Il programma del MoVimento 5 Stelle sulla transizione energetica alla Cop23

di MoVimento 5 Stelle

Alla Cop23, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici che si sta svolgendo in questi giorni a Bonn, si discute su come raggiungere gli obiettivi stabiliti a Parigi due anni fa con orizzonte temporale al 2020. … Continua a leggere Il programma del MoVimento 5 Stelle sulla transizione energetica alla Cop23

Infondere un’anima sociale alle politiche UE per l’energia

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di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Manca una dimensione importantissima – quella sociale – alla proposta di regolamento per la governance dell’Unione dell’energia formulata dalla Commissione Europea nell’ambito del “pacchetto invernale sull’energia”. Abbiamo provveduto ad inserire nel regolamento l’importantissima anima sociale – insieme a vari altri indispensabili aggiustamenti – attraverso gli emendamenti presentati in commissione ITRE (Industria, energia e ricerca).

Nell’UE, un regolamento è un atto legislativo direttamente applicabile in tutti gli Stati membri: non c’è bisogno di trasporlo (recepimento) nella legislazione nazionale, come invece avviene per le direttive. Il regolamento per la governance dell’Unione dell’energia servirà per attuare sia l’Accordo di Parigi sul clima (diminuire le emissioni di gas serra in modo tale che il riscaldamento globale non superi nel 2050 i 2 gradi centigradi, e si fermi possibilmente a 1,5 gradi), sia le strategie dell’Unione dell’Energia nel decennio 2021-2030. Stabilisce le procedure con le quali gli Stati UE dovranno mettere a punto i rispettivi “Piani integrati per l’energia e il clima” e li obbliga a fornire periodicamente una valutazione degli impatti delle misure vigenti sulle emissioni di gas serra.

Monitoraggi e piani devono riguardare, stabilisce la proposta di regolamento, tutte le dimensioni europee dell’energia che secondo la Commissione Europea sono cinque:
– sicurezza energetica;
– mercato dell’energia;
– efficienza energetica;
– decarbonizzazione;
– ricerca, innovazione e competitività”.

Manca la dimensione sociale dell’energia, alla quale tuttavia fanno riferimento vari temi presenti in altre proposte legislative del “pacchetto invernale”: comunità energetiche, ruolo dei prosumer, povertà energetica. È una lacuna gravissima, che tradisce l’impostazione mercantilistica dell’intera politica UE attuale. Se non verrà colmata, aumenterà il solco tra UE e cittadini, specialmente quando apparirà chiaro che molti dei temi sociali presenti in altre parti del “pacchetto invernale” sono destinati a scontrarsi con i limiti imposti dal mercato, al quale le politiche ora seguite dall’UE accordano sempre la precedenza. E’ incredibile che la Commissione Europea non se ne sia accorta. A meno che non abbia volutamente non accorgersene.

Abbiamo pertanto provato a rimediare noi attraverso gli emendamenti presentati nella commissione parlamentare ITRE (Industria, energia e ricerca), nella quale la proposta di regolamento ha iniziato l’iter legislativo dal quale scaturirà la sua versione definitiva. E’ associata nell’esame la commissione parlamentare ENVI (Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare; i relatori del regolamento sono gli eurodeputati verdi Claude Turmes (ITRE) e Michèle Rivasi (ENVI). Il punto di partenza dei lavori parlamentari è la loro relazione sulla proposta di regolamento venuta dalla Commissione Europea. I nostri emendamenti, mescolati a quelli degli altri europarlamentari, sono distribuiti in quattro documenti (primo, secondo, terzo, quarto) per ora disponibili solo in inglese.

