Il nuovo decoder del digitale è l’ennesimo favore a Berlusconi

di MoVimento 5 Stelle

La scelta del governo per liberare le frequenze per il 5G è stata quella di obbligare gli italiani a cambiare decoder. Una scelta che penalizzerà i cittadini che saranno costretti ad acquistare nuovi televisori, ma che farà con… Continua a leggere Il nuovo decoder del digitale è l’ennesimo favore a Berlusconi

Il nostro unico avversario è l’indifferenza

di Alessandro Di Battista

Ieri Luigi ha giustamente annullato il confronto con quella cariatide politica che non andrebbe neppure più nominata dopo le batoste che ha preso negli ultimi anni.
Oggi – come volevasi dimostrare – il capogruppo del PD all… Continua a leggere Il nostro unico avversario è l’indifferenza

No al decreto salva-corrotti

di Alfonso Bonafede

Diciamolo chiaramente: un ministro della giustizia, certe cose non dovrebbe nemmeno pensarle. Circa dieci giorni fa è stato smascherato il tentativo del Ministro della Giustizia Orlando di emettere un decreto che può essere definito “salva-corrotti” .

Il decreto del governo Gentiloni cancellerebbe le intercettazioni dagli atti dei magistrati che, secondo la geniale idea del Ministro, non potranno più riportare i virgolettati: i magistrati dovranno fare la sintesi dell’intercettazione. Insomma, una norma che in un colpo solo rende gravoso e impossibile il lavoro dei magistrati, lede i diritti dell’imputato e imbavaglia la stampa.

Inoltre, il Trojan, lo strumento che serve per intercettare le persone tramite il loro cellulare (che diventa un registratore mobile), non potrebbe essere più utilizzato dai magistrati per i reati di corruzione. Sei un politico corrotto e vuoi incontrare qualche imprenditore intenzionato a pagarti una mazzetta? Hai paura che la magistratura ti intercetti trasformando il tuo cellulare in un registratore? Non ti preoccupare. Con la bozza di decreto di Orlando, la registrazione tramite Trojan verrebbe vietata per legge. Insomma, una vera e propria “istigazione a delinquere di stampo legislativo”.

Per non parlare del fatto, naturalmente del tutto casuale, che un decreto del genere cancellerebbe l’inchiesta Consip.

Se invece sei un cittadino onesto e con il tuo cellulare vuoi riprendere o registrare un politico che sta assumendo un comportamento scorretto che potrebbe configurare reato, allora se lo diffondi rischi 4 anni di carcere.

In questi giorni, mentre tutti gli addetti ai lavori stanno (ovviamente) bocciando la bozza di decreto, Orlando sta andando avanti con mezze smentite e timidi cenni di retromarcia. Da parte di Gentiloni nemmeno una parola. Renzi fa finta di nulla. Sono tutti compatti quando si parla di leggi “salva-corrotti”. I cittadini onesti di questo paese meritano rispetto: Orlando si rassegni e dichiari immediatamente che la bozza di decreto verrà interamente cancellata.

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Terremoto: sulla sicurezza delle scuole Gentiloni dice banalità e omette scomode verità (15-09-2017)

ROMA, 15 settembre – "Compito di un presidente del Consiglio non può essere solo quello di rassicurare dicendo vuote banalità: il suo dovere è prima di tutto dire la verità ai cittadini, anche quando questa sia scomoda. Oggi Gentiloni nell’inaugurare… Continua a leggere Terremoto: sulla sicurezza delle scuole Gentiloni dice banalità e omette scomode verità (15-09-2017)

Lettera a Gentiloni: cosa c’entra Enrico Mattei con Giulio Regeni?

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di Alessandro Di Battista

Presidente Gentiloni,
lei sa, Alfano sa, i Presidenti delle Commissioni esteri di Camera e Senato sanno. Ieri, durante l’audizione del Ministro Alfano si respirava chiaramente tutto questo. Voi sapete ma non avete il coraggio di dire poi, quando vi innervosite perché attaccati dalle opposizioni che fanno il loro dovere, perdete per un istante il controllo e fate uscire parole che sono macigni. Voi sapete perfettamente chi ha ucciso Regeni, sono stati i servizi segreti egiziani, tuttavia ora quel che importa all’opinione pubblica è sapere chi l’ha voluto morto e soprattutto perché!

