Chi è senza finanziamento pubblico scagli la prima pietra: il MoVimento 5 Stelle

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di MoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle che dal 2010 ad oggi, tra Parlamento e Regioni ha rinunciato e restituito oltre 85 milioni di euro (qualche voce: 47,5 milioni di rimborsi elettorali, 34,5 milioni in tagli stipendi, oltre 1 milione in rinunce indennità di carica, 3 milioni per fondazioni e partiti politici europei etc).

Quello che sta andando in scena tra Salvini che grida al ‘complotto’ per la confisca di 48 milioni di euro per la vicenda ‘diamanti & Tanzania’ e Renzi che accusa il Carroccio di essere “ladri” è il teatrino degli ipocriti.

Mentre il MoVimento 5 Stelle ha rinunciato a oltre 47,5 milioni di euro di rimborsi elettorali, in questi anni la Lega per l’indipendenza della Tanzania ha incassato 180 milioni, il Pd e l’Ulivo oltre 770 milioni di euro di cui oltre 45 in questa legislatura, Forza Italia e Berlusconi 784 milioni di euro e così via fino alla destra della Meloni e la sinistra delle anime belle.

In totale in 20 anni un ‘tesoretto’ di 2 miliardi di euro rubato agli italiani, alla faccia del referendum del 1993.

A questi si aggiungono finanziamenti opachi tramite le varie “Fondazioni politiche”. Renzi quanto ha incassato da Buzzi?

Perché Renzi nel 2015 ha fatto coprire con 105 milioni di euro pubblici i debiti Ds dell’Unità?

Vogliamo parlare della legge Boccadutri che stanzia soldi ai partiti senza controlli? A questi si aggiungono manager di società partecipate pubbliche, nominati dal Pd, che sono obbligati a versare il “pizzo” al partito.

Salvini è disperato. Dichiara che per Pontida non ci sono soldi. Non si preoccupi. Li può chiedere all’attuale presidente della Lega Umberto Bossi. Oppure faccia come il Movimento 5 Stelle, che ha rinunciato a decine di milioni di euro e auto-finanzia incontri e campagne elettorali con micro-donazioni dei cittadini.

Può anche capitare, come accaduto per lo “Tsunami Tour” delle elezioni del 2013, che avanzino oltre 400.000 euro e vengano donati per ricostruire una palestra terremotata a Mirandola.

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I partiti si tengono vitalizi e privilegi

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di Enrico Cappelletti

In Senato di fatto i partiti hanno affossato la legge Richetti che aboliva i vitalizi e la pensione privilegiata dei parlamentari. Oggi avevano l’opportunità di mandarla subito in Aula al Senato e di approvarla velocemente, facendola diventare definitivamente Legge dello Stato, e invece hanno detto no alla nostra richiesta di inserirla nel calendario d’Aula delle prossime settimane, dimostrando che quel voto favorevole alla Camera, prima dell’estate, era solo un bluff. Perché tanto sapevano che una volta in Senato, questa legge sarebbe stata chiusa a chiave in un cassetto.

Questo vale soprattutto per il PD, visto che la legge, almeno sulla carta, porta la firma di un loro parlamentare. Ma anche Lega e Forza Italia non hanno mosso un dito per chiedere che la proposta di legge arrivasse subito in Aula.

Ora come finirà? Che la legge, con ogni probabilità, naufragherà in Commissione Affari Costituzionali e arrivederci e grazie. La sorte delle leggi che non piacciono alla maggioranza la conosciamo: il reddito di cittadinanza, per dirne una, è ferma in Commissione Lavoro da più di due anni.

Se qualcuno aveva creduto che davvero la casta fosse pronta a rinunciare ai propri privilegi, oggi non ha più dubbi: queste persone continuano a sentirsi al di sopra di tutti gli altri cittadini.

Noi, però, a questo non ci rassegniamo, non siamo arrivati fin qui per nulla, abbiamo imposto noi questo tema, lo abbiamo fatto entrare nell’agenda politica e lo faremo diventare realtà. I vitalizi, e gli altri privilegi della Casta, li taglieremo noi quando saremo al governo.

