È ufficiale: altri 5 anni di glifosato. La Germania vota a favore e sposta gli equilibri

di MoVimento 5 Stelle Europa

Gli Stati membri in sede di comitato d’appello hanno trovato la maggioranza qualificata e rinnovato l’uso di glifosato per altri 5 anni. Coloro i quali non si sono opposti sono colpevoli di un crimine contro l’Europa: no… Continua a leggere È ufficiale: altri 5 anni di glifosato. La Germania vota a favore e sposta gli equilibri

Chi protegge la Germania distrugge l’Italia e l’Europa

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di Marco Valli, EFDD – M5S Europa

L’Euro non reggerà a lungo dopo la dismessa dal Quantitative Easing. Per questo, durante la conferenza stampa BCE di ieri, Draghi ha ufficialmente aperto al “dialogo” per la revisione dell’assetto istituzionale dell’Unione Economica e Monetaria. Purtroppo per noi, in UE non ci sarà un dialogo basato sulla logica economica e sull’onestà intellettuale. La proposta, sulla quale c’è già un mezzo accordo Parigi-Berlino e dove costruiranno una storiella ad arte nei prossimi mesi (per dirci che non c’è altra soluzione), porta alla trasformazione del Meccanismo Europeo di Stabilità in un Fondo Monetario Europeo, che interverrà in modo frequente con “aiuti” finanziari elargiti nelle situazioni ritenute “opportune” dai burocrati.

Questo aiuto, però, non sarà gratuito. Per due motivi, primo e più paradossale: lo pagheremo noi stessi. L’Italia, infatti, è il terzo contribuente economico al Meccanismo Europeo di Stabilità. Il secondo motivo, e più crudele: l’attivazione di questo nuovo meccanismo comporterà il commissariamento, mirato, ad esempio, ad applicare riforme liberali ed impopolari nel mondo del lavoro, privatizzazioni di sanità e beni pubblici, aumenti di tasse o dell’età per il pensionamento.

Queste sono solo alcune voci dell’emozionante programma promosso dall’attuale Commissione europea. In soldoni, vogliono trasformare quello che accade oggi in Grecia con la Troika, in una situazione ideale per tutti i Paesi deboli dell’Eurozona. Mario Draghi, tenendo in vita con misure straordinarie l’Euro, ha solo rimandato i problemi strutturali della moneta unica. Se non reagiremo, il prossimo futuro sarà caratterizzato da un’Eurozona a trazione ancora più tedesca e rigorista, dove non verranno rivisti i vincoli economici contenuti nei trattati, dove non ci saranno Eurobond e soprattutto dove non ci saranno trasferimenti fiscali dai paesi come Germania, Olanda e Lussemburgo, che godendo degli squilibri della moneta unica e condotte fiscali immorali, accumulano da decenni ricchezze illegittime.

Si plasmerà un quadro ancor di più egoista, miope ed ingiusto, dove i Paesi periferici verranno spolpati seguendo una logica “euroimperialista”. I Governi PD e quelli di Berlusconi ci hanno già traghettato negli anni in una situazione economica e politica difficilissima, arrivando sempre e forse volontariamente tardi sulle discussioni importanti in Europa, specialmente sulla governance e sull’unione bancaria.

I dati reali nella periferia dell’Eurozona sulla disoccupazione, sottoccupazione e rassegnazione, toccano, in una fase considerata positiva, ancora livelli record, come la povertà e la disuguaglianza economica, sintomo che le politiche monetarie straordinarie stanno facendo principalmente arricchire chi è già ricco favorendo concentrazioni di ricchezze. Per quanto i giornali ci propinino il mantra della ripresa grazie alla crescita dell’indicatore del PIL, questo per alcuni osservatori attenti è solo l’occhio del ciclone della tempesta vissuta dal 2009 nell’Euroarea.

Oggi si gioca una partita importante per il nostro futuro, ed i partiti di Governo apparentemente hanno già deciso, com’è accaduto spesso in passato, di prendere con leggerezza le questioni economiche sul tavolo internazionale accodandosi all’idea proposta dai tedeschi. Recriminare tra 4/5 anni e scaricare il barile non servirà a niente, bisogna agire subito per bloccare l’asse Merkel-Macron su questa proposta d’istituzionalizzazione della Troika, o per l’Italia e gran parte dell’Eurozona il futuro sarà all’insegna dell’ulteriore sacrificio di generazioni.

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La polizia tedesca ordina: non dite la verità sul terrorismo islamico

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di Marcello Foa

Il Corriere del Ticino, principale testata del gruppo che dirigo, ha pubblicato questa mattina un documento riservato del Bundeskriminalamt (BKA) la Polizia criminale tedesca. Si intitola «Come agire in presenza di attacchi terroristici” e contiene le linee guida sulle informazioni da trasmettere alla stampa in queste circostanze. L’intenzione è lodevole: evitare il diffondere di allarmismi, ma le conseguenze pratiche sono sorprendenti. E inquietanti.

