Manovra: emendamento M5S, 150 mln per incentivi auto elettriche (27-11-2017)

Roma, 27 novembre – "Cinquanta milioni di euro annui dal 2018 per tre anni, per un totale di 150 milioni di euro complessivi, per incentivare l’acquisto di auto elettriche e di colonnine di ricarica da recuperare dal Fondo per… Continua a leggere Manovra: emendamento M5S, 150 mln per incentivi auto elettriche (27-11-2017)

Manovrina?? Antipastone di un massacro

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di MoVimento 5 Stelle

La cosiddetta ”manovrina” che il Governo ha approvato con l’ennesima fiducia al Senato, è l”’antipastone” amaro della mazzata che ci attende con la prossima legge di Bilancio. Tagli lineari, aumento della pressione fiscale e marchette su marchette.

Andiamo con ordine.

Il Governo Gentiloni doveva riparare la pessima politica economica di Renzi, che tra bonus e austerità ha clamorosamente fallito l’aggancio alla ripresa internazionale. Lo ha fatto nel modo sbagliato, cioè accettando servilmente di ridurre ancora il deficit pubblico, quando servirebbe una spinta decisa agli investimenti e alle spese sociali. Il deficit 2017 passerà così dal 2,3% del Pil fissato da Renzi al 2,1% per ridursi ancora nel biennio successivo, fino al pareggio di bilancio del 2019. La stella polare di Gentiloni è la stessa di Renzi, quel Fiscal Compact che il M5S vuole ripudiare per tornare a fare politica industriale e occupazionale. 

Come ha ridotto il deficit il duo Gentiloni-Padoan? A parte 500 milioni di euro di tagli lineari ai ministeri, aumentando le entrate. 1 miliardo dall’estensione dello split payment alla Pa e 1 miliardo dalla stretta sulla compensazione dei crediti Iva. Si tratta di due provvedimenti che aumentano il carico fiscale sulle pmi. La rimodulazione dell’Aiuto alla crescita economica (Ace), ridotta di 200 milioni, ha fatto il resto, colpendo anche le imprese che investono. 

Ma non solo. Insieme ad altri balzelli sono arrivate anche le marchette. 8 milioni al teatro di Luca Barabareschi e il salva-Franceschini, che toglie dall’imbarazzo il ministro dopo le nomine irregolari ai vertici di 5 musei nazionali. 

In tutto ciò le zone terremotate hanno ricevuto un contentino da 1 miliardo spalmato su più anni mentre gli enti locali sono rimasti sostanzialmente a bocca asciutta. 

Dulcis in fundo, l’aumento dell’Iva agevolata dal 10 all’11,5% e di quella normale dal 22 al 25% a partire dall’1 gennaio 2018. 

Altro che manovrina. È il solito massacro sociale in salsa europea

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Derivati, bruciati già 29 miliardi: ci costano quanto una manovra

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di MoVimento 5 Stelle

La Corte dei Conti ha aperto un atto di citazione: i contratti derivati firmati dal Tesoro con la Morgan Stanley, tra il 2011 e il 2012, sono costati allo Stato oltre 3 miliardi di euro. Ma non si tratta solo di un unico caso: tutti i contratti finora stipulati a destra e a manca ci sono costati ufficialmente già 29 miliardi nel periodo 2011-2016, tra interessi netti sborsati alle banche e altre operazioni connesse. E i derivati ancora in vita rischiano di mandare in fumo una cifra vicina ai 40 miliardi nei prossimi anni. Un’ecatombe.

La Corte dei conti, che chiede danni per 4,1 miliardi, evidenzia come lo Stato abbia sottoscritto contratti che erano di copertura per le banche, ma speculativi per la Repubblica. E la dirigenza del ministero non aveva nemmeno i mezzi e le risorse per predisporre le garanzie collaterali necessarie a neutralizzare l’eventuale chiusura dei derivati rischiosi.

I responsabili di questo disastro, poi, sono ancora tutti saldamente in poltrona. Maria Cannata continua a gestire il nostro enorme debito pubblico, mentre la banca d’affari americana è ancora tra gli specialisti che sovrintendono alle nostre emissioni assieme al ministero. Nulla si muove e nessuno paga il conto, a fronte di un salasso che sta vedendo andare in fumo decine di miliardi di soldi degli italiani e sta in pratica annullando gli effetti benefici del quantitative easing Bce.

E i direttori del Tesoro che hanno firmato queste genialate? Tutti destinati a luminose carriere, e tutti presso banche emittenti di derivati: Mario Draghi in Goldman Sachs, Domenico Siniscalco in Morgan Stanley e Vittorio Grilli in Jp Morgan. Il loro curriculum è stato apprezzato.

