in questi anni sul Movimento 5 Stelle e talvolta si sono semplificate o strumentalizzate molte nostre posizioni. Anche per questo motivo oggi vorrei confrontarmi con voi per chiarire che il Movimento 5 Stelle non vuole un’Italia populista, anti-europeista o estremista.

Noi un’idea di Italia ce l’abbiamo bene in mente e non ha nulla a che fare con queste definizioni. L’Italia che stiamo disegnando, anche insieme a esperti, accademici e professionisti, è una “Smart nation”, un Paese che si fonda sull’innovazione tecnologica, nel pubblico come nel privato. Immaginiamo un Paese snello, veloce, efficiente. Un Paese dove aprire un’impresa è semplice come aprire un sito internet. Quando pensiamo a un modello di buon governo, è ai Paesi del Nord Europa che rivolgiamo il nostro sguardo. Anche per questo come Parlamentari del Movimento 5 Stelle abbiamo commissionato uno studio, Lavoro 2025, per conoscere in anticipo quali trasformazioni economiche, sociali e tecnologiche ci saranno da qui ai prossimi dieci anni e per non farci trovare impreparati su un tema cruciale per il futuro. Non ci interessa distruggere, ci interessa costruire e farlo al meglio.Noi abbiamo un concetto alto della politica, una politica intesa come amministrazione della cosa pubblica nell’interesse comune, una politica che non si mette al servizio di nessuno, se non dei cittadini. Per fare questo bisognerà anche ripensare al concetto di trasparenza tra la politica e i portatori di interesse. E’ arrivato il momento di regolamentare il rapporto tra la politica e le lobby, così come accade in molte altre parti d’Europa.

ll Movimento 5 stelle non è contro il giusto profitto o l’impresa. Al contrario vogliamo tutelare chi crea valore ma proprio per questo però siamo contro gli sprechi, l’utilizzo sconsiderato dei soldi pubblici e i privilegi che hanno contribuito a soffocare lo sviluppo anche imprenditoriale del Paese. Il nostro scopo fondamentale è il ritorno ad una morale pubblica che consenta alle imprese di lavorare in un contesto pulito, libero da sprechi e condizionamenti esterni.

Ecco perché quella contro gli sprechi, specie quelli della politica, è una nostra battaglia storica, che ci avvicina alle esigenze delle imprese.
Su questo punto la classe politica attuale ha fatto pochissimo o nulla. Ai tagli selettivi e meritocratici ha preferito la logica dei tagli lineari. Invece che migliorare, così, la qualità della spesa è peggiorata.

La lotta agli sprechi da sola ovviamente non è sufficiente. L’Italia deve poter ri-contrattare alcuni trattati europei che impediscono una solida ripresa. Penso in particolare al Fiscal Compact. Questo non significa che il M5S sia anti-europeista. Si tratta di un’altra semplificazione. L’austerità ha fallito su tutta la linea, non centrando nemmeno il suo obiettivo manifesto: ridurre il rapporto debito/Pil. Questo infatti è cresciuto di oltre 32 punti percentuali dal 2007 ad oggi (da meno del 100% a più del 132% di quest’anno). La rincorsa folle al pareggio di bilancio pubblico ha sacrificato le spese produttive, cioè gli investimenti, e le imprese hanno pagato così anche l’invecchiamento infrastrutturale e il mancato sviluppo tecnologico.

Pensiamo alla politica economica. Come riconoscono oggi anche molti economisti ortodossi, l’euro è una moneta disegnata su misura per l’economia tedesca. Favorisce le sue esportazioni nei confronti dei partner europei abbassando artificiosamente il valore della moneta, tanto che alcuni analisti parlano di euro-marco. Grazie alla spinta delle esportazioni la Germania non ha alcuna difficoltà a mantenere il bilancio pubblico in pareggio, ma lo stesso non si può dire per tutti gli altri Paesi. I cosiddetti PIIGS e la Francia hanno pagato le asimmetrie della moneta unica prima con i deficit commerciali e poi con l’austerità. Eppure la soluzione politica non sta nel muro contro muro. Il M5S ne è perfettamente consapevole. L’aver parlato di referendum consultivo sulla moneta unica serve soprattutto a sollevare questo tema, e ad avere un potere contrattuale e una via d’uscita nel caso estremo in cui le esigenze dei Paesi del Sud Europa continuino ad essere ignorate. Il problema andava posto, e siamo orgogliosi di averlo fatto.

