Tpl, felici che Pd sia rinsavito in 24 ore su lavoratori (21-07-2017)

Roma, 21 luglio "Un mese fa il MoVimento 5 Stelle era davanti alla sede del Ministero dei Trasporti a manifestare insieme con i lavoratori autoferrotranvieri del Trasporto Pubblico Locale per chiedere il ripristino delle tutele eliminate con l’abrogazione del… Continua a leggere Tpl, felici che Pd sia rinsavito in 24 ore su lavoratori (21-07-2017)

Una nuova legge elettorale anti MoVimento 5 Stelle

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di Danilo Toninelli

Il Pd, con il solito Verdini, si stanno organizzando per eliminare la possibilità che il MoVimento 5 Stelle vada alla guida di nuovi comuni. Il modo che hanno trovato è tanto semplice quanto ai limiti dell’eversione: anziché far decidere al popolo qual è la maggioranza, vogliono decretare che la minoranza diventi maggioranza, attraverso le ammucchiate di liste.

Infatti ieri sera è arrivata in Commissione affari costituzionali una nuova legge elettorale sui Comuni che consente l’elezione del sindaco a chi raggiunge il 40% al primo turno, senza ballottaggio. Vi pare che in questo momento quello di cui il Paese ha bisogno sia una legge sulle elezioni comunali? Con la disoccupazione che esplode, l’Italia che brucia, gli sbarchi dei migranti che proseguono incontrollati mentre l’Europa chiude le frontiere, non si riesce a trovare niente di meglio con cui occupare il lavoro del Parlamento?

Certo che no. A meno che ti chiami Pd e vuoi evitare in tutti i modi che succeda di nuovo che vincano Virginia a Roma e Chiara a Torino. Così giù da 50 al 40 la percentuale per vincere al primo turno ed evitare il ballottaggio, dove vince sempre il MoVimento 5 Stelle. Con questa ennesima porcata oggi il sindaco di Torino sarebbe Fassino che al primo turno prese il 41% dei voti ma che poi al ballottaggio venne asfaltato da Chiara Appendino.

La legge elettorale dei sindaci è stata quella fino ad oggi più osannata, addirittura che ispirava le riforme elettorali e che ha garantito una certà stabilità nei comuni. Adesso deve essere cambiata perché il Pd ha una paura fottuta di perdere il suo potere nel territorio dopo la sonora tranvata delle ultime elezioni comunali e a fronte della continua crescita del MoVimento 5 Stelle. Questo è solo il primo passo, tra un po’ sposteranno ancora più in giù l’asticella fino a che faranno una legge elettorale in cui va al governo chi perde le elezioni, se a perdere sono loro.

Sono come i bambini che non vogliono perdere e cambiano le regole del gioco, ma qui stiamo parlando della democrazia e del diritto di partecipazione dei cittadini alla vita della loro città. Le riforme da fare sono per dare più potere di scelta alle persone, non per togliergliene ancora. Il Pd è bulimico di potere e non può farne a meno. Questa gente è un pericolo e va fermata. La battaglia è appena iniziata.

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Siae, monopolio quanto mi costi!

di Sergio Battelli

Lo denunciamo da anni, ci ha dato ragione l’Antitrust, abbiamo offerto la soluzione con una nostra proposta di legge ma in queste ore alcuni quotidiani hanno riportato che è sta arrivando la bacchettata all’Italia da parte dell’Ue, che da tempo puntava il dito contro un’anomalia tutta italiana che dura ormai da 75 anni: il monopolio della Siae nella gestione dei diritti d’autore, unico caso in Europa (anche la Repubblica Ceca ha avviato l’adeguamento alla normativa UE).

L’occasione per adeguarsi c’è stata più volte, l’ultima proprio in queste ore, con la legge europea che periodicamente arriva in Parlamento per adeguare la normativa italiana a quella Ue e sanare il rischio di infrazioni.

