#LaBallaDelGiorno: la piazza vuota davanti al Parlamento

di MoVimento 5 Stelle

Oggi la balla del giorno è che in questi due giorni di emergenza democratica per l’approvazione della legge elettorale le piazza del MoVimento 5 Stelle erano vuote. Ah sì?
Ecco i fatti: martedì il MoVimento 5 Stelle ha lanciato… Continua a leggere #LaBallaDelGiorno: la piazza vuota davanti al Parlamento

Morti e stranieri fra i tesserati Pd. Ma i giornali stanno muti

di Max Bugani

Il PD bolognese si sta spappolando per la scelta del segretario provinciale con gravissime accuse reciproche fra i candidati e le varie fazioni (iscrizioni improvvise di persone defunte, di stranieri che non sanno cosa sia il PD, di pa… Continua a leggere Morti e stranieri fra i tesserati Pd. Ma i giornali stanno muti

Raggi e Sala (PD) sui giornali: trova le differenze

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di MoVimento 5 Stelle

Ecco il modo vergognoso in cui la stampa italiana continua a trattare Virginia Raggi. Guardate. Le prime pagine dei quotidiani aprono tutte sul rinvio a giudizio, seppur per due delle tre accuse è stata chiesta l’archiviazione. E guardate come, invece, è stato trattato il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, quando è stato rinviato a giudizio per lo stesso tipo di reato, ma con una storia ben più pesante che riguarda gli appalti di Expo.
Non trovate nulla su Beppe Sala in quelle prime pagine? Beh, la risposta è semplice: lui è del Pd.

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C’è bisogno di verità

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di Luigi Di Maio

Adesso che questo tour siciliano si è concluso, ho deciso di pubblicare un post particolare. Perché sento il bisogno di raccontare alcune cose. Quando ho iniziato questa avventura nel MoVimento 5 Stelle ho messo in conto tutto: attacchi, tranelli, falsità e strumentalizzazioni. Ma forse avevo sopravvalutato la possibilità di difendermi da questa campagna di odio e menzogne nei miei confronti. In questi giorni ancora una volta sono stato definito fascista, razzista, addirittura “imprenditore della paura”. E ancora una volta, storpiando le mie parole, si è giocato a spaccare il MoVimento 5 Stelle. Era già successo quando ho denunciato che alcune Ong facevano da ‘Taxi del mare’ nel Mediterraneo o quando sono andato a Bruxelles e con i nostri europarlamentari abbiamo scoperto che Renzi aveva svenduto i nostri porti per gli sbarchi, in cambio degli 80 euro. Ed è successo anche quando abbiamo detto che molte cooperative e alberghi stavano facendo la loro fortuna sull’immigrazione. Questo tour siciliano mi è servito tanto perché ho avuto modo di parlare con migliaia di persone senza intermediari, senza tv e giornali.

Una frase che mi hanno ripetuto spesso in questi giorni è stata “la tv ti rende diverso, invece conoscendoti si capisce quanto ci credi e che persona sei”.
Quel “diverso” ho provato a chiedere cosa significasse. Per alcuni stava per “troppo freddo”, per altri “troppo moderato”, per altri ancora “antipatico”, per altri “troppo politicante”, per alcuni anche “insensibile”.
In questi venti giorni ho realizzato che forse il mainstream è riuscito a farmi sembrare diverso da come sono. Negli ultimi giorni ho letto il mio nome associato a dichiarazioni che non ho mai fatto. Non ho mai giustificato alcuna violenza della polizia, neanche verbale. Non ho mai pensato né detto che il Sindaco di Roma o il Governo nazionale non dovessero occuparsi dei migranti. Tantomeno penso che si debba utilizzare la forza per far rispettare la Legge.

Nella mia idea di Paese la polizia non spezza le braccia a nessuno, non lo minaccia neanche. Non si lanciano neppure bombole di gas contro la polizia, né si occupano (addirittura subaffittando in maniera criminale) edifici privati o pubblici.
Io le manganellate qualche volta ho rischiato di prenderle: nel periodo in cui nella Terra dei fuochi ci opponevamo all’apertura delle discariche nel parco nazionale del Vesuvio. Sono sempre stato per la legalità e la moralità. Quando si verificarono i fatti del G8 di Genova che videro la morte di Carlo Giuliani, ero al Liceo. Una delle prime iniziative che organizzai da rappresentante degli studenti fu invitare suo padre ad un’assemblea di istituto per fargli raccontare cosa fosse accaduto secondo lui. Non ci raccontò una storia “polizia contro manifestanti”. Parlammo di responsabilità politiche. Ancora oggi uno dei massimi responsabili di quella tragedia è a capo delle partecipate di Stato, nominato da destra e sinistra in tutti questi anni.

