La verità sui dati della disoccupazione: il lavoro stabile è morto

di MoVimento 5 Stelle

Ogni mese il Partito Democratico manipola i dati Istat per coprire il massacro del lavoro portato avanti a colpi di Jobs Act e precariato. La realtà, però, è sempre la stessa: Istat conferma che a crescere sono ormai solo i pos… Continua a leggere La verità sui dati della disoccupazione: il lavoro stabile è morto

Il tasso di disoccupazione reale è oltre il 20%

di MoVimento 5 Stelle

Un articolo del Corriere della Sera conferma finalmente ciò che il M5S ripete da anni su disoccupazione reale, fallimento del Jobs Act e pessime condizioni del lavoro in Italia. Meglio tardi che mai.

Ecco l’eredità dei gove… Continua a leggere Il tasso di disoccupazione reale è oltre il 20%

Il tasso di disoccupazione reale è oltre il 20%

di MoVimento 5 Stelle

Un articolo del Corriere della Sera conferma finalmente ciò che il M5S ripete da anni su disoccupazione reale, fallimento del Jobs Act e pessime condizioni del lavoro in Italia. Meglio tardi che mai.

Ecco l’eredità dei gove… Continua a leggere Il tasso di disoccupazione reale è oltre il 20%

Il disastro siciliano di Garanzia Giovani spaventa anche la Corte dei Conti europea

di Marco Valli, EFDD – M5S Europa

Nel mio Paese la disoccupazione giovanile, stando agli ultimi dati, arriva al 37%. In Sicilia, una regione che abbiamo visitato per controllare i fondi di garanzia giovani, si arriva a un vergognoso 57%. Capite come… Continua a leggere Il disastro siciliano di Garanzia Giovani spaventa anche la Corte dei Conti europea

Il tasso di disoccupazione reale sfiora il 40%

joblzess.jpg

di MoVimento 5 Stelle Europa

Secondo fonti del Financial Times il tasso di disoccupazione reale italiano, se si inglobano i dati per “scoraggiati” e “sottoccupati”, arriva a una mostruosa cifra che sfiora il 40% (39% per l’esattezza). Sopra addirittura alla Grecia e alla Spagna. L’Italia è un malato terminale dell’Eurozona, drogato da politiche che hanno gonfiato alcuni numeri ma che non hanno risolto nemmeno uno dei problemi strutturali. I sottoccupati sono infatti persone che lavorano meno ore di questo vorrebbero, mentre gli scoraggiati sono i cittadini che hanno addirittura rinunciato a cercare lavoro. Queste patologie del mercato del lavoro sono insidiose perché non rientrano nelle statistiche e danno la misura di quanto la situazione sia tutt’altro che risolta.

La portavoce Laura Agea, in questo intervento in commissione EMPL dello scorso 30 agosto, ha voluto ribadire questi concetti al viceministro greco del lavoro Rania Antonopoulos. La distanza che separa oggi Grecia e Italia è molto più sottile di quanto ci vogliono far credere i nostri politicanti di professione e, peggio ancora, i freddi numeri che raccontano una ripresa inesistente.

“Non so fino a che punto questa panoramica rispecchi la realtà. Perché si parlava di un incremento dell’occupazione giovanile, di dati che migliorano sul livello occupazionale. Sarà che forse ci stiamo dimenticando di conteggiare i sempre più inattivi o tutti quelli che negli ultimi anni dal suo come dal mio Paese se ne stanno andando perché non hanno più alcuna opportunità.

Il calcolo degli inattivi produce dei risultati drammatici.
Io parlo della mia esperienza, in Italia solo l’anno scorso se ne sono andati 130 mila giovani. Forse quel timido miglioramento al quale si accennava andrebbe riconteggiato alla luce delle persone che non cercano più lavoro, che non hanno più una prospettiva futura, non studiano e non sono iscritti ai centri per l’impiego. Che hanno semplicemente deciso di arrendersi. È importante puntare sull’occupazione in Grecia; dobbiamo però crearli i posti di lavoro”. Dare incentivi alle imprese può essere una soluzione, ma le imprese devono avere possibilità di assumere persone. Cosa facciamo? Come possiamo sostenerle? Dove investito e quanto?

Perché qui servono iniezioni di liquidità sostanziali. Servirebbe anche comprendere come sei anni d’austerità non hanno guarito un malato terminale e che se anche la Grecia, come l’Italia, fosse l’araba fenice, non credo che con questa politica e con questa deriva economica avrebbe la possibilità di rinascere. Credo che sei anni di carneficina sociale siano più che sufficienti per dire che è ora d’invertire la rotta. L’ultima prestito di più di 8 miliardi di Euro – salutato con grande clamore -, è arrivato all’economia reale? Nessuno ne ha beneficiato perché quei soldi, che vengono concessi come un’elemosina, vengono utilizzati per ripagare gli interessi sul debito.

