Il MoVimento 5 Stelle è un pericolo per la mafia

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di MoVimento 5 Stelle

Il MoVimento 5 Stelle ed il suo portavoce al Senato Giarrusso rappresentano un pericolo per la mafia. A dirlo sono stati Giuseppe Graviano e Umberto Adinolfi, due pericolossisimi boss della mafia e della camorra condannati all’ergastolo e in carcere al 41bis. Giuseppe Graviano insieme al fratello maggiore Filippo, nel 1990 divenne reggente del mandamento di Brancaccio-Cianciulli. I fratelli Graviano ebbero un ruolo importante nell’organizzazione degli stragi del 1993 a Firenze, Milano e Roma e nell’omicidio di don Pino Puglisi . I due vennero arrestati il 27 gennaio 1994 a Milano. Graviano sta scontando l’ergastolo nel carcere di Milano ed è stato accusato da vari pentiti di essere stato lui ad azionare il telecomando dell’autobomba che uccise il giudice Paolo Borsellino e 5 uomini della scorta.

Adinolfi è un boss e killer della camorra condannato all’ergastolo.

Intercettati durante l’ora d’aria nel carcere di Ascoli Piceno il 12 gennaio 2016, questi atti finiscono nel processo della Trattativa Stato-Mafia e vengono pubblicati e resi noti a luglio grazie al giornalista siciliano Riccardo Lo Verso.

Il boss della camorra Adinolfi definisce “una banda di sfegatati” il Movimento 5 Stelle mentre il boss ergastolano Graviano attacca a più riprese il senatore Mario Michele Giarrusso definito, appunto, “pericoloso”. Pericoloso perché il Movimento 5 Stelle ha smascherato e bloccato l’estensione di benefici di sconti di pena ai mafiosi che il governo Pd-Alfano voleva concedere con il beneplacito di Forza Italia.

Quelle che potete leggere sono intercettazioni inquietanti.

Oltre alle minacce ci sono altri particolari, che pongono interrogativi che non possono rimanere senza risposta.

Come faceva Graviano a conoscere nei dettagli i lavori parlamentari della Commissione Giustizia, tanto da poter attaccare Mario Giarrusso? I resoconti della Commissione Giustizia sono sintetici e le sedute non sono pubbliche. Chi sono i suoi interlocutori politici?

Graviano e Adinolfi parlano delle modifiche al 41bis (liberazione anticipata, revisione dell’ergastolo, modifiche al 41bis con alleggerimento del regime carcerario per i capo mafia). Il dialogo si svolge a gennaio 2016 mentre il provvedimento con cui il governo tenta di farsi dare la delega per la modifica del 41bis e del 4bis è successivo. Come facevano ad essere già al corrente di future azioni parlamentari?

Queste porcherie sono state bloccate grazie all’emendamento del Movimento 5 Stelle a prima firma Giarrusso, nei confronti del quale, dopo la pubblicazione dell’articolo a giugno, prima è stata concessa la scorta e poi gli è stata successivamente revocata in maniera strana. Il portavoce del Movimento 5 Stelle ha richiesto le motivazioni per le quali da parte del Ministro Minniti è stato apposto il segreto.

In attesa che il Governo ed il Ministro Minniti diano le dovute risposte, il Movimento 5 Stelle continuerà a combattare con ogni forza le mafie, vero e proprio cancro di questo Paese.

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Noi non parliamo di mafia, noi combattiamo la mafia

di Giancarlo Cancelleri

Qualcuno ha detto che il Movimento va in piazza ma non parla di temi.
“Fanno foto ma non stanno parlando di idee per la regione” ha scritto.
Questa cosa è ovviamente falsa. È falsa perché di idee e proposte ne abbiamo dette tante, il problema è che non ne parlano loro.

Poi hanno scritto che sì, in verità parlano un po’ di temi, però loro non parlano di mafia. Si si, hanno scritto proprio questo. Roba da teatro dell’assurdo: ci attaccano non su quello che diciamo ma su quello che non diciamo.

