L’Italia ripudia davvero la guerra? "Clown a Kabul", messaggeri di pace (15-12-2017)

ROMA, 13 dicembre – 15 anni fa, a 100 giorni dall’invasione occidentale dell’Afghanistan, l’associazione "!Ridere per Vivere!" portò a Kabul 21 volontari clown dottori. Da quella testimonianza di pace portata, attraverso il sorriso, ai bambini e ai civili negli… Continua a leggere L’Italia ripudia davvero la guerra? "Clown a Kabul", messaggeri di pace (15-12-2017)

#ProgrammaEsteri: Ripudio della guerra

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa della libertà degli altri popoli, e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Questo è l’articolo 11 della Costituzione Italiana. Il ripudio della guerra è uno dei punti fondamentali del programma di governo del M5S. Chi meglio quindi di un Premio Nobel per la Pace poteva parlarcene? Vi proponiamo un estratto dell’intervento del Premio Nobel per la Pace Mairead Corrigan tenuto durante una conferenza del M5S dal titolo: “Se non fosse NATO”

di Mairead Corrigan – premio Nobel per la pace

C’è una speranza ed è nell’interiorità delle persone che sono grandi e si stanno mobilitando e si stanno unendo in tutto il mondo per portare un cambiamento necessario di cui si sente il bisogno, rifiutando la violenza e la guerra.

l’Organizzazione mondiale della Sanità ha detto che la violenza è una malattia prevenibile e la gente non nasce violenta, piuttosto tutti viviamo in culture di violenza. Questo si può cambiare attraverso un processo di pace , la ricerca di una pace giusta e la valorizzazione di culture di pace. E facendo ricorso alla non violenza attiva basata sull’amore dei nemici e su non uccidere si arriva ad una pace che è giusta, inclusiva e sostenibile.
Nell’Irlanda del Nord abbiamo dovuto affrontare la violenza da tutte le parti per più di 30 anni.
In tutta l’Unione Europea i giovani europei si spostano verso altri paesi dell’Unione Europea e non solo, per cercare lavoro, e molti continuano ad emigrare anche in altri continenti.
Sono tagli dovuti all’austerity imposti da molti governi dell’Unione Europea che stanno spingendo la gente nella povertà, e nonostante la mancanza di posti di lavoro e l’aumento della povertà per molte famiglie, i leaders politici insistono su politiche di governo che sostengono guerre all’estero invece della sicurezza per i cittadini dell’Unione Europea, l’assistenza sanitaria, l’istruzione, l’ambiente.
Il governo britannico ha deciso di rinnovare l’acquisto di armi nucleari. Il controllo di queste armi nucleari, sebbene sia solo europeo, è del governo statunitense per un costo di 31 miliardi di sterline di soldi dei contribuenti. E questo è tutto fatto spudoratamente di fronte a milioni di cittadini che protestano contro le armi nucleari e che richiedono una Gran Bretagna e un mondo libero dal nucleare.
Anche il governo irlandese fa parte dei gruppi tattici della Nato e ha collaborato con l’esercito americano attraverso l’aeroporto di Shannon secondo i piani militari statunitensi usati nelle guerre condotte da Stati Uniti e Nato mettendo a rischio la nostra neutralità.
Noi siamo chiamati a lavorare insieme verso un mondo giusto, senza uccisioni, in cui tutti hanno il diritto di non essere uccisi e hanno la responsabilità di non uccidere. Noi possiamo costruire questo mondo.
Noi possiamo costruire questo mondo, e in Italia questo cambiamento passa attraverso il MoVimento 5 Stelle.

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La liberazione di Aleppo

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di Manlio Di Stefano

Prima del 2011 la Siria era un mirabile mosaico di religioni ed etnie che hanno convissuto per secoli in armonia. Nel 2011 l’Unione Europea, varò le sanzioni contro la Siria, presentandole come “sanzioni a personaggi del regime”, che imponevano al Paese l’embargo del petrolio, il blocco di ogni transazione finanziaria e il divieto di commerciare moltissimi beni e prodotti. Una misura che dura ancora oggi, anche se, con decisione alquanto inspiegabile, nel 2013 veniva rimosso l’embargo del petrolio dalle aree controllate dall’opposizione armata e jihadista, allo scopo di fornire risorse economiche alle cosiddette “forze rivoluzionarie e dell’opposizione”.

