Calabria, 5 Comuni sciolti per mafia: il MoVimento aveva denunciato tutto

di Nicola Morra

Cinque consigli comunali calabresi sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose(fonte). Si tratta di Cassano allo Jonio, Isola Capo Rizzuto, Marina di Gioiosa Jonica, Petronà e Lamezia Terme. Complessivamente più di 105.000 calabres… Continua a leggere Calabria, 5 Comuni sciolti per mafia: il MoVimento aveva denunciato tutto

Solidarietà e gratitudine per Paolo Borrometi, giornalista nel mirino della mafia

di Luigi Di Maio

Paolo Borrometi è un giornalista di 35 anni e ieri è stato vittima di un’intimidazione. Guardate il video per capire di cosa stiamo parlando. Dalla telefonata che lui stesso ha pubblicato sul suo sito si evince la sfrontatezza della… Continua a leggere Solidarietà e gratitudine per Paolo Borrometi, giornalista nel mirino della mafia

Incredibile: Berlusconi indagato per mafia, ma la notizia del giorno è un tweet infelice

di Giancarlo Cancelleri

È incredibile. La notizia del giorno è un tweet infelice di Angelo Parisi. Lui l’ha già cancellato e si è anche scusato, perché quando si sbaglia si chiede scusa. La verità è che Angelo Parisi è un ingegnere ambientale dalle … Continua a leggere Incredibile: Berlusconi indagato per mafia, ma la notizia del giorno è un tweet infelice

La lotta alle mafie non è un compromesso

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di MoVimento 5 Stelle

Chiariamo subito una circostanza, già manifesta a tutti tranne al governo Gentiloni, al PD e a qualche giornalista. Le mafie e la corruzione sono diventate due facce della stessa medaglia. Il metodo corruttivo è il canale preferenziale per il mafioso che vuole impadronirsi di spazi di mercato ed arricchire la sua organizzazione, mantenendo ferma la volontà di affermare il proprio dominio e la propria egemonia su tutto il tessuto civile, politico ed economico.

Basti pensare al sistema messo in piedi a Roma facente capo a Buzzi e Carminati, ai comuni sciolti per mafia in tutta Italia, da nord a sud fino a toccare città delle dimensioni di Reggio Calabria. Pensiamo ai processi e agli scandali più importanti di questi ultimi anni. Nel processo Aemilia, quello che ha colpito la cosca Grande Aracri, emerge come fossero gli imprenditori vessati dalla crisi in difficoltà economiche ad andare a cercare gli ‘ndranghetisti e non il contrario. Le mafie oggi hanno dimensione sovranazionale e sono presenti in tutti i continenti con una capacità economica tale da poter corrompere ed offrire servizi senza aver quasi più bisogno di ricorrere alla violenza e all’intimidazione, da sempre loro elementi caratterizzanti.

Sulla base di queste fondamentali constatazioni, il M5s aveva proposto e sostenuto l’estensione delle misure di prevenzione previste per gli indiziati di mafia, anche agli indiziati di gravi reati corruttivi, chiaramente in presenza dei requisiti già indicati dall’articolo 1 del Codice Antimafia (d.lgs. 159/2011): l’abitualità delle condotte illecite, la pericolosità sociale del soggetto o quando si ritenga che viva abitualmente di proventi di attività delittuose.

Il PD aveva votato a favore alla Camera, salvo poi cambiare idea
(chissà perché?!) e stabilire che le misure di prevenzione si applicano ai corrotti ma soltanto se sono in associazione. Sei un potenziale corruttore solitario? Stai tranquillo: la norma non ti verrà applicata.

Per essere ancor più supini al volere di Forza Italia ed Ncd, il PD ha approvato l’impegno a valutare nei prossimi mesi la possibile modifica della legge entrata in vigore, togliendo del tutto l’applicazione delle misure di prevenzione ai gravi reati contro la pubblica amministrazione.

Stiamo parlando della legge più annacquata che si potesse concepire e dell’ennesima dimostrazione di debolezza dello Stato nella lotta alla mafia e ai metodi che le mafie utilizzano.