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Non è mafia, è una montagna di merda

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Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Peppino Impastato

di Beppe Grillo

La sentenza che ha comminato 250 anni di galera al gruppo di malviventi, politici e pubblici amministratori compenetrati da anni con l’amministrazione di Roma capitale ha escluso l’associazione mafiosa. Verrebbe da sentirsi rasserenati da questa notizia, la band di bravi ragazzi coordinata da Carminati non sembra che abbia mai esplicitamente ucciso o minacciato nessuno. Che bella prospettiva! Non è stata la mafia, ma una semplice associazione a delinquere a prosciugare dignità e casse di Roma Capitale in quegli anni. Che bel sogno, non è vero? Però un diavoletto suggerirebbe che probabilmente non era necessario minacciare nessuno e/o che si tratta della più volte preconizzata mafia dei colletti bianchi.

Il fatto incontrovertibile è che sono state comminate condanne durissime a tutti gli imputati del processo: ben 41 colpevoli e solo 5 assolti. Condanne durissime per un totale di 287 anni mentre la procura ne aveva chiesti ben 515 di anni. Nell’aula bunker si festeggia perché è stato dimostrato che la mafia non esiste a Roma. Ma il municipio di Ostia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Non c’è la mafia a Roma, eppure l’Osservatorio sulla legalità della regione Lazio a gennaio 2017 indicava il Lazio come la terza regione per investimento delle mafie e Roma ha il primato di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Non c’è mafia a Roma, poi una volta c’è un sequestro del valore di 80 milioni di euro, ma questo succede nel 2016, perché nel 2017 la Dda sequestra invece beni per 280 milioni di euro. A Roma non c’è la mafia e neanche le piazze di spaccio come a Scampia, poi succede che fanno le retate come a Scampia e Roma è la Capitale d’Italia ma forse anche della coca.
Ma a Roma non ci sono le mafie, a Roma le mafie investono: ristoranti, pizzerie, pub, bar, gestiscono sale slot, vlt, fanno affari immobiliari.

A Roma non c’è la mafia, ma tutte le mafie fanno affari a Roma. Quindi, in definitiva, non è mafia, ma è comunque una montagna di merda. Che faceva estorsioni, danneggiamenti, pestaggi per far valere la propria forza. Che si infiltrava in tutti i gangli dell’amministrazione, a partire dal Comune. Che esercitava un capillare controllo del territorio. Che stringeva e manteneva forti relazioni col mondo imprenditoriale, cooperativistico e, soprattutto, politico. Perché, diciamocelo, ci sono condanne e condanne. Un “delinquente abituale”, come è stato definito Massimo Carminati, che viene condannato per aver fatto il delinquente non sorprende nessuno. Ma un politico che viene condannato per aver fatto il delinquente, invece del bene della cosa pubblica, dovrebbe sorprendere.

Luca Gramazio, ex consigliere comunale e regionale PDL, 11 anni;
Daniele Ozzimo, ex Assessore alla Casa Giunta Marino, 2 anni e 2 mesi;
Franco Panzironi, ex AD AMA, 10 anni;
Mirko Coratti, ex Presidente Assemblea Capitolina PD, 6 anni;
Giordano Tredicine, ex Vice coordinatore regionale Forza Italia per il Lazio, 3 anni;
Luca Odevaine, ex componente Tavolo coordinamento Immigrati del Viminale e ex Vice capo Gabinetto Giunta Veltroni, 6 anni e 6 mesi;
Andrea Tassone, ex Presidente X Municipio, Pd, 5 anni;
Pierpaolo Pedetti, consigliere PD, 7 anni.
La sentenza ha sancito che tanti soldi hanno girato tra Buzzi, Carminati, il PD, Forza Italia e gli altri partiti. Soldi dei cittadini che hanno pagato e che pagano ancora oggi. Un debito da 16 miliardi di euro non nasce dal nulla.

