Accessibilità: nessuno deve rimanere indietro

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di Marco Zullo, EFDD – M5S Europa

La scorsa plenaria di Strasburgo è stata l’occasione per chiedere al Parlamento Europeo di votare a favore della normativa sui requisiti di accessibilità dei prodotti e dei servizi che mira a migliorare la qualità di vita, nella sua quotidianità, di circa 80 milioni di cittadini europei con disabilità e di tutti i cittadini con limitazioni funzionali, come quelle legate all’età o invalidità temporanee.

Il Parlamento europeo ha approvato molti degli emendamenti che abbiamo presentato, frutto di un ottimo lavoro svolto in collaborazione con il Forum Italiano sulla Disabilità e con l’European Disability Forum. Il Parlamento europeo ha infatti votato a favore dei nostri emendamenti per rendere i prodotti e servizi, a partire da quelli fondamentali come telefoni, pc, trasporti, televisori, servizi bancari, biglietterie e altro ancora, più accessibili ai disabili.

Sono stati approvati anche altri emendamenti che mirano ad introdurre i criteri di accessibilità nella stesura dei bandi per gli appalti pubblici, come riferimento dalle autorità che si occupano di standardizzazione e, non di meno, è stata approvata la nostra richiesta di una normativa che si preoccupasse anche del cosiddetto Ambiente Costruito e che soddisfasse i criteri di accessibilità: risulterebbe quantomeno bizzarro, per esempio, preoccuparsi di rendere un bancomat accessibile se poi lo stesso bancomat viene collocato in un ambiente non raggiungibile o non utilizzabile da una persona disabile o con limitazioni funzionali di altro genere.

“L’atto europeo sull’accessibilità è una normativa di portata storica e noi, con il voto di domani, possiamo migliorare in misura notevole la qualità della vita, non solo dei cittadini europei con disabilità, ma anche dei cittadini con limitazioni funzionali, come quelle dovute all’età o alla gravidanza.

Allora, quando il relatore oggi ha aperto il suo discorso affermando che ci sono in gioco molti interessi, posso confermare che questo è vero: ci sono in gioco gli interessi di circa 120 milioni di cittadini europei. Questo è l’impatto di questa normativa. Allora, dobbiamo avere il coraggio di osare, di disegnare una strada verso il futuro che oggi spaventa qualcuno ma che apre la porta all’accessibilità, apre la porta ai servizi, al mercato del lavoro, all’istruzione, ai trasporti, all’intrattenimento, anche all’utilizzo degli smartphone.

E allora anche noi abbiamo presentato degli emendamenti per migliorare questa normativa e per renderla più ambiziosa. Primo fra tutti, è quello sull’accessibilità dell’ambiente costruito: noi non possiamo accettare il fatto, in qualche modo, di prendere in giro il cittadino, dicendogli che gli offriamo un servizio, ad esempio un bancomat accessibile, ma poi a questo bancomat non ci si arriva, perché l’edificio che lo contiene non è accessibile. Dobbiamo andare oltre quelle che sono queste limitazioni anche dei locali.

Vogliamo osare perché vogliamo ampliare questa normativa a coloro che hanno delle limitazioni funzionali, lo abbiamo detto prima, quindi un infortunio, la gravidanza, l’età, perché toccherà un po’ a tutti. Quindi dobbiamo disegnare un mondo accogliente, anche per il futuro. E ci sorprende il fatto che questa normativa sull’accessibilità non comprenda in modo forte il rispetto di questi requisiti quando parliamo di bandi pubblici. Anche per questo abbiamo presentato un emendamento, perché per noi del Movimento 5 Stelle, nessuno deve rimanere indietro”.

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La truffa del Dieselgate continua

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di Eleonora Evi, EFDD – M5S Europa

Volkswagen richiama i veicoli per aggiornare il software illegale, dicendo che l’auto così riparata rispetta i limiti dell’omologazione. È davvero così? Sono sempre di più i test e le notizie che dimostrano il contrario, le auto continuano ad inquinare oltre i limiti. I consumatori sono ingannati due volte? La Commissione nei giorni scorsi, insieme alle autorità per la tutela dei consumatori, ha scritto a Volkswagen per chiederle di riparare tutti i veicoli interessati entro la fine dell’anno, cosi come aveva promesso. Ho la sensazione che si tratti dell’ennesima azione di facciata.

Penso sia chiaro a tutti che l’inganno non si risolverà con dei semplici aggiornamenti delle centraline. Perché il problema, oltre che abbastanza ovvio dal punto di vista tecnico, è anzitutto politico. E non riguarda una sola casa automobilistica, bensì 35 milioni di veicoli diesel sporchi in giro per l’Europa.