Non è la prima volta che un italiano viene ammazzato per ragioni legate al petrolio. E non parlo delle assurde guerre che avete portato avanti e che sono costate la vita di civili e militari italiani. Mi riferisco ad Enrico Mattei, citato proprio ieri dal Presidente della Commissione affari esteri della Camera dei deputati Fabrizio Cicchito.
Mattei, dopo essersi inimicato le grandi compagnie petrolifere straniere, esplose in aria con il suo aereo privato. I mandanti e gli esecutori del suo assassinio sono ignoti tuttavia ricordo che Tommaso Buscetta, il pentito che descrisse la struttura di “Cosa Nostra” a Giovanni Falcone, dichiarò che Mattei venne ucciso dalla mafia per fare “un favore agli stranieri” e che Mauro De Mauro, il giornalista che stava indagando sulla morte di Mattei, venne molto probabilmente rapito e ucciso da Mimmo Teresi su ordine di Stefano Bontate, uno dei boss della mafia di allora.

Cosa c’entra Enrico Mattei con Giulio Regeni? Ripeto, non l’ho tirato in ballo io Mattei, l’ha fatto Cicchitto. Ebbene non si lanciano sassi per poi nascondere la mano. A questo punto il Movimento Cinque Stelle non si ferma.

La domanda adesso è questa: se lobbies petrolifere straniere, per colpire gli interessi italiani, sono state capaci (probabilmente) di commissionare l’omicidio del più grande imprenditore italiano dell’epoca alla mafia lei, Presidente Gentiloni, può escludere che oggi, nel 2017, vi siano poteri così forti da commissionare l’omicidio di un giovane ricercatore italiano ai servizi segreti egiziani? Se lo esclude, di fatto, smentisce le parole del Presidente della Commissione esteri della Camera dei deputati.

E ancora: l’omicidio Regeni e il ritrovamento del suo cadavere sono legati alla scoperta da parte dell’ENI del più grande giacimento di gas del Mediterraneo proprio al largo delle coste egiziane? Sì o no? Cosa pensa e cosa sa il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana? Lei ha il dovere di rispondere perché un popolo bombardato da falsità e segreti dal dopoguerra in poi ha diritto di sapere e oltretutto non sarà mai un Popolo se continuerà ad essere tenuto all’oscuro. E’ atteso in Parlamento Presidente Gentiloni

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Non si può ricostruire sulle macerie

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di MoVimento 5 Stelle

Il disastro della gestione post sisma di Renzi-Gentiloni-Errani, ad un anno esatto dal terremoto di Accumuli ed Amatrice, è ormai evidente a tutti. Basti pensare che, finora, dalle zone terremotate, solo l’8 per cento delle macerie è stato rimosso. Per capirci, su oltre 2 milioni di tonnellate di macerie, solo 175 mila sono state eliminate. Questo spiega perché le operazioni sono ancora ferme alla fase uno, cioè a quella emergenziale. E sulla ricostruzione non è stata gettata nemmeno una base minima. Nelle Marche, ad esempio, si è partiti solamente ad aprile e si viaggia ad una media di 1200 tonnellate al giorno, a fronte del milione abbondante complessivo. Ciò significa che, per rimuove tutte le macerie, ci vorranno ancora due anni e mezzo. Ora: è pensabile una cosa simile? No, non lo è. Ed è per questo che, sindaci come quelli di Visso e Castelsantangelo sul Nera parlano seriamente di “comunità a rischio”.

Come si può, infatti, ricostruire se prima non si raccolgono tutte le macerie? Infatti la ricostruzione, nelle zone colpite, non è praticamente iniziata anche perché, ad oggi, sono circa 600 le soluzioni abitative d’emergenza, consegnate agli abitanti delle zone colpite, a fronte di 3827 strutture ordinate, per i 51 comuni che ne hanno fatto richiesta. Dati che dimostrano l’inefficienza dell’esecutivo e che causano una situazione vergognosa che impedisce agli abitanti di sperare di tornare presto ad una vita normale.

