Questo è il presidente uscente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (PD) – ASCOLTA L’AUDIO

di Alessandro Di Battista

Questo è il presidente uscente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, la persona che ha governato la nostra sanità pubblica negli ultimi 5 anni e che non perde occasione per attaccare Virginia Raggi sui rifiuti, omettendo l… Continua a leggere Questo è il presidente uscente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (PD) – ASCOLTA L’AUDIO

Il caso Renzi-De Benedetti e la corretta informazione in Italia

di Emilio Carelli

Cari amici, sono rimasto sorpreso che una notizia a mio parere politicamente importante sia stata sottaciuta o quasi ignorata da molti giornali e perfino dall’informazione del servizio pubblico. Parlo del caso Renzi – De Benedetti…. Continua a leggere Il caso Renzi-De Benedetti e la corretta informazione in Italia

Cosa ha detto Renzi a De Benedetti? #VogliamoSapere

di Luigi Di Maio

L’intercettazione tra Carlo De Benedetti e il suo intermediario finanziario è il capolinea di Matteo Renzi e del Pd. Siamo di fronte al collasso di un sistema di potere familistico e amorale, costruito su scambi di favori, informazi… Continua a leggere Cosa ha detto Renzi a De Benedetti? #VogliamoSapere

Intercettazioni: dal governo un regalo a tangentisti, corrotti e corruttori

di MoVimento 5 Stelle

Il Governo approva l’ennesimo atto osceno di questa scellerata legislatura: il decreto intercettazioni. Un provvedimento fortemente voluto da Berlusconi e Verdini che rappresenta di fatto un regalo a tangentisti, corrotti e cor… Continua a leggere Intercettazioni: dal governo un regalo a tangentisti, corrotti e corruttori

Il MoVimento 5 Stelle è un pericolo per la mafia

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di MoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle ed il suo portavoce al Senato Giarrusso rappresentano un pericolo per la mafia. A dirlo sono stati Giuseppe Graviano e Umberto Adinolfi, due pericolossisimi boss della mafia e della camorra condannati all’ergastolo e in carcere al 41bis. Giuseppe Graviano insieme al fratello maggiore Filippo, nel 1990 divenne reggente del mandamento di Brancaccio-Cianciulli. I fratelli Graviano ebbero un ruolo importante nell’organizzazione degli stragi del 1993 a Firenze, Milano e Roma e nell’omicidio di don Pino Puglisi . I due vennero arrestati il 27 gennaio 1994 a Milano. Graviano sta scontando l’ergastolo nel carcere di Milano ed è stato accusato da vari pentiti di essere stato lui ad azionare il telecomando dell’autobomba che uccise il giudice Paolo Borsellino e 5 uomini della scorta.

Adinolfi è un boss e killer della camorra condannato all’ergastolo.

Intercettati durante l’ora d’aria nel carcere di Ascoli Piceno il 12 gennaio 2016, questi atti finiscono nel processo della Trattativa Stato-Mafia e vengono pubblicati e resi noti a luglio grazie al giornalista siciliano Riccardo Lo Verso.

Il boss della camorra Adinolfi definisce “una banda di sfegatati” il Movimento 5 Stelle mentre il boss ergastolano Graviano attacca a più riprese il senatore Mario Michele Giarrusso definito, appunto, “pericoloso”. Pericoloso perché il Movimento 5 Stelle ha smascherato e bloccato l’estensione di benefici di sconti di pena ai mafiosi che il governo Pd-Alfano voleva concedere con il beneplacito di Forza Italia.

Quelle che potete leggere sono intercettazioni inquietanti.

Oltre alle minacce ci sono altri particolari, che pongono interrogativi che non possono rimanere senza risposta.

Come faceva Graviano a conoscere nei dettagli i lavori parlamentari della Commissione Giustizia, tanto da poter attaccare Mario Giarrusso? I resoconti della Commissione Giustizia sono sintetici e le sedute non sono pubbliche. Chi sono i suoi interlocutori politici?

Graviano e Adinolfi parlano delle modifiche al 41bis (liberazione anticipata, revisione dell’ergastolo, modifiche al 41bis con alleggerimento del regime carcerario per i capo mafia). Il dialogo si svolge a gennaio 2016 mentre il provvedimento con cui il governo tenta di farsi dare la delega per la modifica del 41bis e del 4bis è successivo. Come facevano ad essere già al corrente di future azioni parlamentari?