Dimenticano forse tutte le intimidazioni che il Movimento 5 Stelle ha subito in questi anni. Qui a Pietraperzia, l’anno scorso, è stata bruciata la porta di casa del nostro sindaco Antonio Bevilacqua (https://goo.gl/2nK5oS); due giorni fa, ad Alcamo, dove amministra un altro nostro sindaco, Domenico Surdi, hanno incendiato il portone palazzo comunale (https://goo.gl/8fgy7L); a Bagheria un pentito di Cosa Nostra rivela ai magistrati che da quando è arrivato Patrizio Cinque ai mafiosi “non sono rimasti nemmeno gli occhi per piangere perché lui li denuncia tutti. Non ti ci puoi nemmeno avvicinare” (https://goo.gl/aK8HXG).

Una cosa del genere avviene anche nelle intercettazione di Mafia Capitale, in cui Buzzi definisce il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, “incorruttibile” (https://goo.gl/cDZrH4).
A dire queste cose non è la gente per strada; le dice la mafia, la criminalità. Questo perché, evidentemente, hanno capito di che pasta sono fatti i nostri sindaci.

Poi abbiamo un senatore, Mario Giarrusso, che in questo momento è sotto tutela, perché è stato definito, in un’intercettazione del boss di Cosa Nostra Graviano “uomo pericolo per la mafia” (https://goo.gl/gW7geX).
Ancora: quando abbiamo presentato una legge all’Assemblea Regionale Siciliana per togliere il vitalizio ai condannati per mafia, tutti i partiti: il Pd, Forza Italia, Ncd, Udc… hanno votato contro! (https://goo.gl/vdmcZs)
Perché hanno votato contro? Non per fare un favore ai Cuffaro di turno, avranno probabilmente pensato: “metti che capiti a me un domani; perché privarmi del vitalizio?”.
E allora, a chi scrive queste scemenze sul Movimento, io rispondo con una frase semplice e con l’evidenza dei fatti: è vero, noi non parliamo di mafia; noi combattiamo la mafia!

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Non è mafia, è una montagna di merda

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Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!” Peppino Impastato

di Beppe Grillo

La sentenza che ha comminato 250 anni di galera al gruppo di malviventi, politici e pubblici amministratori compenetrati da anni con l’amministrazione di Roma capitale ha escluso l’associazione mafiosa. Verrebbe da sentirsi rasserenati da questa notizia, la band di bravi ragazzi coordinata da Carminati non sembra che abbia mai esplicitamente ucciso o minacciato nessuno. Che bella prospettiva! Non è stata la mafia, ma una semplice associazione a delinquere a prosciugare dignità e casse di Roma Capitale in quegli anni. Che bel sogno, non è vero? Però un diavoletto suggerirebbe che probabilmente non era necessario minacciare nessuno e/o che si tratta della più volte preconizzata mafia dei colletti bianchi.

Il fatto incontrovertibile è che sono state comminate condanne durissime a tutti gli imputati del processo: ben 41 colpevoli e solo 5 assolti. Condanne durissime per un totale di 287 anni mentre la procura ne aveva chiesti ben 515 di anni. Nell’aula bunker si festeggia perché è stato dimostrato che la mafia non esiste a Roma. Ma il municipio di Ostia è stato sciolto per infiltrazioni mafiose. Non c’è la mafia a Roma, eppure l’Osservatorio sulla legalità della regione Lazio a gennaio 2017 indicava il Lazio come la terza regione per investimento delle mafie e Roma ha il primato di immobili sottratti alla criminalità organizzata. Non c’è mafia a Roma, poi una volta c’è un sequestro del valore di 80 milioni di euro, ma questo succede nel 2016, perché nel 2017 la Dda sequestra invece beni per 280 milioni di euro. A Roma non c’è la mafia e neanche le piazze di spaccio come a Scampia, poi succede che fanno le retate come a Scampia e Roma è la Capitale d’Italia ma forse anche della coca.
Ma a Roma non ci sono le mafie, a Roma le mafie investono: ristoranti, pizzerie, pub, bar, gestiscono sale slot, vlt, fanno affari immobiliari.

