Incendi: il MoVimento non molla. Aperta un’indagine

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di MoVimento 5 Stelle

Tra le tante difficoltà che il nostro Paese ha dovuto affrontare negli ultimi mesi una, gravissima, sembra essere stata già dimenticata da tutti: l’emergenza incendi.
Una calamità che affligge l’Italia da sempre, puntuale ogni estate, ma che mai come quest’anno ha imperversato indisturbata distruggendo migliaia di ettari di bosco. I cittadini e le istituzioni sono rimasti, impotenti, a guardare.

Non si tratta di tragica fatalità: qualcuno ha colpe precise per tutto ciò che è avvenuto, e soprattutto per la desolante inettitudine della macchina dello Stato. Una macchina che in altri tempi ci aveva resi orgogliosi per tempestività ed efficienza.

Abbiamo così chiesto e ottenuto, in ufficio di presidenza della commissione Ambiente alla Camera, l’avvio di un’indagine conoscitiva sugli incendi boschivi dell’estate 2017.

Inizieremo con una serie di audizioni per cercare di far luce su una pagina che non avremmo mai voluto vedere nel nostro territorio: mezzi insufficienti, mancanza di coordinamento nelle operazioni di spegnimento, anche a causa della cancellazione del Corpo forestale dello Stato frutto della legge Madia, la spartizione dei mezzi dell’ex Cfs tra vigili del fuoco e carabinieri, diverse matrici dolose negli incendi, su cui occorre fare chiarezza. Vorremmo inoltre far emergere le proposte che possano arrivare dalle audizione per aiutare a migliorare il coordinamento a tutti i livelli, dagli enti locali al governo nazionale.

Il MoVimento 5 Stelle non intende dimenticare, anche perché appena 12 mesi ci separano dalla prossima estate: non vogliamo certo ritrovarci punto e daccapo.

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L’Abruzzo brucia. D’Alfonso si dimetta

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di Sara Marcozzi, portavoce M5S Regione Abruzzo

L’Abruzzo brucia. Ancora. Il Morrone brucia da NOVE giorni! E sono circa un’altra decina gli incendi dislocati su tutto il territorio regionale. E’ ormai certa la mano dolosa che sta appiccando i fuochi: proprio nel sulmonese sono stati ritrovati gli inneschi dai Vigili del Fuoco durante gli interventi di spegnimento. Ettari ed ettari di Parchi sono andati in fumo, una vera mattanza della fauna che abitava quei boschi. Un danno incalcolabile per la nostra regione.

Ho preferito rimanere in silenzio perché credo che durante l’emergenza sia meglio impiegare le forze per risolvere i problemi, ma a distanza di nove giorni dal primo incendio sul Morrone non è più possibile restare zitti.

L’Abruzzo è una delle tante regioni che sta subendo l’emergenza incendi, a Luglio andò in fumo il Parco Nazionale del Vesuvio in Campania e in queste ore sono centinaia i fronti aperti su tutto il territorio nazionale. Siamo di fronte all’ennesima emergenza. Il Paese è ormai incapace di fare prevenzione e, cosa ancor di sconcertante, è anche impreparato a gestire l’emergenza”.

IL LIVELLO NAZIONALE

– LO SCIOGLIMENTO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO, ha prodotto solo una grande confusione su competenze, mezzi e risorse a tutto vantaggio dei malintenzionati, indebolendo peraltro il servizio anti-roghi. Infatti degli oltre 7.000 forestali, 6.754 sono passati ai Carabinieri, 390 ai Vigili del Fuoco e poche decine alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza. Una riforma pasticciata che ha delegato ai Vigili del Fuoco l’esclusiva competenza sullo spegnimento degli incendi, un tempo assicurata anche dal Corpo Forestale. È di tutta evidenza che i 390 trasferimenti ai Vigili del Fuoco sono totalmente insufficienti per lo svolgimento di queste importanti attività e lo dimostrano le difficoltà che il nostro Paese e la nostra regione hanno avuto nella gestione degli incendi. Stesse dinamiche si evidenziano nella gestione dei mezzi, dei 32 elicotteri nelle disponibilità della Forestale, 16 sono stati assegnati ai Vigili del Fuoco e 16 all’Arma dei Carabinieri. Un pasticcio in salsa renziana che ha dimezzato la capacità di intervento, considerato che la riforma ha escluso i Carabinieri dalle competenze relative in materia di anti-incendio.