Gli stessi dati economici dell’ultimo biennio, se analizzati da un punto di vista meno governativo, sono tutt’altro che incoraggianti. Il MoVimento ha sempre visto come non sufficiente l’indicatore utilizzato tradizionalmente per misurare il benessere economico, cioè il Pil. Nella Legge di Bilancio di quest’anno compare il BES, cioè l’indice di Benessere Equo e Sostenibile, ma tiene conto solo 12 fattori socio-economici scelti con grande discrezionalità, e ha quindi un valore molto limitato. Non mancano gli studiosi che da anni stanno sviluppando indici alternativi molto interessanti. Siamo intenzionati a valorizzarli perché pensiamo che la produzione debba stare insieme all’ambiente, alla salute e alla qualità del posto di lavoro.

In ogni caso pil, crescita e i dati diffusi dai principali istituti nazionali e internazionali come detto una lettura se pur parziale la danno e quindi li commenterò anch’io.
L’Italia, dopo lunghi anni di recessione, rimane oggi in grandissima difficoltà. Nel 2016 siamo stati ULTIMI per crescita in Europa, è tornato a crescere il tasso di disoccupazione all’11,3% e quello giovanile sopra il 35%. È vero che diminuiscono gli inattivi, ma un’analisi di più largo respiro ci mostra che l’occupazione cresce soltanto nella fascia over 50. Su 100 contratti, a giugno 2017, solo 20 erano a tempo indeterminato. La crescita in Italia nel secondo semestre è dello 0,4% a fronte dello 0,6% dell’Europa. La crescita tendenziale del 2017 è dell’1,5% mentre in Europa è del 2,2%.

Caso Spagna… le due motivazioni per cui fa meglio…

Il Pil reale è ancora oggi inferiore di quasi il 7% al livello pre-crisi. Abbiamo quindi perso 10 anni sprecando in gran parte anche la congiuntura internazionale favorevole degli ultimi 3

Sono qui a proporvi un percorso di sviluppo economico e stabilità alternativo, fondato sullo sviluppo tecnologico e l’innovazione. Gli investimenti da fare per diventare una smart nation sono tantissimi. Abbiamo già detto che un nostro obiettivo in 5 anni di governo è raggiungere il milione di macchine elettriche. Non stiamo parlando di qualcosa di astratto: sono appena rientrato da un tour della Sicilia a bordo di un pulmino elettrico, con cui abbiamo percorso 2000 km! (ENEL)

Il milione di auto elettriche è lo stesso numero a cui punta la Germania entro il 2020. In Olanda le auto a benzina saranno bandite dal 2025, in India saranno bandite dal 2030. Questi Paesi hanno un piano nazionale di elettrificazione della mobilità: anche l’Italia deve averne uno e noi lo proporremo.

C’è poi il tema della digitalizzazione della Pubblica Amministrazione che non è mai iniziata. Oggi qualsiasi cosa uno debba fare in banca la può fare con il mobile banking con tantissimo risparmio di tempo per il consumatore e con grande risparmio di costi da parte delle banche. Se hai a che fare con l’amministrazione pubblica invece devi prendere il biglietto (non sai mai quale) e fare la coda. Un anacronismo da risolvere. Pensate solo alla creazione di una partita iva, se in UK si può fare online nel giro di un paio d’ore perché non si può fare anche in Italia?
Bisognerà snellire, sburocratizzare, anche mettere ordine nella giungla di leggi, troppe, che imbrigliano l’attività di chi voglia investire nel nostro Paese. Una nuova legge si farà solo se serve e così cominceremo ad ottimizzare anche il lavoro del Parlamento. Burocrazia, infatti, è anche l’atteggiamento di un Parlamento che fa una legge ogni due giorni e mezo!

