Imprese, Governo glissa su obbligo etichetta Made in Italy (09-11-2017)

Roma, 9 novembre – "Il Governo glissa sull’obbligo di indicare l’origine dei prodotti in etichetta omettendo di dire quali azioni concrete intenda adottare, anche nelle opportune sedi Ue, e limitandosi a ripercorrere la cronistoria dell’impegno dell’Italia in Europa, ad… Continua a leggere Imprese, Governo glissa su obbligo etichetta Made in Italy (09-11-2017)

Agricoltura, su grano rischio etichetta ingannevole (12-09-2017)

Roma, 12 settembre – "L’etichetta per la pasta proposta dal Governo, che permette di indicare il Paese d’origine da cui derivi almeno il 50% del grano utilizzato rischia di essere ingannevole per i consumatori, spaccare la filiera tra industriali… Continua a leggere Agricoltura, su grano rischio etichetta ingannevole (12-09-2017)

Corte Ue, aumento prodotti veg è scelta consumatori (14-06-2017)

Roma, 14 giugno – "Che ci sia una sempre maggiore chiarezza e trasparenza in etichetta per il consumatore è di sicuro un fatto positivo che proponiamo come principio generale, e abbiamo sempre sostenuto per tutelare più possibile cittadini e… Continua a leggere Corte Ue, aumento prodotti veg è scelta consumatori (14-06-2017)

#ProgrammaSalute, Politiche di promozione della salute in tema di alimentazione

Molti prodotti ampiamente consumati, in particolare dalle fasce più giovani della popolazione, contengono ingredienti come grassi idrogenati, zuccheri raffinati e additivi, potenzialmente dannosi per la salute. Si tratta di prodotti particolarmente appetibili ed amati dai consumatori, quali snack, prodotti da forno, bevande fantasia e zuccherate. Discutiamo la priorità degli interventi da adottare per favorire il consumo e la produzione di cibi salutari e per disincentivare il consumo di quei prodotti con ingredienti riconosciuti ufficialmente come nocivi per la salute.

di Roberto Verna, Professore ordinario di patologia clinica – università La Sapienza Roma

La dieta mediterranea è una nostra invenzione. È una prerogativa del nostro Paese, e dei Paesi anche, ovviamente, del Mediterraneo, e deve essere assolutamente incentivata perché l’alimentazione è un aspetto fondamentale della nostra vita. Noi siamo quello che mangiamo: se mangiamo bene cresciamo sani, se mangiamo male non è detto che possiamo riuscire a crescere sani.

In particolare, quando dico mangiare male, non dico soltanto prodotti scadenti o prodotti non idonei. Dico anche eccesso di alcuni prodotti. Vi faccio un esempio molto semplice: l’olio extra vergine d’oliva è un prodotto eccezionale ma, se tutto il giorno non facciamo altro che mangiare olio extra vergine d’oliva alla fine abbiamo qualche problema. Quindi noi dobbiamo rispettare la dieta mediterranea in base alla qualità ma anche in base alla quantità. E come facciamo? È difficilissimo perché ognuno di noi quando sente parlare di alimentazione pensa alle proprie tradizioni culturali, familiari, etc. etc. e quindi pensa di sapere tutto. Purtroppo non è così perché nella nutrizione ci sono molti dettagli che fanno la differenza e che soltanto degli esperti possono spiegare in modo corretto. E quindi è fondamentale che questa educazione possa cominciare il prima possibile, addirittura dalle scuole elementari o dalle scuole medie, perché i ragazzi di oggi, che impareranno a nutrirsi bene, magari anche a fare del movimento corretto, diventeranno i genitori, padri e madri di domani, che insegneranno ai loro figli come alimentarsi bene, come muoversi bene, e quindi come stare bene. Stare bene vuol dire evitare le malattie, in particolare l’obesità, perché dall’obesità nasce il diabete, l’ipertensione, patologie cardiovascolari, e anche alcuni tumori. Quindi, se noi riuscissimo a determinare una migliore nutrizione e una migliore attività fisica nella nostra popolazione potremmo raggiungere dei risparmi incredibili: dagli 80 milioni di euro fino anche a 400 milioni di euro all’anno. Denaro che, come potrete capire, potrebbe essere molto meglio investito in programmi sociali o programmi industriali e non soltanto in cure.