Queste porcherie sono state bloccate grazie all’emendamento del Movimento 5 Stelle a prima firma Giarrusso, nei confronti del quale, dopo la pubblicazione dell’articolo a giugno, prima è stata concessa la scorta e poi gli è stata successivamente revocata in maniera strana. Il portavoce del Movimento 5 Stelle ha richiesto le motivazioni per le quali da parte del Ministro Minniti è stato apposto il segreto.

In attesa che il Governo ed il Ministro Minniti diano le dovute risposte, il Movimento 5 Stelle continuerà a combattare con ogni forza le mafie, vero e proprio cancro di questo Paese.

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No al decreto salva-corrotti

di Alfonso Bonafede

Diciamolo chiaramente: un ministro della giustizia, certe cose non dovrebbe nemmeno pensarle. Circa dieci giorni fa è stato smascherato il tentativo del Ministro della Giustizia Orlando di emettere un decreto che può essere definito “salva-corrotti” .

Il decreto del governo Gentiloni cancellerebbe le intercettazioni dagli atti dei magistrati che, secondo la geniale idea del Ministro, non potranno più riportare i virgolettati: i magistrati dovranno fare la sintesi dell’intercettazione. Insomma, una norma che in un colpo solo rende gravoso e impossibile il lavoro dei magistrati, lede i diritti dell’imputato e imbavaglia la stampa.

Inoltre, il Trojan, lo strumento che serve per intercettare le persone tramite il loro cellulare (che diventa un registratore mobile), non potrebbe essere più utilizzato dai magistrati per i reati di corruzione. Sei un politico corrotto e vuoi incontrare qualche imprenditore intenzionato a pagarti una mazzetta? Hai paura che la magistratura ti intercetti trasformando il tuo cellulare in un registratore? Non ti preoccupare. Con la bozza di decreto di Orlando, la registrazione tramite Trojan verrebbe vietata per legge. Insomma, una vera e propria “istigazione a delinquere di stampo legislativo”.

Per non parlare del fatto, naturalmente del tutto casuale, che un decreto del genere cancellerebbe l’inchiesta Consip.

Se invece sei un cittadino onesto e con il tuo cellulare vuoi riprendere o registrare un politico che sta assumendo un comportamento scorretto che potrebbe configurare reato, allora se lo diffondi rischi 4 anni di carcere.

In questi giorni, mentre tutti gli addetti ai lavori stanno (ovviamente) bocciando la bozza di decreto, Orlando sta andando avanti con mezze smentite e timidi cenni di retromarcia. Da parte di Gentiloni nemmeno una parola. Renzi fa finta di nulla. Sono tutti compatti quando si parla di leggi “salva-corrotti”. I cittadini onesti di questo paese meritano rispetto: Orlando si rassegni e dichiari immediatamente che la bozza di decreto verrà interamente cancellata.

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#ProgrammaGiustizia – Le intercettazioni come mezzo di ricerca della prova

Le intercettazioni, che tutti i Governi di destra e di sinistra hanno combattuto sino ad oggi, sono un fondamentale strumento d’indagine e di ricerca della prova, soprattutto per reati difficili da scoprire come quelli di corruzione. Il loro utilizzo è disposto mediante precise garanzie costituzionali. Il quesito che vi sottoporremo riguarda sia la possibilità di regolare ed ampliare l’utilizzo delle videoriprese come strumento investigativo sia la possibilità di ampliare l’utilizzo delle intercettazioni estendendole anche ad altri reati, ed in particolare a quelli commessi contro la Pubblica Amministrazione e, dunque, ai danni della collettività.

di Pierfrancesco Bruno, avvocato e professore

Le intercettazioni sono un mezzo attraverso il quale la magistratura e gli organi inquirenti esercitano un’attività particolarmente penetrante di contrasto alla criminalità, ed in particolare a forme di criminalità organizzata, per i reati contro la pubblica amministrazione e ovviamente il traffico di stupefacenti. Spesso si parla di intercettazioni con riferimento a forme similari di captazione, ad esempio le semplici registrazioni, che in realtà non costituiscono intercettazioni.