Adesso l’associazione a delinquere è una cosa nuova: c’è il politico, due ingegneri, un banchiere, un avvocato e un cardinale… spesso non c’è neppure il mafioso, pardon il delinquente! Massimo Carminati era una sorta di consulente in questa parte della storia del saccheggio di Roma. PD e Forza Italia (cose che cambiano identità come i virus più veloci cambiano gli antigeni per sfuggire al sistema immunitario) sono ampiamente coinvolti, non c’è dubbio. Personaggi che facevano parte dell’assemblea capitolina, amministrativi-politici sempre appartenenti o nominati da quei partiti “politici”, erano di fatto “coordinati a delinquere” da Carminati e Buzzi.

Un’organizzazione fintamente, eppure necessariamente, bipartisan. Fintamente perché si tratta di due facce della stessa moneta da un euro; necessariamente perché potesse continuare la mungitura di Roma indipendentemente da quale delle due “parti politiche” vincesse le elezioni. L’altra sera a Bersaglio Mobile abbiamo potuto vedere in diretta quello che mancava per capirci qualcosa: Esposito, PD, rivolgendosi al portavoce 5 Stelle Di Stefano, si è assunto la responsabilità politica come PD scaricandola contemporaneamente alla “precedente gestione Bersani”. In sostanza: non avendo cambiato ancora nome delcarrozzone cambiamo il pupazzo. Questa è esattamente la cultura del “non esiste”: noi non centriamo nulla ma ci assumiamo la responsabilità che è di Bersani e non di Renzi. Eppure Buzzi (che ha preso 19 anni) ha finanziato la campagna di Renzi.Si, ma vabbeh: sono pochi soldi…” in questa nuvola di aria bollita il chi ed il cosa non esistono più, quello che conta è essere veloci a scaricare i pesi morti, come Bersani.

Hanno messo in ginocchio un’intera città. Questo dice la sentenza. Questi sono i fatti. Una città lasciata in macerie perché una banda organizzata di criminali con l’appoggio e la connivenza dei politici ha lucrato sulle spalle e i soldi dei romani. Questa verità è oggi una sentenza. D’altra parte Borsellino diceva: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Abbandoniamo noi cittadini questi camaleontici pesi morti per un popolo che non li merita davvero! Lasciamoli ai loro regolamenti di conti ma fuori dalla scena politica.

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Dal Parlamento un atto aberrante e incostituzionale, Mattarella intervenga

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>>> Le votazioni sulla lista di Genova sono aperte fino alle 19. VOTA ORA!

di MoVimento 5 Stelle

Presidente Mattarella,

il Parlamento italiano ieri ha toccato il fondo. Da ieri infatti, per volontà di senatori del Pd e di Forza Italia, è stato stabilito che Minzolini, un cittadino che non ha neppure diritto di andare alle elezioni e votare per i crimini commessi (come stabilito da un giudice con sentenza definitiva infliggendo l’interdizione perpetua dai pubblici uffici) ha tutto il diritto e il privilegio di sedere in una poltrona della nostra Camera Alta pagato 12.000 euro al mese più pensione.

E’ raccapricciante signor Presidente. E sappiamo, guardando alla sua storia parlamentare, che lei non può approvare questa condotta immonda dei partiti. A tratti eversiva, in quanto di fatto esautora la legge Severino e calpesta gli articoli 66 e 56 della Costituzione. In qualità di garante della Costituzione della Repubblica le chiediamo quindi di prendere al più presto provvedimenti e ripristinare la legalità calpestata dai partiti.

