Energia: in Senato la denuncia contro inquinamento ENI in Nigeria (10-01-2018)

Roma, 10 gen "Abbiamo dato voce in Senato alla denuncia delle comunità nigeriane che hanno subito un danno ambientale a causa dalle attività estrattive petrolifere e accusano, insieme alle associazioni ambientaliste, il gruppo ENI e la Naoc" lo afferma… Continua a leggere Energia: in Senato la denuncia contro inquinamento ENI in Nigeria (10-01-2018)

Lettera a Gentiloni: cosa c’entra Enrico Mattei con Giulio Regeni?

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di Alessandro Di Battista

Presidente Gentiloni,
lei sa, Alfano sa, i Presidenti delle Commissioni esteri di Camera e Senato sanno. Ieri, durante l’audizione del Ministro Alfano si respirava chiaramente tutto questo. Voi sapete ma non avete il coraggio di dire poi, quando vi innervosite perché attaccati dalle opposizioni che fanno il loro dovere, perdete per un istante il controllo e fate uscire parole che sono macigni. Voi sapete perfettamente chi ha ucciso Regeni, sono stati i servizi segreti egiziani, tuttavia ora quel che importa all’opinione pubblica è sapere chi l’ha voluto morto e soprattutto perché!

Non è la prima volta che un italiano viene ammazzato per ragioni legate al petrolio. E non parlo delle assurde guerre che avete portato avanti e che sono costate la vita di civili e militari italiani. Mi riferisco ad Enrico Mattei, citato proprio ieri dal Presidente della Commissione affari esteri della Camera dei deputati Fabrizio Cicchito.
Mattei, dopo essersi inimicato le grandi compagnie petrolifere straniere, esplose in aria con il suo aereo privato. I mandanti e gli esecutori del suo assassinio sono ignoti tuttavia ricordo che Tommaso Buscetta, il pentito che descrisse la struttura di “Cosa Nostra” a Giovanni Falcone, dichiarò che Mattei venne ucciso dalla mafia per fare “un favore agli stranieri” e che Mauro De Mauro, il giornalista che stava indagando sulla morte di Mattei, venne molto probabilmente rapito e ucciso da Mimmo Teresi su ordine di Stefano Bontate, uno dei boss della mafia di allora.

Cosa c’entra Enrico Mattei con Giulio Regeni? Ripeto, non l’ho tirato in ballo io Mattei, l’ha fatto Cicchitto. Ebbene non si lanciano sassi per poi nascondere la mano. A questo punto il Movimento Cinque Stelle non si ferma.

La domanda adesso è questa: se lobbies petrolifere straniere, per colpire gli interessi italiani, sono state capaci (probabilmente) di commissionare l’omicidio del più grande imprenditore italiano dell’epoca alla mafia lei, Presidente Gentiloni, può escludere che oggi, nel 2017, vi siano poteri così forti da commissionare l’omicidio di un giovane ricercatore italiano ai servizi segreti egiziani? Se lo esclude, di fatto, smentisce le parole del Presidente della Commissione esteri della Camera dei deputati.

E ancora: l’omicidio Regeni e il ritrovamento del suo cadavere sono legati alla scoperta da parte dell’ENI del più grande giacimento di gas del Mediterraneo proprio al largo delle coste egiziane? Sì o no? Cosa pensa e cosa sa il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana? Lei ha il dovere di rispondere perché un popolo bombardato da falsità e segreti dal dopoguerra in poi ha diritto di sapere e oltretutto non sarà mai un Popolo se continuerà ad essere tenuto all’oscuro. E’ atteso in Parlamento Presidente Gentiloni

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Eni – Gse: una partita truccata?

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di Davide Crippa

Immaginiamo che in una partita di calcio l’arbitro improvvisamente si travestisse da giocatore. Tutti griderebbero allo scandalo. Ed è quello che secondo noi può accadere in una partita molto, molto importante per il Paese. Quella dell’energia. Eni ha stipulato un accordo con il Gse riguardante “Progetto Italia“, un progetto di Eni che prevede principalmente la produzione di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili con l’installazione, fino al 2022, di oltre 220 MWp di nuova capacità con un impegno di spesa di circa 230 M€.