Questa riforma del codice Antimafia non risolve le questioni che sono emerse nel caso Saguto, non si stabilisce nessuna revoca dell’incarico a quegli amministratori giudiziari in conflitto d’interessi o nominati in stato di incompatibilità. Non ci sarà nessuna trasparenza. Si ingolferà ancor di più l’Agenzia dei beni sequestrati e confiscati con la costituzione di un nuovo organo, il Comitato Consultivo d’Indirizzo che non è formato da esperti ma da rappresentanti politici e delle associazioni per dare pareri sulla spartizione dei beni. Il Governo ha deciso che le aziende sequestrate economicamente più rilevanti potrebbero essere gestite dai dipendenti di Invitalia, l’agenzia per lo sviluppo di proprietà del Ministero dell’Economia, tutte persone entrate senza concorso pubblico.

Si destinano altri 850.000 euro all’Agenzia senza che vi sia alcun obbligo di relazionare su come verranno effettivamente impiegati. Insomma, si doveva fare molto di più sulla gestione dei beni dato che stiamo parlando di un patrimonio che vale milioni di euro e che lo Stato in tutti questi anni non ha saputo adeguatamente valorizzare, nonostante l’impegno costante di tutte le associazioni e gli operatori del settore.

Per non parlare del fatto che il Partito democratico alla Camera aveva approvato la nostra proposta per dare alle forze dell’ordine la possibilità di ristrutturarsi le case sequestrate ai mafiosi e assegnate loro come alloggi scorporando le spese dall’affitto. Lo stesso Pd, con la solita dissociazione mentale, al Senato ha cancellato la norma senza ragioni.

Questa riforma è stata un’occasione mancata.

Ci sono giornalisti e politici, però, che stanno ventilando rischi per persone innocenti, i quali starebbero addirittura per perdere la casa. Tanto rumore per nulla… la norma sulle misure di prevenzione troverà difficile applicazione, con buona pace di coloro che per trovare la mafia… devi seguire ancora la coppola e la lupara.

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Mafia e partiti: un rapporto consolidato

di MoVimento 5 Stelle Lombardia*

Cemento, mafia e politici a braccetto. Questa è la fotografia della Brianza, non a caso la provincia più cementificata d’Italia. Gli arresti di oggi sono l’ennesimo colpo durissimo alla credibilità della classe politica di centro-destra, in Brianza e in tutta la Lombardia, come dimostra anche la perquisizione degli uffici dell’ex Vicepresidente della Regione Mario Mantovani che secondo il Gip di Monza era il politico di riferimento dell’imprenditore al centro dell’indagine. Cemento e criminalità organizzata sono un connubio ormai consolidato, così come consolidati da tempo sono gli intrecci con la politica. Ormai non si può più parlare di “infiltrazioni” mafiose nel nostro territorio. La criminalità organizzata, in particolare quella di origine calabrese, è una presenza costante e ha piantato le proprie radici in profondità.

Le responsabilità dei politici sono enormi e l’arresto odierno del sindaco forzista di Seregno ne è solo l’ultima dimostrazione. Nonostante l’enorme lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine, che non finiremo mai di ringraziare, l’Ndrangheta in Brianza continua a portare avanti i suoi sporchi affari grazie ad una classe politica collusa che fa ancora finta di non aver capito la gravità della situazione! Spazziamoli via dalle nostre città. Mettiamo in atto la legittima difesa dei cittadini: non votiamoli più.

*I portavoce M5S Bruno Marton, Davide Tripiedi, Gianmarco Corbetta e Mario Nava.

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Il MoVimento 5 Stelle è un pericolo per la mafia

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di MoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle ed il suo portavoce al Senato Giarrusso rappresentano un pericolo per la mafia. A dirlo sono stati Giuseppe Graviano e Umberto Adinolfi, due pericolossisimi boss della mafia e della camorra condannati all’ergastolo e in carcere al 41bis. Giuseppe Graviano insieme al fratello maggiore Filippo, nel 1990 divenne reggente del mandamento di Brancaccio-Cianciulli. I fratelli Graviano ebbero un ruolo importante nell’organizzazione degli stragi del 1993 a Firenze, Milano e Roma e nell’omicidio di don Pino Puglisi . I due vennero arrestati il 27 gennaio 1994 a Milano. Graviano sta scontando l’ergastolo nel carcere di Milano ed è stato accusato da vari pentiti di essere stato lui ad azionare il telecomando dell’autobomba che uccise il giudice Paolo Borsellino e 5 uomini della scorta.