La commissione d’inchiesta ha appurato che c’è stata una frode, ovvero: Commissione europea e Stati membri hanno consentito l’omologazione di veicoli che superavano abbondantemente i limiti emissivi. Malgrado ci fossero già le tecnologie adatte all’abbattimento delle stesse emissioni. Frode e lucro.

Inoltre, si è consentito alle industrie una proroga ingiustificata ai limiti in vigore dal 2015, legalizzando emissioni del 110% in più fino al 2020. Ad oggi non abbiamo raggiunto alcun risultato concreto. D’altronde siamo abituati all’immobilismo dell’UE di fronte alle grandi multinazionali.

Nel mentre le vendite di Volkswagen sono cresciute del 16%. Ora, io non sono un’esperta di questione economiche, ma mi sembra chiaro che la schizofrenia e l’immobilismo delle istituzioni europee abbiano paradossalmente rafforzato VW. Perché in Europa vince sempre e solo il più forte. Altro che “Unione del diritto” (giusto per citare le parole di Juncker), il Diselgate, oggi, è la dimostrazione che questa Europa è l’Unione dell’ipocrisia.

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Ministro delle finanze unico e Troika per tutti. Lo ‘stato dell’Unione’ di Juncker è terrificante

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Con il suo classico discorso sullo “stato dell’Unione” il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker si è accodato alle recenti dichiarazioni di Angela Merkel, Wolfgang Schäuble, Emmanuel Macron e Mario Draghi. Nulla di realmente nuovo per chi legge questo blog, e proprio per questo è stato un discorso terrificante. La direzione auspicata è quella tedesca, già formalmente approvata da PD e Forza Italia al Parlamento europeo, che hanno votato un report (qui tutti i dettagli) inglobante le idee teutoniche sul ministro unico delle finanze della Zona Euro e l’istituzionalizzazione della Troika.

IL MES DIVENTA FONDO MONETARIO EUROPEO
Così verrà istituzionalizzata la Troika attraverso la revisione dell’assetto istituzionale dell’Unione Economica e Monetaria. La proposta, sulla quale c’è già un mezzo accordo Parigi-Berlino porta alla trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità (MES) in un Fondo Monetario Europeo, che interverrà in modo frequente con “aiuti” finanziari elargiti nelle situazioni ritenute “opportune” dai burocrati. Cosa vuol questo dire aiuto? Di certo non sarà gratuito. Per due motivi, primo e più paradossale: lo pagheremo noi stessi. L’Italia, infatti, è il terzo contribuente economico al Meccanismo Europeo di Stabilità. Il secondo motivo, e più crudele: l’attivazione di questo nuovo meccanismo comporterà il “commissariamento”, mirato, ad esempio, ad applicare riforme liberali ed impopolari nel mondo del lavoro, privatizzazioni di sanità e beni pubblici, aumenti di tasse o dell’età per il pensionamento.

BUDGET DELL’EUROZONA
La proposta che è sul piatto non è ad oggi ben delineata, soprattutto su come verrà finanziata questa linea di budget. Non siamo a favore di un bilancio dell’Eurozona che comporterebbe altri sacrifici contributivi, senza che siano prima risolti gli squilibri economici dovuti all’adozione della moneta unica tra 19 economie diverse. Ad esempio chi accumula surplus (Germania, Olanda e Lussemburgo, violando le stesse regole europee odierne) dovrebbe contribuire di più attraverso trasferimenti fiscali nell’ordine di almeno decine di miliardi di Euro. Le riforme richieste in cambio del contributo economico non dovranno avere un orientamento eccessivamente liberale (svalutazione salari tramite riforme del lavoro, riforme delle pensioni, privatizzazioni e vendita di beni dello Stato).

SCHEMA DI GARANZIA DEI DEPOSITI COMUNE
Ad oggi non c’è una chiara volontà politica per creare un sistema di garanzia davvero europeo e credibile. Sul piatto c’è una situazione di compromesso che non comporta una reale condivisione dei rischi. In particolare per l’opposizione dei Paesi del Nord. L’Unione Bancaria nel suo secondo pilastro (che riguarda la risoluzione degli istituti in crisi, dove è contenuto il bail-in) mette di fatto a rischio il risparmio. Noi vogliamo difendere il risparmio degli italiani come sancito dalla Costituzione, quindi vogliamo che ci sia: o un meccanismo europeo credibile; o uno nazionale che garantisca con una banca centrale pubblica senza rischi per i cittadini di perdere risparmi.

EUROBOND
Anche in questo caso la proposta sul tavolo non prevede un vero e completo meccanismo di condivisione del rischio sul debito, ma un progetto dove rimarranno fortemente marcate le differenze tra i debiti dei Paesi. Nella proposta, la maggior parte dei titoli di Stato rimarrà escluso dal sistema di “condivisione”, e verrà introdotto il rischio sui titoli sovrani per i bilanci delle banche. Creando problemi ai sistemi bancari dei Paesi con “rating” inferiore, che ad oggi contabilizzano i titoli di Stato a rischio zero.

