#Italia5Stelle per una scuola pubblica e di qualità

di Silvia Chimienti

Ciao, sono Silvia Chimienti, faccio parte della Commissione Lavoro alla Camera e mi occupo in particolare di docenti e soprattutto di precariato nella scuola. Per noi la scuola deve essere pubblica, per tutti, di qualità, al passo con i tempi: questo è il concetto di scuola che il MoVimento 5 Stelle sostiene e per cui si batte ogni giorno. Studenti, genitori, docenti, le loro qualità e le loro esigenze, devono essere i veri protagonisti di uno dei pilastri più importanti per il futuro del Paese. Come vogliamo cambiare la scuola? Parliamone insieme a Rimini dal 22 al 24 settembre, in occasione dell’edizione di quest’anno di Italia 5 Stelle. Se volete aiutarci a creare questo evento di 3 giorni, vi chiediamo intanto una piccola donazione: DONA ORA! Come sapete, il MoVimento 5 Stelle rinuncia al finanziamento pubblico.

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#ProgrammaScuola: Come innovare la didattica

La Scuola va rinnovata e ripensata in modo da attuare strategie didattiche e pedagogiche innovative, in grado di coinvolgere attivamente gli studenti nella creazione delle conoscenze. Per raggiungere questo importante obiettivo vi chiederemo di scegliere tre priorità.

di Paolo Mottana, ordinario di filosofia dell’educazione Università Milano Bicocca

La scuola oggi presenta tanti elementi che hanno bisogno di essere trasformati. in generale l’educazione pubblica credo che debba essere un’educazione all’altezza delle esigenze dei bambini e dei ragazzi che vivono nel nostro tempo, e questo non è quello che accade. La scuola di oggi continua a tenerli imprigionati in spazi e in tempi, dovendo assecondare argomenti che non sono appropriati alle loro esigenze, ai loro desideri e alle loro possibilità.

Occorre intervenire anzitutto perché la scuola diventi un luogo dove non solo la dimensione cognitiva, ma la dimensione fisica, le dimensioni emotive, le dimensioni immaginative, le dimensioni creative, trovino il loro spazio. È necessario chiudere una fase in cui abbiamo, per così dire, messo da parte bambini e ragazzi rispetto alla vita sociale, e ricondurli invece a entrare in contatto con la vita reale, perché è soltanto quando si entra in contatto con la vita reale, con altre generazioni, quando si entra in contatto con esperienze autentiche che bambini e ragazzi si sentono effettivamente motivati, si sentono coinvolti, possono per così dire vivere delle autentiche passioni per quello che fanno.

Bisogna andare nella direzione di una educazione diffusa, cioè un’educazione in cui tutta la società si sente responsabile, dove la presenza di bambini e ragazzi nel mondo torna ad essere protagonista. Perché noi purtroppo abbiamo perso il loro contributo, abbiamo perso la loro vitalità, la loro freschezza, la loro spontaneità, le loro capacità chiudendoli in luoghi dove tutto questo viene soffocato.

Abbiamo bisogno di aiutare gli educatori e gli insegnanti a ritrovare il gusto di una professione che purtroppo chiusa nelle mura anguste della scuola finisce per essa stessa a spegnersi. Aiutandoli a muoversi nel mondo e a trovare le opportunità, le occasioni, dove il loro stesso sapere venga per così dire chiamato il gioco. Quindi si tratta di un movimento complesso, che rovesci un po’ le gerarchie che sono state per così dire impiegate fino ad oggi, le gerarchie che vedono un sapere organizzato frantumato in discipline, rinchiuso in luoghi dove ci sono le gabbie di discipline, di normative, di valutazioni, che costringono questo sapere a perdere il suo potenziale di interesse, di curiosità, e invece riportarli nella vita reale.

Per tutto questo abbiamo bisogno di una nuova formazione per insegnanti e docenti, che faccia leva davvero sulla loro capacità di stare insieme ai ragazzi. Non come controllori, non come giudici, non come agenti di sicurezza, come spesso accade, ma come compagni di un attraversamento dell’esperienza della vita. E la vita è estremamente varia, è un’arnia infinita di occasioni, di opportunità, di esperienze straordinarie. Ma non possiamo più confinarle all’interno di uno spazio così ristretto come quello della scuola.

Abbiamo bisogno di aprirci al territorio, di aprirci a tutti quegli agenti sia pubblici che privati che possono contribuire a offrire delle opportunità, e anche a ricostruire il profilo stesso di quartieri, delle zone, delle città. Perché bambini e ragazzi possano di nuovo ricominciare a solcarli ad essere presenti in essi attraverso un sistema di trasporti adeguato. Abbiamo bisogno di una formazione di educatori ed insegnanti che cambino il loro profilo esclusivo da esperti disciplinari, e diventino, per così dire, degli organizzatori di esperienze.