– LO SMANTELLAMENTO (DI FATTO!) DELLA PROTEZIONE CIVILE che dal 2012 in poi, complice anche la gestione Bertolaso, ha via via perso poteri, risorse e mezzi. Una rete un tempo efficiente e invidiata da tutto il mondo è stata svuotata dal proprio interno e oggi riesce a mantenere un livello insufficiente di intervento, per lo più garantito dall’impegno di migliaia di volontari a cui va il nostro ringraziamento. Basti pensare che l’attuale flotta nazionale adibita all’antincendio boschivo gestista dal Coau – Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento della Protezione Civile è composta da 16 Canadair, 4 Elicotteri Erickson S64F (i mezzi più efficenti per questo tipo di interventi: capacità di carico da 9-10.000 litri, 45 secondi per il rifornimento e possibilità di gestione del getto d’acqua) e altri 8 elicotteri provenienti dal Corpo dei Vigili del fuoco. Un flotta di 28 mezzi per tutto il territorio nazionale che, in questi due mesi estivi, si è dimostrata totalmente inadeguata alla gestione delle emergenze.

Un governo nazionale che ha preferito investire in F-35 piuttosto che fornire al Paese una flotta di mezzi idonea per intervenire sui numerosi fronti di fuoco che si registrano ogni estate.

IL LIVELLO REGIONALE

– UNA FLOTTA REGIONALE INESISTENTE. A differenza di altre regioni che hanno investito cospicue risorse per i programmi antincendio, Regione Abruzzo è riuscita a stipulare una sola convenzione, peraltro con notevole ritardo, per la disponibilità di un solo elicottero. Altrove, i governi regionali, si sono mossi in anticipo con convenzioni che hanno innalzato il livello di intervento: Piemonte 5 mezzi, Lombardia 4 mezzi, Toscana 10 mezzi, Sardegna 12 mezzi e Calabria 4 mezzi. Un allarme lanciato in tempi non sospetti dalle associazioni ambientaliste e confermato anche dalle dichiarazioni del Capo della Protezioni Civile rimasto inascoltato.

– LA CATTIVA GESTIONE DEL PATRIMONIO BOSCHIVO. Il continuo abbandono delle aree interne ha generato una riduzione delle aree un tempo adibite a coltivazioni e pascoli con conseguente aumento della superficie delle aree boschive. La mancanza di manutenzione e di cure di queste aree aumenta esponenzialmente il rischio di incendi. Una su tutte: la mancata realizzazione di “Viali taglia fuoco” che in caso di incendio riuscirebbero a circoscrivere il fronte del fuoco in micro-aree, agevolando gli interventi da terra e riducendo la superficie delle aree su cui intervenire. Interventi di questo tipo avrebbero evitato che andassero in fumo interi versanti di montagna.

– LA PREVENZIONE E GLI STRUMENTI DI DETERRENZA. Stante la natura dolosa degli incendi, delle Istituzioni serie avrebbero tutti gli strumenti per arginare in maniera efficace l’azione dei piromani. Dall’impiego delle foto-trappole nei boschi, all’utilizzo di droni per la video-sorveglianza, passando per l’impiego di risorse umane specializzate nel controllo e nella sorveglianza di aree a rischio.

Quelle appena elencate sono solo alcune delle criticità e delle proposte che chi è al governo del Paese e della regione avrebbe potuto e dovuto mettere in campo. Un mix di incompetenza e scarsa attenzione alla prevenzione alla minima emergenza mettono in serio pericolo la nostra comunità. In inverno, piogge e neve inginocchiano la regione: black-out energetici, paesi isolati, strade impraticabili, ponti crollati e macchine sgombra neve numericamente insufficienti. In estate siccità e incendi alla mano dolosa dell’uomo e agli eventi atmosferici straordinari si deve rispondere con la programmazione, la prevenzione e la visione. Il PD governa il Paese da quasi 5 anni e il Presidente D’Alfonso guida la Regione da oltre 3 anni, eventi come questi vanno gestiti e programmati nel quotidiano e non derubricati a emergenze. Sono stanca di assistere al continuo scarica-barile della politica. Chi è al governo dei diversi livelli istituzionali faccia il proprio dovere, e se possibile, lo faccia prima del verificarsi di determinati eventi. Le criticità e le relative soluzioni sono ampiamente conosciute, il PD in questi anni ha sonoramente fallito.

