Soldi (nostri) alla Libia: l’accordo Macron-Merkel sui migranti non funzionerà

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di Laura Ferrara, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

Ci risiamo. Arroccati a Parigi, i cosiddetti leader europei hanno premuto control-v. Per la Libia stesso trattamento riservato alla Turchia e cioè pioggia di denaro per fermare i migranti. Ma in che modo e a chi? E chi controllerà che la loro gestione sia efficiente e civile? Non basta stanziare più soldi, servono strategie chiare di una seria cooperazione allo sviluppo. Altrimenti, il rischio è quello di appoggiare, politicamente ed economicamente, leader e Capi di Stato a dir poco discutibili. Proprio come è stato fatto con la Turchia: un accordo che ha dato non solo miliardi, ma anche credibilità e libertà di azione a un dittatore come Erdogan, che non perde tempo a imprigionare e a limitare i più basilari diritti umani e democratici.

La storia non insegna nulla, insomma. L’intervento militare voluto da Sarkozy – con il beneplacito del governo Berlusconi-Lega che aveva concesso l’uso delle basi militari italiane – è stato il trampolino di lancio per l’instabilità politica nell’area che oggi l’Italia paga a caro prezzo.

L’accordo di Parigi sarà l’ennesimo fiasco perché non si interviene sulle cause profonde che spingono le persone a fuggire dalle loro terre. Macron vuole militarizzare delle aree e far pagare il conto del suo nuovo interventismo agli italiani, così come la Merkel ha fatto con la Turchia: l’accordo sui migranti siglato con Erdogan è stato finanziato con 224,9 milioni di euro prelevati dalle casse italiane. Senza contare che in meno di venti anni, da quando Erdogan è salito al potere, l’Europa (e cioè i contribuenti europei) ha già trasferito o promesso di stanziare alla Turchia ben 36,6 miliardi di euro. I risultati sono sotto gli occhi di tutto.

Se vogliamo sbarchi zero dobbiamo subito:

1) stracciare il Regolamento di Dublino
2) sanzioni pesanti verso i Paesi che si rifiutano di ricollocare i migranti arrivati in Italia
3) se una nave che batte bandiera tedesca salva dei migranti in mare, la gestione della domanda di asilo deve essere affidata a questo Paese.
4) la presenza della polizia nelle navi delle ONG presenti nel Mar Mediterraneo.
5) vie legali di accesso per contrastare la criminalità organizzata.
6) un investimento serio per rimuovere le cause dell’immigrazione e non soldi ai dittatorelli africani o alle multinazionali occidentali che sfruttano le risorse impoverendo ancora di più i cittadini.
7) embargo di armi verso quei Paesi che fomentano guerre civili. L’Italia è da anni saldamente nella top ten dei Paesi produttori di armi del mondo, che vengono vendute ai Paesi in guerra, soprattutto in Africa e nel Medio Oriente.

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Il flop totale del Pd sull’immigrazione: sei anni di nulla

di Luigi Di Maio

Stamattina i giornali aprono così: “Patto tra ONG e scafisti“. Ieri la Iuventa, una nave di una Ong tedesca, è stata fermata dalla nostra Guardia costiera e condotta nel porto di Lampedusa per accertamenti. La Procura di Trapani ha chiesto il sequestro dell’imbarcazione per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Secondo gli inquirenti alcuni componenti dell’equipaggio della nave, avrebbero avuto contatti con trafficanti libici per portare i migranti in Italia: i cosiddetti scafisti per portare i migranti in Italia.

Adesso capite perché l’anno scorso da noi ne sono arrivati 180.000 e in Spagna solo 8000?
Le condotte irregolari di alcune ONG noi le avevamo denunciate quattro mesi fa. A sostegno dell’allarme lanciato dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. E avevamo chiesto di mettere in condizioni le procure siciliane di poter accertare i fatti. Per tutto questo siamo stati accusati e insultati in ogni modo. Ma alla fine avevamo ragione noi. Ora, sia chiaro, io non pretendo alcuna scusa. Non mi interessano le scuse. Ma mi auguro innanzitutto che la politica e tutti coloro che non hanno perso occasione di infangare il nome di un illustre magistrato, si scusino con il procuratore Zuccaro, che per primo ha denunciato i fatti.