La premessa dà già il tono:

“Nell’anno elettorale 2017 non ci sarà alcun attentato, almeno se si sarà in grado di evitarlo. Ciò significa che, non importa quanto siano sicuri dei fatti i funzionari in campo, davanti alla stampa e all’opinione pubblica, per cominciare, si deve negare sempre tutto. Lo staff di consulenza del Governo ha bisogno di tempo per illustrare l’accaduto e per mettere insieme un racconto credibile agli occhi dell’opinione pubblica».

Capito? E ancora:

«Le lettere di rivendicazione devono essere citate solo se necessario, ma senza fornire particolari. In caso di dubbio, escludere l’attacco terroristico. Divulgare la teoria dell’autore singolo, come pure quella della persona psichicamente disturbata. In aggiunta: evitare sempre, per cominciare, di parlare di IS (Stato islamico, n.d.r.) o di Islam».

L’autore dello scoop, Stefan Müller, cita un esempio concreto: l’attentato di Dortmund dell’11 aprile contro il bus dell’omonima squadra di calcio. La polizia, dopo una decina di giorni, annunciò che era stato compiuto da Sergej W. (28.enne russo-tedesco nel frattempo arrestato a Tubinga), che aveva ordito l’attentato per speculare in Borsa. Versione, che all’epoca aveva suscitato non poche perplessità. Dal documento scoperto dal Corriere del Ticino si scopre che era giunta una rivendicazione dell’Isis, mai però comunicata ai media. Inevitabile chiedersi adesso: Chi è stato davvero? Sergei o un fanatico del Califfo?

Molto interessante anche la parte del documento in cui, rilevando un netto aumento dei fenomeni terroristici in Europa, si osserva che il quadro è andato peggiorando con «l’apertura delle frontiere da parte di Merkel». Ovvero la Polizia criminale tedesca avvalora l’equazione che le sinistre tendono a liquidare come un pregiudizio o un teorema populista: più immigrati fuori controllo, più terrorismo. La BKA parla di un traffico di passaporti rubati usati dagli attivisti dell’Isis in Europa.

«Dieci milioni di visitatori stranieri all’anno entrano in Germania con passaporti falsi o rubati. In tal senso è possibile correlare la quantità di passaporti rubati con Al Qaeda (IS) e le attività terroristiche islamiste».

Sono menzognere anche le cifre sull’immigrazione clandestina, almeno quelle comunicate in Germania. Leggete questo passaggio del rapporto:

«La percentuale degli ingressi illegali è cresciuta del 70%. I colleghi italiani prevedono l’arrivo di circa 350 mila, fino a 400 mila migranti dall’Africa nell’anno 2017. Verso l’esterno, alla stampa e ad altri media, indichiamo una cifra di 250 mila unità».

E lo stesso vale per i crimini ordinari commessi dagli immigrati. Nel 2015 erano 309 mila, nel 2016 sono saliti a 465 mila. Queste cifre, peraltro, non contengono reati contro l’asilo e la socialità.Ma “ai media – si legge nel rapporto – si parla rispettivamente di 209 mila reati e di 295 mila». Ben 170 mila in meno.

Decisamente esplosivo questo passaggio del rapporto:

«Mai parlare di migranti economici. La sollecitazione giunge direttamente dal ministro della Cancelleria e dal portavoce del Governo. Queste indicazioni sono tassative, per chi non le rispetta sono previste sanzioni severe, procedure disciplinari e il licenziamento dalla polizia».

Sia chiaro: le autorità, da sempre, si riservano una certa discrezionalità nel diffondere le notizie più sensibili o per proteggere agenti infiltrati. Non dicono mai tutta la verità, com’è ovvio. Ma il quadro che emerge da questo rapporto va oltre i normali confini dell’intelligence.

Quando si modificano sistematicamente le statistiche, quando si tenta di dissimulare gli attentati fino a dare istruzioni per fabbricare versioni credibili agli occhi dell’opinione pubblica, quando un governo vieta di parlare di “migranti economici” si è in presenza di un metodo per la creazione di Post Verità governative o, se preferite, di una manipolazione sistematica delle informazioni.

E tutto questo al fine di non turbare il processo elettorale, dunque di non intralciare la campagna elettorale della cancelliera Merkel.

Cose che capitano nella democratica Germania.

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Quando la Germania dà lezioni di truffa. E batte di gran lunga l’Italia

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di Marcello Foa

Che cosa sarebbe successo se si fosse scoperta in Italia una truffa da 32 miliardi ai danni dello Stato? Ve li immaginate i titoli dei giornali? Orrore, scandalo e soprattutto badilate di autorazzismo: gli italiani sanno solo rubare, l’Italia è un Paese di m.., chissà cosa diranno all’estero, che figura con l’Europa, queste cosa accadono solo qui.