L’Italia ha recepito la direttiva UE Barnier, che chiedeva appunto di porre fine all’eccezione del monopolio Siae, ma con norme che la stessa Commissione europea non ha ritenuto adeguate perché di fatto mantenevano intatto il principio del monopolio Siae nel processo di raccolta dei diritti d’autore e quindi dei soldi (per spiegarla in breve). La Commissione europea ha dunque inviato una lettera al Ministro Franceschini evidenziando le anomalie.
Il MoVimento 5 Stelle ha chiesto di poter visionare il contenuto della lettera ma abbiamo ricevuto risposta negativa perché la Commissione europea stava già investigando.
Abbiamo presentato anche degli emendamenti a tale scopo ma a nulla è valso, anche questa volta, il tentativo di cambiare le cose. Questa mattina alcuni quotidiani riportano che è in arrivo il diktat dell’Europa, con l’annuncio di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia a causa del monopolio Siae. Proprio quello che si voleva evitare. Dal Parlamento europeo ci siamo mossi contattando la Commissione che al momento non conferma e non smentisce.

Sul tavolo c’è ancora la nostra proposta di legge, nel caso il Governo volesse finalmente scomodarsi a fare almeno copia e incolla.
Altrimenti a pagare ancora una volta il conto all’Europa saranno come al solito i cittadini italiani.

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Fuga dalla SIAE

di Davide D’Atri, amministratore delegato Soundreef

Forse la cosa più sbagliata in assoluto, la cosa che ci fa arrabbiare è quando si dice che il monopolio aiuta i piccoli autori: è proprio il contrario.
Tre esempi su tutti: il 65% dei concertini su base nazionale, proprio quei concerti in cui il piccolo autore inizia a suonare, sono ripartiti in maniera forfettaria e non analitica. Ovvero, Siae incassa questi compensi a livello nazionale dai piccoli pub, dai piccoli bar dove i piccoli autori si esibiscono ma poi non ripartisce questi compensi incassati secondo ciò che è stato effettivamente suonato da questi piccoli autori, ma li ripartisce in base a criteri statistici, decisi dal Consiglio di gestione.

Quindi questo penalizza moltissimo i piccoli autori.
La seconda cosa che ci piace sempre ricordare è una dichiarazione di un precedente Presidente Siae: il 65% degli iscritti Siae non recupera neanche la tassa d’iscrizione che paga. Questi piccoli autori pagano 120/130 euro l’anno per iscriversi al monopolio e non recuperano nemmeno quello.

È un numero molto importante: parliamo di 45mila autori, anche di più, che pagano questa tassa e non recuperano neanche quello. La terza cosa che ci piace sempre ricordare è che negli ultimi 18 mesi, 8mila autori italiani si sono iscritti a Soundreef e (di questi) la stragrande maggioranza sono piccoli autori. Sono proprio loro che hanno iniziato questa rivoluzione e sono proprio loro che di fatto hanno abbracciato prima di tutti quello che stiamo facendo ed è per loro che abbiamo cominciato a sviluppare tutti i servizi e che lavoriamo quotidianamente.

Ho letto un articolo di BusinessInsider dove faceva questo riferimento ai piccoli autori che non ho compreso ma ci sono anche un altro paio di cose che mi hanno molto stupito. Un’inesattezza importante: l’articolo afferma che il monopolio è anche in Repubblica Ceca. No, purtroppo ci ha abbandonato anche la Repubblica Ceca, siamo rimasti da soli e quindi l’Italia è l’unico monopolio d’Europa. Poi dice in maniera molto strana: sì ma comunque negli altri Paesi c’è il monopolio di fatto. Beh! Il monopolio di fatto e il monopolio reale sono due cose molto diverse, soprattutto perché questa nuova rivoluzione nell’industria della musica sta avvenendo in questi anni e quindi vedremo un’ondata di società come Soundreef che entreranno in concorrenza con i grandi colossi. È proprio lì che si crea un humus competitivo e favorevole agli autori/editori.
La terza cosa che veramente mi ha molto stupito da un giornale che si chiama Business Insider e che dovrebbe fare informazione da un punto di vista di business, di economia e di start up: ha parlato dei nostri investitori come di biechi speculatori. Questo mi ha molto sorpreso perché si parla tanto di start up, di investimento su imprenditoria giovanile e noi siamo una vera start up che ha iniziato con 85mila euro, un gruppo di ragazzi che veramente si è costruito mattone dopo mattone, e abbiamo trovato degli investitori, italiani, lungimiranti che hanno voluto rischiare tanto su questa società mettendo dei loro capitali… c’è grande differenza tra investire e speculare!

