Nasce in Grecia la generazione 265 euro

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grafico: le colonne rappresentano diversi gruppi di età. Le barre verdi rappresentano gli stipendi nel 2009, quelle arancioni gli stipendi nel giugno 2016. Le percentuali mostrano il decremento tra il 2009 e il 2016. Fonte: Kathimerini.

da Vocidallestero.it: KeepTalkingGreece ci aggiorna sull’orrore della Grecia, dove i lavoratori, specialmente i più giovani, accettano di essere sfruttati per paghe che fino a pochi anni fa sarebbero state impensabili. Anche i meno giovani, che hanno famiglia e obblighi finanziari maggiori, guadagnano in media poche centinaia di euro netti al mese. Ma intanto i riflettori mediatici sulla Grecia si sono spenti da un bel pezzo.

di Keep Talking Greece

L’alta disoccupazione nella Grecia colpita dall’austerity deprime salari e stipendi. Gli imprenditori vogliono spendere quanto meno possibile in salari, e i lavoratori sono costretti a scendere a compromessi che erano impensabili prima della crisi. Si accetta un posto di lavoro a qualsiasi prezzo, non importa quanto sia basso. Il settore imprenditoriale privato in Grecia ignora spudoratamente le leggi sul lavoro e offre una manciata di noccioline con l’ultimatum “prendere o lasciare”. Un ricatto che i lavoratori disperati non possono rifiutare.

Nessuna sorpresa. I dati basati sulle dichiarazioni dei redditi del 2017 relativi all’anno fiscale 2016 mostrano quale sia l’attuale condizione di stipendi e salari nel settore privato greco. Sono spaventosamente bassi, specialmente se si tiene conto del costo della vita nel paese. I dati non rivelano comunque le condizioni di lavoro, se siano lavori a tempo pieno, part time o a turni. I giovani lavoratori sotto 20 anni di età non guadagnano più di 260 euro netti al mese. I lavoratori a 24 anni di età svolgono lavori a tempo pieno per una media di 380 euro netti al mese. I lavoratori fino a trent’anni guadagnano in media 509 euro, e quelli fino a 34 non portano a casa più di 660 euro.

La maggiore diminuzione degli stipendi, tra -42% e -25%, colpisce i lavoratori giovani e quelli nell’età più produttiva, cioè i trentenni e i quarantenni. I lavoratori trentenni di solito progettano di formare una famiglia, e quelli verso i 40 e oltre spesso hanno già delle famiglie e dei figli. Hanno quindi da gestire impegni economici maggiori con redditi che diminuiscono. Ci sono 548.000 lavoratori nella fascia di età 40-49 anni. I lavoratori registrati over 50 sono 335.000. Prima della crisi molti di loro guadagnavano più di 1.600 euro lordi al mese. Nel 2012 i salari minimi sono diminuiti da 780 a 580 euro lordi per i lavoratori sopra i 25 anni e sono diminuiti a 510 euro lordi per i lavoratori tra i 15 e i 24 anni.

Secondo lo stesso dataset, le pensioni medie sono diminuite del 13,96% tra il 2012 e il 2016. Nel periodo 2010-2017 le pensioni di base e integrative sono state tagliate 14 volte. Negli ultimi mesi il tasso di disoccupazione è sceso a causa dei lavori stagionali nel settore turistico. Nell’aprile 2017 il tasso di disoccupazione in Grecia era il 21,7% ed è tuttora il più alto dell’Unione Europea. Seconda viene la Spagna, con una disoccupazione al 17,1%. Tuttavia, secondo l’Unione dei Lavoratori nel Turismo e nella Ristorazione, gli imprenditori pongono l’enfasi sull’ingaggio di lavoratori giovani, fino a 25 anni di età, grazie ai loro minori salari. I salari in questo settore per questo gruppo di età sono di 510 euro al mese lordi per un lavoro a tempo pieno, che diventano 410 euro netti dopo aver scalato tasse e contributi previdenziali.

Questa tendenza, che i media greci descrivono come “la cattiva cultura degli imprenditori”, impedisce la firma di contratti collettivi che permetterebbero di ingaggiare lavoratori più anziani, con più anni di esperienza e conseguentemente salari più alti.