In questi cinque anni le sanzioni alla Siria hanno contribuito a distruggere la società siriana condannandola alla fame, alle epidemie, alla miseria, favorendo l’attivismo delle milizie combattenti integraliste e terroriste che oggi colpiscono anche in Europa.
Da oltre cinque anni, quindi, il paese è sotto attacco da bande di terroristi in una guerra per procura, foraggiata prevalentemente da Arabia Saudita, Qatar e Turchia.
I paesi occidentali, con l’Italia tristemente in prima fila grazie al nostro attuale Presidente Gentiloni in veste di Ministro degli Esteri, hanno riproposto la strategia fallimentare usata per la Libia, appoggiando presunti “ribelli moderati”, alimentando una guerra che ha già provocato più di 400.000 morti, 6 milioni di sfollati e 4 milioni di profughi (molti dei quali approdati sulle nostre coste).

In una situazione comparabile a quella dell’esercito iracheno, che avanza per la presa di Mosul grazie al sostegno dei bombardamenti della coalizione internazionale a guida USA, ad Aleppo è andata in scena l’operazione di liberazione da parte dell’esercito arabo siriano sostenuto dall’aviazione russa e dagli alleati regionali.
La settimana scorsa Aleppo è stata liberata dall’assedio che subiva da anni da Al Nusra (Al Qaeda in Siria). Assedio denunciato da tutte le maggiori autorità religiose della città mai ascoltate dagli organi di stampa occidentale. Nemmeno quando noi del Movimento 5 Stelle abbiamo invitato Joseph Tobji, arcivescovo cattolico maronita di Aleppo, direttamente alla Camera.
“Tutto, nel racconto occidentale su Aleppo, sa di truffa e inganno. Dalla pubblicazione senza filtri né verifiche dei dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, fondato e animato da un oppositore di Bashar al-Assad e mantenuto dal governo inglese, alla parola “assedio”, usata senza risparmio per Aleppo ma solo negli ultimi mesi, e mai nei più di tre anni in cui la città era attaccata su tre lati da ribelli e jihadisti, arrivati anche a occupare il 60 per cento del territorio urbano”, scrive correttamente Fulvio Scaglione.
Si perché i veri grandi sconfitti di Aleppo, oltre ai terroristi e ai “ribelli” che tenevano in ostaggio la città, sono chiaramente i mezzi d’informazione occidentali.
È possibile dar credito alla versione secondo cui i bombardamenti russi su Aleppo causino sempre vittime tra i civili mentre quelli statunitensi su Mosul o Raqqa si limitino a eliminare, “chirurgicamente”, i capi di Daesh senza colpire coloro di cui i jihadisti si sono circondati per ritardare l’avanzata dei nemici? È possibile continuare a ritenere attendibili le parole di chi ha sbagliato tutto, l’ipocrisia dei radical chic che non si scompongono davanti ai peggiori colpi di stato ma si lanciano in pubbliche condanne quando qualcuno deve porre rimedio alle loro colpe? No. No che non è possibile!

Ma sulle fake news (bufale) che divulgano ad arte le corporazioni mediatiche e i loro ganci nei parlamenti di tutto il mondo, non dobbiamo aggiungere altro. Pesano sulle loro coscienze le centinaia di migliaia di morti in Iraq, barbaricamente invaso dopo la menzogna delle armi di distruzione di massa, le centinaia di migliaia di morti in Afghanistan, colpevole di NON ospitare Osama Bin Laden, e quelli nel paese fallito ai nostri confini, la Libia.
Quello che mi fa rabbia è che la disinformazione, che ha accompagnato fin dall’inizio questa sporca guerra, vive oggi una nuova fase: non ha più interesse a criminalizzare il Presidente Assad ma anche, e soprattutto, a “coprire” e a “distogliere” l’attenzione da quanto sta veramente accadendo.