Questo è il primo passo per rimettere le cose al loro posto. Ora. In alcune intercettazioni in mano ai magistrati, si ascoltano membri dell’equipaggio della Ong dire: “Non è nostro compito contribuire alle indagini, non daremo foto degli scafisti”. Queste intercettazioni dimostrano una cosa: che sulle operazioni di salvataggio o traghettamento nel Mediterraneo serve un controllo della nostra polizia per combattere concretamente lo sporco lavoro dei trafficanti. E, se necessario, anche uomini della nostra intelligence. Serve una Legge, non un futile codice di condotta. Di questo gioverebbero anche tutte quelle organizzazioni che svolgono correttamente le loro attività umanitarie.

Noi di legge ne abbiamo depositata una mesi fa, a prima firma Alfonso Bonafede che prevede proprio la presenza di polizia giudiziaria a bordo delle navi ong. Il Pd ha i numeri per portarla in aula e farla votare subito. Se serve, riapriamo il Parlamento ad agosto e approviamola. Siamo in emergenza, è una questione di sicurezza nazionale e il parlamento ha il dovere nei confronti dei cittadini che rappresenta, di intervenire immediatamente. Se il Pd vuole presentare un’altra legge uguale alla nostra, come ha fatto con i vitalizi, faccia pure. L’ho già detto, non ci offendiamo, l’importante è iniziare a lavorare per risolvere questa emergenza che ci opprime da anni.

E dobbiamo farlo noi, come Italia. Siamo uno Stato sovrano, non dimentichiamocelo. Tra l’altro in queste ore, leggo di un ridicolo scaricabarile tra l’ex Presidente della Repubblica Napolitano e l’ex Presidente del Consiglio Berlusconi sulle responsabilità dell’intervento militare in Libia. L’unica certezza è che per le loro scelte scellerate a pagare sono stati un’altra volta gli italiani. E qui viene il punto però. Perché da sei anni a questa parte, tutti i governi fabbricati in provetta a guida Pd, sull’emergenza migratoria hanno totalmente fallito.

Questa è la realtà, sei anni di nulla:
– Prima hanno bombardato la Libia, spalancando la rotta del mediterraneo.
– Poi hanno rinnovato il Regolamento di Dublino che impone all’Italia di farsi carico di tutti i migranti che arrivano sulle nostre coste.
– Poi ci hanno assicurato che li avrebbero identificati per ricollocarli per quote negli altri Paesi europei. Non funzionano le identificazioni e gli altri Paesi UE che non accettano i migranti, non vengono sanzionati.
– Non vengono rimpatriati gli irregolari e intanto si favorisce il business sull’immigrazione di cooperative che poi finanziano le campagne elettorali dei partiti di governo.
– Nessuna traccia di un diritto di asilo unico europeo né di un sostegno economico serio all’Italia. Noi impieghiamo questo anno per accoglienza, monitoraggio e tutto ciò che riguarda l’immigrazione, 4,5 miliardi di euro. L’Europa ci mette solo 100 milioni.
– Ma soprattutto in cambio di qualche briciola di flessibilità per finanziare i suoi ottanta euro, Renzi, come ci ha confermato Frontex, ha stretto una intesa con Bruxelles per fare in modo che tutti i migranti dal 2014 in poi approdassero in Italia.

Questo è quanto. In sei anni da parte dei governi Pd il nulla assoluto. Il flop totale. Hanno avuto la Presidenza del semestre europeo inserendo il tema migranti in cima alla agenda politica e non sono riusciti ad ottenere nulla. Pensate che in questi sei anni, sono oltre 700.000 i migranti arrivati in Italia – quasi due volte la città di Bologna – la maggioranza di questi non potrebbe restare in Italia, ma resta nel nostro Paese ad ingrassare il business dei partiti sull’immigrazione.

Malafede, interessi personali e incapacità. Hanno svenduto la nostra sicurezza nazionale per restare incollati alle loro poltrone. Hanno fallito loro e stanno portando al fallimento questo Paese. Il 2018 è vicino. E dei loro disastri sono sicuro ne risponderanno davanti agli italiani.

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L’Italia non è il RisiKo!

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di MoVimento 5 Stelle

Dopo giorni di continui schiaffi dalla Francia sulla questione libica, ieri doveva essere la giornata risolutiva, la giornata della chiarezza da parte del governo. Almeno questo ci avevano detto. Invece è stata la giornata del caos. Sulle Ong abbiamo assistito a un ulteriore bluff: come scrivono anche diversi organi di stampa, non sarà prevista alcuna sanzione per le organizzazioni che non aderiscono al codice di condotta. Perché? Perché “non si tratta di una legge, e quindi non si prevedono sanzioni in caso di inosservanza“, hanno spiegato fonti del Viminale. E’ questo il punto. Non si tratta di una legge, bensì di un pezzo di carta senza alcun valore giuridico e nonostante questo, la maggioranza delle Ong riunite ieri al Viminale non lo ha sottoscritto.