A Roma non c’è la mafia, ma tutte le mafie fanno affari a Roma. Quindi, in definitiva, non è mafia, ma è comunque una montagna di merda. Che faceva estorsioni, danneggiamenti, pestaggi per far valere la propria forza. Che si infiltrava in tutti i gangli dell’amministrazione, a partire dal Comune. Che esercitava un capillare controllo del territorio. Che stringeva e manteneva forti relazioni col mondo imprenditoriale, cooperativistico e, soprattutto, politico. Perché, diciamocelo, ci sono condanne e condanne. Un “delinquente abituale”, come è stato definito Massimo Carminati, che viene condannato per aver fatto il delinquente non sorprende nessuno. Ma un politico che viene condannato per aver fatto il delinquente, invece del bene della cosa pubblica, dovrebbe sorprendere.

Luca Gramazio, ex consigliere comunale e regionale PDL, 11 anni;
Daniele Ozzimo, ex Assessore alla Casa Giunta Marino, 2 anni e 2 mesi;
Franco Panzironi, ex AD AMA, 10 anni;
Mirko Coratti, ex Presidente Assemblea Capitolina PD, 6 anni;
Giordano Tredicine, ex Vice coordinatore regionale Forza Italia per il Lazio, 3 anni;
Luca Odevaine, ex componente Tavolo coordinamento Immigrati del Viminale e ex Vice capo Gabinetto Giunta Veltroni, 6 anni e 6 mesi;
Andrea Tassone, ex Presidente X Municipio, Pd, 5 anni;
Pierpaolo Pedetti, consigliere PD, 7 anni.
La sentenza ha sancito che tanti soldi hanno girato tra Buzzi, Carminati, il PD, Forza Italia e gli altri partiti. Soldi dei cittadini che hanno pagato e che pagano ancora oggi. Un debito da 16 miliardi di euro non nasce dal nulla.

Adesso l’associazione a delinquere è una cosa nuova: c’è il politico, due ingegneri, un banchiere, un avvocato e un cardinale… spesso non c’è neppure il mafioso, pardon il delinquente! Massimo Carminati era una sorta di consulente in questa parte della storia del saccheggio di Roma. PD e Forza Italia (cose che cambiano identità come i virus più veloci cambiano gli antigeni per sfuggire al sistema immunitario) sono ampiamente coinvolti, non c’è dubbio. Personaggi che facevano parte dell’assemblea capitolina, amministrativi-politici sempre appartenenti o nominati da quei partiti “politici”, erano di fatto “coordinati a delinquere” da Carminati e Buzzi.

Un’organizzazione fintamente, eppure necessariamente, bipartisan. Fintamente perché si tratta di due facce della stessa moneta da un euro; necessariamente perché potesse continuare la mungitura di Roma indipendentemente da quale delle due “parti politiche” vincesse le elezioni. L’altra sera a Bersaglio Mobile abbiamo potuto vedere in diretta quello che mancava per capirci qualcosa: Esposito, PD, rivolgendosi al portavoce 5 Stelle Di Stefano, si è assunto la responsabilità politica come PD scaricandola contemporaneamente alla “precedente gestione Bersani”. In sostanza: non avendo cambiato ancora nome delcarrozzone cambiamo il pupazzo. Questa è esattamente la cultura del “non esiste”: noi non centriamo nulla ma ci assumiamo la responsabilità che è di Bersani e non di Renzi. Eppure Buzzi (che ha preso 19 anni) ha finanziato la campagna di Renzi.Si, ma vabbeh: sono pochi soldi…” in questa nuvola di aria bollita il chi ed il cosa non esistono più, quello che conta è essere veloci a scaricare i pesi morti, come Bersani.