Le politiche di disincentivazione nei confronti delle aziende sull’utilizzo di grassi idrogenati e di altri prodotti che possono essere nocivi sono di grande importanza. In genere questi prodotti vengono utilizzati nei pasti preconfezionati o in alcune merendine, proprio per renderle maggiormente appetibili. Di per sé non sono dannosi se vengono assunti una volta, ma l’uso continuativo o magari anche l’uso eccessivo, può comportare dei gravi problemi come arteriosclerosi, malattie del metabolismo, malattie cardiovascolari, obesità soprattutto, che comportano poi un malessere generale della popolazione e un aggravio per la spesa dello Stato. È molto importante anche assumere una posizione precisa nei confronti delle bevande zuccherate. Vediamo nella popolazione americana questo eccesso di obesità che raggiunge ormai anche il 40% nella popolazione infantile e questo è determinato da questo eccesso di utilizzo di bevande di tipo zuccherato quindi la limitazione di queste bevande è molto importante.

O lo facciamo personalmente, ma certe volte questo diventa difficile, oppure disincentivare le aziende a utilizzare bevande zuccherate magari producendo altro tipo di bevande è sicuramente un aspetto positivo. Dovremmo, almeno nell’alimentazione, cercare di utilizzare il più possibile i prodotti naturali. Certamente, avere il cosiddetto, prodotto a km zero, è sicuramente molto più vantaggioso rispetto a un prodotto che viene dall’altra parte del mondo. Soprattutto dobbiamo cercare di difendere la nostra produzione, quella che è la produzione delle cose buone dell’Italia, e che basterebbe semplicemente incentivare la garanzia della certificazione, appunto, di industrie locali che possano dare la sicurezza del prodotto ma allo stesso tempo, non soltanto la sicurezza della qualità, ma anche della provenienza del prodotto che possa essere assolutamente definita. Inserire la pubblicità degli alimenti, anche questo è un aspetto importantissimo. Va migliorato. Noi dobbiamo assolutamente essere sicuri di quello che mangiamo.

Qualunque cosa essa sia, è bene, è doveroso, che sia scritta sull’etichetta, in modo da poterla conoscere e, volendo, anche evitarla. Spero, con queste spiegazioni, di aver fatto comprendere qual è l’importanza di una corretta alimentazione, proprio nella popolazione, per la salute di tutta quanta la popolazione italiana e, quando sarete chiamati a votare per questi quesiti, vi prego di ricordare sempre che la priorità dello Stato è avere dei cittadini sani e la priorità per noi è essere sani, perché essere sani vuol dire poter fare mille cose, divertirsi, lavorare, stare bene. Prima, quando c’è la salute, si diceva una volta, c’è tutto. La salute parte dall’alimentazione corretta.

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Alimentare, stop a parere Stato-Regioni; depotenzia decreto etichetta (10-05-2017)

Roma, 10 maggio – "Dal restringimento del campo di applicazione all’eliminazione della gestione nazionale dei controlli fino alla riduzione delle multe. Sono alcune delle modifiche contenute nel parere della Conferenza Stato Regioni allo schema di decreto del Governo per… Continua a leggere Alimentare, stop a parere Stato-Regioni; depotenzia decreto etichetta (10-05-2017)

Il latte finto è l’ultima battaglia sull’etichettatura del cibo

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traduzione di un articolo pubblicato sull’Associated Press News

I produttori di latticini chiedono un giro di vite per il ‘latte‘ prodotto dalle mandorle, soia e riso. Sostengono infatti che mascherare questi prodotti come ‘latte’ danneggia l’immagine ed il significato del termine ‘latte‘. Ciò nonostante, un gruppo che sostiene l’uso dei prodotti a base vegetale, The Good Food Institute, ha contrattaccato chiedendo al ‘Food and Drug Administration‘ (FDA) di certificare che l’uso di termini come ‘latte‘ e ‘salsiccia‘ possano essere usati fino a che sull’etichetta sia specificato cosa questi prodotti contengano.
Questa è l’ultima disputa sul significato di autenticità del cibo, discussioni che spesso nascono dall’uso di nuove tecniche di produzione o introduzioni di diete specializzate. Qualche esempio? Il pollo congelato ‘Wyngz‘ prodotto da DiGiorno era continuamente preso di mira dal comico Stephen Colbert. Un altro, una sostanza spalmabile priva di uova che si chiamava ‘Mayo‘ ha provocato le ire dei produttori di uova. Ed anche nel passato, già nel 1880, la margarina veniva dimessa da un legislatore del Wisconsin come ‘burro contraffatto’.Già oggi gli Stati Uniti indicano chiaramente, per una gamma di prodotti come salse per condimenti, piselli in scatola e pane all’uvetta, quali siano le caratteristiche richieste per la loro immissione nel mercato interno. Sono questi standard di qualità che spesso innescano le battaglie alimentari.