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La Grecia è stata colonizzata

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di MoVimento 5 Stelle Europa

La Grecia si prepara a sottoscrivere la sua condanna a morte. Una fine lenta e inesorabile, sancita dai creditori e dalla Troika che continuano a imporre misure lacrime e sangue per punire le malefatte degli ellenici. Assieme alla vendita a prezzi di sconto di asset fondamentali, il Governo Tsipras ha ufficialmente scelto di diventare il passacarte dei falchi dell’austerità. È stato infatti ratificato dal Parlamento l’accordo tecnico che prevede la cosiddetta “agenda globale di riforme”: 140 provvedimenti che dovranno essere obbligatoriamente attuati. Il popolo, però, è allo stremo delle forze e si sta mobilitando nelle piazze e nelle strade per dire (ancora una volta, dopo il referendum) basta a questi assurdi tagli e a questa colonizzazione mascherata dai memorandum d’intesa.

I prossimi step che i greci dovrebbero fare sono riforme asfissianti su: occupazione, crediti deteriorati, banche in generale e mercati finanziari. La Troika vuole anche cambiare il mercato dell’energia attraverso la solita ricetta delle liberalizzazione e privatizzazioni selvagge. Ma non basta, si metteranno mano anche alle tasse e alle pensioni, sforbiciando per quest’ultime in maniera lineare e senza alcun raziocinio. Si parla di un taglio fino al 18% a partire dal 2019 e una riduzione del reddito non imponibile di un terzo a partire dal 2020.

Ora la palla passa all’Eurogruppo del 22 maggio, che dovrebbe presentare il suo piano per il taglio al debito ellenico (in una minima percentuale, per permettere ai creditori di spremere lo spremibile) e così da concedere i famosi aiuti. Se non è una colonizzazione questa, di cos’altro si può parlare?

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La lezione greca sulle Olimpiadi valga per tutti

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Le Olimpiadi del mattone creano solo disastri. In Grecia la pessima organizzazione di Atene 2004 ha lasciato una enorme scia di macerie, come dimostrano i 9 miliardi di euro di debiti che i cittadini stanno ripagando ancora oggi con pesanti sacrifici. Inoltre sono decine gli impianti abbandonati, alcuni usati oggi dal governo greco come campi profughi per i richiedenti asilo siriani. Per capire meglio cosa è successo in Grecia davvero abbiamo intervistato l’eurodeputata greca Sofia Sakorafa che ha gareggiato nel torneo del lancio del giavellotto alle Olimpiadi del 1980 a Mosca. Da ex atleta e amante vera dello sport, Sofia Sakorafa ci ricorda che chi ama davvero lo sport non può regalarlo ad affaristi e speculatori.

VIDEO. Sofia Sakorafa risponde alle nostre domande su Atene 2004, la corruzione in Grecia, il suo addio a Syriza e dà un consiglio a Virginia Raggi…Condividi questa intervista

di Sofia Sakorafa, eurodeputata greca.

“Il costo dell’organizzazione delle Olimpiadi in Grecia è stato troppo alto e questo è un dato di fatto. Il costo è stato pagato dai cittadini e il bilancio dello Stato greco è stato notevolmente colpito. Il costo è stato sostenuto dai cittadini attraverso un aumento delle tasse e attraverso i fondi aggiuntivi stanziati per la costruzione degli impianti. Stiamo parlando di tante strutture dalle grandi dimensioni come i due villaggi olimpici, la cui costruzione in effetti ha messo in ginocchio il bilancio dello Stato greco.

CORRUZIONE E GRANDI EVENTI: C’È UN LEGAME?
Non è vero che in Grecia la costruzione di nuove infrastrutture ha portato a un aumento della corruzione. Da noi la corruzione è visibile e fa rumore. In altri Paesi la corruzione è legale, lo permette la legge e questo è qualcosa che tutti noi dovremmo accettare? Lasciatemi fare alcuni esempi per essere meglio compresa. L’Olanda è il paradiso fiscale di società off-shore ed è un membro dell’Unione europea. Il Lussemburgo dove l’evasione fiscale è legale per legge. Prendiamo la stessa Germania, dove Siemens, la più grande azienda del Paese, è stata accusata di corrompere politici e non solo in altri Paesi per far vincere le sue offerte. Questo dimostra che la corruzione non esiste solo in Grecia. In altri Paesi, i tassi di corruzione sono molto elevati.

GLI ERRORI DA NON RIPETERE
In occasione dei Giochi Olimpici in Grecia molte strutture sono state costruite e, anzi, io direi che sono state costruite in fretta. La fretta è una alleata degli affaristi, lo fanno di proposito, proprio per consentire ad alcuni di ottenere un maggiore profitto. In alcuni casi, stiamo parlando di opere faraoniche mai utilizzate dopo i Giochi perché costa troppo mantenerle. Dopo pochi mesi sono cadute in disuso e credo che il più grande danno sia stato fatto prima di costruire questi impianti: doveva essere previsto prima della loro costruzione come dovevano essere utilizzati una volta finite le Olimpiadi. A mio avviso, questo è un problema enorme. Abbiamo costruito degli impianti per i Giochi Olimpici, ma non abbiamo considerato come utilizzarli dopo.