Bene. Abbiamo chiesto al ministero dello Sviluppo economico se non ravveda un conflitto di interesse. La risposta alla nostra interrogazione è stata evasiva e scandalosa: il Ministero ha detto che l’accordo non riguarda gli impianti incentivati e quindi il presupposto conflitto di interessi cadrebbe. Ma ricordiamo al ministero che il Gse, secondo il suo statuto, ha per oggetto l’esercizio delle funzioni di natura pubblicistica del settore elettrico e in particolare delle attività di carattere regolamentare, di verifica e certificazione relativa al settore dell’energia elettrica, comprese le attività di carattere regolamentare e le altre competenze.

Insomma, per tornare al nostro esempio, è come se in una partita di calcio una squadra facesse un accordo con la federazione degli arbitri. E non aiuta certo l’altra parte della risposta, ossia che il Gse effettuerà un’analisi socioeconomica, ammettendo di fatto che un’istituzione di natura pubblicistica presterà la sua opera a un’azienda privata. Inoltre sappiamo che il Gse ha sistemi di incentivazione già in essere con Eni. Quindi, ministro, non si può fare. O, almeno, non si potrebbe fare. Condizionale d’obbligo visto che siamo in Italia, nel paese dalle regole fluide

E poi leggiamo bene cosa il ministro Calenda fa inserire nella nuova Sen, la strategia energetica nazionale: ci sarà l’abbandono dell’incentivo in favore di meccanismi di mercato. Ma il meccanismo del mercato chi lo gestisce? Il Gme che fa parte proprio del Gse. Quindi Eni sta facendo degli accordi con i quali si assicura di avere dalla sua parte l’arbitro della partita? A noi pare proprio di sì.

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Energia: i dati su calo produzione energia elettrica da rinnovabili e più CO2 sono corretti – ecco le prove

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di MoVimento 5 Stelle

I dati diffusi dal Movimento 5 Stelle sul calo della produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, il calo investimenti e l’aumento della CO2 prodotta relativa alla produzione di energia sono corretti. Il fact checking dell’Agenzia Agi (controllata Eni) ha utilizzato parametri diversi dai nostri. Mentre il M5S si riferiva chiaramente alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, l’agenzia Agi nello svolgere il fact-checking ha utilizzato altri criteri per la contabilizzazione tenendo presente anche il termico ed i trasporti.

IL TRUCCO CON DATI ISTAT

Agi, afferma correttamente che nel 2014 la produzione sale a 9,2 Mtep, nel 2015 sale ulteriormente a 9,43 Mtep. Attenzione però come ha spiegato il professor GB Zorzoli del Coordinamento FREE, è un dato più formale che sostanziale, raggiunto con un trucco (non imputabile certamente all’ agenzia Agi ma al governo).

Nel 2015 la produzione di energia da fonti rinnovabile sale a 9,43 Mtep successivamente ad un aggiornamento dei dati di Istat che come indicato da GB Zorzoli è stato clamorosamente corretto “al rialzo con i dati relativi alle biomasse rispetto a quelli su cui era basata la programmazione del governo. Si è così scoperto che la biomassa effettivamente bruciata sei-sette anni fa per produrre calore non differiva granché dall’obiettivo prefissato per il 2020.” La legna effettivamente usata nel 2010 per produrre calore con l’aggiornamento del dato Istat è diventata due volte e mezza la cifra ricontabilizzata: 7,7 Mtep (mega tonnellata equivalente di petrolio) invece di 2,2. Questo trucco ha favorito il raggiungimento di un risultato complessivo ma la produzione di energia elettrica da impianti rinnovabili rimane negativa. Un artefizio sul quale Girotto ha presentato anche un’interrogazione che attende risposta dal Ministro dello sviluppo e dell’ambiente.