D’altronde il totale fallimento di Renzi prima, che si è fatto bello con le false promesse ai terremotati e di Gentiloni poi, è fotografato anche dall’annuncio delle dimissioni del commissario Errani. Una vera e propria fuga a gambe levate di un personaggio, reduce da svariati e gravi errori nella gestione del post-terremoto dell’Emilia del 2012, di cui il Movimento 5 Stelle aveva subito denunciato l’inadeguatezza al ruolo. Funziona così: i politici, in questo caso Renzi e il Pd, collocano le persone in posti chiave e delicati, non in base a qualità specifiche e professionalità per il ruolo, ma per dare poltrone agli amici. La cosa grave è che, in questo caso, lo hanno fatto sulla pelle dei terremotati.

Per non parlare poi dello scandalo sulla gara da un miliardo per i moduli abitativi, bandita dalla Consip, che ha portato all’apertura dell’inchiesta sulla quale stanno indagando le cinque Procure territoriali interessate, la Procura Amtimafia e l’Autorità anticorruzione di Raffaele Cantone.

A Settembre, non appena riaprirà il Parlamento, i parlamentari del MoVimento 5 Stelle chiederanno un’informativa del Governo. Gentiloni deve finirla di mettere la testa sotto la sabbia e deve avere il coraggio di dire alle popolazioni delle zone del centro Italia colpite dal sisma del 24 agosto del 2016, che ha provocato quasi 300 morti, il perché di questi ritardi, lentezze e intollerabili inefficienze. Deve dire al Paese quando saranno consegnate tutte le casette, e quando saranno tolte tutte le macerie in modo che, finalmente, potrà cominciare la vera ricostruzione. Perché non si può ricostruire sulle macerie.

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Tu chiamala se vuoi ripresa #Pil2017

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di MoVimento 5 Stelle

L’ammucchiata di avvoltoi intorno al +0,4% di Pil del secondo trimestre è raccapricciante. I twittatori seriali del Pd, a partire da Renzi, si sono scatenati per prendersi i meriti di una ripresa che non dipende da loro e che poggia su basi fragilissime. Lo stesso Gentiloni ha deciso di partecipare alla festa tragicomica di un’economia in piena stagnazione.

Bastano poche semplici verità economiche per smontare il teatrino ipocrita della propaganda renziana:

1 – L’italia è tornata ad una (fragile e modesta) crescita principalmente a causa di fattori esterni, che hanno trascinato la nostra economia fuori dalla recessione senza alcun merito dei governi degli ultimi tre anni.
In particolare, il Quantitative Easing della Bce ha consentito di risparmiare risorse dagli interessi sul debito pubblico e quindi di diminuire il ritmo del massacro sociale, che è comunque proseguito (tagli alla sanità, alla spesa per investimenti e agli enti locali).

Il deprezzamento dell’euro ha spinto le esportazioni.

Il crollo del prezzo del petrolio ha avvantaggiato un Paese trasformatore come l’Italia, povero di materie prime che deve importare.

Questi fattori esogeni sono temporanei e presto cesseranno di esistere. La Germania sta aumentando le pressioni su Draghi perché metta fine all’espansione monetaria, e in ogni caso il mandato del governatore italiano finirà nel 2019. Senza QE che ne sarà del nostro debito pubblico e della spesa per interessi?

2 – L’Italia è fanalino di coda in Europa già dal 2016 e si conferma tale anche nella prima metà del 2017: mentre l’Ue cresce nel secondo trimestre ad una media dello 0,6% l’Italia fa 0,4% e su base tendenziale (rispetto cioè al secondo trimestre di un anno fa) l’Italia è nettamente ultima, con il suo 1,5%, mentre la media europea è del 2,3%, la Spagna cresce del 3,1%, l’Olanda del 3,8%, la Germania del 2,1%, la Francia dell’1,8% e persino il Regno Unito, rallentato teoricamente dalle trattative per la Brexit, fa meglio con l’1,7%

3 – La crescita italiana è squilibrata a favore dei grandi mentre penalizza lavoratori e PMI: è evidente a chiunque viva nel paese reale che l’occupazione stia crescendo a discapito della qualità del posto di lavoro e dei salari. Una volta scaduti i costosissimi incentivi renziani per il contratto a tutele crescenti, infatti, hanno smesso di crescere i contratti stabili e sono cresciuti solo contratti a termine e voucher. Questi ultimi sono stati aboliti per evitare un referendum popolare per poi rientrare dalla finestra nella manovrina imposta da Bruxelles.