Il Presidente D’Alfonso prenda atto dei pessimi risultati e rassegni le sue dimissioni.

[Fonte flotte aree: Helipress al 12 luglio 2017]

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L’Abruzzo brucia. D’Alfonso si dimetta

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di Sara Marcozzi, portavoce M5S Regione Abruzzo

L’Abruzzo brucia. Ancora. Il Morrone brucia da NOVE giorni! E sono circa un’altra decina gli incendi dislocati su tutto il territorio regionale. E’ ormai certa la mano dolosa che sta appiccando i fuochi: proprio nel sulmonese sono stati ritrovati gli inneschi dai Vigili del Fuoco durante gli interventi di spegnimento. Ettari ed ettari di Parchi sono andati in fumo, una vera mattanza della fauna che abitava quei boschi. Un danno incalcolabile per la nostra regione.

Ho preferito rimanere in silenzio perché credo che durante l’emergenza sia meglio impiegare le forze per risolvere i problemi, ma a distanza di nove giorni dal primo incendio sul Morrone non è più possibile restare zitti.

L’Abruzzo è una delle tante regioni che sta subendo l’emergenza incendi, a Luglio andò in fumo il Parco Nazionale del Vesuvio in Campania e in queste ore sono centinaia i fronti aperti su tutto il territorio nazionale. Siamo di fronte all’ennesima emergenza. Il Paese è ormai incapace di fare prevenzione e, cosa ancor di sconcertante, è anche impreparato a gestire l’emergenza”.

IL LIVELLO NAZIONALE

– LO SCIOGLIMENTO DEL CORPO FORESTALE DELLO STATO, ha prodotto solo una grande confusione su competenze, mezzi e risorse a tutto vantaggio dei malintenzionati, indebolendo peraltro il servizio anti-roghi. Infatti degli oltre 7.000 forestali, 6.754 sono passati ai Carabinieri, 390 ai Vigili del Fuoco e poche decine alla Polizia di Stato e alla Guardia di Finanza. Una riforma pasticciata che ha delegato ai Vigili del Fuoco l’esclusiva competenza sullo spegnimento degli incendi, un tempo assicurata anche dal Corpo Forestale. È di tutta evidenza che i 390 trasferimenti ai Vigili del Fuoco sono totalmente insufficienti per lo svolgimento di queste importanti attività e lo dimostrano le difficoltà che il nostro Paese e la nostra regione hanno avuto nella gestione degli incendi. Stesse dinamiche si evidenziano nella gestione dei mezzi, dei 32 elicotteri nelle disponibilità della Forestale, 16 sono stati assegnati ai Vigili del Fuoco e 16 all’Arma dei Carabinieri. Un pasticcio in salsa renziana che ha dimezzato la capacità di intervento, considerato che la riforma ha escluso i Carabinieri dalle competenze relative in materia di anti-incendio.

– LO SMANTELLAMENTO (DI FATTO!) DELLA PROTEZIONE CIVILE che dal 2012 in poi, complice anche la gestione Bertolaso, ha via via perso poteri, risorse e mezzi. Una rete un tempo efficiente e invidiata da tutto il mondo è stata svuotata dal proprio interno e oggi riesce a mantenere un livello insufficiente di intervento, per lo più garantito dall’impegno di migliaia di volontari a cui va il nostro ringraziamento. Basti pensare che l’attuale flotta nazionale adibita all’antincendio boschivo gestista dal Coau – Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento della Protezione Civile è composta da 16 Canadair, 4 Elicotteri Erickson S64F (i mezzi più efficenti per questo tipo di interventi: capacità di carico da 9-10.000 litri, 45 secondi per il rifornimento e possibilità di gestione del getto d’acqua) e altri 8 elicotteri provenienti dal Corpo dei Vigili del fuoco. Un flotta di 28 mezzi per tutto il territorio nazionale che, in questi due mesi estivi, si è dimostrata totalmente inadeguata alla gestione delle emergenze.

Un governo nazionale che ha preferito investire in F-35 piuttosto che fornire al Paese una flotta di mezzi idonea per intervenire sui numerosi fronti di fuoco che si registrano ogni estate.