Potenzieremo l’accesso ad internet rendendolo un diritto per tutti e investiremo sulle tecnologie legate al turismo. Come diceva uno dei consiglieri di Obama, internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro al mondo! Vi ricordo che per ogni euro investito nell’Internet delle cose si ha un ritorno di 12 euro: E con oltre 8 milioni di dispositivi connessi, l’Italia è uno dei maggiori mercati per le comunicazioni M2M (Machine-to-Machine) in Europa. Pensate se avessimo investito anche solo una parte delle risorse del Jobs Act.in questa direzione! Quella dell’Internet delle cose non è una tecnologia che cito per caso, è quella che cambierà la nostra vita nei prossimi anni, un po’ come hanno fatto gli smartphone nell’ultimo decennio. Significa che ogni cosa viene collegata in Rete e collegandosi diventa intelligente: smart. Che è ciò che vogliamo anche per il nostro Paese: un’Italia Smart Nation.

Noi siamo pronti a realizzarla. In questi mesi abbiamo coinvolto nella elaborazione del nostro programma di governo attraverso la Rete migliaia di cittadini, e nei prossimi mesi lo presenteremo alle varie realtà imprenditoriali, associazioni di categorie, a tutti gli stakehholder italiani e non solo con cui intraprendere un primo costruttivo e trasparente confronto.

A fine settembre il MoVimento 5 Stelle presenterà il suo candidato premier e successivamente la sua squadra di governo, che avrà al suo interno profili di grande competenza. Anche per dimostrare di essere all’altezza delle sfide che si è posto.

Se gli elettori lo vorranno, raccoglieremo la grande sfida di cambiare, questa volta davvero, il nostro Paese.

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C’è bisogno di verità

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di Luigi Di Maio

Adesso che questo tour siciliano si è concluso, ho deciso di pubblicare un post particolare. Perché sento il bisogno di raccontare alcune cose. Quando ho iniziato questa avventura nel MoVimento 5 Stelle ho messo in conto tutto: attacchi, tranelli, falsità e strumentalizzazioni. Ma forse avevo sopravvalutato la possibilità di difendermi da questa campagna di odio e menzogne nei miei confronti. In questi giorni ancora una volta sono stato definito fascista, razzista, addirittura “imprenditore della paura”. E ancora una volta, storpiando le mie parole, si è giocato a spaccare il MoVimento 5 Stelle. Era già successo quando ho denunciato che alcune Ong facevano da ‘Taxi del mare’ nel Mediterraneo o quando sono andato a Bruxelles e con i nostri europarlamentari abbiamo scoperto che Renzi aveva svenduto i nostri porti per gli sbarchi, in cambio degli 80 euro. Ed è successo anche quando abbiamo detto che molte cooperative e alberghi stavano facendo la loro fortuna sull’immigrazione. Questo tour siciliano mi è servito tanto perché ho avuto modo di parlare con migliaia di persone senza intermediari, senza tv e giornali.

Una frase che mi hanno ripetuto spesso in questi giorni è stata “la tv ti rende diverso, invece conoscendoti si capisce quanto ci credi e che persona sei”.
Quel “diverso” ho provato a chiedere cosa significasse. Per alcuni stava per “troppo freddo”, per altri “troppo moderato”, per altri ancora “antipatico”, per altri “troppo politicante”, per alcuni anche “insensibile”.
In questi venti giorni ho realizzato che forse il mainstream è riuscito a farmi sembrare diverso da come sono. Negli ultimi giorni ho letto il mio nome associato a dichiarazioni che non ho mai fatto. Non ho mai giustificato alcuna violenza della polizia, neanche verbale. Non ho mai pensato né detto che il Sindaco di Roma o il Governo nazionale non dovessero occuparsi dei migranti. Tantomeno penso che si debba utilizzare la forza per far rispettare la Legge.

