Non si può morire di smog

di Dario Violi, candidato presidente per Regione Lombardia del MoVimento 5 Stelle

La Pianura Padana è “una camera a gas”, lo sappiamo. E sappiamo anche che nessun governo regionale o nazionale, di destra o di sinstra, ha mai fatto niente per fermare… Continua a leggere Non si può morire di smog

L’inquinamento della Pianura Padana visto dallo spazio

da Euronews

Il satellite Sentinel 5P ha scattato le prime fotografie in HD dell’inquinamento in Italia e in Europa dallo spazio: immagini che si preannunciano rivoluzionarie per il monitoraggio della qualità dell’aria e la lotta agli agenti chimici … Continua a leggere L’inquinamento della Pianura Padana visto dallo spazio

Meno smog, più felicità

di Luigi Di Maio

Nelle ultime settimane sto passando molto tempo in Nord Italia: è da qui che è iniziato il Rally a tutta velocità che andrà avanti fino a marzo (sostienici con una donazione), il cui traguardo è il governo del Paese. Questa zona è i… Continua a leggere Meno smog, più felicità

Livelli di CO2 più alti da 800 mila anni #SceglieteIlFuturo

di Eleonora Evi, EFDD – M5S Europa

Anno dopo anno, l’Italia spende sempre di più in sussidi alle fonti fossili. In modo diretto o indiretto, finanziamo la produzione, le infrastrutture, i progetti che hanno alla base l’energia fossile. Nel 2016 la c… Continua a leggere Livelli di CO2 più alti da 800 mila anni #SceglieteIlFuturo

La truffa del Dieselgate continua

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di Eleonora Evi, EFDD – M5S Europa

Volkswagen richiama i veicoli per aggiornare il software illegale, dicendo che l’auto così riparata rispetta i limiti dell’omologazione. È davvero così? Sono sempre di più i test e le notizie che dimostrano il contrario, le auto continuano ad inquinare oltre i limiti. I consumatori sono ingannati due volte? La Commissione nei giorni scorsi, insieme alle autorità per la tutela dei consumatori, ha scritto a Volkswagen per chiederle di riparare tutti i veicoli interessati entro la fine dell’anno, cosi come aveva promesso. Ho la sensazione che si tratti dell’ennesima azione di facciata.

Penso sia chiaro a tutti che l’inganno non si risolverà con dei semplici aggiornamenti delle centraline. Perché il problema, oltre che abbastanza ovvio dal punto di vista tecnico, è anzitutto politico. E non riguarda una sola casa automobilistica, bensì 35 milioni di veicoli diesel sporchi in giro per l’Europa.

La commissione d’inchiesta ha appurato che c’è stata una frode, ovvero: Commissione europea e Stati membri hanno consentito l’omologazione di veicoli che superavano abbondantemente i limiti emissivi. Malgrado ci fossero già le tecnologie adatte all’abbattimento delle stesse emissioni. Frode e lucro.

Inoltre, si è consentito alle industrie una proroga ingiustificata ai limiti in vigore dal 2015, legalizzando emissioni del 110% in più fino al 2020. Ad oggi non abbiamo raggiunto alcun risultato concreto. D’altronde siamo abituati all’immobilismo dell’UE di fronte alle grandi multinazionali.

Nel mentre le vendite di Volkswagen sono cresciute del 16%. Ora, io non sono un’esperta di questione economiche, ma mi sembra chiaro che la schizofrenia e l’immobilismo delle istituzioni europee abbiano paradossalmente rafforzato VW. Perché in Europa vince sempre e solo il più forte. Altro che “Unione del diritto” (giusto per citare le parole di Juncker), il Diselgate, oggi, è la dimostrazione che questa Europa è l’Unione dell’ipocrisia.

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Nell’#Italia5Stelle liberiamo le città dall’inquinamento

di Andrea Cioffi, M5s Senato

In Italia un terzo dei consumi di energia primaria sono basati sul petrolio che viene utilizzato per il 90% per i trasporti. Da troppi anni la mancanza di una politica industriale ha prodotto un immobilismo del settore che ha perso pezzi importanti di competitività rispetto ai paesi esteri. E’ arrivata l’ora di ridare alla politica il ruolo di stimolo e indirizzo per far tornale l’Italia al posto che le compete in Europa e nel mondo. Oggi l’Italia copre solo l’1% del mercato europeo dell’auto elettrica contro il 23% di Norvegia ed il 10% dell’Olanda.

