Lettera a Gentiloni: cosa c’entra Enrico Mattei con Giulio Regeni?

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di Alessandro Di Battista

Presidente Gentiloni,
lei sa, Alfano sa, i Presidenti delle Commissioni esteri di Camera e Senato sanno. Ieri, durante l’audizione del Ministro Alfano si respirava chiaramente tutto questo. Voi sapete ma non avete il coraggio di dire poi, quando vi innervosite perché attaccati dalle opposizioni che fanno il loro dovere, perdete per un istante il controllo e fate uscire parole che sono macigni. Voi sapete perfettamente chi ha ucciso Regeni, sono stati i servizi segreti egiziani, tuttavia ora quel che importa all’opinione pubblica è sapere chi l’ha voluto morto e soprattutto perché!

Non è la prima volta che un italiano viene ammazzato per ragioni legate al petrolio. E non parlo delle assurde guerre che avete portato avanti e che sono costate la vita di civili e militari italiani. Mi riferisco ad Enrico Mattei, citato proprio ieri dal Presidente della Commissione affari esteri della Camera dei deputati Fabrizio Cicchito.
Mattei, dopo essersi inimicato le grandi compagnie petrolifere straniere, esplose in aria con il suo aereo privato. I mandanti e gli esecutori del suo assassinio sono ignoti tuttavia ricordo che Tommaso Buscetta, il pentito che descrisse la struttura di “Cosa Nostra” a Giovanni Falcone, dichiarò che Mattei venne ucciso dalla mafia per fare “un favore agli stranieri” e che Mauro De Mauro, il giornalista che stava indagando sulla morte di Mattei, venne molto probabilmente rapito e ucciso da Mimmo Teresi su ordine di Stefano Bontate, uno dei boss della mafia di allora.

Cosa c’entra Enrico Mattei con Giulio Regeni? Ripeto, non l’ho tirato in ballo io Mattei, l’ha fatto Cicchitto. Ebbene non si lanciano sassi per poi nascondere la mano. A questo punto il Movimento Cinque Stelle non si ferma.

La domanda adesso è questa: se lobbies petrolifere straniere, per colpire gli interessi italiani, sono state capaci (probabilmente) di commissionare l’omicidio del più grande imprenditore italiano dell’epoca alla mafia lei, Presidente Gentiloni, può escludere che oggi, nel 2017, vi siano poteri così forti da commissionare l’omicidio di un giovane ricercatore italiano ai servizi segreti egiziani? Se lo esclude, di fatto, smentisce le parole del Presidente della Commissione esteri della Camera dei deputati.

E ancora: l’omicidio Regeni e il ritrovamento del suo cadavere sono legati alla scoperta da parte dell’ENI del più grande giacimento di gas del Mediterraneo proprio al largo delle coste egiziane? Sì o no? Cosa pensa e cosa sa il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana? Lei ha il dovere di rispondere perché un popolo bombardato da falsità e segreti dal dopoguerra in poi ha diritto di sapere e oltretutto non sarà mai un Popolo se continuerà ad essere tenuto all’oscuro. E’ atteso in Parlamento Presidente Gentiloni

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Renzi e Gentiloni hanno mentito alla famiglia Regeni e al Paese

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di Alessandro Di Battista

Quanto scritto dal New York Times è gravissimo e chiama in causa quattro personaggi oscuri, che da più di tre anni tengono in mano il Paese a proprio uso e consumo: Renzi, Gentiloni, Minniti e Alfano. Il New York Times rivela che l’ex amministrazione Obama informò Renzi e Palazzo Chigi di un coinvolgimento diretto dei servizi di sicurezza egiziani nel barbaro omicidio di Giulio Regeni.

Malgrado ciò, questi soggetti in tutto questo tempo hanno continuato a lanciare appelli per la verità, facendo finta di nulla. E proprio in questi giorni, alla vigilia di ferragosto, Gentiloni in persona ha ben pensato di far tornare al Cairo l’ambasciatore Giampaolo Cantini: una misura che per modalità e tempistica ci indigna profondamente e che, oggi, uccide Giulio una seconda volta.

Che Renzi, Gentiloni, Minniti e Alfano fossero dei traditori della Patria non avevamo dubbi, ma questa volta hanno superato il limite. Non possiamo accettarlo. Non può accettarlo la famiglia di Giulio che ancora piange suo figlio.
Per un fatto del genere, in qualsiasi altra parte del mondo i diretti responsabili avrebbero rassegnato le dimissioni ritirandosi dalla vita politica, ma sappiamo bene come vanno le cose in Italia e conosciamo la spocchia e l’arroganza che questi signori hanno mostrato in più di una circostanza.

Sia chiaro, non voglio aprire alcuna polemica, nessuno deve azzardarsi a speculare sulla morte di Giulio Regeni, ma chi ha mentito al Paese questa volta deve pagare.
Gentiloni e Renzi in primis, e poi a seguire tutti gli altri, devono fare chiarezza e rispondere, subito, alle seguenti domande:

1. Confermate o no le rivelazioni del New York Times?
2. La Procura di Roma, che sta portando avanti le indagini, è stata messa al corrente dei fatti? Quando e in quale data?
3. Cosa vi ha spinto, il 14 agosto, a rimandare il nostro ambasciatore al Cairo, quindi a riallacciare i rapporti diplomatici tra il nostro Paese e l’Egitto?

Chiedo ufficialmente ai presidenti di Camera e Senato, Laura Boldrini e Pietro Grasso, di convocare le Camere affinché i diretti interessati vengano a riferire in aula. Vogliamo la verità e la vogliamo ora!