Nella mia idea di Paese la polizia non spezza le braccia a nessuno, non lo minaccia neanche. Non si lanciano neppure bombole di gas contro la polizia, né si occupano (addirittura subaffittando in maniera criminale) edifici privati o pubblici.
Io le manganellate qualche volta ho rischiato di prenderle: nel periodo in cui nella Terra dei fuochi ci opponevamo all’apertura delle discariche nel parco nazionale del Vesuvio. Sono sempre stato per la legalità e la moralità. Quando si verificarono i fatti del G8 di Genova che videro la morte di Carlo Giuliani, ero al Liceo. Una delle prime iniziative che organizzai da rappresentante degli studenti fu invitare suo padre ad un’assemblea di istituto per fargli raccontare cosa fosse accaduto secondo lui. Non ci raccontò una storia “polizia contro manifestanti”. Parlammo di responsabilità politiche. Ancora oggi uno dei massimi responsabili di quella tragedia è a capo delle partecipate di Stato, nominato da destra e sinistra in tutti questi anni.

Quando è uscito nelle sale il film “Diaz” ricordo che l’ho divulgato a più amici possibili. Quello che era successo lì andava raccontato. E non va mai dimenticato.
Quando sono arrivato alla Camera ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con tanti poliziotti e carabinieri. Abbiamo scritto insieme la legge che trasferiva le auto blu alle squadre mobili e abbiamo collaborato su molto altro. Ho imparato a conoscere queste persone. È vero che da loro bisogna pretendere la massima professionalità. Ma quando giudichiamo le nostre forze dell’ordine dobbiamo farlo con onestà intellettuale e rispetto: sono persone che guadagnano 1300 euro al mese e devono portare a casa la pelle. Ho conosciuto alcuni di loro costretti ad andare alla mensa Caritas per pagare gli alimenti alla ex moglie. Chiediamo loro altissimi livelli di professionalità, ma la loro formazione lo Stato l’ha ridotta ai minimi termini. Condanno senza se e senza ma chi tra loro sbaglia, ma non farò mai di tutta l’erba un fascio.

In questi anni ho capito che ci sono dei temi che sono come l’alta tensione. Quando li tocchi prendi la scossa. Non solo perché tocchi forti interessi di sistema, ma anche perché i media sanno che possono riuscire a farti perdere consensi. E quindi ci sguazzano.
L’immigrazione è uno di questi. È un grande business che sta finanziando la carriera di politicanti senza scrupoli o le mafie. Ma ogni volta che provo a denunciare le follie che riguardano questo ambito, l’opinione pubblica viene divisa dai media in fascisti e comunisti, razzisti e ipocriti, eccetera eccetera.
Molti mi dicono: “Chi te lo fa fare di intervenire su questo argomento. Evita di parlarne. Ti fa perdere consenso”. E questo ragionamento infatti dovrebbe dimostrare che non lo faccio per consenso. Ma io non sono mai stato quello che voleva piacere a tutti i costi e che diceva solo le cose che gli altri volevano sentirsi dire. A scuola ero quello a cui i miei compagni chiedevano di fare il rappresentante di classe “perché tu sai tenere testa ai professori”. E magari così finivo sulle scatole pure ai miei prof. È sempre stata una mia passione combattere battaglie che ritengo giuste.

