Più garanzie alle famiglie, più figli: più felicità!

di Luigi Di Maio

Avete visto il rapporto Istat sulla natalità? Calano i nati e diminuisce il tasso di fecondità, lontanissimo da quel “tasso di sostituzione” che servirebbe a mantenere la popolazione totale su livelli almeno costanti (poco oltre i 2… Continua a leggere Più garanzie alle famiglie, più figli: più felicità!

Da oggi 3 mesi di #Rally in tutta Italia per andare al governo del Paese

Da oggi parte la nostra campagna elettorale! SOSTIENICI CON UNA DONAZIONE QUI. Non sarà un semplice tour: sarà un Rally a tutta velocità che passerà in tutta Italia. Il traguardo è il governo!

di Luigi Di Maio

Oggi è lunedì 27 novembre e parte uff… Continua a leggere Da oggi 3 mesi di #Rally in tutta Italia per andare al governo del Paese

Azzardo: il governo inganna Regioni e Comuni

di Giovanni Endrizzi

Il Governo esce allo scoperto in difesa delle multinazionali dell’azzardo. Dopo il rinnovo senza gara della concessione per i ‘gratta e vinci’ nel decreto fiscale, un affare miliardario per Lottomatica, mette nel mirino le leggi… Continua a leggere Azzardo: il governo inganna Regioni e Comuni

Lo scandalo del voto all’estero continua e il governo non muove un dito

di Vito Crimi

Qualche settimana fa le Iene denunciavano il caso di Mario Caruso, deputato che sarebbe stato eletto nel 2013 grazie a voti “comprati” all’estero. Adesso spuntano accuse anche per il senatore Aldo Di Biagio. Perfino Razzi, a modo suo, … Continua a leggere Lo scandalo del voto all’estero continua e il governo non muove un dito

Ambiente: il governo fa 300 milioni di passi indietro (09-11-2017)

Con questa legge di bilancio il governo fa 3 milioni e mezzo di passi indietro sul clima, 2 milioni e mezzo di passi indietro sulle aree marine, 300 milioni di passi indietro sull’energia. È un balzo indietro dell’Italia che… Continua a leggere Ambiente: il governo fa 300 milioni di passi indietro (09-11-2017)

Fuori le scorie dalla Sardegna

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di MoVimento 5 Stelle

Fuori le scorie dalla Sardegna. Una frase ripetuta come un mantra dai nostri sindaci che domani, sabato, raccoglieranno le firme per dire forte e chiaro: non vogliamo che il deposito di scorie radioattive arrivi in terra sarda.

La protesta è comprensibile: la Sardegna ha già dato. Schiava del potere militare ha sacrificato i suoi angoli più belli a esercitazioni, simulazioni belliche, materiali pericolosi e, appunto, radioattivi.

La Sardegna non vuole un deposito che la politica non intende governare. Nel senso più alto del termine. Da due anni la Carta delle aree potenzialmente idonee giace nei cassetti del Ministero dello Sviluppo economico e dell’Ambiente. Un procedimento che era stato promesso come trasparenze e coinvolgente delle esigenze territoriali è gestito come sempre nel segreto delle stanze ministeriali.

Possiamo aspettarci solo il peggio da un governo che non vuole affrontare il problema. Che preferisce magari far imporre la soluzione pescata dal cilindro dai militari, che non dialoga con i territori, che non è capace di scegliere.

Crediamo che la Sardegna non sia un territorio adatto. È vero che è la meno sismica tra tutte le regioni, ma è circondata dal mare, per trasportare le scorie e i rifiuti radioattivi a media e bassa attività serviranno navi, serviranno i nostri porti, serviranno le nostre infrastrutture.

E invece il MoVimento 5 Stelle ha altri piani per questa terra bellissima e già martoriata. Turismo, agricoltura a filiera corta, sviluppo sostenibile: che fine faranno se il nostro entroterra dovesse essere sventrato per costruire una struttura di cui nessuno oggi è in grado di definire con esattezza dimensioni e caratteristiche? Apprendiamo dal programma nazionale per la gestione delle scorie (pubblicato a luglio, costringendo associazioni e enti locali a produrre le osservazioni previste dalla legge durante il mese di agosto: per la serie eccola la trasparenza invocata) che finiranno in questo deposito anche i rifiuti radioattivi dei procedimenti industriali e quindi anche dei Sin, i siti di interesse nazionale, i buchi neri del nostro paese. Ma cosa contengono questi siti? E quanti metri cubi di rifiuti pericolosi? Non si sa, perché spesso non sono partite nemmeno le caratterizzazioni delle bonifiche.

E noi sardi dovremmo fidarci i un governo che ci rassicura con belle parole e che ancora una volta sta nascondendo la polvere sotto il tappeto?

Dovremmo fidarci di chi utilizza il territorio come una discarica, senza rispettare i cittadini e le sue potenzialità di sviluppo?

Vi aspettiamo ai banchetti e vi chiediamo di venire a firmare la nostra petizione. Con armi, rifiuti e radioattività abbiamo già dato.

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Alluvioni e dissesto: il governo ‘prevede’ 2,2 miliardi, ma trova appena 7 milioni

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di MoVimento 5 Stelle

Annunci su annunci, ma da tre anni il maestoso piano anti dissesto del ministero dell’Ambiente ha partorito il topolino. E, purtroppo, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Chiaramente i fenomeni meteorologici di queste ultime ore sono estremi e frutto di una tropicalizzazione del nostro clima, anche questo però ampiamente annunciato.

Il MoVimento 5 Stelle anni fa aveva elaborato un pacchetto di risposte di breve, medio e lungo termine per mitigare il dissesto, e l’aveva presentato ai prefetti delle zone più a rischio.