La caratteristica tipica di questo strumento è che siano compiute da un soggetto estraneo al dialogo. Che vengano eseguite su dialoghi che abbiano carattere riservato, vale a dire coperti da una forma di riservatezza che può dipendere dalla tipologia del mezzo utilizzato. Ad esempio l’uso del telefono oppure l’uso dei canali telematici ordinari, e che si giovi di strumenti tecnologici, nel senso che una intercettazione richiede necessariamente un apporto tecnologico, vuoi per gli strumenti attraverso i quali viene esercitata la captazione, vuoi per i mezzi attraverso i quali si documenta, che sono normalmente gli strumenti di registrazione che un tempo erano i classici nastri magnetici è che oggi, appunto, si sono evoluti in cheap ed altri supporti.

Sul piano pratico l’intercettazione di comunicazioni o conversazioni e oggi limitata ad una serie di reati tipicamente indicati dal codice. Ossia, non tutte le fattispecie di reato sono in questo momento indagabili attraverso lo strumento delle intercettazioni, ma il legislatore nell’articolo 266 del Codice di Procedura Penale ha stabilito un numero piuttosto ristretto di reati che potremmo genericamente indicare come quelli puniti con pene superiori a 5 anni, o attraverso una indicazione di fattispecie tipiche che confinano le intercettazioni all’interno di un contesto investigativo destinato a incidere su fatti particolarmente gravi.

Per quanto attiene alla tematica generale delle intercettazioni, molto spesso la problematica che si è posta è stata non tanto quella dell’utilizzo o dell’impiego dello strumento, quanto piuttosto il tema della diffusione successiva del contenuto dei dialoghi. Ma va chiarito che questo aspetto in realtà attiene ad un profilo eventuale, diverso rispetto a quello concernente l’impiego delle intercettazioni come mezzo investigativo.

Il rischio che successivamente i dialoghi contenuti nei nastri, o nei supporti informatici delle intercettazioni, vengano divulgati, è un rischio che va trattato ovviamente su un campo diverso. Attiene al profilo della tutela della riservatezza dei cittadini da quanto risultato dalle intercettazioni, e non all’impiego da parte della compagine inquirente dello strumento come mezzo di investigazione.

Le intercettazioni intervengono su un bene costituzionalmente protetto che è il diritto alla libertà e alla riservatezza delle comunicazioni, ed il loro meccanismo di esecuzione passa attraverso una serie di filtri, nel senso che è il pubblico ministero a richiederle e il giudice per le indagini preliminari a concederle. Attualmente il pubblico ministero ha possibilità di intervenire direttamente utilizzando questo strumento soltanto nelle prime 48 ore. È una situazione in presenza della quale solo in casi di assoluta necessità ed urgenza il Pm ha la libera disponibilità dello strumento.

Il codice ne prevede una tipologia abbastanza variegata, infatti le intercettazioni si distinguono in tradizionali: telefoniche, telegrafiche o su onda guidata. Intercettazioni tra persone presenti: vale a dire le cosiddette intercettazioni ambientali. Ed intercettazioni telematiche: quelle che appunto riguardano i flussi di dati.

Una tipologia di intercettazioni che il codice invece non disciplina, e che pertanto attualmente non è contemplata tra quelle impiegabili nell’ambito investigativo, è la cosiddetta intercettazione o capitazione visiva. Insomma oggi è possibile intercettare un dialogo tra due persone che si trovano in luogo pubblico, a volte anche all’interno di un ambiente chiuso, si chiama intercettazione domiciliare. E se questa serve ad ascoltare la voce delle persone, non è possibile invece intercettare, o meglio ancora capitare visivamente, i loro comportamenti, salvo che questi non abbiano un contenuto direttamente comunicativo.

È la giurisprudenza che ha esteso l’uso delle intercettazioni anche alle captazioni visive destinate ad individuare comportamenti comunicativi. L’esempio è quello classico rappresentato dalle condotte attraverso le quali nei parlatori delle carceri i detenuti comunicano determinati dati e loro ospiti attraverso segni e i comportamenti. Quindi un tema che il legislatore è stato più volte sollecitato ad affrontare è proprio quello della estensione di questo nuovo strumento, attualmente non noto nel sistema penalistico, di captazione delle immagini e non soltanto del suono.