Hanno messo in ginocchio un’intera città. Questo dice la sentenza. Questi sono i fatti. Una città lasciata in macerie perché una banda organizzata di criminali con l’appoggio e la connivenza dei politici ha lucrato sulle spalle e i soldi dei romani. Questa verità è oggi una sentenza. D’altra parte Borsellino diceva: “Politica e Mafia sono due poteri che vivono sul controllo dello stesso territorio: o si fanno la guerra o si mettono d’accordo”. Abbandoniamo noi cittadini questi camaleontici pesi morti per un popolo che non li merita davvero! Lasciamoli ai loro regolamenti di conti ma fuori dalla scena politica.

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#ProgrammaGiustizia: I processi di mafia nelle sedi delle Corti d’Appello

Ad oggi, grazie alla lungimirante intuizione e geniale visione di Giovanni Falcone, esistono le Direzioni Distrettuali Antimafia con procuratori, cioè organi requirenti, specializzati in ogni sede di Corte d’appello, coordinate dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo con unica sede a Roma. Il MoVimento 5 Stelle chiede se siete d’accordo nel prevedere che tutti i processi legati alla criminalità organizzata di stampo mafioso si celebrino presso le sedi delle Corti d’Appello, formate da Giudici specializzati e muniti di idonee strutture. Prevedere dunque che oltre ai PM, chi è chiamato a giudicare, abbia la stessa specifica competenza e formazione di coloro, come i magistrati requirenti, che compiono indagini di contrasto alle mafie.

di Mattia Alfano, avvocato

Il quesito a cui siete chiamati a rispondere riguarda la possibilità o meno di istituire presso le Corti di Appello delle sezioni di giudici specializzate per i reati di criminalità organizzata. Per comprendere questo quesito, occorre sapere prima un dato preliminare, ossia che la magistratura è suddivisa in due organi: uno requirente e inquirente, che sono cioè i pubblici ministeri e i procuratori generali che si occupano principalmente della fase investigativa, cioè di ricostruire la fondatezza delle accuse e di stabilire se sussistano degli elementi per poter mandare una persona a processo.

E poi ci sono i giudici, che sono le persone sono chiamate a stabilire la colpevolezza o l’innocenza era una persona accusata di un reato.
Nel 1990 Giovanni Falcone ci ha lasciato una grande eredità: le sezioni distrettuali antimafia. La sua intuizione geniale è stata quella che, per combattere il fenomeno della criminalità organizzata, sarebbe stato necessario istituire degli organi ad hoc specializzati su questa tipologia di crimini accentrate presso i distretti di corte d’appello. Questo perché la criminalità organizzata ha delle particolarità tali per cui è necessario che ci siano dei magistrati inquirenti, specializzati sulle modalità operative di questa criminalità. E soprattutto che questi magistrati siano fra di loro coordinati, e abbiano una base regionale. Proprio perché la criminalità organizzata ha delle manifestazioni a carattere locale, ma poi si sviluppa su base regionale e base nazionale.

La proposta del Movimento 5 Stelle
vuole istituire accanto a quelli che sono degli organi inquirenti, che già esistono, anche degli organi decisionali su base regionale che si occupino esclusivamente di criminalità organizzata. La lotta alla mafia richiede persone esperte che siano specializzate nel combattere questa tipologia di crimine. La criminalità organizzata spesso si manifesta con piccoli crimini su base locale, ma poi ha la sua manifestazione più grande su ramificazioni ed espressioni che si sviluppano su base regionale e nazionale. Spesso il singolo crimine su quale il magistrato è chiamato a decidere in realtà è la punta dell’iceberg; e la parte sommersa è quel molto di più su cui il magistrato dovrebbe avere conoscenze base per essere chiamato a decidere in senso completo e compiuto.

La proposta del Movimento 5 Stelle quindi vuol istituire degli organi decisionali che siano esperti su questa tipologia di crimine e che abbiano una base regionale, proprio perché c’è la consapevolezza che la tipologia del crimine messa in atto dalla criminalità organizzata di stampo mafioso è una tipologia di crimine che per essere pienamente apprezzata, in concreto, dal magistrato, ha bisogno di una base più ampia rispetto a quella del singolo magistrato di ciascun tribunale.