Sia chiaro: che ci sia un problema etico in Italia è noto da tempo; però se si osserva quel che accade negli altri Paesi senza i paraocchi dei luoghi comuni e senza complessi di inferiorità, si scoprono realtà ben diverse e ci ci accorge che anche altrove i livelli di corruzione sono preoccupanti e possono essere persino molto più elevati, anche nel primo della classe, la Germania.

Possibile? Certo. La frode fiscale da 32 miliardi è avvenuta davvero, ma non a Roma e nemmeno ad Atene, bensì a Berlino. Sì 32 miliardi di euro sottratti da un gruppo di banchieri, di avvocati e agenti di cambio. Non ne avete sentito parlare? Ovvio, in Italia ne ha parlato per primo e quasi in solitudine il sito Voci dall’estero. E non che in Germania la notizia sia passata sotto silenzio, anzi è stata svelata proprio da un’inchiesta giornalistica ma evidentemente i corrispondenti della Rai e dei grandi quotidiani non l’hanno ritenuta meritevole di attenzione. Sono gli stessi corrispondenti che invece sono molto solerti nel dare spazio a qualunque giudizio anti italiano che provenga dalla Bundesbank o dal ministro delle Finanze Schäuble o dal governo Merkel. Provate a digitare sul motore di ricerca “Germania frode fiscale da 32 miliardi”: non troverete alcun rimando ai siti di grandi giornali.

La ragione è semplice: la notizia esce dal frame “Italia ultima in Europa, i tedeschi sono migliori” e dunque non viene recepita dai giornalisti, sebbene sarebbe nell’interesse dell’Italia. Peraltro sono queste le notizie che un governo forte dovrebbe usare come arma negoziale negli incontri con Berlino e con la Commissione europea per ottenere rispetto e, naturalmente, concessioni. Invece silenzio, capo chino e un premier, Gentiloni, accomodante e servizievole come un cameriere.

Attenzione: non è la prima volta che i tedeschi si dimostrano meno corretti e meno esemplari di quanto si creda. La Germania che pretende di dar lezioni è la stessa che ha dovuto spender il 7% del Pil per salvare dalla bancarotta le proprie banche (fonte il Sole24Ore). Altro che Montepaschi e banche venete. Per non parlare del più recente scandalo tedesco, quello dei grandi misteriosi buchi nei nei bilanci di Deutsche Bank.

E la vera storia della riunificazione tedesca è molto meno idilliaca di quanto si pensi. Leggete Anschluss di Vladimiro Giacché: non fu affatto una fusione a carico della Germania ricca, quella dell’ovest, ma una vera e propria annessione e con processi di privatizzazione che in molti, troppi casi si tradusse in autentiche ruberie, mai indagate a fondo dalla magistratura, sebbene riguardassero cifre molto ingenti, dell’ordine non di decine ma di centinaia di miliardi di euro.

E allora l’analisi sull’onestà dei tedeschi e degli italiani andrebbe esplorata da una prospettiva un po’ diversa. Il tedesco medio è senz’altro più ligio alle regole dell’italiano medio e lo Stato germanico senz’altro più efficiente. Ma solo un tedesco può concepire truffe da 32 miliardi di euro ai danni del proprio governo o da decine di miliardi di euro ai danni dei “fratelli” dell’ex Ddr. Anche quando truffa, il tedesco pensa in grande. Questa è la differenza, non so quanto onorevole.

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La Germania blocca gli aiuti ai terremotati: Gentiloni dove sei?

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Non è più solo egoismo, è un ricatto. La Germania – forte dell’appoggio di Olanda, Regno Unito, Austria, Svezia, Danimarca e Finlandia – ha bloccato gli aiuti promessi dal”Europa per la ricostruzione degli edifici danneggiati dal terremoto del Centro Italia. Il Consiglio, riunito ieri in sede di Coreper, non ha trovato un accordo sul dossier ‘disastri naturali’ che finanzia la ricostruzione attraverso il fondo Fondo europeo di sviluppo regionale. Questi Paesi stanno facendo blocco contro la proposta di Commissione e Parlamento europeo e vogliono tagliare centinaia di milioni di euro gli aiuti. Senza l’accordo fra le Istituzioni europee, gli aiuti non possono essere erogati.

Questa è la considerazione che l’Italia ha in Europa. Ci trattano come scendiletto, non rispettano i nostri diritti perché tanto sanno di avere governi complici, subalterni e addomesticati. Berlusconi, Monti, Letta, Renzi, Gentiloni: il copione è sempre lo stesso. La Germania decide e comanda. Il loro tempismo nel bloccare adesso gli aiuti ai terremotati non è casuale: proprio oggi Schäuble rilascia una intervista in cui rimprovera all’Italia di non fare le riforme (quelle bocciate dai cittadini). Sembra quasi un ricatto: senza riforme niente aiuti. Stanno utilizzando lo stesso metodo applicato in Grecia. Giocano con la disperazione delle persone. Ecco perché bisogna reagire subito. Purtroppo non potendo contare sul governo italiano ci appelliamo a tutti gli europarlamentari italiani. Facciamoci rispettare, ne va di mezzo la vita di centinaia di migliaia di persone.