Altro tema che va tenuto in considerazione è la disciplina delle cosiddette intercettazioni domiciliari. Una forma particolare di intercettazioni che avviene all’interno di ambienti riservati, come il domicilio e luoghi ad esso equiparati, dove la possibilità di intercettare è limitata alla sola ipotesi che in quel contesto si possa capitare in diretta lo svolgimento dell’attività criminosa.

Quindi attualmente una lacuna legislativa è rappresentata dal fatto di non poter utilizzare questo strumento di intercettazione per raccogliere prove di fatti pregressi, mentre invece oggi è ammessa solo per documentare in diretta lo svolgimento dell’attività. Ovviamente questo costituisce una limitazione piuttosto importante all’impiego dello strumento.

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Ecco il #ProgrammaGiustizia del MoVimento 5 Stelle

di MoVimento 5 Stelle

Vi presentiamo il Programma Giustizia del MoVimento 5 Stelle sottoponendovi sette punti per noi molto importanti per riformare veramente la giustizia in questo Paese, oltre al lavoro che abbiamo portato avanti in questi anni e alle proposte che abbiamo presentato. Le tematiche riguarderanno il contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione, la certezza della pena e la velocità dei processi.

Ogni anno in Italia si prescrivono oltre centomila processi, nel 2014 siamo arrivati ad oltre 130mila. Questo significa che milioni e milioni di euro pubblici saranno spesi per istruire processi, per fare indagini che non porteranno mai a nessuna condanna. Questo è un grosso problema, oltretutto attualmente in Italia la fase di appello è la fase processuale dove maggiormente vanno ad influire le prescrizioni. Un esempio potrebbe essere una persona condannata in primo grado il cui processo viene estinto in appello per prescrizione. Cosa proponiamo come Movimento 5 Stelle per ovviare a questo annoso problema della giustizia penale in Italia. Proponiamo o di sospendere la prescrizione dal momento in cui inizia il processo, ovvero da quando l’indagato diventa imputato. Oppure la scelta è di sospendere la prescrizione al momento della sentenza di primo grado, sia essa di condanna, sia essa di assoluzione.

La separazione dei poteri è alla base di ogni democrazia moderna. Per questo, è fondamentale che il confine che separa la politica e la magistratura sia netto e perfettamente delineato. Un magistrato è certamente libero di dedicarsi alla politica e di essere eletto all’interno delle istituzioni ma, dopo la parentesi politica, può tornare alla magistratura giudicante o requirente? Il MoVimento 5 Stelle vi chiede se il magistrato che si è dedicato alla politica, ed è stato eletto nelle istituzioni, non possa più tornare alla magistratura giudicante o requirente oppure se ciò possa essere possibile soltanto dopo un congruo termine di 5 anni.

Spesso ci si lamenta della mancanza della certezza della pena, ovvero di una soluzione adeguata che venga realmente scontata da chi ha commesso un reato. Il quesito che vi sottoponiamo vuole potenziare e allargare il lavoro di pubblica utilità per risarcire in modo concreto la collettività e non gravare sulle casse dello Stato

Le intercettazioni, che tutti i Governi di destra e di sinistra hanno combattuto sino ad oggi, sono un fondamentale strumento d’indagine e di ricerca della prova, soprattutto per reati difficili da scoprire come quelli di corruzione. Il loro utilizzo è disposto mediante precise garanzie costituzionali. Il quesito che vi sottoporremo riguarda sia la possibilità di regolare e ampliare l’utilizzo delle video riprese come strumento investigativo, sia la possibilità di ampliare l’utilizzo delle intercettazioni estendendolo anche ad altri reati, ed in particolare a tutti i reati commessi contro la Pubblica Amministrazione e, dunque, ai danni di tutta la collettività.

Il whistleblowing è uno strumento fondamentale per la lotta alla corruzione: tutela chi segnala i reati e punisce chi abusa del proprio potere per scoraggiare ingiustamente i lavoratori più onesti e coraggiosi. Vogliamo che questa tutela sia più efficace nel pubblico e nel privato. Ma quanto costa denunciare, e quali sono i vantaggi per chi denuncia. Le spese legali e sanitarie per i whistleblower sono tante, e non c’è nessun incentivo a segnalare. Valutiamo l’importanza di premiare il whistleblower con un vero e proprio premio economico o con un fondo a sostegno delle spese sostenute dopo la denuncia e a causa della segnalazione. Con l’obiettivo di promuovere la buona prassi di denunciare gli illeciti e combattere la corruzione.