Adinolfi è un boss e killer della camorra condannato all’ergastolo.

Intercettati durante l’ora d’aria nel carcere di Ascoli Piceno il 12 gennaio 2016, questi atti finiscono nel processo della Trattativa Stato-Mafia e vengono pubblicati e resi noti a luglio grazie al giornalista siciliano Riccardo Lo Verso.

Il boss della camorra Adinolfi definisce “una banda di sfegatati” il Movimento 5 Stelle mentre il boss ergastolano Graviano attacca a più riprese il senatore Mario Michele Giarrusso definito, appunto, “pericoloso”. Pericoloso perché il Movimento 5 Stelle ha smascherato e bloccato l’estensione di benefici di sconti di pena ai mafiosi che il governo Pd-Alfano voleva concedere con il beneplacito di Forza Italia.

Quelle che potete leggere sono intercettazioni inquietanti.

Oltre alle minacce ci sono altri particolari, che pongono interrogativi che non possono rimanere senza risposta.

Come faceva Graviano a conoscere nei dettagli i lavori parlamentari della Commissione Giustizia, tanto da poter attaccare Mario Giarrusso? I resoconti della Commissione Giustizia sono sintetici e le sedute non sono pubbliche. Chi sono i suoi interlocutori politici?

Graviano e Adinolfi parlano delle modifiche al 41bis (liberazione anticipata, revisione dell’ergastolo, modifiche al 41bis con alleggerimento del regime carcerario per i capo mafia). Il dialogo si svolge a gennaio 2016 mentre il provvedimento con cui il governo tenta di farsi dare la delega per la modifica del 41bis e del 4bis è successivo. Come facevano ad essere già al corrente di future azioni parlamentari?

Queste porcherie sono state bloccate grazie all’emendamento del Movimento 5 Stelle a prima firma Giarrusso, nei confronti del quale, dopo la pubblicazione dell’articolo a giugno, prima è stata concessa la scorta e poi gli è stata successivamente revocata in maniera strana. Il portavoce del Movimento 5 Stelle ha richiesto le motivazioni per le quali da parte del Ministro Minniti è stato apposto il segreto.

In attesa che il Governo ed il Ministro Minniti diano le dovute risposte, il Movimento 5 Stelle continuerà a combattare con ogni forza le mafie, vero e proprio cancro di questo Paese.

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Noi non parliamo di mafia, noi combattiamo la mafia

di Giancarlo Cancelleri

Qualcuno ha detto che il Movimento va in piazza ma non parla di temi.
“Fanno foto ma non stanno parlando di idee per la regione” ha scritto.
Questa cosa è ovviamente falsa. È falsa perché di idee e proposte ne abbiamo dette tante, il problema è che non ne parlano loro.

Poi hanno scritto che sì, in verità parlano un po’ di temi, però loro non parlano di mafia. Si si, hanno scritto proprio questo. Roba da teatro dell’assurdo: ci attaccano non su quello che diciamo ma su quello che non diciamo.

Dimenticano forse tutte le intimidazioni che il Movimento 5 Stelle ha subito in questi anni. Qui a Pietraperzia, l’anno scorso, è stata bruciata la porta di casa del nostro sindaco Antonio Bevilacqua (https://goo.gl/2nK5oS); due giorni fa, ad Alcamo, dove amministra un altro nostro sindaco, Domenico Surdi, hanno incendiato il portone palazzo comunale (https://goo.gl/8fgy7L); a Bagheria un pentito di Cosa Nostra rivela ai magistrati che da quando è arrivato Patrizio Cinque ai mafiosi “non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere perché lui li denuncia tutti. Non ti ci puoi nemmeno avvicinare” (https://goo.gl/aK8HXG).

Una cosa del genere avviene anche nelle intercettazione di Mafia Capitale, in cui Buzzi definisce il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, “incorruttibile” (https://goo.gl/cDZrH4).
A dire queste cose non è la gente per strada; le dice la mafia, la criminalità. Questo perché, evidentemente, hanno capito di che pasta sono fatti i nostri sindaci.