Noi siamo inglesi perché a 19 anni io sono andato in Inghilterra dove sono rimasto per più di 10 anni. Ho studiato là e ho fondato la mia prima azienda. Soundreef è la seconda azienda che fondo e l’ho fondata nel 2011 quando ero ancora in Inghilterra. Quindi è normale che fossimo un’azienda inglese, però tengo a dire che nel 2015 ho voluto fare un’operazione al contrario: siamo ritornati in Italia e ho convinto i nostri investitori a fondare la Soundreef s.p.a che ha comprato il 100% dell’azienda inglese, quindi un vero e proprio ritorno in Italia di capitali, di menti, di risorse… pensando che in questo momento storico dobbiamo fare un pezzettino per la crescita in Italia e questo vuole essere il nostro pezzettino in piccolo. Purtroppo non sembra che, almeno un pezzo della politica, ci abbia bene accettati.

Di fatto esistono sia Siae che Soundreef eppure esiste una legge che dà l’esclusività di mandato a Siae. Facciamo un passo indietro. Nel 2014 la Commissione europea ha emanato questa direttiva, la direttiva Barnier che è una direttiva di liberalizzazione all’interno della Comunità europea. Dice che ogni autore/editore si può iscrivere alla società che preferisce e che ogni utilizzatore può comprare il servizio dove vuole in Europa. Questa direttiva doveva essere recepita da tutti gli Stati membri entro il 2016 ma l’Italia non l’ha recepita fino a marzo 2017, quando di fatto il Ministro Franceschini ha voluto ribadire anche nella nuova legge che la Siae ha il monopolio nell’intermediazione. Provando a escluderci dal mercato. Questo si scontra e cozza con lo stato attuale del mercato, perché gli autori possono andare via dalla Siae ed è chiaro che l’iscrizione al monopolio Siae è facoltativa quindi 8mila autori italiani sono andati via e si sono iscritti a Soundreef, tantissimi piccoli ma anche alcuni importanti come Fedez, Rovazzi, Nesli, Maurizio Fabrizio D’Alessio… sulle opere di questi 8mila autori la Siae non ha più diritti, non può più erogare una licenza. Di fatto gli utilizzatori devono comprare una licenza anche da noi per utilizzare queste opere. È vero che c’è il monopolio, ma decine se non centina di migliaia di utilizzatori ogni mese comprano le licenze da noi, infrangendo lo stesso monopolio.

Ci dobbiamo anche aggiungere che il monopolio non si applica agli autori stranieri e infatti, già nel 2014, abbiamo vinto al Tribunale di Milano quando, in primo grado d’appello, è stato detto che le nostre attività erano lecite perché a quel tempo la stragrande maggioranza degli autori che intermediavamo era straniera. Il monopolio non si applica alle opere straniere, di fatto questa nuova legge è il peggio del peggio: vuole mantenere il monopolio ma non ci riesce. Quindi fa una legge che è mezza/mezza: da una parte cerca di proteggere questo monopolio, dall’altre lascia praterie sterminate non regolate. Vorrei anche ricordare che l’Antitrust ha recentemente aperto un’istruttoria durissima contro la Siae, con cinque o sei capi d’accusa, tra cui appropriazione indebita, concorrenza sleale… Veramente è una legge zoppa.