Il commento del portavoce Marco Valli:

“Oggi il presidente della Commissione europea Juncker ha confermato quello che già tutti sapevano: la Germania comanda l’Europa. Le idee di Merkel e Schäuble, su cui c’è già un accordo con Macron, sono quelle di un ministro delle finanze unico della Zona Euro e la conseguente istituzionalizzazione della Troika. Verrano così costretti gli Stati membri a ricevere aiuti da un fantomatico bilancio e fondo monetario europeo (finanziato da loro stessi) in cambio di pesanti condizionalità, sul modello greco. La cosa più incredibile è che PD e Forza Italia si accodino a queste richieste e che anzi abbiano già votato positivamente al Parlamento europeo un report che conteneva tutti questi elementi. Come al solito, la vecchia politica in Europa non è in grado di risolvere alcuno dei problemi degli italiani. Fa sorridere pensare oggi alle “sparate” di Matteo Renzi e del PD contro l’attuale assetto istituzionale imposto da Bruxelles, considerando il fatto che quest’ultimo andrà a peggiorare e divenire ancora più stringente anche grazie ai loro voti. L’Italia e gli italiani hanno bisogno di un Governo che in Europa si faccia rispettare e che non si pieghi supinamente ai voleri della Merkel”.

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La carne di balena è fuori legge

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Oggi è stato fatto un piccolo passo verso la definitiva abolizione dell’assurda, inspiegabile e anacronistica caccia alle balene. Una pratica barbara, che viola in tutto e per tutto la legge e trova alibi solo in qualche cavillo, praticata in particolare da Giappone e Norvegia. Grazie a una mozione di risoluzione spinta anche dal MoVimento 5 Stelle è stato messo nero su bianco il divieto a condurre simili politiche non solo marittime, ma anche commerciali. Uno dei maggiori problemi, infatti, è che grazie all’immobilismo dell’UE (la stessa Commissione europea stenta a fornire dati ufficiali su questo business) la carne di balena transita in grandi quantità tra i porti del Continente, per finire soprattutto in Giappone. La Norvegia – che è fuori dall’UE – aggira il divieto di caccia e si appoggia proprio agli Stati membri per continuare questo abominevole commercio.

Un commercio che da anni porta ad un progressivo peggioramento della qualità ambientale da cui dipende la vita marina. In particolare a seguito dello sversamento di sostanze tossiche che si accumulano nel tempo negli organismi viventi, dall’acidificazione delle acque a conseguenza dei cambiamenti climatici, e per il prelievo indiscriminato di risorse ittiche. Le peculiari caratteristiche dei grandi cetacei, quali l’elevato contenuto di grasso in cui si accumulano molti inquinanti, la longevità, il basso tasso riproduttivo e la lunga permanenza dei piccoli con le madri, li rendono particolarmente vulnerabili. Le popolazioni di balene sono crollate a livelli drammatici per la caccia che hanno subito, soprattutto per il prezioso olio e per la carne.

Per evitare la scomparsa di intere specie, la Convenzione di Washington sulla caccia alle balene ha introdotto una moratoria internazionale entrata in vigore nel 1986. Alcuni paesi a tradizione baleniera, con in testa Giappone e Norvegia, si sono rifiutati di firmare la parte dell’accordo e, in virtù di ciò, non sono obbligati al rispetto della moratoria. Nel 1993, dopo anni di caccia condotta per presunti scopi scientifici, la Norvegia ha riaperto formalmente la caccia a scopo commerciale.

Lo stesso anno il Parlamento Europeo ha adottato una risoluzione di condanna ed una richiesta di intervento. Da allora ad oggi non solo la caccia è continuata nonostante lo sdegno dei cittadini europei, ma la quota è stata progressivamente aumentata. Nel 2017 si potranno uccidere 119 balenottere minori in più rispetto allo scorso anno passando da 880 esemplari a 999. Secondo un documentario trasmesso in Norvegia nel marzo 2017, oltre il 90% degli esemplari uccisi legalmente era di sesso femminile, la quasi totalità delle quali in gravidanza.

Per apprezzare il danno biologico di questo dato si deve partire dalla complessa fisiologia dei cetacei e delle strategie di riproduzione. Le balenottere raggiungono la maturità sessuale dopo 6-8 anni e la gravidanza dura 10 mesi. Si conclude con la nascita di un solo piccolo. L’uccisione di femmine, ancor più se in gravidanza, rappresenta un prelievo insostenibile per qualsiasi popolazione animale, ma ancor più per le balene ed altri cetacei. L’aumento delle catture sembra essere legato al redditizio commercio della carne verso il Giappone dove viene venduta come leccornia a prezzi da capogiro.