PERCHÉ INVESTIRE NELLO SPORT?
Il mondo dello sport ha bisogno di investimenti in tutti gli Stati del mondo. E sto dicendo questo con la consapevolezza che il denaro pubblico debba essere speso e gestito nel modo più prudente, proprio perché è pubblico. Per me lo sport è un’azione sociale che sostiene la coesione sociale e promuove valori e idee unici. Tutti i governi dovrebbero andare in questa direzione, non sprecare ma investire ingenti somme al fine di far emergere le competenze dei cittadini, in particolare quelle dei bambini, ma anche investire nello sport di base, perché così si rafforza ulteriormente la coesione sociale.

IL CONSIGLIO A VIRGINIA RAGGI
Se il sindaco di Roma non può garantire una sana gestione, se non può far fronte a grandi progetti su larga scala, come i Giochi Olimpici, allora fa bene a rinunciarvi. Perché, come ho detto in precedenza, questo è un grande evento sportivo. Serve un forte management proprio perché è un evento troppo costoso e richiede un solido gruppo di persone che ci lavorano. Se lei ritiene che queste condizioni non siano soddisfatte, meglio allora non organizzarlo. A mio avviso, poiché io sono nata e cresciuta nello sport, ovunque si organizzano questi eventi c’è sempre una vera gioia. Ma, in ogni caso, è necessaria una gestione sana e prudente.

L’ADDIO A SYRIZA
Da sempre, sia quando ero una atleta e successivamente quando mi sono impegnata in politica, ho sempre vissuto seguendo questo semplice principio: le mie opinioni e le mie azioni dovranno sempre essere coerenti in tutta la vita. Ho partecipato a tante campagne elettorali e sono stata anche deputata al Parlamento greco, quando chiedo il voto sono sempre sincera con i cittadini e mi assumo la piena responsabilità di quello che dico. Quello che voglio dire è che, ciò che è stato fatto dall’attuale governo è l’esatto opposto di quello che sostenevamo quando chiedevamo il voto al popolo greco durante la campagna elettorale, ma questo non mi tocca più personalmente perché io non sono più deputata nel Parlamento greco. Questa è la ragione per cui ho lasciato Syriza che si è comportata diversamente a partire dal giorno dopo le elezioni, si è comportata diversamente rispetto a quello che i loro candidati sostenevano durante la campagna elettorale. Ritengo che questo sia molto importante perché la cooperazione in politica non può essere basata sulle relazioni amichevoli o sugli scambi di favori. Subito dopo le elezioni io e Syriza ci siamo allontanati, politicamente adesso siamo su diversi livelli”.

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Finché la Grecia resta parte dell’eurozona non potrà fare altro che peggiorare

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da Vocidallestero.it

Con la consueta punta di sarcasmo, Zero Hedge commenta il recente scontro diplomatico tra Grecia e autorità (imperiali) europee, su un piccolo bonus natalizio che Tsipras ha promesso ai pensionati più poveri. Per la UE non è mai Natale. Più che l’entità della spesa, sottolinea Zero Hedge, è l’atteggiamento della Grecia a irritare i “creditori”: lo schiavo osa prendere una decisione per conto proprio, dunque deve essere punito. Con una nota di ridicolo, i socialisti del governo francese intervengono a difesa della Grecia, per il motivo che questa “ha già oltrepassato l’obiettivo del surplus primario per il 2016”, e dunque le si potrebbe addirittura concedere qualcosa…

di Zero Hedge, 16 dicembre 2016

Mercoledì scorso i rendimenti dei titoli greci si sono impennati a seguito dell’ennesima crisi nei rapporti diplomatici tra Grecia ed Eurogruppo. Il tutto è avvenuto quando i ministri delle finanze europei hanno sospeso le trattative sulla concessione di un temporaneo condono del debito, subito dopo che l’assediato premier greco Tsipras ha promesso un inatteso bonus pre-natalizio ai pensionati con basso reddito. Il bonus dovrebbe consistere in 600 milioni di euro divisi tra un milione di pensionati greci a basso reddito, e intende sostituire un precedente bonus natalizio cancellato dalle autorità che hanno supervisionato il bailout greco.

Dando per scontato che la minaccia di non concedere alla Grecia qualche concessione sul debito (che dovrebbe servire a ridurre il debito greco del 20 per cento più o meno verso il 2060) fosse sufficiente, i burocrati hanno dato al governo greco poche ore per ritornare in sé e revocare la promessa fatta ai pensionati.

