Il caso De Benedetti-Renzi denunciato al Parlamento europeo

di Ignazio Corrao, Efdd – MoVimento 5 Stelle Europa

“Avete per caso sentito i tg italiani a reti unificati raccontare il fatto che Renzi informò l’amico De Benedetti (ex editore di Repubblica) favorendo così una speculazione in Borsa? In Italia c’è … Continua a leggere Il caso De Benedetti-Renzi denunciato al Parlamento europeo

Il patto sui media contro il MoVimento 5 Stelle

di Luigi Di Maio

Avete visto media e giornali su quello che è accaduto in Sicilia? Una cosa è chiara. Esiste un patto sulla legge elettorale tra pd, forza italia e lega per fare fuori il MoVimento 5 Stelle. Ma esiste un patto ancora più forte sui me… Continua a leggere Il patto sui media contro il MoVimento 5 Stelle

SONDAGGIO – I media italiani devono chiedere scusa ai cittadini #ChiedeteciScusa

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di Beppe Grillo

E’ bastato prospettare ai media di essere sottoposti a un’operazione verità che sono subito andati con il cervello in pappa, a cominciare dal modo in cui è stato riportato il post dell’altro giorno. “Grillo vuole il tribunale del popolo“. Falso. “Propongo non un tribunale governativo, ma una giuria popolare” è quanto scritto. I giudici popolari non sono un tribunale del popolo e sono previsti dall’ordinamento italiano. Sono estratti a sorte da apposite liste cui, a patto di alcuni requisiti, chiunque può partecipare. Formano la maggioranza della composizione della Corte d’Assise e della Corte d’Assise d’Appello che sono gli organi giurisdizionali competenti a giudicare i reati più gravi, rispettivamente in primo grado e in appello. I giudici popolari possono giudicare su un omicidio e non sarebbero in grado di determinare se Grillo vuole una banca solo perchè Davide Casaleggio ha incontrato l’AD di una banca online o se una buca del 2014 può essere utilizzata per imputare una colpa a Virginia Raggi nel 2017? Non scherziamo.

I media hanno parlato di “fascismo“, di “mordacchia alla stampa“, di “illiberalismo“. Ma la proposta sanzionatoria non sono nè multe nè limitazioni della libertà di scrivere, ma semplicemente di chiedere umilmente scusa per la balla propinata e di dare alla verità la stessa evidenza che è stata data alla falsità. Cosa c’è di scandaloso in questo? Se uno sbaglia, chiedere scusa non è il minimo? E non è forse giusto chiedere che la verità venga ristabilita? Che meraviglioso gesto sarebbe se l’anchorman del tg della sera iniziasse la puntata di oggi dicendo: “Signori scusate, in questi anni abbiamo diffuso notizie false e manipolate, vi abbiamo mentito. Da oggi ci sforzeremo di fare un’informazione che sia degna di questo nome“. Dall’alto della loro arroganza non lo faranno mai e continueranno a perdere copie vendute e telespettatori fino a scomparire. Ma noi abbiamo il dovere di ristabilire la verità e pretendiamo che chi ha diffuso balle si scusi.

Oggi lanciamo un piccolo sondaggio sulle quattro balle più eclatanti degli ultimi tempi, il vincitore riceverà il “Bufalino d’oro” e inizieremo una campagna per pretendere le scuse ufficiali di chi ha diffuso la bufala. Il sondaggio è sul mio profilo Twitter di modo che chiunque possa partecipare. Le opzioni sono:
Beatrice Di Maio: bufala diffusa da La Stampa (chiamata La Busiarda a Torino) e smontata dall’intervista di Franco Bechis a Titti Brunetta
Grillo vuole una banca: bufala diffusa dal Giornale (prima pagina), la verità è semplicemente che Davide Casaleggio ha accettato di incontrare l’AD di una banca online che ha ricevuto vari premi per l’innovazione tecnologica utilizzando il web per scambiare esperienze e idee sula Rete
Buche a Roma (del 2014): bufala diffusa da L’Unità, qui maggiori informazioni
Se vince il NO paese a rotoli: bufala diffusa da tutti i media italiani, con rare eccezioni, per comodità verrà attribuita alla RAI che maggiormente si è distinta per la campagna a favore del SI, fregandosene del suo ruolo di servizio pubblico

SONDAGGIO: Qual è la peggiore bufala dei media degli ultimi tempi? Il vincitore sarà premiato con il “Bufalino d’oro” #ChiedeteciScusa

— Beppe Grillo (@beppe_grillo) 15 gennaio 2017

Buon voto!

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E’ finito il 2016, l’anno del tramonto dei media tradizionali

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di Isabella Adinolfi, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

Il 2016 passerà alla storia come l’anno del definitivo tramonto del potere di influenza di stampa e tv. È rivelatrice la gaffe dell’inviata Rai Giovanna Botteri che, dopo la vittoria di Trump, si chiedeva quasi disperata: “che cosa succederà a noi giornalisti? Che cosa succederà alla stampa?”. Nessuno dei principali 100 quotidiani americani ha fatto un endorsement a Trump. Appoggiando Hillary Clinton i media americani hanno perso la faccia e anche la credibilità. Hanno raccontato un’America che non esiste. Non hanno capito nulla!