Ma quando la Grecia avrà terminato tutti gli asset strategici (svenduti uno dopo l’altro), cosa rimarrà e cosa verrà dato in garanzia per avere ancora qualche iniezione di liquidità? Che non si potrà usare per arginare la carneficina sociale. Cosa è cambiato in due anni ad Atene? Nulla, come non cambia nulla in Italia. Io sono umbra, dopo un anno la gente della mia terra, i cittadini delle Marche e del Lazio, vivono ancora in auto. Se non impariamo che i soldi si spendono per le necessità e i bisogni dei nostri cittadini, ci ritroveremo magari tra un anno e mezzo a parlare del niente, perché niente stiamo facendo”.

Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it

Continua a leggere Il tasso di disoccupazione reale sfiora il 40%

Tu chiamala se vuoi ripresa #Pil2017

tricolore-apezzi.jpg

di MoVimento 5 Stelle

L’ammucchiata di avvoltoi intorno al +0,4% di Pil del secondo trimestre è raccapricciante. I twittatori seriali del Pd, a partire da Renzi, si sono scatenati per prendersi i meriti di una ripresa che non dipende da loro e che poggia su basi fragilissime. Lo stesso Gentiloni ha deciso di partecipare alla festa tragicomica di un’economia in piena stagnazione.

Bastano poche semplici verità economiche per smontare il teatrino ipocrita della propaganda renziana:

1 – L’italia è tornata ad una (fragile e modesta) crescita principalmente a causa di fattori esterni, che hanno trascinato la nostra economia fuori dalla recessione senza alcun merito dei governi degli ultimi tre anni.
In particolare, il Quantitative Easing della Bce ha consentito di risparmiare risorse dagli interessi sul debito pubblico e quindi di diminuire il ritmo del massacro sociale, che è comunque proseguito (tagli alla sanità, alla spesa per investimenti e agli enti locali).

Il deprezzamento dell’euro ha spinto le esportazioni.

Il crollo del prezzo del petrolio ha avvantaggiato un Paese trasformatore come l’Italia, povero di materie prime che deve importare.

Questi fattori esogeni sono temporanei e presto cesseranno di esistere. La Germania sta aumentando le pressioni su Draghi perché metta fine all’espansione monetaria, e in ogni caso il mandato del governatore italiano finirà nel 2019. Senza QE che ne sarà del nostro debito pubblico e della spesa per interessi?

2 – L’Italia è fanalino di coda in Europa già dal 2016 e si conferma tale anche nella prima metà del 2017: mentre l’Ue cresce nel secondo trimestre ad una media dello 0,6% l’Italia fa 0,4% e su base tendenziale (rispetto cioè al secondo trimestre di un anno fa) l’Italia è nettamente ultima, con il suo 1,5%, mentre la media europea è del 2,3%, la Spagna cresce del 3,1%, l’Olanda del 3,8%, la Germania del 2,1%, la Francia dell’1,8% e persino il Regno Unito, rallentato teoricamente dalle trattative per la Brexit, fa meglio con l’1,7%

3 – La crescita italiana è squilibrata a favore dei grandi mentre penalizza lavoratori e PMI: è evidente a chiunque viva nel paese reale che l’occupazione stia crescendo a discapito della qualità del posto di lavoro e dei salari. Una volta scaduti i costosissimi incentivi renziani per il contratto a tutele crescenti, infatti, hanno smesso di crescere i contratti stabili e sono cresciuti solo contratti a termine e voucher. Questi ultimi sono stati aboliti per evitare un referendum popolare per poi rientrare dalla finestra nella manovrina imposta da Bruxelles.

La disoccupazione ufficiale, inoltre, continua ad oscillare tra l’11 e il 12% e quella reale, che comprende anche gli scoraggiati e i sottoccupati involontari è a livelli superiori che in Grecia, al 30%, come dimostra Alberto Bagnai in un recente articolo sul Fatto Quotidiano

4 – il nostro sistema bancario è sull’orlo del baratro, e basterà una corrente negativa, come la fine del QE o un nuovo capitolo della crisi greca, per mandare sul lastrico altre decine di migliaia di risparmiatori. A quel punto non ci saranno vie di uscita per una classe politica che ha nascosto per anni la realtà

5 – L’Europa ci chiede di ratificare il Fiscal Compact e di pareggiare il bilancio pubblico nei prossimi tre anni: questo significa che l’era della flessibilità è finita. Nei prossimi anni si tornerà a sputare sangue per rispettare parametri di bilancio insensati e già dall’1 gennaio 2018 l’Iva crescerà dal 22 al 25%.