Nel 2011 sono stato tra i volontari che accolsero i primi migranti nel mio comune dopo i bombardamenti della Libia. C’era bisogno di volontari perché nonostante il Governo avesse stanziato fior di quattrini per la gestione dell’emergenza, fu da subito evidente che i famosi 38 euro al giorno finissero ovunque, tranne che nei servizi a chi scappava dalle bombe.
Scrissi un pezzo su un giornale locale che si intitolava “il modello Pomigliano” dove raccontavo l’iniziativa del mio parroco che quell’anno decise di far portare a spalla, a quei ragazzi provenienti dall’Africa, il nostro Santo patrono per la consueta processione. Un modello di integrazione culturale. Ogni tanto incontro ancora qualcuno di quei ragazzi, uno lavora a pochi passi dall’abitazione della mia famiglia.

Sono ancora fermamente convinto del valore della mediazione e dell’integrazione. Penso però che al di là della tua nazionalità, che tu sia tedesco, etiope, egiziano, cinese o di qualunque altra provenienza, se vuoi partecipare al processo di integrazione e accoglienza devi rispettare le regole che si è data quella comunità che ti accoglie. Noi ti accogliamo e tu accogli le nostre regole.
E su questo concetto non arretro, perché penso che sia una battaglia giusta.

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Siamo tutti con Domenico Surdi

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di Luigi Di Maio

Questa notte il portone del municipio di Alcamo, un comune a 5 stelle, è andato a fuoco.

Una brutta sorpresa, un atto vile che colpisce non solo il sindaco e l’amministrazione, ma tutti i cittadini onesti, tutti i cittadini che non vogliono essere più schiavi di politiche disastrose, ma costruttori di nuove comunità in cui la legalità è il segno distintivo.

Abbiamo subito più e più volte intimidazioni come a Pietraperzia, per fare un esempio. Nelle intercettazioni, quando criminali e mafiosi parlano di noi, ci detestano perché siamo incorruttibili, non accettiamo mazzette, e non trucchiamo appalti. Perciò diamo fastidio.

Siamo tutti con Domenico Surdi, la sua giunta, la sua maggioranza e con tutti i cittadini di Alcamo. La magistratura e le forze dell’ordine che hanno il nostro pieno e incondizionato appoggio ci daranno le risposte a questo gesto codardo, ma nel frattempo continuiamo il tour in Sicilia per dare le risposte che i cittadini siciliani attendono da decenni, e dopo la Sicilia risponderemo al bisogno di legalità e di onestà per tutta l’Italia.

Ci vediamo questa sera a Mussomeli, in piazza Roma, alle 20. Non mancate.

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Oggi sciacalli, ieri signori dei condoni e delle sanatorie

di Luigi Di Maio

In questo momento così drammatico per i cittadini di Ischia, e per noi tutti, qualcuno si è messo in testa di utilizzare i morti e il terremoto per attaccare il MoVimento 5 Stelle, ed è una cosa indegna.

Quando ci sono queste disgrazie tutti i partiti, dall’attuale Governo a quelli che hanno governato negli ultimi vent’anni, si indignano, scoprono l’abusivismo edilizio, scoprono che gli edifici del 1950 non sono in sicurezza, che non sono antisismici, e alla fine se la prendono con me, attaccano me per prendersela con il MoVimento 5 Stelle.

Ma dov’erano questi signori negli ultimi venticinque anni quando bisognava mettere soldi nella sicurezza delle nostre case, nelle norme antisismiche, nel dissesto idrogeologico? I soldi li mettevano nelle pensioni d’oro, nei rimborsi elettorali, nelle auto blu, soldi vostri. Sono degli ipocriti che utilizzano le tragedie come sciacalli, non sono passate neanche 24 ore da quando sono morte due persone e altre sono finite sotto le macerie. Quanti condoni e sanatorie sono state fatte in questi anni dai vari governi? Il primato ce l’ha Berlusconi ma il primo condono della Seconda Repubblica l’ha fatto il governo Dini, sostenuto dal Partito Democratico di Sinistra, i compagni, quelli che oggi fanno i moralisti con la loro superiorità morale; poi l’ha fatto Berlusconi nel 2003, ne ha fatto un altro nel 2009, e adesso nel 2017 sotto il governo Gentiloni alla Camera dei Deputati si sta approvando un’altra legge condono che si chiama legge Falanga, votata qualche giorno fa da quelli lì.