In Italia i media tradizionali non se la passano meglio. Il referendum del 4 dicembre è stato la Caporetto di editorialisti e parrucconi del giornalismo. Presagivano l’inferno e invece ha semplicemente trionfato la democrazia. L’affluenza al 69% ha mostrato al mondo chi comanda in Italia: i cittadini! Con i falsi scoop di Beatrice Di Maio e la continua drammatizzazione delle vicende romane si è toccato il fondo e i dati lo dimostrano. L’ultimo rapporto Mediobanca sull’editoria è senza appello: il giro d’affari complessivo di Mondadori, Rcs, L’Espresso, Il Sole 24 Ore, Monrif, Caltagirone, Itedi, Cairo e Class Editori è passato da 5,7 a 3,9 miliardi. Il fatturato di questi imperi dei media è calato del 32,6% e 4.500 posti di lavoro sono andati persi. Meno credibilità equivale a meno copie vendute: la diffusione dei quotidiani è scesa del 34% negli ultimi 5 anni.

Fiumi di inchiostro diventano carta straccia mentre il mondo va avanti con i social media. Per difendersi da questa inevitabile estinzione, i media tradizionali si arroccano nella Celebrazione del Potere. I continui richiami dell’Agcom a Rai, Mediaset, Sky e La7 lo dimostrano. Ma oggi è impossibile competere con i nuovi media che sono più veloci, ironici e spesso completi. La politica dovrebbe occuparsi della necessità di alfabetizzazione ai nuovi media, risolvere problemi come il cyberbullismo e sul riconoscimento su cosa sia davvero propaganda e cosa informazione.

Davanti a questi numeri si dovrebbe fare ammenda e autocritica e invece si assiste alla caccia alle streghe che oggi prende il nome di “fake news“? Il Parlamento europeo ha approvato una vergognosa risoluzione che organizza una propaganda europea con i soldi dei contribuenti. Quello che viene chiamato “sostegno alla stampa indipendente” è in realtà una ingerenza per censurare le notizie scomode.

Scriveva Indro Montanelli nel 1989: “la deontologia professionale sta racchiusa in gran parte, se non per intero, in questa semplice parola: onestà. È una parola che non evita gli errori….Ma evita le distorsioni maliziose quando non addirittura malvagie, le furbe strumentalizzazioni, gli asservimenti e le discipline di fazione o di clan di partito”. Parole profetiche che oggi sono le campane a morto della stampa e tv che finora abbiamo conosciuto. Non sentiremo la loro mancanza.

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L’Italia in rovina #DilloAlGiornalista

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Stagnazione, disoccupazione, sfiducia. I media dovrebbero mettere il Bomba davanti ai suoi continui fallimenti, ma preferiscono tacere. Tv e quotidiani sono diventati mezzi di distrazione di massa o forse i giornalisti sono una massa di distratti che non si accorgono di quello che sta succedendo nel Paese. Aiutiamoli e togliamogli questo alibi. Segnaliamo ai giornalisti i fatti drammatici che solo loro non vedono utilizzando l’hashtag #DilloAlGiornalista!. Di seguito alcune notizie degli ultimi giorni che sono passate in sordina da segnalare ai giormalisti distratti:

– i licenziamenti, nel secondo trimestre 2016, sono aumentati del +7,6% rispetto al secondo trimestre 2015 (+15.264) e del +17,8% sul primo trimestre di quest’anno

le assunzioni a tempo indeterminato sono diminuite del 29% rispetto ad un anno fa (-163.000): il Jobs Act è quindi evaporato appena i costosi incentivi del Governo sono stati diminuiti

– le assunzioni a tempo indeterminato sono state solo il 16% del totale: altro che fine del precariato

– i contratti di apprendistato sono aumentati del 26%: ai contratti stabili si sostituisce il precariato spinto, per non parlare della continua esplosione dei voucher

– sul fronte dei nuovi contratti solo l’agricoltura tiene, mentre nell’industria (-13,5%) e nei servizi (-14,6%) il calo è a due cifre

i prepensionamenti per le donne sono diminuiti del 47%, a causa dell’inasprimento dei requisiti di vecchiaia

– per la prima volta dal 1945 il numero dei laureati disponibili per le imprese sta smettendo di crescere, l’Italia ha una delle quote di abbandono universitario più alte in Europa (45%), e una delle più basse di laureati fra i 30 e i 34 anni

– il debito pubblico raggiunge un nuovo record ogni mese e nei primi sei mesi dell’anno è aumentato di 78,9 miliardi di euro, una cifra pazzesca, mai era accaduta una cosa del genere in passato

il Pil si è fermato del tutto nel secondo semestre

– la fiducia di imprese e consumatori ad agosto è in netto calo

– le vendite al dettaglio di luglio sono in discesa

#DilloAlGiornalista!

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