Microcredito Lazio, 750mila euro per le imprese dal taglio dei nostri stipendi

di Roberta Lombardi

Da oggi il fondo del MoVimento 5 Stelle Lazio per il microcredito e la microfinanza è finalmente attivo e parte con 750mila euro, ricavati dai tagli degli stipendi dei nostri consiglieri uscenti in Regione Lazio. E’ una cifra imp… Continua a leggere Microcredito Lazio, 750mila euro per le imprese dal taglio dei nostri stipendi

Ecco il Comitato Lazio2018 Regione di Vita

di MoVimento 5 Stelle Lazio

Come tutti saprete, ci aspettano mesi frenetici in vista delle elezioni regionali nel Lazio del 2018. Già in questo momento ci stiamo impegnando su vari fronti: lavoriamo al programma e alla rete territoriale, incontriam… Continua a leggere Ecco il Comitato Lazio2018 Regione di Vita

Zingaretti e quel silenzio davanti ai giudici

di Roberta Lombardi

Non voglio entrare nei meriti del nuovo caso giudiziario che sembrerebbe coinvolgere il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, perché innanzitutto non è mia competenza farlo e perché sarà la Procura di Roma a valutare … Continua a leggere Zingaretti e quel silenzio davanti ai giudici

Nell’#Italia5Stelle tagliamo i privilegi per finanziare le imprese

di Roberta Lombardi, M5s Camera

Ciao, ogni anno, i cittadini che hanno voglia di cambiare le cose si ritrovano insieme a Italia 5 Stelle. In questi anni, abbiamo portato tanti cambiamenti, e prima di tutto abbiamo cambiato noi stessi: in 4 anni abbiamo mantenuto la promessa di tagliare gli stipendi da parlamentari, abbiamo raccolto più di 20 milioni di Euro e messo a disposizione questi soldi a circa 7000 imprese, creando più di 15000 posti di lavoro.

Certo, questo non risolve il problema della disoccupazione, soprattutto perché gli altri parlamentari non ci hanno mai imitato
, ma…è una piccola, grande rivoluzione e ne siamo felici. Se vuoi fare parte di questo cambiamento raggiungici a Italia 5 Stelle – Rimini 22, 23, 24 settembre 2017. E, se puoi, aiutaci con un contributo per realizzare questo evento. Grazie davvero.

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Ecco come Vodafone tratta i lavoratori che non può licenziare

di Roberta Lombardi

Spesso i comportamenti concreti di un grande brand sono molto diversi dall’immagine di cartapesta che viene costruita grazie alle sfavillanti campagne di marketing e comunicazione.

Prendiamo il caso Vodafone: il colosso delle Tlc si lancia a corpo morto nell’impegno sui temi dell’uguaglianza di genere oppure muove la sua Fondazione sui progetti per lo sport e la disabilità. Però non tutte le vittime di discriminazioni sono uguali, a cominciare dalle donne. E Vodafone è l’ennesima azienda che, sul fronte della Corporate social responsibility, predica bene e razzola male. Soprattutto quando si tratta di comprimere indebitamente il costo del lavoro a danno dei propri dipendenti
Serena Antonelli, Rsu Cobas della sede Vodafone Italia di Roma, ha testimoniato al MoVimento 5 Stelle una storia che inizia nel 2007. Al tempo la multinazionale operò una cessione di ramo d’azienda ed esternalizzò 914 addetti di varie sedi (Roma, Ivrea, Napoli, Milano, Padova) a una società di servizi di call center, la Comdata Care SpA, che peraltro è protagonista, più di recente, di un’operazione simile con Wind.

Molti lavoratori fecero a quel punto ricorso contro una decisione che consideravano giuridicamente (e industrialmente) infondata. E, via via, i vari gradi della giustizia, dal Tribunale del lavoro di Roma fino alla Cassazione, tra il 2012 e il 2016, bollarono come inefficace la cessione e giudicarono nulli, soltanto sulla Capitale, 150 licenziamenti. Intanto, tra il 2014 e il 2017, giunsero a sentenza una serie di altri ricorsi e i giudici ordinarono il reintegro di altri 43 addetti a Pozzuoli e 17 in Piemonte. Mentre, ancora quest’anno, sono stati reintegrati altri 16 lavoratori tra Roma e Milano.
Insomma, per Vodafone è una Waterloo giudiziaria. Ma come tutte queste multinazionali insofferenti alle regole quando esse limitano i profitti sfrenati, il colosso della telefonia ha deciso di reagire con ritorsioni inaccettabili sui dipendenti, molto spesso donne: quelle stesse donne che a parole il brand dice di voler proteggere dalle discriminazioni.
E’ così che dei 130 lavoratori reintegrati, ben 79 sono stati subito messi in mobilità. Gli altri che formalmente hanno ottenuto giustizia, sono finiti man mano a casa senza salario oppure collocati sine die in distacco presso la cessionaria Comdata ed esonerati dall’attività lavorativa. Le ritorsioni e le discriminazioni si sprecano, alla faccia della social responsibility.