Per dotare l’Unione dell’energia di un’anima sociale, con un emendamento abbiamo chiesto di aggiungere un’altra dimensione – la sesta – a quelle cui andrà applicato il regolamento: si tratta dell’approccio sociale all’energia. Perché questa semplice riga diventi efficace e ben definita, un altro nostro emendamento chiede che gli Stati UE siano tenuti a fissare obiettivi nazionali vincolanti, da raggiungere entro il 2030, sui benefici sociali connessi all’energia. Questo obiettivi, recita ancora il nostro emendamento, dovranno riguardare:

a) la riduzione della povertà energetica;
b) l’aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili attraverso le collettività dell’energia, gli autoconsumatori, e l’autoproduzione da imprese, municipalità, espresso in tep [tonnellate equivalenti di petrolio, ndr];
c) la diminuzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 conseguente all’efficienza comportamentale;
d) la diminuzione degli impatti sanitari (compresi gli aspetti economici) legati alle minori emissioni di inquinanti in atmosfera ottenute grazie alla diffusione delle fonti rinnovabili e agli interventi di efficientamento energetico;
e) la diminuzione della quota di reddito procapite destinato agli usi energetici;
f) l’aumento della quota di reddito procapite derivato dall’autoproduzione energetica.

Ancora, sempre attraverso i nostri emendamenti, abbiamo chiesto che gli Stati debbano garantire il diritto dei cittadini all’energia indispensabile per una vita dignitosa e debbano limitare al massimo il rincaro dei prezzi dell’energia con particolare attenzione alle famiglie disagiate, evitando che eventuali incentivi di carattere fiscale o di altra natura per lo sviluppo dell’efficienza energetica e/o rinnovabili possano avere delle barriere d’accesso legate al reddito e/o a condizioni di svantaggio.

Altri punti toccati dai nostri emendamenti riguardano il rafforzamento di elementi chiave già toccati dai relatori, fra i quali:

– calcolare la quantità massima di gas serra che l’UE potrà emettere entro il 2050 per consentirci di vivere in un mondo nel quale l’aumento delle temperature non superi gli 1,5 °C;
– sfruttare il potenziale di tutti i soggetti coinvolti nella transizione verso le rinnovabili (città e regioni, cittadini, cooperative, investitori, imprese) per stimolare l’efficienza energetica e la diffusione delle energie rinnovabili, limitando la dipendenza UE dalle importazioni di energia, riducendone il rischio geopolitico collegato e generando benefici economici e sociali, tra i quali milioni di nuovi posti di lavoro;
– inserire anche nel regolamento gli obiettivi di efficienza energetica e di diffusione delle energie rinnovabili presenti nei nostri emendamenti alle direttive sull’efficienza energetica, sulla performance energetica nell’edilizia e sulle energie rinnovabili (un altro tema legislativo di cui ci stiamo occupando e di cui scriveremo presto su questo blog);
– eliminare tutti gli incentivi alle fonti fossili di energia.

Ma l’anima sociale dell’Unione dell’energia ci è particolarmente cara perché l’energia non può essere solo una questione di tecnologie e di mercato. Chiediamo dunque a chi ci legge di interessarsi, di condividere e di far circolare l’informazione. Anche se la Commissione Europea se n’è dimenticata, noi non ci dimentichiamo che il concetto originale di sviluppo sostenibile, descritto per la prima volta nel rapporto Brundtland (“Our Common Future”) del 1987, comprende tre dimensioni: ambientale, economica e sociale.

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#ProgrammaSviluppoEconomico: innovazione e partecipate pubbliche

di Stefano Sylos Labini, geologo e ricercatore presso l’ENEA

Parlerò dello sviluppo economico. Oggi noi dobbiamo superare il modello che si è affermato negli ultimi due secoli, basato sul petrolio, sulle macchine a benzina e sulle materie plastiche. Dobbiamo andare quindi verso un’economia ecologica, alimentata dalle fonti rinnovabili e con prodotti a basso impatto ambientale. Questo significa cambiare realmente il modello di sviluppo, e andare verso un’economia della conoscenza, della sostituzione e dell’efficienza. Quindi significa puntare sulla qualità, e non sulla quantità come avvenuto fino a questo momento.