Quando è uscito nelle sale il film “Diaz” ricordo che l’ho divulgato a più amici possibili. Quello che era successo lì andava raccontato. E non va mai dimenticato.
Quando sono arrivato alla Camera ho avuto il piacere e l’onore di lavorare con tanti poliziotti e carabinieri. Abbiamo scritto insieme la legge che trasferiva le auto blu alle squadre mobili e abbiamo collaborato su molto altro. Ho imparato a conoscere queste persone. È vero che da loro bisogna pretendere la massima professionalità. Ma quando giudichiamo le nostre forze dell’ordine dobbiamo farlo con onestà intellettuale e rispetto: sono persone che guadagnano 1300 euro al mese e devono portare a casa la pelle. Ho conosciuto alcuni di loro costretti ad andare alla mensa Caritas per pagare gli alimenti alla ex moglie. Chiediamo loro altissimi livelli di professionalità, ma la loro formazione lo Stato l’ha ridotta ai minimi termini. Condanno senza se e senza ma chi tra loro sbaglia, ma non farò mai di tutta l’erba un fascio.

In questi anni ho capito che ci sono dei temi che sono come l’alta tensione. Quando li tocchi prendi la scossa. Non solo perché tocchi forti interessi di sistema, ma anche perché i media sanno che possono riuscire a farti perdere consensi. E quindi ci sguazzano.
L’immigrazione è uno di questi. È un grande business che sta finanziando la carriera di politicanti senza scrupoli o le mafie. Ma ogni volta che provo a denunciare le follie che riguardano questo ambito, l’opinione pubblica viene divisa dai media in fascisti e comunisti, razzisti e ipocriti, eccetera eccetera.
Molti mi dicono: “Chi te lo fa fare di intervenire su questo argomento. Evita di parlarne. Ti fa perdere consenso”. E questo ragionamento infatti dovrebbe dimostrare che non lo faccio per consenso. Ma io non sono mai stato quello che voleva piacere a tutti i costi e che diceva solo le cose che gli altri volevano sentirsi dire. A scuola ero quello a cui i miei compagni chiedevano di fare il rappresentante di classe “perché tu sai tenere testa ai professori”. E magari così finivo sulle scatole pure ai miei prof. È sempre stata una mia passione combattere battaglie che ritengo giuste.

Nel 2011 sono stato tra i volontari che accolsero i primi migranti nel mio comune dopo i bombardamenti della Libia. C’era bisogno di volontari perché nonostante il Governo avesse stanziato fior di quattrini per la gestione dell’emergenza, fu da subito evidente che i famosi 38 euro al giorno finissero ovunque, tranne che nei servizi a chi scappava dalle bombe.
Scrissi un pezzo su un giornale locale che si intitolava “il modello Pomigliano” dove raccontavo l’iniziativa del mio parroco che quell’anno decise di far portare a spalla, a quei ragazzi provenienti dall’Africa, il nostro Santo patrono per la consueta processione. Un modello di integrazione culturale. Ogni tanto incontro ancora qualcuno di quei ragazzi, uno lavora a pochi passi dall’abitazione della mia famiglia.

Sono ancora fermamente convinto del valore della mediazione e dell’integrazione. Penso però che al di là della tua nazionalità, che tu sia tedesco, etiope, egiziano, cinese o di qualunque altra provenienza, se vuoi partecipare al processo di integrazione e accoglienza devi rispettare le regole che si è data quella comunità che ti accoglie. Noi ti accogliamo e tu accogli le nostre regole.
E su questo concetto non arretro, perché penso che sia una battaglia giusta.

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Renzi mente e nasconde il crollo del Pd

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di MoVimento 5 Stelle

I fallimenti del Pd sono la notizia più evidente di queste elezioni amministrative. Il partito di Matteo Renzi ha perso al Nord, al Centro e al Sud. Lo dicono i numeri, quei numeri che i commentatori dei giornaloni usano secondo quanto fa loro comodo. Il partito di Renzi dove non è crollato si è nascosto, senza presentare il simbolo o addirittura fondendosi con l’armata Brancaleone di Angelino Alfano che chiamare partito sarebbe addirittura un complimento.