Ed invece si parla di me come quello che vuole i condoni mentre degli altri si racconta l’indignazione per il fatto che gli ischitani non avessero le case in sicurezza. Ma chi le doveva mettere le case in sicurezza? Forse le famiglie che hanno difficoltà ad arrivare a fine mese o avrebbe dovuto farlo lo Stato? Se c’erano degli abbattimenti da fare li doveva fare la Regione Campania, il Governo nazionale, non gli ischitani.

Per l’abusivismo edilizio noi non abbiamo nessuna tolleranza, per la prima volta abbiamo parlato di un piano casa per la Regione Siciliana, per aiutare quelli che hanno perso la prima casa, per aiutare chi viene sfrattato da una casa da demolire, queste cose se le dicesse uno del PD sarebbe osannato, ma se le diciamo noi siamo la colpa, la ragione per cui nella mia terra ci sono gli abusi edilizi.

Io non ne posso più della superiorità morale di una certa sinistra e di una certa destra in questo Paese che con le leggi fa le peggiori schifezze e poi vuole insegnare a noi tutti come si deve fare politica in questo Paese, cosa si deve dire e cosa no.

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Internet è la più grande fabbrica di posti di lavoro al mondo

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di Luigi Di Maio

Se l’Italia avesse una diffusione di Internet pari a quella della Francia ci sarebbero 186.000 occupati in più. Se avesse la diffusione di internet pari a quella dell’Olanda avremmo 270.000 posti di lavoro in più.

Mi fanno morire i vecchi partiti quando ironizzano sul Movimento 5 Stelle e le nostre politiche per incentivare l’utilizzo di internet in ogni settore del nostro Paese. Partendo dalla banda larga, passando per la sanità, l’istruzione e la pubblica amministrazione. Sono 10 anni che chiediamo investimenti nella banda larga (ormai ultra larga), nell’innovazione, nella sharing economy. Vogliamo che venga riconosciuto il diritto universale di accesso a internet. Ma abbiamo sempre e solo ricevuto sfottò del tipo: “Noi abbiamo un partito, voi un blog”, “Siete il partito dei click” con Vincenzo De Luca, evidentemente ossessionato da un suo giovane conterraneo, che crede di deridermi usando il mestiere di Webmaster in termini dispregiativi: “Giggino o Webmaster”. Non ne ha ancora capito l’utilità e il significato. Vabbè, gli diamo tempo, chissà un giorno forse ce la faranno, lui e il suo partito.

Eppure se quella classe politica di dinosauri avesse investito dieci anni fa in questo settore, anziché regalare soldi a banche e palazzinari, oggi avremmo centinaia di migliaia di posti di lavoro in più.

Secondo Marco Simoni e Sergio De Ferra, se l’Italia incrementasse la diffusione di internet del 10% si produrrebbe un aumento del Pil dello 0,44 per cento dell’occupazione generale e dell’1,47 per cento quella giovanile.

Secondo una ricerca della Banca Mondiale, una crescita della penetrazione di internet del 10% porterebbe un incremento del Pil che varia dallo 0,24% all’1,50%. Parliamo di centinaia di milioni di euro.

Ciò significa che se l’Italia ampliasse del 30% la diffusione di internet, l’occupazione giovanile aumenterebbe del 5% e il Pil crescerebbe tra lo 0,7% e il 4,5%.
È veramente incredibile che si sia perso un treno di questa importanza. Mentre si spendono miliardi di euro in pensioni d’oro, si mettono pochi milioni – e male – sullo sviluppo delle autostrade telematiche.

Dateci l’opportunità di governare e colmeremo questo gap.

*dati tratti da La Cura di Luca Landò

Ps. Ci vediamo a Gela il 19 agosto da dove ripartirà il tuor #AtuttaSicilia

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Pugno di ferro? Faccia di bronzo!