Lei, nel luglio del 2007, durante la discussione parlamentare in occasione della decadenza di Previti (un caso omologo a quello di Minzolini, se non fosse per il fatto che Previti ebbe la dignità di presentare le sue dimissioni) disse: “Siamo chiamati a prendere atto di una decisione formulata dalla magistratura in tre gradi di giudizio. […] L’articolo 66 della Costituzione, sopra la quale non vi è null’altro – sottolineo nulla – attribuisce alla Camera il compito di decidere sulle cause sopraggiunte di ineleggibilità dei deputati, e l’onorevole Previti è divenuto, dopo le elezioni, ineleggibile. L’interdizione perpetua dai pubblici uffici comporta – come è noto – la perdita della titolarità dei diritti elettorali. Chi ne è colpito non può essere più né eletto né elettore, e difatti l’onorevole Previti è stato cancellato dalle liste elettorali. È sempre la Costituzione – come ha ricordato il relatore – all’articolo 56, che dispone che può essere deputato soltanto chi può votare, e ciò non è più consentito all’onorevole Previti per effetto di quella interdizione. […] sostenere l’impossibilità di decadenza di un parlamentare, senza riflettere che ciò significherebbe che un parlamentare, qualunque colpa abbia commesso, qualunque fosse il reato da lui commesso, qualunque responsabilità abbia di qualunque natura, sarebbe comunque inamovibile, conclusione infondata ma anche aberrante. […] un cittadino interdetto in perpetuo dai pubblici uffici non è più titolare dei diritti elettorali, non può più votare e di conseguenza non può più essere eletto, e se è già stato eletto ed è parlamentare decade dal suo mandato ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione, ovvero si dimette. Non si tratta, colleghi, della vittoria di una parte sull’altra, si tratta semplicemente della verità dei fatti e di adempiere al dovere – al nostro dovere in questa circostanza – di rispettare le regole poste dalla Costituzione e dalla legge.”

Presidente Mattarella, le sue parole allora furono sagge. La preghiamo di dare seguito ad esse intervenendo al più presto. Siamo molto preoccupati della deriva anti – giudici e anti – magistrati presa dal governo e dai partiti che, più o meno velatamente, lo sostengono, dopo lo scoppio dello scandalo Consip. Il potere politico sembra voler sopraffare e immobilizzare quello giudiziario. L’approvazione del ddl penale dell’altro giorno (duramente criticato dall’ANM e che pone limiti incomprensibili a chi deve combattere i corrotti) e le grida di giubilo per il salvataggio di Minzolini, letta dai parlamentari come una vittoria contro il potere giudiziario confermano le nostre preoccupazioni.

Gli italiani, in questo periodo in cui nulla è sicuro, una certezza la devono avere: LA LEGGE E’ UGUALE PER TUTTI, anche per chi siede in una poltrona. Da ieri non è più così. Bisogna ripristinare subito la legalitàe gli equilibri istituzionali che, con l’abuso di ieri, sono stati fortemente intaccati.

Presidente Mattarella, le chiediamo di ricevere una delegazione del MoVimento 5 Stelle il prima possibile. Il popolo italiano aspetta le sue decisioni.

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Terremoto, Pd e soci contro la ricostruzione proposta dall’UE

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di MoVimento 5 Stelle Europa

La Commissione europea ha proposto di finanziare al 100% la ricostruzione delle regioni italiane colpite dal terremoto, senza chiedere l’obbligo di cofinanziamento alle regioni. Ma al Parlamento europeo i gruppi politici di appartenenza del Pd, Forza Italia e Ncd annunciano opposizione.

Oggi, lunedì 6 febbraio, i coordinatori della Commissione Sviluppo Regionale voteranno se far passare la proposta con procedura accelerata alla votazione della assemblea plenaria a fine febbraio così da aiutare al più presto le zone terremotate. Il Movimento 5 Stelle esprimerà parere positivo. Abbiamo il dovere di garantire il massimo sostegno alle vittime del terremoto tutti insieme.

Deve prevalere il senso di civiltà e solidarietà al colore politico! Il nostro è un vero e proprio appello:

– a tutti gli eurodeputati italiani perché facciamo pressione sui propri gruppi e sui coordinatori della commissione Regi di votare come Il Movimento 5 Stelle;
– ai cittadini italiani, che a partire da questo momento possono scrivere agli eurodeputati Pd, Ncd, FI e chiedere loro di votare come il Movimento 5 Stelle.