Ciò non è avvenuto e, invece, giovedì scorso il parlamento greco ha approvato la decisione di stanziare 617 milioni di euro – un surplus nei risparmi – per concedere il bonus ai pensionati. La Grecia ha così snobbato i creditori internazionali e legiferato per dare ai pensionati un bonus natalizio una tantum, a dispetto dei chiari avvertimenti dei creditori. Si tratta dell’ultimo, ennesimo scontro sul terzo programma di bailout del paese.

“I greci devono vedere che i sacrifici fatti per sei, sette anni stanno finalmente dando dei frutti“, ha detto il ministro delle finanze greco Euclid Tsakalotos, durante una visita a Bruxelles.

Ciononostante, stanchi di questi sacrifici e dei tagli alle pensioni, ormai una dozzina, che hanno spinto quasi metà degli anziani del paese sotto la soglia di povertà, giovedì sera 5.000 pensionati greci hanno protestato pacificamente, marciando per le strade di Atene. “Siamo venuti a dare un messaggio. Mai più!” ha protestato il pensionato Efstratios Bozos, parlando alla Reuters.

Le nostre pensioni si sono ridotte alle mance che si danno al ristorante“. Sì, be’, e la vostra economia resta in recessione. Ma almeno avete il vostro euro, e dopo l’estate 2015, quando la Grecia è andata molto vicina a riprendersi la propria indipendenza dagli artigli di Bruxelles, ma è stata poi soffocata all’ultimo minuto, la comunità internazionale non si cura nemmeno più della disperazione dei greci.

Ma ecco la notizia peggiore: finché la Grecia resta parte dell’eurozona non potrà fare altro che peggiorare. Pensavamo che, arrivati a questo punto, i greci avrebbero capito. Invece non hanno capito, e dunque le sofferenze devono continuare.

Ma c’è comunque una qualche buona notizia.

Come riportato da Reuters, la mossa di Tsipras ha fatto “infuriare” i funzionari tedeschi e di molti altri paesi, ma il presidente francese Hollande e il suo ministro delle finanze hanno preso le difese di Tsipras questo giovedì, dando segno di una certa divisione in Europa su come gestire la Grecia. Arrivando al summit a Bruxelles, Hollande ha detto che era sbagliato impedire alla Grecia di prendere delle “decisioni sovrane” e ha suggerito che i ministri dell’eurozona non abbiano concesso alla Grecia un sufficiente sgravio del debito. Altri socialisti sono poi intervenuti: il ministro delle finanze Michel Sapin, parlando a Parigi, ha espresso comprensione per la decisione di Tsipras di spendere 617 milioni di euro per i pensionati, perché la Grecia ha oltrepassato l’obiettivo del surplus primario per il 2016.

Quanta generosità, da parte di un presidente francese che ha il più basso tasso di consenso della storia: concedere a un paese vassallo dell’Europa, la Grecia, di poter prendere delle “decisioni sovrane”!

D’altro canto si può capire bene perché i burocrati (non eletti) di Bruxelles siano così furenti con la Grecia, che è una loro proprietà: la Grecia ha rivelato il piano per i bonus ai pensionati e un’ulteriore decisione per mantenere bassa l’IVA su alcune isole senza avere prima consultato i governi dell’eurozona, che ora detengono la maggior parte del debito pubblico greco, nonostante gli accordi di bailout imponessero che lo facesse. L’eventuale consultazione avrebbe dato ai creditori il tempo di valutare le conseguenze fiscali ed economiche delle due decisioni prese dalla Grecia sul programma di riforme e sugli obiettivi del bailout. La Germania ha chiesto alle istituzioni di controllare se le decisioni della Grecia fossero in linea con gli obblighi imposti dal bailout.

Per farla breve, lo schiavo ha osato decidere da solo, e ora deve essere punito.

I distinguo sono arrivati nel mezzo di una profonda spaccatura tra Atene, i suoi partner europei e il Fondo Monetario Internazionale (FMI) sulle riforme necessarie da applicare all’economia greca, in recessione dal 2009, affinché ritorni in carreggiata. Il FMI ritiene che gli obiettivi economici dell’eurozona per la Grecia siano eccessivamente ambiziosi e che le previsioni sull’implementazione delle riforme siano troppo ottimistiche. Il FMI è in rotta di collisione anche con la Germania e altri paesi dell’Europa del nord sulla concessione di un maggiore sgravio del debito alla Grecia. Berlino vuole continuare a fare leva su Atene ed è riluttante a concedere alcunché, nella preoccupazione di irritare i conservatori alleati della cancelliera Angela Merkel in vista delle elezioni federali in autunno.