Il ministero intanto ha dovuto smentire la stessa struttura governativa, Italia sicura, che da tre anni lancia numeri a caso. A maggio Italia sicura aveva annunciato (pubblicandolo sul proprio sito) che da revoche di fondi per interventi assegnati per opere contro il dissesto sarebbero stati recuperati ben 2,2 miliardi di euro. A luglio il M5S ne ha chiesto conto in un question time presentato da Federica Daga, ma il ministro ha dovuto ammettere che le revoche effettive sono solo 15, per meno di 7 milioni di euro. Altro che miliardi.

Anche due anni fa si parlò di 9 miliardi di euro disponibili per tutta una serie di lavori, e anche qui ne sono risultati disponibili appena 650 milioni per un primo piano stralcio di 33 opere. Ma grazie a una nostra interrogazione di pochi mesi fa, si è scoperto che solo uno dei lavori è veramente finito, altri tre sono in fase di esecuzione, e gli altri 29 devono ancora uscire dal pantano.

Secondo l’Ispra i comuni italiani in cui sono presenti aree a rischio idrogeologico sono l’82% del totale, e oltre 5 milioni di cittadini vivono in zone esposte ogni giorno al pericolo frane o alluvioni. Il MoVimento 5 Stelle ha presentato una legge fin dal giugno 2013.
Ecco il nostro piano, che prevede tra l’altro: la sospensione dei tributi per i cittadini e le imprese impattate dallo stato di emergenza; un fondo di compensazione per i mancati introiti per i comuni, escludere dal patto di stabilità interno le risorse impiegate per far fronte all’emergenza e alle opere di ripristino; introduzione di un geobonus, cioè un bonus fiscale, per interventi di mitigazione; al fine di un progressivo passaggio da una gestione emergenziale a una preventiva, ogni anno, devono essere stanziati fondi per la prevenzione pari almeno al 50% di quelli stanziati nell’anno precedente; implementare il monitoraggio delle condizioni meteorologiche e idrologiche e i piani di allarme. Abbiamo ipotizzato nel nostro pacchetto l’istituzione di un servizio geologico distribuito nei comuni, e l’obbligo a istituire i contratti di fiume per la manutenzione degli alvei.

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F35 e Corte dei Conti: quello che nessuno ha mai detto

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di Enrico Piovesana, giornalista e analista dell’Osservatorio MIL€X sulle spese militari italiane

Della relazione della Corte dei Conti sul programma F-35 tutti hanno evidenziato i problemi già noti (costi raddoppiati, ritardi di anni, ricadute occupazionali minime) denunciati da anni dalle campagne pacifiste e disarmiste, senza soffermarsi sul dato politicamente più eclatante: la critica dei magistrati contabili alla Difesa per aver disatteso la decisione parlamentare di dimezzare il costo di questo programma.

La Corte certifica infatti che con la rimodulazione delle acquisizioni operata dal Ministero della Difesa in risposta alla mozione votata dal Parlamento nel settembre 2014 “non vi saranno effetti di risparmio nel lungo periodo, considerata l’invarianza, almeno per il momento, del numero di velivoli da acquisire. (90 ndr).

Non solo: la relazione svela l’interpretazione distorta quanto surreale che la Difesa ha voluto dare alla decisione parlamentare: non un obbligo a dimezzare il budget originario (18,2 miliardi di dollari del 2008 ndr) ma a spendere non oltre la metà di quella cifra per le acquisizioni in corso (fino al lotto 14, cioè una trentina di aerei), attualmente stimate in 7,8 miliardi di dollari. Come se di fronte alla richiesta di un committente di costruire una casa spendendo 50mila euro invece di 100mila, l’impresa rispondesse con un preventivo da 50mila euro per la costruzione delle fondamenta: un nonsenso che sa di presa in giro.

Anche l’altra fantasiosa argomentazione cara alla ministra Pinotti, quella dei ritorni economici del programma che ne compenseranno i costi, viene diplomaticamente ma chiaramente smontata dalla Corte parlando di “illogicità concettuale di una compensazione della spesa a carico del bilancio Difesa con poste attive in favore dell’industria”. I ricavi del programma – non più di 10 miliardi di dollari secondo Leonardo – finiranno nelle casse dell’azienda, non in quelle dello Stato.

Il resto della reazione della Corte dei Conti, come già detto, conferma e ufficializza le critiche da tempo mosse al programma F35: la lunga lista di gravi e imbarazzanti difetti di progettazione non facilmente correggibili (dalla vulnerabilità ai fulmini al casco che acceca i politi), i conseguenti ritardi del programma (almeno 5 anni) e l’esplosione dei costi (da 70 a 130 milioni di dollari ad aereo), senza contare gli imprevedibili costi dei futuri upgrade e retrofit – con questi si superano i 190 milioni ad aereo, il che farebbe lievitare il costo dei 90 F35 italiani dai previsti 14 miliardi a circa 19 miliardi.

E ancora: ricadute occupazionali molto inferiori rispetto a quelle propagandate dalla Difesa (1.500 occupati oggi che potranno diventare 3.500, la metà di quelli previsti), ricadute industriali molto scarse e addirittura dannose per il futuro dell’industria aeronautica italiana (in passato denunciate dagli stessi vertici di Finmeccanica) e problemi di sovranità nazionale legati alla gestione solo americana dei software (ALIS e Mission Data File).

Un quadro che porta la Corte dei Conti a giudicare “rischioso, oltre che contrario alle indicazioni parlamentari, impegnarsi fin d’ora in un “block buy” anche limitato”, cioè ad acquisti in blocco per il futuro. Peccato che, come denunciato dall’Osservatorio MIL€X sulle spese militari italiane, ​l’Italia abbia già sottoscritto a giugno un accordo preliminare per un block buy per altri 17 aerei da qui al 2020.​

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