Attualmente ci sono solo 8.127 auto elettriche che circolano in Italia. Per liberare le città dall’inquinamento è necessario lanciare il cuore oltre l‘ostacolo e istituire, come già fatto dalla Germania, un “Tavolo di lavoro sulla mobilità elettrica” con un obiettivo finale chiaro e preciso che vogliamo realizzare: Il primo milioni di auto elettriche circolante in Italia. Vi aspettiamo a Italia 5 Stelle – Rimini 22, 23, 24 settembre 2017 per discutere di questa e tante altre idee per il futuro del Paese! L’evento è autofinanziato, il M5S ha rinunciato ad oltre 40 milioni di euro di finanziamento pubblico. Se tutti diamo una mano ricostruiremo sul serio questo Paese: http://www.movimento5stelle.it/italia5stelle/donazioni.html

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Un esempio da imitare #SpiaggePulite

La settimana scorsa è diventato virale il video di una donna che sporcava la spiaggia seppellendo qua e là i rifiuti. Ci sono però anche tanti esempi virtuosi di cittadini per bene che non solo tengono pulite le spiagge, ma le ripuliscono. Quello che riportiamo oggi è un esempio, ma ce ne sono moltissimi altri. Gli attivisti del MoVimento 5 Stelle organizzano da anni questo genere di iniziative. Contribuiamo a diffondere il buon esempio: condividete in rete il vostro video di pulizia spiagge con l’hashtag #SpiaggePulite. “Una persona può credere alle parole. Ma crederà sempre agli esempi.

da Laura Laccabadora

Dopo il brutto episodio del turista che sporca la spiaggia, voglio sottolineare quest altro episodio completamente opposto, dove due ragazzi tedeschi in vacanza a Orosei, girano per la spiaggia ripulendola e raccogliendo tutti i rifiuti che trovano in giro, Un grandissimo gesto da elogiare!

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Ilva e Tempa Rossa: fondi europei per riconvertire il Sud Italia

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Basta inquinamento. Basta morti causate da un modello industriale legato al fossile. I cittadini chiedono di poter vivere in un ambiente sano ed esasperati dalle mancate risposte si sono rivolti al Parlamento europeo con delle Petizioni che chiedono il rispetto delle normative europee. Non esistono cittadini di serie B, non devono esserci zone franche in Europa quando si tratta di difendere la salute dei cittadini. I cittadini chiamano, il gruppo Efdd – MoVimento 5 Stelle risponde. Abbiamo proposto e ottenuto una visita ufficiale del Parlamento europeo nel Sud Italia. Ecco il racconto di Eleonora Evi e Rosa D’Amato che hanno partecipato alla missione. Ci chiediamo dove fossero gli europarlamentari di Pd e Forza Italia. Sono già al mare?

di Eleonora Evi e Rosa D’Amato, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa.

“Usiamo i fondi europei per ridare futuro e speranza al Sud Italia malato di inquinamento. Abbiamo visitato, insieme a una delegazione della Commissione Petizioni del Parlamento europeo, gli stabilimenti ILVA ed ENI e abbiamo partecipato a numerose audizioni che si sono svolte in prefettura. Abbiamo ascoltato i cittadini che hanno presentato le petizioni, gli organi di controllo ambientale e sanitario ISPRA, ARPA e ASL, i sindacati, Confindustria, Confagricoltura, le ONG e le associazioni del territorio che si battono per una Taranto diversa. Vogliamo una politica attiva, diretta, senza stucchevoli liturgie.


LO STABILIMENTO ILVA

Le prescrizioni AIA, ovvero gli obblighi che l’impianto deve ottemperare per ridurre il suo impatto inquinante sul territorio, in larghissima parte non sono attuate. Tra promesse, proroghe e decreti del governo, lo stabilimento continua a generare perdite e soprattutto a inquinare. Tra le prescrizioni non attuate, ad esempio, manca ancora una tra le più importanti: la copertura dei parchi minerali. Si tratta di cumuli di minerali di ferro e carboni che con il vento si alzano e si disperdono nell’ambiente, fino a ricoprire di rosso tutte le strade nei pressi dello stabilimento per poi arrivare nelle case dei tarantini e nei loro polmoni. Molti residenti sono costretti a tenere le finestre chiuse per evitare di essere esposti e respirarle. Una promessa, quella della copertura dei parchi minerari, che risale a molti anni fa, e che fino ad oggi è rimasta lettera morta. Tutti i membri della delegazione sono rimasti stupefatti di fronte a una tale situazione di costante pericolo per la salute dei cittadini.

Dalle audizioni sono emersi elementi nuovi e significativi. L’ISPRA, per esempio, ha ammesso che con lo scellerato decreto cosiddetto Salva Ilva ha le mani legate. Le nuove regole prevedono che l’impianto debba ottemperare l’80% delle prescrizioni AIA. E il restante 20%? Non pervenuto. Peccato che il questo restante 20% sia relativo alle opere più importanti e che inquinano di più come la copertura dei parchi minerali. Il decreto salva Ilva non fornisce al controllore alcuno strumento per ottenere un miglioramento ambientale e sanitario. L’Arpa poi ha ammesso che la natura stessa dell’impianto non azzera il rischio e un impatto sulla salute dei cittadini. Un rischio che per i cittadini di Taranto non è più accettabile, stando ai sempre più numerosi studi epidemiologici che dimostrano il nesso tra il mostro inquinante e l’insorgere di patologie gravissime nella popolazione, specialmente quella più debole, i bambini e gli anziani. E’ inaccettabile anche la totale mancanza di informazioni e trasparenza della fase di transizione dello stabilimento che, dall’attuale amministrazione pubblica straordinaria guidata dai commissari governativi, passerà nelle mani di un nuovo proprietario, l’AM Investco (Arcelor Mittal e Marcegaglia), lasciando i cittadini di Taranto nella condizione di subire passivamente per l’ennesima volta le decisioni sul futuro dell’area.