di Rosa D’Amato e Laura Agea, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“La posizione del Consiglio non fa altro che confermare come la solidarietà corrisponda solo a vuote e ipocrite dichiarazioni di intenti per i reali padroni di questa Unione Europea, anche di fronte ad una proposta che avrebbe di fatto comportato solo un anticipo dei pagamenti, senza nessuna incidenza sul bilancio pluriennale. Questo stallo ha il gravissimo effetto di non permettere la votazione di un accordo provvisorio, già previsto per giovedì 18 maggio in Commissione Sviluppo Regionale del Parlamento europeo e dunque di ritardare l’approvazione della modifica del regolamento a dopo l’estate. Un vero affronto per i nostri cittadini terremotati che aspettavano un gesto concreto da parte di un’Unione prontissima ad approvare programmi per le riforme strutturali, ma lenta, divisa ed indecisa quando si tratta di approvare un provvedimento davvero utile per i nostri territori e per la ricostruzione del patrimonio culturale danneggiato dal sisma”.

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Wolfgang Schauble, la peggiore faccia dell’Europa si manifesta

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di MoVimento 5 Stelle Europa

La peggiore faccia di questa folle Unione Europea si manifesta ancora una volta. Dopo le impresentabili parole dell’innominabile presidente dell’Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem (secondo cui i Paesi del Sud sono poveri perché spendono soldi in donne e alcool) arriva l’affondo – anzi, gli affondi – di Wolfgang Schäuble. Il Ministro delle Finanze tedesco illustra l’unica visione che al momento pervade l’UE, e lo fa con una naturalezza disarmante. Eccovi alcune sue dichiarazioni rilasciate con nonchalance:

– “Il ministro delle finanze unico della Zona Euro deve poter mettere mano sui bilanci”;
– “Il trasferimento di pezzi di sovranità nazionali all’Europa non è mai fallito per colpa della Germania o l’Italia, ma piuttosto della Francia”;
– “Gli accordi infragovernativi sono un mezzo per usurpare la sovranità nazionale senza consultare il popolo”;
– “Le modifiche dei Trattati richiedono l’unanimità e la ratifica nei Parlamenti nazionali o in alcuni Paesi addirittura un referendum. Siccome al momento non è realistico, dobbiamo provare ad andare avanti con gli strumenti esistenti, dunque attraverso uno sviluppo del trattato che regola il fondo salva-Stati”;
– “L’Euro? È irreversibile”;
– “Penso anche che i titoli di Stato dovrebbero avere implicita, sin dall’emissione, la possibilità di una ristrutturazione. Quindi devono includere il rischio”;
– “Il surplus è per metà colpa dell’Euro debole. E noi non crediamo che possa essere risolto se ci indeboliamo noi: sono gli altri che si devono rafforzare”.

Il MoVimento 5 Stelle vuole ringraziare Wolfgang Schäuble, grazie a lui tutti i nostri sospetti sulla predominanza e la follia tedesca che egemonizza l’Europa sono stati confermati. Ancora non riusciamo a credere come si sia arrivati a questo punto e come il Governo italiano ancora accetti provocazioni di questo tipo. Il fondo Salva-Stati, ora c’è la conferma, è un sistema per colonizzare attraverso la Troika gli Stati membri dell’Eurozona; secondo i piani tedeschi (e quindi di Bruxelles) i titoli di Stato non devono più essere risk-free, con tutte le conseguenze del caso; si sono illegittimamente trasferite le sovranità nazionali senza che gli ignari cittadini se ne accorgessero; l’Euro è una moneta troppo debole per l’economia tedesca; il ministro unico dell’Eurozona potrà tagliare i bilanci degli Stati.

Per l’ennesima volta, chiediamo al Governo italiano come possa sedersi allo stesso tavolo di Wolfgang Schäuble in sede di Eurogruppo, con a presiedere le sedute Jeroen Dijsselbloem. Chiediamo a Paolo Gentiloni una presa di posizione forte per fare capire non a noi, ma ai cittadini italiani, da che parte stanno le istituzioni che dovrebbero rappresentarli.

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In Germania la mafia non esiste? Il caso Petra Reski

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di Petra Reski – video in tedesco

La Frankfurter Allgemeine ha scritto: “Imparare dalla mafia significa imparare a tacere, una giornalista d’inchiesta intimidita e piantata in asso dal settimanale der Freitag – Il caso Petra Reski per vari aspetti è insolito” dunque uno si chiede perché sia insolito. Io ho scritto un articolo sulla mafia in Germania, in particolare sulla mafia nell’est della Germania: questo articolo è stato pubblicato nel marzo 2016 e nel mese di luglio 2016 ho avuto una querela, la richiesta insomma, non era ancora una querela, un avviso di una futura querela diciamo, perché un uomo d’affari italiano citato per nome nell’articolo considerava leso il diritto alla tutela della sua reputazione.