Il nostro ordinamento prevede che, se a proporre Appello è solo l’imputato, il giudice di secondo grado non può condannarlo ad una pena più alta ma può solo abbassarla o lasciarla uguale. Il quesito su cui siete chiamati a rispondere vi chiede se è giusto riformare questa norma, nel senso che anche nel caso in cui a proporre appello sia il solo imputato, questi possa incorrere potenzialmente in una condanna più pesante rispetto a quella ricevuta in primo grado. L’invito è a riflettere sulla valutazione di costi/benefici e garanzie in quanto oggi, a fronte di un sacrosanto diritto a impugnare una sentenza che si ritiene ingiusta, una parte considerevole degli appelli sono fatti in modo strumentale per cercare di ottenere una pronuncia più favorevole o la prescrizione senza rischiare, nel concreto, assolutamente nulla, con conseguente ingolfamento delle Corti di Appello e aggravio in termini di economia processuale.

Ad oggi, grazie alla lungimirante intuizione e geniale visione di Giovanni Falcone, esistono le Direzioni Distrettuali Antimafia con procuratori, cioè organi requirenti, specializzati in ogni sede di Corte d’appello, coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo con unica sede a Roma. Il MoVimento 5 Stelle chiede se siete d’accordo nel prevedere che tutti i processi legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso si celebrino presso le sedi delle Corti d’Appello, formate da Giudici specializzati e muniti di idonee strutture. Prevedere dunque che oltre ai PM, chi è chiamato a giudicare, abbia la stessa specifica competenza e formazione di coloro, come i magistrati requirenti, che compiono indagini di contrasto alle mafie.

Questi sono i quesiti che vi proponiamo per il programma giustizia. Guardate i video, partecipate e votate su Rousseau.

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Consip, l’ipocrisia di Renzi e l’inchiesta che fa tremare il giglio magico

di MoVimento 5 Stelle

Nell’inchiesta Consip c’è tutto il doppiopesismo e l’ipocrisia di Matteo Renzi e del PD. Renzi prima ha piazzato uno dei suoi uomini a capo della Consip, Luigi Marroni, e poi lo ha scaricato quando questo è diventato il principale accusatore del suo braccio destro Luca Lotti e del padre Tiziano e testimone scomodo di un’inchiesta che sta facendo tremare l’intero Giglio Magico.

Ma non basta: mentre per mano del PD e del governo manda a casa l’Ad della Consip che non è indagato e che ha raccontato la verità di fronte ai magistrati, contemporaneamente difende e tiene incollato alla poltrona un ministro, Luca Lotti, indagato per favoreggiamento e rivelazione del segreto istruttorio, accusato di aver di fatto ostacolato le indagini dei magistrati. E’ sintetizzato tutto qui il rispetto che Renzi ha per la giustizia.

All’ipocrisia si è aggiunta anche la vigliaccata: pur di salvare la faccia, e la poltrona del ministro Lotti, hanno tentato in tutti i modi di fermare la discussione in Aula al Senato delle mozioni dei vari partiti che chiedevano l’azzeramento dei vertici Consip, facendo dimettere il Cda della centrale di acquisti per la Pa di fatto dimissionando in anticipo Marroni. Un patetico tentativo, l’ennesimo, di salvarsi la faccia dinanzi al Paese, di togliere di mezzo il testimone scomodo e insabbiare l’affaire Lotti, e di evitare di andare sotto nelle votazioni.

Tutto accade mentre Renzi continua a difendere il padre e il suo ministro, dimenticando che le accuse su di loro restano ancora in piedi.

Sono sei mesi che la Procura di Roma e Napoli indagano sulla corruzione intorno al mega appalto Consip da oltre due miliardi e mezzo di euro. In carcere è finito l’imprenditore Alfredo Romeo, ma sotto accusa ci sono anche nomi eccellenti del ‘sistema renziano’: il padre Tiziano, accusato di traffico di influenze illecite, cioè di aver brigato e di essersi speso per favorire negli appalti proprio l’imprenditore Alfredo Romeo, e il ministro Luca Lotti.