Il Ministro Franceschini durante l’audizione dell’aprile 2016 alla Commissione cultura dichiarò che aveva cambiato idea. Prima di questa audizione era a favore della liberalizzazione e ad aprile 2016 va in Commissione cultura affermando di aver girato l’Europa e capito che la Siae è una delle società migliori d’Europa e che va protetta e garantita. Società che è un gioiello commissariato più volte negli ultimi anni, che ripartisce compensi ad autori/editori con un ritardo fino a 18-24 mesi, che più volte ha avuto un bilancio in rosso, che gestisce 280 milioni di euro di immobili e non si comprende bene perché e quale sia la finalità di questa gestione. Che ha investito centinaia di milioni di euro di fondi di investimento anche all’estero e i proventi di questi immobili e di questi investimenti non è chiaro come vengono ripartiti. Se leggiamo le ordinanze di ripartizione di compensi a favore di autori/editori non troviamo traccia di meccanismi chiari di ripartizioni di proventi degli immobili e delle speculazioni finanziarie. Ci chiediamo se questi profitti e questo valore vengono redistribuiti con gli autori/editori. Non abbiamo mai trovato risposta rispetto a questo e parliamo di un flusso di soldi molto importante.

Le differenze tra Siae e Soundreef mi piace descriverle raccontando tre nostri valori principaliIl primo valore è che tutte le ripartizioni devono essere analitiche al 100%. Non ha più senso da un punto di vista tecnico oggi, andare a ripartire in maniera statistica. Tutte le ripartizioni possono essere monitorate e noi possiamo pagare per ciò che è stato effettivamente suonato. Il criterio più democratico, più giusto, più etico in assoluto può essere implementato dal punto di vista tecnico. Abbiamo il dovere verso gli autori/editori di farlo. Il secondo valore è che le rendicontazioni e i pagamenti devono essere veloci. Voi accettereste di fare un lavoro oggi ed essere pagati dopo 24 mesi? Può succedere, ma la consideriamo un’ingiustizia nel nostro lavoro quotidiano. Bene! Noi crediamo che le rendicontazioni e i pagamenti possono e devono essere molto veloci. Faccio un esempio: nel live noi rendicontiamo entro 7 giorni dal concerto e paghiamo entro 90 giorni dal concerto. E il terzo valore è la tracciabilità. Al momento, secondo noi, l’autore/editore è avvolto dentro una nuvola nera di ignoranza. Quando sei dentro una nube nera di ignoranza al massimo ti puoi lamentare ma non puoi veramente andare a contestare fatti specifici. Perché non hai neanche la base dati per contestarla. Se tu ricevi a fine anno un assegno dove c’è scritto: 1000 euro. Hai guadagnato 500 euro dalla televisione e 500 euro dalla radio ma non c’è il dettaglio, non il singolo passaggio… in quel caso come fai a protestare che i soldi non sono giusti o non sono corretti? Per noi la tracciabilità è un valore fondamentale. L’autore in qualsiasi momento deve poter andare sul suo account online e deve poter vedere l’esatto passaggio.

Questi sono i tre valori principali per noi: analitico, rendicontazione e pagamenti veloci, tracciabilità.