Da quel momento in poi non ho sentito nulla. Poi il mio avvocato ha contattato anche il tribunale e ha saputo che praticamente questa querela non aveva nessuna chance, veniva considerata dal tribunale di Lipsia stesso una querela insensata, visto che i fatti che ho riferito nel mio articolo erano fatti di una sentenza pubblica, dunque io non ho fatto altro che una cronaca giudiziaria perché in questo articolo ho scritto non solo sulla mafia in Germania ma ho descritto lo strano caso dei giornalisti che dopo aver scritto sulla mafia in Germania vengono querelati, e tutti perdono le cause. Dopo questa informazione da parte del tribunale non abbiamo più sentito nulla, io mi sentivo anche più o meno tranquilla, e fino al novembre 2016 quando ho avuto la querela ufficiale, e ho contattato ovviamente, io già in luglio avevo contattato la redazione, ho comunicato di aver ricevuto questa lettera dall’avvocato e loro invece dicevano di non aver ricevuto nulla.

In novembre quando ho avuto la querela ho contattato di nuovo la redazione, ho mandato una lunga mail al caporedattore e anche al proprietario ed editore del giornale der Freitag, e non ho ricevuto nessuna risposta. Cosa molto inusuale, perché di solito un giornale che pubblica un articolo verifica, in caso di dubbi sui contenuti, soprattutto se di cronaca giudiziaria, devono per forza farlo controllare da un avvocato. Dunque ho ricevuto la querela in novembre. A fine ottobre, pochi giorni prima di ricevere la querela, ho contattato la redazione perché cercavo il mio articolo in Internet e mi sono accorta che questo articolo non c’era più, era stato cancellato. Ho chiamato la redattrice e ho saputo che nel frattempo anche loro avrebbero ricevuto una querela e in seguito hanno cancellato l’articolo che era online. Dunque, in seguito, ho scritto una mail all’editore senza ricevere mai una risposta. In particolare, era molto singolare il fatto che la querela fosse arrivata al mio indirizzo, non pubblico, di Venezia con il dettaglio del piano a cui abito, dunque il piano a cui abito lo puoi sapere solo se ti trovi davanti alla mia porta, pertanto era un piccolo dettaglio per dire, come si dice in italiano, per gustare il rischio di scrivere sulla mafia. Chi scrive sulla mafia lo fa a proprio rischio e pericolo, così ha detto Alberto Spampinato, il cui fratello è stato ucciso dalla mafia, anche lui giornalista.

Dunque questo piccolo dettaglio del piano a cui abito era una cosa per farmi gustare il rischio di scrivere sulla mafia. Dopo non ho più sentito nulla, ovviamente, dalla redazione, nessuna richiesta su come fare etc. Poi, il processo è andato avanti nonostante, diciamo, il tribunale abbia considerato completamente inammissibile la richiesta di adottare un provvedimento provvisorio nei miei confronti, poi la sentenza emessa è stata tutto il contrario. In quel momento, ovviamente, noi pensavamo che questo processo finisse a nostro favore e abbiamo dovuto sapere che è finito in maniera contraria, ho cercato il sostegno dei sindacati e purtroppo i sindacati, visto che ho dovuto rivolgermi in fretta e furia a un avvocato, non ho contattato i sindacati prima di contattare il mio avvocato, dunque loro si sono posti dal punto di vista che, visto che ho scelto un avvocato indipendente non scelto dai sindacati, non mi possono pagare le spese legali.

Questo è andato avanti fino a marzo, quando ho reso pubblica questa cosa perché lo trovo veramente uno scandalo che una giornalista che scrive sulla mafia venga anche piantata in asso dall’editore, questa è una cosa completamente inusuale, non è mai successo in Germania che un editore, per un articolo pubblicato nel suo giornale, piantasse in asso un giornalista e non solo, quando l’ho reso pubblico sul mio blog e anche con articoli che sono stati pubblicati dalla Frankfurter Allgemeine, e poi altri articoli in Germania che sono venuti dopo, sono stata anche diffamata gravemente dall’editore che diceva una frase storica, credo, adesso per i giornalisti: “Le redazioni non sono un’assicurazione di tutela legale”. Questa è la dichiarazione di sconfitta del giornalismo, non esiste più se questa è la posizione degli editori nei confronti di querele del genere, il giornalismo non esiste più. Poi mi ha diffamata dicendo che io avrei scritto fake news o che farei parte della stampa bugiarda, dunque questo genere di diffamazione non la commento neanche.

Di conseguenza, alla fine, visto che non avevo né il sostegno dei sindacati né il sostegno del mio editore, ho fatto un crowdfunding sul mio blog, un fundraising, che per fortuna, grazie anche al sostegno di tanti giornalisti tedeschi, sono tante le persone che mi hanno già sostenuta, ho avuto anche il sostegno dello European Centre for Press and Media Freedom, con sede a Lipsia, di cui sono molto orgogliosa e adesso vado avanti con questa cosa perché le spese legali non sono finite e adesso mi è stata anche annunciata un’altra querela per risarcimento da parte dell’imprenditore italiano di successo. Io voglio soprattutto tenere alta l’attenzione sul tema, non per il mio caso, al di là del fatto che si tratta di un caso eclatante, ma ci sono stati anche altri giornalisti tedeschi che hanno scritto sulla mafia.