Il problema è che per arrivare fino a lì, come detto in apertura, le navi transitano spesso per i porti dell’UE. Nell’ottobre del 2016, ad esempio, sono transitate circa 3 tonnellate per almeno tre porti dell’UE. Dal momento che in UE la caccia alle balene è vietata e che l’UE e gli Stati membri sono parte della Convenzione internazionale per il commercio di specie animali e vegetali in pericolo (CITES), il transito di carne di balena può avvenire solo in presenza di certificati di autorizzazione che devono essere presentati alle autorità portuali.

Se non possiamo obbligare la Norvegia a interrompere i suoi programmi di caccia alle balenottere, possiamo però applicare le norme riconosciute a livello EU e bandire completamente questo transito.

SCARICA LA MOZIONE DI RISOLUZIONE APPROVATA OGGI DAL PARLAMENTO EUROPEO.

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Chi protegge la Germania distrugge l’Italia e l’Europa

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di Marco Valli, EFDD – M5S Europa

L’Euro non reggerà a lungo dopo la dismessa dal Quantitative Easing. Per questo, durante la conferenza stampa BCE di ieri, Draghi ha ufficialmente aperto al “dialogo” per la revisione dell’assetto istituzionale dell’Unione Economica e Monetaria. Purtroppo per noi, in UE non ci sarà un dialogo basato sulla logica economica e sull’onestà intellettuale. La proposta, sulla quale c’è già un mezzo accordo Parigi-Berlino e dove costruiranno una storiella ad arte nei prossimi mesi (per dirci che non c’è altra soluzione), porta alla trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo, che interverrà in modo frequente con “aiuti” finanziari elargiti nelle situazioni ritenute “opportune” dai burocrati.

Questo aiuto, però, non sarà gratuito. Per due motivi, primo e più paradossale: lo pagheremo noi stessi. L’Italia, infatti, è il terzo contribuente economico al Meccanismo Europeo di Stabilità. Il secondo motivo, e più crudele: l’attivazione di questo nuovo meccanismo comporterà il commissariamento, mirato, ad esempio, ad applicare riforme liberali ed impopolari nel mondo del lavoro, privatizzazioni di sanità e beni pubblici, aumenti di tasse o dell’età per il pensionamento.

Queste sono solo alcune voci dell’emozionante programma promosso dall’attuale Commissione europea. In soldoni, vogliono trasformare quello che accade oggi in Grecia con la Troika, in una situazione ideale per tutti i Paesi deboli dell’Eurozona. Mario Draghi, tenendo in vita con misure straordinarie l’Euro, ha solo rimandato i problemi strutturali della moneta unica. Se non reagiremo, il prossimo futuro sarà caratterizzato da un’Eurozona a trazione ancora più tedesca e rigorista, dove non verranno rivisti i vincoli economici contenuti nei trattati, dove non ci saranno Eurobond e soprattutto dove non ci saranno trasferimenti fiscali dai paesi come Germania, Olanda e Lussemburgo, che godendo degli squilibri della moneta unica e condotte fiscali immorali, accumulano da decenni ricchezze illegittime.

Si plasmerà un quadro ancor di più egoista, miope ed ingiusto, dove i Paesi periferici verranno spolpati seguendo una logica “euroimperialista”. I Governi PD e quelli di Berlusconi ci hanno già traghettato negli anni in una situazione economica e politica difficilissima, arrivando sempre e forse volontariamente tardi sulle discussioni importanti in Europa, specialmente sulla governance e sull’unione bancaria.

I dati reali nella periferia dell’Eurozona sulla disoccupazione, sottoccupazione e rassegnazione, toccano, in una fase considerata positiva, ancora livelli record, come la povertà e la disuguaglianza economica, sintomo che le politiche monetarie straordinarie stanno facendo principalmente arricchire chi è già ricco favorendo concentrazioni di ricchezze. Per quanto i giornali ci propinino il mantra della ripresa grazie alla crescita dell’indicatore del PIL, questo per alcuni osservatori attenti è solo l’occhio del ciclone della tempesta vissuta dal 2009 nell’Euroarea.

Oggi si gioca una partita importante per il nostro futuro, ed i partiti di Governo apparentemente hanno già deciso, com’è accaduto spesso in passato, di prendere con leggerezza le questioni economiche sul tavolo internazionale accodandosi all’idea proposta dai tedeschi. Recriminare tra 4/5 anni e scaricare il barile non servirà a niente, bisogna agire subito per bloccare l’asse Merkel-Macron su questa proposta d’istituzionalizzazione della Troika, o per l’Italia e gran parte dell’Eurozona il futuro sarà all’insegna dell’ulteriore sacrificio di generazioni.