Non vi è stata solo una liberazione ad Aleppo: c’è stata la svolta fatale della guerra siriana, in cui a perdere sono stati i costruttori di guerra e i pianificatori del Terrore.
Io sono orgoglioso di aver chiesto da anni, grazie all’unica forza politica libera di farlo, alcune semplici cose per la pace in Siria:
– ripristino delle relazioni diplomatiche con la Repubblica araba siriana;
– ritiro dei rappresentanti del Governo italiano dal cosiddetto “Small Group della Coalizione Globale anti-Daesh” che vede, tra gli altri, la presenza di rappresentanti di Paesi quali l’Arabia Saudita e il Qatar, sponsor dell’Isis/Daesh, e altre organizzazioni terroriste operanti in Siria;
– interruzione immediata di qualsiasi sostegno economico e militare ai cosiddetti “ribelli” siriani;
– ELIMINAZIONE IMMEDIATA DELLE CRIMINALI SANZIONI CHE COLPISCONO LA POPOLAZIONE SIRIANA uccidendola da ben prima che si accendessero i riflettori dei mass media.

Questo è ciò che, noi del MoVimento 5 Stelle, chiediamo da due anni.
La liberazione di Aleppo ci dimostra che eravamo dalla parte giusta della storia che non è la stessa di Gentiloni, come sempre, per intenderci.

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La liberazione di Aleppo

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di Manlio Di Stefano

Prima del 2011 la Siria era un mirabile mosaico di religioni ed etnie che hanno convissuto per secoli in armonia. Nel 2011 l’Unione Europea, varò le sanzioni contro la Siria, presentandole come “sanzioni a personaggi del regime”, che imponevano al Paese l’embargo del petrolio, il blocco di ogni transazione finanziaria e il divieto di commerciare moltissimi beni e prodotti. Una misura che dura ancora oggi, anche se, con decisione alquanto inspiegabile, nel 2013 veniva rimosso l’embargo del petrolio dalle aree controllate dall’opposizione armata e jihadista, allo scopo di fornire risorse economiche alle cosiddette “forze rivoluzionarie e dell’opposizione”.

In questi cinque anni le sanzioni alla Siria hanno contribuito a distruggere la società siriana condannandola alla fame, alle epidemie, alla miseria, favorendo l’attivismo delle milizie combattenti integraliste e terroriste che oggi colpiscono anche in Europa.
Da oltre cinque anni, quindi, il paese è sotto attacco da bande di terroristi in una guerra per procura, foraggiata prevalentemente da Arabia Saudita, Qatar e Turchia.
I paesi occidentali, con l’Italia tristemente in prima fila grazie al nostro attuale Presidente Gentiloni in veste di Ministro degli Esteri, hanno riproposto la strategia fallimentare usata per la Libia, appoggiando presunti “ribelli moderati”, alimentando una guerra che ha già provocato più di 400.000 morti, 6 milioni di sfollati e 4 milioni di profughi (molti dei quali approdati sulle nostre coste).

In una situazione comparabile a quella dell’esercito iracheno, che avanza per la presa di Mosul grazie al sostegno dei bombardamenti della coalizione internazionale a guida USA, ad Aleppo è andata in scena l’operazione di liberazione da parte dell’esercito arabo siriano sostenuto dall’aviazione russa e dagli alleati regionali.
La settimana scorsa Aleppo è stata liberata dall’assedio che subiva da anni da Al Nusra (Al Qaeda in Siria). Assedio denunciato da tutte le maggiori autorità religiose della città mai ascoltate dagli organi di stampa occidentale. Nemmeno quando noi del Movimento 5 Stelle abbiamo invitato Joseph Tobji, arcivescovo cattolico maronita di Aleppo, direttamente alla Camera.
“Tutto, nel racconto occidentale su Aleppo, sa di truffa e inganno. Dalla pubblicazione senza filtri né verifiche dei dati forniti dall’Osservatorio siriano per i diritti umani, fondato e animato da un oppositore di Bashar al-Assad e mantenuto dal governo inglese, alla parola “assedio”, usata senza risparmio per Aleppo ma solo negli ultimi mesi, e mai nei più di tre anni in cui la città era attaccata su tre lati da ribelli e jihadisti, arrivati anche a occupare il 60 per cento del territorio urbano”, scrive correttamente Fulvio Scaglione.
Si perché i veri grandi sconfitti di Aleppo, oltre ai terroristi e ai “ribelli” che tenevano in ostaggio la città, sono chiaramente i mezzi d’informazione occidentali.
È possibile dar credito alla versione secondo cui i bombardamenti russi su Aleppo causino sempre vittime tra i civili mentre quelli statunitensi su Mosul o Raqqa si limitino a eliminare, “chirurgicamente”, i capi di Daesh senza colpire coloro di cui i jihadisti si sono circondati per ritardare l’avanzata dei nemici? È possibile continuare a ritenere attendibili le parole di chi ha sbagliato tutto, l’ipocrisia dei radical chic che non si scompongono davanti ai peggiori colpi di stato ma si lanciano in pubbliche condanne quando qualcuno deve porre rimedio alle loro colpe? No. No che non è possibile!