Tutti quelli che hanno scritto sulla mafia, che sono stati querelati, hanno tutti perso il processo, dunque io mi chiedo se questo sia normale, se questa sia la regola, che qualunque giornalista in Germania che scriva sulla mafia venga per forza anche condannato e se viene per giunta, come successo a me, anche piantato in asso dall’editore, la mafia in Germania la fa franca. Questo è molto grave perché c’è già una scarsissima informazione sulla mafia in Germania nei media perché ovviamente tutte le redazioni temono le querele e dunque prima di pubblicare un articolo, gran parte già mettono gli articoli, io conosco tanti casi di redazioni tedesche che hanno dei servizi pronti ma non li hanno pubblicati perché hanno troppa paura delle querele, perché il diritto tedesco rende molto facile a chiunque, ai cosiddetti imprenditori di successo italiani, fare una querela a qualunque giornalista tedesco, dunque in questo caso gli italiani mi hanno spesso chiesto: “Ma dopo Duisburg cos’hanno fatto i tedeschi?”, nessuno si ricorda più di Duisburg, della strage di mafia di Duisburg, nessuno si ricorda più dell’esistenza della mafia in Germania perché viene vietato dai tribunali ai giornalisti tedeschi di scrivere sulla mafia.

Siccome è molto facile querelare un giornalista che scrive sulla mafia in Germania, viene naturalmente eliminata anche l’informazione sulla mafia in Germania, dunque i tedeschi giustamente pensano che la mafia in Germania fosse un problema marginale come lo hanno pensato anche nel nord Italia fino a pochi anni, fa pertanto è un problema non solo tedesco, non solo italiano, perché è un problema europeo, dunque l’informazione sulla mafia in Germania è indispensabile, come lo è tuttora anche in Italia. L’Italia ha fatto un percorso molto più lungo ovviamente, però se le stesse cose che sono successe in Italia praticamente quarant’anni fa adesso succedono in Germania abbiamo un piccolo problema. È un problema europeo e come tale deve essere anche affrontato. La mafia non è solo italiana, è un problema europeo.

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Più di 8mila sbarchi in 3 giorni: l’oscuro ruolo delle ONG private

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di MoVimento 5 Stelle

Negli ultimi giorni l’Italia ha registrato un record di sbarchi senza precedenti. In poco più di 72 ore circa 8mila migranti sono approdati in Sicilia dopo una lunga traversata in mare. Numeri impressionanti, sopratutto se si considera che nel 2016 c’è stato un vero e proprio boom di arrivi sulle nostre coste: secondo i dati del Viminale, l’anno si è infatti chiuso con 181.436 arrivi. Nel 2017, con questi numeri, gli sbarchi potrebbero raddoppiare.

Con l’aumento degli sbarchi aumenta ovviamente anche la spesa interna dell’Italia. Nel Def (Documento di programmazione economica finanziaria) il governo ha indicato per quest’anno una spesa pari a 4,6 miliardi, vale a dire ben 1 miliardo in più rispetto al 2016. In pratica i flussi migratori ci costerebbero più della manovra e tutto questo mentre Padoan smentisce proprio Matteo Renzi, lasciando intendere che sì, anche quest’anno il Pd aumenterà le tasse agli italiani.

E’ la solita solfa, con un’Europa che ci è totalmente estranea e indifferente, capace però di stringere un accordo di circa 10 miliardi con un apprendista rais come Erdogan per fermare la rotta balcanica. E l’Italia? E il Mediterraneo? Silenzio assoluto. L’unica voce ad oggi si è alzata da Vienna, che si è già detta pronta sigillare il Brennero nel giro di qualche ora nel caso di un nuovo boom di arrivi sulle coste siciliane.

Ma c’è un nuovo capitolo che sta emergendo in queste ore e che merita attenzione. Perché a quanto pare l’escalation di arrivi negli ultimi giorni potrebbe non essere casuale. Insomma, potrebbe esserci dietro una regia e a dirlo non è il M5S, bensì anche un’inchiesta aperta dalla Procura di Catania. Oltre ai trafficanti di esseri umani in Libia, sta emergendo la questione delle navi di alcune Ong private che soccorrono in mare sistemandosi al limite delle acque territoriali libiche (o spingendosi addirittura all’interno). Parliamo di circa una dozzina di ONG tedesche, francesi, spagnole, olandesi, e molte di queste battono bandiere panamensi o altre “bandiere ombra”. Se ne starebbero “parcheggiate” a Malta, per poi avvicinarsi a poche miglia dalle coste libiche, e sempre nella stessa area molto circoscritta in prossimità di Tripoli. Caricano i migranti -salpati su gommoncini economici adatti a percorrere quelle poche miglia-, e poi li consegnano ai porti italiani prima di ritornare alla loro base maltese.