Questo è l’elenco dei fallimenti del Pd:

Taranto: 16% nel 2012 – 11,8% oggi (persi 4800 voti)
Lecce: 10,6% nel 2012 – 8,5% oggi (persi persi 1300 voti)
Asti: 18,8% nel 2012 – 9,6% oggi (persi 2900 voti)
Padova: 24,9% nel 2014 – 13,5% oggi (persi 14000 voti)
Lodi: 23,2% nel 2013 – 15,9% oggi (persi 1200 voti)
Piacenza: 26,6% nel 2012 – 18,5% oggi (persi 3600 voti)
Genova: 23,9% nel 2012 – 19,8% oggi (persi 8000 voti)
Pistoia: 33,7% nel 2012 – 23,2% oggi (persi 3800 voti)
Carrara: 27,2% nel 2012 – 13,6% oggi (persi 4300 voti)
Parma: 25,1% nel 2012 – 14,8% oggi (persi 7000 voti)
La Spezia: 27,2% nel 2012 – 15,3% oggi (persi 4300 voti)
Gorizia: 17,1% nel 2012 – 8,7% oggi (persi 1400 voti)
Belluno: 18,6% nel 2012 – 10,2% oggi (persi 1300 voti)

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Una democrazia ridotta a bocciofila – di Massimo Fini

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di Massimo Fini

De hoc satis dicevano i latini nella loro lingua ellittica, insuperabile nella sintesi. Letteralmente: “Di questo abbastanza”. Che può essere tradotto senza forzature in “di questo ne abbiamo pieni i coglioni”. Di quale hoc abbiamo pieni i coglioni? In prima battuta dei nostri quotidiani (dei settimanali cosiddetti politici non vale nemmeno la pena parlare, solo l’Espresso, nella sua spocchia radical chic, crede ancora di esistere) che ogni giorno ci ammanniscono dalle sei alle otto pagine sui fatti interni dei partiti, queste associazioni private, queste bocciofile, i cui ruminamenti non dovrebbero avere alcun interesse né rilevanza pubblica (a meno che, naturalmente, non riguardino fatti penali).

Prendiamo per esempio, a caso, qualche titolo del Corriere di un giorno qualsiasi, o di più giorni, e come partito, in particolare, il Pd. Ma il discorso vale per qualsiasi giornale e, a seconda delle evenienze, per qualsiasi partito. “Congresso Pd, rischio scissione”; “Un partito che si aggroviglia”; “Sfida a D’Alema (senza dirlo)”; “Pd, sì al congresso tra le tensioni”; “Il leader: li seppelliremo con le loro regole. In bilico le urne a giugno”; “Il ‘nemico numero uno’ seduto muto in platea. E Matteo lo provoca (senza mai nominarlo)”; “Il rebus urne. I tre partiti dem”; “Una velocità che strappa l’unità del Nazareno”. Questo il Corriere del 14 febbraio. Dopo è stato un crescendo fino all’apogeo di questi giorni in cui pare (nel momento in cui scrivo nulla è ancora certo) si scinda. Lotte interne al coltello, retroscena, incontri segreti, notizie dettagliate su che cosa hanno mangiato nei loro pourparler o su quali cessi d’oro si sono seduti. Che possono interessare queste cose a una persona normalmente sana di mente? Non c’è da stupirsi se le vendite dei giornali si sono ridotte al lumicino (nostalgia dei tempi in cui il Corriere dedicava solo due colonne, firmate da Luigi Bianchi, ai retroscena della politica; nostalgia delle tribune politiche dirette da Jader Jacobelli che, nonostante il suo aspetto da gallinaceo, era un uomo molto colto).

Ma i giornali hanno altre responsabilità verso se stessi e la collettività. Prima si sono autocannibalizzati dedicando quasi altrettante pagine ai quibusdam che sfilano ogni giorno nelle Tv generaliste, facendo diventare personaggi e opinion maker degli individui che, volendo essere leggeri, sono braccia sottratte all’agricoltura o ai lavori domestici.

Sono costoro che orientano la collettività, che dettano le mode, che impongono i costumi. Non i giornali, che come se ancora non bastasse si sono ulteriormente autocannibalizzati dando un rilievo enorme a quanto accade sui social network dove la prevalenza del cretino, che in linea di massima si esprime in forma anonima dando libero sfogo ai suoi peggiori e bestiali istinti – una sorta di jihadista vigliacco – o più semplicemente alla sua idiozia, è assicurata.