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I migranti sbarcati in Italia devono essere ricollocati negli altri Paesi europei

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di MoVimento 5 Stelle Europa

I migranti sbarcati in Italia devono essere ricollocati negli altri Paesi europei subito! La sentenza della Corte di giustizia europea, che respinge i ricorsi presentati nel 2015 da Slovacchia e Ungheria, deve essere immediatamente rispettata o, ancora una volta, l’Unione europea avrà perso la faccia.

L’Unione europea non ha nessuna intenzione di prorogare la decisione e questa della Corte di Giustizia europea dunque potrebbe essere una vittoria di Pirro se non arriva una decisione immediata del Consiglio di prolungare i ricollocamenti e renderli obbligatori.

Finora hanno lasciato il nostro Paese appena 8.402 migranti sui 35 mila promessi (dati aggiornati al 1 settembre 2017), appena il 24% del totale. Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Ungheria, Irlanda, Polonia, Slovacchia e Inghilterra non rispettano i patti presi in sede di Consiglio. Questo è l’assurdo: l’Europa oggi è talmente debole che non riesce nemmeno a far rispettare le decisioni che prende. Persino la Svizzera e la Norvegia che non fanno parte dell’Unione europea si sono mostrati solidali accettando il ricollocamento di circa 1.500 migranti.

Nel 2017 sono sbarcati nel nostro Paese 99.742 migranti: il 79% dei migranti sbarcati in Europa ha toccato le coste italiane. Per essere chiari: tutti gli Stati europei devono accogliere, l’immigrazione è un tema europeo e nessun Paese può considerarsi escluso. Quello delle ricollocazione non è un sistema perfetto ma è un primo passo che l’Europa compie verso una redistribuzione obbligatoria e permanente delle quote dei richiedenti asilo, così come chiesto più volte dal gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle in Europa.

La decisione della Corte è importante in quanto sottolinea il principio di solidarietà tra gli Stati membri, già sancito dai Trattati, ma troppo spesso disatteso. Davanti alla chiusura di Slovacchia e Ungheria, quindi, la Corte di giustizia alza il cartellino rosso e, aprendo un precedente, richiama tutti i Paesi dell’Unione alle proprie responsabilità. Perché, come scrivono i giudici, “il meccanismo contribuisce effettivamente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015”. Ora andiamo avanti con la nostra proposta, presentata in sede di riforma del regolamento di Dublino, di sospendere l’erogazione dei fondi strutturali a quei Paesi che non cooperano nella ricollocazione dei richiedenti asilo.

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I migranti sbarcati in Italia devono essere ricollocati negli altri Paesi europei

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di MoVimento 5 Stelle Europa

I migranti sbarcati in Italia devono essere ricollocati negli altri Paesi europei subito! La sentenza della Corte di giustizia europea, che respinge i ricorsi presentati nel 2015 da Slovacchia e Ungheria, deve essere immediatamente rispettata o, ancora una volta, l’Unione europea avrà perso la faccia.

L’Unione europea non ha nessuna intenzione di prorogare la decisione e questa della Corte di Giustizia europea dunque potrebbe essere una vittoria di Pirro se non arriva una decisione immediata del Consiglio di prolungare i ricollocamenti e renderli obbligatori.

Finora hanno lasciato il nostro Paese appena 8.402 migranti sui 35 mila promessi (dati aggiornati al 1 settembre 2017), appena il 24% del totale. Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Estonia, Ungheria, Irlanda, Polonia, Slovacchia e Inghilterra non rispettano i patti presi in sede di Consiglio. Questo è l’assurdo: l’Europa oggi è talmente debole che non riesce nemmeno a far rispettare le decisioni che prende. Persino la Svizzera e la Norvegia che non fanno parte dell’Unione europea si sono mostrati solidali accettando il ricollocamento di circa 1.500 migranti.

Nel 2017 sono sbarcati nel nostro Paese 99.742 migranti: il 79% dei migranti sbarcati in Europa ha toccato le coste italiane. Per essere chiari: tutti gli Stati europei devono accogliere, l’immigrazione è un tema europeo e nessun Paese può considerarsi escluso. Quello delle ricollocazione non è un sistema perfetto ma è un primo passo che l’Europa compie verso una redistribuzione obbligatoria e permanente delle quote dei richiedenti asilo, così come chiesto più volte dal gruppo Efdd – Movimento 5 Stelle in Europa.