Poi abbiamo un senatore, Mario Giarrusso, che in questo momento è sotto tutela, perché è stato definito, in un’intercettazione del boss di Cosa Nostra Graviano “uomo pericolo per la mafia” (https://goo.gl/gW7geX).
Ancora: quando abbiamo presentato una legge all’Assemblea Regionale Siciliana per togliere il vitalizio ai condannati per mafia, tutti i partiti: il Pd, Forza Italia, Ncd, Udc… hanno votato contro! (https://goo.gl/vdmcZs)
Perché hanno votato contro? Non per fare un favore ai Cuffaro di turno, avranno probabilmente pensato: “metti che capiti a me un domani; perché privarmi del vitalizio?”.
E allora, a chi scrive queste scemenze sul Movimento, io rispondo con una frase semplice e con l’evidenza dei fatti: è vero, noi non parliamo di mafia; noi combattiamo la mafia!

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Non è mafia, è una montagna di merda

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Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Peppino Impastato

di Beppe Grillo

La sentenza che ha comminato 250 anni di galera al gruppo di malviventi, politici e pubblici amministratori compenetrati da anni con l’amministrazione di Roma capitale ha escluso l’associazione mafiosa. Verrebbe da sentirsi rasserenati da questa notizia, la band di bravi ragazzi coordinata da Carminati non sembra che abbia mai esplicitamente ucciso o minacciato nessuno. Che bella prospettiva! Non è stata la mafia, ma una semplice associazione a delinquere a prosciugare dignità e casse di Roma Capitale in quegli anni. Che bel sogno, non è vero? Però un diavoletto suggerirebbe che probabilmente non era necessario minacciare nessuno e/o che si tratta della più volte preconizzata mafia dei colletti bianchi.

Il fatto incontrovertibile è che sono state comminate condanne durissime a tutti gli imputati del processo: ben 41 colpevoli e solo 5 assolti. Condanne durissime per un totale di 287 anni mentre la procura ne aveva chiesti ben 515 di anni. Nell’aula bunker si festeggia perché è stato dimostrato che la mafia non esiste a Roma. Ma il municipio di Ostia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Non c’è la mafia a Roma, eppure l’Osservatorio sulla legalità della regione Lazio a gennaio 2017 indicava il Lazio come la terza regione per investimento delle mafie e Roma ha il primato di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Non c’è mafia a Roma, poi una volta c’è un sequestro del valore di 80 milioni di euro, ma questo succede nel 2016, perché nel 2017 la Dda sequestra invece beni per 280 milioni di euro. A Roma non c’è la mafia e neanche le piazze di spaccio come a Scampia, poi succede che fanno le retate come a Scampia e Roma è la Capitale d’Italia ma forse anche della coca.
Ma a Roma non ci sono le mafie, a Roma le mafie investono: ristoranti, pizzerie, pub, bar, gestiscono sale slot, vlt, fanno affari immobiliari.

A Roma non c’è la mafia, ma tutte le mafie fanno affari a Roma. Quindi, in definitiva, non è mafia, ma è comunque una montagna di merda. Che faceva estorsioni, danneggiamenti, pestaggi per far valere la propria forza. Che si infiltrava in tutti i gangli dell’amministrazione, a partire dal Comune. Che esercitava un capillare controllo del territorio. Che stringeva e manteneva forti relazioni col mondo imprenditoriale, cooperativistico e, soprattutto, politico. Perché, diciamocelo, ci sono condanne e condanne. Un “delinquente abituale”, come è stato definito Massimo Carminati, che viene condannato per aver fatto il delinquente non sorprende nessuno. Ma un politico che viene condannato per aver fatto il delinquente, invece del bene della cosa pubblica, dovrebbe sorprendere.