Dicevano gli antichi “scientia est potentia” cioè che la conoscenza è potere. La nostra volontà è quella di creare dei magistrati più esperti, più competenti, per far sì che la magistratura sia anche più forte nel momento in cui va a decidere i reati di criminalità organizzata. La criminalità organizzata deve avere una risposta dura da parte dello Stato, la volontà di creare dei magistrati più esperti è quella di creare anche dei magistrati più preparati, e quindi anche più forti nel combattere la criminalità organizzata.

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Pietraperzia, costituzione di parte civile è atto di speranza

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di MoVimento 5 Stelle

Per la prima volta il comune di Pietraperzia si costituisce parte civile in un processo di mafia, un atto importante, di civiltà ma sopratutto di speranza. In un territorio dove Cosa Nostra è forte, radicata ma dove è anche più forte l’azione della magistratura e delle forze dell’ordine, i cittadini devono fare parte del cambiamento. Costituirsi parte civile è riconoscere che la mafia danneggia una società nei suoi valori più profondi e ne chiede giustizia.

Mario Giarrusso membro della commissione Antimafia, in qualità di avvocato nominato a titolo gratuito dal comune di Pietraperzia sottolinea l’importanza della decisione: “Non è un processo semplice, gli imputati sono personaggi mafiosi di primo piano, ma vogliamo dare da una parte un segnale di fermezza, dall’altra parte anche un segnale di speranza per i cittadini e lanciare un messaggio forte ai familiari dei mafiosi: Cosa Nostra non ha più residenza in Sicilia, non ha residenza nel comune di Pietraperzia. Un sistema medievale che fa della sopraffazione, della violenza le sue cifre culturali non ha e non deve avere spazio. Deve avere spazio, invece, la voglia e la capacità di intraprendere nuovi cammini di legalità, di abbandono della mafia, di una società che non può continuare ad impoverirsi per far arricchire pochi. Confidiamo nella magistratura e siamo convinti che questo segnale, unitamente alla lotta della maggioranza di cittadini onesti in Sicilia e non solo metterà la parola fine alle mafie”.

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Pozzuoli: l’ombra della mafia sul mercato? (06-07-2017)

Roma, 6 luglio 2017 – «L’eterna vicenda del mercato di Pozzuoli continua a non avere fine e a tingersi di tinte fosche. I costi più che raddoppiati, le false partenze, la mancanza dei collaudi, la pericolosità della struttura e… Continua a leggere Pozzuoli: l’ombra della mafia sul mercato? (06-07-2017)

La mafia a Roma non mangia più: l’inizio della fine dei campi rom

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Applausi per Virginia Raggi e l’amministrazione 5 Stelle di Roma. Per la prima volta chi governa la capitale non pensa a come lucrare sulla pelle degli altri e a danno dei cittadini, ma a come risolvere i problemi. Quella dei campi rom era una questione che nessuno aveva mai chiuso, forse neppure affrontato, ma sulla quale tanti (troppi) hanno magnato. Da adesso si inizia a chiuderli, per sempre. E i soldi per farlo ce li facciamo dare dall’Unione Europea, nessun costo extra per i romani. Un capolavoro. Il piddino Buzzi si augurava per i romani “un anno pieno di monnezza, profughi, immigrati, sfollati, minori, piovoso così cresce l’erba da tagliare e magari con qualche bufera di neve”. Il MoVimento 5 Stelle invece sta risolvendo i problemi. Forza Virginia. Beppe Grillo

di Virginia Raggi

Superiamo i campi rom. E’ l’inizio della fine per una vergogna durata decenni. Politici, criminalità di ogni genere, mafie: tutti si sono nutriti e sono ingrassati nella mangiatoia dei campi. Facevano comodo a tutti: per questo le precedenti amministrazioni promettevano di chiuderli mentre si popolavano ogni giorno di più.
Ora, per la prima volta, un’amministrazione presenta un piano concreto che consentirà di superarli.