Ecco l’elenco delle mail degli eurodeputati italiani presenti nella Commissione Sviluppo Regionale a cui potete scrivere:

Partito Democratico: Andrea Cozzolino (andrea.cozzolino@ep.europa.eu), Mercedes Bresso (mercedes.bresso@ep.europa.eu), Michela Giuffrida (michela.giuffrida@ep.europa.eu), Elena Gentile (elena.gentile@ep.europa.eu), Damiano Zoffoli (damiano.zoffoli@@ep.europa.eu)
Forza Italia: Salvatore Cicu (salvatore.cicu@ep.europa.eu).
Conservatori e Riformisti: Raffaele Fitto (raffaele.fitto@ep.europa.eu)

di Rosa D’Amato, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

“La Commissione Ue, per sostenere i territori colpiti dal terremoto, ha proposto di finanziare al 100% la ricostruzione, senza chiedere alle regioni coinvolte di compartecipare a tali spese. In sostanza, Bruxelles viene incontro alla situazione d’emergenza dell’Italia centrale dando la possibilità alle amministrazioni locali e al governo nazionale di usufruire dei fondi europei della politica di coesione senza dover intaccare le proprie casse, già pesantemente stremate dai costi eccezionali del sisma. Si tratta di una misura importantissima, dettata da quel principio di solidarietà troppo spesso dimenticato, ma che è alla base della stessa Unione europea.

Il Movimento 5 Stelle difende a spada tratta questa proposta della Commissione, che introdurrebbe nella programmazione del Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR 2014-2020) la possibilità di finanziare totalmente le operazioni di ricostruzione, compreso il restauro del patrimonio culturale. Sarebbe una misura, tra l’altro, che non intaccherebbe il bilancio generale, dato che si tratterebbe di un anticipo. La modifica proposta, infatti, non comporta alcuna variazione dei massimali annui. Mantenendosi entro i limiti della dotazione globale per il periodo 2014-2020 è neutrale in termini di bilancio. L’aumento del tasso di cofinanziamento fino al 100% comporterà un parziale anticipo dei pagamenti, seguito da una riduzione dei pagamenti in una fase successiva in quanto la dotazione globale resta immutata.

Tutti d’accordo? Ma neppure per sogno. Ho assistito in commissione Sviluppo regionale al Parlamento europeo a una scena vergognosa: i gruppi di Pd, Ncd e Forza Italia si sono scagliati contro la Commissione europea per questa scelta (per la precisione il gruppo S&D guidato dal pd Pittella e il PPE del neopresidente forzista Tajani). Prima ha preso parola l’olandese del PPE Lambert van Nistelrooij: “Quando ho saputo di questa proposta, sono caduto dalla sedia, quello dell’Italia non è un caso speciale”. Sì, ha detto proprio così. A ruota, è arrivato il commento della socialista tedesca Constanze Krehl: “Reputo sbagliato che l’Ue non chieda il cofinanziamento alle regioni italiane” per la ricostruzione.

Le critiche hanno fatto sbottare persino la Commissione europea. Nel corso dell’audizione, infatti, Marc Lemaitre, direttore generale del dipartimento Sviluppo regionale della Commissione Ue, si è detto basito: “La solidarietà è uno dei valori fondamentali dell’Unione europea. Ricordo che le catastrofi naturali potranno colpire un giorno anche un altro Paese, non solo l’Italia. E noi lo aiuteremo come stiamo facendo adesso. Per questo non si può’ fare una proposta specifica per l’Italia, ma una regola che valga per tutti”.

Lemaitre ha in qualche modo aperto la porta anche a un’altra proposta che il Movimento 5 Stelle è riuscito a far approvare al Parlamento europeo (capirete bene con quante difficoltà): escludere, dal calcolo dei disavanzi pubblici nazionali nel quadro del Patto di stabilità e crescita, gli investimenti a favore della ricostruzione sostenibile ma anche della prevenzione antisismica, compresi quelli cofinanziati con i fondi SIE e assegnati all’obiettivo tematico 5 (prevenzione, promozione dell’adattamento ai cambiamenti climatici, prevenzione e gestione dei rischi).