Siamo quindi di fronte ad una ripresina fantasma, che si accompagna alla precarizzazione del lavoro giovanile, alla stagnazione tendenziale dei consumi e della produzione industriale e all’aumento delle diseguaglianze sociali. Non appena finirà la congiuntura esterna favorevole, l’Italia tornerà nella spirale della recessione, e chi oggi gioca con la pazienza dei cittadini italiani dovrà raccogliere i cocci del suo partito e della sua breve carriera politica.

Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it

Continua a leggere Tu chiamala se vuoi ripresa #Pil2017

La disoccupazione cala perché meno persone cercano lavoro

jobitalblo.jpg

da Vocidallestero.it

La disoccupazione italiana è calata a gennaio, ma non c’è troppo da rallegrarsi: gran parte della variazione è spiegata dal calo di coloro che cercano lavoro, anziché dall’aumento degli occupati. Inoltre, come segnala Bloomberg, la situazione dell’occupazione dovrà scontare nei prossimi mesi la fine dei benefici temporanei voluti da Renzi per incentivare le nuove assunzioni. Il bilancio complessivo del jobs act sembra prendere una strada precisa: rinuncia alle tutele da parte dei lavoratori in cambio di un temporaneo calo della disoccupazione, destinato a rientrare rapidamente al termine degli incentivi. Come volevasi dimostrare, agire dal lato dell’offerta per risolvere un problema di domanda si è rivelata un’idea molto poco brillante.

di Lorenzo Totaro e Giovanni Salzano, 3 aprile‎ ‎2017‎

La disoccupazione in Italia è diminuita, grazie al fatto che il numero di persone in cerca di lavoro ha avuto la diminuzione mensile più marcata dal mese di luglio 2015.

Lunedì l’ufficio Istat di Roma ha comunicato che il tasso di disoccupazione a febbraio è sceso all’11,5% dall’11,8% di gennaio. Il valore medio di una stima di Bloomberg fatta da dieci analisti era dell’11,9%. I dati hanno anche mostrato che ci sono state 83.000 persone in meno in cerca di lavoro a febbraio, il calo più consistente su base mensile registrato da luglio 2015.

Secondo quanto dichiarato dall’Unione Europea a febbraio, il PIL italiano dovrebbe crescere dello 0,9% quest’anno. Le attese del settore manifatturiero sono migliorate a marzo, anche se le stime della produzione industriale hanno segnalato una potenziale contrazione delle attività e il rischio che la terza maggiore economia dell’eurozona possa tornare in recessione.

L’occupazione potrebbe risentire nei mesi a venire dell’eliminazione graduale della riduzione sui contributi per i nuovi assunti introdotti nel 2015 dal governo dell’allora premier Matteo Renzi. I benefici, ridotti già l’anno scorso, finiranno a dicembre.

Fino a 2.000 dipendenti Alitalia, tra tempo pieno e part-time, rischiano di perdere il lavoro stando al nuovo business plan approvato lo scorso mese dal consiglio di amministrazione della compagnia aerea, secondo cui l’azienda deve ridurre i propri costi di un miliardo di euro entro il 2019.

In un comunicato a parte l’Istat ha comunicato la scorsa settimana che la fiducia delle famiglie è salita lo scorso mese, mentre il tasso di inflazione è sceso all’1,3% dall’1,6% di febbraio.

Secondo l’Istat, in febbraio il numero degli occupati è salito di 8.000 unità rispetto al mese precedente. La disoccupazione per le persone tra i 15 e i 24 anni è scesa al 35,2% dal 36,9% precedente. Si tratta del valore più basso dall’agosto 2012.

L’Istat aveva in precedenza stimato la disoccupazione a gennaio all’11,9%.

Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it

Continua a leggere La disoccupazione cala perché meno persone cercano lavoro

#CamomillaGentiloni

camomillagentiloni.jpg

di Luigi Di Maio

Una volta i governanti governavano, avevano dei piani per il futuro, erano consci dei problemi delle persone, oggi invece rassicurano. Gentiloni, ex portavoce di Rutelli e oggi premier, è il principale teorico del governo rassicurante. Ieri, in un’intervista con Pippo Baudo (!), ha spiegato come funziona. E’ rassicurante sapere che Gentiloni va a Palazzo Chigi alle 7 e mezza, 7 e tre quarti, mangia lì, torna regolarmente a casa alle 21 se non a mezzanotte, ma lui non si lamenta perchè è un lavoro bellissimo. Che faccia qualcosa quanto sta lì dentro non è importante, ma rassicura sapere che lui si sveglia presto e torna tardi. L’Italia si classifica terzultima tra gli Stati europei nell’Indice di Corruzione percepita nel settore pubblico e politico del 2016, peggio di noi solo Grecia e Bulgaria, ma Gentiloni da Baudo ti rassicura: “Siamo alle prese con delle piccole storielle di corruzione“. Lo scandalo Consip sul mega appalto miliardario in cui sono coinvolti il braccio destro di Renzi e suo babbo? “Mi sta a cuore che si faccia chiarezza“. Le riforme di Renzi si sono rivelate disastrose, il jobs act non è servito a un piffero, gli 80 euro devono essere restituiti da chi ha guadagnato troppo e da chi ha guadagnato troppo poco: “Io lavoro in continuità con quello che ha fatto Renzi“. Come mi sento sicuro!
Gli italiani hanno sfiduciato Renzi, il Pd e tutte le sue politiche con il voto al referendum del 4 dicembre, dai sondaggi emerge che 2 italiani su 3 (67%) ritengono che il Paese sta andando nella direzione sbagliata e 1 italiano su 2 esprime un giudizio negativo sul governo (52%) e sul premier (50%), hanno il diritto di votare subito per decidere il futuro dell’Italia: “La scadenza è la fine della legislatura, poi i governi possono finire prima se non hanno la maggioranza in Parlamento.” E non finiranno finché tutti i parlamentari non si intascheranno la loro pensione da privilegiati, una rassicurazione ulteriore che non ti faranno votare.
Le rassicurazioni sono chiacchiere, non ne abbiamo bisogno. Il partito che regge il governo è esploso, il suo alleato Verdini condannato a 9 anni di carcere, lo scandalo Consip è appena all’inizio, il Parlamento è immobile, non abbiamo ancora una legge elettorale omogenea per le due Camere, i poveri aumentano, le aziende chiudono o delocalizzano. La camomilla a un malato terminale fa lo stesso effetto di Gentiloni all’Italia di oggi. Cambiamo medicina subito. Al voto, al voto!

Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it

Continua a leggere #CamomillaGentiloni

Il Jobs Act di Renzi è una disgrazia, ecco la conferma dell’Inps

job37.jpg

di MoVimento 5 Stelle

È arrivata dall’Inps una pessima pagella per Matteo Renzi. I dati definitivi sul mondo del lavoro nel 2016 sono da mani nei capelli e confermano il fallimento della sua riforma principale, il Jobs Act.

Il paradosso è che lo scorso anno non solo sono crollati i nuovi contratti a tempo indeterminato rispetto al 2015 (-37,6%, da oltre 2 milioni a 1.264.865) ma il livello degli stessi è stato ancora più basso del 2014 (1.271.398) prima cioè che entrasse in vigore il Jobs Act. Questo significa che senza la droga degli incentivi pubblici il Jobs Act è il nulla assoluto: non crea posti di lavoro e non favorisce i contratti stabili. Renzi ha quindi stanziato quasi 20 miliardi di incentivi pubblici per nascondere l’inconsistenza della sua riforma e appena ha dovuto ridurli dal 100% al 40% la bolla occupazionale si è sgonfiata. Lo abbiamo sempre detto, ma adesso arriva la conferma ufficiale dei tecnici.

Fa rabbia pensare che con quei 20 miliardi si poteva finanziare il reddito di cittadinanza, il salvataggio dei risparmiatori senza ulteriore debito pubblico o un piano di investimenti pubblici infrastrutturali (magari anche per la prevenzione sismica e del rischio idrogeologico).

Nel complesso il saldo dei contratti a tempo indeterminato nel 2016 è positivo di sole 82.000 unità (-91% sul 2015) e considera anche le trasformazioni dei contratti a tempo determinato in contratti (teoricamente) stabili. Senza esse, che pure sono diminuite del 35%, il saldo sarebbe addirittura negativo.

A far la parte dei leoni, oltre ai voucher, sono i nuovi contratti a tempo determinato (in aumento dai 3,4 del 2015 ai 3,7 milioni del 2016). Come dire che per tre anni Renzi ci ha tenuti prigionieri di un bluff! Ora che l’illusionista bugiardo se ne è andato la realtà torna a prendere il sopravvento sulla propaganda: il precariato dilaga e l’occupazione ristagna.
Come era ovvio a pagare questo fallimento sono stati innanzitutto i salari dei nuovi lavoratori a tempo determinato, i più numerosi. In un anno sono calati dello 0,3% e la discesa è destinata a continuare.

La ricetta per creare lavoro rimane una e una sola: aumentare gli investimenti pubblici e privati. Per i primi serve la sovranità monetaria e fiscale che l’Unione Europea ci nega, i secondi sono innescati dalla crescita della domanda interna, cioè da misure di sostegno al reddito e dagli stessi investimenti pubblici.

BOCCIATA la riforma costituzionale dal popolo italiano,

BOCCIATO l’Italicum dalla Corte Costituzionale e

BOCCIATO il Jobs Act dai dati Inps,

cosa rimane del Governo Renzi? Parole, parole, parole…

Leggi e commenta il post su www.beppegrillo.it

Continua a leggere Il Jobs Act di Renzi è una disgrazia, ecco la conferma dell’Inps