MUCCHE, NOCI E FAGIOLI
Anche se il latte di soia e latte di mandorla sono diventati termini banali quest’oggi, lo standard di definizione base di ‘latte‘ sostiene che il latte sia un prodotto derivante dalla “mungitura completa di una o più vacche sane“. Questo è il punto che l’industria dei latticini sta ora enfatizzando, avendo anche dalla loro parte i legislatori che solo il mese scorso hanno introdotto una legge che forzi la FDA a far rispettare le linee guida di etichettatura dei prodotti alimentari. “I mammiferi producono il latte, le piante no“, ha detto Jim Mulhern, presidente della Federazione nazionale produttori di latte Americana. La stessa Federazione sostiene di aver chiesto alla FDA di far rispettare lo standard di etichettatura almeno dall’inizio degli anni 2000 e che la mancanza di una applicazione certa delle linee guida per l’etichettatura dei prodotti alimentari ha portato ad una proliferazione di imitatori che hanno approfittato di questa rilassatezza sulla definizione di cosa sono o non sono i latticini.

I prodotti spesso al centro delle battaglie alimentari riguardanti il latte, fanno spesso riferimento a se stessi come “latte di soia” o “latte di mandorla“. Singole parole che l’industria lattiero-casearia indica come ad un modo ingegnoso per aggirare le linee guida relative alla definizione di cosa sia il “latte“.
The Plant Based Foods Association, che rappresenta aziende come Tofurky e Milk Alterantives, sostiene che gli standard di identità siano stati creati per impedire alle imprese di usare ingredienti meno costosi a scapito dei clienti. Ma lo stesso gruppo sostiene che i produttori di latte di soia, mandorle e riso non stanno cercando di approfittarsi dei clienti. Queste aziende fanno pagare più soldi a chi è attratto da questo tipo di prodotti, dice Michele Simon, direttore esecutivo dell’associazione. Mentre la FDA ribadisce che si mobilita “in accordo con le priorità delle priorità della salute e pubblica e a seconda delle proprie risorse“.

COMMESTIBILE MA SENZA LE UOVA
La poca conosciuta Associazione dei condimenti e salse ha dimostrato tutta la sua forza nella battaglia della maionese del 2014. Il gruppo ha più volte denunciato alla FDA che una salsa priva di uova venisse chiamata ‘Just Mayo’, facendo notare alla FDA che in base alle norme federali la maionese è un prodotto definito dal fatto di contenere nelle sua ricetta dell’uovo. La casa di produzione Unilever, che produce la maionese Hellmann ed è uno dei membri dell’associazione, aveva citato in giudizio il produttore della salsa ‘Just Mayo’ con la stessa motivazione. Anche se la querela è stata abbandonata dopo che Unilever ha subito la protesta da parte dei sostenitori della suddetta salsa vegana.

L’associazione dei condimenti e salse non è stato l’unico gruppo infastidito dal brand ‘Just Mayo‘. L’amministratore delegato della American Egg Board, che rappresenta l’industria delle uova, tramite un consulente esterno ha tentato senza successo di fermare la vendita di ‘Just Mayo‘ nei supermercati Whole Foods. Questo fatto ha portato all’apertura di un’indagine da parte del Dipartimento statunitense dell’Agricoltura. Poco dopo l’apertura delle indagini, l’amministratore delegato della American Egg Board è andato in pensione prima del previsto. Per quanto riguarda ‘Just Mayo‘, l’azienda produttrice ha trovato un accordo con la FDA per mantenere il nome del brand – accettando alcune modifiche sulla etichetta del prodotto ‘Just Mayo’ che rendessero chiaro il fatto che il prodotto non contiene uova.