Il FMI, che aveva partecipato ai primi due bailout della Grecia, ha finora rifiutato di iniettare denaro anche questa volta, a causa di discordanze sulle previsioni economiche e sulla concessione di un condono del debito. Certo, come si è reso fin troppo chiaro la scorsa estate, la Germania non farà mai concessioni, ed è per questo che il terzo bailout greco potrebbe essere l’ultimo.

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Oggi Grecia, domani Italia

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da Vocidallestero

Il Guardian racconta la situazione da terzo mondo del sistema sanitario greco. Negli ospedali mancano personale, materiali e attrezzature. Migliaia di pazienti sono morti a causa di infezioni evitabili se si fossero potute attuare le necessarie misure igieniche. I medici più specializzati, specialmente giovani, continuano a emigrare in massa non trovando in Grecia alcuna opportunità. Nel sentire comune è ancora diffusa l’idea che la colpa di tutto stia negli sprechi, la corruzione e l’evasione fiscale – eppure sempre più persone si accorgono delle responsabilità di un governo che ha tradito il proprio mandato e si è volontariamente sottomesso al potere imperiale europeo (oltre a tutto questo, ricordiamo che quasi un quarto dei greci non ha alcuna copertura sanitaria).

di Helena Smith – Atene, 01 gennaio 2017

L’austerità portata avanti da Alexis Tsipras ha trasformato gli ospedali in “zone a rischio”, dicono i medici, e molti temono che il peggio debba ancora arrivare.

La crescita dei tassi di mortalità, l’aumento delle infezioni potenzialmente letali e la scarsità di personale e di apparecchiature mediche stanno paralizzando il sistema sanitario greco, mentre l’ostinato perseguimento dell’austerità colpisce la fasce più deboli della popolazione del paese.

I dati e gli aneddoti, riportati da medici e sindacati, suggeriscono che il paese più problematico della Ue si trovi al collasso della sanità pubblica. “In nome di obiettivi fiscali molto duri, stanno morendo persone che altrimenti potrebbero sopravvivere”, ha detto Michalis Giannakos, capo della Federazione Panellenica dei Lavoratori degli Ospedali Pubblici. “I nostri ospedali stanno diventando zone a rischio“.

I dati recentemente pubblicati dal Centro Europeo per la Prevenzione e il Controllo delle Malattie rivelano che circa il 10 percento dei pazienti ospedalizzati in Grecia sono a rischio di contrarre infezioni potenzialmente letali, e ci sono già 3.000 morti attribuiti a questo problema.

Il tasso di incidenza è drammaticamente alto soprattutto nelle unità di terapia intensiva e nei reparti neonatali. Sebbene i dati si riferiscano ad epidemie avvenute tra il 2011 e il 2012 – essendo i dati disponibili più recenti – Giannakos dice che da allora il problema si è solo aggravato.

Come anche altri medici che hanno lavorato nel sistema sanitario nazionale greco da quando è stato istituito, nel 1983, il capo del sindacato attribuisce la responsabilità di questa situazione alla mancanza di personale, all’inadeguatezza delle misure igieniche e all’assenza di prodotti per la pulizia. I tagli sono stati aggravati da un uso eccessivo di antibiotici, ha detto.

“Abbiamo un solo infermiere per ogni 40 pazienti“, ha detto, menzionando il caso di una donna senza particolari problemi di salute che il mese scorsa è morta dopo un’operazione di routine alla gamba in un ospedale pubblico a Zacinto. “I tagli sono tali che perfino nelle unità di terapia intensiva abbiamo perso 150 posti letto“.

“Succede spesso che i pazienti siano messi su letti che non sono stati preventivamente disinfettati. Il personale è talmente oberato di lavoro da non avere tempo di lavarsi le mani e, anche se fosse, spesso manca il sapone antisettico“.

Non c’è altro settore dell’economia greca che sia stato colpito in modo così duro. Sovradimensionato, spendaccione e corrotto, secondo molte persone il sistema sanitario era indicativo di tutto ciò che non funzionava nel paese e, di conseguenza, si riteneva che avesse assoluto bisogno di riforme.

Riconoscendo le carenze, lo scorso mese il governo ha annunciato di avere un piano per assumere 8.000 tra medici e infermieri nel 2017.

In base ai dati dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (OCSE), dal 2009 a oggi la spesa pro capite per la sanità pubblica è stata tagliata di circa un terzo – cioè per un totale di oltre 5 miliardi di euro. Dal 2014 è scesa al 4,7 percento del PIL, dal 9,9 percento che era prima della crisi. I tagli hanno causato 25.000 licenziamenti di personale, e le forniture sono diventate così scarse che gli ospedali si trovano spesso senza medicine, guanti, garze e lenzuola.