Luca Gramazio, ex consigliere comunale e regionale PDL, 11 anni;
Daniele Ozzimo, ex Assessore alla Casa Giunta Marino, 2 anni e 2 mesi;
Franco Panzironi, ex AD AMA, 10 anni;
Mirko Coratti, ex Presidente Assemblea Capitolina PD, 6 anni;
Giordano Tredicine, ex Vice coordinatore regionale Forza Italia per il Lazio, 3 anni;
Luca Odevaine, ex componente Tavolo coordinamento Immigrati del Viminale e ex Vice capo Gabinetto Giunta Veltroni, 6 anni e 6 mesi;
Andrea Tassone, ex Presidente X Municipio, Pd, 5 anni;
Pierpaolo Pedetti, consigliere PD, 7 anni.
La sentenza ha sancito che tanti soldi hanno girato tra Buzzi, Carminati, il PD, Forza Italia e gli altri partiti. Soldi dei cittadini che hanno pagato e che pagano ancora oggi. Un debito da 16 miliardi di euro non nasce dal nulla.

Adesso l’associazione a delinquere è una cosa nuova: c’è il politico, due ingegneri, un banchiere, un avvocato e un cardinale… spesso non c’è neppure il mafioso, pardon il delinquente! Massimo Carminati era una sorta di consulente in questa parte della storia del saccheggio di Roma. PD e Forza Italia (cose che cambiano identità come i virus più veloci cambiano gli antigeni per sfuggire al sistema immunitario) sono ampiamente coinvolti, non c’è dubbio. Personaggi che facevano parte dell’assemblea capitolina, amministrativi-politici sempre appartenenti o nominati da quei partiti “politici”, erano di fatto “coordinati a delinquere” da Carminati e Buzzi.

Un’organizzazione fintamente, eppure necessariamente, bipartisan. Fintamente perché si tratta di due facce della stessa moneta da un euro; necessariamente perché potesse continuare la mungitura di Roma indipendentemente da quale delle due “parti politiche” vincesse le elezioni. L’altra sera a Bersaglio Mobile abbiamo potuto vedere in diretta quello che mancava per capirci qualcosa: Esposito, PD, rivolgendosi al portavoce 5 Stelle Di Stefano, si è assunto la responsabilità politica come PD scaricandola contemporaneamente alla “precedente gestione Bersani”. In sostanza: non avendo cambiato ancora nome delcarrozzone cambiamo il pupazzo. Questa è esattamente la cultura del “non esiste”: noi non centriamo nulla ma ci assumiamo la responsabilità che è di Bersani e non di Renzi. Eppure Buzzi (che ha preso 19 anni) ha finanziato la campagna di Renzi.Si, ma vabbeh: sono pochi soldi…” in questa nuvola di aria bollita il chi ed il cosa non esistono più, quello che conta è essere veloci a scaricare i pesi morti, come Bersani.

Hanno messo in ginocchio un’intera città. Questo dice la sentenza. Questi sono i fatti. Una città lasciata in macerie perché una banda organizzata di criminali con l’appoggio e la connivenza dei politici ha lucrato sulle spalle e i soldi dei romani. Questa verità è oggi una sentenza. D’altra parte Borsellino diceva: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Abbandoniamo noi cittadini questi camaleontici pesi morti per un popolo che non li merita davvero! Lasciamoli ai loro regolamenti di conti ma fuori dalla scena politica.

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#ProgrammaGiustizia: I processi di mafia nelle sedi delle Corti d’Appello

Ad oggi, grazie alla lungimirante intuizione e geniale visione di Giovanni Falcone, esistono le Direzioni Distrettuali Antimafia con procuratori, cioè organi requirenti, specializzati in ogni sede di Corte d’appello, coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo con unica sede a Roma. Il MoVimento 5 Stelle chiede se siete d’accordo nel prevedere che tutti i processi legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso si celebrino presso le sedi delle Corti d’Appello, formate da Giudici specializzati e muniti di idonee strutture. Prevedere dunque che oltre ai PM, chi è chiamato a giudicare, abbia la stessa specifica competenza e formazione di coloro, come i magistrati requirenti, che compiono indagini di contrasto alle mafie.

di Mattia Alfano, avvocato

Il quesito a cui siete chiamati a rispondere riguarda la possibilità o meno di istituire presso le Corti di Appello delle sezioni di giudici specializzate per i reati di criminalità organizzata. Per comprendere questo quesito, occorre sapere prima un dato preliminare, ossia che la magistratura è suddivisa in due organi: uno requirente e inquirente, che sono cioè i pubblici ministeri e i procuratori generali che si occupano principalmente della fase investigativa, cioè di ricostruire la fondatezza delle accuse e di stabilire se sussistano degli elementi per poter mandare una persona a processo.