La disoccupazione ufficiale, inoltre, continua ad oscillare tra l’11 e il 12% e quella reale, che comprende anche gli scoraggiati e i sottoccupati involontari è a livelli superiori che in Grecia, al 30%, come dimostra Alberto Bagnai in un recente articolo sul Fatto Quotidiano

4 – il nostro sistema bancario è sull’orlo del baratro, e basterà una corrente negativa, come la fine del QE o un nuovo capitolo della crisi greca, per mandare sul lastrico altre decine di migliaia di risparmiatori. A quel punto non ci saranno vie di uscita per una classe politica che ha nascosto per anni la realtà

5 – L’Europa ci chiede di ratificare il Fiscal Compact e di pareggiare il bilancio pubblico nei prossimi tre anni: questo significa che l’era della flessibilità è finita. Nei prossimi anni si tornerà a sputare sangue per rispettare parametri di bilancio insensati e già dall’1 gennaio 2018 l’Iva crescerà dal 22 al 25%.

Siamo quindi di fronte ad una ripresina fantasma, che si accompagna alla precarizzazione del lavoro giovanile, alla stagnazione tendenziale dei consumi e della produzione industriale e all’aumento delle diseguaglianze sociali. Non appena finirà la congiuntura esterna favorevole, l’Italia tornerà nella spirale della recessione, e chi oggi gioca con la pazienza dei cittadini italiani dovrà raccogliere i cocci del suo partito e della sua breve carriera politica.

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Renzi e Gentiloni hanno mentito alla famiglia Regeni e al Paese

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di Alessandro Di Battista

Quanto scritto dal New York Times è gravissimo e chiama in causa quattro personaggi oscuri, che da più di tre anni tengono in mano il Paese a proprio uso e consumo: Renzi, Gentiloni, Minniti e Alfano. Il New York Times rivela che l’ex amministrazione Obama informò Renzi e Palazzo Chigi di un coinvolgimento diretto dei servizi di sicurezza egiziani nel barbaro omicidio di Giulio Regeni.

Malgrado ciò, questi soggetti in tutto questo tempo hanno continuato a lanciare appelli per la verità, facendo finta di nulla. E proprio in questi giorni, alla vigilia di ferragosto, Gentiloni in persona ha ben pensato di far tornare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini: una misura che per modalità e tempistica ci indigna profondamente e che, oggi, uccide Giulio una seconda volta.

Che Renzi, Gentiloni, Minniti e Alfano fossero dei traditori della Patria non avevamo dubbi, ma questa volta hanno superato il limite. Non possiamo accettarlo. Non può accettarlo la famiglia di Giulio che ancora piange suo figlio.
Per un fatto del genere, in qualsiasi altra parte del mondo i diretti responsabili avrebbero rassegnato le dimissioni ritirandosi dalla vita politica, ma sappiamo bene come vanno le cose in Italia e conosciamo la spocchia e l’arroganza che questi signori hanno mostrato in più di una circostanza.

Sia chiaro, non voglio aprire alcuna polemica, nessuno deve azzardarsi a speculare sulla morte di Giulio Regeni, ma chi ha mentito al Paese questa volta deve pagare.
Gentiloni e Renzi in primis, e poi a seguire tutti gli altri, devono fare chiarezza e rispondere, subito, alle seguenti domande:

1. Confermate o no le rivelazioni del New York Times?
2. La Procura di Roma, che sta portando avanti le indagini, è stata messa al corrente dei fatti? Quando e in quale data?
3. Cosa vi ha spinto, il 14 agosto, a rimandare il nostro ambasciatore al Cairo, quindi a riallacciare i rapporti diplomatici tra il nostro Paese e l’Egitto?