La solidarietà e il contrasto all’austerity sono battaglie che si portano avanti con i fatti, non con le parole. Qualcuno lo ricordi a chi, dinanzi al dolore dei cittadini italiani, fa tante promesse, per poi venire a Bruxelles e nascondersi dietro i muri innalzati con cinismo dai loro colleghi olandesi e tedeschi”.

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Legalicum e #VotoSubito

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di Beppe Grillo

Domani la Consulta si esprimerà sulla legalità costituzionale dell’Italicum, la legge elettorale del Pd imposta al Parlamento con ben tre voti di fiducia. Il MoVimento 5 Stelle è sempre stato contrario a questo sistema elettorale perché anti democratico.
Ci siamo battuti contro l’arroganza e l’irresponsabilità del governo e della maggioranza, che ci hanno lasciato con due leggi diverse nei due rami del Parlamento, perché l’Italicum vale solo per la Camera, in quanto davano per scontata la vittoria della schiforma Renzi-Boschi-Verdini al referendum dello scorso 4 dicembre. I cittadini li hanno riportati alla realtà.

In Parlamento abbiamo votato contro e fuori dal Parlamento molti nostri portavoce hanno sottoscritto quei ricorsi degli avvocati anti-Italicum grazie ai quali la Consulta potrà giudicare la legge. Lo abbiamo fatto con l’obiettivo di abbatterla, anche quando tutti dicevano che ci avrebbe favorito. Se escludiamo l’ipotesi che la Corte rigetti i ricorsi perché inammissibili da domani avremo una nuova legge elettorale pronta per l’uso. Una legge finalmente costituzionale perché passata attraverso il filtro di legalità della Consulta: il “Legalicum“.

Noi vogliamo votare subito e per farlo è sufficiente adattare il Legalicum anche al Senato per avere una legge omogenea per le due Camere. Non è la legge perfetta, ma questa maggioranza, eletta col Porcellum, non deve azzardarsi a rimettere mano alla legge più importante dopo la Costituzione. Non avrebbe neppure dovuto farlo e, quando lo ha fatto, ha creato il peggior caos istituzionale che si ricordi, con due leggi elettorali diverse tra Camera e Senato.

Pd, Forza Italia e compagnia vogliono rinviare il voto, giungere a fine legislatura, e creare il sistema elettorale ritagliato su misura per impedirci di andare al governo: l'”Anticinquestellum“. Sono disposti a fare qualsiasi cosa per ritardare il libero voto dei cittadini, continuare a farsi i loro comodi e arrivare a settembre per far maturare la loro pensione dopo appena quattro anni e mezzo di lavoro, alla faccia di chi la pensione forse non la vedrà mai a causa della Fornero. Faremo di tutto per impedirlo e permettere che finalmente il popolo possa decidere. Voto subito, con il Legalicum si può!

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Firme false: a Verona ci sono PD, Lega, NCD e FI

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di MoVimento 5 Stelle

C’è il Partito democratico, c’è la Lega Nord, c’è Forza Italia e c’è il Nuovo Centrodestra. Non manca nessuno nello scandalo firme false che ha colpito, a macchia di leopardo, gran parte della provincia di Verona. Con una differenza, rispetto al caso di Palermo, per il quale la stampa ha fatto pelo e contropelo: il Movimento 5 Stelle non ne è coinvolto, anzi, sono stati alcuni attivisti pentastellati a denunciare il tutto, in qualche caso ricevendo come ringraziamento, qualche spintone e qualche minaccia velata. E nessuno, o quasi, ne sta parlando.

Hanno patteggiato sindaci di importanti centri come San Bonifacio (Giampaolo Provoli) e Pescantina (Luigi Cadura), di altri paesi della provincia come Pressana (Stefano Marzotto), esponenti politici di rilievo, come un assessore del comune di Verona (Alberto Bozza) e un ex assessore della Provincia (ora nel Cda dell’autostrada del Brennero), Carla De Beni. Tutti hanno ricevuto condanne fino a cinque mesi e qualche giorno: il limite massimo per non doversi dimettere, secondo la legge Severino (che richiede sei mesi). Due consiglieri comunali del Movimento, Anna Firolli e Samuele Baietta, e i due deputati della zona, Francesca Businarolo e Mattia Fantinati hanno segnalato il fatto al prefetto, evidenziando come le elezioni che si erano tenute in quei comuni fossero da ritenere invalide: molte liste, infatti, non avevano raccolto le firme necessarie.
Ora sulla faccenda potrebbe dire la sua anche il Tar.