E poi ci sono i giudici, che sono le persone sono chiamate a stabilire la colpevolezza o l’innocenza era una persona accusata di un reato.
Nel 1990 Giovanni Falcone ci ha lasciato una grande eredità: le sezioni distrettuali antimafia. La sua intuizione geniale è stata quella che, per combattere il fenomeno della criminalità organizzata, sarebbe stato necessario istituire degli organi ad hoc specializzati su questa tipologia di crimini accentrate presso i distretti di corte d’appello. Questo perché la criminalità organizzata ha delle particolarità tali per cui è necessario che ci siano dei magistrati inquirenti, specializzati sulle modalità operative di questa criminalità. E soprattutto che questi magistrati siano fra di loro coordinati, e abbiano una base regionale. Proprio perché la criminalità organizzata ha delle manifestazioni a carattere locale, ma poi si sviluppa su base regionale e base nazionale.

La proposta del Movimento 5 Stelle
vuole istituire accanto a quelli che sono degli organi inquirenti, che già esistono, anche degli organi decisionali su base regionale che si occupino esclusivamente di criminalità organizzata. La lotta alla mafia richiede persone esperte che siano specializzate nel combattere questa tipologia di crimine. La criminalità organizzata spesso si manifesta con piccoli crimini su base locale, ma poi ha la sua manifestazione più grande su ramificazioni ed espressioni che si sviluppano su base regionale e nazionale. Spesso il singolo crimine su quale il magistrato è chiamato a decidere in realtà è la punta dell’iceberg; e la parte sommersa è quel molto di più su cui il magistrato dovrebbe avere conoscenze base per essere chiamato a decidere in senso completo e compiuto.

La proposta del Movimento 5 Stelle quindi vuol istituire degli organi decisionali che siano esperti su questa tipologia di crimine e che abbiano una base regionale, proprio perché c’è la consapevolezza che la tipologia del crimine messa in atto dalla criminalità organizzata di stampo mafioso è una tipologia di crimine che per essere pienamente apprezzata, in concreto, dal magistrato, ha bisogno di una base più ampia rispetto a quella del singolo magistrato di ciascun tribunale.

Dicevano gli antichi “scientia est potentia” cioè che la conoscenza è potere. La nostra volontà è quella di creare dei magistrati più esperti, più competenti, per far sì che la magistratura sia anche più forte nel momento in cui va a decidere i reati di criminalità organizzata. La criminalità organizzata deve avere una risposta dura da parte dello Stato, la volontà di creare dei magistrati più esperti è quella di creare anche dei magistrati più preparati, e quindi anche più forti nel combattere la criminalità organizzata.

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Pietraperzia, costituzione di parte civile è atto di speranza

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di MoVimento 5 Stelle

Per la prima volta il comune di Pietraperzia si costituisce parte civile in un processo di mafia, un atto importante, di civiltà ma sopratutto di speranza. In un territorio dove Cosa Nostra è forte, radicata ma dove è anche più forte l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, i cittadini devono fare parte del cambiamento. Costituirsi parte civile è riconoscere che la mafia danneggia una società nei suoi valori più profondi e ne chiede giustizia.

Mario Giarrusso membro della commissione Antimafia, in qualità di avvocato nominato a titolo gratuito dal comune di Pietraperzia sottolinea l’importanza della decisione: “Non è un processo semplice, gli imputati sono personaggi mafiosi di primo piano, ma vogliamo dare da una parte un segnale di fermezza, dall’altra parte anche un segnale di speranza per i cittadini e lanciare un messaggio forte ai familiari dei mafiosi: Cosa Nostra non ha più residenza in Sicilia, non ha residenza nel comune di Pietraperzia. Un sistema medievale che fa della sopraffazione, della violenza le sue cifre culturali non ha e non deve avere spazio. Deve avere spazio, invece, la voglia e la capacità di intraprendere nuovi cammini di legalità, di abbandono della mafia, di una società che non può continuare ad impoverirsi per far arricchire pochi. Confidiamo nella magistratura e siamo convinti che questo segnale, unitamente alla lotta della maggioranza di cittadini onesti in Sicilia e non solo metterà la parola fine alle mafie”.

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