A tal proposito il MoVimento 5 Stelle chiede una cosa molto chiara: chiudiamo i porti a quelle Ong private che non rispettano le regole. E basta con i codici, per noi valgono le leggi dello Stato. C’è una nostra proposta di legge a prima firma Alfonso Bonafede depositata settimane fa che prevede unità di polizia giudiziaria a bordo delle imbarcazioni per combattere i trafficanti. Il Pd ha i numeri per portarla in aula. La porti e votiamola. Se proprio vuole, ce la copi come ha già fatto con i vitalizi. Non ci offendiamo, l’importante è fare qualcosa per fermare i flussi irregolari verso le nostre coste che alimentano i portafogli dei trafficanti. Siamo un Paese sovrano, la Libia è un tema di sicurezza nazionale e non dobbiamo aver paura di dire che la priorità in questo momento è proteggere i nostri confini nazionali.

Dopo di che c’è la missione navale di cui hanno ieri timidamente accennato i ministri Pinotti e Alfano. Eroi della patria, quelli che insieme a Renzi benedivano Triton e l’accordo con Bruxelles per far approdare tutti i migranti sulle nostre coste. Ad oggi quel che ci è stato detto, in ordine, è che:
– Le operazioni italiane saranno di affiancamento con le autorità libiche.
– Le navi utilizzate saranno quelle già previste dall’operazione ‘Mare Sicuro’.
– La missione da nazionale diventa bilaterale.

Punto, nient’altro. Non abbiamo indicazioni su dove dovranno posizionarsi le nostre imbarcazioni, nessuna garanzia sulla sicurezza dei nostri militari. Peraltro la relazione di maggioranza del Pd presentata nelle commissioni riunite Esteri-Difesa è pressappoco uno scarabocchio. In un passo si legge che “l’Italia ha scelto una strategia diversa da quella di breve momento (fatta magari di qualche scatto fotografico in un palazzo di Parigi), ma più centrata sulle esigenze di stabilizzazione di quel Paese“. Ma di quale strategia parlano? Dell’accordo sancito a inizio anno con Serraj, quando il ministro Minniti è andato in Libia? Allora dal governo assicurarono lo stop dei flussi migratori verso l’Italia, poi nelle settimane successive gli sbarchi sono aumentati del 46%…

La verità è che questi signori qui vogliono un’altra volta carta bianca, ma l’ultima volta che gli è stata data carta bianca sui migranti, con la forte opposizione del MoVimento 5 Stelle, Renzi e co. hanno stretto un’intesa con i burocrati di Bruxelles per istituire Triton e far si che tutti i migranti approdassero in Italia. Hanno svenduto la nazione per erogare qualche bonus, in cambio di qualche briciola di flessibilità. E noi non ci stiamo più!

Avremmo voluto votare sì, avremmo voluto votare sì perché mai come in questo momento c’è bisogno che l’Italia si faccia protagonista per aprire una fase di stabilità in Libia, dove manteniamo importanti interessi geo-strategici. Avremmo voluto votare sì perché i trafficanti libici vanno fermati, così come i flussi irregolari, in un momento in cui tutti in Europa ci voltano le spalle. Ma per l’ennesima volta questo governo si è dimostrato totalmente incapace. Questa proposta di missione è sembrata più una ripicca verso Parigi (dopo il recente vertici tra Macron, Serraj e Haftar) che un’operazione vera e propria.

Ecco, siamo alle ripicche. Credono che sia tutto un gioco, credono forse che l’Italia sia come il Risiko. Non è così!

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Votiamo subito la proposta di legge del MoVimento sulle ONG

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di Luigi Di Maio

Per giorni, settimane, sono stato insultato e accusato di aver sollevato la questione Ong. Uno stimato e stimabile procuratore della Repubblica, qual è il magistrato Zuccaro, è stato messo all’indice da opinionisti e pseudo-tali. Tutto questo come se la Libia non fosse un tema di sicurezza nazionale, come se i flussi migratori nascessero dal nulla, come se i trafficanti di esseri umani fossero cosa di poco conto, ma soprattutto come se difendere i propri confini nazionali debba essere motivo di vergogna. È buon senso, tutto qua.