Questo è un obiettivo strategico che il nostro Paese si deve porre, specialmente se consideriamo che, per esempio, abbiamo una altissima dipendenza dalle importazioni di combustibili fossili. In una situazione internazionale con tensioni crescenti questo è un grosso rischio, che ci rende molto vulnerabili. Noi dobbiamo aumentare la nostra indipendenza e quindi sviluppare tutto il settore delle energie rinnovabili, e questo richiederà grandi investimenti, e le imprese a partecipazione pubblica possono svolgere un ruolo molto importante. Perché oggi diciamo che queste imprese vengono viste puramente in un’ottica finanziaria, cioè quello che interessa sono i profitti e i dividendi versati al ministero dell’economia. Invece queste imprese devono essere utilizzate proprio come motore di sviluppo, di investimenti nel nostro paese, quindi lo Stato deve svolgere il suo ruolo di azionista di riferimento e dare quegli indirizzi di politica energetica e industriale e della ricerca proprio per far muovere la nostra economia verso un’economia più ecologica e meno dipendente dai combustibili fossili.

Quindi noi dobbiamo potenziare le spese in ricerca e sviluppo; queste imprese a partecipazione statale come l’Eni, l’Enel, Fincantieri, Saipem, Snam, Terna, che gestisce la rete elettrica, Ansaldo Energia, Italgas, noi abbiamo ancora per fortuna una serie di imprese che non sono state vendute e privatizzate, e questo è un patrimonio veramente importante che noi dobbiamo utilizzare proprio in altro modo. E queste imprese possono essere un motore di innovazione, lanciando dei progetti, perché il cambiamento avviene attraverso la sperimentazione, e noi dobbiamo lanciare i progetti dimostrativi, proprio per superare l’era dei combustibili fossili. E quindi queste imprese possono coinvolgere le università e i centri di ricerca pubblici, che possono dare un contributo importante se sono parte di un sistema di innovazione nazionale. E poi queste imprese possono dare una forte spinta allo sviluppo del Mezzogiorno, all’utilizzo dei fondi europei, perché il Mezzogiorno è un’area in ritardo di sviluppo ma ha grandi potenzialità, specialmente nel settore di questa cosiddetta “green economy”, dove ci sono per esempio tutto il settore dei nuovi materiali biologici, biodegradabili, le bioplastiche.

Noi dobbiamo superare queste materie plastiche, che praticamente sono indistruttibili, e creano un inquinamento enorme. E in questo discorso, diciamo di energia, e quindi ambiente, riduzione delle emissioni inquinanti, che non solo è indispensabile a migliorare la qualità della vita dei cittadini italiani, ma è anche importante questo discorso per tutto l’aspetto del turismo, perché noi, il nostro paese è un monopolio mondiale; noi abbiamo un patrimonio artistico-culturale immenso, delle risorse naturali uniche al mondo, e quindi migliorando la qualità dell’ambiente, noi possiamo potenziare proprio l’attrazione turistica, che è anche quello un punto di forza che può generare ricchezza e quindi può far crescere l’economia, può generare posti di lavoro.

Quindi in tutto questo discorso qui, di energia, ambiente, ricerca e sviluppo e nuovi investimenti, per esempio una possibilità che secondo me noi dovremmo provare a sperimentare, sono queste centrali eoliche off-shore, nel mare, perché il vento sta in mare, ci sono adesso queste piattaforme galleggianti che ci possono permettere di piazzare le turbine eoliche a grande distanza dalla costa. Quindi serve sperimentazione; è chiaro, a volte i progetti possono anche non riuscire, però noi dobbiamo aumentare le spese in ricerca e sviluppo, gli investimenti in innovazione, e questo ci può consentire realmente di cambiare un modello di sviluppo che ormai è superato, è inquinante, non genera posti di lavoro e crea tutta una serie di problemi di inquinamento…e quindi noi abbiamo delle grandi possibilità, e le imprese a partecipazione statale che ho nominato prima, dovrebbero proprio essere utilizzate in un discorso di sviluppo e programmazione strategica per raggiungere obiettivi di interesse nazionale che possono veramente dare una spinta alla sviluppo del nostro Paese.