Ma sulle fake news (bufale) che divulgano ad arte le corporazioni mediatiche e i loro ganci nei parlamenti di tutto il mondo, non dobbiamo aggiungere altro. Pesano sulle loro coscienze le centinaia di migliaia di morti in Iraq, barbaricamente invaso dopo la menzogna delle armi di distruzione di massa, le centinaia di migliaia di morti in Afghanistan, colpevole di NON ospitare Osama Bin Laden, e quelli nel paese fallito ai nostri confini, la Libia.
Quello che mi fa rabbia è che la disinformazione, che ha accompagnato fin dall’inizio questa sporca guerra, vive oggi una nuova fase: non ha più interesse a criminalizzare il Presidente Assad ma anche, e soprattutto, a “coprire” e a “distogliere” l’attenzione da quanto sta veramente accadendo.

Non vi è stata solo una liberazione ad Aleppo: c’è stata la svolta fatale della guerra siriana, in cui a perdere sono stati i costruttori di guerra e i pianificatori del Terrore.
Io sono orgoglioso di aver chiesto da anni, grazie all’unica forza politica libera di farlo, alcune semplici cose per la pace in Siria:
– ripristino delle relazioni diplomatiche con la Repubblica araba siriana;
– ritiro dei rappresentanti del Governo italiano dal cosiddetto “Small Group della Coalizione Globale anti-Daesh” che vede, tra gli altri, la presenza di rappresentanti di Paesi quali l’Arabia Saudita e il Qatar, sponsor dell’Isis/Daesh, e altre organizzazioni terroriste operanti in Siria;
– interruzione immediata di qualsiasi sostegno economico e militare ai cosiddetti “ribelli” siriani;
– ELIMINAZIONE IMMEDIATA DELLE CRIMINALI SANZIONI CHE COLPISCONO LA POPOLAZIONE SIRIANA uccidendola da ben prima che si accendessero i riflettori dei mass media.

Questo è ciò che, noi del MoVimento 5 Stelle, chiediamo da due anni.
La liberazione di Aleppo ci dimostra che eravamo dalla parte giusta della storia che non è la stessa di Gentiloni, come sempre, per intenderci.

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No ai soldati italiani al confine con la Russia #IoVoglioLaPace