Chiedo ufficialmente ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, di convocare le Camere affinché i diretti interessati vengano a riferire in aula. Vogliamo la verità e la vogliamo ora!

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Venezuela: Gentiloni si indigna, ma fornisce armi a Maduro

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di Giorgio Beretta

Oggi alle 12:14 il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni con un tweet si è espresso sulla situazione in Venezuela dichiarando: “#Venezuela: Arresto dei leader opposizione inaccettabile. Italia impegnata contro rischio dittatura e guerra civile”. Ieri lo stesso Gentiloni in un’intervista al Tg5 pubblicata sul sito del Governo aveva affermato: “In Venezuela c’è una situazione al limite della guerra civile, al limite di un regime dittatoriale. Noi non riconosceremo l’Assemblea costituente voluta da Maduro. C’è la preoccupazione per i 130 mila italo-venezuelani che sono veramente in condizioni molto precarie. Il governo è attivo non solo sul piano diplomatico ma anche su quello della difesa dei nostri connazionali”.Prese di posizione rilevanti ma che risultano non solo tardive, ma alquanto ipocrite. Le violazioni dei diritti umani, gli arresti e i processi arbitrari in Venezuela sono infatti stati denunciati già dal 2014 da Amnesty International, da Human Rights Watch e da tutte le associazioni internazionali accreditate.Eppure, ed è qui l’ipocrisia, ciò non ha impedito a Paolo Gentiloni, ministro degli Esteri durante il governo Renzi, di autorizzare proprio l’anno scorso l’esportazione di 10mila pistole semiautomatiche AF-1 Strike One (calibro 9×19) prodotte dalla Arsenal Firearms S.r.l.: non è chiaro a quali corpi armati siano destinate, ma secondo diverse fonti sarebbero state inviate alla Polizia venezuelana (Cuerpo de Policía Nacional Bolivariana – Cpnb) che sul suo profilo Facebook ne presenta una dimostrazione dicendo anche di averle acquisite e alla Marina Militare (Infantería de Marina).Secondo l’associazione venezuelana Control Ciudadano, queste pistole semiautomatiche sarebbero state acquistate dalla Russia: può essere che una certa quantità sia di fabbricazione russa, considerato che la pistola Strike One della Arsenal Firearms nasce da un progetto italo-russo tra Dimitry Streshinskiy e Nicola Bandini.Ma la Relazione ufficiale della Presidenza del Consiglio inviata al Parlamento lo scorso 18 aprile riporta un’informazione differente e quanto mai dettagliata: l’Autorità nazionale italiana per le autorizzazioni dei materiali di armamento (U.A.M.A) incardinata presso il Ministero degli Esteri ha rilasciato nel 2016 un’autorizzazione alla Arsenal Firearms S.r.l. per l’esportazione di 10mila pistole AF-1 Strike One (calibro 9×19) per un valore complessivo di 7 milioni di euro. Che è la cifra esatta rilasciata per una singola autorizzazione all’esportazione verso il Venezuela di “armi e armi automatiche di calibro uguale o inferiori a 12,7 mm”. Detto semplicemente: la Farnesina a guida Gentiloni ha messo le pistole nelle fondine della polizia e dei militari venezuelani. Non è la prima volta che l’Italia arma la Repubblica Bolivariana: ma questa volta si tratta con ogni probabilità di pistole destinate alle stesse forze di polizia che sono andate a prelevare da casa i due oppositori e i cui video sono pubblicati sui siti di tutte le maggiori testate italiane. Che, ovviamente, mentre riportano i video e i tweet degli arresti, pare siano totalmente all’oscuro delle esportazioni di armi italiane alla polizia e alle forze amate del Venezuela.Stando alle informazioni dell’Agenzia delle Dogane compresa nella Relazione governativa, nel 2016 sarebbero state solo 1.550 le pistole Strike One effettivamente inviate al Venezuela per un valore di poco più di 753mila euro: una conferma, in questo senso la si ha anche dai dati sul commercio estero dell’Istat che segnala nel maggio del 2016 un simile importo per esportazioni di “pistole e revolver” dalla Provincia di Brescia al Venezuela (la sede italiana della Arsenal Firearms S.r.l è infatti in via X Giornate 14, a Magno di Gardone Val Trompia, in provincia di Brescia). E fino all’aprile del 2017, ultimo dato disponibile, nessun’altra arma sarebbe stata consegnata al Venezuela. Il che significa che – a meno che le consegne non siano avvenute negli ultimi mesi (fatto ancor più grave alla luce dei recenti eventi in Venezuela) – Gentiloni è ancora in tempo a revocare l’esportazione di 8.550 pistole AF-1 Strike One. Sarebbe una misura necessaria alla luce della Legge 185 del 1990 che espressamente vieta l’esportazione di armi “verso i Paesi i cui governi sono responsabili di accertate violazioni delle convenzioni internazionali in materia di diritti dell’uomo” e che darebbe un po’ di credibilità alle sue esternazioni via twitter. O dobbiamo attendere che uno dei 130mila italiani in Venezuela venga ammazzato da un colpo sparato dalle forze dell’ordine con una pistola di fabbricazione italiana per cominciare ad indignarci?