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La rivoluzione energetica parte da Porto Torres #RedditoEnergetico

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di MoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle ha inventato lo strumento che riuscirà ad aiutare le famiglie in difficoltà economica e nello stesso tempo a diffondere l’energia rinnovabile del fotovoltaico. È una giornata storica oggi: dopo mesi di lavoro, incontri, sopralluoghi, studi, grazie a un’idea del portavoce Riccardo Fraccaro, nasce il Reddito energetico, che ci impegneremo ad esportare negli altri comuni a 5 Stelle.

L’amministrazione di Porto Torres, guidata dal sindaco a 5 Stelle Sean Wheeler ha dato il via con 500 mila euro a un fondo rotativo con il quale acquisterà impianti fotovoltaici donandoli in comodato d’uso alle famiglie assegnatarie mediante un bando.

Così la bolletta elettrica sarà drasticamente ridimensionata grazie allo scambio sul posto e il ricavato dalla vendita del surplus di energia andrà ad alimentare il fondo. Geniale, no? Il primo agosto parte il bando e invitiamo tutti i cittadini di Porto Torres a partecipare, avete 60 giorni di tempo. A metà ottobre conosceremo gli assegnatari e a inizio anno sarà tagliato il nastro dei primi impianti attivati.

Lo abbiamo sempre detto: la nostra visione è di un’Italia sempre più rinnovabile, dove l’energia pulita andrà a sostituire le fonti inquinanti e dove nessuno dovrà essere lasciato indietro. Porto Torres, comune a 5 Stelle, è il primo a passare dalle parole ai fatti. Ma non ci fermeremo: il Reddito energetico sarà una rivoluzione che si espanderà nelle altre città e conquisterà l’Italia!

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Edilizia e risparmio energetico: costruiamo un futuro sostenibile (04-07-2017)

Edilizia e risparmio energetico: costruiamo un futuro sostenibile Roma, lunedì 10 luglio – ore 14.30 – Camera dei Deputati, Palazzo dei Gruppi Costruttori, istituzioni, associazioni di categoria, operatori e politica: un incontro – dibattito sul tema "Edilizia e risparmio… Continua a leggere Edilizia e risparmio energetico: costruiamo un futuro sostenibile (04-07-2017)

Eni – Gse: una partita truccata?

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di Davide Crippa

Immaginiamo che in una partita di calcio l’arbitro improvvisamente si travestisse da giocatore. Tutti griderebbero allo scandalo. Ed è quello che secondo noi può accadere in una partita molto, molto importante per il Paese. Quella dell’energia. Eni ha stipulato un accordo con il Gse riguardante “Progetto Italia“, un progetto di Eni che prevede principalmente la produzione di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili con l’installazione, fino al 2022, di oltre 220 MWp di nuova capacità con un impegno di spesa di circa 230 M€.

Bene. Abbiamo chiesto al ministero dello Sviluppo economico se non ravveda un conflitto di interesse. La risposta alla nostra interrogazione è stata evasiva e scandalosa: il Ministero ha detto che l’accordo non riguarda gli impianti incentivati e quindi il presupposto conflitto di interessi cadrebbe. Ma ricordiamo al ministero che il Gse, secondo il suo statuto, ha per oggetto l’esercizio delle funzioni di natura pubblicistica del settore elettrico e in particolare delle attività di carattere regolamentare, di verifica e certificazione relativa al settore dell’energia elettrica, comprese le attività di carattere regolamentare e le altre competenze.

Insomma, per tornare al nostro esempio, è come se in una partita di calcio una squadra facesse un accordo con la federazione degli arbitri. E non aiuta certo l’altra parte della risposta, ossia che il Gse effettuerà un’analisi socioeconomica, ammettendo di fatto che un’istituzione di natura pubblicistica presterà la sua opera a un’azienda privata. Inoltre sappiamo che il Gse ha sistemi di incentivazione già in essere con Eni. Quindi, ministro, non si può fare. O, almeno, non si potrebbe fare. Condizionale d’obbligo visto che siamo in Italia, nel paese dalle regole fluide

E poi leggiamo bene cosa il ministro Calenda fa inserire nella nuova Sen, la strategia energetica nazionale: ci sarà l’abbandono dell’incentivo in favore di meccanismi di mercato. Ma il meccanismo del mercato chi lo gestisce? Il Gme che fa parte proprio del Gse. Quindi Eni sta facendo degli accordi con i quali si assicura di avere dalla sua parte l’arbitro della partita? A noi pare proprio di sì.