E non a caso dopo più di un mese il governo ha goffamente tentato di far proprie le nostre proposte, varando un codice che – a loro dire – limiterebbe l’operato delle Ong nel Mediterraneo. Peccato solo che ieri, durante la riunione al Viminale, ben 2 Ong su 3 si siano rifiutate di firmare il protocollo, e questo francamente dispiace. Dispiace, ma restiamo in Paese sovrano e se qualcuno parla di codici, noi preferiamo parlare di leggi: c’è la proposta del MoVimento 5 Stelle a prima firma Bonafede che prevede bordo delle Ong la presenza di unità con compiti di polizia giudiziaria in modo da poter combattere concretamente l’operato dei trafficanti libici. Il Pd ha i numeri per portarla in aula, lo faccia e la voteremo. Se Renzi e i suoi preferiscono invece copiarcela come hanno già fatto con i vitalizi procedano pure, non ci offenderemo. L’importante è porre un argine ai continui flussi migratori verso le nostre coste e, al contempo, impedire che centinaia di persone continuino a morire in mare in questi terribili “viaggi della morte“.

Oggi peraltro il governo informerà anche le commissioni Esteri e Difesa di questa presunta missione navale dopo le voci contraddittorie giunte da Tripoli nelle ultime 48 ore. Da parte nostra, sia chiaro, nessun pregiudizio, ma a guardarci indietro qualche perplessità sulle capacità di pianificazione di Gentiloni e co. sovviene eccome. Del resto, come confermatoci dalla stessa Frontex (l’agenzia Ue che si occupa di monitorare le frontiere terrestri e marittime dell’Unione), è stato Matteo Renzi in persona nel 2014 a svenderci per qualche bonus di 80 euro. Qualche briciola di flessibilità in cambio della nostra sicurezza. E poi questi sarebbero coloro che hanno a cuore il destino del Paese?

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Gli interessi degli italiani

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di Manlio Di Stefano

Ha vinto l’Europa!! Bellissimo essere qui in mezzo ai sostenitori di @EmmanulMacron al Louvre“. Enrico Letta da Parigi.
Evviva #Macron Presidente Una speranza si aggira per l’Europa“. Paolo Gentiloni
Emmanuel Macron ha vinto. Brinda la Francia e chi crede nell’Europa, nel libero mercato, nella solidarietà. Lo aspettiamo a Taormina nel G7“. Angelino Alfano
La vittoria di #Macron scrive una straordinaria pagina di speranza per la Francia e per l’Europa“. Matteo Renzi
Europa, libero mercato, solidarietà. Ve li ricordate il 7 maggio questi cinguettii trionfanti dopo la vittoria di Emmanuel Macron? Addirittura Renzi era arrivato, in modo abbastanza grottesco, a copiare “En Marche” con “In Cammino“.
Europa, libero mercato, solidarietà. Nei primi 100 giorni di un Presidente è sempre difficile fare analisi accurate. Ma per il mandato di Macron una eccezione si può fare: ha fatto totalmente il contrario di Europa, libero mercato e solidarietà. Il blocco totale ad ogni forma di solidarietà sul tema dell’immigrazione, l’umiliazione diplomatica all’Italia sul caso libico e, infine, la nazionalizzazione dei cantieri Stx-Saint Nazaire, acquisita al 67% da Fincantieri, trasformano l'”europeista” Macron nel peggior incubo per il Sud Europa, Italia in particolare.

Cosa dicono oggi i signori citati all’inizio, dopo esser stati umiliati e derisi in questo modo?
Tre indizi fanno una prova. E il silenzio dei governanti italiani umilia ulteriormente il nostro Paese. Con la decisione di nazionalizzare i cantieri di Saint-Nazaire, Macron ha voluto mandare un chiaro segnale. Con Hollande presidente, la Francia decise di dare il via libera alla vendita delle quote (66,7%) di STX Corporation a Fincantieri. STX non era francese, ma un’azienda sud-coreana, paese non dell’UE e non NATO, lontano geograficamente. La scelta di Emmanuel Macron è probabilmente legata a questo: l’acquisizione da parte di Fincantieri avrebbe portato il “baricentro” cantieristico europeo troppo vicino al Mediterraneo, mettendo così la parola fine al progetto di creare un grande polo cantieristico nel nord Europa, in quel triangolo che può essere individuato tra Germania, Francia e Paesi Bassi/Belgio. Tra Germania e Italia, Macron non ha avuto dubbi, ha scelto la prima.