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Manovra, Bocciato tetto compensi dei commissari Alitalia (01-06-2017)

Roma, 1 giugno – "Bocciato l’ordine del giorno del MoVimento 5 Stelle che proponeva un tetto massimo di 240 mila euro annui ai compensi dei commissari Alitalia". Lo denunciano i deputati 5stelle della Commissione Trasporti. "Va assolutamente modificata la… Continua a leggere Manovra, Bocciato tetto compensi dei commissari Alitalia (01-06-2017)

Manovra, ammazza Tpl per finanziare Tav e grandi opere (30-05-2017)

Roma, 30 maggio – "Un provvedimento che ‘ammazza’ il Trasporto Pubblico Locale riducendone i fondi per 100 milioni di euro l’anno ma finanzia le grandi opere che devastano il territorio, come la tanto contestata Tav Torino-Lione, foraggiata con altri… Continua a leggere Manovra, ammazza Tpl per finanziare Tav e grandi opere (30-05-2017)

Manovra, Emendamento M5S fondi per Tpl gratis a disoccupati (16-05-2017)

Roma, 16 maggio – "Più fondi a quelle Regioni che garantiranno l’uso dei mezzi pubblici gratis ai disoccupati di breve corso, iscritti ai centri per l’impiego, ovvero quelli che abbiano perso, da meno di tre anni un precedente rapporto… Continua a leggere Manovra, Emendamento M5S fondi per Tpl gratis a disoccupati (16-05-2017)

L.Bilancio, ok a riduzione accise birra? Solo un contentino (24-11-2016)

Roma, 24.11.2016 – "Approvato in Commissione Bilancio l’emendamento 5stelle alla manovra che prevede la riduzione delle accise sulla birra che, nella riformulazione del relatore, è stato depotenziato e snaturato a un mero contentino proprio per quella parte d’eccellenza della… Continua a leggere L.Bilancio, ok a riduzione accise birra? Solo un contentino (24-11-2016)

L. Bilancio, Governo non affossi norma ‘anti Equitalia’ (20-11-2016)

Roma, 20.11.2016 – "A rischio l’emendamento del M5S alla legge di Bilancio che ormai da tre anni consente alle imprese che vantano crediti verso la Pubblica Amministrazione di compensare i debiti delle cartelle Equitalia. Il Governo voleva bocciarlo ma… Continua a leggere L. Bilancio, Governo non affossi norma ‘anti Equitalia’ (20-11-2016)

L. Bilancio, stop a Imu agricola anche per chi coltiva terra in affitto (16-11-2016)

Roma, 16.11.2016 – "Abolire l’Imu agricola anche per chi coltiva i terreni in affitto, ovvero Imprenditori Agricoli Professionali (Iap) e Coltivatori Diretti (Cd), ed evitare così che i proprietari terrieri scarichino il costo dell’imposta sugli agricoltori. Anche quest’anno il… Continua a leggere L. Bilancio, stop a Imu agricola anche per chi coltiva terra in affitto (16-11-2016)

Né con il Pd né con Bruxelles #ManovraFuffa

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di M5S Senato, Commissioni Bilancio e Finanze

La Commissione Europea sta tirando avanti la carretta del Governo in vista del referendum del 4 dicembre. La lettera che il commissario europeo agli affari economici Pierre Moscovici ha mandato al Ministro Padoan è un misto di ipocrisia e di paura: da un lato si nota come la manovra finanziaria non rispetti affatto il percorso indicato dal Fiscal Compact, dall’altra si evita qualsiasi polemica con il Governo per paura che toni alti producano effetti sfavorevoli sul referendum costituzionale, con la vittoria del NO. È l’ennesima dimostrazione di quanto la Commissione Europea sia poco tecnica e molto politica. Non interessa il rispetto dei Trattati, peraltro folli e recessivi, ma l’esito di un referendum e, più precisamente, la sconfitta del M5S, unica vera forza di opposizione al Governo dell’austerità.

Già, perché il premier da ormai tre anni sta facendo esattamente questo: tagli selvaggi ai servizi pubblici e agli investimenti nascosti dietro il velo delle sue mancette clientelari. Nel 2015 gli 80 euro, nel 2016 l’abolizione dell’Imu e per l’anno prossimo due prese in giro come l’anticipo pensionistico che indebiterà i pensionati e l’abolizione di Equitalia, che in realtà è un semplice trucco; all’agenzia di riscossione verrà cambiato il nome ma non la sostanza e il presidente rimarrà lo stesso.

Ciò che manca alla manovra è proprio quello di cui ha bisogno il Paese: investimenti pubblici con alto ritorno economico ed occupazionale, reddito di cittadinanza per eliminare gradualmente la piaga della povertà e messa in sicurezza dell’intero territorio nazionale.

La Legge di Bilancio 2017, invece, oltre a prevedere entrate fantasiose che assomigliano tanto a dei condoni (voluntary disclosures bis, contenuta nel decreto fiscale collegato), continua a tagliare risorse alle Regioni (altri 2,7 miliardi in meno per le spese non sanitarie) e non spinge per nulla sugli investimenti, dedicando 2 miseri miliardi a fronte di un crollo di 20 miliardi di euro negli ultimi 7 anni.

Il M5S non sta né con la Commissione Europea né con il Pd!

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