IL FALSO YOGURT
Centro della battaglia legale riguardante il prodotto Yoplait Greek c’era un concentrato di proteine ​​del latte. Questo ingrediente non era elencato nella lista della FDA per la classificazione dello yogurt. In più, la causa legale sosteneva che la General Mills usava questo concentrato di proteine per addensare il suo yogurt, invece di produrlo nel modo classico in cui gli yogurt greci sono prodotti.

Il caso fu infine respinto dal giudice, sostenendo che la FDA avrebbe potuto gestire la diatriba in maniera migliore. Gudmundson dichiarò che tentò invano di contattare l’agenzia dopo l’emissione della sentenza, ma nulla fu fatto. Il produttore di Yoplait Greek, General Mills, ad oggi sostiene che ha modificato la ricetta dei propri yogurt e non utilizza più nel suo prodotto il discusso concentrato di proteine del latte. La General Mills, comunque, aveva sottolineato nei documenti presentati durante la causa legale che la aveva detto durante un seminario che il concentrato di proteine ​​del latte poteva essere utilizzato nello yogurt.

Nel 2002, la presenza del concentrato di proteine ​​del latte nelle sottilette Kraft ha portato all’invio di una lettera di avvertimento da parte della FDA alla Kraft stessa. La lettera sottolineava come il concentrato di proteine del latte non fosse elencato come ingrediente nella definizione di ” formaggio pastorizzato“. Kraft ora nelle etichette delle sottilette inserisce la definizione di “formaggio fuso“.

I TRUCCHI COMMERCIALI
Il prodotto “Wyngz” ha ottenuto un gran successo pubblicitario in Tv non molto tempo dopo che DiGiorno ha lanciato i suoi pasti surgelati nel 2011, prodotti come la pizza ed i pezzi di pollo disossati. “The Colbert Show” ha denunciato come il brand ‘Wyngz’ abbia usato delle autorizzazioni governative per aggirare il fatto che le ‘Wyngz‘ non fossero fatte di carne di ala di pollo. Colbert ha citato nel suo show una pagina del sito web del USDA che permette l’uso di nomi strani per prodotti che hanno “la forma di un’ala o di stuzzichini” ma che non sono fatti interamente da carne dell’ala di pollo. “Per altri prodotti, non sono ammessi errori di ortografia”, dice il sito.

La storia dietro questa definizione dell’USDA rimane un po’ un mistero. La Nestlé, proprietaria della DiGiorno, ha detto che voleva chiamare i pezzi di pollo disossati “Wings” (ali), dal momento che riteneva i clienti in grado di capire che le ali senza osso non sono le ali intere vere e proprie. L’azienda sostiene che è stata invece l’USDA a proporre “wyngz.” Nestle con orgoglio ha osservato che a suo avviso è stata la prima, e forse unica, società ad avvicinarsi all’USDA per esporre il problema che ha portato a chiamare il prodotto “wyngz“. L’USDA dice che già un’altra società aveva fatto la richiesta di usare questa parola per descrivere un suo prodotto, e non ha ritenuto opportuno il dover elaborare un risposta più precisa.

IL BURRO CONTRAFFATTO
Non sono solo il latte di soia ed il latte di mandorle ad aver attirato le ire del settore lattiero-caseario. Nel 1886, i produttori di latticini introdussero una tassa federale sulla margarina che all’epoca era soprannominata dal rappresentante William Price del Wisconsin, un importante Stato per quanto riguarda la produzione di latticini, “il burro contraffatto“. Nel 1902, questa legge fu modificata per aumentare la tassazione sulla margarina tinta che era considerata un prodotto che cercava di assomigliare al burro, dice Ai Hisano, storico del commercio presso la Harvard Business School.

Alcuni Stati arrivarono al punto di vietare la vendita di margarina tinta, che naturalmente presentava un colore bianco. Fatto che si può anche riscontrare in un vecchio annuncio della Parkay Margarine che recita “Giallo dorato e pronto ad essere spalmato!” – con un asterisco a precisazione “in 26 Stati.” Hisano ci dice che per aggirare i divieti statali, alcuni produttori margarina davano delle capsule con una soluzione gialla ai propri clienti, in modo che potessero tingere la margarina da soli.