Noi del Movimento 5 Stelle crediamo che ci sia solo un modo di modificare profondamente l’Europa: quello di un’alleanza dei paesi del Mediterraneo, oggi una vera e propria periferia trattata come colonia, al fine di rompere il cappio stretto dai paesi del Nord. Lo ribadiamo con forza proprio oggi che Macron ha mandato un messaggio chiaramente inequivocabile su quale sia la parte in cui vuole stare. Macron fa gli interessi strategici francesi e non spetta a noi commentarli, anzi, ben per i francesi. Ma Macron fa gli interessi strategici nazionali. Noi no. Questo è il punto.

Anche in Libia. Nella stretta di mano a Parigi tra Haftar e Serray grande assente non era tanto Alfano o Gentiloni, ultime ruote del carro mai tenute in considerazione da nessuno, ma la Lady Pesc Mogherini, vi ricordate? Unico “trionfo” di politica estera del governo Renzi. Possibile che in un accordo di questa portata non sia stata invitata l’Europa? Possibile. Il meeting Sarraj-Haftar è servito alla Francia di Macron per rafforzare il suo prestigio non solo sulla questione libica ma come leader di riferimento per una buona parte del Nordafrica e del Sahel dove Parigi ha importanti interessi militari, economici e finanziari.

E l’Italia? Sta a guardare. Sta a guardare anche quando la Francia non si mostra solidale nella gestione di quei profughi e immigrati economici che scappano, soprattutto per quel che riguarda Siria e Libia, da guerre di cui Parigi è tra i primi responsabili. Sta a guardare quando viene umiliata diplomaticamente sul caso libico. E sta a guardare quando a Fincantieri gli viene portata via l’acquisizione dei cantieri navali…Gentiloni, hai già ringraziato Macron?

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Macron fa gli interessi della Francia. Il PD pure

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di MoVimento 5 Stelle

E ancora una volta, l’Italia subisce Parigi. Dopo i respingimenti a Ventimiglia, dopo aver regalato allegramente ai francesi ampie zone di mare, ecco l’ennesimo asservimento forzato del nostro Paese, con il presidente francese Macron che a Parigi ha portato avanti una mediazione tra il presidente del Consiglio presidenziale di Tripoli Fayez Sarraj e il comandante dell’Esercito nazionale libico Khalifa Haftar per un cessate il fuoco in Libia.

La Libia, che fino a qualche anno fa era considerata il “quarto confine italiano” nel Mediterraneo.

Ma noi non ci sentiamo di condannare Macron: ha fatto solo gli interessi dei propri connazionali e del proprio Paese come è suo compito. Compito invece da tempo dimenticato dal PD e dal suo governo incapace di gestire gli eventi, dilettanti paralizzati dall’ormai tristemente famoso accordo che Matteo Renzi, nel 2014, ha siglato con la controparte europea per far sì che tutti i migranti del Mediterraneo arrivassero in Italia.

Il MoVimento 5 Stelle sta preparando un’informativa urgente a Gentiloni sulla Libia, a seguito degli ultimi sviluppi, per capire come si posiziona l’Italia in questa cornice. Che ruolo abbiamo? Che ruolo avremo? Dove ci stanno portando (sempre che lo sappiano)? E’ da oltre un anno che chiediamo al governo di impegnarsi per l’organizzazione di una grande conferenza di pace a Roma che riunisca tutti i rappresentanti politici del territorio libico: il MoVimento 5 Stelle è stato il primo a capire che era indispensabile un dialogo con le parti. Mesi fa avevamo chiesto anche che l’Italia si facesse capofila in questo complesso processo di stabilizzazione della regione, invece ci ritroviamo ancora una volta ultimi della fila.

Oltre alle critiche, legittime, accogliamo comunque con favore l’impegno assunto tra Serraj e Haftar per un cessate il fuoco. L’auspicio è che duri a lungo e che serva ad arginare finalmente anche i flussi verso le nostre coste. Qualora ciò accadesse, però, la Francia vorrà qualcosa in cambio: noi non abbiamo dubbi sul fatto che il governo PD sarà pronto, stavolta, a concedere anche i primogeniti.

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La Guardia costiera libica dà ragione a Zuccaro: ”Ong responsabili dell’aumento del flusso migratorio”

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da HuffPost

Le organizzazioni non governative fanno credere ai migranti in Libia che verranno comunque soccorsi e questo li spinge a imbarcarsi aggravando la crisi. E le navi delle ong hanno più volte violato le acque territoriali libiche senza avvertire le autorità competenti. Sono le accuse alle ong formulate dal capo della Guardia Costiera libica per la regione centrale, Rida Aysa, che nel corso di un’intervista esclusiva ad Aki-Adnkronos International parla di “centinaia di migliaia di migranti clandestini” pronti a imbarcarsi per l’Europa, anche se “non esistono cifre precise. La maggior parte di questi migranti proviene dai Paesi dell’Africa orientale e occidentale, come Eritrea e Somalia”.