La decisione della Corte è importante in quanto sottolinea il principio di solidarietà tra gli Stati membri, già sancito dai Trattati, ma troppo spesso disatteso. Davanti alla chiusura di Slovacchia e Ungheria, quindi, la Corte di giustizia alza il cartellino rosso e, aprendo un precedente, richiama tutti i Paesi dell’Unione alle proprie responsabilità. Perché, come scrivono i giudici, “il meccanismo contribuisce effettivamente e in modo proporzionato a far sì che la Grecia e l’Italia possano far fronte alle conseguenze della crisi migratoria del 2015”. Ora andiamo avanti con la nostra proposta, presentata in sede di riforma del regolamento di Dublino, di sospendere l’erogazione dei fondi strutturali a quei Paesi che non cooperano nella ricollocazione dei richiedenti asilo.

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Infondere un’anima sociale alle politiche UE per l’energia

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di Dario Tamburrano, EFDD – M5S Europa

Manca una dimensione importantissima – quella sociale – alla proposta di regolamento per la governance dell’Unione dell’energia formulata dalla Commissione Europea nell’ambito del “pacchetto invernale sull’energia”. Abbiamo provveduto ad inserire nel regolamento l’importantissima anima sociale – insieme a vari altri indispensabili aggiustamenti – attraverso gli emendamenti presentati in commissione ITRE (Industria, energia e ricerca).

Nell’UE, un regolamento è un atto legislativo direttamente applicabile in tutti gli Stati membri: non c’è bisogno di trasporlo (recepimento) nella legislazione nazionale, come invece avviene per le direttive. Il regolamento per la governance dell’Unione dell’energia servirà per attuare sia l’Accordo di Parigi sul clima (diminuire le emissioni di gas serra in modo tale che il riscaldamento globale non superi nel 2050 i 2 gradi centigradi, e si fermi possibilmente a 1,5 gradi), sia le strategie dell’Unione dell’Energia nel decennio 2021-2030. Stabilisce le procedure con le quali gli Stati UE dovranno mettere a punto i rispettivi “Piani integrati per l’energia e il clima” e li obbliga a fornire periodicamente una valutazione degli impatti delle misure vigenti sulle emissioni di gas serra.

Monitoraggi e piani devono riguardare, stabilisce la proposta di regolamento, tutte le dimensioni europee dell’energia che secondo la Commissione Europea sono cinque:
– sicurezza energetica;
– mercato dell’energia;
– efficienza energetica;
– decarbonizzazione;
– ricerca, innovazione e competitività”.

Manca la dimensione sociale dell’energia, alla quale tuttavia fanno riferimento vari temi presenti in altre proposte legislative del “pacchetto invernale”: comunità energetiche, ruolo dei prosumer, povertà energetica. È una lacuna gravissima, che tradisce l’impostazione mercantilistica dell’intera politica UE attuale. Se non verrà colmata, aumenterà il solco tra UE e cittadini, specialmente quando apparirà chiaro che molti dei temi sociali presenti in altre parti del “pacchetto invernale” sono destinati a scontrarsi con i limiti imposti dal mercato, al quale le politiche ora seguite dall’UE accordano sempre la precedenza. E’ incredibile che la Commissione Europea non se ne sia accorta. A meno che non abbia volutamente non accorgersene.

Abbiamo pertanto provato a rimediare noi attraverso gli emendamenti presentati nella commissione parlamentare ITRE (Industria, energia e ricerca), nella quale la proposta di regolamento ha iniziato l’iter legislativo dal quale scaturirà la sua versione definitiva. E’ associata nell’esame la commissione parlamentare ENVI (Ambiente, salute pubblica e sicurezza alimentare; i relatori del regolamento sono gli eurodeputati verdi Claude Turmes (ITRE) e Michèle Rivasi (ENVI). Il punto di partenza dei lavori parlamentari è la loro relazione sulla proposta di regolamento venuta dalla Commissione Europea. I nostri emendamenti, mescolati a quelli degli altri europarlamentari, sono distribuiti in quattro documenti (primo, secondo, terzo, quarto) per ora disponibili solo in inglese.

Per dotare l’Unione dell’energia di un’anima sociale, con un emendamento abbiamo chiesto di aggiungere un’altra dimensione – la sesta – a quelle cui andrà applicato il regolamento: si tratta dell’approccio sociale all’energia. Perché questa semplice riga diventi efficace e ben definita, un altro nostro emendamento chiede che gli Stati UE siano tenuti a fissare obiettivi nazionali vincolanti, da raggiungere entro il 2030, sui benefici sociali connessi all’energia. Questo obiettivi, recita ancora il nostro emendamento, dovranno riguardare:

a) la riduzione della povertà energetica;
b) l’aumento della produzione energetica da fonti rinnovabili attraverso le collettività dell’energia, gli autoconsumatori, e l’autoproduzione da imprese, municipalità, espresso in tep [tonnellate equivalenti di petrolio, ndr];
c) la diminuzione dei consumi energetici e delle emissioni di CO2 conseguente all’efficienza comportamentale;
d) la diminuzione degli impatti sanitari (compresi gli aspetti economici) legati alle minori emissioni di inquinanti in atmosfera ottenute grazie alla diffusione delle fonti rinnovabili e agli interventi di efficientamento energetico;
e) la diminuzione della quota di reddito procapite destinato agli usi energetici;
f) l’aumento della quota di reddito procapite derivato dall’autoproduzione energetica.