AUMENTO DELLE EMISSIONI DI CO2

L’aumento delle emissioni di CO2 citato nel convegno dal professor Giacomo Bizzarri docente di fisica tecnica dell’Università di Ferrara, fa riferimento a dati Ispra-Terna sulle emissioni specifiche per la produzione di energia elettrica (grammi di anidride carbonica per ogni kWh elettrico prodotto). I dati riportano che le emissioni specifiche, riferite ai consumi elettrici ed alla produzione elettrica lorda sono in costante aumento dal 2014. Dopo aver toccato il minimo nel 2014 per le categorie di produzione elettrica lorda ( 323 g di CO2/kWh) e dei consumi elettrici ( 309,4 g CO2/kWh) queste sono via via aumentate nel 2015( 332,4 g di CO2 per la produzione elettrica lorda e 315 g di CO2 per i consumi elettrici) e nel 2016 con la stima dei dati Ispra di 337,1 g CO2/kWh per la produzione elettrica lorda e 330,6 g CO2/kWh per i consumi elettrici.
Questi dati sono particolarmente preoccupanti, perché al di là della variabilità stagionale dell’idroelettrico, denotano uno stato di sofferenza generale per le nuove installazioni di impianti per fonti rinnovabili elettriche. E’ la prima volta dal 1990 che il trend di emissioni per questi due fattori è di nuovo in crescita.

DIMINUZIONE PRODUZIONE ELETTRICA DA FONTI RINNOVABILI

I dati citati nella relazione del professor Bizzarri sono relativi al bilancio dell’energia elettrica ed il Gap sulle rinnovabili tra il 2013 ed il 2015 (dati Terna) ha visto il totale della produzione elettrica da rinnovabili calare del 7,5% (-7,3 TWh). Se nel 2013 era di 96,9 TWh (33% del totale) nel 2015 è sceso a 89,6 TWh.

RIDUZIONE POTENZA INSTALLATA DA FONTI RINNOVABILI

La riduzione della potenza installata da fonti rinnovabili è stata indicata sia dal professor Bizzarri, riprendendo dati Terna al 2015 che da altri relatori e confermata con la riduzione del 19% della potenza installata nel 2016 (-19% potenza installata di eolico, idroelettrico e fotovoltaico) dai dati pubblicatida Confindustria- Anie Energia.

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Eni ammette di non controllare perdite in Basilicata

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di MoVimento 5 Stelle

«L’Eni ha saputo dell’immane perdita di idrocarburi derivata dal serbatoio C di Viggiano solo quando c’è stata la denuncia del proprietario del depuratore di Viggiano e a seguito della visita dei Noe. E solo a quel punto hanno dato avvio agli accertamenti. Insomma hanno detto che una perdita di 400 tonnellate di idrocarburi corrisponde a pochi millimetri nei serbatoi che sono da 12 mila tonnellate l’uno. Per cui un disastro ambientale può passare inosservato. E potrebbe essere anche accaduto in passato. Questa dichiarazione choc è arrivata direttamente dall’Eni nel corso dell’audizione di ieri in Commissione ecomafie»: lo denuncia la senatrice M5S Paola Nugnes componente della commissione bicamerale d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti.

«E non basta certo sapere che ora stanno correndo ai ripari rafforzando col doppio fondo le cisterne e rispondendo alle prescrizioni dell’Aia regionale che in un primo tempo avevano anche impugnato. “Nessuno può escludere che incidenti ci siano stati”. È un’ammissione che non possiamo tollerare anche a fronte di controlli sulle tubazioni che avvengono con cadenza decennale, e quindi in maniera assolutamente insufficiente. Una perdita di queste dimensioni può accadere senza che nessuno se ne accorga. È davvero incredibile», commenta la senatrice Nugnes.

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Governo infila in extremis le trivelle nei parchi: marchetta all’ENI?

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di MoVimento 5 Stelle

Poche righe, e si ritorna indietro di mesi. Una delle solite “manine magiche” del governo ha infatti reintrodotto una folle norma che avevamo scongiurato, dopo una lunga battaglia, nella versione approvata in commissione ambiente: la possibilità di trivellare nei parchi e nelle aree protette.