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di Luigi Di Maio

L’ipocrisia di Matteo Renzi non ha eguali. Oggi dice che bisogna usare il “pugno di ferro” contro le Ong che hanno contatti con gli scafisti, peccato però che quando sollevai io il tema in aprile si mise a sparare a zero sul MoVimento 5 Stelle e sulla mia persona. “Faccia di bronzo“, altro che “pugno di ferro“. Prima mi attaccava, oggi fa il pappagallo e ripete principi che noi abbiamo già messo nero su bianco in una proposta di legge a prima firma Alfonso Bonafede. Invece di rilasciare interviste qua e là si chiami il suo partito e gli chieda di portare in aula la nostra proposta di legge, che prevede di attribuire alle unità nel Mediterraneo i poteri dell’autorità giudiziaria. Solo in questo modo riusciremo a supportare il lavoro delle Procure che stanno lavorando.

Poi un’altra considerazione, visto che Renzi ha anche bollato come una “bufala pazzesca” quel che invece è ormai una verità appurata (e confermata anche da ex ministri del Pd come la Bonino e Mauro), ovvero che è stato lui, nel 2014, a stringere un accordo con Bruxelles per far approdare tutti i migranti del Mediterraneo in Italia. Dà la colpa agli altri Stati membri che non stanno facendo la propria parte. Ma fatemi capire: Renzi il patto con Bruxelles l’ha stretto sulla fiducia? Senza sapere o immaginare che poi gli altri Paesi Ue ci avrebbero voltato le spalle appellandosi a Dublino? E ci voleva tanto a prevederlo?

Il punto è che Renzi altro non sa fare che dare la colpa agli altri, su ogni cosa. Vede gufi ovunque, fin da quando è salito a Palazzo Chigi. E’ una vera e propria ossessione la sua, come quella che prova verso il MoVimento 5 Stelle! La smetta di pensare ai fantasmi e porti la nostra proposta in Aula!

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L’Europa si è fermata a #Ventimiglia

di Luigi Di Maio

Oggi sono stato a Ventimiglia insieme ai portavoce liguri Simone Valente, Sergio Battelli e la consigliera Silvia Malivindi, per esaminare da vicino lo stato di emergenza che vive il comune da diversi anni. In particolare da quando la Francia ha alzato un muro contro di noi, respingendo automaticamente ogni giorno in Italia centinaia di migranti, senza un esame della loro situazione, come invece previsto dalle norme internazionali sui diritti dei rifugiati e denunciato da Amnesty International. In un anno e mezzo, secondo le stime forniteci dalla nostra Polizia di frontiera, Parigi ci ha rimandato indietro 30.000 migranti (17.000 nel 2016 e 11.000, finora, nel 2017). Prima hanno bombardato la Libia destabilizzando la regione e ora se ne lavano le mani. E’ inaccettabile.

Ma quel che è ancora più inaccettabile è il silenzio dell’UE, che oggi ha persino difeso la Francia affermando che ha tutto il diritto di rimandarci indietro i migranti. Noi qui a Ventimiglia però abbiamo persino avuto notizie da più parti di respingimenti anche di minori, di bambini. Se la notizia fosse confermata sarebbe gravissimo. Per questo chiediamo che l’UE, invece di fare conferenze stampa o comunicati, si faccia vedere a Ventimiglia, dove si è fermata l’Europa, e apra una indagine sui respingimenti in frontiera per verificare se sussistono violazioni dei diritti dell’infanzia e dei protocolli internazionali. Ad oggi l’Italia sta sostenendo costi ingenti per accogliere persone che vogliono andare in Francia e nel resto d’Europa.