L’apprendimento avviene attraverso l’esperienza, non avviene attraverso alcuna memorizzazione di qualcosa obbligata da qualcun altro, l’apprendimento che io chiamo “apprendimento per sottomissione”. Non c’è bisogno di sottomettersi a nulla, c’è solo bisogno di gustare le infinite opportunità che la realtà ci offre. Da questo punto di vista certamente anche le tecnologie possono avere un ruolo, che non deve essere semplicemente di lubrificazione per imparare, ma un modo per scoprire, per essere creativi.

Ci sono tecnologie che ci aiutano a riprendere il mondo, rivederlo ad analizzarlo, ci sono tecnologie che ci aiutano ad acquisire conoscenze, ci sono tecnologie che però possono anche diventare un alibi per non occuparsi direttamente della realtà. E quindi le tecnologie devono essere un oggetto su cui esercitare un’attenzione critica, da somministrare secondo la dovuta calibratura, rispetto all’importanza che invece l’esperienza autentica, reale, diretta, carnale nel mondo può avere.

Credo che l’educazione diffusa, che per il momento ancora è soltanto abbozzata in qualche esperienza sperimentale, possa diventare per il futuro la strada da prendere. Occorre qualcuno che dalle posizioni in cui si decide come funziona l’educazione nel nostro mondo, prenda delle decisioni in questo senso. Ci aiuti a liberarci da quei sarcofagi che sono le strutture scolastiche, dentro i quali purtroppo noi abbiamo deciso di confinare una parte così importante della vita umana. E tanti soggetti che possono invece contribuire, con il loro lavoro, con la loro meraviglia, con la loro capacità ancora non contaminata a rendere migliore.

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Il Pd taglia 50 milioni tra Istruzione e Cultura (11-05-2017)

ROMA, 10 maggio – "Oggi in commissione Cultura il Pd e la maggioranza hanno dato parere favorevole alla manovrina, che prevede il taglio di ben 38 milioni al comparto istruzione e di 12 alla cultura. Almeno i partiti, in occasione… Continua a leggere Il Pd taglia 50 milioni tra Istruzione e Cultura (11-05-2017)

APERTURA ASILO NIDO INTERNAZIONALE: FINALMENTE UN LIETO FINE PER UNA STORIA LUNGA QUASI 10 ANNI

«Abbiamo dovuto attendere inspiegabilmente due anni ma pare che finalmente l’asilo nido interaziendale dell’Ospedale di Cattinara sia prossimo all’apertura. La notizia arriva in modo indiretto grazie alla pubblicazione sul sito dell’Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste (Asuits) del bando per le pre-iscrizioni. A gestire la struttura, che sarà operativa dal 2 maggio, sarà Duemilauno Agenzia […] Continua a leggere APERTURA ASILO NIDO INTERNAZIONALE: FINALMENTE UN LIETO FINE PER UNA STORIA LUNGA QUASI 10 ANNI

SUPPLENTI ANCORA SENZA STIPENDIO. CHI GOVERNA IN REGIONE E A ROMA DEVE MODIFICARE QUESTO SISTEMA CHE PENALIZZA I LAVORATORI

Sembrano non finire mai i problemi per i lavoratori della scuola. Oggi il MoVimento 5 Stelle, grazie a una interpellanza firmata dalla consigliera Eleonora Frattolin, ha nuovamente portato in Consiglio regionale un caso decisamente sottovalutato: quello dei docenti temporanei che anche nel Friuli Venezia Giulia per mesi non ricevono lo stipendio. “Questa mattina l’assessore regionale […] Continua a leggere SUPPLENTI ANCORA SENZA STIPENDIO. CHI GOVERNA IN REGIONE E A ROMA DEVE MODIFICARE QUESTO SISTEMA CHE PENALIZZA I LAVORATORI

Scuola: alunni disabili senza ‘sostegno’

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di MoVimento 5 Stelle

Non c’è pace per la scuola italiana. Dopo i disastri della riforma di Renzi e Giannini, ora il governo ha messo le mani sulla riforma del sostegno con un decreto che in teoria doveva servire a migliorare la vita a scuola dei disabili e che invece avrà conseguenze pesantissime per questi ragazzi e per le loro famiglie.

Il decreto sull’inclusione scolastica varato dal governo Gentiloni, con la regia del ministro Fedeli, sferra un duro colpo al diritto allo studio degli alunni disabili e fa compiere alla scuola italiana un pericoloso passo indietro, andando a smantellare tra l’altro i capisaldi della storica Legge 104 sulla disabilità. Ecco cosa succederebbe se il decreto dovesse passare così com’è:

tutti gli studenti che non hanno una disabilità grave certificata rischiano di perdere le ore di sostegno di cui sino ad oggi, seppure con mille lacune, hanno goduto. A richiedere le ore di sostegno, sulla base delle esigenze del singolo alunno, sino ad oggi era la scuola, insieme ai docenti e ai genitori dei ragazzi, ora invece questo ruolo passerebbe nelle mani di un Gruppo di Inclusione Territoriale (GIT), composto per lo più da dirigenti scolastici e senza la presenza di specialisti. Saranno loro a decidere quante ore di sostegno destinare ad ogni alunno, leggendo documenti e relazioni e non più sulla base di una conoscenza diretta dell’alunno.