Esiste la direttiva Barnier del 2014 per la liberalizzazione, esiste, prima ancora della direttiva Barnier, la libera circolazione dei beni e servizi in Europa. Esiste una lettera da parte della Commissione al Governo, ormai di mesi credo, che avverte che la legge voluta dal Ministro Franceschini non è in linea con i valori dell’Europa, con la circolazione dei beni e dei servizi e con la direttiva Barnier. Esiste il dato di fatto che 8 mila autori italiani si sono iscritti a un’altra società e devo dire che la cosa più strana in assoluto è che lo stesso Pd era pro liberalizzazione. Credo che la maggioranza dei deputati e senatori dello stesso Pd sia ancora pro liberalizzazione! Questa del monopolio ci è sembrata una posizione specifica, politica del Ministro. Credo che sia un suo preciso volere politico. Infatti prima che il Ministro Franceschini andasse in audizione, come ho raccontato prima, nell’aprile 2016, e raccontasse questo cambio di idea, lo stesso Pd aveva presentato due proposte di legge di liberalizzazione della Siae. Poi ritarati dopo l’intervento del Ministro. Ci sembra che ci sia anche un consenso trasversale attraverso i partiti politici verso la liberalizzazione, poi alcuni certamente si sono interessati di più di altri e li ringraziamo, però in generale questo sembra un arroccamento da parte del Ministro verso questo monopolio.

Gli interessi sono veramente molto importanti. Noi lottiamo in questo settore da quasi 6 anni. Siamo un gruppo di ragazzi che è partito con un investimento di 85 mila euro senza nessun padrone politico alle spalle e senza nessuna sponsorizzazione pesante alle spalle. Sono anni che provano a spazzarci via in qualsiasi maniera: lecita e meno lecita.

Il punto principale della vicenda è uno: se tu paghi gli autori/editori con un ritardo di 18-24 mesi hai una massa di soldi molto importante che puoi investire durante questo periodo. Tra l’altro investire senza grandi controlli per una serie di ragioni. Dopo decenni che fai questi investimenti hai accumulato effettivamente un patrimonio molto importante da un punto di vista di immobili, da un punto di vista finanziario e di liquidità che ormai ha una gestione separata rispetto la stessa società che gestisce il diritto d’autore. Questo patrimonio genera profitti ormai. Quindi di conseguenza cosa è successo nei decenni? Si è creata un’azienda parallela che di fatto è un’azienda finanziaria, che gestisce immobili e che fa profitti e che non è ben chiaro come sia ricollegata ad autori/editori e come autori/editori possano beneficiare di questa azienda parallela.

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Le vacanze dorate di Re Giorgio (Napolitano) a spese dei cittadini

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di Riccardo Fraccaro

L’ex presidente Napolitano si gode le vacanze dorate in Trentino-Alto Adige, scortato dalla solita schiera di agenti di sicurezza e dai rinforzi inviati dalla Questura di Bolzano. Il soggiorno blindato di Re Giorgio, con tanto di volo blu e hotel di lusso, è uno scandalo insopportabile a spese degli onesti contribuenti.

Dopo 64 anni di politica costata fiumi di soldi pubblici oltre che danni incalcolabili alla democrazia, Napolitano la smetta di pesare ancora sulle spalle del Paese.

Secondo quanto svelato dall’inchiesta del quotidiano Il Tempo, anche quest’anno il ri-presidente ha scelto Sesto Pusteria, nelle Dolomiti, come meta per la sua villeggiatura di lusso. Napolitano e consorte hanno raggiunto il Trentino con un aereo di Stato, sorvolando i comuni mortali, mentre la scorta ha viaggiato in treno.
Sono state necessarie due auto per raggiungere l’hotel da 500 euro a notte, dove Re Giorgio potrà soggiornare tranquillamente fino all’8 agosto nonostante il suo impegno di senatore a vita. La sua protezione h24 è garantita non solo dagli agenti fissi al suo servizio, ma anche da otto carabinieri divisi in turni e tre poliziotti con doppio turno.
Per le tre settimane di vacanza di Napolitano sono necessari voli di Stato, auto di scorta, presidi di sicurezza distolti dal territorio di Bolzano e la suite più grande dell’hotel a 4 stelle: tutto a spese dei cittadini. Re Giorgio continua ad alimentare l’esasperazione sociale, che giustamente sfocia nelle vive proteste degli altoatesini per l’ennesima villeggiatura blindata nelle Dolomiti. Si ritiri a vita privata, nessuno ne sentirà la mancanza.

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