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Caporalato, resta gap rete intermediazione (06-06-2017)

Roma, 6 giugno – "La cosiddetta legge anti caporalato (legge 29 ottobre 2016 n. 199), votata favorevolmente dal MoVimento 5stelle sia alla Camera che al Senato, sta iniziando a dare i suoi effetti sul piano dell’azione penale nei confronti… Continua a leggere Caporalato, resta gap rete intermediazione (06-06-2017)

Energia: i dati su calo produzione energia elettrica da rinnovabili e più CO2 sono corretti – ecco le prove (25-05-2017)

ROMA 25 MAGGIO – "I dati diffusi dal Movimento 5 Stelle sul calo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, il calo investimenti e l’aumento della CO2 prodotta relativa alla produzione di energia sono corretti. Il fact checking… Continua a leggere Energia: i dati su calo produzione energia elettrica da rinnovabili e più CO2 sono corretti – ecco le prove (25-05-2017)

Energia: Realacci (Pd) mente, Italia scesa al 25° posto al Mondo per investimenti in rinnovabili (24-05-2017)

ROMA 24 MAGGIO "Con Renzi e il Pd meno produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e più inquinamento, Realacci (Pd) mente sapendo di mentire. Con il Movimento 5 Stelle un programma energetico che punta a superare il carbone… Continua a leggere Energia: Realacci (Pd) mente, Italia scesa al 25° posto al Mondo per investimenti in rinnovabili (24-05-2017)

Renzi e il Pd: un danno per l’ambiente #PdFossile

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di MoVimento 5 Stelle

Non lo dice il Movimento 5 Stelle. Lo hanno denunciato, numeri alla mano, esperti e docenti universitari che hanno partecipato al convegno “Energia 5 Stelle: dal fossile a efficienza e rinnovabili, quale via”.

Mentre il MoVimento 5 Stelle ha presentato un programma energetico che punta alla transizione ecologica, portando l’Italia fuori dal carbone entro la fine della prossima legislatura e fuori dall’era del petrolio e dei fossili entro il 2050.
Renzi e i governi Pd, con le mani e piedi legati ai conflitti d’interessi delle lobby del fossile e dalle difese delle posizioni di rendita di chi distribuisce energia, in questi ultimi quattro anni hanno danneggiato il settore delle rinnovabili. Un settore fortemente legato al ‘made in Italy’ e che potrebbe creare centinaia di migliaia di nuovi posti di lavoro.


Qualche dato del disastro targato Renzi e governi Pd dal 2013. Sono numeri da far impallidire il peggior Berlusconi.

Tra il 2013 ed il 2015 in Italia la produzione da energie rinnovabili è calata del 7,5%

Tra il 2013 ed il 2015 le emissioni di CO2 in Italia sono aumentate (aumentate!) del 10%.

Nella mappa mondiale degli investimenti del settore delle rinnovabili, l’Italia è passata dal 6° posto del 2012 al 25° del 2016.

Nel 2016 in Italia sono stati installati in Italia solo 360 MW di nuovo fotovoltaico e 290 MW di nuovi impianti eolici, con un calo annuale del 19% relativo alle installazioni di solare, eolico ed idroelettrico.

Renzi in questi anni ha ostacolato lo sviluppo della mobilità elettrica. Un’enorme opportunità industriale anche per il nostro Paese con risorse accessibili. Secondo il Politecnico di Milano, per servire 1 milione di veicoli elettrici è sufficiente un investimento sulle infrastrutture di ricarica di 450 milioni di euro, cioè 450 euro a veicolo elettrico circolante e circa 1 TWh di elettricità che potrebbe essere prodotta da energia rinnovabile.

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