Ma in fondo giornali, Tv, social non sono che delle sovrastrutture, degli epifenomeni. Il vero nocciolo duro della disgregazione italiana, politica, culturale, etica, sono i partiti, queste bocciofile intrinsecamente mafiose e spesso criminalmente mafiose.

I grandi teorici della democrazia liberale, da Stuart Mill a John Locke, non prevedevano la presenza dei partiti. E come nota Max Weber fino al 1920 nessuna Costituzione liberaldemocratica li nominava. E anche la nostra Costituzione, che pur nasce dal CLN, cioè dall’alleanza di tutte le formazioni antifasciste, dai comunisti ai monarchici, cita i partiti in un solo articolo, il 49, che recita: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. È un diritto, non un obbligo. Partendo da quest’unico articolo i partiti hanno occupato anche gli altri 138. Contro questo pericolo, vale a dire la partitocrazia, avevano tuonato già nel 1960 il grande giurista Giuseppe Maranini e persino lo stesso presidente del Senato Cesare Merzagora, un galantuomo indipendente. Io mi onoro di aver dato battaglia, in solitaire come giornalista (sul versante politico c’erano i radicali di Panella) alla partitocrazia più o meno dagli inizi degli anni Ottanta.

Ma è stato tutto inutile. La degenerazione partitocratica, come un tumore maligno, è andata progressivamente enfiandosi producendo metastasi in ogni settore della vita pubblica e privata. Oggi siamo arrivati al punto che è l’Assemblea della bocciofila Pd a determinare la data del momento più sacrale della democrazia: le elezioni. De hoc satis.

Articolo intero su Il Fatto Quotidiano del 21/02/2017.

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L’amministrazione 5 Stelle a Roma e il resto del mondo: due pesi e due misure

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di MoVimento 5 Stelle

Se il Comune di Roma governato da Virginia Raggi cambia un assessore o sbaglia la scelta di un dirigente è il cataclisma. Aperture di telegiornali, prime pagine dei quotidiani, intere settimane di dibattito.
Eppure dimissioni e sostituzioni di assessori sono all’ordine del giorno in qualsiasi amministrazione. Se è doveroso che i giornalisti facciano le pulci al Movimento 5 Stelle e le sue amministrazioni, ci chiediamo perchè la stessa enfasi mediatica non viene o non è stata riservata a livello nazionale quando è toccato ad altri. Come al solito due pesi e due misure. Qualche esempio (visto il turbine di dimissioni è anche possibile che ce ne siamo dimenticati qualche assessore silurato/dimissionario per strada!).

Quando Matteo Renzi era un giovane presidente della Provincia di Firenze, durante il suo mandato tra il 2004 ed il 2009 ha sostituito la metà degli assessori. Lo stesso Renzi, come sindaco di Firenze, cambiò nove assessori, per i più svariati motivi. Di questi ben sei si dimisero o furono sostituiti nei primi tre anni di mandato tra il 2009 ed il 2012. Il suo ex assessore al bilancio Fantoni nel 2012 sbattendo la porta dichiarò “Renzi fa bilanci in bagno mentre si lava i denti“. Non ricordiamo aperture dei telegiornali o quotidiani nazionali su questo argomento.

Michele Emiliano come sindaco di Bari
tra il 2012 e il 2014 cambiò otto assessori. Se a luglio 2013 erano stati cinque gli abbandoni in un anno e mezzo, tra agosto e settembre e febbraio 2014 si salì a otto. Nessuno però si stracciò le vesti per questo.

Giuliano Pisapia nei primi quattro anni di mandato come sindaco di Milano sostituì cinque assessori su dodici. Come non abbiamo visto aperture dei telegiornali sulle vicissitudini dei primi mesi della Giunta Sala tra le indagini che coinvolgono il primo cittadino, casi di conflitto d’interesse, la sostituzione di capi gabinetto e la nomina come segretario generale del Comune di Milano di una persona già indagata (e poi irrimediabilmente sostituita).

Ma il vero record spetta a Luigi De Magistris sindaco di Napoli. Dieci assessori sostituiti nei primi due anni di mandato. Erano prove generali per poi arrivare a ben 23 ad aprile 2015.