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Sempre più poveri: il FMI condanna Renzi, Gentiloni e anche sé stesso

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di MoVimento 5 Stelle

Ora che anche il Fondo Monetario Internazionale certifica che gli italiani si stanno impoverendo, come faranno Renzi, Gentiloni, Padoan e tutta la galassia che gravita intorno ai partiti a mascherare il loro fallimento? Nell’ultimo rapporto sull’Italia del FMI si legge letteralmente che “Gli italiani in media guadagnano ancora meno di due decenni fa“. Il reddito pro-capite, cioè il reddito nazionale diviso per il numero di abitanti, non mente. Se alla riduzione di questo parametro aggiungiamo l’aumento della diseguaglianza sociale, che è sotto gli occhi di tutti, la conclusione politica diventa chiara: i governi degli ultimi anni, da Monti a Gentiloni passando per Letta e il “rottamatore” Renzi, hanno scaricato una crisi senza precedenti sulle spalle delle classi più deboli e del ceto medio.

Secondo il FMI servirà un decennio solo per tornare ai livelli di reddito pro-capite pre-crisi (2007), ma potrebbero servirne ancora di più visto che la fragilissima crescita dell’ultimo biennio è stata trascinata da condizioni esterne favorevoli, come il basso costo del petrolio, l’abbassamento dei tassi di interesse provocato da Draghi e qualche margine di flessibilità sul deficit che la Commissione Europea è decisa a rimangiarsi nei prossimi anni.

Si sta realizzando, in pratica, ciò che abbiamo sempre detto: Renzi ha preso tempo, usando la flessibilità di bilancio per illudere i cittadini italiani e convincerli a votare la sua riforma eversiva delle istituzioni. Ha fallito, e ora Gentiloni, altro fedele esecutore dell’austerità europea, deve fare il lavoro sporco sotto dettatura di Padoan e di Bruxelles.

D’altra parte lo stesso FMI che ha distrutto la Grecia insieme a Bce e Commissione europea “suggerisce” all’Italia di fare ancora più austerità di quanto ci chiede l’Europa, portando il bilancio strutturale, cioè quello al netto del ciclo economico, in surplus dello 0,5% nei prossimi anni. E c’è di più: nello stesso rapporto sempre gli uomini del FMI rilevano che la produttività è bassa e gli investimenti sono crollati del 25% rispetto al 2007. Che sorpresa! Non sarà forse perché la cosiddetta “austerità espansiva” che la Troika ha sempre caldeggiato è una balla pazzesca, un vero scempio alla scienza economica?

L’Italia può risollevarsi solo ripudiando tutto il pacchetto neoliberista degli ultimi 20 anni, e tornando a sviluppare una politica economica a misura di lavoratori, piccole medie imprese e risparmiatori. Basta freddi tecnici mandati da Bruxelles a liquidare le nostre ricchezze accumulate nei decenni, basta finti rinnovatori controllati a vista d’occhio da Padoan, e basta lezioncine dalle “istituzioni terze”, che in realtà sono il braccio armato degli interessi della grande finanzia nazionale e internazionale.

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