Sento inoltre tanto parlare di anti-europeismo, ma qui l’unico sentimento antagonista e ostile che vedo è verso l’Italia e i suoi cittadini. Siamo davanti a una emergenza creata ad arte da Renzi e dal Pd. I nodi sono venuti al pettine nei giorni scorsi, durante la mia visita a Bruxelles, quando il direttore di Frontex, Fabrice Leggeri, ci ha confermato che è la missione Triton, voluta da Renzi e dal Pd, a prevedere che tutti i migranti siano portati in Italia. Un accordo preso con i burocrati europei in cambio di qualche briciola, in cambio di qualche bonus.

Ci hanno svenduto per 80 euro trasformandoci nel porto d’Europa, contribuendo così a creare emergenze come quelle di Ventimiglia. Ma noi non resteremo in silenzio, questa volta no. Questa volta Renzi, il Pd e tutti i governi in provetta che ci hanno propinato finora risponderanno davanti al Paese dei loro disastri.

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Immigrati e ONG: se n’è accorto anche il governo! E ora i benpensanti?

di Luigi Di Maio

Le stesse identiche proposte sono razziste se le fa il MoVimento 5 Stelle e diventano buone se a proporle è il governo! E’ quello che è successo in questi mesi con l’emergenza immigrazione, chiaramente strumentalizzata da chi non ha nessuna voglia di risolvere il problema.

I primi a lanciare l’allarme sulle operazioni di salvataggio nel Mediterraneo ad opera di alcune Organizzazioni non governative e a proporre soluzioni di buon senso siamo stati noi del Movimento 5 Stelle, tra gli insulti e le critiche del Pd, della stampa mainstream e del governo. Oggi, dopo tre mesi, lo stesso allarme e le stesse proposte le ritroviamo sulla bocca del ministro dell’Interno Minniti e sono quelle che il governo ha portato in Europa.

Buongiorno, Ministro, ben arrivato sulla terra! E buongiorno anche a questo governo, che con tre mesi di ritardo si è accorto che le soluzioni per fermare il traffico di esseri umani e contenere l’emergenza immigrazione esistono. E non sono né di destra, né di sinistra, sono semplicemente buone idee.

Ad aprile, mentre gli altri chiudevano gli occhi e facevano finta di nulla, raccogliemmo le denunce che arrivavano da alcune Procure della Repubblica, tra cui quella di Catania, e da Frontex. Io stesso chiesi chiarezza su quelle Ong, battenti bandiere straniere, accusate di spingersi fino al limite delle acque territoriali libiche per recuperare i migranti e poi portarli nei porti italiani, e su cui grava l’ombra, pesantissima, di contatti diretti con gli scafisti.

Per aver semplicemente chiesto la verità, sono stato violentemente attaccato dalla stampa e dal PD. Ricordo benissimo le accuse di quei giorni: Roberto Saviano mi tacciò di ‘cattivismo’ e di ‘voler cercare voti’, i giornali titolavano ‘Le bufale di Di Maio’, ‘M5S ipocrita’, ‘Accuse vergognose’.

Oltre a denunciare, il M5S propose di non far approdare nei nostri porti le imbarcazioni di ONG non trasparenti, che battono bandiera di paradisi fiscali, che non mostrano i propri bilanci, insomma quelle su cui ci sono ombre anche di possibili finanziamenti da parte degli scafisti.

Oggi rivedere il ruolo delle Ong è diventata una missione del governo. Volete sapere cosa ha detto Minniti in Parlamento qualche giorno fa? “La proposta che abbiamo avanzato è quella di un codice di comportamento delle Ong”. Bene!
Il M5S ha presentato, sempre tra aprile e maggio, una proposta di legge per portare sulle navi delle ONG la polizia giudiziaria, affinchè controlli e accerti la presenza di queste anomalie e comportamenti irregolari. E Minniti cosa ci dice in Aula alla Camera? “La seconda questione è un coordinamento con le attività di polizia giudiziaria nei confronti dei trafficanti di esseri umani”. Benissimo!

Dove sono, adesso, i benpensanti alla Saviano che ci criticarono con tanta violenza? Nulla da dire sulle proposte del governo?

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