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L’ossessione dei media per Virginia Raggi

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fonte: datamediahub

Uno dei j’accuse del Movimento 5 Stelle riguarda il fatto che si parli troppo di Virginia Raggi sui giornali. Che la Sindaca della Capitale sia al centro di una campagna mediatica tesa screditarne l’immagine con l’obiettivo neppure troppo celato di danneggiare l’immagine dei pentastellati.
Grazie ai dati che ci ha fornito in esclusiva Waypress, società di media monitoring con la quale abbiamo già collaborato nel tempo, proviamo a dare una risposta alla questione.
Sono state analizzate 1.122 testate giornalistiche cartacee, sia nazionali che locali, e 11.566 fonti online nel periodo che va dal 14/01/2017 al 14/02/2017

Cercando il più possibile di oggettivizzare la questione grazie, appunto, ai dati, la risposta, almeno in termini quantitativi pare essere sì. Si parla molto di Virginia Raggi, quasi, molto di più di qualunque altro politico di rilevanza nazionale quali l’ex Premier, l’attuale Presidente del Consiglio e il Ministro dell’Economia.
Sui quotidiani cartacei in un mese le citazioni alla Sindaca di Roma sono nettamente superiori a quelle di tutti gli altri politici presi in considerazione, mentre online pur dominando Renzi, che viene nominato il doppio dell’attuale Premier, Virginia Raggi ha un numero di menzioni davvero elevato per un politico locale, per quanto si tratti della Capitale.

L’infografica sottostante riassume i dati raccolti nel periodo. Nell’epoca in cui per contrastare il fenomeno delle fake news, e annessi e connessi, il fact-checking dovrebbe guidare il lavoro delle redazioni di tutto il mondo, e ovviamente anche quelle del nostro Paese, abbiamo provato a fornire il nostro contributo ad una questione di cui, a prescindere da come la si pensi a livello personale, non vi è dubbio che si parli troppo. Giudicate voi.

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#ScovaLaNotizia su Tiziano Renzi indagato

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di MoVimento 5 Stelle

Ieri sera il papà di Renzi, l’uomo che ha governato l’Italia fino a qualche mese fa e attuale segretario del Pd, è stato indagato nell’ambito dell’inchiesta Consip per il reato di concorso in traffico di influenza, ossia è accusato di essere stato mediatore di un accordo corruttivo.
Facciamo un gioco. Si chiama #ScovaLaNotizia. Prendete le prime pagine dei principali tre giornali italiani (Corriere, Repubblica e La Stampa che hanno perso 30 milioni di copie vendute in un solo anno) e scovate la notizia. Avete 3 minuti di tempo. Dopo di che tornate qui per leggere la soluzione. Non barate!

Corriere della Sera: Non è la notizia principale in prima pagina, anzi. E’ infilata sotto la vignetta umoristica con il titolo “Indagato il padre dell’ex premier”. Il lettore deve tirare a indovinare: sarà il padre di Letta, di Monti, di Berlusconi, di D’Alema o quello di Renzi? Mah… Foto assente.
La Repubblica: Neppure qui è la notizia principale in prima. Il titolo è “I sospetti del pm su papà Tiziano”. Quindi Repubblica sta dicendo ai suoi lettori che su papà Tiziano (che potrebbe essere un personaggio dei cartoni animati per quello che ne sanno) ci sono dei sospetti del pm, mica che è indagato come in effetti è. Foto non sia mai.
La Stampa: Notizia non pervenuta in prima pagina, e cosa volete che sia? Per trovare tracce i lettori, che hanno speso ben 1,70 euro per (non) essere informati, devono andare fino a pagina 9 dove il titolo della notizia è “Indagato il papà di Renzi: ‘mediatore di tangenti‘”. Se è così non è una notizia che meritava la prima pagina?

In realtà sono messaggi criptici che i giornalisti lasciano sulle prime pagine per dire: “Aiutateci! Qui ci fanno scrivere solo se attacchiamo il MoVimento 5 Stelle!

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Per Repubblica, Corriere e la Stampa 30 milioni di copie in meno #byebyegiornali

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da Datamediahub

Il Corriere della Sera perde complessivamente nel volume di vendite 10,29 milioni di copie ovvero il 9%, Repubblica ha venduto 13,45 milioni di copie in meno [-14%]. Il Sole 24 Ore perde 9,85 milioni di copie rispetto al 2015 [-14%] mentre la Gazzetta si limita a perderne solo 4,21 milioni [-6%]. Il differenziale sulla voce “totale vendita” della Stampa tra 2016 e 2015 è invece di 7,79 [-13%]. La differenza con lo scorso anno quindi è sensibile visto che tutte le testate perdono volumi complessivi di vendita superiori al 10%, unica eccezione la Gazzetta dello Sport che si limita a un -6%.

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