IL LIVELLO REGIONALE

– UNA FLOTTA REGIONALE INESISTENTE. A differenza di altre regioni che hanno investito cospicue risorse per i programmi antincendio, Regione Abruzzo è riuscita a stipulare una sola convenzione, peraltro con notevole ritardo, per la disponibilità di un solo elicottero. Altrove, i governi regionali, si sono mossi in anticipo con convenzioni che hanno innalzato il livello di intervento: Piemonte 5 mezzi, Lombardia 4 mezzi, Toscana 10 mezzi, Sardegna 12 mezzi e Calabria 4 mezzi. Un allarme lanciato in tempi non sospetti dalle associazioni ambientaliste e confermato anche dalle dichiarazioni del Capo della Protezioni Civile rimasto inascoltato.

– LA CATTIVA GESTIONE DEL PATRIMONIO BOSCHIVO. Il continuo abbandono delle aree interne ha generato una riduzione delle aree un tempo adibite a coltivazioni e pascoli con conseguente aumento della superficie delle aree boschive. La mancanza di manutenzione e di cure di queste aree aumenta esponenzialmente il rischio di incendi. Una su tutte: la mancata realizzazione di “Viali taglia fuoco” che in caso di incendio riuscirebbero a circoscrivere il fronte del fuoco in micro-aree, agevolando gli interventi da terra e riducendo la superficie delle aree su cui intervenire. Interventi di questo tipo avrebbero evitato che andassero in fumo interi versanti di montagna.

– LA PREVENZIONE E GLI STRUMENTI DI DETERRENZA. Stante la natura dolosa degli incendi, delle Istituzioni serie avrebbero tutti gli strumenti per arginare in maniera efficace l’azione dei piromani. Dall’impiego delle foto-trappole nei boschi, all’utilizzo di droni per la video-sorveglianza, passando per l’impiego di risorse umane specializzate nel controllo e nella sorveglianza di aree a rischio.

Quelle appena elencate sono solo alcune delle criticità e delle proposte che chi è al governo del Paese e della regione avrebbe potuto e dovuto mettere in campo. Un mix di incompetenza e scarsa attenzione alla prevenzione alla minima emergenza mettono in serio pericolo la nostra comunità. In inverno, piogge e neve inginocchiano la regione: black-out energetici, paesi isolati, strade impraticabili, ponti crollati e macchine sgombra neve numericamente insufficienti. In estate siccità e incendi alla mano dolosa dell’uomo e agli eventi atmosferici straordinari si deve rispondere con la programmazione, la prevenzione e la visione. Il PD governa il Paese da quasi 5 anni e il Presidente D’Alfonso guida la Regione da oltre 3 anni, eventi come questi vanno gestiti e programmati nel quotidiano e non derubricati a emergenze. Sono stanca di assistere al continuo scarica-barile della politica. Chi è al governo dei diversi livelli istituzionali faccia il proprio dovere, e se possibile, lo faccia prima del verificarsi di determinati eventi. Le criticità e le relative soluzioni sono ampiamente conosciute, il PD in questi anni ha sonoramente fallito.

Il Presidente D’Alfonso prenda atto dei pessimi risultati e rassegni le sue dimissioni.

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I centri stoccaggio rifiuti in Sicilia bruciano. Cosa c’è dietro?

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di Ignazio Corrao, EFDD – MoVimento 5 Stelle Europa

Cosa c’è dietro a questi incendi? Che interessi economici ci sono? Può esserci dietro la mano della mafia? Il collaboratore di giustizia Carmine Schiavone, colui che rivelò come le mafie si arricchissero con il traffico di rifiuti con la connivenza dello Stato, spiegando l’itinerario del traffico illecito dei rifiuti tossici, disse chec’erano delle grosse società che raccoglievano rifiuti, anche dall’estero, rifiuti che poi venivano smaltiti al Sud“, nelle discariche e nelle cave in mano alla ndrangheta e alla mafia in Sicilia.

Parole pesantissime, ma per certi versi non sorprendenti. Perché al di là delle stime sul business ambientale (16,7 miliardi di euro l’anno secondo il rapporto “Ecomafie” di Legambiente, basato però solo sui soli reati accertati) il ciclo dei rifiuti in Sicilia è davvero un business che fa gola a tanti. Segui i soldi e troverai la mafia, diceva Giovanni Falcone. Intanto in Sicilia, chi ha interessi nelle discariche sa bene che se vuole preservare il suo capitale deve semplicemente tenere il piano rifiuti sotto scacco, come è avvenuto negli ultimi 25 anni.