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di Beppe Grillo

Nell’Italia a sovranità zero di Renzi e del suo tutor Napolitano il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, può permettersi di venire a Roma per annunciare in un’intervista, lui al posto del governo, l’invio di un contingente di soldati italiani al confine con la Russia nel 2018. Solo dopo mezz’ora Pinotti e Gentiloni hanno confermato la notizia che i nostri militari saranno 150 e verranno dispiegati in Lettonia. Questa azione è sconsiderata, è contro gli interessi nazionali, espone gli italiani a un pericolo mortale ed è stata intrapresa senza consultare i cittadini. L’Italia non ci guadagna nulla e ci perde tantissimo. In termini di sicurezza nazionale questa missione rischia di esporre il nostro Paese al dramma della guerra. Ci riporta indietro di trent’anni ed alza nuovi muri con la Russia, che per noi è un partner strategico e un interlocutore per la stabilizzazione del Medio Oriente.
Con la follia delle sanzioni abbiamo perso in due anni 3,6 miliardi di euro: l’export italiano verso la federazione russa, infatti, è passato dai 10,7 miliardi del 2013 ai 7,1 miliardi di euro del 2015 (-34%). Lombardia (-1,18 miliardi), Emilia Romagna (-771 milioni) e Veneto (-688,2 milioni) sono le regioni che con il blocco alle vendite hanno subito gli effetti negativi più pesanti. Una mazzata pesantissima per un Paese che ha 10 milioni di poveri.
Adesso vogliono schierare i nostri uomini per provocare i russi e trascinarci nell’assurdità della guerra. Un altro fronte, oltre a quelli già aperti in Iraq, in Afghanistan, in Libia con i disastri che hanno creato. Renzi e Napolitano chinano la testa, ma l’invio di 150 uomini in Lettonia è inaccettabile. Chi pensa il contrario o non sa quello che fa o se ne frega degli italiani per altri interessi: delle due l’una. La Russia è un partner essenziale, non un nemico.
I cittadini vogliono pace e prosperità, questo governo di pavidi ci trascina verso la guerra e il disastro economico.
Nessun soldato italiano con il MoVimento 5 Stelle al governo sarà inviato al confine con la Russia, ma nel frattempo nessuno ha il diritto di giocare con la nostra pelle: #IoVoglioLaPace. Facciamoci sentire!

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Il MoVimento ripudia la guerra #NoGuerraLibia

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di Manlio Di Stefano

Un eventuale “impegno italiano” in Libia potrebbe avvenire solo “sulla base della richiesta di un governo libico legittimato” e “comunque avrebbe necessità di tutti i passaggi parlamentari e istituzionali necessari”. Così scriveva il primo ministro Matteo Renzi nella sua e-news dello scorso marzo, spiegando che “non è il tempo delle forzature, ma del buon senso e dell’equilibrio: queste le nostre parole d’ordine, ben diverse da chi immagina di intervenire in modo superficiale e poco assennato”.

Dopo sei mesi di esitazione, lo stesso governo ha deciso di inviare nella città libica di Misurata, a garantire la sicurezza di un ospedale da campo, un contingente di circa 300 uomini di cui circa 100 paracadutisti della Folgore, 65 tra medici e infermieri, 135 a supporto logistico. Obiettivo? Curare i miliziani misuratini feriti nella battaglia di Sirte. Tradotto: sostenere una guerra coi nostri uomini.

La missione, che è stata chiamata “Ippocrate”, prevede inoltre, secondo il Ministro Pinotti, “lo schieramento di un aereo C27-J per una eventuale evacuazione strategica e lo stazionamento di una nave attualmente impegnata nel dispositivo di Mare Sicuro con funzioni di supporto”. Di interventi militari camuffati da missioni umanitarie (sanitarie, in questo caso) sono pieni i libri di storia e il rischio, come dimostrano tutti i precedenti e le indiscrezioni che parlano di un comando italiano per future missioni, è che la presenza italiana sul territorio cresca. D’altronde, pur mantenendo un basso profilo, l’Italia è da tempo impegnata in prima linea in Libia. Nuclei delle nostre forze speciali negli ultimi mesi hanno partecipato all’assalto di Sirte.

L’Italia, appoggiando una fazione delle due in campo nella guerra civile libica attualmente in corso, si inimica ulteriormente un popolo storicamente amico.

Ma qual è lo scenario in cui andranno ad operare i parà italiani? Vediamolo.
Approfittando del momento che vede le forze fedeli al Governo Serraj – quello che secondo Renzi sarebbe il governo legittimo della Libia – impegnate contro lo Stato Islamico a Sirte, i miliziani del generale Haftar hanno conquistato due obiettivi strategici: i terminal petroliferi di Sidra e Ras Lanuf e due porti, tra Sirte e Bengasi, da cui viene esportato il petrolio libico. Questi ultimi si trovano nella “mezzaluna petrolifera” della Libia, l’arco di terminali attraverso cui transita quasi la metà del greggio esportato, e sono visti come una fonte vitale di reddito per il governo di riconciliazione nazionale libico, riconosciuto dall’ONU ma non da Haftar, che sta lottando per affermare la sua autorità.