La manina ha aggiunto, con il vergognoso articolo 5, poche parolette magiche dall’apparenza innocua, e cioè: “fatte salve le attività estrattive in corso e quelle strettamente conseguenti”. E siccome il diavolo è nei dettagli, tutto ciò significa che possono essere tranquillamente aggiunti pozzi nuovi di servizio a quelli esistenti. Il sì al provvedimento Parchi era condizionato a questo articolo. È sempre la stessa storia, ci ritroviamo sempre alla casella del via: i petrolieri alzano il telefono e il governo ottempera prontamente.

Perfino quell’espressione, “Strettamente conseguenti“, è un altro diabolico dettaglio, insieme a quel modo di scrivere assolutamente non tecnico e non preciso: attività estrattive. Cosa intende il governo? Prospezione? Ricerca? Coltivazione? Sono questi i termini che indicano con precisione l’attività. Invece qui si parla soavemente di “attività estrattiva”, a significare in sintesi: tutto. Tutto è permesso, tutto si può, si potranno riavviare permessi già ottenuti, proseguire con quelli a metà, trivellare e distruggere definitivamente il patrimonio ambientale italiano. Il governo con questo articolo firma un assegno in bianco e lo offre ai petrolieri. Ma quali sono i pozzi esistenti nei parchi? Un piccolo esempio: quelli Eni nel parco della Val D’Agri. Ecco cosa c’è in ballo con quelle poche righe.

Noi voteremo NO, ancora una volta, alla cessione delle aree più preziose del territorio italiano a chi ci fa su i soldi. Voteremo no per amore dei parchi, dell’ambiente, del paesaggio, e per amore della Basilicata. Non ci avrete mai, come volete voi.

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Sicilia, l’Eni cerca idrocarburi con esplosivi sotterranei

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di Ignazio Corrao

Un progetto dell’ENI di prospezione geofisica 2D per la ricerca di idrocarburi nelle province di Caltanissetta, Catania, Enna e Ragusa con l’utilizzo di cariche esplosive da 10 kg e per un numero imprecisato, da far brillare in fori profondi fino a 30 metri per centinaia di chilometri quadrati. Morale, l’Eni cercherà idrocarburi nel nostro sottosuolo con le bombe, né più né meno. Lo abbiamo scoperto in queste ore, monitorando le AIA, ovvero le Autorizzazioni Integrate Ambientali. Stando al progetto del cane a sei zampe, i comuni che dovrebbero ospitare le esplosioni sotterranee, sono quelli di Gela, Mineo, Ramacca, San Michele di Ganzaria, Mazzarino, Aidone, Mirabella Imbaccari, Piazza Armerina, Caltagirone, Grammichele, Niscemi, San Cono. Uno scempio in piena regola firmato Eni-Crocetta, considerando che peraltro il territorio del Calatino Sud Simeto è già in parte dichiarato patrimonio dell’UNESCO. Il permesso di ricerca “Passo di Piazza” si estende per una superficie di 734,13 km e interessa i territori delle province di Caltanissetta, Catania, Ragusa ed Enna, mentre quello “Friddani” interesserà una superficie di 692 km nei territori delle province di Enna, Catania e Caltanissetta. “Secondo quanto previsto dal Piano Stralcio di Bacino per l’Assetto Idrogeologico (PAI) della Regione Sicilia, l’area di studio – si legge nella sintesi non tecnica – è interessata dalla presenza di molte zone caratterizzate da valori di pericolosità e rischio geomorfologico compresi tra il moderato e il molto elevato…”.

Inoltre, alcune zone (soprattutto concentrate a nord-est e sud-ovest dell’area di studio) sono “caratterizzate da valori di pericolosità idraulica compresi tra il basso e alto”. Ma non è tutto. All’interno dell’area dei permessi di ricerca del petrolio sono presenti: tre aree naturali protette; un IBA, acronimo di “Important Bird Areas”, ovvero aree importanti per gli uccelli; Beni culturali tutelati; (aree archeologiche); aree di notevole interesse pubblico; territori costieri compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia; fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna; parchi e le riserve nazionali o regionali, nonché i territori di protezione esterna dei parchi; territori coperti da foreste e da boschi, ancorché percorsi o danneggiati dal fuoco, e quelli sottoposti a vincolo di rimboschimento.