L’IMPIANTO TEMPA ROSSA
Come se non bastasse, di fianco al gigante decadente che sforna acciaio, sorge la raffineria di proprietà dell’ENI. Nello stabilimento viene trasformato il greggio in combustibili e carburanti commerciali che vengono poi distribuiti in una vasta area del sud Italia. Si tratta di un altro grande impianto che negli enormi serbatoi e tubature lavora e movimenta ogni anno 6,5 milioni di tonnellate di petrolio. Circa 250 navi operano nel pontile che si affaccia sul mare per il carico e scarico dei prodotti della raffineria. In questo quadro si inserisce il progetto di ampliamento dell’impianto per contenere e stoccare il greggio proveniente dalla nuova concessione di estrazione petrolifera in Basilicata, progetto denominato Tempa Rossa.

Le petizioni invitate dai cittadini denunciano una situazione poco trasparente per quanto riguarda la sicurezza dell’impianto stesso: classificato come impianto a rischio di incidente rilevante, Tempa Rossa deve rispettare la normativa europea, cosiddetta direttiva Seveso, che prevede la predisposizione di piani di emergenza interni e esterni allo stabilimento a tutela e protezione non solo dei lavoratori dell’azienda ma anche della popolazione che vive nelle vicinanze. Nonostante le sollecitazioni e lo scadere dei termini per la presentazione di tali piani, che devono peraltro essere fatti coinvolgendo e informando i cittadini, ad oggi ENI ne risulta sprovvista.

LE PROPOSTE M5S
L’Europa che vogliamo dialoga, si confronta e risponde ai problemi dei cittadini. Chiediamo la riconversione industriale delle aree e tutele per la salute dei cittadini. Bisogna ricollocare i lavoratori anche nelle bonifiche e la formazione. I fondi europei ci sono e servono proprio a questo.

Chiediamo di abbandonare il modello industriale inquinante e quello energetico del fossile verso una riconversione dell’area che guardi a un futuro sostenibile e resiliente, alle vocazioni del territorio, al turismo e all’agroalimentare. Vogliamo sostenere l’imprenditorialità creativa e l’economia sociale, che metta al centro le energie rinnovabili e l’economia circolare. Noi ci siamo. Abbiamo le idee chiare. E non lasceremo mai soli i cittadini!

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Il sindaco di Trieste, la salute pubblica e le offese

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di Stefano Patuanelli (ex portavoce 5 Stelle in consiglio comunale a Trieste)

Il Sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, è stato eletto nel giugno 2016 grazie ad una promessa: “chiuderò la Ferriera ed inizierò il percorso per la sua chiusura in 100 giorni.” Che cos’è la Ferriera di Trieste? È un impianto siderurgico che produce ghisa dal carbone, ubicato in una zona densamente abitata, con la cockeria e l’altoforno a pochi metri dalle case.

Nei cinque anni passati in consiglio comunale nella scorsa consigliatura, assieme a Paolo Menis e poi ad Andrea Ussai, portavoce in Regione FVG, ci siamo impegnati su questo tema con ogni energia disponibile, da soli contro le amministrazioni comunale e regionale a guida PD, e contro il centrodestra che, con Dipiazza già Sindaco dal 2001 al 2011, nulla ha fatto per chiudere quel mostro che avvelena tutta la città.

Secondo noi il Sindaco, primo responsabile della salute pubblica (D.lgs 833/78 e D.Lgs 299/99), avrebbe gli strumenti per forzare la mano e imporre alla attuale proprietà (Arvedi) il fermo o quantomeno una forte riduzione della produzione.
Tutto questo ho voluto ribadirlo ieri su Facebook, con un post, al quale lo stesso Sindaco Dipiazza ha risposto. Non nel merito, non replicando alle nostre posizioni, non dicendoci qual è il suo cronoprogramma per la chiusura dell’area a caldo della Ferriera. Niente di tutto ciò. Ha risposto con una sola parola: “Deficente”. Avete letto bene, deficente, senza la “i”. Un’offesa peraltro sgrammaticata. Personalmente non mi sconvolge la sua reazione scomposta, vista la difficoltà in cui si trova per aver fatto promesse in campagna elettorale che non riesce a mantenere, mi dispiace però per la mia città, rappresentata da un primo cittadino maleducato e sgrammaticato. Un vero peccato.

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