Il petrolio è la principale risorsa naturale della Libia con riserve stimate in 48 miliardi di barili, le più grandi dell’Africa. Dal 2010 la produzione del paese è crollata da 1,5 milioni di barili al giorno a 200.000 barili. L’operazione “lampo improvviso” di Haftar è dunque un duro colpo per il governo di Tripoli. Le forze dell’autoproclamato esercito nazionale libico del generale si sono scontrate con le guardie delle installazioni del petrolio, una milizia guidata da Ibrahim Jathran, che a luglio aveva trovato un accordo con il governo di unità nazionale appoggiato dall’Occidente. Si tratta quindi del primo conflitto armato tra il governo della Libia orientale, che appoggia Haftar, e il cosiddetto “governo di unità nazionale” che si è insediato nella capitale Tripoli. Il governo di Serraj ha chiamato a raccolta tutte le sue milizie chiedendo di dirigersi verso la zona della mezzaluna petrolifera per riprendere il controllo dei terminal di petrolio.

In questo contesto il governo ha deciso per l’intervento dopo che, per mesi, Renzi e Gentiloni hanno mentito al popolo italiano, assicurando sempre due cose: l’accordo tra Tripoli e Tobruk, passo necessario per le Nazioni Unite per un intervento armato, e un ruolo da protagonista del Parlamento. Due menzogne, le ennesime di questo governo.

Il piano ONU/USA/Italia per riunificare le diverse formazioni militari dell’Est e dell’Ovest della Libia, sotto l’autorità del governo di Tripoli, è fallito. La Libia di oggi è il frutto dell’interventismo occidentale, dell’invasione del 2011 che oggi, anche il Parlamento britannico, riconosce come criminale, condannando la superficialità di Cameron e la sua “disattenzione” rispetto ai report dell’intelligence che negavano un pericolo per i civili libici.
O il governo Cameron (come i suoi sodali occidentali) è stato poco dotato sotto questo profilo, oppure ha scientemente ignorato i rischi, in particolare quello della diffusione dell’islamismo radicale, pur di conseguire i suoi obiettivi (leggi petrolio e altro).
Lo stesso si potrebbe dire, oggi, di Renzi rispetto ai cosiddetti “ribelli di Misurata”, milizie islamiche non dissimili da altri gruppi oltranzisti che l’Italia fa male ad appoggiare e che domani potrebbero diventare i nuovi nemici della pace e della stabilità della Libia. L’esempio della Siria su questo è emblematico.
Un nuovo intervento peggiorerà solo la situazione trascinandoci in una guerra senza fine.

In ultimo una riflessione: come può sfuggirci la consequenzialità, perlomeno temporale, tra l’annuncio della missione in Libia e il sostegno americano, per bocca dell’Ambasciatore USA in Italia, alla riforma costituzionale voluta da Renzi/Verdini/Napolitano?
Meno notizia, del resto, aveva fatto l’ingerenza dell’ambasciatore Phillips quando, sei mesi fa, chiedeva 5000 soldati italiani per invadere la Libia.

L’ordine di Washington è stato eseguito. Per ora, con pochi uomini ma, con la debacle dei “nostri” ribelli di Misurata e la guerra che si prospetta contro il generale Haftar, l’altro presidente della Libia, siamo certi, aumenteranno al più presto.
Nel silenzio dei media e alle spalle del Parlamento, il Presidente Renzi ci porta in guerra. Una guerra che la nostra Costituzione, il M5S e il popolo italiano, da sempre, ripudiano.

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Terzo Settore: il Pd blinda riforma e azzera democrazia (12-05-2016)

Il partito di Renzi non ha depositato alcun emendamento. Parlamento imbavagliato e negata qualunque possibilità di apportare miglioramenti. Il regalo al presidente della Fondazione Italia Sociale è servito ROMA, 12 maggio 2016 – "Azzeramento della democrazia, Parlamento trattato con uno… Continua a leggere Terzo Settore: il Pd blinda riforma e azzera democrazia (12-05-2016)