All’inizio di dicembre Giannakos, che è infermiere, ha guidato una marcia di protesta, che è partita dal sudicio edificio che ospita il ministero della sanità, ed è arrivata a destinazione davanti all’ufficio in stile neoclassico del primo ministro Alexis Tsipras. Di fronte al ministero i tecnici ospedalieri hanno posto dei blocchi di cemento a cui hanno appeso un cartellone con la scritta “Il ministero si è trasferito a Bruxelles“.

Poche altre economie occidentali avanzate hanno messo in atto aggiustamenti fiscali pesanti come quelli greci. Nei sei anni da quando ha ricevuto il primo dei tre bailout (per evitare la bancarotta) a oggi, il paese ha attuato misure draconiane per stringere la cinghia in cambio di oltre 300 miliardi di euro di prestiti di emergenza. La perdita di oltre il 25 percento del prodotto nazionale – e una recessione che ha spinto sempre più persone a ricorrere all’assistenza sanitaria di base – ha aggravato gli effetti corrosivi dei tagli che, nel caso degli ospedali pubblici, sono stati spesso tanto profondi quanto indiscriminati.

Le pressioni per soddisfare gli obiettivi di bilancio imposti dai creditori hanno fatto sì che nel solo 2016 la spesa in questo settore sia diminuita di 350 milioni di euro, e questo sotto l’amministrazione di Syriza, il partito di sinistra che un tempo si batteva contro l’austerità; così ha detto Giannakos citando i dati del governo.

Più di 2,5 milioni di greci non hanno più alcuna copertura sanitaria. La carenza di pezzi di ricambio è tale che macchinari e altre complesse apparecchiature diagnostiche risultano sempre più difettosi. Nella maggior parte degli ospedali non vengono più fatti nemmeno i più basilari esami del sangue, perché i fondi per i laboratori sono ormai esauriti. I tagli agli stipendi hanno abbattuto ulteriormente il morale, già basso.

“Il problema più grosso è la carenza di personale, perché i lavoratori vanno in pensione e non c’è nessuno a sostituirli“, ha detto Yiannis Papadatos, che gestisce l’unità di terapia intensiva in uno dei tre ospedali pediatrici di Atene. “Poi c’è il problema delle attrezzature e, periodicamente, il problema della mancanza di guanti, cateteri e salviette per la pulizia“.

Piccoli atti di eroismo hanno contribuito a mantenere il piedi il sistema: medici e infermieri che lavorano fuori orario, donatori e filantropi che contribuiscono.

Papadatos ha detto: “Sono cresciuto per una parte della mia vita in Kenya, tirato su da genitori che enfatizzavano la virtù dell’aiuto reciproco. In questi giorni sto passando molto tempo a chiedere agli amici e al settore privato di aiutarci, dato che l’ospedale sta esaurendo le forniture di materiali. Alla gente piace donare. Li fa sentire bene“.

I sindacalisti sostengono che il sistema sanitario è un bersaglio facile perché un governo dopo l’altro si è rifiutato di affrontare seriamente l’evasione fiscale, che causa la maggiore perdita per le casse dello stato. In una rara ammissione pubblica, il Fondo Monetario Internazionale ha ammesso che i tagli sono stati così brutali che “i servizi pubblici fondamentali, come i trasporti e l’assistenza sanitaria, sono stati compromessi“.

Ma in un momento in cui la crisi del debito greco è riesplosa, dopo che Tsipras ha fatto un controverso annuncio su una serie di sostegni assistenziali, molti temono che il peggio debba ancora venire.

Uno di questi è Michalis Samarakos, che ha studiato in Gran Bretagna, e ritiene che nonostante il sistema sanitario abbia effettivamente bisogno di ulteriori riforme, le cliniche corrono il rischio di rimanere prive di specialisti e di tirocinanti. C’è già stata una fuga massiccia di medici verso l’estero, per lo più verso Germania e Gran Bretagna, in conseguenza della mancanza di opportunità.

“I migliori se ne stanno andando perché qui il loro potenziale non si può sviluppare“, ha detto. “Lo vedo io stesso insegnando agli studenti del sesto anno nell’Università di Atene, sono tutti in cerca di qualche aggancio, tutti vogliono andarsene“.

È un problema in costante crescita. Non abbiamo nefrologi, per esempio, perché non viene data alcuna prospettiva agli specialisti, né dentro né fuori dal sistema pubblico [cioè nel sistema privato]“.