Ancora, sempre attraverso i nostri emendamenti, abbiamo chiesto che gli Stati debbano garantire il diritto dei cittadini all’energia indispensabile per una vita dignitosa e debbano limitare al massimo il rincaro dei prezzi dell’energia con particolare attenzione alle famiglie disagiate, evitando che eventuali incentivi di carattere fiscale o di altra natura per lo sviluppo dell’efficienza energetica e/o rinnovabili possano avere delle barriere d’accesso legate al reddito e/o a condizioni di svantaggio.

Altri punti toccati dai nostri emendamenti riguardano il rafforzamento di elementi chiave già toccati dai relatori, fra i quali:

– calcolare la quantità massima di gas serra che l’UE potrà emettere entro il 2050 per consentirci di vivere in un mondo nel quale l’aumento delle temperature non superi gli 1,5 °C;
– sfruttare il potenziale di tutti i soggetti coinvolti nella transizione verso le rinnovabili (città e regioni, cittadini, cooperative, investitori, imprese) per stimolare l’efficienza energetica e la diffusione delle energie rinnovabili, limitando la dipendenza UE dalle importazioni di energia, riducendone il rischio geopolitico collegato e generando benefici economici e sociali, tra i quali milioni di nuovi posti di lavoro;
– inserire anche nel regolamento gli obiettivi di efficienza energetica e di diffusione delle energie rinnovabili presenti nei nostri emendamenti alle direttive sull’efficienza energetica, sulla performance energetica nell’edilizia e sulle energie rinnovabili (un altro tema legislativo di cui ci stiamo occupando e di cui scriveremo presto su questo blog);
– eliminare tutti gli incentivi alle fonti fossili di energia.

Ma l’anima sociale dell’Unione dell’energia ci è particolarmente cara perché l’energia non può essere solo una questione di tecnologie e di mercato. Chiediamo dunque a chi ci legge di interessarsi, di condividere e di far circolare l’informazione. Anche se la Commissione Europea se n’è dimenticata, noi non ci dimentichiamo che il concetto originale di sviluppo sostenibile, descritto per la prima volta nel rapporto Brundtland (“Our Common Future”) del 1987, comprende tre dimensioni: ambientale, economica e sociale.

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Fuori Renzi, dentro Berlusconi. La Merkel si prende gioco degli italiani

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di MoVimento 5 Stelle

C’era una volta Angela Merkel mano per mano con Matteo Renzi. Sguardi complici e parole sussurrate per nascondere i taciti accordi che hanno piegato il nostro Paese. Ma qualcosa in Europa è cambiato. E Angela, a quanto pare, non è una che perde tempo.La Merkel ha cambiato cavallo. Ha scaricato il suo pupillo Matteo Renzi per puntare sull’usato sicuro, Silvio Berlusconi, l’uomo che ha fatto dell’Italia il suo reame.
I giornali proveranno a fregarci. Ci racconteranno la storia romanzata di un amore tormentato fra due alleati che non si sono capiti: tutte balle. Italiani, non facciamoci fregare dal re delle Televendite e dei giornali amici dei partiti. Berlusconi e Merkel sono fatti della stessa pasta, figli della stessa cultura politica: quella in cui i cittadini comuni devono servire gli interessi dei burocrati. Oggi mi voti perché ti convinco a farlo, domani ti fotto e tu sorridi.

Rinfreschiamoci un po’ la memoria per non dimenticare. C’è lo zampino della Merkel dietro le più grandi truffe europee degli ultimi 20 anni. Ha imposto tasse e tagli in nome dell’austerity. Ha arricchito il sultano Erdogan con l’accordo sui migranti, solo per fermare la rotta balcanica e spostando la pressione migratoria verso l’Italia. Lei che i migranti se li sceglie e poi li paga 1 euro all’ora, ma questa non è schiavitù. Ha costruito l’attuale governance economica europea per imporre il dominio tedesco sulle economie del Sud Europa. Ha ordinato la deflazione salariale per rendere più competitive le proprie imprese. Ha svenduto la Grecia alle banche. Ha rovinato il popolo greco, spremendolo come le nostre olive che non produciamo più, perché i tedeschi hanno detto sì all’invasione dell’olio tunisino. Ha imposto trattati commerciali suicidi per l’Italia, come il Ceta, il Mes alla Cina.