Arrivando ad oggi, l’etichettatura e la composizione degli alimenti rimane un argomento polarizzante. Gruppi come la federazione dei latticini sostengono che gli standard federali di etichettatura alimentare garantiscono alla gente di comprare ciò che si aspettano da prodotti che presentano nell’etichetta termini come “latte“. I difensori dei diritti degli animali che sostengono alternative di origine vegetale si chiedono se gli standard di etichettatura hanno ancora senso. Matt Penzer, un avvocato per la Humane Society degli Stati Uniti, sostiene che alcuni standard sono obsoleti, ma che vengono utilizzati da chi comanda il mercato per respingere la concorrenza ed innovazione.

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Cdm, in etichetta si indichi nome stabilimento, non codice (17-03-2017)

Roma, 17 marzo – "Lo stabilimento di produzione o confezionamento sia indicato nell’etichetta alimentare esplicitando nome e indirizzo e non attraverso un codice incomprensibile per il consumatore. Un rilievo che abbiamo già avanzato tempo fa in Commissione Agricoltura, e… Continua a leggere Cdm, in etichetta si indichi nome stabilimento, non codice (17-03-2017)

Panettone e pandoro: occhio all’etichetta

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di MoVimento 5 Stelle Camera

In questi giorni grandi aziende dolciarie stanno facendo girare spot in cui prendono in giro abitudini alimentari sane e naturali contrapponendole alla tradizione gastronomica italiana. Nulla di più falso. Per rimanere fedeli alla tradizione dolciaria italiana non è necessario difendersi dai vegani ma è sufficiente rispettare la legge. Cosa che molte aziende non fanno. Vi siete mai chiesti infatti perché su molte confezioni sono messe in evidenza altre espressioni come “Zuppa inglese” o “Maxiciok” mentre la parola “panettone” o “pandoro” sono riportate con caratteri più piccoli?

La risposta è perché vi stanno ingannando. Vi stanno vendendo un falso. Come per tutti i prodotti, ci sono infatti delle norme precise, il cosiddetto disciplinare, che dicono a quali condizioni un produttore può riportare sulla confezione la dicitura “Panettone o pandoro“. Per farlo deve usare metodi di lavorazione e ingredienti specifici. Ad esempio, non possono però essere usati grassi diversi dal burro.

E invece cosa troviamo in molti panettoni e pandori tarocchi? L’olio di palma! Un grasso vegetale nocivo per salute e ambiente. Nocivo per la salute perché è ricco di grassi saturi, che favoriscono l’insorgere di malattie cardiovascolari, diabete, sovrappeso e obesità, ma soprattutto è nocivo per la salute perché contiene sostanze cancerogene a causa dei processi industriali di lavorazione a cui è sottoposto, come conferma l’Efsa, l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare.

E’ nocivo per l’ambiente perché per fare spazio alle coltivazioni di palma da olio le grandi lobby dell’industria alimentare stanno distruggendo le foreste tropicali del Sud Est asiatico, con gravi danni per il clima e le popolazioni indigene.

Durante le feste fate un atto rivoluzionario, guardate l’etichetta e portate a tavola un’alimentazione consapevole, a cominciare da un panettone o un pandoro ‘a norma di legge’. Solo così rispetteremo davvero la tradizione, l’ambiente e la nostra salute.

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Alimenti: M5S, al via discussione legge su ‘farine integre’ (06-10-2016)

Roma, 6.10.2016 – "Garantire la trasparenza in etichetta dei prodotti alimentari indicati come ‘integrali’ ma che di fatto usano miscele che includono farine raffinate e premiare quelli che sono davvero ‘100% integrali’ con la dicitura ‘farine integre’". È questo,… Continua a leggere Alimenti: M5S, al via discussione legge su ‘farine integre’ (06-10-2016)

Etichetta, Italia segua esempio Francia (05-07-2016)

Roma, 05.07.2016 – "Il ministro delle Politiche Agricole, Martina, segua l’esempio dei suoi colleghi francesi che sono riusciti a farsi valere nelle istituzioni Ue e a strappare alla Commissione europea l’ok a sperimentare per due anni un regime di… Continua a leggere Etichetta, Italia segua esempio Francia (05-07-2016)