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Un anno senza Giulio

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di Marta Grande

È trascorso un anno, un anno senza Giulio. E senza una risposta che abbia almeno il sapore di una verità scomoda, amara. Perché la verità è inafferrabile, inconsistente, invisibile come le mani di chi ha preso la vita di Giulio senza neppure, provare a capire perché. E per chi, soprattutto.

Le torture, la morte, la rabbia, il silenzio, un silenzio tremendo, caparbiamente infiltrato nelle troppe, ridicole versioni proposte, bizantine e contraddittorie, figlie legittime di una strategia di potere così maledettamente uguale a quella di un’epoca che credevamo perduta al punto di farci tremare le vene dei polsi.

Fa orrore, però è così.

Nel paese degli indignati campeggiano striscioni, molti, tutti impressi con quell’ alto tono di giallo, tanto luminoso e forte come la rabbia e l’indignazione per le verità negate, la giustizia tradita, la libertà umiliata .

Hanno la potenza del suono, quelle parole impresse sulla carta e sugli stracci, hanno l’orgoglio di chi chiede sapendo di dover pretendere, di poter reclamare, oltre l’intimidazione del silenzio istituzionale.

Noi non possiamo dire, oggi, se mai sapremo la verità.

Camminiamo a tastoni, ci aggrappiamo alle certezze, a partire dal fatto che Renzi fu il primo capo politico ad incontrare Al-sisi, il leader egiziano, apostrofandolo, senza alcuna esitazione come “grande statista”. La chiamano ragion di stato, quella signora tanto bella ed altera al punto di doversi saper districare tra gli interessi del bel paese all’ombra delle piramidi ed un timido, timidissimo abbozzo di patrio orgoglio.

Reclamare la verità ma con garbo, quel tanto che basta per lasciar intendere che più smorzati di così, i toni, non potevano essere. Lo avrebbe fatto il tempo, il resto del lavoro, la parte più sporca. Dopotutto sono questioni complicate, segreti di stato, servizi, poteri forti, cose grosse che la gente fatica anche solo a seguire e che dimentica presto, prima di ogni altra.

Invece no, noi siamo qui a fare la voce fuori dal coro, a suonare la tromba dei diritti umani nelle orecchie del paese stordito dal sonnifero delle questioni minori.

E che gli interessi, le strategie, i denari vengano dopo, stavolta, magari solo questa, almeno fino a quando qualcuno non verrà a spiegarci perché Giulio, quella sera, non è tornato a casa.

Il mondo cambia veloce, è un fatto. Chi indietreggia è perduto. Gli assetti politici spaventano chi di politica sa, chi comprende il potere oltre il velo comune dell’apparenza.
La giustizia trema, tremano le libertà individuali, che più di ogni altra cosa rischiano di essere tranciate dalla scure di un potere più barbaro, più essenziale, meno attento.

La linea della tolleranza, lo stimolo alla sensibilità, gli stessi diritti umani rischiano di spegnersi, di essere definitivamente preferiti ad altre presunte priorità; timore espresso, fra l’altro, da uno straordinario report di “Human Rights Watch”, secondo cui proprio questa sarebbe la tendenza politica dei tre principali leader mondiali.

Mentre i salotti buoni ospitano dibattiti alienanti sull’idea di stato e di potere, il buon senso suggerisce di partire da casa nostra, dalla civile e democratica Italia, iniziando ad approvare il reato di tortura, presto, il prima possibile. Il paese perbene, quello dei diritti e della giustizia reale, lo pretende.

Vi chiedo, per Giulio, di accendere una candela questa sera alle 19.41, ora esatta in cui il suo ultimo spostamento venne registrato. Il governo ha l’obbligo politico e morale di ottenere risposte, per Regeni e per tutti noi. Per il diritto alla vita negato ad un giovane uomo, per il diritto alla verità che un intero paese merita di vedersi riconosciuto.

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La farsa dell’Egitto nel Consiglio per i diritti umani

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di Alessandro Di Battista

Ma cosa diavolo sta diventando il mondo? L’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) ha appena votato l’entrata dell’Egitto nel Consiglio per i diritti umani. L’Egitto, il paese dove è stato torturato e ucciso Giulio Regeni, l’Egitto che copre queste torture. Come può l’ONU, un’organizzazione che ha tra i suoi compiti quello di “promuovere il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali a vantaggio di tutti gli individui” affidare il compito di vigilare su questi diritti ad un paese come l’Egitto dove ci sono 41.000 prigionieri politici, 1700 desaparecidos nel 2015 e, secondo Amnesty International, 754 omicidi extra-giudiziali nei primi 5 mesi del 2016? L’Italia ha detto di non aver votato per l’Egitto, il nostro governo si è limitato a questo. Ma vi rendete conto?

Se Giulio Regeni fosse stato americano o francese si sarebbero limitati a dire soltanto di non aver votato l’Egitto al Consiglio per i diritti umani? Ma cosa è diventata l’Italia, lo scendiletto di tutti i paesi del mondo? Siamo indignati per tanta ipocrisia. Ma d’altro canto il governo italiano continua a vendere armi all’Arabia Saudita, altro paese modello per i diritti umani non è vero? Siamo in guerra in Afghanistan da più di 10 anni per il burqa non è vero? Ma poi vendiamo le armi ad un paese che bombarda lo Yemen causando migliaia di morti civili, e moltissimi sono bambini! E pensate, anche l’Arabia Saudita si siede nel Consiglio per i diritti umani.

Tutto questo è una farsa e noi, cittadini italiani, da decenni subiamo l’indegno atteggiamento di chi ci governa. Ma uno scatto di orgoglio mai?

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