Ci ha privato persino delle nostre arance, mettendo al lastrico migliaia di produttori e annesse famiglie. Ha dato il disco verde ai bombardamenti in Libia e in Siria e favorito le guerre civili, per poi marciare nel nome di una pace che conviene solo a parole. Ha nascosto lo scandalo Volkswagen che ha avvelenato mezza Europa. Non rispetta le regole europee, come il surplus della bilancia commerciale, ma fa la maestrina quando si tratta di qualche decimale nei conti degli altri. Idem sulle banche, ha salvato finanzieri e banchieri con i soldi dei cittadini europei.

A tutto questo Berlusconi e il suo partito azienda hanno sempre detto di sì. È stato complice e protagonista di questa buia stagione della nostra storia. E sia chiaro: Renzi come, se non peggio di, Silvio. Ma da mesi nei corridoi di Bruxelles tutti hanno compreso che il segretario del Pd non conta più niente. Ogni tanto manifesta disappunto rispetto accordi suicidi che lui stesso ha siglato, ma nessuno lo ascolta. Peggio: nessuno lo sente. Un lento ma inarrestabile declino.

E allora la storia che è ciclica, si ripete: il fantasma di Berlusconi ha bisogno della Merkel per dimostrare che può contare ancora qualcosa. La Merkel ha bisogno di Berlusconi perché teme che il MoVimento 5 Stelle smantelli una ad una le politiche che hanno regalato al popolo tedesco 20 anni di benessere alle nostre spalle. La Merkel deve finire il lavoro che ha iniziato e chiudere la camicia di forza che ha cucito per l’Italia. Il suo prossimo obiettivo è integrare il Fiscal Compact nel quadro giuridico dell’Unione Europea e istituzionalizzare un super-ministro delle finanze per l’Eurozona. Insomma, commissariare il nostro Paese.

Berlusconi è la stampella della Merkel. Gli italiani non sono fessi. E’ la boa di salvataggio per l’attuale progetto di un’Europa molto distante dal meraviglioso sogno di comunità. Un progetto suicida che noi cambieremo. E non soltanto noi, perché per fortuna sono sempre di più i Paesi che si stanno attrezzando per cambiare le carte in tavola e far crollare una volta per tutte questa dittatura fondata sull’austerità che minaccia i Paesi più poveri.

Ps. siamo curiosi di leggere l’ultimo tweet di Matteo Salvini sulla sua nuova alleata

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Un piano da 270 miliardi contro l’afa e la siccità che stanno uccidendo l’Italia

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di Piernicola Pedicini, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

L’estate 2017 verrà ricordata come la più calda di sempre. Siccità e roghi hanno piegato l’Italia, l’afa messo in difficoltà anziani, bambini e malati e provocato seri danni all’agricoltura. Non bisogna subire passivamente questo epocale cambiamento climatico causato principalmente dall’uomo. Se fossimo governati da persone serie e sagge, non si perderebbe un minuto per prendere provvedimenti concreti, altro che le belle parole scritte negli accordi di Parigi!

Ecco un decalogo che l’Europa dovrebbe mettere in pratica subito se vuole evitare un destino che sembra segnato. Siamo ancora in tempo per salvare il nostro pianeta!

1. Ridurre entro il 2050 le emissioni di gas a effetto serra tra l’80 e il 95% rispetto ai livelli del 1990. Le tappe per raggiungere questo risultato sono una riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030 e del 60% entro il 2040. L’UE dovrebbe investire altri 270 miliardi di euro (o, in media, l’1,5% del PIL all’anno) nei prossimi quattro decenni.

2. Eliminare i sussidi alle fonti fossili e gradualmente eliminare l’uso delle fonti fossili. Investire sull’energia pulita da fonti rinnovabili e nelle migliori tecnologie per le applicazioni.

3. Obiettivo del 45% di energia rinnovabile entro il 2030.

4. Obiettivo di 40% di efficienza energetica entro il 2030.

5. Far diventare l’Unione europea una società altamente efficiente da un punto di vista energetico e completamente basata sull’energia rinnovabile entro il 2050.

6. Investire sui veicoli ibridi ed elettrici ricaricabili alimentati da fonti energetiche rinnovabili.

7. Migliorare l’efficienza energetica negli edifici utilizzando la tecnologia dell’edilizia passiva per i nuovi edifici e ristrutturando i vecchi edifici per migliorarne l’efficienza energetica.

8. Ridurre le emissioni in agricoltura provenienti da fertilizzanti, concimi e allevanti intensivi.

9. Adottare una strategia rifiuti zero.

10. Formare ed informare i cittadini su problematiche e soluzioni che i cambiamenti climatici portano con se”.

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