Alla base un Patto di Responsabilità che impone doveri precisi e rigorosi alle popolazioni che abitano i villaggi. Affermiamo la legalità dei comportamenti.
Grazie a protocolli che stiamo stipulando con la Guardia di Finanza e con l’Agenzia delle Entrate conosceremo la situazione patrimoniale di chi ha vissuto nel sommerso e nell’illegalità. Metteremo fine a qualsiasi forma di sostegno per chi non ne ha diritto.
Nessuno godrà più di trattamenti speciali. Riguardo la casa, la scuola, la sanità, la formazione e l’accesso al lavoro applicheremo le misure valide per tutti i cittadini. Per la prima volta, viene eliminata ogni forma di assistenzialismo. La legge deve essere sempre uguale per tutti.

Niente e nessuno sarà più immune da questo principio. Abbiamo a disposizione fondi che l’Unione europea ha destinato esclusivamente per le popolazioni rom, risorse che altrimenti andrebbero perdute. Li utilizzeremo per far in modo che non esistano più campi all’insegna della criminalità e dell’illegalità. Non elargiremo bonus a nessuno, ma supporteremo queste persone affinché trovino una casa normale ed escano dall’isolamento che li ha caratterizzati in questi anni. Sino a oggi hanno vissuto in ghetti che consentivano di non pagare tasse, utenze e le spese che devono sobbarcarsi tutti gli altri cittadini. Con il nostro piano, tutto ciò finirà. Con i soldi dell’Unione europea recupereremo milioni di euro dall’evasione e dall’illegalità e li metteremo a disposizione di tutti i cittadini. La mafia a Roma non mangia più.

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La mafia di Avola minaccia il M5s: incendiata l’auto del nostro candidato

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di Mario Michele Giarrusso, M5s Senato e Commissione Antimafia

La scorsa notte, alle 4 del mattino, il nostro candidato alle elezioni del consiglio comunale di Avola, Rosario Zaffarana, ha subito un vile atto di intimidazione mafiosa. Come si evince dal video, un delinquente col capo coperto, si è avvicinato alla Fiat Croma di Zaffarana, posteggiata sotto l’abitazione del nostro candidato e dopo averla cosparsa di liquido infiammabile, appiccava il fuoco. Il fuoco così appiccato, rischiava di propagarsi anche alla vicina abitazione terrana, dove dormivano una mamma con tre ragazzi tra cui uno disabile. Solo la prontezza del nostro candidato, svegliato dal crepitio delle fiamme ed intervenuto con un estintore impediva il peggio.

Se la mafia di Avola pensa così di chiudere la bocca ai nostri candidati o di intimidirli sappia che si sbaglia.

Il Movimento si schiera compatto con il nostro candidato Rosario Zafferana, con il nostro candidato sindaco Giuseppe Papa e con tutti gli altri candidati e attivisti di Avola. Noi leveremo ancora più alta la nostra voce contro le cosche che stringono Avola in una morsa di paura ed intimidazione chiedendo conto alla Procura di Siracusa dello stato delle diverse indagini in corso e che sembrano allo stato languire nel disinteresse e nella più grave disattenzione.

Avola è città di persone per bene che vogliono liberarsi di pochi violenti criminali e dei loro complici e referenti politici. L’undici giugno anche Avola sarà liberata. A riveder le Stelle.

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Per non dimenticare Peppino Impastato

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di Peppino Impastato (Cinisi, 5 gennaio 1948 – Cinisi, 9 maggio 1978)

Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!