Le classi con ragazzi portatori di disabilità potranno essere composte da più di 22 studenti, numero che ad oggi non può essere superato.
La valutazione diagnostico-funzionale degli alunni disabili sarà affidata a commissioni composte solo da medici, estromettendo le famiglie, gli educatori, i pedagogisti, gli psicologi e gli assistenti sociali, con un approccio alla disabilità solo medico, quando ormai da anni si va nella direzione psico-sociale.
Il Piano Educativo Individualizzato non prevede più i contributi provenienti dalle figure professionali dell’ASP, né dell’ente locale, né dei diversi gruppi di supporto all’inclusione, certificando la fine del processo di inclusione inteso come presa in carico diffusa e condivisione delle buone pratiche.

Il decreto, naturalmente, non stanzia un euro:
come si possa pensare di migliorare l’inclusione dei ragazzi disabili a scuola senza spendere un soldo, e quindi senza risolvere la drammatica carenza di insegnanti di sostegno e di servizi quali l’assistenza e il trasporto, devono venire a spiegarcelo.

Questo decreto va preso e gettato nel cestino. Serve un nuovo testo che contenga alcuni punti imprescindibili che il M5S ha già proposto al governo: ridurre ad un massimo di 20 studenti le classi in cui ci sono alunni disabili, prevedere la presenza di figure professionali di supporto all’attività dei docenti, garantire la presenza delle famiglie in ogni fase decisionale sul sostegno, assicurare i servizi scolastici e assumere nuovi insegnanti di sostegno specializzati, senza i quali non è possibile garantire ad ogni studente la continuità didattica a cui ha diritto.

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La borsa di studio è un diritto, facciamolo rispettare

di Luigi Gallo

L’accesso alle borse di studio universitarie dovrebbero essere un diritto per tutti i soggetti che rispondano ai requisiti necessari. Invece in Italia non è così, perché chi presenta la domanda entra nella graduatoria degli studenti che hanno diritto ad essere sostenuti economicamente dal nostro Stato: una roulette. All’interno di quella graduatoria solo 4 soggetti su 10 avranno la fortuna di ricevere la borsa di studio. Per gli altri nulla: dovranno arrangiarsi o rinunciare a frequentare l’università.

Se sei uno studente che vive in alcune regioni però hai più possibilità di accedere alla borsa rispetto a un collega residente in altre. Tutto questo perché la legge nazionale che definisce i finanziamenti prevede la ripartizione dei fondi alle Regioni per le borse di studio sulla base di criteri quali numero di posti per alloggio degli studenti, sovvenzioni regionali al settore.

In sostanza, chi ha di più, riceve di più. Un meccanismo di redistribuzione che rischia di penalizzare soprattutto gli atenei del Sud, che già hanno subito negli ultimi anni un’emorragia di iscrizioni all’università. Con la proposta di legge a mia prima firma vogliamo interrompere questo meccanismo perverso e proponiamo di ripartire il Fondo delle risorse tra le Regioni sulla base del numero di idonei nelle graduatorie per la concessione delle borse di studio nell’anno accademico in corso, pubblicate entro il 31 dicembre dell’anno precedente. Ovviamente la premessa fondamentale è che i fondi messi a disposizione coprano il 100% delle domande dei soggetti aventi diritto. La proposta di legge è ora in discussione su Lex. Accedi a Rousseau per partecipare!

Quello dell’accesso alle borse è un diritto che va garantito anche perché dalla sua reale applicazione dipende il rispetto di un altro diritto, costituzionale: quello allo studio.

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SUPPLENTI DELLE SCUOLE NON PAGATI: INTERPELLANZA DEL M5S

Interpellanza del MoVimento 5 Stelle Fvg sul caso dei supplenti delle scuole del Friuli Venezia Giulia che non vengono pagati. «Vogliamo sapere se la giunta Serracchiani sia a conoscenza di questa situazione – spiega la consigliera regionale Eleonora Frattolin -.

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Fedeli, il ministro "zeru tituli" (17-12-2016)

Non c’è due senza tre: Valeria Fedeli continua a mentire e a incartarsi, peggiorando ulteriormente una situazione rispetto alla quale l’unica via d’uscita sono le sue dimissioni da ministro. In un’intervista rilasciata oggi a un quotidiano (la Repubblica, ovviamente)… Continua a leggere Fedeli, il ministro "zeru tituli" (17-12-2016)

Scuola: delegazione in Finlandia, modello d’istruzione d’eccellenza (12-09-2016)

ROMA, 12 settembre 2016 – "Quattro giorni in missione, a partire da oggi e fino al 15 settembre per toccare con mano i punti di forza del sistema di istruzione della Finlandia. Un’esperienza per comprendere nel vissuto la loro… Continua a leggere Scuola: delegazione in Finlandia, modello d’istruzione d’eccellenza (12-09-2016)