Più in particolare, l’attività in progetto di ricerca del petrolio è interessata dalla presenza delle seguenti aree tutelate: “Bosco di San Pietro”; “Riserva Naturale Regionale Sughereta di Niscemi”; “Torre Manfria, Biviere e Piana di Gela”; “Biviere e Macconi di Gela”; “Lago Ogliastro”. Inoltre, più distanti, nella zona Nord-Ovest dell’area di studio, sono presenti i SIC (siti di importanza comunitaria) “Vallone Russomanno”, “Bosco di Piazza Armerina” e “Riserva naturale orientata Rossomanno – Grottascura – Bellia”. Siamo molto preoccupati perché non vorremmo che il presidente Crocetta, da ex dipendente ENI e da persona che si è schierata contro il referendum sulle trivellazioni lo scorso anno, prediliga le fonti fossili a quelle rinnovabili. Non permetteremo che la Sicilia venga trattata ancora come una terra da depredare e distruggere in nome del Dio denaro, ignorando la sua naturale vocazione agricola, culturale e turistica e, peggio ancora, calpestando la salute e la vita dei suoi abitanti. I colleghi portavoce M5S in Assemblea Regionale Siciliana incalzeranno la Commissione Ambiente per far convocare subito i vertici dell’Eni e lo stesso presidente Crocetta. Inoltre rivolgo personalmente un invito ai sindaci dei vari comuni coinvolti e ai cittadini di siciliani di interessarsi della vicenda.

Qui consultabili i link del Ministero dell’Ambiente e il progetto di Eni

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Petrolio in Basilicata, bugie dell’Eni sullo sversamento nei fiumi

di Gianni Girotto

Sversamento di petrolio e altri agenti chimici inquinanti nelle acque attorno all’area industriale di Viggiano in Basilicata hanno portato a tre mesi di chiusura del Centro Olio Val D’Agri (Cova) dell’Eni. Uno stop tardivo – ma benvenuto – da parte dei vertici regionali, che si sono fidati troppo delle rassicurazioni della multinazionale dell’energia. Lo stesso Ad Eni Claudio Descalzi ha più volte mentito sul reale stato delle perdite. Arrivando ad affermare l’8 marzo di fronte alla Commissione Industria del Senato che lo “sversamento è minimo“.

Una bugia clamorosa, smentita dai fatti poco più di un mese dopo anche dai tecnici dell’Arpab, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale. I risultati dicono che l’inquinamento è significativo e l’impianto va chiuso. Ma andiamo con ordine.

Già a febbraio ci sono i primi segni evidenti di sversamento di sostanze inquinanti. Si tratta – scopriranno i tecnici più tardi – di petrolio, manganese, ferro – definito “molto cospicuo” – e idrocarburi policiclici aromatici fuori dal recinto del Centro Olio. La situazione è perciò critica. Il Movimento 5 Stelle presenta un’interrogazione parlamentare chiedendo immediata verifica ed eventuale bonifica. Eni continua a rassicurare: la situazione è sotto controllo.

La stessa versione viene ribadita da Descalzi l’8 marzo in audizione al Senato. Il M5S chiede ulteriori chiarimenti. Quanto è concreto il rischio di chiusura dell’impianto? L’Ad Eni minimizza: “è un’ipotesi sfortunatissima” da escludere. E poi azzarda: “lo sversamento è minimo“. Ma il 15 aprile, poco più di un mese dopo, la Regione Basilicata delibera la sospensione di tutte le attività del Centro Olio di Viggiano.

Nemmeno l’annuncio basta a Eni per fermare lo stabilimento. Passano ancora tre giorni. Il 18 aprile i vertici della multinazionale si arrendono all’evidenza e bloccano ogni attività. Lo stesso giorno la magistratura di Potenza rinvia a giudizio 47 persone e dieci società, tra cui anche Eni, nell’ambito dell’inchiesta sulle estrazioni petrolifere in Basilicata del 2016.

Quante bugie deve ancora sopportare chi vive il territorio? Non c’è più tempo da perdere, è necessario avviare subito la messa in sicurezza, la bonifica del territorio e l’accertamento delle responsabilità. Il 19 aprile il ministro dell’Ambiente Gianluca Galletti non ha ancora risposto alla nostra interrogazione parlamentare.