Gli incendi dei depositi di rifiuti differenziati, potrebbero quindi servire a mantenere l’emergenza e quindi garantire gli introiti delle discariche? A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca, direbbe qualcuno, e in una terra con la storia della Sicilia pensar male è un dovere per chi si occupa di cosa pubblica e bene comune.

L’incendio del centro di stoccaggio di Alcamo, uno dei più grossi in Sicilia è stato l’ultimo di una serie. Una serie in cui magicamente ed improvvisamente si verificano fenomeni di combustione nei centri di stoccaggio di rifiuti differenziati. Prima è toccato a Patti nel Messinese, poi a San Gregorio a Catania, a Baucina nel Palermitano, a Grammichele (peraltro scrivo proprio da qui) ed infine ad Alcamo.

Cui prodest? Chi ne trae vantaggio? Quando parliamo di rifiuti parliamo di una montagna di soldi. La stessa montagna di soldi presente in tutti gli asset fondamentali (acqua, energia, cemento, rifiuti) e che attrae le mafie e le massonerie così come il miele attrae le vespe.

I cittadini questi giochetti portati avanti da bestie senza alcuna morale e alcuna dignità pagano un prezzo altissimo, troppo spesso in silenzio. Credo che sia arrivato il momento di rompere questo pericoloso giocattolo e pretendere che attorno ai grandi business come quello dei rifiuti si pretenda assoluta chiarezza e si metta una lente di ingrandimento costante e radicale. Siamo tutti parte lesa di questi avvenimenti e tutti quanti dobbiamo pretendere giustizia e risarcimento.

Solo attraverso una massima attenzione e pressione dal basso si può rompere questo cerchio diabolico, una forza politica volenterosa come la nostra non è sufficiente. Aiutateci ed aiutiamoci, come comunità, queste bestie vanno isolate e cacciate via dalla nostra società.

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Sicilia in fiamme: chiare le responsabilità di Crocetta (26-07-2017)

L’isola va in fumo. E dall’audizione del presidente Rosario Crocetta in Commissione Ambiente del Senato è emerso chiaramente che la Regione siciliana non ha ottemperato a nulla di quanto previsto dalla normativa vigente. Il piano regionale di programmazione e… Continua a leggere Sicilia in fiamme: chiare le responsabilità di Crocetta (26-07-2017)

Sfiduciamo il ministro contro l’ambiente Galletti

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di MoVimento 5 Stelle

È venuto in Aula per raccontarci la favoletta dei piromani che appiccano il fuoco nei boschi. Il ministro Galletti non si è accorto di quale e quanta emergenza nazionale stiamo vivendo nei nostri boschi e nelle nostre città.

Siamo sotto attacco criminale. È terrorismo ambientale. Definire chi sta devastando il patrimonio naturale un semplice “piromane” è come considerare cleptomane un rapinatore a mano armata. Siamo sotto attacco su più fronti e il ministro in 40 minuti di informativa urgente ha dimostrato tutta l’inadeguatezza del governo. Per questo il Movimento 5 Stelle presenterà una mozione di sfiducia contro Galletti, che speriamo sia calendarizzata al più presto.

Il capo dipartimento della Protezione civile Fabrizio Curcio in audizione al Senato ha raccontato che questa emergenza era prevedibile. Soprattutto per lo sfaldamento del Corpo Forestale che ha dimezzato uomini, mezzi e soprattutto DOS, cioè i direttori delle operazioni di spegnimento. Solo in Campania siamo passati da 100 a 50. Senza queste figure fondamentali i soccorsi sono allo sbando. E lo vediamo tutti i i giorni. Sono 390 i Forestali confluiti nei vigili del fuoco senza competenze di direzione operativa anti incendio, perché, si è detto, che il numero era sufficiente mentre un documento del ministero dell’interno sostiene che i VVFF sono sotto organico di 3500 unità.