“I tirocinanti di medicina sono la spina dorsale di tutti gli ospedali – senza di loro nessun ospedale potrebbe funzionare. A meno che non ci sia un grosso cambiamento in vista, temo seriamente che le cose possano solo peggiorare“.

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Vicini al popolo greco

di Laura Agea, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

Siamo vicini al popolo greco. È vergognosa la decisione dell’Eurogruppo di sospendere gli aiuti alla Grecia in risposta all’introduzione di una tredicesima alle pensioni sotto gli 850 euro. Tutti devono sapere da chi arriva questa nuova scudisciata al popolo greco che da anni sopporta grandissimi sacrifici. I due registi di questa operazione sono il socialista Jeroen Dijsselbloem, presidente dell’Eurogruppo, e il Ministro delle Finanze tedesco il popolare Wolfgang Schaeuble, lo stesso che auspicava la vittoria del SI al referendum costituzionale in Italia. PPE e S&D governano in tandem tutte le Istituzioni europee. Sono loro i responsabili di queste politiche sbagliate che si accaniscono sui cittadini senza portare a casa nessun risultato.

Il 5 dicembre, in occasione della riunione dell’Eurogruppo a Bruxelles, il Ministro delle Finanze francese annunciava con fiducia e determinazione che il governo greco aveva fatto grandi passi per implementare le riforme chieste dalla Troika. Senz’altro l’accordo era alle porte, e sarebbe stato chiuso prima di Natale. Era tempo, diceva il Ministro, di ricompensare gli sforzi della Grecia con un abbassamento del debito, perché: la Grecia ha mantenuto la parola. E’ ora che l’Europa mantenga la sua.

Queste, Signor Commissario, sono state anche le Sue parole in occasione di quella riunione. Incitava Lei stesso i creditori della Grecia a prendere in considerazione l’impegno mostrato dal governo greco. Ma ecco che, ancora una volta, ci ha pensato il governo tedesco a chiudere subito il rubinetto, per impedire alla Grecia di ricevere quel poco respiro che l’Europa era disposta ad offrire.

La Germania, la stessa che da anni viola le regole sul surplus. La stessa che danneggia tutta l’area euro non investendo quanto invece dovrebbe. Per il Ministro tedesco Schäuble, niente è mai abbastanza. La Grecia non ha fatto abbastanza: “ci vuole più austerità, bisogna implementare nuove riforme strutturali”. Da che pulpito! Il Ministro tedesco dovrebbe spiegarci quali sono le “riforme strutturali” messe in campo dalla Germania per evitare un nuovo dieselgate o per aumentare i salari dei minijob!

Vi chiedo, cari colleghi, di interrogarvi con sincerità sulle ragioni di tanta rigidità. Diventa sempre più difficile allontanare il pensiero che l’inflessibile rigidità del Ministro Schäuble e del suo governo nasconda ben altre intenzioni, che nulla hanno a che fare il reale stato di attuazione delle riforme implementate in Grecia: piuttosto, non saranno forse le elezioni in Germania previste per il prossimo anno a rendere il Ministro Schäuble così rigido e inflessibile? Una campagna elettorale vissuta sulla fame di quei genitori che non riescono più a nutrire i loro figli, sulla pelle di quelle madri che si danno alla prostituzione per riuscire a comprare almeno la colazione per i loro bambini. La prostituzione è aumentata del 150%, i casi di HiV del 200%.

Questa, caro Ministro Schäuble, è solo una delle agghiaccianti conseguenze della squallida dimostrazione di forza che Lei sta cercando di vendere ai Suoi elettori. Gli elettori che non vengono ascoltati, ma solo suggestionati. Gli elettori che non sono stati ascoltati in Grecia con il referendum voluto da Alexīs Tsipras. Gli elettori che non vengono ascoltati in Italia, che hanno detto NO alla riforma della Costituzione, NO a Renzi e al governo delle banche, ma si ritrovano, dopo pochi giorni, un premier telecomandato da Renzi stesso.

Che dire poi dell’altrettanto squallido teatro dello “scarica-barile” a cui i cittadini greci, l’Europa, e il Mondo intero stanno assistendo dopo che l’Eurogruppo ha fallito nel suo intento di abbassare il debito? Questo, cari colleghi, è infatti quello che stiamo osservando: uno “scarica-barile” in cui persino gli Artefici dell’austerità vogliono ora negare la propria Responsabilità, dipingendosi come vittime di accuse infondate, e aggiungendo così ulteriori insulti alle uniche vere vittime di questo teatro: i cittadini greci. Su un fronte, il Fondo Monetario Internazionale, e sull’altro fronte il Meccanismo Europeo di Stabilità: coinvolti in un grottesco scambio di accuse in cui il FMI si affretta a dipingersi come difensore del popolo greco, “avvertendo” che quella soglia del 3,5% per il surplus dopo il 2018 richiederà nuove misure di austerità, dannose per la ripresa economica.