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In Germania la mafia non esiste? Il caso Petra Reski

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di Petra Reski – video in tedesco

La Frankfurter Allgemeine ha scritto: “Imparare dalla mafia significa imparare a tacere, una giornalista d’inchiesta intimidita e piantata in asso dal settimanale der Freitag – Il caso Petra Reski per vari aspetti è insolito” dunque uno si chiede perché sia insolito. Io ho scritto un articolo sulla mafia in Germania, in particolare sulla mafia nell’est della Germania: questo articolo è stato pubblicato nel marzo 2016 e nel mese di luglio 2016 ho avuto una querela, la richiesta insomma, non era ancora una querela, un avviso di una futura querela diciamo, perché un uomo d’affari italiano citato per nome nell’articolo considerava leso il diritto alla tutela della sua reputazione.

Da quel momento in poi non ho sentito nulla. Poi il mio avvocato ha contattato anche il tribunale e ha saputo che praticamente questa querela non aveva nessuna chance, veniva considerata dal tribunale di Lipsia stesso una querela insensata, visto che i fatti che ho riferito nel mio articolo erano fatti di una sentenza pubblica, dunque io non ho fatto altro che una cronaca giudiziaria perché in questo articolo ho scritto non solo sulla mafia in Germania ma ho descritto lo strano caso dei giornalisti che dopo aver scritto sulla mafia in Germania vengono querelati, e tutti perdono le cause. Dopo questa informazione da parte del tribunale non abbiamo più sentito nulla, io mi sentivo anche più o meno tranquilla, e fino al novembre 2016 quando ho avuto la querela ufficiale, e ho contattato ovviamente, io già in luglio avevo contattato la redazione, ho comunicato di aver ricevuto questa lettera dall’avvocato e loro invece dicevano di non aver ricevuto nulla.

In novembre quando ho avuto la querela ho contattato di nuovo la redazione, ho mandato una lunga mail al caporedattore e anche al proprietario ed editore del giornale der Freitag, e non ho ricevuto nessuna risposta. Cosa molto inusuale, perché di solito un giornale che pubblica un articolo verifica, in caso di dubbi sui contenuti, soprattutto se di cronaca giudiziaria, devono per forza farlo controllare da un avvocato. Dunque ho ricevuto la querela in novembre. A fine ottobre, pochi giorni prima di ricevere la querela, ho contattato la redazione perché cercavo il mio articolo in Internet e mi sono accorta che questo articolo non c’era più, era stato cancellato. Ho chiamato la redattrice e ho saputo che nel frattempo anche loro avrebbero ricevuto una querela e in seguito hanno cancellato l’articolo che era online. Dunque, in seguito, ho scritto una mail all’editore senza ricevere mai una risposta. In particolare, era molto singolare il fatto che la querela fosse arrivata al mio indirizzo, non pubblico, di Venezia con il dettaglio del piano a cui abito, dunque il piano a cui abito lo puoi sapere solo se ti trovi davanti alla mia porta, pertanto era un piccolo dettaglio per dire, come si dice in italiano, per gustare il rischio di scrivere sulla mafia. Chi scrive sulla mafia lo fa a proprio rischio e pericolo, così ha detto Alberto Spampinato, il cui fratello è stato ucciso dalla mafia, anche lui giornalista.

Dunque questo piccolo dettaglio del piano a cui abito era una cosa per farmi gustare il rischio di scrivere sulla mafia. Dopo non ho più sentito nulla, ovviamente, dalla redazione, nessuna richiesta su come fare etc. Poi, il processo è andato avanti nonostante, diciamo, il tribunale abbia considerato completamente inammissibile la richiesta di adottare un provvedimento provvisorio nei miei confronti, poi la sentenza emessa è stata tutto il contrario. In quel momento, ovviamente, noi pensavamo che questo processo finisse a nostro favore e abbiamo dovuto sapere che è finito in maniera contraria, ho cercato il sostegno dei sindacati e purtroppo i sindacati, visto che ho dovuto rivolgermi in fretta e furia a un avvocato, non ho contattato i sindacati prima di contattare il mio avvocato, dunque loro si sono posti dal punto di vista che, visto che ho scelto un avvocato indipendente non scelto dai sindacati, non mi possono pagare le spese legali.