Resta un dato di fatto: al di là di quanto previsto dalla legge, siamo davanti a numerosi politici che si sono dichiarati colpevoli, patteggiando, di un reato. Non solo nessuno ha fatto un passo indietro, ma non è arrivata nemmeno una sana autocritica. Tutto va avanti come se nulla fosse successo.

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Atac deve restare ai romani: cosa avete da nascondere?

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di Virginia Raggi

Vogliono togliere l’Atac ai romani ma noi non lo permetteremo! L’Atac non si tocca perché è dei cittadini che l’hanno profumatamente pagata con le loro tasse. Per anni. La strana alleanza Pd-Fi – sì, sono proprio quelli del Patto del Nazareno – ha votato una mozione in Senato per chiedere che l’azienda di trasporto pubblico romano venga commissariata.

Questa mozione della vergogna, che è un insulto a tutti romani, è stata presentata proprio da quei partitucoli che dopo aver spolpato per anni la nostra azienda, dopo averla sovraindebitata, dopo averla abbandonata, senza manutenzioni, senza servizi degni di tale nome, adesso vogliono chiuderla regalandola ai privati.

E lo fanno adesso perché vedono che i romani hanno dato fiducia ad un movimento che da quello scempio sta facendo rinascere un’azienda: 150 nuovi bus in arrivo, riordinare i conti, biglietti elettronici, corsie preferenziali e tanto altro per il rilancio. I loro giochi sono finiti e allora, per evitare che qualcuno possa scoprire tutto il marcio, vogliono riprendersela ancora una volta. E, soprattutto, mentre lo fanno scappano dalle loro responsabilità di governanti: avrebbero potuto dare un bel segnale con la riduzione degli stipendi e invece distolgono ancora una volta l’attenzione dalle loro responsabilità.

Ma stavolta non glielo permetteremo: se vogliono la guerra, la guerra avranno. Il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale, Atac è nostra. Vergognatevi

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I partiti continuano a mangiarsi l’Italia #pdinmanette

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dei capigruppo M5S di Camera e Senato

Ecco la notizia che dovrebbe aprire i telegiornali stasera in Italia, che le forze dell’ordine la magistratura ancora una volta arrestano i politici di destra e sinistra che si spartiscono gli appalti e i soldi dei cittadini italiani che non ricevono nessun servizio.

Stamattina sono stati arrestati a Caserta, su indagine della procura di Santa Maria Capua Vetere, venti tra politici e imprenditori tra cui il presidente della provincia di Caserta Angelo di Costanzo (Forza Italia) e il sindaco Vincenzo Cappello di Piedimonte Matese (PD).

Le accuse del giudice per le indagini preliminari sono durissime: “un vero e proprio sistema criminale finalizzato all’assegnazione illecita di appalti milionari in diversi Comuni del casertano”.

Una fitta rete di politici e imprenditori che gestivano gli appalti sul ciclo integrato dei rifiuti. Il classico sistema degli appalti agli amici degli amici, dove vincono sempre gli stessi, in questo caso la Termotetti Sas che attraverso tangenti, elargizioni e favori otteneva dai vari sindaci e assessori la vittoria della gara d’appalto.

La procura nell’ordinanza di custodia cautelare scrive: “Tale patto ha visto una suddivisione tra imprese che hanno operato in regime di oligopolio nei comuni ubicati a sud del fiume Volturno ed imprese che hanno operato, viceversa, nei comuni posti a nord del Volturno. Il tutto con la connivenza degli amministratori e dei funzionari pubblici direttamente coinvolti nelle procedure stesse o, comunque, collocati ai vertici delle amministrazioni comunali“.

Il patto del Nazareno si mangia Caserta e la sua provincia.

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