Scrive Aki-Adnkronos International:

Aysa esprime “irritazione” nei confronti di queste ong affermando che “le organizzazioni presenti nel Mar Mediterraneo con la missione di salvare i migranti hanno dato loro ad intendere che saranno inevitabilmente soccorsi e questo ha aggravato la crisi, aumentando il numero di migranti”. Il funzionario libico spiega quindi che “abbiamo comunicato tutto questo sia all’Ue sia ai comandanti dell’Operazione Sophia, che hanno manifestato irritazione verso queste organizzazioni, ma finora non hanno preso alcuna misura al riguardo”.

Il militare aggiunge che “la Guardia Costiera libica ha fermato alcuni gommoni all’interno delle acque territoriali libiche, per poi imbattersi in alcune organizzazioni umanitarie che si sono lamentate del fatto che quei gommoni appartenevano a loro, benché non l’avessero comunicato alla Guardia Costiera, violando così le acque territoriali libiche”.

Aysa ricorda l’episodio di un “gommone tedesco fermato a nord di al-Zawiyah (30 chilometri a ovest di Tripoli, ndr) che poi si è rivelato di proprietà di un’organizzazione umanitaria chiamata ‘Sea Watch'”, oppure del caso di “una nave allontanata con alcuni colpi di avvertimento per aver violato le acque territoriali libiche. Dopo essere saliti a bordo e averla ispezionata – prosegue Aysa – è emerso che apparteneva a ‘Medici senza Frontiere'”.

Quanto alle accuse rivolte alla Guardia Costiera libica di aver attaccato le navi delle ong, Aysa risponde che “tali imbarcazioni entrano in acque territoriali libiche senza avvisare la Guardia Costiera, che è l’organo preposto ad autorizzare questo e di conseguenza è logico rispondere per proteggere le nostre acque e le nostre coste”.

“Quando le navi delle organizzazioni si fermano a 12 miglia dalla costa libica, in una zona visibile dalla costa, le loro luci notturne segnalano ai trafficanti che possono iniziare a imbarcare i migranti e questa è una delle cause delle ondate migratorie cui si assiste periodicamente”, conclude Aysa.

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Il coraggio della verità sulle ONG

di Luigi Di Maio

Da questo video potrete osservare come ormai ai criminali – cosiddetti scafisti – basti una moto d’acqua per scortare i migranti sulla prima nave disponibile per l’Italia. Le navi delle autorità italiane dall’estate scorsa non si portano più a ridosso delle acque libiche, adesso si trovano in una posizione arretrata. Alcune navi ONG invece sembrerebbero essere a portata di acquascooter.

Le morti nel Mediterraneo non diminuiscono, bensì aumentano. Il perché ce lo spiega con una chiarezza disarmante il Procuratore di Catania Carmelo Zuccaro. A Roberto Saviano che anche stamattina mi attacca dalle colonne della solita Repubblica – prestandosi chiaramente al gioco di chi vorrebbe far calare il silenzio su questa vicenda – consiglio di ascoltare sempre le procure e la magistratura, non solo quando parla (meritoriamente) di camorra nei suoi saggi e nei suoi film. Gli consiglio anche di leggere le inchieste fatte da questo quotidiano che è del gruppo editoriale per cui scrive. Il MoVimento 5 Stelle vuole verità sulle ONG e andrà fino in fondo sia nelle sedi italiane che in quelle europee. Ci aiutino anche quelle ONG che non hanno niente a che fare con ombre.

LEGGETE attentamente le parole di Zuccaro, dall’intervista a La Stampa e fatevi la vostra idea:

“È una storia che comincia nel 2012. All’epoca la Marina militare che intercettava in acque internazionali i barconi e identificava spesso gli scafisti. Molti furono gli arresti. «All’epocaha raccontato Zuccaro – il meccanismo prevedeva la navi-madre per attraversare il Mediterraneo; i migranti scendevano su barchini solo all’ultimo. Noi abbiamo fissato il principio che si poteva intervenire già in alto mare. Abbiamo intercettazioni tra la nave e l’organizzatore, con quest’ultimo che li tranquillizza: finchè state lì, gli italiani non possono fare niente. E invece…».
Archiviate le navi-madre, gli scafisti passarono ai «facilitatori», ossia chi accompagnava il viaggio dei disperati. «Li precedevano, segnavano la rotta, predisponevano le vettovaglie». Ma anche questi complici spesso venivano individuati dalla Marina militare e intercettati.
La missione italiana Mare Nostrum finì e ne subentrò una europea detta Eunavoformed-Sophia. Zuccaro ha raccontato un retroscena fondamentale. «Inizialmente le navi militari erano troppo vicine alle acque territoriali libiche, così i “facilitatori” non servivano più». La nuova missione europea rischiava di diventare controproducente. «Ho fatto presente il problema e con l’ammiraglio Berutti Bergotti (in carica dal giugno 2016, ndr) abbiamo concordato un nuovo assetto, più distante dalle acque libiche».
Con le navi militari che arretrano nell’estate del 2016, per gli scafisti torna la necessità dei «facilitatori». Ma d’improvviso la procura registra l’irruzione, su cui nutre molti sospetti, di nuovi soggetti: le Ong. A partire da settembre, infatti, molte organizzazioni umanitarie, alcune nate per l’occasione, si schierano in mare. Nasce dal nulla una flotta di ben 13 navi e due droni. Sono quelle stesse Ong che anche Frontex osserva con molta irritazione.
La procura indaga sulle loro enormi spese. Soltanto per i droni, l’associazione tedesca Moas spende 400 mila euro al mese. Zuccaro non trae ancora conclusioni, ma butta lì: «Nei primi mesi del 2017 la percentuale dei loro salvataggi è salita ad almeno il 50%». E intanto il numero dei morti non diminuisce perché gli scafisti approfittano della situazione per inzeppare i gommoni all’inverosimile.
Conclude Zuccaro: «Domando: è consentito a organizzazioni private sostituirsi alla volontà delle Nazioni?».

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Libia, l’accordo Minniti-Serraj è un fallimento: sbarchi immigrati +46%

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di MoVimento 5 Stelle

Appena ieri, in Libia, era stato faticosamente raggiunto un accordo di cessate il fuoco tra il governo di Serraj riconosciuto dall’ONU e le milizie locali, dopo 4 giorni di combattimenti intensi a Tripoli.

Oggi però i combattimenti continuano. Il cessate il fuoco non è servito a nulla, ed è evidentemente frutto di un accordo che non ha nessuna credibilità. Ciò significa che la nostra rappresentanza diplomatica nella capitale è a forte rischio, e che i diplomatici italiani dovrebbero essere rimpatriati al più presto.

D’altronde l’avevamo previsto da tempo: per la precisione da quando il ministro Minniti ha scelto deliberatamente di riaprire l’ambasciata italiana nel Paese. Da allora, parliamo degli inizi di gennaio 2017, un’autobomba è esplosa nei pressi del nostro edificio, e da più parti la misura italiana è stata considerata “un’occupazione”.

In sintesi, tutto l’accordo siglato tra Minniti e al Serraj, che il governo italiano aveva definito la “svolta” nella lotta ai traffici di esseri umani nel Mediterraneo, si è rivelato un bluff. Secondo Frontex, il 99% dei 3mila migranti sbarcati ad Augusta nell’ultimo mese proveniva da Sabrata. Non solo, gli arrivi complessivi segnano un +46%. La prima misura da prendere, lo ribadiamo, è dunque ritirare subito i nostri diplomatici, prima che si ripeta un’altra tragedia come quella di Bengasi 2012 al Consolato Usa e, soprattutto, coinvolgere tutte le realtà rappresentative in Libia in un dialogo che apra un nuovo corso, di pace e stabilizzazione nella regione.

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Una conferenza internazionale con i leader libici a Roma

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di Manlio Di Stefano e Angelo Tofalo

L’autobomba esplosa a Tripoli il 21 gennaio scorso, nelle vicinanze dell’Ambasciata italiana, è stata l’ultima dimostrazione del caos scoppiato in Libia, a pochi giorni dall’arrivo del nostro personale diplomatico.

Una situazione di assoluta instabilità che il paese vive a seguito dello scellerato intervento NATO del 2011, frutto a sua volta di una logica interventista/militarista fine a sé stessa, non accompagnata da nessun piano politico per il futuro del Paese.