Anzi, Vodafone a un certo punto ha avviato una procedura di trasferimento collettivo e ha deciso di spedire 19 unità da Ivrea alla sede di Milano dopo aver annunciato la creazione di un polo meneghino e di un altro al Centro-Sud. Guarda caso, gli spostamenti forzati riguardano gli addetti protagonisti delle vicende giudiziarie e i lavoratori mai ceduti, ma con problemi di salute tali da non poter più svolgere attività di call center. Si tratta soprattutto di genitori con contratti part time di 5 ore per i quali un trasferimento a 120 km di distanza si preannuncia chiaramente insostenibile. Non è un caso che siano sempre più i dipendenti cui viene riconosciuta una malattia professionale per disagio psicologico.

Il MoVimento 5 Stelle sta seguendo la vicenda e ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere al ministero del Lavoro di intervenire, affinché Vodafone rispetti le sentenze della magistratura circa la cessione del ramo d’azienda e la nullità dei licenziamenti.
Non possiamo tollerare che le regole vengano applicate a intermittenza o “à la carte”, in ragione degli interessi di lobby o grandi imprese.

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Stiamo riportando la legalità a Roma

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di Roberta Lombardi

E’ notizia di poco fa che la procura di Roma ha disposto il sequestro di 3 palazzine del piano di zona Monte Stallonara a seguito di varie denunce tra cui la mia (vedi comunicato allegato della Polizia Locale di Roma Capitale). Nei tanti esposti che ho presentato in questi anni sui più critici tra i 102 piani di zona attualmente presenti a Roma segnalavo le responsabilità di molti funzionari e dirigenti comunali e regionali nel mancato controllo sull’utilizzo dei soldi pubblici.

I piani di zona sono strumenti di attuazione urbanistica dei piani di edilizia residenziale pubblica, ovvero il mezzo attraverso cui lo Stato si preoccupa di garantire un tetto anche a quelle famiglie economicamente più fragili che non possono permettersi una casa sul libero mercato. Ci sono tante persone in questi immobili, tante famiglie sotto ingiusto sfratto che aspettano qualcuno che faccia giustizia sulla truffa perpetrata alle loro spalle.
Perché in tutti questi anni i costruttori privati che hanno costruito con soldi pubblici su terreni comunali impegnandosi a realizzare opere di urbanizzazione primaria in molti casi inesistenti hanno lucrato sulle spalle della povera gente nell’assoluta inerzia, quando non complicità, della Regione Lazio e di chi in passato ha amministrato il Comune di Roma. Oggi la Procura è intervenuta iniziando a tutelare queste famiglie e iniziando a richiamare alle proprie responsabilità chi non ha voluto seguire la legge.

Come per le banche, così per i palazzinari, chi paga sono sempre i cittadini. Milioni di euro a pioggia per i potenti, per gli amici degli amici. Il conto vero, però, lo pagano le famiglie italiane a cui rubano i risparmi e rubano un tetto sotto cui vivere. Ma noi non ci arrendiamo!

di Paolo Berdini, Assessore all’Urbanistica di Roma Capitale

Ora faremo chiarezza su quanto accaduto e prenderemo seri provvedimenti. Stiamo riportando la legalità dove finora è mancata. Non vogliamo esistano più zone d’ombra dove corruzione e malaffare trovano terreno fertile per diffondersi. Grazie ad un esposto presentato dal Movimento 5 Stelle e al prezioso lavoro della magistratura, della Polizia Locale e della Guardia di Finanza si fa luce sulla vicenda controversa del progetto del piano di zona B50 Monte Stallonara.

È stata aperta un’indagine per una truffa da 14 milioni di euro ai danni del Comune di Roma e della Regione Lazio. I dipendenti comunali, abusando del loro potere, davano il via libera ai prezzi di concessione accontentandosi della semplice dichiarazione dei Consigli di amministrazione mentre invece era necessario che i prezzi di cessione fossero approvati e deliberati dai soci delle cooperative. I soldi poi venivano fatti sparire nelle casse delle cooperative in una sorta di scatola cinese. L’aumento del prezzo massimo di cessione doveva essere concordato con Regione e Comune. E così non è stato: c’è stata una mancanza di vigilanza da parte degli uffici pubblici. Con noi questo non succederà più.

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Rimborsi o reddito non tassato?

di Roberta Lombardi

Per noi del MoVimento 5 Stelle la legge deve essere DAVVERO uguale per TUTTI. Non tutti i parlamentari incorrono in spese per l’alloggio e l’esercizio del loro mandato, malgrado ciò tutti hanno diritto a delle somme di denaro forfetarie definite “rimborsi” che dovrebbero coprire tali spese eventuali. Considerando che i rimborsi – solo in quanto realmente tali – hanno diritto di essere considerati esenti da tasse, non sarebbe corretto nei confronti dei cittadini IMPORRE ai parlamentari una RENDICONTAZIONE TRASPARENTE di tutte le spese di mandato? Solo così si potrebbe avere la certezza che i rimborsi siano VERI rimborsi e non una fonte di REDDITO NON TASSATO.

Non imporre tale TRASPARENZA sarebbe l’ennesimo trattamento di favore per i politici, dal momento che il fisco pretende PRECISIONE e PUNTUALITÀ dai cittadini nelle loro dichiarazioni dei redditi.

Sarebbe il caso che chi fa le leggi desse il buon esempio quanto meno iniziando a rispettarle come tutti gli altri.

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