Dimezzata anche la flotta aerea: i 32 mezzi del corpo Forestale sono stati divisi tra Vigili del Fuoco e carabinieri, dove non c’è competenza di spegnimento incendi. I fondi della Protezione civile sono diminuiti strada facendo fino a scomparire del tutto nell’ultima manovra di bilancio. Il Movimento 5 Stelle contestualmente alla presentazione della mozione di sfiducia ha presentato un pacchetto di 11 proposte che vanno dall’inasprimento delle sanzioni alla dichiarazione di stato di emergenza nazionale, incremento della flotta antincendi, potenziamento delle risorse del comando carabinieri tutela ambientale, riapertura dei termini della mobilità per consentire il transito al corpo dei vigili del fuoco del personale dell’ex corpo forestale dello stato assorbito in altre amministrazioni.

Chi appicca gli incendi è come il killer della criminalità organizzata: dietro di lui c’è un mandante e noi seguiremo il flusso dei soldi per poter capire chi c’è dietro.

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Sfiduciamo il ministro contro l’ambiente Galletti! (20-07-2017)

È venuto in Aula per raccontarci la favoletta dei piromani che appiccano il fuoco nei boschi. Il ministro Galletti non si è accorto di quale e quanta emergenza nazionale stiamo vivendo nei nostri boschi e nelle nostre città. Siamo… Continua a leggere Sfiduciamo il ministro contro l’ambiente Galletti! (20-07-2017)

Incendi: è emergenza nazionale. Un attacco organizzato ai nostri territori (18-07-2017)

Roma, 18 luglio 2017 – "La Sicilia, la Calabria, il Parco del Vesuvio, i comuni vesuviani, la città di Napoli, il casertano, il Lazio con la Pineta di Ostia, la riserva di Palo, la Toscana con la sua Maremma… Continua a leggere Incendi: è emergenza nazionale. Un attacco organizzato ai nostri territori (18-07-2017)

Incendi: in Sicilia situazione grave, servono mezzi aerei (13-07-2017)

Da ormai due settimane la Sicilia Brucia: dal messinese al siracusano, passando per il catanese e il ragusano, gli incendi stanno colpendo vaste aree del nostro territorio. A fronte di questa grave situazione riscontriamo una mancata programmazione da parte della… Continua a leggere Incendi: in Sicilia situazione grave, servono mezzi aerei (13-07-2017)

Il #VesuvioBrucia: chiediamo lo Stato di emergenza nazionale

di Beppe Grillo

Il Vesuvio è circondato, accerchiato, sfigurato. Centinaia di migliaia di persone sono bloccate in casa, finestre chiuse, con il caldo che arriva dal cielo e con quello, terribile, che si propaga con le fiamme da terra. Il Parco Nazionale praticamente non esiste più. Al suo posto cenere e carbone. E le fiamme non sono state ancora domate. Ci sono ancora tre fronti attivi. C’è paura, i cittadini sono soli e i vigili del fuoco si stanno arrangiando per non soccombere.

Questo accade in Italia, mentre chi ci dovrebbe governare è distratto da altro, è preoccupato di far arrivare il prima possibile alle banche venete l’ultima pioggia di miliardi. Guardate dove si trova questa notizia sugli “autorevoli” siti di notizie. Cercatele nei telegiornali. Munitevi di microscopi per trovarne traccia negli atti del governo.

Bruciano le discariche abusive, bruciano i boschi, brucia plastica, amianto, pneumatici, il patrimonio boschivo. Il più pericoloso vulcano che dorme è mangiato vivo dagli incendi appiccati da criminali. I focolai scoppiano organizzati, coordinati, tanto da non lasciare scampo. Brucia gran parte della Campania, non solo il Vesuvio.

Ci sono solo due canadair al lavoro ininterrottamente, pochi uomini e ancora meno mezzi. È una settimana che le fiamme non lasciano scampo.

E il governo? Dorme, più del vulcano.
E De Luca? Che fine ha fatto la sua voce grossa?
Il MoVimento 5 Stelle ieri ha chiesto già lo stato di emergenza regionale alla Campania ma già oggi non basta più, anche le case hanno cominciato aprendere fuoco e servono mezzi e uomini da tutta Italia

Hanno distrutto il Corpo Forestale per risparmiare una manciata di milioni e hanno regalato in tutto alle banche 86 miliardi. Ecco la priorità del governo!
Il movimento 5 Stelle chiede, pretende, che sia decretato immediatamente lo stato di emergenza nazionale. E che l’Europa si attivi per inviare aiuti e risorse. Ci sono canadair fermi in Germania. Li faccia arrivare qui. E faccia presto

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