I cittadini hanno il diritto di sapere. Ora!

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Petrolio, fori nei serbatoi al centro Cova di Viggiano. "Chiuderlo subito" (30-03-2017)

Roma, 30 marzo 2017 – Subito dopo l’ennesimo sversamento al Cova, il centro oli di Viggiano in Basilicata, di cui si è occupato anche l’ultimo servizio di Striscia la Notizia, il M5S ha presentato un’interrogazione per chiedere dei chiarimenti… Continua a leggere Petrolio, fori nei serbatoi al centro Cova di Viggiano. "Chiuderlo subito" (30-03-2017)

Biodiesel, stop all’olio di palma entro 2020. Una vittoria del MoVimento

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di Mirko Busto

Oggi è un grande giorno per la battaglia che il Movimento 5 Stelle insieme a tanti esponenti della società civile e del mondo delle associazioni sta portando avanti contro l’utilizzo dell’olio di palma. Ma soprattutto è un grande giorno per la salvaguardia del nostro Pianeta, della sua biodiversità e per la difesa di quelle terre e di quelle popolazioni che a causa di questa produzione sono defraudate e sfruttate.

La Commissione per l’Ambiente, la Sanità pubblica e la Sicurezza alimentare del Parlamento europeo (Envi) ha, infatti, approvato la stragrande maggioranza delle proposte presentate dai portavoce 5 Stelle in Europa. Tra queste, la richiesta di vietare l’utilizzo dell’olio di palma come ingrediente dei biocarburanti entro il 2020.

Un impegno importante se si pensa che l’olio di palma, in base a quanto riportato nello studio ‘Globiom’ dell’Ong internazionale ‘Trasporti & Ambiente’, ad oggi è il biocombustibile che produce più emissioni di gas serra. Secondo il report, infatti, il biodiesel ottenuto dall’olio di palma è fino a tre volte peggiore per il Clima del diesel fossile soprattutto per gli effetti devastanti della deforestazione.

Apprendiamo perciò con favore l’intenzione di Eni – annunciata ieri in audizione al Senato dallo stesso amministratore delegato Claudio Descalzi – di rinunciare all’utilizzo dell’olio di palma per la produzione di biodiesel puntando ad una riconversione delle raffinerie di Venezia e Gela.

Il fatto che anche un colosso dei carburanti come Eni, sotto la pressione sempre più insistente dei nostri rappresentanti, in Italia come in Europa, del mondo ambientalista e di buona parte della società civile, sia costretto a riconoscere le tragiche conseguenze ambientali e sociali legate alla produzione di olio di palma è per il M5S una grande vittoria.

Ad oggi l’Italia è infatti il secondo produttore di biodiesel di olio di palma in tutta Europa e ben il 95% viene prodotto da Eni con olio di palma . Si tratta quindi di un rilevante passo avanti verso la direzione che come M5S auspichiamo: olio di palma zero.

Ma non ci basta un addio a parole da parte di Descalzi. Pretendiamo che Eni ci fornisca al più presto una roadmap con dati, tempi precisi e azioni concrete.
I tempi sono maturi per concretizzare le buone intenzioni. I segnali che vengono dal mondo produttivo e dai consumatori non possono più essere ignorati dalle Istituzioni e dalla classe politica e dirigente di questo Paese.

Come Movimento 5 Stelle da tempo chiediamo al governo di prendere posizione in tal senso. Lo abbiamo fatto nei mesi scorsi con una mozione a prima firma Mirko Busto e di nuovo in questi giorni, con una proposta di legge a prima firma Carlo Martelli, che mira a vietare definitivamente l’importazione e l’utilizzo dell’olio tropicale in tutte le filiere produttive italiane, dall’agroalimentare alla cosmesi fino ai biocombustibili. Ormai è chiaro che la strada è questa. Il Governo calendarizzi e approvi al più presto la proposta di legge 5stelle rendendo così effettive e obbligatorie quelle che sono, per il momento, le dichiarazioni d’intenti di Eni e, in generale, del mercato.

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