Un meccanismo assai controverso, di cui si sa poco e nulla. Ad esempio non si capisce chi sono i finanziatori di queste Ong, il che non è certo un dato marginale. Se si pensa che l’operazione Mare Nostrum ci costava 10 milioni di euro al mese possiamo immaginare quanto sia alta la spesa di queste organizzazioni, in grado di armare navi da milioni di euro e persino di servirsi di droni. Da dove arrivano questi soldi? In base a quale accordo queste Ong se ne stanno a ridosso delle coste libiche per fare il pieno di migranti e portarli in Italia? Con chi si relazionano in Libia?

E il governo, in tutto questo caos, cosa sta facendo? Se pensavano di sfangarla con la pseudo-intesa firmata da Minniti ed al-Sarraj si sono fatti male i conti. Ci avevano detto che l’accordo avrebbe messo un freno ai flussi migratori. Il risultato, invece, è che gli sbarchi sono aumentati del 46%…

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La ”profezia” dei dazi Usa, spiegata bene

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di MoVimento 5 Stelle

In questi giorni levate di scudi si sono alzate da più parti, Pd ovviamente in prima linea (così come fece a sostegno della Clinton durante le ultime presidenziali Usa), contro i presunti dazi decisi dall’amministrazione Trump. Sui principali quotidiani nazionali abbiamo letto titoli di ogni genere, abbiamo sentito parlare di “minaccia gravissima” contro la nostra economia. A onor del vero, occorre intanto spiegare che parliamo di una non-notizia, cioè solo di un’indiscrezione del Wall Street Journal su un’annosa querelle tra Usa e Ue.

Una querelle ben precedente all’amministrazione Trump e che va avanti da diversi anni, come sottolinea lo stesso Wsj nel suo articolo intitolato “U.S. Weighs Tariffs Against Vespas, Cheeses in Trade Beef With EU”. Sul quotidiano statunitense si legge infatti che nel 2015, quindi durante la presidenza Obama, il congresso americano approva misure che “rendono più semplice per gli Usa imporre dazi doganali”.

Insomma, a sottolineare come l’argomento sia datato (il braccio di ferro tra Usa e Ue sulla materia prosegue dalla fine degli anni Novanta) è proprio il Wall Street Journal, ma il dato, guarda il caso, passa del tutto inosservato a media e tg nazionali. In un solo colpo, il retroscena del Wsj diventa una certezza. C’è chi inizia a prendere a pretesto le parole del Segretario al commercio americano, Wilbur Ross (“siamo in una guerra commerciale”) per raccontarci la storiellina di un uomo brutto e cattivo, Donald Trump, che vuole radere al suolo il nostro tessuto commerciale.

In realtà, non c’è stata alcuna dichiarazione da parte della presidenza Usa. Nessuno tra gli esponenti governativi statunitensi ha parlato dell’Italia o dei suoi prodotti, o delle sue aziende. Eppure, qui da noi è scoppiato il putiferio, con giornalisti di ogni genere che ti inseguono per avere un commento su qualcosa che, ad oggi, non esiste. Trattasi di un’abitudine piuttosto nota tra i partiti: discettare su future, possibili, ipotetiche e immaginarie illazioni invece che parlare dei problemi reali del Paese.

Il M5S commenta i fatti, non le profezie. Il M5S parla dell’Italia e la difende a fronte di ogni tipo di ingerenza. Che sia di natura politica o commerciale. E lo fa con la consapevolezza che il mainstream va in una precisa direzione. Lo scontiamo tutti i giorni sulla nostra pelle. Basti guardare uno degli ultimi articoli pubblicati da La Stampa in cui, citando “fonti governative” (quali? dove? perché?), si parla di un’allerta Usa “sui rapporti M5S-Russia per destabilizzare” la regione. Comicità allo stato puro. E questo solo perché da tempo chiediamo la revoca della sanzioni Ue alla Russia, costateci oltre 7 miliardi di euro.

Ebbene, a quanto pare ai partiti e ai partitini di casa nostra non importa nulla degli imprenditori e dei lavoratori italiani se c’è da punire Mosca, però sono pronti alle barricate se è un quotidiano americano a pubblicare una indiscrezione su dei dazi in vigore da oltre dieci anni, decisi e confermati da Barack Obama. Questo è lo stato delle cose. Per quanto ci riguarda ogni leader politico ha l’obbligo e il dovere di tutelare gli interessi dei propri concittadini. E’ quel che farà il M5S al governo del Paese.

Del resto, anche in Ue tutti difendono i propri interessi (vedi Francia e Germania), solo chi ci ha governato finora ha abdicato a quest’onere in favore di interessi altrui. La legge Fornero, il Fiscal Compact, il pareggio di bilancio in Costituzione e il regolamento di Dublino III sono solo alcuni esempi. Come fatto sino ad ora, il M5S difenderà il nostro made in Italy con i denti, senza scivolare tuttavia nel gioco di chi vuole tornare a un mondo diviso in due blocchi, in eterno conflitto militare e politico. Siamo per un’Italia multilaterale e amica di tutti i popoli. Ma, soprattutto, per un’Italia libera e sovrana.