Colleghi, rendiamoci conto che persino il FMI si vergogna dell’Austerità che sta schiacciando la Grecia! E se ne vergognano persino le istituzioni europee, che si affrettano subito a denunciare il FMI, per potersi liberare a loro volta dell’infausta “macchia dell’aguzzino” che è ormai divenuta ingombrante per tutti.

Per tutti, tranne che per il Ministro Schauble e per il governo tedesco, che sembrano quasi vantarsi della propria spietatezza. Colleghi, mentre il FMI gioca a palla con il Meccanismo Europeo di Stabilità per determinare “chi è il Cattivo”, nel frattempo nessun accordo è stato trovato dai Ministri dell’Eurozona, mentre il governo greco valuta nuove riforme del lavoro che toglieranno qualsiasi protezione ai dipendenti del settore privato, e lasceranno per strada chi non riesce a pagare la casa.

E come se non bastasse, ad Atene si è approvato da poco il budget per il 2017, che include tagli per un miliardo di euro e prevede nuove tasse per il valore di un altro miliardo: tasse sulle cose più quotidiane, dalle chiamate telefoniche al consumo di tabacco e bevande alcoliche. Colleghi, questa Unione è costituita da 28 Stati Membri, che sono ora chiamati a scegliere. Vi invito a scegliere le parole citate più sopra: “La Grecia ha mantenuto la parola. E’ ora che l’Europa mantenga la sua.

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La Grecia vende tutto per 99 anni. Questo è l’Euro

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di MoVimento 5 Stelle Europa

Il controllo di capitali imposto da Mario Draghi nel corso del “periodo Grexit” sono stati la dimostrazione plastica di come la moneta unica sia un sistema per controllare le democrazie. Quello che sta succedendo in Grecia in queste ore è la prosecuzione di quel folle mantra secondo cui un Governo democraticamente eletto deve sottostare a dei diktat pur di vedersi finanziato in un momento di difficoltà.

Solo l’altro ieri Mario Draghi rilanciava gli investimenti pubblici come strumento per rivitalizzare l’economia reale, salvo poi smentirsi da solo invocando l’austerità. Privatizzazioni in cambio di 2,8 miliardi di Euro di aiuti internazionali. Perché il sangue della Grecia ripaga ampiamente le volontà di presunti creditori e strozzini tecnocratici.

Il voto (152 favorevoli e 141 contrari) si è svolto tra manifestazioni di piazza contrarie al trasferimento del controllo dei servizi pubblici a un nuovo fondo creato dai creditori internazionali, la famigerata Troika. Il nuovo provvedimento pone le aziende dell’elettricità, del gas e dell’acqua pubblica sotto il controllo del fondo per 99 anni. Il Fondo sarà guidato da un presidente scelto dai creditori, mentre il ministro delle Finanze greco manterrà il controllo generale. Il Fondo prenderà anche il controllo della metropolitana di Atene, una azienda che produce veicoli militari e un fondo pubblico di gestione immobiliare.

Questo sistema che lega 19 Paesi europei al cappio dell’Euro impedisce al valore del popolo di esprimersi liberamente. Ogni scelta viene condizionata dalla paura, dai mercati, dalla BCE, dalle lune di Mario Draghi e chi più ne ha, più ne metta. I Paesi leader di questa folle Eurozona dettano le regole che poi infrangono (vedi la Germania col suo abnorme surplus che sta prosciugando le economie del Sud). E per fortuna che la Grecia, come diceva quel grande statista di Mario Monti, è il più grande successo dell’Euro.

L’unica istituzione legittimata pienamente dalla volontà popolare
, il Parlamento europeo, è stata privata di reali poteri decisionali. Il Consiglio dell’UE – che potrebbe davvero cambiare la direzione di questa Europa – è inginocchiato ai piedi del cancelliere tedesco. La Merkel è stata capace, nel corso degli anni, di piazzare fedeli scudieri nei posti che contano, proprio mentre i Governi italiani vedevano Bruxelles come un passatempo settimanale.

Il Movimento 5 Stelle vuole andare al Governo per sedersi ai tavoli del Consiglio e parlare in nome del popolo italiano. Non in nome di lobbisti, banchieri e tecnocrati (come sta facendo il Governo Renzi). Non possiamo essere rappresentati in un momento così importante per il nostro futuro – e per il futuro dell’Europa – da chi è stato nominato da Napolitano e da un Parlamento illegittimo, figlio di una legge elettorale incostituzionale.

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