Questo è andato avanti fino a marzo, quando ho reso pubblica questa cosa perché lo trovo veramente uno scandalo che una giornalista che scrive sulla mafia venga anche piantata in asso dall’editore, questa è una cosa completamente inusuale, non è mai successo in Germania che un editore, per un articolo pubblicato nel suo giornale, piantasse in asso un giornalista e non solo, quando l’ho reso pubblico sul mio blog e anche con articoli che sono stati pubblicati dalla Frankfurter Allgemeine, e poi altri articoli in Germania che sono venuti dopo, sono stata anche diffamata gravemente dall’editore che diceva una frase storica, credo, adesso per i giornalisti: “Le redazioni non sono un’assicurazione di tutela legale”. Questa è la dichiarazione di sconfitta del giornalismo, non esiste più se questa è la posizione degli editori nei confronti di querele del genere, il giornalismo non esiste più. Poi mi ha diffamata dicendo che io avrei scritto fake news o che farei parte della stampa bugiarda, dunque questo genere di diffamazione non la commento neanche.

Di conseguenza, alla fine, visto che non avevo né il sostegno dei sindacati né il sostegno del mio editore, ho fatto un crowdfunding sul mio blog, un fundraising, che per fortuna, grazie anche al sostegno di tanti giornalisti tedeschi, sono tante le persone che mi hanno già sostenuta, ho avuto anche il sostegno dello European Centre for Press and Media Freedom, con sede a Lipsia, di cui sono molto orgogliosa e adesso vado avanti con questa cosa perché le spese legali non sono finite e adesso mi è stata anche annunciata un’altra querela per risarcimento da parte dell’imprenditore italiano di successo. Io voglio soprattutto tenere alta l’attenzione sul tema, non per il mio caso, al di là del fatto che si tratta di un caso eclatante, ma ci sono stati anche altri giornalisti tedeschi che hanno scritto sulla mafia.

Tutti quelli che hanno scritto sulla mafia, che sono stati querelati, hanno tutti perso il processo, dunque io mi chiedo se questo sia normale, se questa sia la regola, che qualunque giornalista in Germania che scriva sulla mafia venga per forza anche condannato e se viene per giunta, come successo a me, anche piantato in asso dall’editore, la mafia in Germania la fa franca. Questo è molto grave perché c’è già una scarsissima informazione sulla mafia in Germania nei media perché ovviamente tutte le redazioni temono le querele e dunque prima di pubblicare un articolo, gran parte già mettono gli articoli, io conosco tanti casi di redazioni tedesche che hanno dei servizi pronti ma non li hanno pubblicati perché hanno troppa paura delle querele, perché il diritto tedesco rende molto facile a chiunque, ai cosiddetti imprenditori di successo italiani, fare una querela a qualunque giornalista tedesco, dunque in questo caso gli italiani mi hanno spesso chiesto: “Ma dopo Duisburg cos’hanno fatto i tedeschi?”, nessuno si ricorda più di Duisburg, della strage di mafia di Duisburg, nessuno si ricorda più dell’esistenza della mafia in Germania perché viene vietato dai tribunali ai giornalisti tedeschi di scrivere sulla mafia.

Siccome è molto facile querelare un giornalista che scrive sulla mafia in Germania, viene naturalmente eliminata anche l’informazione sulla mafia in Germania, dunque i tedeschi giustamente pensano che la mafia in Germania fosse un problema marginale come lo hanno pensato anche nel nord Italia fino a pochi anni, fa pertanto è un problema non solo tedesco, non solo italiano, perché è un problema europeo, dunque l’informazione sulla mafia in Germania è indispensabile, come lo è tuttora anche in Italia. L’Italia ha fatto un percorso molto più lungo ovviamente, però se le stesse cose che sono successe in Italia praticamente quarant’anni fa adesso succedono in Germania abbiamo un piccolo problema. È un problema europeo e come tale deve essere anche affrontato. La mafia non è solo italiana, è un problema europeo.

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