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La mafia in Germania non esiste. Solo imprenditori italiani di successo

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di Petra Reski

Meno male che la mafia non esiste in Germania. Solo imprenditori italiani di successo.
Dopo l’uscita del mio libro “Santa Mafia” ho passato tre anni con processi – querelata da vari imprenditori italiani di successo, in particolare quelli di Duisburg e Erfurt. Le pagine di “Santa Mafia” sono state annerite su richiesta dei tribunali tedeschi. Nell’ultima udienza non sono più comparsa personalmente perché l’ho considerato troppo umiliante essere ripetutamente minacciata in una aula del tribunale senza che nessuno intervenisse.
Tuttavia, dal punto di vista della ricerca antropologica, l’esperienza mi è stata molto utile: Se comunque non posso fare nomi, perché vengo querelata subito, perché dunque dovrei farmi ostacolare dai vincoli di un libro non-fiction? Allora ho deciso di scrivere sulla mafia solo in forma di romanzo.

In questo momento ho appena completato il terzo manoscritto per un nuovo romanzo sulla mafia. I protagonisti sono, come negli altri due romanzi: Serena Vitale, una donna magistrato anti-mafia con radici tedesche e il (per lo più) coraggioso giornalista investigativo tedesco Wolfgang W. Wieneke.
E gli imprenditori italiani di successo fanno tutto per fornirmi ulteriori ispirazioni: Mentre scrivevo l’ultimo libro, sono stata querelata di nuovo da un imprenditore di successo di Erfurt. Avevo fatto il suo nome in un articolo su una sentenza del tribunale di Lipsia contro la televisione tedesca MDR – in seguito del loro documentario sulla ‘Ndrangheta a Erfurt.

Pochi giorni fa, ho avuto la sentenza: Secondo il tribunale di Lipsia sono colpevole di aver violato i diritti della personalità dell’imprenditore di successo italiano.
Poiché nessuno legge il miei articoli sulla mafia in Germania e il mio blog più attento di alcuni imprenditori italiani di successo in Germania, particolarmente quelli di Duisburg ed Erfurt, è probabile che il mio blog debba proprio a loro il maggior numero dei click.

Più che la querela dagli imprenditori italiani di successo però mi ha stupito l’atteggiamento della redazione per la quale ho scritto l’articolo, il Freitag“– un giornale noto per ostentare il suo grande impegno sociale. Alla mia domanda se la querela era arrivata anche alla redazione, ho sentito solo un Oops – no, non abbiamo ricevuto niente qui, per quanto ne so
.
Poi hanno fatto scena muta. Nessuno della redazione mi ha chiesto se potessero darmi una mano, magari il sostegno di un avvocato – niente. Anzi, in obbedienza preventiva, il mio articolo online veniva cancellato già prima del processo. “Un peccato, sì, ma le spese legali sono per una piccola casa editrice come la nostra un bel peso”, mi facevano sapere.
Il fatto che le spese legali per una piccola scrittrice come me potrebbero significare forse un considerevole, se non un maggiore peso (ho incassato per l’articolo in tutto 321 euro), nessuno sembra esserselo chiesto.

Non mi sarei aspettata una reazione del genere – né che avrebbero cancellato il mio articolo in obbedienza preventiva, né che si sarebbero inchinarti già prima del processo – per non parlare di etica giornalistica.
Poco dopo di che mi è stata consegnata la querela, ho scritto una lunga mail al caporedattore Jakob Augstein – a sua volta erede del fondatore dello SPIEGEL. E lui, che di solito si esprime su tutti i possibili temi su tutti possibili canali – dalla A come “armi nucleari in Germania” fino a Z come “zero speranze per i bambini del terzo mondo” – stava zitto. Nessuno ha risposto. Poi ho capito il messaggio.

Mi sono ricordata una frase che mi ha detto una volta Alberto Spampinato, il fratello di un giornalista ucciso dalla mafia siciliana e fondatore di “Ossigeno per l’informazione”, “Chiunque scrive sulla mafia lo fa a rischio e pericolo”. Lo intendeva letteralmente. Perché con “a proprio rischio” intendeva non solo pericolo per la vita, ma anche per l’integrità. Senza la viltà di molti e senza le bocche chiuse dei suoi simpatizzanti la mafia sarebbe stata sconfitta già molto tempo fa.
La querela mi è stato consegnata al mio indirizzo veneziano. Il quale si può conoscere magari. Ma non il piano in cui abito. Il piano lo può conoscere solo chi è stato in piedi davanti alla mia porta. Sono piccole sottigliezze che si possono solo apprezzare quando si scrive di mafia “a proprio rischio”.
Comunque un’ottima fonte di ispirazione per i miei romanzi futuri.

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