L’accusa su quest’ultimo è pesantissima: avrebbe rivelato l’esistenza dell’inchiesta ai vertici Consip, proprio nel momento in cui le indagini stavano arrivando a Tiziano Renzi. A spifferare l’operato dei magistrati oltre a Lotti, sarebbero stati anche il Generale dei Carabinieri Tullio Del Sette, il comandante della Legione Toscana Emanuele Saltalamacchia e il presidente di Publiacqua Firenze Filippo Vannoni.

In un Paese normale Lotti sarebbe già fuori dal governo. Invece è ancora lì, confermato anche da Gentiloni. Così come sarebbero stati mandati a casa i vertici dell’Arma accusati di aver rivelato l’inchiesta. Anche loro sono tutti al loro posto. Intanto, però, è scattata la ritorsione contro Marroni.

Che anche Marroni e i vertici Consip debbano andare a casa non c’è dubbio. Ma l’ipocrisia di Renzi e del PD è vergognosa. Per mesi hanno preso in giro il Paese tenendo al loro posto due uomini – Lotti e Marroni – le cui verità erano in contrasto: uno dei due necessariamente è un bugiardo che sta mentendo ai magistrati, alle istituzioni e ai cittadini. Ma in attesa che la giustizia faccia il suo corso, Renzi e il PD hanno deciso da che parte stare: via il testimone non indagato che parla ai magistrati, dentro l’indagato.

Sarà interessante vedere che fine farà l’altro testimone chiave dell’inchiesta, il presidente Consip Luigi Ferrara, che a differenza di Marroni prima ha ammesso di essere stato informato dell’inchiesta in corso e delle cimici messe negli uffici, poi ha ritrattato le sue accuse finendo indagato per falsa testimonianza. Per ora è fuori da Consip, ma chissà…

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Renzi, Alfano e Orlando uniti nella legge salva corrotti

di Alfonso Bonafede

Più la legge è una porcata, più in fretta si mette la fiducia per approvarla e quindi toglierla rapidamente dalle mani del Parlamento.
Questa manfrina è successa già 92 volte, e con oggi sono 93. Siamo ormai avviluppati in un sistema a tal punto demenziale, da esigere novantatre fiducie per riuscire a legiferare. Questo non accade perché il Parlamento sia inetto o abbia poca voglia di lavorare, anzi: c’è una precisa regìa che rende il Parlamento impotente davanti a leggi scritte dal governo e approvate da una maggioranza complice, o costretta al sì per non prendersi la responsabilità di far cadere tutto il cucuzzaro.

La fiducia richiesta oggi serve ad apporre il sigillo sulla riforma del processo penale. Una materia ostica: e come siamo ormai abituati, più è ostico l’argomento più i vari governi riescono a infilarci porcate di ogni genere. Tanto, chi vuoi che lo capisca? E quale giornale o TV vuoi che si prenda la briga di spiegarlo ai cittadini? Lo zittificio nazionale se ne guarda bene dal disturbare il manovratore.

E dire invece che le porcate infilate questa riforma sarebbero comprensibili anche a un bambino: il bavaglio alle intercettazioni, che accontenta tanti, dai mazzettari alle ONG; l’allungamento della prescrizione, che fa tanto comodo ai soliti “amici” e ai mille Verdini che campano nel sottobosco dei partiti. Lungi dal migliorare la giustizia, insomma, questa legge rappresenta al contrario un’istigazione a delinquere. D’altronde, le leggi illegittime e anticostituzionali sono praticamente il marchio di fabbrica di una maggioranza che va avanti approvando favori a destra e a sinistra (nel vero senso della parola) e calpestando il Parlamento.

Eppure l’ultima volta che abbiamo guardato l’Italia era ancora una Repubblica Parlamentare: cosa aspetta allora il Presidente della Camera, quella Laura Boldrini che non si esime mai dal messaggiare e monitare la Nazione su ogni ramo dello scibile, ad offrire finalmente il monito più atteso, ovvero che la Camera non può più essere calpestata in questo modo indegno?
Sarebbe un bel gesto istituzionale per portare finalmente un granello di dignità a questa pessima legislatura. I cittadini lo aspettano… con fiducia.

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