La Farnesina ha fatto sapere che il personale in servizio presso la sede diplomatica non è stato coinvolto nell’attacco e sta bene, ma è dal giorno dell’annuncio della sua riapertura – una scelta assolutamente affrettata data la situazione sul terreno – che il M5S chiede al Ministro dell’Interno Minniti di tornare sui suoi passi perché si sta giocando con la vita del corpo diplomatico e dei carabinieri in loco dando, inoltre, un segnale politico drammaticamente sbagliato.

L’Italia, infatti, storicamente amica e alleata strategica della Libia (petrolio, sicurezza e gestione dei migranti), viene ora percepita non più come un interlocutore di pace, ma come la “potenza estera” che cerca di imporre un nome dall’alto, una specie di invasore. L’esecutivo non riconosciuto di Tobruk, del Presidente Abdullah al-Thani, pochi giorni prima dell’attentato del 21 gennaio aveva mandato un messaggio di minacce all’Italia per la riapertura della sede diplomatica a Tripoli. Al-Thani aveva dichiarato, senza mezze misure, che questo gesto rappresenta una “occupazione militare”. Il Generale Haftar, che di fatto controlla la maggioranza assoluta del territorio libico nonché i pozzi di petrolio, in un’intervista a Repubblica aveva dichiarato: “Non accettiamo i vostri aiuti. Andatevene da Tripoli e Misurata”.

Questa è l’immagine dell’Italia in Libia per colpa dei drammatici errori dei governi Renzi e Gentiloni.

Come è ormai chiaro a tutti gli osservatori internazionali, l’unità della Libia e il controllo della stessa capitale restano un miraggio per il governo di Fayez al-Sarraj, l’uomo scelto dalla “comunità internazionale” come Presidente di “unità nazionale”, un’imposizione occidentale insomma. Va da sé che il Primo Ministro libico, nato sotto l’egida dell’ONU, non sia espressione del popolo e di tutte le fazioni esistenti nel paese nordafricano, una storia già sentita in Iraq, per citarne una.
Il suo controllo sul territorio è, oggi, pressoché inesistente dato che il potere è distribuito sostanzialmente tra i diversi attori che costituiscono ben tre governi de facto:

1. Il “Governo di Accordo Nazionale”: guidato da Fayez al-Sarraj a Tripoli, riconosciuto dalla comunità internazionale, Italia inclusa, ma non dai libici;
2. Il “Governo di Salvezza Nazionale”: guidato da Khalifa Ghwail a Tripoli, non riconosciuto dalla comunità internazionale ma punto di riferimento per le tribù libiche;
3. Il “Congresso Nazionale Generale”: guidato da Abdullah al-Thani a Tobruk, in Cirenaica, col sostegno del suo uomo forte che controlla il territorio e i pozzi di petrolio, il Generale Haftar.

Due governi (o auto-definitosi tali), questi ultimi, espressione di tribù, milizie e portatori di agende specifiche, che ad oggi sono i veri padroni del Paese. In più si aggiunga che, ad oggi, con il passaggio di testimone da Obama a Trump, anche il sostegno americano ad al-Serraj non è più così scontato, tutt’altro.

Anche l’ex direttore del DIS (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza), Giampiero Massolo, in un articolo pubblicato su La Stampa ha dichiarato, senza troppi giri di parole, che la proposta al-Serraj ha fallito e che “il realismo impone di tentare altre strade, che facciano leva sulle forze endogene in grado di esercitare in Libia un controllo effettivo del territorio”.

L’Italia fino ad oggi è stata costretta dagli “alleati” ad apparire in Libia come l’invasore per difendere quello che oggi è un fantasma.

Come Movimento 5 Stelle chiediamo formalmente che il governo prenda atto del fallimento della proposta dell’ONU, smetta di sostenere al-Serraj come unico referente del popolo libico, ritiri subito la delegazione diplomatica e inizi a intavolare un dialogo serio e costruttivo con tutte le parti che hanno effettivo controllo del territorio libico. Roma può essere la sede di una conferenza internazionale che le riunisca davvero tutte intorno a un tavolo nei prossimi mesi. Un dialogo che, come sosteniamo da tempo, deve dare un ruolo prioritario alle autorità locali presenti nel paese, nel rispetto di due principi per noi sacri, quello di autodeterminazione dei popoli e quello di non ingerenza negli affari interni di uno Stato.

È giunto il momento di un cambiamento drastico
della nostra politica verso la Libia, un Paese che per noi rappresenta un tema di sicurezza nazionale. Non c’è più tempo da perdere, a rischio c’è la vita dei nostri connazionali, i nostri interessi strategici e il futuro equilibrio del Mediterraneo.

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